Storia economica
Introduzione
Analisi dello sviluppo economico moderno attraverso l’analisi dell’impresa. Imprenditore: coloro che innovano, assumono rischi, colgono le opportunità, assumono le decisioni ai massimi livelli aziendali. Manager: coloro che, portatori di competenze teoriche e esperienza pratica, hanno sviluppato un preciso sapere funzionale, godono di autonomia decisionale in un segmento significativo dell’attività aziendale.
Storia e teorie dell’impresa
Quando la I° rivoluzione industriale prese avvio (fine XVIII secolo) la concentrazione di capitale e forza lavoro in un unico luogo fisico (grandi masse di lavoratori) era già esistente nella cantieristica, industria mineraria e industria edile (periodo pre-industriale); ciò che si presentava come nuovo era la combinazione di un processo produttivo centralizzato con una tecnologia più efficiente.
Prospettiva neoclassica
La prospettiva originaria sull’impresa è proposta dalla teoria neoclassica, la quale considera il comportamento dell’impresa in un segmento temporale definito: l’impresa può definirsi price-taker con esigue possibilità di influenzare i mercati; il contributo degli attori economici che agiscono all’interno dell’impresa non è rilevante; impresa rappresentativa è di dimensioni medio-piccole e svolge un numero limitato di funzioni; non è orientata alla crescita. Oggetto della teoria neoclassica erano la concorrenza perfetta e il monopolio, tralasciando la struttura interna dell’impresa.
Dinamica economica in prospettiva storica
La storia d’impresa ha una specifica dimensione comparativa e dinamica: imprese sono unità complesse che evolvono nel tempo, caratterizzate da notevoli differenze nelle loro strutture e dinamiche interne. Data una certa tecnologia, lo sviluppo dell’impresa è spesso determinato dalle dimensioni e dinamismo del mercato di consumo, oltre che dall’efficienza dei mercati finanziari nel convogliare le risorse necessarie e dalla presenza di una forza giuridica che faciliti l’attività economica.
Teorie e realtà delle grandi imprese
L’economista austriaco Schumpeter si contrappose alla teoria neoclassica, elaborando una riflessione basata su due assunti: 1) “propensione competitiva” dell’impresa intesa come motore principale della crescita economica (grazie all’azione dell’imprenditore) 2) disequilibrio più importante dell’omogeneità fra le imprese (ipotizzata dalla teoria classica). Dopo la II° guerra mondiale si svilupparono la maggior parte delle teorie dell’impresa, nelle quali si dava molta importanza alla tecnologia (considerata motore principale del processo di crescita), anche se le spinte più intense derivavano dalla produzione e distribuzione di massa (affermatesi nella II° riv. industriale).
Chandler evidenziò gli effetti della trasformazione indotta dalla tecnologia, analizzando le risposte imprenditoriali al cambiamento tecnologico (relazione fra strategia e struttura dell’impresa). Penrose (economista americana) spiegò l’impresa come insieme di risorse e competenze, il cui processo di crescita dell’impresa è spiegato dall’abilità dell’imprenditore di sfruttare al meglio le sue capacità materiali e umane. Nelson e Winter (economisti americani) elaborarono il concetto di routines, ovvero le modalità con cui le organizzazioni sono in grado di ricordare il comportamento di successo per mantenere le loro posizioni di vertice. Marris ipotizzò che la crescita dell’impresa è attribuita all’interesse personale del management, le loro scelte arrivano però a scontrarsi con gli interessi degli azionisti (più propensi all’eventuale distribuzione di dividendi che alle strategie di crescita), il processo di crescita diventa il risultato di una contrattazione fra manager e azionisti. Jensen e Meckling (studiosi americani) elaborarono la teoria dell’agenzia (impresa come “finzione legale”). Cosale, elaborò la teoria dei costi di transizione (imprese devono la loro origine alla necessità di contenere i costi che le transazioni di mercato comportano).
Imprenditorialità
L’imprenditorialità è un fenomeno elusivo, suddiviso in tre categorie: entità invisibile, uomo qualunque, eroe.
- Entità invisibile: teoria neoclassica (figura dell’imprenditore non compare poiché sono interessati alle classi sociali; imprenditore uguale capitalista); Marx (nega l’imprenditorialità, relazione sociale all’interno del meccanismo è quella che lega capitalisti e lavoratori).
- Uomo qualunque: Cantillon (imprenditore come motore dell’economia, individuo capace di fronteggiare l’incertezza); Say (offerta è sempre in grado di creare la propria domanda secondo un principio di autoregolazione, imprenditore è colui che media tra capitale e lavoro allocandoli nella maniera più efficiente).
- Eroe: imprenditore con la sua attività e volontà si pone in posizione elevata rispetto agli altri. Schumpeter lo pone al centro del sistema economico (motore della crescita). Nella maggioranza dei casi, per essere sicuro che le sue idee si realizzino e per sostenerle, l’imprenditore è indotto a creare un’impresa con un’organizzazione (sistema di risorse fisiche e umane tenute insieme da relazioni gerarchiche).
Europa pre-industriale
L’Europa pre-industriale non era un’area economica omogenea, caratterizzata da un processo produttivo labour intensive (l’apporto del fattore lavoro è prevalente sugli altri) in cui il fattore terra era in mano al clero e alla nobiltà, mentre il fattore produttivo lavoro era dei contadini. La distinzione fra il Medioevo ed il 1500/1600 è la mancanza di rapporto dominus-servi della gleba, pur rimanendo il bipolarismo in cui il potere giurisdizionale decide le sorti civili e penali, pretese le corvées. Il contratto giuridico tra réntier (detentori della terra) e contadini è l’affitto: contadino lavora la terra padronale la quale maggior parte dei frutti viene presa dal réntier come rendita.
Accadimenti che caratterizzano il cambiamento europeo da un’età pre-industriale a quella successiva:
- Rivoluzione francese (fine monarchia assoluta ed interventismo nell’economia)
- Rivoluzione scientifica
- Evoluzioni tecniche militari (polvere da sparo dalla Cina)
- Sviluppo nuove imbarcazioni
- Nuove conoscenze della cartografia e navigazione
- Invenzione stampa (circolazione di informazioni)
- Cambiamento atteggiamento culturale nei confronti della ricchezza (calvinismo/protestantismo)
- Nascita istituti di credito (favorendo circolazione di capitale tramite assegno, cambiale, banconota)
Dinamica demografica (rapporto risorse-popolazione)
1000 (42 milioni abitanti) 1300 (88 milioni abitanti) 1700 (125 milioni abitanti)
Dinamica dei freni repressivi (Malthus): Aumento popolazione -> disequilibrio -> aumento prezzi causa mancanza risorse -> malnutrizione -> malattie /epidemie -> aumento mortalità -> ritorno equilibrio iniziale.
Nel 1700 vi è un ribaltamento strutturale, il regime demografico diventa moderno: bassa natalità/mortalità, aumento aspettativa di vita, aumento popolazione mondiale; tutto ciò dato da miglioramenti dell’alimentazione, piante commestibili (mais, patate), miglioramenti condizioni igieniche, progressi medicina, cambiamenti nel sistema di produzione (rivoluzione agraria e industriale).
Rivoluzione agraria
In età pre-industriale la produttività era molto bassa, da coinvolgere il 70-80% della popolazione, nel corso del 1800 le percentuali si dimezzarono grazie ad innovazioni tecnologiche e innovazioni dell’organizzazione di terra, produzione e razionalizzazione. Un esempio è la privatizzazione degli openfields in enclosures, con la riforma agraria la proprietà privata si instaura consentendo un aumento delle dimensioni del terreno ed innovazioni (es. rotazione continua).
Caratteristiche generali Europa pre-industriale: L’Europa pre-industriale non era un’area economica omogenea, tuttavia i Paesi condividevano la preponderanza del settore primario. La forza lavoro era composta da contadini e le loro famiglie, i quali lavoravano appezzamenti di terra trasmessi di generazione in generazione. Basso livello di mobilità e modesto livello di urbanizzazione. Distribuzione del reddito fortemente squilibrata. Potere d’acquisto concentrato esclusivamente nelle mani dei pochi che controllavano l’attività economica, agricola e industriale.
Nei tre secoli precedenti alla rivoluzione industriale l’economia diventa più dinamica (grazie alla rivoluzione agraria), la cui espansione della domanda stimolò il commercio a lunga distanza, sostenuto dai miglioramenti nelle tecniche di navigazione e costruzione navi, tutto accompagnato dall’efficienza dei mercati finanziari sostenuta dall’introduzione della cambiale e banconota.
Tipologie della produzione
- Corporazioni: La produzione manifatturiera si differenziava a seconda si trovasse in città (corporazioni) o in campagna (industria a domicilio o petting-out system). Le corporazioni erano associazioni di mestiere disposte in rigide gerarchie, la produzione e domanda venivano limitate e prevedevano un maestro a capo della bottega con un numero limitato di apprendisti; la produzione si concentrava su oggetti ad alto valore aggiunto.
- Putting-out system: Nel putting-out system la figura centrale era un mercante-imprenditore, proprietario delle materie prime e coordinatore dell’attività di una rete di lavoratori a domicilio (successo nel settore tessile) pagati a cottimo in base alla quantità prodotta.
- Manifatture: Le manifatture (termine usato per descrivere la concentrazione di lavoratori attivi nello stesso luogo) o imprese di grandi dimensioni, esistevano anche prima della rivoluzione industriale; nelle fabbriche una piccola porzione di dipendenti lavorava dentro l’impianto, la parte restante a domicilio.
Prima rivoluzione industriale
La I° rivoluzione industriale ha comportato un cambiamento economico, ponendo l’industria come settore dominante. Industrializzazione: rapido aumento della capacità produttiva tramite l’introduzione di processi lavorativi e tecniche sempre più efficienti e grazie allo sfruttamento di nuove energie (combustibili fossili). Protagonista fu l’Inghilterra, grazie ad un insieme di innovazioni convergenti:
- Materie prime (ferro e carbone) proveniente dalle colonie
- Putting-out system (parte popolazione passa dal settore primario a quello secondario)
- Mercato interno omogeneo (circolazione merci più libera da tasse doganali)
- Ottime vie di comunicazione (strade e reti di canali)
- Processo avanzato di enclosures (consente ai proprietari di organizzare economie di scala)
I settori dominanti sono quello tessile e siderurgico. Nel settore tessile si introduce il telaio meccanico, il cotone era importato già dall’inizio del XVI secolo dall’India, in quantità talmente consistenti da introdurre il CALCIO ACT per proteggersi dalla concorrenza coloniale. Il settore siderurgico utilizzava l’energia termica per lavorare il ferro e estrarre il minerale. Cambiamento strutturale e vantaggio competitivo britannico Innovazioni di prodotto e organizzative nei processi produttivi accelerarono il tasso di crescita di alcuni settori industriali (tessile, minerario, siderurgico, meccanica leggera) trasformando l’economia inglese.
Alla tradizionale fonte di energia primaria (forza idraulica) si aggiunse la macchina a vapore, la quale mise a disposizione crescenti quantità di energia a basso costo e trasferita con facilità. Il soggetto produttivo che meglio sfruttò questa invenzione è la fabbrica.
Fabbrica
Nella I° riv. industriale aveva dimensioni contenute e raramente occupata da più di qualche decina di dipendenti. Le dimensioni iniziali ridotte non consentivano l’influenza sul mercato e comportavano necessità finanziarie ridotte alla portata del singolo imprenditore, per questo proprietà e controllo delle aziende restavano nelle mani del fondatore e della sua cerchia familiare. C’era la tendenza al raggruppamento di unità produttive simili nella stessa area geografica per sfruttare i vantaggi di localizzazione e vicinanza (distretti industriali). L’importanza, da un punto di vista economico, passa dal fattore produttivo lavoro al capitale, dividendo la società in due classi sociali: possessori di capitale e detentori del fp lavoro.
Caratteristiche fabbrica:
- Imprenditori combinano capitali fissi e circolanti per ottenere una grande quantità di beni standardizzati da immettere sul mercato
- Numero più elevato di lavoratori rispetto alle fabbriche pre-industriali
- Macchina al centro del pp scandisce la quantità di prodotti
- Suddivisione del lavoro (maggiore efficienza) e segmentazione del prodotto
Osservando il ciclo di kondratieff si vede che tra il 1850 e il 1900 si susseguono 3 fasi: espansiva, reflusso, espansiva.
I° espansiva (1848-1873 età d’oro della ferrovia) Sviluppo del settore ferroviario con l’introduzione della caldaia tubolare nella locomotiva (permettendo rapida velocità di trasporto di merci) e sviluppo dell’asse ferro-carbone più vapore. La ferroviarizzazione ha effetti sulle imprese le quali cercano finanziamenti nelle banche, le quali si ingrandiscono creando banche di investimento negli USA e Germania o attraverso il capitale delle S.p.a. azioni delle società ferroviarie vengono quotate in borsa favorendo lo sviluppo di banche mondiali come Londra e Wall Street. Lo sviluppo delle ferrovie ha imposto nuove forme nell’assetto della proprietà delle grandi imprese emergenti e nelle strutture di governo aziendale, poiché si trovarono a dover gestire enormi investimenti e numerosissimi dipendenti; la varietà e mole di compiti di responsabilità dirigenziale ha dato luogo alla separazione tra azionisti e manager (che non possiedono azioni della compagnia). Con il complessarsi dell’attività, i manager ripartivano i compiti e delegavano impieghi a dirigenti intermedi, dedicati a coordinare.