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Punto di svolta

Il processo di unificazione modificò le condizioni di svolgimento delle attività economiche e segnò il recupero dell’Italia nei riguardi dei paesi industriali più avanzati. Durante l’unificazione si scontrarono due idee: il programma dell’ala democratica ed il programma del movimento liberale-moderato.

1° guerra d’indipendenza

Inizia nel 1848 con l’insurrezione di Venezia e le 5 giornate di Milano. Il Piemonte sabaudo venne sconfitto dagli austriaci e si firmò l’armistizio nel 1849 con l’Austria. Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele 2 che firmò la pace a Milano con la conseguente repressione del movimento rivoluzionario. La figura chiave di questo periodo fu Cavour che prese come modello di sviluppo l’Inghilterra e lo Stato divenne importante poiché doveva dare sostegno nella politica doganale, nel settore del credito e nel settore delle infrastrutture.

  • Politica doganale: il regno stipula una serie di trattati commerciali con le principali potenze industriali europee con orientamento liberista.
  • Settore del credito: Fondazione della banca nazionale del Regno di Sardegna.
  • Settore infrastrutture: Creazione delle reti ferroviarie, traforo del Frejus.

2° guerra d’indipendenza

Inizia nel 1859 e viene preceduta dagli accordi di Plombières (alleanza Regno di Sardegna-Francia di Napoleone 3). Viene sconfitta l’Austria, ma Napoleone 3 firma l’armistizio di Villafranca. Dopo l’armistizio però grazie alle varie insurrezioni popolari si avviò il processo di unificazione che culminò con la spedizione dei Mille di Garibaldi, aiutati dall’Inghilterra. Nacque così nel 1861 il Regno d’Italia con capitale Torino poi Firenze ed infine Roma.

Le forze politiche del nuovo regno

Destra storica: eredita i principi del movimento liberale democratico. La base sociale era la grande e media borghesia ed i grandi banchieri.

Sinistra storica: eredita i principi del movimento rivoluzionario mazziniano. Principali esponenti furono De Pretis e Crispi. La base sociale era la piccola borghesia commerciale.

L’Italia appariva come un paese scarsamente industrializzato e l’agricoltura era il settore trainante dell’economia del paese. Il ritardo economico era riscontrabile anche dalla mancanza delle strade ferrate. La destra storica risulta il partito che conduce la politica dell’Italia ed induce una prima inchiesta che attesta l’importanza del ruolo dirigenziale ed assistenziale.

Principali aspetti della politica economica della destra storica

Viene approvata la legge Pepoli che unificava il sistema monetario italiano. La lira sostituisce le monete che circolavano nei vari paesi e s’introduce una pari tassazione per tutta la popolazione italiana. Avvenne un’unificazione doganale e venne adottato il libero scambismo con l’abbattimento dei dazi doganali e l’estensione della tariffa sarda. Vennero sottoscritti trattati commerciali con l’esterno ed il principale partner commerciale dell’Italia era la Francia. I trattati contenevano la clausola della nazione favorita. Infine venne sviluppato un piano di costruzione di grandi infrastrutture (ferrovie, ponti, strade) in modo da integrare le varie aree del paese.

Per quanto riguarda l’istruzione venne approvata la legge Casati che disciplinò l’intero ordinamento scolastico. La legge prevedeva l’articolazione dell’istruzione in due cicli: una inferiore della durata di 2 anni, obbligatorio e gratuito, ed uno superiore, della stessa durata, attivabile però solo nei comuni sede di istituti secondari ed una popolazione di almeno 4 mila abitanti.

Questione ferroviaria

Le strade ferrate rappresentavano un problema per l’Italia e si decide nel 1865 un’istituzione di un regime di convenzione con le principali società ferroviarie italiane (S.P.A). Questa convenzione prevedeva che le società costruissero le reti ferroviarie e lo stato s’impegnava a garantire un’utile alla società prefissato a prescindere dal bilancio.

Nel settore dell’emissione si mantiene una pluralità. Questo perché i grandi banchieri che facevano parte della destra storica non volevano perdere questa possibilità di emettere banconote. Solo nel 1874 venne approvata una legge detta della pluralità disciplinata che prevedeva l’istituzione di un consorzio tra le banche d’emissione. Al consorzio lo stato affidò il compito di emettere biglietti sino ad 1 miliardo di lire e ciascuna banca poteva emettere biglietti per un valore pari a 3 volte il proprio patrimonio o il capitale versato.

L’impatto della politica economica della destra

Si può affermare che la politica della destra storica disincentivò l’industrializzazione del paese e ci fu un’accentuazione dell’Italia come area agricola diversificata in base alle zone infatti: al nord l’agricoltura era incentrata sulla piccola proprietà terriera, al centro era presente la mezzadria mentre al sud erano presenti latifondi con a capo i grandi proprietari terrieri.

Il liberismo accentuò la posizione dell’Italia come esportatrice di prodotti agricoli questo precluse però la possibilità di avviare un settore industriale moderno. Questo venne denunciato dal sistema industriale italiano e vennero resi noti i limiti del sistema e l’eccessiva pressione fiscale. Lo stato però non risulta letargico ed infatti effettuò spese per il sostegno delle società private ferroviarie, spese per il potenziamento della marina militare, spese per il pagamento degli interessi sul debito. Tutto questo portò però alla dilatazione del debito pubblico.

Adozione corso forzoso

La decisione di imporre il corso forzoso venne presa alla vigilia della 3° guerra d’indipendenza quando la banca nazionale del regno venne obbligata a concedere al tesoro un mutuo di 250 milioni. In cambio ricevette il riconoscimento del corso forzoso per i biglietti emessi ovvero le banconote emesse non erano più convertibili in oro ed argento, questo corso forzoso venne poi esteso a tutte le banche d’emissione. Questo permise allo stato di evitare la bancarotta. La convertibilità venne ripristinata soltanto nel 1883. Il corso forzoso non fu in grado però di riparare alla crisi del sistema economico in Italia. Per risanare questi debiti furono necessarie delle imposte sui redditi e sui consumi quindi dirette ed indirette. I maggiori introiti derivavano dalle imposte sui consumi ovvero dalle imposte indirette ad esempio la tassa sul macinato. Fu un’imposta indiretta ideata da Quintino Sella che ebbe come effetto un forte incremento del prezzo del pane. Questo diffuse malcontento nelle classi sociali meno abbienti poiché per loro rappresentava l’alimento più utilizzato. Questo creò dei moti rivoluzionari che vennero repressi con il sangue. La destra storica raggiunse il pareggio di bilancio ma ad un costo ovvero la perdita della maggioranza in parlamento.

Rivoluzione parlamentare

La sinistra va al governo e l’ideologia politica è tutta contenuta nel discorso di Depretis:

  • Estensione del diritto di voto a tutta la popolazione maschile alfabetizzata
  • Attenuazione del rigore fiscale (tassa sul macinato)
  • Istruzione elementare obbligatoria e gratuita fino i 9 anni

Crisi agricola

La sinistra storica si ritrova a governare nel contesto della grande depressione. L’Italia cercò di reagire alla crisi con innovazioni tecnologiche e conversioni di coltura. I prezzi dei cereali caddero per via della concorrenza dei paesi esteri e questo provocò la riduzione dei redditi dei piccoli e dei grandi proprietari terrieri. La crisi colpì profondamente l’economia italiana e le innovazioni non furono in grado ad evitare che un paese con un’economia prevalentemente agricola fosse profondamente colpito dalla crisi agraria. Per effetto della crisi migliaia di contadini vengono espulsi dalle campagne avviando un processo di emigrazione prima temporaneo poi definitivo.

L’emigrazione provocò dei costi e dei benefici:

  • Costi: gli emigranti erano prevalentemente uomini e lasciavano una popolazione di anziani e di donne.
  • Benefici (incerti): la rarefazione di manodopera portò ad un aumento salariale.
  • Benefici (certi): molto importanti per il riequilibrio della bilancia dei pagamenti furono le rimesse. Le rimesse erano gli invii di denaro alle famiglie in patria effettuate in valuta dei paesi ricchi. Furono importanti per il primo decollo industriale.

Il boom depretisiano

Avviò lo spostamento degli investimenti dall’agricoltura all’industria. Portò all’abolizione del corso forzoso e all’adesione del gold standard con il conseguente afflusso di capitali esteri. Molto importante per lo sviluppo economico fu l’intervento dello stato nell’economia, un primo intervento dello stato in economia fu l’introduzione di una tariffa doganale che offriva protezione ad alcuni settori industriali. Altro provvedimento fu la legge Boselli che incentivò la cantieristica e la promozione dell’industria pesante da parte dello stato italiano che era funzionale al potenziamento degli armamenti, questo portò alla creazione della Terni. Lo stato andava quindi a sostituirsi alla domanda privata divenendo il principale cliente di questi settori. Altri settori industriali avviarono una relativa espansione come il settore dell’energia elettrica con la creazione dell’Edison. La principale conseguenza di questa espansione fu la concentrazione industriale nel triangolo Genova-Milano-Torino che non fece altro che accentuare il divario tra nord e sud. Lo stato cercò di incentivare anche il settore primario con la legge Beccarini che avviò la bonifica di alcune aree paludose. La crisi agraria aveva però aumentato le criticità ed il malumore crebbe quindi la richiesta di una revisione in senso protezionistico della politica commerciale. Questa richiesta venne accolta nel 1887 con la tariffa protezionistica che aumentò i dazi sull’importazione di grano ed elevò la protezione per i prodotti dell’industria tessile, siderurgica e zuccheriera. Venne a crearsi una sorta di guerra doganale con la Francia nostro principale partner commerciale.

Crisi bancaria

A questa guerra doganale si aggiunsero gli effetti della crisi bancaria. Le banche di credito ordinario avevano esteso le loro attività al sostegno della costruzione ferroviaria ed al settore edilizio, il quale conobbe un’espansione per via dell’ammodernamento delle città di Napoli e Roma. L’attività edilizia subì però un rallentamento e le banche che erano esposte verso le società immobiliari iniziarono a trovarsi in condizioni di illiquidità. Venne quindi aumentata la circolazione monetaria e venne sospeso la Riscontrata, ovvero la compensazione periodica dei reciproci biglietti, e venne sostituita con la rispesa ovvero l’obbligo di ciascun istituto di rimettere in circolazione i biglietti delle altre banche.

Inchiesta Alvisi-Biagini

Accertò le irregolarità della banca romana la quale stampava biglietti non autorizzati per 9 milioni ed aveva accertato anche come tra i vari istituti di emissione c’era competizione per collocare i biglietti. L’inchiesta in un primo momento non venne resa pubblica e soltanto nel 1892 venne letta in senato e si rischiò il dissesto finanziario.

Inchiesta Finali

Lo stato quindi indice un’altra inchiesta e si vide come era presente una circolazione abusiva di circa 65 milioni di lire ed un ammanco di cassa di circa 20 milioni ed inoltre la banca romana cercava di emettere serie di duplicati di biglietti per 40 milioni. Ciò che ne derivò da tutto questo fu la svalutazione della lira e la sua riuscita dal gold standard. Si cercò di risanare la finanza pubblica e vennero proposti dei disegni di legge decretando un forte aumento della pressione fiscale sia diretta sia indiretta. Ad esempio Sonnino propose un’imposta sul reddito delle classi sociali più ricche e la reintroduzione dei due decimi dell’imposta fondiaria.

Dopo la crisi

La banca romana fallisce ed anche le principali banche d’emissione del nostro paese. Il nostro paese avendo un’economia...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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