Storia economica
Scenario europeo - storia ed economia
Il 1492 rappresenta una data simbolica per l'occidentalizzazione e l'inizio del protagonismo europeo con proiezione cosmopolita/mondiale. Più recentemente l'Europa ha cessato di essere il centro del mondo, assumendo una posizione sempre più marginale e divenendo più "periferica e provinciale". La storia è definita da Marc Bloch come la più difficile fra tutte le scienze, in quanto "scienza degli uomini nel tempo" con il significato di "civilisation" (civiltà/progresso).
Marrou parla invece di "intelligenza degli uomini nel tempo": vengono poste domande al passato per comprendere il presente e poi il futuro (ragionamento storico=logico e critico). La storia ha quindi funzione maieutica. <<Noi siamo l'ultimo anello di una lunga catena (indispensabile)>>: tale definizione presenta un processo dinamico, distinto in cammino umano e battute di arresto (recessione, involuzione..), che prevedono comunque lo scorrere del tempo.
Ne "L'Introduzione alla storia economica" C.M. Cipolla parla del presente come uno spettacolo di cui ci si chiede i retroscena (passato=come vi si è giunti). Nella storia tuttavia esiste solo soggettività e per avvicinarsi alla verità vi è bisogno di regole scientifiche (teorie di causa-effetto). Storia ed economia sono inseparabili: l'una implica e necessità dell'altra (non possono ignorarsi).
Viene presa in considerazione la storia economica europea attraverso il libro "La Nostra Europa" di Ceruti e Morin: l'Europa non è chiara, distinta o armoniosa, bensì presenta molte contraddizioni e la convivenza di caratteristiche opposte. Vengono distinte età moderna ed età contemporanea. La fine del XV sec mostrò un radicale mutamento in termini di sviluppo e crescita.
L'impresa diviene il centro della storia economica, in cui l'imprenditore crea e commercia generando ricchezza (Italia=maggiore esportatrice di beni di consumo). Cipolla usa il termine "occhieggiare", ossia saper andare oltre la fenomenologia, per determinare l'intelligenza storica (occhio della storia): intus-legere = leggere dentro. La storia economica mostra il preciso punto di incontro tra storia (scienza umanistica) ed economia (nel tempo divenuta autosufficiente=de-storicizzata e de-umanizzata). Più lo storico è colto e più ci si avvicina alla verità: importante è la conoscenza delle lingue (x traduzioni economiche).
Fino al 1660 si parla di preistoria economica, mentre la vera storia economica nasce tra la seconda metà del 1800 e gli inizi del 1900: in Germania nascono le prime cattedre di tale disciplina, intanto in Inghilterra era esplosa la rivoluzione industriale (vera culla sviluppo economico=genesi economia moderna). Il primato inglese è consentito dalla Magna Carta (garanzia delle libertà individuali) e dalla presenza della monarchia costituzionale, il resto dell'Europa attua un'emulazione nei decenni successivi.
Vi sono essenzialmente 3 rivoluzioni a livello economico/produttivo nella storia: la 1 industriale, la 2 tecnologica, la 3 informatica (attuale). La storiografia economica diviene una disciplina autonoma nel secondo dopoguerra, grazie a progresso ed espansione.
Europa - storia di una metamorfosi
All'origine della sua fondazione non vi è un principio univoco, essa cresce e si trasforma, ed è in costante mutamento:
- Crescita continua nel XIV sec
- Contabilità nazionale
- Cambiamenti strutture
- Caso inglese
- Cicli economici
- Stadi di Rostow
- Vantaggi arretratezza
- Regionalizzazione di Pollard
- Path dependence
Viene definito il concetto di economia guida: che sfrutta le conoscenze tecniche disponibili per raggiungere la maggiore produttività dei fattori di produzione (lavoro, capitale, risorse naturali..). Essa necessità del capitale umano. Maddison individua 4 economie guida attraverso 4 fasi storiche:
- XII-XVI sec – Nord e centro Italia, Fiandre
- 1600-1750 – Paesi Bassi
- 1750-1890 – Inghilterra (riv industriale)
- 1890-oggi – USA
Queste mostrano l'inarrestabile continuità della crescita europea senza variazioni negative. Vi è inoltre un nesso tra sviluppo e popolazione, poiché l'aumento di quest'ultima mitiga gli esiti della crescita ma non li frena (PIL pro-capite + basso).
Riguardo appunto alla contabilità nazionale gli indici utilizzati sono PIL (in inglese GDP=gross domestic product), PNL (GNP=gross national product) e PPA (PPP=purchaising power parity). Quest'ultimo è il tasso di cambio per effettuare comparazioni tra le diverse contabilità nazionali. La contabilità nazionale tuttavia occulta le differenze territoriali, le performance delle regioni trainanti nello sviluppo e le dinamiche settoriali. Esistono quindi 2 approcci: macro-analitico e micro-analitico.
Le strutture iniziano a mutare quando i tassi di attività (della popolazione) crescono e la popolazione attiva predilige il settore industriale ed i servizi, con conseguente declino agricolo (passaggio alla società urbana). Il reddito pro-capite aumenta con il calo di fertilità, natalità e mortalità, con la scolarizzazione ed alfabetizzazione, con la crescita di risparmi, investimenti, consumi pubblici e commercio internazionale. Per la distribuzione del reddito pro-capite viene definito il modello di Kuznets: in cui nella 1 fase la disuguaglianza aumenta, poi si riduce con l'estensione della crescita.
Il caso inglese fu oggetto di studio di grandi economisti/filosofi come Smith, Mill e Marx. In particolare per la convivenza tra capitalismo industriale ed arretratezza agraria. Sorse il desiderio di individuare precise fasi di crescita, sebbene la scuola storica tedesca rifiutava leggi universali. Gli studiosi devono infatti attenersi ai problemi dello sviluppo economico (eventi perturbatori del sistema) ed alle condizioni di mantenimento del suo equilibrio.
La crescita economica non è lineare, ma vi è un'alternanza di fasi di crescita e di crisi. Shumpeter individua 3 cicli: quello classico/maggiore/di Juglar (7-11 anni, 4 fasi=recessione, depressione, ripresa, boom), quello minore/di Kitchin (2-4 anni, basato sull'andamento delle scorte degli operatori economici), il ciclo Kondratieff (45-50 anni, 2 fasi=ascendente, discendente). Si parla sempre di un processo di sviluppo capitalistico con dinamismo intrinseco, in cui è fondamentale l'innovazione (tecnologica, organizzativa, commerciale) nei vari settori, per la quale l'imprenditore ricopre un ruolo preminente. Nel secondo dopoguerra i modelli di sviluppo si contrappongono a quelli di sottosviluppo. I followers attuano un processo di imitazione dei first mover (UK, partner europei e atlantici..).
Vengono definiti 5 stadi di evoluzione/di Rostow (interpretazione incrementale):
- Società tradizionale (preindustriale, agricola, popolazione+risorse, carestie/epidemie, bassa produttività, reversibilità demografica x guerre..)
- Transizione (cambiamento, accumulazione, prime figure imprenditoriali, crescita agricola/mineraria, capitale economico/sociale/imprenditoriale..)
- Decollo/take off (industria=settore produttivo fondamentale)
- Progredire verso maturità (aumento produzione + estensione processo di crescita)
- Consumo di massa (standardizzazione produzione x abbassare costi e allargare mercato ulteriormente)
A questo modello vengono riconosciute virtù, ma anche critiche poiché rappresentano un'imitazione senza varianti, mentre esistono diversità oggettive tra i diversi paesi. Gerschenkron compie allora degli studi per individuare dei modelli imitativi di sviluppo basati sulle differenze: fa un'analisi dei meccanismi dei paesi emergenti (ritardatari) partendo da diversi gradi di arretratezza relativa rispetto a UK. Si scopre che alcuni prerequisiti (come la vicinanza) favoriscono l'inseguimento, ma senza questi vi è bisogno di fattori sostitutivi (banche e stato = politiche economiche). L'arretratezza tuttavia porta dei vantaggi che favoriscono la rapida industrializzazione, poiché si riesce ad imitare le tecnologie altrui senza sostenerne i costi.
Parliamo appunto dei vantaggi dell'arretratezza: più è alto il livello di arretratezza più è rapido il ritmo di sviluppo industriale. Le conseguenze sono lo sviluppo di grandi industrie e la produzione concentrata di beni strumentali (non di consumo). Ruolo importante è svolto dagli attori istituzionali (banche e stato) ed è necessaria un'alta importazione di conoscenze tecniche e capitali esteri. Viene tuttavia constatato che i settori trainanti nei paesi inseguitori sono diversi da quelli del caso inglese (diverse versioni di capitalismo industriale) e viene criticato il modello di Gerschenkron.
Si ritiene che le riflessioni consolidate siano affette da eccessivo determinismo e pertanto si ricercano nuove basi x analisi e confronto: Regionalizzazione di Pollard. Vale a dire che agli stati nazionali si sostituiscono le regioni con diverse condizioni socio-economiche, culturali e geografiche, alle quali vengono applicate singolarmente le nozioni di decollo. Anche nel caso inglese lo sviluppo è diversificato per aree all'inizio (non omogeneo o diffuso). Con questa teoria si comprendono i dualismi economici (nord-sud Italia, ovest-est Germania) e si dimostra quanto la dimensione territoriale risulti inutile, soprattutto all'inizio. Il contesto internazionale invece non fa da sfondo all'evoluzione del paese ritardatario, bensì interferisce sulle sue decisioni orientandone gli effetti in senso positivo o negativo – differenziale della contemporaneità = ogni processo dello sviluppo economico avviene in un determinato tempo ed in un determinato spazio ed ogni modello di sviluppo economico è differente dall'altro.
La spiegazione di mutamenti tecnologici ed istituzionali va ricercata nel percorso storico in una determinata realtà. Cresce così l'interesse x il ruolo delle istituzioni (regolatori di cooperazione/competizione/funzionamento/efficienza dei mercati). North teorizza il mutamento economico come risultato di un cambiamento istituzionale dovuto alle esigenze della produzione (path dependence = rapporti fra istituzioni e sviluppo economico): si passa così da mercantilismo/colberismo/cameralismo (stato massimo=forte intervento) a formulazioni teoriche (stato minimo=regolatore = 2 metà XIV sec in USA). Nella realtà storica recente invece lo stato è diventato sempre più determinante in economia (spesa pubblica, infrastrutture, leggi, istruzione, controllo monetario e cambiario, gestione diretta di imprese/banche, stato sociale).
Mettiamo ora a confronto il passato e l'attualità in Europa per capire le complessità e la crisi: quest'ultima non solo economica, ma della civiltà con i suoi valori e credenze ("La Nostra Europa"). Si parte infatti da una crisi della società morale (causata da egocentrismo opposto al bene comune e mancanza di solidarietà) e quindi da una crisi della comunicazione, che portano alla crisi della modernità e del progresso (della conoscenza e dei saperi = attraverso guerre, disastri, fallimenti) ed alla conseguente crisi del futuro (e del presente) arrivando alla crisi economica (involuzione).
Dinamiche demografiche e mutamento sociale – ruolo agricoltura
Si parla di una rivoluzione demografica europea con dinamiche variabili, importanti per comprendere i cambiamenti economici e sociali. Nonostante la documentazione frammentaria è possibile ricostruire l'andamento demografico generale ottocentesco: dal '600 al '800 - modello dell'antico regime a schemi matusiani (che attribuiscono povertà e fame nel mondo alla pressione demografica=+0,42% crescita annua) e dal '800 al '914 - modello dello sviluppo (espansione sistema economico=+0,93%).
Tra l'800 e il '900 la popolazione mondiale cresce di +70% e in Europa la crescita raddoppia prima a nord-ovest, poi a sud-est. Gli emigranti aumentano il numero in altri paesi. Anche in Italia la popolazione cresce, ma con diversificazioni territoriali: nord (bassa mortalità e natalità) e sud (alta mortalità e natalità). Poi l'abbassamento della mortalità con relativa contrazione della natalità avviano una nuova demografica europea che consente la crescita produttiva (post rivoluzione industriale). A ciò contribuiscono: scomparsa graduale di carestie/epidemie, progressi medici (vaccini), maggiore disponibilità alimentare. Natalità e mortalità tuttavia variano per classi sociali (in UK – fino 40 anni, nei quartieri poveri fino a 20 anni). Le nascite sono sempre più pianificate, a seconda dei consumi e dello status sociale.
Urbanesimo e migrazioni
I mutamenti causano una redistribuzione geografica e professionale della popolazione da campagna (- necessità di manodopera) a città (fabbriche e servizi), fenomeno già registrato con minore intensità nel rinascimento italiano. [in UK- città da 48% a 73% di popolazione]. Vengono perfezionati sistemi idraulici e gasdotti per illuminazione urbana. Grandi città inglobano le periferie (ad esempio Milano), inoltre intanto ottimizzano lo spazio e costruiscono in altezza. Vengono costruiti quartieri dormitorio per operai, senza acqua, servizi igienici e con ritmi durissimi di vita (ad esempio Manchester).
L'enorme migrazione della popolazione rurale si registra anche in India e Cina dopo la creazione di poli commerciali ed amministrativi attuata dai paesi europei. Vi è inoltre una forte migrazione asiatica verso gli USA (Gold Rush) che è esempio di una grande emigrazione extra-continentale: 2/3 della popolazione europea → USA (crisi agraria in Italia - italiani partono per decongestionare campagne e poi rifornirle con risorse nuove + mandare soldi).
Con l'urbanesimo cambia quindi la domanda di beni e servizi, il settore agricolo si ridimensiona, popolazione rurale diminuisce, nelle città si trova manodopera a basso costo e vi è una crescita estensiva: più lavoro+capitale+terra (necessità di terreni coltivabili=immensi spazi vergini in USA, Australia, Canada, Sud-America e bonifiche in Europa), affiancata ad una crescita intensiva: land-saving (+ rendimento terra=rotazione continua e eliminazione maggese, + varietà piante/animali, uso concimi chimici) e labour-saving (+ produttività lavoro=nuove tecniche come trattori e trebbiatrici).
Nella 1 metà del '800 vi è un abbassamento dei prezzi agricoli, seguito da un'alta congiuntura (prezzo risale) e successivamente dalla grande depressione alla fine del XIX sec: prezzi calano per concorrenza dei prodotti provenienti dalle terre vergini.
Europa industriale
UK (localizzazione risorse) ed Europa
- 1 rivoluzione industriale (tessile)
- Carbone, vapore, macchine utensili
- 2 rivoluzione industriale (UK, Germania e altri stati)
- Attori industrializzazione
- Percorsi nazionali (UK, USA, Belgio)
- Belgio, Francia, Germania, Austria+Russia+Spagna
Per comprendere le cause dell'avvio della rivoluzione industriale in UK nella 2 metà del XVIII sec vengono formulate 2 proposte: proposta di Deane (convergere di più rivoluzioni=demografica, agricola, sociale, infrastrutturale..) e proposta di Wrigley (fondamentale uso energia derivante dal carbon-fossile). Altra causa sono i cambiamenti avvenuti nel medioevo in alcune regioni nel settore agricolo, commerciale e produttivo. In ogni caso, sono 4 gli indicatori dello sviluppo economico europeo: ferro/ghisa, cotone, carbone, rete ferroviaria.
Il tessile è al centro della 1 rivoluzione industriale. In Italia ad esempio le prime macchine automatiche per il setificio arrivano già nel '400-'500. I manufatti tessili vengono prodotti utilizzando un sistema domestico (proto-industrializzazione), a cui segue il macchinismo che aumenta produzione e produttività, abbassa i costi e consente l'espansione dei mercati. Viene approvato un sistema di brevetti (invenzioni) che trasformano la produzione. Al centro della produzione vi è il cotone (per facilità colorazione e lavaggio, elasticità e adattabilità) proveniente dalle colonie + lana, lino e canapa.
La rivoluzione inizia con il passaggio dal legno (costoso e scarso) a carbone (+ghisa, ferro, acciaio=bassi costi e alta qualità) per produrre energia. Nel 1705 Newcomen inventa una macchina per estrarre acqua dalle miniere di carbon-fossile. Nel 1709 Darby produce ghisa dal carbon-fossile riscaldato ad alta t senza aria. Il carbone viene poi trasformato in coke (perde impurità che ne impedivano l'uso in siderurgia). Watt poi migliora la macchina di Newcomen e Boulton realizza la definitiva macchina a vapore adatta per tutti i settori. Vengono introdotte turbine per l'energia idraulica (acqua e vapore=combinazione energetica), nuove macchine utensili con parti metalliche ed intercambiabili (quindi standardizzate): ASM (american system of manufacturing=produzione con standardizzazione prodotto e intercambiabilità parti meccaniche=presentato all' EXPO di Londra 1851), illuminazione a gas in Europa anche nelle piccole città.
L'introduzione principale nella 2 rivoluzione industriale è l'acciaio (ferro+ghisa=scoperte di laboratorio=rapporto crescente scienza-industria), prodotto base dell'industria pesante per beni di consumo e da molti vantaggi. Nel 1856 il convertitore di Bessemer abbassa il costo produzione dell'acciaio. La ricerca scientifica fornisce inoltre la moltiplicazione dei prodotti chimici. Il carbone viene sostituito dall'energia elettrica e la vita nelle città e nelle officine viene rivoluzionata. Vi sono importanti novità anche negli altri settori: trattamento latticini, refrigerazione, macchina da scrivere, rotativ...
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