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Storia Economica Appunti scolastici Premium

Appunti di storia economica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Rinaldi dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e finanza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia economica docente Prof. A. Rinaldi

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ESTRATTO DOCUMENTO

l’Europa. -> Aumento disponibilità alimentari reso possibile dalla rivoluzione

agronomica. I raccolti sono maggiori è più vari portando cambiamenti anche

nell’alimentazione. Hanno avuto un peso marginale invece i processi nell’igiene e

nella medicina. I focolai di epidemie veniva isolati con maggiore efficacia rispetto a

prima perché miglioro la capacita di porre in essere quarantene e cordoni sanitari.

Le vaccinazioni non erano diffuse. (SWE 1700/ITA 1850)

La popolazione complessiva continua ad aumentare in maniera sostenuta, e a

differenza di prima anche il tasso di natalità incomincia a diminuire perché prima

la mortalità infantile era molto alta e un’elevata natalità era un modo che le

famiglie avevano per assicurarsi contro la mortalità infantile. Con il passaggio da

un’economia agricola ad una industriale mantenere un bambino diventa più

costoso (prima lavoravano in campana da piccoli). Contemporaneamente in

Inghilterra iniziano ad essere varate le leggi sulle fabbriche (factory acts) 1802 per

proteggere i lavoratori e la manodopera. Il primo è quello di vietare i bambini

molto piccoli soprattutto nelle fabbriche tessili e poi nelle fabbriche della

manodopera infantile. Il bambino quindi è più costoso per la famiglia che non può

andare a lavorare in fabbrica e viene istituito l’obbligo scolastico per i bambini. I

bambini non possono più andare a lavorare e devono andare a scuola perciò

devono essere mantenuti. Natalità e mortalità iniziano a convergere intorno al

10‰. Rivoluzione dei trasporti

Novità importante fu dopo la scoperta dell’America (1492) fu la formazione del

cosiddetto triangolo commerciale ovvero un crescente interscambio commerciale

tra i tre grandi continenti dell’area Atlantica ovvero Europa-Africa-America. Si

trattava di un commercio navale che si sviluppò in virtù delle esigenze dei paesi

europei in particolare dell’Inghilterra. Con la formazione del triangolo commerciale

si creo per la prima volta una autentica economia mondiale, tutte le principali aree

del mondo erano collegate tra di loro da una rete sempre più fitta di scambi

commerciali interconnessi dove vi erano interdipendenze. Le navi partivano dai

porti europei pieni da beni prodotti in Europa è una volta salpate si dirigevano

verso l’Africa (in particolare porti golfo di Guinea) dove sbarcavano una parte dei

loro beni manufatti e caricavano al loro posto una merce sempre più preziosa

ovvero gli schiavi neri catturati dai sovrani degli Stati africani che si affacciavano

sul mediterraneo. Gli schiavi neri venivano caricati sulle navi Europee che

iniziavano la traversata dell’Atlantico verso l’America (in particolare porti delle

Antille, dei Caraibi e degli attuali Stati Uniti americani). Nel XV e XIX secolo furono

deportati 21 milioni di schiavi di cui la metà moriva nella traversata. Il destino di 17

quelli che sopravvivevano era quello di andare a lavorare come schiavi nelle

grandi piantagioni dell’America dell’epoca

colonizzato dai principali stati europei dove vi era

un’economia di piantagione es canna da zucchero,

cacao, tabacco etc. che a causa del clima non

potevano essere coltivati in Europa. I beni prodotti

qui venivano caricati sulle navi Europee che li

riportavano in Europa (USAEUR pomodori, cacao,

caffè, mais. tacchino, pomodori, tabacco, patate.

EURUSA riso, grano, ovini, equini, bovini, olivi etc.).

Rivoluzione dei trasporti all’interno dell’Inghilterra: Il sistema stradale

inglese era tra i peggiori in Europa, all’inizio del 700 era affidata alle

amministrazioni locali che erano le parrocchie che dovevano anche assicurare

manutenzione imponendo giornate di lavoro coatte ai contadini che però non

erano contenti. Inoltre la costruzione di nuove strade non seguiva una

pianificazione basata sull’esigenza complessiva dello sviluppo del commercio

infatti la costruzione di nuove strade era affidata anch’essa alle parrocchie e

quindi quando decidevano di costruire nuove strade lo facevano sulla base di in

ottica locale non allo sviluppo dei commerci. Il risultato era che i trasporti erano

molto lenti perché non esistevano dei collegamenti diretti tra le maggiori città

dell’Inghilterra e ciò comportava sia un aumento dei tempi che dei costi dei

trasporti. La situa cambia intorno alla metà del 700 quando il parlamento inglese

autorizzo la creazione di società per la costruzione delle strade a pedaggio con

operai salariati. Le società avevano interesse a costruire le nuove strade laddove

maggiore era il bisogno e perciò venivano organizzate meglio. Diminuirono

sensibilmente i tempi e i costi di trasporto vedi dati: ondra-Birmingham 1740: 48

L

ore  1780: 19 ore; Londra-Bristol 1754: 48 ore  1784: 16 ore. Questo rendeva

possibile anche il trasporto di merce deperibile tipo verdura.

Anche nel trasporto via acqua vi fu un miglioramento. Accadde

che più o meno tra il 1760 e il 1800 furono create delle società

private per la costruzione di nuovi canali che costituissero

un’ampia rete di canali interni all’Inghilterra. Questa rete di

canali metteva in collegamento (foto collegamenti canali) i

principali porti dell’Inghilterra con Londra e con le principali

città industriali. Questo da impulso a trasporto di merci pesanti

via acqua (su strada particolarmente difficoltoso) come

carbone etc. Trascinando una chiatta un cavallo riusciva a portare 50 quintali. 18

Prima Rivoluzione Industriale

Avvento nuova modalità di svolgimento nel settore manifatturiero. Prima della

rivoluzione il valoro nel settore manifatturiero si svolgeva utilizzando

un’attrezzatura per produrre costituita da semplici utensili. Con il verificarsi della

rivoluzione industriale si afferma un'altra modalità di svolgimento del processo

produttivo caratterizzato dal passaggio dall’impiego dall’utensile alle macchine

utensili. L’utensile è uno strumento di produzione che viene azionato direttamente

dall’uomo\operaio con le sue mani e che quindi funge come una sorta di

prolungamento della mano. Nella macchina utensile non viene più azionato

direttamente dall’uomo ma ora entra a fare parte di un meccanismo diventando

una componente di un congegno meccanico. La macchina utensile in particolare

consta di tre parti fondamentali: La prima è quella che viene chiamata La Motrice,

è la parte che sfrutta una fonte energetica e genera un moto che mette in funzione

la macchina. Questo movimento prodotto viene applicato alla seconda parte della

macchina che è il sistema di trasmissione o La Trasmissione. Questo può essere

costituito da ingranaggi, alberi di trasmissione, pulegge ecc... e trasforma il moto

generato dalla motrice e lo trasmette alla terza parte che è la parte Utensile. La

parte utensile è l’unica delle tre che interviene direttamente a forgiare la materia

donandogli la forma e la dimensione volute. La macchina utensile non viene

quindi più azionata dell’uomo ma da un congegno meccanico che fa sì che il

lavoro sia continuo (macchina non si stanca) quindi lo rende più veloce, più

produttivo e in grado di svolgere tutta una serie di operazioni come sollevare

oggetti particolarmente pesanti prima impossibili. Aumentando la produttività

aumenta anche la quantità di oggetti a disposizione e la natura del lavoro umano

cosa resta da fare?  Attività di monitoraggio del corretto funzionamento della

macchina e attività di correzione di eventuali malfunzionamenti. La rivoluzione

Industriale caratterizzata da questo passaggio dall’utensile alla macchina utensile

ha luogo in un tempo determinato ovvero verso la fine del 700 in un posto ben

preciso ovvero l’Inghilterra.

L’Inghilterra a partire dal 400 incomincio a dotarsi e a sviluppare una propria

manifattura della lana basata sul sistema del putting out sistem che rendeva

possibile lavorare la lana grezza prodotta dalla regione come già detto piena di

ovini. L’Inghilterra diventa così la prima produttrice di panni di lana soppiantando

le fiandre e l’Italia.

A partire dal 600 l’Inghilterra inizia a colonizzare l’India; nasce infatti nel 600

un’organizzazione privata che si vede conferire dal parlamento il monopolio del 19

commercio tra Inghilterra-India ovvero La compagnia delle Indie Orientali. L’india

aveva una propria manifattura di tessuti e manufatti di cotone prodotti grazie

all’alta produttività di cotone possibile grazie al clima caldo. La CDIO iniziò a

mettere i manufatti\tessuti di cotone sul mercato Inglese, la cui richiesta aumentò

velocemente in quanto il cotone era più leggero e igienico della lana (anche lavato

più velocemente. Questa altissima

richiesta iniziò a preoccupare le

corporazioni che controllavano la

produzione di panni di lana. Questi

produttori di lana molto potenti

iniziarono a fare pressioni sul

parlamento affinché venisse vietata

l’importazione di manufatti e tessuti

di cotone dall’india. Il parlamento

Inglese cedette e emanò due leggi che vietavano l’importazione dei manufatti e

tessuti di cotone dall’india ma non vietavano l’importazione di cotone greggio e ciò

fece nascere in Inghilterra una industria domestica inglese produttrice di manufatti

di cotone organizzata anch’essa con il lavoro a domicilio. Questa industria nasce

molto dopo quella della lana ma si pone in un mercato che già consce il prodotto e

di questo vi è un elevata richiesta. Questa nuova industria porta l’introduzione di

nuove innovazioni tecniche fondamentali:

Navetta volante (flying shuttle) di John Kay (1733)

1. Si applica ai telai. Prima dell’ideazione di Kay la tessitura consisteva

nell’intrecciare l’ordito con il filo della trama avvolto su una spoletta che si fa

passare da una parte all’altra dell’ordito dalla lavoratrice . Questo pone il limite

di larghezza del prodotto che non può essere più largo dell’ampiezza delle

braccia della lavoratrice. Kay ebbe l’idea di montare la spoletta su cui era

avvolto il filo della trama su una navetta munita di rotelle. Vi sono poi due

racchette comandate da un filo che a sua volta è manovrato attraverso una

manopola azionata dall’uomo che fanno attraversare alla navetta l’ordito più

velocemente e rendono possibile produrre dei tessuti di ampiezza maggiore.

La spoletta diventa parte di un congegno meccanico. Questa innovazione finì

per creare uno squilibrio la tessitura e la filatura della lana che già esisteva. La

filatura era una lavorazione più lenta della tessitura, occorrevano 5 o 6 filatoi

manuali per alimentare un telaio non munito di navetta volante, ora invece per

alimentare un telaio munito di navetta volante ne erano necessari 10 o 12.

Questo aumento la ricerca su nuovi filatoi. 20

2. Filatoio meccanico di Lewis Paul e John Wyatt (1733) è il primo filatoio

meccanico che però non ebbe grande successo e venne presto sostituito con

3. Giannetta filatrice (o spinning Jenny) di James Hargreaves (1764)

Permetteva ad un unico lavoratore di produrre più fili

allo stesso tempo, i meno sofisticati c.a. 8, i più

complicati anche 80. Sia la Jenny che il telaio munito

di navetta volante erano due macchine che potevano

essere installate nelle case dei contadini/lavoranti in

quanto compatibili con il sistema dell’industria a

domicilio. Il filo prodotto dalla Jenny era però un filo

sottile che poteva essere impiegato solo quale filo

della trama ma che era un filo troppo debole per l’ordito. Questo problema di

costruire una macchina (filatoio meccanico) in grado di produrre un filo

sufficientemente robusto da essere usato come filo dell’ordito venne risolto con il

nuovo tipo di filatoio ad acqua.

4. Filatoio ad acqua (water-frame) di Richard Arkwright (1769)

In grado di produrre un filo robusto ma grezzo utilizzabile per

l’ordito ma non per la trama. Il water frame non poteva essere

installato nelle case dei contadini in quanto azionato dalla

caduta dell’acqua, ora non era più possibile portare le

macchine nelle case ed era necessario portare i lavoratori nel

luogo in cui erano installate le macchine, progettati e costruiti

appositamente per installarvi le macchine e per svolgerci la

produzione dediti esclusivamente a questo ovvero le prime

fabbriche. Le prime fabbriche ovvero le filandre di cotone nelle quali erano

installati i water frame inizialmente vennero costruiti sui corsi d’acqua ma

successivamente con l’invenzione della macchina a vapore queste si

avvicineranno alle miniere di carbone fino all’invenzione del

5. Mule di Samuel Crompton (1779)

Costruisce un nuovo filatoio meccanico che combina i principii

della Jenni e del water frame che venne chiamata per questo

motivo Mule o Mula. Questa consente di ottenere diversi tipi di

filato adatti sia al filato che alla tessitura. Ora è la filatura che è

diventata più veloce della tessitura e gli sforzi ora incominciano

ad indirizzarsi verso la costruzione di un telaio meccanico che consenta di

velocizzare la tessitura. Il primo 21

Telaio meccanico di Edmund Cartwright (1785)

6.

Il primo telaio meccanico che poteva essere azionato da

una macchina a vapore fu costruito da un parroco con la

passione per la meccanica. Il telaio meccanico necessito di

molti anni prima di diffondersi, in quanto era necessario

apportare modifiche e miglioramenti. Il telaio di Cartwright

iniziò a diffondersi nel 1820. La diffusione del telaio meccanico negli anni 20

dell’800 portava di conseguenza ad essere abbandonata la pratica di attuare in

fabbrica solo il filato di cotone e continuando

ad avvalersi del lavoro a domicilio svolto dai

telai a navetta in quanto possibile installare

telai meccanici affidabili nelle fabbriche.

Questo porto la rovina della cottage industry

ovvero di quei lavoratori la cui rendita si

basava sul lavoro a domicilio del cotone.

Perché la Rivoluzione ha avuto inizio

nell’azienda del cotone e non in quella della lana?  La domanda era maggiore e

cresceva più velocemente sia in Inghilterra che sul mercato esterno, il cotone era

più versatile anche nei colori e nelle forme portando innovazioni anche

nell’abbigliamento. I mercati esteri erano costituiti nelle colonie dell’Inghilterra,

situate in zone tropicali dove era conveniente vestirsi con abiti di cotone che con

abiti di lana. Con il progredire della rivoluzione industriale l’azienda manifatturiera

Indiana entrò in crisi, in quanto con i macchinari il prezzo dei tessuti di cotone

Inglesi era molto più basso di quello degli artigiani Indiani. Maggior possibilità di

avere il prodotto, lana fibra animale, gli ovini non possono aumentare in modo

esponenziale in poco tempo, il cotone fibra vegetale e le sue piantagioni sì. La

fibra vegetale del cotone inoltre era molto più resistente alla lavorazione nelle

macchine. La lavorazione nelle prime fabbriche i lavoratori erano soprattutto

donne e bambini perché la maggior parte degli operai aveva il compito di

riallacciare i filini di cotone spezzati dalla lavorazione delle macchine.

Analizziamo anche altri avanzamenti del settore industriale che hanno

caratterizzato la prima rivoluzione industriale:

Uno sviluppo molto importante è stata la capacità di poter utilizzare una nuova

fonte di energia: Il Vapore, grazie all’invenzione della macchina a vapore. Questo

sviluppo con i vantaggi che comporta diede una grande accelerazione allo

sviluppo industriale nel 700 in Inghilterra. 22

Le prime macchine a vapore erano comparse verso la fine del 1600, la primissima

quella di Savery alla fine del 600 seguita poi dal modello più perfezionato di

Newcomen nel 1712 (nomi non necessari). Quali erano gli ambiti in cui venivano

utilizzate queste macchine a vapore?  Inizialmente usate solo nelle miniere per

azionare le pompe che servivano per drenare l’acqua dalle miniere e consentire in

tal modo di scavare in queste miniere più in profondità. Rimase così fino al 1781

con l’invenzione della macchina a vapore di James Watt; la prima di tipo

universale ovvero una macchina a vapore che poteva

essere applicata non solo alle pompe delle miniere ma

anche come motrice di ogni tipo di macchina. Questa poté

quindi trovare uso in molti settori produttivi come le

ferriere, le fornaci dei laterizi nelle fabbriche tessili

(filandre di cotone) e di seguito in quelle che univano la

filatura con la tessitura. Il vapore poté iniziare a sostituire

le forza naturali che si utilizzavano in precedenza come

fonte di energia per i processi industriali in una gamma

sempre più vasta di settori. La macchina a vapore era più

potente delle motrici che si utilizzavano in precedenza.

Le prime macchine a utensile avevano ancor molte componenti in legno ora

sottoposte a sollecitazioni maggiori rispetto a prima portando a molte rotture.

Inizia così una grande ricerca di utilizzo delle macchine, si passa

progressivamente ad una situazione in cui le macchine iniziano a perdere le

componenti in legno a favore di quelle di metallo, più robuste alle sollecitazioni

delle macchine a vapore. Questo porta a una maggiore necessità di metalli, la

metallurgia diventa il secondo settore trainante della Rivoluzione Industriale

seconda solo alla produzione di cotone. Il limite maggiore all’epoca era

rappresentato della fusione del materiale, prima della rivoluzione industriale si

utilizzava quale combustibile per la fusione del ferro il carbone di legna. Questo

rappresentava un problema per l’economia inglese perché l’Inghilterra era ed è

un’isola abbastanza povera di boschi ma ricco di minerali ferrosi e di carbon

fossile. L’obbiettivo era di utilizzare il carbon fossile quale combustibile per la

fusione di minerale di ferro, il problema era che tutti i tentativi fatti da un punto di

vista economico erano deludenti. Il metallo che si otteneva aveva infatti dei

problemi. Durante il procedimento di fusione il riscaldamento del carbon fossile

lasciava delle impurità che contaminavano la ghisa che veniva prodotta. Nel 1709

Abraham Darby, un artigiano dell’Inghilterra centrale riuscì a mettere a punto un

sistema che consentiva di fondere il metallo non con il carbon fossile ma da un

derivato di questo il coke. Il coke derivava dal riscaldamento del carbon fossile, 23

qui questo rilasciava le impurità che avrebbero contaminato il metallo durante la

fusione. Dopo la depurazione quello che rimaneva era il coke, questo faceva sì

che la ghisa ottenuta fosse di qualità accettabile. Il primo forno alimentato a coke

fu messo a punto da Darby nel 1709, questo poi ha bisogno di essere

perfezionato da parte di darvi e da suo figlio. La diffusione inizialmente fu molto

lenta, nel 1760 in tutta l’Inghilterra i forni a coke erano 17. Nel 1775 il loro numero

era salito a 31 e nel 1790 a 81. Alla fine del 700 la siderurgia a coke era oltre il

90% della produzione di ghisa in Inghilterra. Ora rimanveva un ultima strozzatura

da superare; questo era che la ghisa in realtà è un prodotto che senza essere

sottoposta ad un ulteriore lavorazione era molto dura e

allo stesso tempo molto fragile. Occorreva quindi

sottoporre la ghisa ad una seconda fusione, anche qui

restava il problema del combustibile fossile. Nell’ultimo

terzo del 700 vi fu un grande aumento della rpooduzione

di ghisa però lavorata in forni a carbone di legno. Verso la

fine del 700 divenne molto più forte la ricerca sull’utilizzo del coke. La soluzione

del problema di come trasformare la ghisa in ferro lavorabie fu trovata da un altro

artigiano Inglese Henry Cort che nel 1784 inventò ilsistema del Puddellaggio che

consentiva di utilizzare il coke come combustibile anche per la seconda fusione

della ghisa.

Il risultato finale di tutte queste innovazioni fù

l’estromissione del carbone di legna dalla

siderurgia Inlgese con il risultato che ora i

forni di puddellaggio lavoravano molto più

velocemente dei forni tradizionali. Con un

forno di puddellaggio di Cort si riusciva in

una stessa unità di tempo a lavorare\fondere

un quantitativo di ferrro maggiore di 15 volte

rispetto al sistema precendente.

Interpretazioni della Rivoluzione Industriale

Alcune delle principali interpretazioni:

Maurice Dobb & Giorgio Mori (quella proposta nel corso).

1) 24

Considera il trtatto saliente della rivoluzione industriale nell’avvento di una

nuova modelità disvolgimento del processo produttivo manifatturiero. Si ha una

riv industriale quando c’è un cambiamento di questo processo produttivo

manifatturiero caratterizzato da macchine che incorporano tutta una serie di

attività svolte prima solo dal lavoro umano. Una è la macchina utensile che va a

sostituire attività svolte dall’uomo nel 700 in inghilterra nell’industria del cotone.

Un processo del genere si ha anche nella rivoluzione industriale attuale che si

basa sulla costruzione di macchine in grado di incorporare un'altra serie di

funzioni svolte dall’uomo; il computer sostituisce una serie di attività prima

svolte unicamente dal cervello dell’uomo (calcoli etc..).

Per questa corrente durante i primi trenta/quarant’anni precendenti la Prima

Guerra Mondiale si hanno si molte innovazioni (nuovi materiali, nuova forma di

energia elettrice) tuttavia nessuna di queste porta alla comparsa di nuove

macchine capaci di incorporare a se stesse nuove funzioni e attivià svolte

dall’uomo con il proprio lavoro. Ciò che accade in questi anni non avviene una

Rivoluzione Industriale, semma rappresentano un ulteriore progresso della

Prima Rivoluzione Industriale (1700 in Inghilterra) e non fanno parte della

Seconda (e ultima) Rivoluzione Industriale.

David Landes & Nathan Rosenberg (anche Ennio De Simone).

2)

Per questa seconda corrente interpretativa ciò che caratterizza una Rivoluzione

Industriale è una inusuale e estremamente intensa e diffusa capacità innovativa

della società. Cit passaggio Landes :

La Rivoluzione Industriale fu un complesso di processi tecnologici: La sostituzione delle

macchine all’abilità e alla forza dell’uomo; lo sviluppo di fonti di energia inanimata (il

combustibile fossile e la macchina a vapore); l’invenzione, produzione e uso di nuovi

materiali (il ferro al posto del legno, sostanze vegetali al posto di sostanze animali, sostanze

minerali al posto di sostanze vegetali)…

Qual è la differenza rispetto alla prima scuola di pensiero? Per la scuola due

tutti questi progressi teconoligici come l’avvento delle macchine che

sostituiscono il lavoro dell’uomo, l’avvento di nuove forme di energia,

l’invenzione la produzione e l’uso di nuovi materiali e altri hanno la stessa

importanza e concorrono in eguale misura alla rivoluzione industriale; Per la

scuola uno unvece non è il complesso di tutti questi progressi ma solo il primo

ovvero come l’avvento delle macchine che sostituiscono il lavoro dell’uomo. Per

la scuola due i 30/40 anni che precedono la Prima Guerra Mondiale il fatto che

25

non vi è stato nessun trasferimento di nuove funzioni dall’uomo alla macchna

non significa che non vi sia stata una rivoluzione industriale. Questi anni videro

infatti una nuove grande ondata di creatività tecnologica (centrale elettrica ed

elettricità, dinamo, nuovi materiali ecc…) in molti ambiti; questa nuova ondata è

tale da giustificare per questo perido la denominazione di Rivoluzione

-industriale. Si verifica quindi per questa scuola una nuova rivoluzione la

Seconda Rivoluzione Industriale, cio fa sì che la seconda rivoluzione indutriale

odierna incentrata sul computer diventa la Terza Rivoluzione Industriale.

I Cliometrici: Charles Harvey, Nick Crafts e altri

3) Cliometria: Traduzione di Cliometrics. Parola composta

Clio: Stando alla mitologia greca Clio è la musa della Storia, la cliometria si

occupa quindi della storia ma con che metodologia?

Metria: (o metrics in Inglese riduzione di Econometrics) Econometria applicata

alla storia, l’Econometria è una disciplina che si occupa di produrre delle

tecniche di analisi quantitativa sempre più sofisticate per lo studio dei processi

economici. Studio della storia economica attravesrso tecnche di analisi

quantitativa che l’econometria ha sviluppato per l’economia.

A questi cliometrici non interessano i punti sottolineati dalle due scuole

precedenti. I cliometrici attraverso queste tecnche di analisi quantitativa si

occupano di variabili e aggregati che siano misurabili. A loro interessa studiare

l’andamento delle principali variabili Macroeconomiche in prospettiva storica.

Cercano di stimare l’andamento di queste variabili macroeconomiche per

esempio il pil, la produzione industriale, gli investimenti. Nel 700 la scienza

economica non utilizzava queste variabili economiche, la stessa

macroeconomia non esisteva (introdotta da Keynes anni 30), non vi erano

quindi istituti di statistica che forniscano informazioni sui valori di queste

variabili. I Cliometrici cercano di dare al meglio possibile stime di queste

variabili. Per loro si può parlare di Rivoluzoine Industriale solo in presenza di un

significativo aumento di queste principali variabili macroeconomiche. Stime

antiche come quelle di Deane e Cole sembrano compatibili con l’idea secondo

la quale alla fine del 700 ci sia stata un’importante discontinuità nell’andamento

dell’economia che possa essere considerata una Rivoluzione Industriale (pil

0,7/0,8 e poi accelerazione). Però le stime più recenti di Crafts ridimensionano

l’accelerazione ritenuta per niente impressionante (da 0,8 a 1,1 rispetto a 2,2 26

dei trent’anni precedenti), quella che era considerta una grande crescita viene

ora considerata non più speciale di molti altri (oggi pil 1,3% anno).

Joel Mokyr

C’è però una tesi avanzata da che sottoliea come non vi sia un

incompatibilità tra il verificarsi di un grande cambiamento nella struttura

dell’economia e l’assenza in quegli stessi anni di una rapida accelerazione nei

tassi di crescita delle variabili macroeconomiche. Ad ill’ustrazine di questa tesi

lo studioso presenta quello che viene chiamato un modello bi-settoriale (una

rappresentazione semplificata dell9’economia) dove l’economia Inglese viene

divisa in due settori: Settore A: Settore Moderno, all’inizio molto piccolo

nell’anno iniziale è pari al 10% dell’economia e cresce velocemente al 4%

all’anno; Settore B: Comprende in via residuale tutte le altre attività

dell’economia; il Settore Tradizionale, molto grande nell’anno iniziale è pari al

90% dell’economia e cresce lentamente all’1% all’anno.

Detto questo Joel Mokyr prova a vedere qual è l’andamento dell’economia nel

suo complesso nel corso del tempo:

Ỳ = 1,3 = 0,9x1 + 0,1x4

1 Il primo anno della rivoluzione industriale

il tasso di crescita totale (Aggregato

dell’economia) sarà pari all’1,3%, dato

dalla media ponderata del tasso di

crescita dei due settori.

Successivamente l’economia inglese

aumenta il proprio tasso di crescita in modo molto lento nonostante sia in

presenza di un Settore A molto dinamico. Dopo 10 anni il tasso di crescita totale

è salito ad appena l’1,39% ( Ỳ = 1,39); occorrono ben 35 anni prima che il

10

tasso di crescita complessivo raggiunga il 2,5% e solo dopo 75 anni che il

settore moderno giunga a rappresentare la metà della produzione totale (Ỳ =

75

2,5). Questo modello mostra che un tasso di crescita totale dell’economia è

un’impossibilità matematica dell’economia dovuta alla ristretta dimensione di

partenza del settore moderno e della presenza nell’anno iniziale di un

vastissimo settore tradizionale che limita l’impatto del cambiamento e il tasso di

crescita complessivo dell’economia.

(Presunta) Seconda Rivoluzione

Industriale 27

In questo periodo ci sono 5 principali novità rispetto alla vicenda

Nuovi settori industriali soppiantano l’indutrsia manufatturiera e diHa luogo tra il

1880 (circa) e la prima guerra mondiale;

Cinque novità:

Fine del monopolio inglese delle innovazioni;

1. Nuovo rapporto fra scienza e tecnica;

2. Nascita di nuovi settori industriali;

3. Avvento della direzione scientifica del lavoro (taylor-

4. fordismo);

Nascita della grande impresa.

5.

1 Fine del monopolio inglese delle innovazioni: Nuova grande

ondata di creatività teconologica che portano alla nascita di nuovi prodotti e

nuovi metodi, la differenza rispetto alla prima rivoluziione industraiel inglese è

che queste nella prima erano avvenute in Inghilterra, ora nei 30/40 anni che

precedono la prima guerra mondiale ovver nella Seconda (presunta o vera)

Rivoluzione Industriale. Molte delle innovazioni che caratterizzano questa

nuova fase di sviluppo dell’industria hanno luogo al di fuori della gran bretagna.

Molte di queste innovazioni sono realizzate negli Stati Uniti e in Germania.

2 Nuovo rapporto fra scienza e tecnica: Nel 700 il rapporto tra scienza

(e scoperte scientifiche) e il realizzarsi delle innovazioni tecnologiche che

portarono alla Prima Rivoluzione Industriale furono molto deboli; un primo

legame di carattere culturale, l’uomo potesse comprendere i fenomeni naturali e

potesse aspirare a controllare in modo razonale la natura per raggiungere un

miglioramento nelle condizioni di vita dell’uomo. Questo nuovo approccio alla

natura non comporta che gli uomini abbiano utilizzato scoperte scientifiche per

farlo, l’unica eccezione è la macchina a vapore di Watt per cui serviva

conoscere le proprietà del vapore. Nel 700 comunque esistevano scienziati ed

una comunità scientifica che però, non conducevano le loro ricerche per

giungere a scoperte dalle quali ottenere delle applicazioni per ottenere un lucro,

ma per il loro stesso amore della scienza; quindi la scienza costituiva un mondo

a parte rispetto a quello del settore industriale o degli uomini d’affari, situazione

28

che muta verso la metà dell’800 con l’instaurarsi di un legame molto più stretto

di prima tra scienza e tecnica che prima progredivano separatamente, d’altro

lato anche la tecnica progrediva con un percorso quasi totalmente slegato dalla

scienza.

Tutto ciò inizia a cambiare quando la frontiera della tecnologia e della tecnica .

Fino alla metà dell’800 la tecnologia industriale era incentrata sulla realtà dei

fenomeni visibili ad occhio nudo (rapporti causa effetto potevano essere

osservati visivamente) à pertanto le innovazioni tecnologiche potevano

provenire da artigiani ingegnosi che non erano scienziati congegni meccanici

come leve cambi pulegge ecc... A partire dalla meta dell’800 questa situazione

cambia in quanto ha luogo il cosiddetto spostamento della frontiera della

tecnologia, che si spostò dalla realtà dei fenomeni visibili ad occhio nudo al

mondo dei fenomeni invisibili ad occhio nudo, l’attenzione ora è verso gli

atomi, i geni, i virus, le particelle ecc... Cambia anche la conoscenza necessaria

per studiare questi fenomeni, infatti questo nuovo mondo fatto di fenomeni

invisibili non poteva essere compreso da artigiani sprovvisti di formazione

scientifica ma da scienziati. Il progresso tecnico venne a dipendere sempre di

più da questi fenomeni non osservabili ad occhio nudo rinforzando il legame

scienza-tecnica. Le spiegazioni scientifiche non potevano più essere ignorate

dalle imprese industriali se non a rischio di essere soppiantate dalle imprese

concorrenti. Questa circostanza portò alla nascita di un nuovo filone di ricerca

che si aggiunge alla ricerca pura, la ricerca applicata o ricerca industriale. In

particolare le imprese dei nuovi settori trainanti che si affermano in questo

periodo investono sempre dipiù per creare e per dotarsi di propri laboratori di

ricerca nei quali assumere scienziati e ricercatori con lo scopo di ottenere dei

prodotti e dei processi produttivi nuovi o migliorati grazie alle spiegazioni della

scienza. Pertanto gli indirizzi delle ricerche degli scienziati industriali erano

legati non più al loro amore per la scienza ma dai risultati economici derivanti

dai risultati delle loro ricerche e dal possibile valore commerciale

dell’applicazione dei loro risultati. Per le imprese divenne sempre più importante

promuovere esse stesse la ricerca scientifica creando dei laboratori di ricerca

industriale.

3 Nascita nuovi settori industriali:

La siderurgia dell’acciaio : Acciaio è lega ferro e carbonio, l’acciao è molto

più resistente e si deforma meno. Per produrre acciaio bisognava sottoporre la

ghisa a un processo di decarburazione (eliminare una percentuale di carbonio)

molto lungo e molto costoso. Ciò rendeva l’acciaio molto costoso rendendo il 29

suo campo di utilizzo molto ridotto, l’unico settore in cui era usato già da prima

era nelle armi bianche (spade, rasoi, lame). La situazione cambia a partire dalla

metà dell’800 con alcune innovazioni che consentono per la prima volta di

produrre acciaio in grandi quanrìtità e a basso costo. La prima è l’invenzione del

Processo Bessemer nel  1856 dall’ inglese per la fabbricazione dell’acciaio

che permette di diminuire tra le 75 e le150 volte il tempo necessario a produrre

l’acciaio. Tuttavia questo processo non consente di eliminare le scorie di fosforo

dei materiali ferrosi rendendo i prodotti di bassa qualità. Questo si risolve nel

1864 con l’invenzione del Forno Martin-Siemens  (Francese e Tedesco) che

consente di produrre acciaio di migliore qualità dai minerali ferrosi ricchi di

fosforo. Nel 1878-79 altri due Inglesi Gilchrist e Thomas mettono a punto un

procedimento che se applicato al forno Bessemer, consentiva di ottenere

acciaio di buona qualità dai giacimenti di ferro ricchi di fosforo il Sistema

Gilchrist-Thomas. Ciò fa si che tra il 1850 e il 1913 la produzione di acciaio

cresce di 527 voltee questo comincia a sostiruire i materiali precedenti, l’acciaio

può ora essere concìvenientemente nella cantieristica (navi scafo in acciaio,

motori a vapori ad altra pressione), nell’ambito ferroviario (dove sia il materiale

rotabile che le rotaie erano in legno, ora è possibile costruirne alcune 7 volte più

resitenti).

La chimica organica : Nasce nel 1856 per opera

dell’inglese William Henry Perkins che riesce a

produrere il primo colorante artificiale. Quesro

settore nasce in Inghilterra ma si sviluppa

soprattutto in Germania, negli USA e in Svizzera.

Questo colorante è il derivato di una sostanza che

viene chiamata Anilina a sua volta un derivato del

catrame che era a sua volta del processo di produzione del coke dal carbon

fossile. Nasce così l’industria chimica che però per circa un secolo (fino a metà

del ventesimo secolo) è solo un industria carbochimica, si occupa ovvero

principalmente il carbone. A partire dalla metà dell’800 l’indistria carbochimica

viene dall’industria petrolchimica che si occupa dei derivati del petrolio. Sempre

nella metà dell’800 nacquero altre industrie chimiche, come quello delle fibre

tessili artificiali (derivanti dalla cellulosa), quello degli esplosivi e l’industria

farmaceutica. Impianto progettato da W.H. Perkin.

L’elettricità : Nel 1821 l’inglese Michael Faraday invento il motore elettrico e

dieci anni dopo lo stesso Faraday inventò la Dynamo. L’innovazione successiva

si ha nel 1839 ma non più in Inghilterra, bensì negli USA quando Samuel Morse

30

inventa il telegrafo. L’invenzione del telegrafo rende possibile

scambiare informazioni da un luogo all’altro più facilmente.

Nel 1869 un altro americano Thomas Edison invento la

Lampadina elettrica ad incandescenza. Infine nel 1876

Alexander Bell ottenne il brevetto del telefono

(controversia con Meucci). Difficolt à che vi erano nella

trasmissione dell’energia dal luogo in cui essa era

prodotta al luogo in cui veniva utilizzata. All’inizio quando

si cercava di trasportare l’energia prodotta in una centrale

elettrica questa si dispergeva nell’ambiente intorno. Dagli

anni 80 dell’800 l’impiego dell’energia elettrica si diffuse

rapidamente ad una gamma sempre più vasta di utilizzi, vengono costruite

grandi centrali Idroelettriche e Termoelettriche. Quest’energia ora veniva

utilizzata in sempre più campi ad esempio per l’illuminazione delle strade

pubbliche, delle case dei cittadini, per la trazioned di treni e tram, come forza

motrice per gli impianti industriali iniziando a

sostituire l’enregia generata dal vapore (era più

flessibile, non era possibile dotare di energia a

vapore ogni singola macchina, la forza motrice infatti

veniva generata da un'unica macchina a vapore che

occupava un intero settore della fabbrica ed andava

ad alimentare macchinari posti in settori diversi. Una

volta azionata il ram ificatissimo sistema di

trasmissione collegava la macchina a vapore stessa alle altre macchine, ciò

rendeva necessario mettere tutte le macchine in una stessa fabbrica. L’energia

elettrica poteva anche essere usata come energia distribuita, ovvero di dotare

ogni singola macchina utensile di un piccolo motore che poteva fungere da

motrice ad esso dedicato. Questa energia faceva si che anche le piccole

imprese potessero fruire dell’energia.

L’automobile : Nasce con l’invenzione del primo Motore A Scoppio a benzina

(monocilindrico) nel 1892 da Gottlieb Daimler; poi utilizzato dal suo inventore

su una carrozza che ra al posto si essere azionata dai cavalli lo era dal

motorino a scoppiio, nasce quindi la prima automobile nel 1893.

Perche non fù una vera Rivoluzione Industriale?

Ci sono delle somiglianze con la Rivoluzione industriale inglese del ‘700: 31

Grande creatività tecnologica;

1. Vengono creati molti nuovi prodotti;

2. Si utilizza una nuova fonte di energia, il vapore viene

3. rimpiazzato dall’energia elettrica.

Tuttavia, non cambia il rapporto uomo e macchina: non si ha il trasferimento di

alcuna funzione dall’uomo alla macchina. L’inhilterra perde la sua leadership

nelle invenzionie a differenza di quanto accaduto nel 700 non vi è nessuna delle

pur numerose innovazioni che hanno luogo ora che porti ad un cambiamento

nel rapporto fra l’uomo e la macchina, nessuna di queste innovazioni porta alla

costruzione di nuive macchine che siano in gradi di incorporare nuove funzioni

che sino a quel momento erano state volte eescolusivamente dall’uomo con il

suo lavoro.

4. Direzione scientifica del lavoro

(Taylor-Fordismo)

& 5 Crescita della grande impresa

Erano costituite prevalentemente da donne e bambini che dovevano

fondamentalmente riannodare i fili di cotone che si spezzavano sotto la forza

prodotta dai macchinari. Solo una misera parte dei lavoratori qui erano uomini e

svolgevano soprattutto lavori di manutenzione, guardia ecc…

Diverso era il lavoro nell’industria meccanica alla fine dell’800, qui la forza

lavoro era formata prevalentemente da maschi adulti, operai altamente qulificati

e molto specializzati. Questi operai altamente qualificati utilizzavano

un’attrezzatura produttiva costituita da macchine utensili Generiche Flessibili e

Polivalenti; ovvero non utilizzate per produrre volumi elevati dello stesso pezzo

ma facilmente riattrezzate per eseguire una grande varietà di lavorazioni

diverse. A quell’epoca non esisteva la produzione di serie, le industrie non

erano in grado di produrre pezzi e parti intercambiabili poiche gli utensili

dell’epoca non erano in grado di lavorare l’acciaio pre-temprato (acciaio già

sottoposto alla tempra, un trattamento termico a cui l’acciaio viene sottoposto

per conferirgli durezza e lucidità). Il pezzo prodotto con acciaio temprato esce

leggermente deformato e questo doveva essere successivamente sottoposto a

lavori di rettifica per essere utilizzabile. Se anche si fossero volute costruire due

32

automobili identiche su uno stesso identico disegno il fatto che non si potesse

lavorare l’acciaio pretemprato faceva si che queste due automobili fossero

molto diverse l’una dall’altra in molti particolari. Anche nelle prime fabbriche

automobilistiche gli operai ben qualificati erano necessari, qui l’operaio

mecccanico infatti doveva prendere tantissime decisioni e quindi doveva essere

in grado di leggere il disegno meccanico che doveva fabbricare, preparare la

macchina utensile, ecc… Da queste decisoni dipendevano sia la qualità del

prodotto sia il ritmo della produzione (quantità t). L’operaio prendeva queste

decisioni attingendo ad un proprio bagaglio di conoscenze che aveva maturato

negli anni osservando i propri compagni più esperti. Questo patrimonio delle

conscenze degli operai era in gran parte ignoto alla direzione aziendale. Il

controllo della produzione di fatto era in mano agli operai specializzati, non

all’imprenditore che è solo formalmente a capo dell’azienda. 33

Taylor

E’ Questa situazione che Frederick Winslow (1856-1915) si pose di

cambiare, Taylor nel corso di esperimenti e tentativi portati avanti in c.a. 30 anni

mise a punto una proposta di riforma dell’organizzazione del lavoro che portava

un’innovazione organizzativa (non tecnologica),

portando il controllo la direzione aziendale dalgli

operai agli imprenditori. Pertanto Taylor propose agli

imprenditori di prima di tutto imadronirsi delle

informazioni relative al processo produttivo

possedute dagli operai, per fare questo gli

imprenditori avrebbero duvuto creare un apposito e

nuovo dipartimento nelle loro imprese, affidando una nuova funzione di Analisi

del Lavoro ovvero delle mansioni svolte. A lavorare in questo dipartimento

dedicato all’analisi del lavoro dovevano essere dei tecnici specialisti da formare

ex-novo sull’analisi del lavoro. Questo dipartimento veniva chiamato l’Ufficio

Tempi e Metodi e aveva il compito di analizzare accuratamente le mansioni

lavorative svolte dagli operai e scomporle nei loro movimenti minimi/ elementari

al fine di appurare quali fossero la maniera ottimale e il tempo ottimale in cui

ciascun movimento elementare poteva essere eseguito. Sulla base di questi

studi compiuti dagli analisti del lavoro l’ufficio giungeva a stabilire delle

prescrizioni dettagliatissime riguardo a come ogni operaio doveva eseguire ogni

singolo movimento. Da questo momento agli operai si chiedeva di lavorare

attenedosi a queste nuove prescrizioni impartite dall’ufficio e non più secndo le

sue conoscenze ed esperienze personali. Il processo produttivo viene

uniformato e razionalizzato, ora si afferma soltanto un metodo e una maniera

per eseguire una determinata lavorazione.

Questa uniformzaione consentirà di aumentare la produzione, poiché ogni

operaio svolgerà il suo lavoro nel modo ritenuto migliore dall’azienda; ciò porta

un aumento di guadagni per l’azienda e per gli operai, ai quali potrà essere

destinata una parte di guadagno di produttività per stipendi più elevati. Il

secondo importante risultato per Taylor è che l’uniformizzazione del processo

produttivo si ottiene rendendo il processo produttivo stesso indipendentemente

dal lavoratori e dalla loro professionalità. Il terzo risultato che si ottiene è che in

questo modo si attua una separazione dell’ideazione dall’esecuzione del

prodotto da realizzare; l’idea di Taylor è che il compito di pensare spetti solo

alla direzione aziendale, il compito degli operai è quello di eseguire gli ordini

impartiti da questa senza bisognio di pensare. Lo studio dei processi lavorativi è

riservato alla direzione aziendale e viene tenuta lontana dai lavoratori, a questi i

risultati dello studio vengono resi noti nella forma di mansioni semplificate 34

pescritte da istruzioni semplificate, senza bisogno di compendere il

ragionamento tecnico che ne sta alla base. Per Taylor i lavoratori hanno tutti gli

interessi di accettare queste condizioni per i vantaggi monetari che otterrebbero

diventando più produttivi. Questa è un analisi semplicistica delle motivazioni

dell’agire umano essenzialmente ritenuto di ordine economico. Questo

cambiamento non sarebbe stato realizzabile se qualcun altro non avesse

trovato il modo di imporre in modo meccanico quelle mansioni uniformi e

semplificate che Taylor pensava potessero essere insegnate a ciascun operaio.

Henry Ford

Questo fù fatto dall’imprenditore (1863-1947), propritario della

Ford Motor Company fondata nel 1903, Ford fece ricerche su diversi tipi di

acciai speciali per produrre un acciaio abbastanza duro da utilizzare per

lavorare l’acciaio temprato. Ciò gli rese possibili produrre pezzi intercambiabili e

lo indulse a rinnovare completamente il parco macchine utensili della sua

fabbrica, ora non era più conveniente avere delle macchine utensili generiche

che potevano essere velocemente riattrezzate per produrre una gamma di

pezzi diversi.

Ford progettò delle macchine utensili nuove, altamente specializzate,

progettate per eseguire una sola operazione e produrre grandissimi volumi di

un unico pezzo fabbricato su uno stesso disegno che non necessitavano di

alcuna messa a punto tra un pezzo e l’altro. Ora bastavano degli operai non

qualificati, questi non dovevano neanche più riattrezzare le macchine utensili;

ora bastava prememere un pulsante o tirare una leva per azionare la macchina.

Questa fotografia mostra come avveniva il montaggio delle automobili prima

che si raggiungesse l’intercambiabilità dei pezzi, le automobili venivano

posizionate su quelli che venivano chiamati dei banchi fissi di assemblaggio e

una coppia di operai montatori molto specializzati lavorando insieme

montavano una gamma enorme di componenti ed eseguivano tutte le oprazioni

di rettifica in modo da consentire ai pezzi che dovevano essere assemblati di

combaciare e di incastrarsi tra di loro, in media una coppia di operai montatori

impiegava un intera giornata di lavoro per assemblare un autoobile. Con

l’introduzione di pezzi interscambiabili avvennero cambiamenti anche nel

reparto montaggio della Ford Motor Company; il primo cambiamento effettuato

è il tentativo di specializzare gli operai, le automobili continuano ad essere

piazzate su questi banchi fissi, tuttavia non si chiede più alla coppia di opari di

montare l’intera automobile ma di specializzarsi sul motaggio di determinate

parti, alle quali si vanno ad aggiungere quelli montati da altri operai montatori

specializzati su altri componenti, quinndi le auto restano ferme e sono gli operai

a muoversi (la rettifica scompare). 35

Ford perl vede presto che questa soluzione presnta un inconveniente ovvero

che è inefficiente tenere fermer le automobili e far spostare gli operai perché ciò

comporta una perdita di tempo degli operai che nello spostarsi non lavorano.

Ford quindi ha un importantissima idea innovativa ripesa dai macelli di Chicago

(Ford è di Detroit) che avevano messo a punto un sistema di lavorazione a

catena per il sezionamento delle carcasse degli animali macellati. Ford ha l’idea

di ricombinare in senso contrario questo processo, non si tratta più di passare

da un pezzo unico a tanti pezzetti piccola ma di comporre tanti pezzi di un

automobile in un'unica automobile. Cerca quindi di riprodurre la lavorazione a

catena vista nei macelli. Pensa quindi di tenere fermi gli operai e di far muovere

davanti a questi le automobili e il lavoro a catena viene utilizzato per lamprima

volta per produrre la FordModello T.

La prima soluzione che Ford escogita è quella di utilizzare la catena come mero

processo organizzativo; pone due binari ai lati dei quali crea molte postazioni di

lavoro alle quali asseggna molti operai e a ciuascuna coppia di operai viene

assegnato il compito di montare sul telaio alcuni componenti ed eseguito questo

compito gli operai di questa stazione spingono l’automobile ai compagni della

stazione successiva. Qui si ottiene il risultato di non dover più spostare gli

operai da un automobile all’altra. Tuttavia in questa situazione il ritmo (o

cadenza o controllo) del processo produttivo dipende ancora dagli operia e

dalla loro professionalità; qui non vi è ancora un

processo tecnologico che vincoli gli operai a lavorare

secondo una determinata cadenza che non è

uniformata a quello dei compagni. Un ulteriore sviluppo

è l’introduzione del nastro convogliatore, la lavorazione

a catena ora non si limita più ad essere una semplice

soluzione ornìganizzativa ma diventa un

organizzazione tecnologica che

riesce per la prima volta ad imporre agli operai

l’uniformazione dei gesti e dei tempi di lavoro che Taylor

pensava potessero essere ingìsegnati a ciascun operaio.

Ora il telaio dell’automobile da assemblare viene collocato

sul nastro convogliatore, le postazioni degli operai vengono

poste a fianco di questo nastro convogliatore dove le mansioni degli operai

erano molto semplici da svolgere monotamente per tutta la durata della giornata

lavorativa. In questo modo Ford raggiunge non solo l’intercambiabilità dei pezzi

ma anche l’intercambiabilità degli operai stessi. Ora il nastro convogliatore

passa con velocità uniforme accanto a ciascuna postazione lavorativa e la 36

velocità uniforme del nastro convogliatore impone per via meccanica la

uniformazione dei gesti e dei tempi di lavoro di ciascun operaio.

Nascita della grande impresa.

5

Per sfruttare pienamente le potenzialità delle tecnologie dei nuovi settori

industriali che si afferman oin le imprese dovevano essere molto più grandi di

quanto non erano mai state in quel momento.

ʺ ʺ

La Grande Depressione

(1929-1933)

Le crisi economiche ci sono sempre state tanto nell’età pre-industriale quanto in

quella industriale, la differenza risiede nella natura di queste.

Nell’economia pre-industriale le crisi erano dovute ad una carenza improvvisa di

mezzi di sussistenza; queste crisi erano crisi di scarsità dovute ad una carenza

improvvisa duvuta a cause come alluvioni, carestie, gelate, guerre che

interrompevano i commerci e gli approvigionamenti di derrate considerate

indispensabili  crisi di scarsità o di sottoproduzione; In un economia

industriale (capitalistica) la crisi ha una natura diversa, quasi opposta, rispetto

alle economie pre-industriali; nell’economia industriale è dovuta al fatto che più

o meno periodicamente capita che l’economia produca una quantità di beni

sovrabbondante eccessiva rispetto a quanto il mercato è in grado di assorbire e

da queste crisi di sovrapproduzione si esce di solito con una profonda

ristrutturazione del sistema economico e dell’apparato produttivo  crisi di

sovrabbondanza o di sovrapproduzione. La “Grande Depressione” degli anni

1929-1932 è la crisi più grave attraversata dal capitalismo in tempo di pace, la

seconda per gravità è la crisi iniziata nel 2007 e finita nel 2014 che viene

chiamata “Grande Recessione”.

GRANDE DEPRESSIONE (1929-

1933) 37

Inizia negli Stati Uniti dopo gli anni venti (i “Roaring Twenties”) in cui l’economia

americana aveva visto una grande crescita della produzione industriale e del

prodotto interno lordo, a questa crescita si accompagnò anche una forte

crescita del mercato borsistico (quotazioni delle azioni in borsa in particolare

quella di New York). Questa crescita aveva indotto la maggior parte delle

persone a pensare che il valore delle azioni sarebbe cresciuto indefinitivamente

senza termine e che l’investimento in borsa sarebbe stata una maniera facile di

arricchimento. Quello che accadde fù che negli anni venti un numero crescente

di persone incominciò ad investire i propri risparmi in borsa, in molti casi anche

denaro ricavato da prestiti chiesti alle banche indebitandosi essendo

speranzoso che il valore delle azioni sarebbe aumentato.

Ciò durò fino al 24 Ottobre 1929 chiamato Il Venerdì Nero (Black Friday)

caratterizzato da un improvvisa e forte caduta del valore dei titoli nella borsa di

New York. A questa prima caduta seguì alcuni giorni dopo un ulteriore caduta il

successivo Martedì 29 Ottobre del 1929 più rapida e catastrofica nel giorno

che verrà chiamato il Martedì Nero (Black Tuesday). L’economista John Galbright

riporta il commento di un investitore non professionale (un colonnello in pensione dell’Ohio) a questa

caduta: “Mai nella storisa dell’umanità così tante persone hanno perso così tanti soldi in così poco

tempo”. Se si aggiunge ciò che scrive macchiavelli ne il principe (i figli sono più rattristati dalla perdita

Quesa caduta

.

del proprio patrimonio che dalla morte del padre) si rende l’idea della gravità

della borsa scatenò una corsa alla vendita dei titoli borsistici nel tentativo di

ridurre le perdite. Il risultato fù una progressiva caduta del corso delle azioni che

finì per aggravarsi nei mesi immediatamente successivi ai crolli. Accadde che

molte persone che si erano indebitate presso le banche con l’intenzione di

investire in borsa non furono più in grado di rimborsare il prestito contratto

perche ora il valore di mercato delle azioni era sceso sotto del prezzo a cui gli

investitori li avevano acquistati diventando insolventi.

La crisi immediatamente si trasferì dalla borsa al sistema bancario, le banche

temevano di non potere più recuperare i prestiti presso i debitori insolventi e di

risultare quindi poco credibili agli occhi di coloro che avevano investito e

cercarono quindi immediatamente di farsi restituire liquidità da altri tipi di clienti

iniziando a contrarre (ridurre) i finanziamenti concessi alle imprese industriali o

a non rinnovarli più. Questi erano stati alla base della crescita economica degli

anni venti unitamente con la diffusione dei beni di consumo durevole (in Ita e

Eur dopo II GM). Questi beni di consumo durevoli erano ad esempio le

automobili che puntavano a passare da beni di lusso a beni alla portatata di una

fascia sempre più ampia di famiglie del ceto medio e eventualmente anche agli

operai (ford alto salario per far diventare operai parte del mercato per i prodotti).

38

Altri beni di consumo durevoli erano gli elettrodomestici che venivano spesso

pagati a rate e questi programmi di acquisto a rate erano finanziate dalle

banche americane con programmi di finanziamento. Un altro grande impulso

alla crescita economica americana proveniva dalla crescente edilizia, le famiglie

stipulavano mutui concessi dalle banche per acquistare casa facendo crescere

ancora il mercato. Le banche iniziarono

quindi a ridurre la concessione di mutui

alle famiglie e di prestiti alle aziende. Il

risultato di questi accadimenti fù la

riduzione della ricchezza finanziaria

posseduta dalle famiglie che costrinse

quest’ultime a diminuire i propri consumi

drasticamente di beni alimentari, di

arredamento, di vestiario e l’acquisto di

beni di consumo durevole. Ciò portò la

diminuzione della domanda complessiva

di questi beni sul mercato. Le imprese industriali si trovarono senza

finanziamenti da parte delle banche e con una diminuzione della domanda che

le costrinse a diminuire gli organici industriali dimensionati per soddisfare la

domanda. Aumenta drasticamente il numero di disoccupati, che ora non

percependo più alcun reddito si trovano costretti a diminuire anche loro le spese

facendo calare ancora la produzione industriale che soprattutto in USA e in

Germania colpì duramente. Il tasso di disoccupazione si ottiene con il rapporto

tra i disoccupati e la somma tra gli

occupati e i disoccupati stessi che inizia

al 3% fino ad arrivare al 2% (attuale

crisi 1%) a partire dal 24 inizia

lentamente a diminuire e nel 41 il tasso

di disoccupazione è 10% (anno entrata

in guerra usa e attacco a Pearl Harbor).

Interpretazioni delle “Grandi

Crisi”

Milton Friedman ; Economista che ritiene che la gravità della crisi sia

1. imputabile a una sola grande causa rappresentatata dagli errori di politica

monetaria degli stati uniti. La banca centrale Americana (Federal )

condusse una politica monetaria con un errore di fondo ovvero che

nell’intento di frenare la speculazione in borsa la banca centrale 39

americana incominciò a ridurre il credito alle banche, rendendo difficile

alle banche commerciali rifinznziarsi presso di essa. Ciò inevitabilmente

indusse le banche commerciali a ritirare il credito alla propria clientela

inducendo in tal modo un progressivo aggravamento della crisi. La banca

centrale avrebbe dovuto aumentare i propri crediti alle banche per

evitarlo. Di questa crititca si èe fatto tesoro rispetto alla crisi attuale, dove

sia la banca centrale americana che quella europea hanno cominciato ad

inondare il mercato di liquidità per far rifinanziare le banche il quoting

dating easy

Charles P. Kindleberger; Economista americano il quale sostiene che

2. la ccrisi degli anni venti e trenta fu così grave a cusa della mancanza di

un paese guida dell’economia mondiale che assumesse il peso e la

responsabilià del suo buon funzionamento. Questo ruolo fu svolto

dall’Inghilterra nell’ottocento e fino alla prima guerra mondiale e dopo la

seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti; nel periodo tra le due guerre

mondiali un paese guida non ci fù, l’Inghilterra non aveva più la forza

economica e finanziaria per farlo. D’altro canto gli Stati Uniti avrebbero

avuto la forza economica e finanziaria pr farlo ma non avevano ancora la

volontà di farlo seguendo una politica che non si faceva carico dell’

economia mondiale nel suo complesso, una politica economica che K

(CHI CAZZO ééééééé) giudica “Miope” curandosi solo del proprio

mercato (potrebbe succedere anche ora con trump). Il paese guida deve

innzanzitutto mantenere il proprio mercato aperto alle merci degli altri

paesi in modo di sostenere anche lo sviluppo di questi. In secondo luogo

questo paese guida deve fornire prestiti anticiclici agli altri paesi

possibilmente a lungo termine e farlo soprattutto nelle fasi di crisi

economica

Heinz W. Arndt ; Economista Australiano Nato in Germania, l’unica che

3. ponga l’accento sugli squilibri nell’economia reale che erano di due tipi.

Squilibrio: Eccesso strutturale di offerta ripetto alla domanda.Un primo

squilibrio riguardava l’economia globale nel suo complesso e un secondo

squilibrio interno agli Stati Uniti. Un primo squilibrio si creò nel mondo nel

suo complesso, e parallelamente se ne creò un secondo in base alle

possobiltà di riassorbimento del mercato negli Stati Uniti. A cosa erano

dovuti questi due eccessi strutturali? Secondo Arndt la risposta va

ricercata nella Prima Guerra Mondiale, combattuta solo in europa che

aveva portato a una diminuzione della possibilità di agricoltura e

allevamento (contadini al fronte, meno investimenti su agricoltura spostati

40

su settore bellico, animali allevamento utilizzati per sfamare gli eserciti e

campi di battaglia ricavati da campagne. D’altra parte l’europa

necessitava di rifornimenti per vettovagliare i propri eserciti, aumentò di

conseguenza la domanda di prodotti primari da parte dell’europa che

venivano importati dai paesi d’oltremare, in particolare aumentarono le

imporazioni di cereali da paesi come gli USA, il Canada, l’Argentina e

l’Uruguay che aumentarono la loro capacità di produrre beni primari per

soddisfare la crescente domanda da parte dei paesi europei. I paesi

d’oltremare alla fine della guerra si trovavarono con una produzione di

beni primari molto ampliata, poi i paesi europei incominciarono a

ricostruire il loro settore primario che era andato distrutto. La capacia

complessiva era molto maggiore rispetto alla necessità, i prezzi dei beni

primari incominciarono a diminurie fortemente, questo era un grosso

problema per paesi come arg, austr, urug, etc.. le cui entrate di valute

estere pregiate diminuirono (dollari e sterline) vedendosi l’impossibilità di

importare i beni industriali manufatti dai paesi industriali. Questa

circostanza secondo Arndt fù importante per la crisi. Negli anni venti

anche molti settori americani sopravvalutarono la richiesta di beni di uso

durevole e del mercato immobiliare rispetto alla solvibiltà del mercato.

Come se ne uscì ?  Negli stati uniti con l’introduzione di una nuova politica

New Deal

economica Il di Franklin D. Roosevelt (fine 32 ed entrò in carica

all’inizio del 1933). Il cambiamento fù che fino al new deal gli economisti e di

conseguenza i politici erano convinti che il compito dello steto fosse quello di far

quadrare il bilancio ovvero di non intervenire nel mercato, deve solo favorire il

libero mercato. Questo approccio venne abbandonato negli anni ‘30 con questo

nuovo corso di politica economica che si ispirava al pensiero dell’economista

inglese Jhon Meynard Keys, che era che lo stato avrebbe dovuto abbandonare

il principio di bilancio in pareggio e incominciare ad utilizzare il metodo di

utiliazzare il bilancio\avanzo per creare lavoro.

La tanta capacità produttiva inutilizzata che si associava a un gran numero di

disoccupati e il fattore lavoro inoperante erano causati dalla mancanza di quel

collante che avrebbe dovuto consentire di riaprire le fabbriche e di conseguenza

di far lavorare gli operai, ovvero la domanda. L’economia nel suo insieme non

riusciva ad espreimere un livello sufficiente di domanda per far ripartire gli

impianti, doveva fornire un quantitativo di domanda aggiuntiva attraverso la

spesa pubblica in disavanzo che doveva presentarsi attraveso la progettazione

ed attuazione di un gran nuemro di atti pubbllici che vennero attuati da Franklin

D. Roosevelt nel New Deal ed esempio Federal Emergency Relief 41

Administration (1933); Civil Works Administration (1933); Tennessee Valley

Authority (1933); Works Progress Administration (1935); Social Security Act

(1935); Il Wagner Act (1935).

L’economia sovietica tra le due guerre

mondiali

Il giorno 7 Novembre del 1917 in Russia ci fu la Rivoluzione D’Ottobre che portò

alla nascita del primo stato socialista della storia. Subito dopo aver preso il

potere i comunisti, che dominavano il governo sovietico, adottarono una serie di

misure alcune delle quali ebbero per oggetto l’economia. I primi provvedimenti

economici del governo sovietico (1917-18):

Il "decreto sulla terra" Che stabiliva la confisca senza indennizzo

– delle terre dei nobili, della chiesa (principalmente ortodossa) e della corona.

Di fatto queste terre erano già state occupate dai contadini che le

lavoravano nei mesi precedenti alla rivoluzione, questo decreto sulla terra

finì per legalizzare ex-post una situazione che in buona parte già esisteva di

fatto. Queste terre divennero in base a quasto decreto proprietà statale e lo

stato decise di concedere queste terre in usufrutto al popolo lavoratore. La

dizione del decreto voleva dire precisamente che le terre venivano

assegnate ai Soviet locali fondati dai contadini nelle comunità rurali. Questi

soviet distribuirono poi le terre in oggetto ai contadini che ne facevano

richiesta affinchè le lavorassero. Ciascun constadino a cui veniva assegnata

questa terra di 2/3 ettari, non potevano vendere o affittare l’appezzamento

di terra che era stato loro assegnato, non potevano neanche assumere dei

breaccianti per la coltivazione e neanche trasmettere l’appezzamento ai

propri eredi. La terra in caso di morte dell’intestatario tornava nelle mani del

soviet che potevano o no assegnarlo ad eredi.

Il "controllo operaio" sulle fabbriche . Già nel 1917 nei mesi seguenti alla

– rivoluzione d’ottobre venne introdotto il controllo operai, le fabbriche

rimanevano ancora di proprietà formale dei vecchi proprietari ma di fatto la

gestivano più. La gestione di queste fabbriche era di fatto sottoposta al

controllo operaio ovvero un controllo esercitato da un comitato di fabbrica

eletto dai lavoratori. In realtà però chi controllava il comitato operaio , le liste

dei candidati e i candidati per le elezioni erano i sindacati soveitici e dal

soviet di fabbrica che esprimevano il loro volere. Di fatto quindi il potere di

controllare realmente la fabbrica passava a questo soviet locale e sindacati

42

sovietici Nel giugno 1918 l’industria fu nazionalizzata, le fabbriche diventano

con un altro decreto di proprietà statale.

Alla fine del 1917 avvenne anche la azionalizzazione delle banche, del

– commercio estero e del commercio interno.

Cosa accadde in questi primi mesi successivi alla rivoluzione d’ottobre?

Accaddere due cose importanti: La Russia dell’epoca era ancora un paese

prevalentemente agricolo, vi erano alcuni importanti nuclei industriali in alcune

zone della russia (Pietrogrado, Mosca, Il Bacino del Dombass) ma la maggior

parte della russia aveva un’economia prettamente agricola rurale e anche i

nuclei esistenti erano di sviluppo recente. La classe operaia russa era quindi

una classe anch’essa di sviluppo recente e gli operai avevano ancora parenti

che vivevanno nelle campagne. Accadde che molti operai russi dopo

l’approvazione del decreto sulla terra tornarono in campagna per prendere

parte alla redistribuzione delle terre. V i fu quindi uno svuotamento delle città

che portarono le fabbriche ad avere problemi di disorganizzazione. Molte

fabbriche si trovarono in carenza di dirigenti, molti di questi erano scappati

all’estero dopo la nazionalizzazione comunista; le fabbriche mancavano quindi

di quadri tecnici. Inoltre quando le fabbriche vennero

nazonalizzate gli opprai che lavoravano nelle

fabbriche furono militarizzati in quanto vigeva il

principio di costrizione obbligatoria nelle fabbriche, il

soviet assegnava ad ogni operaio la fabbrica in cui

andare a lavorare e questa non poteva essere

cambiata neanche su base volontaria proprio come

avveniva nell’esercito russo dove il militare non poteva scegliere dove lavorare

o in che ambito.

Questa era la situazione nella quale intorno alla metà del 1918 scoppiò la

guerra civile tra il governo soveitico e le armate bianche capitanate da alchni

generali zaristi che avrenìbbero voluto reinstallare il regime monarchico. Dopo

lo scoppio della guerra civile il governo sovietico introdusse un sistema

economico che prende il nome di Comunismo Di Guerra.

Il Comunismo Di Guerra

Il comunismo di guerra era un sistema centralizzato di distribuzione delle

risorse gestito direttamente dallo stato e basato sullo scambio diretto, senza

l’intermediazione della moneta. La monetasi era molto svaluatata, il commercio

priato era stato abolito e i negozi erano o gestiti direttamente dallo stato o 43

spacci cooperativi che agivano su autorizzazione dello stato stesso. Gli operai

che militarizzati non venvano pagati in moneta ma attraverso buoni acquisto

che potevano utilizzare solo per effettuare acquisti in negozi statali o

cooperativi. I servizi pubblici come posta, gas, acqua, trasporti pubblici etc

venivano erogati gratuitamente dallo stato in un ammontare minimo. Il problema

principale del governo era quello di assicurare l’approvvigionamento delle città

e dell’esercito impegnato in guerra civile contro armate bianche. In che modo

durante il comunismo di guerra il govreno cercava di assicurare ciò? Attraverso

la requisizione forzata delle eccedenze agricole. I contadini russi furono

obbligati a versare all’ammasso i propri raccolti ovvero conferire i propri raccolti

a magazzini statali o cooperativi, i contadini non potevano tenere per sé il

prodotto dei loro campi. Effettuato il conferimento i magazzini trasferivano il

prodotto o alle città o all’esercito. All’epoca del comunismo di guerra lo stato

impartiva un ammasso obbligatorio e non volontario. I contadini cercavano di

nascondere, occultare il grano che producevano e mandava villaggio per

villaggio delle squadre di soldati che avevano il compito di perquisire

accuratamente il villaggio e requisire il grano che i contadini avevano nascosto.

Di queste vicende tratta il premio nobel 2015 Svetlana Aliexevic, scrittrice bielorussa. Letture

breve brano da Tempo Di Seconda Mano in cui raccoglie testimonianze in anni 90 di persone

che hanno vissuto conflitto.

Il comunismo di guerra portò ad una

grande crisi dell’economia sovietica, si

ebbe una prima grande carestia nel

1918 alla quale ne seguì un’altra nel

1920/1921 che provoco 5 milioni di

morti su una popolazione di allora

130nmilioni. L’anno del 1920 è quello in

cui l’armata rossa consegue le

importanti vittorie per la guerra civile

ma la situazione economica era catastrofica. La Russia era diventata un grande

paese autarchico, di fatto non aveva più commercio con l’estero, sia le

imporazioni che le esportazioni erano quasi azzerate. All’inizio del 1921 il

governo sovietico decise di cambiare la propria politica economica

abbandonando il comunismo di guerra a favore della NEP.

La Nuova Politica Economica (NEP): 1921-28

Il primo provvedimento della nep furono 44

- La reintroduzione di una nuova moneta per favorire la rinascita del

commercio monetario.

- Liberalizzazione e privatizzazione del commercio interno; i prezzi

furono lasciati liberi di formarsi secondo le leggi del mercato.

- Sostituzione delle requisizioni con un’imposta fissa (prima in natura e

poi in denaro); i contadini non furono più obbligati a conferire il loro raccolto

all’ammasso e di conseguenza anche le perquisizioni. Gli ammassi vennero

sostituirìti però da un’Imposta Fissa, (inizialmente in natura) una determinata

quantità di grano per ogni ettaro coltivato. L’importo delle requisizioni era

strettamente legato a quanto il contadino produceva perche ad eccezone di

poco grano per sussistenza e semina successiva il prodotto andava allo stato

quindi i contadini non avevano spiinta a produrre maggiormente. Ora con la

quota fissa tutto ciò che il contadino produce in aggiunta a ciò che deve pagare

per l’imposta fissa è a libera disposizione del contadino che può mangiarlo o

mettere sul mercato il suo prodotto. Ciò dava impulso agli scambi tra città e

campagna che non esistevano più in tempo di guerra.

Ristabilimento della proprietà privata delle terre e della possibilità di

-

assumere salariati ; tutti coloro che avevano accompagnato la redistribuzione

delle terre che aveva fatto seguito all’approvazione del decreto sulla terra.

Prima del 1921 con il decreto sulla terra il proprietario della terra era lo stato e i

contadni coltivavano piccoli appezzamenti come usufruttuari; ora i contadini

acquisiscono la proprietà giuridica delle proprie terre e posso trasmetterlo

amche agli eredi. I contadini ora possono anche ampliare il proprio gaudagno

assumento manodopera salariata. Dal 1925 fù consentito ai contadini anche di

prendere in affitto o comprare nuovi appezzamenti di terreno

Autonomia gestionale delle grandi imprese statali

- ; (imprese con più di

20 addetti). Con la nep le grandi industrie rimangno di proprietà statle tuttavia a

queste grandi insutrie viene concessa una maggiore autonomia gestionale

rispetto a prima. A queste industire viene però assegnato il compito di

perseguire un profitto di impresa e quindi di essere gestite per l’efficienza. Gli

operai ora sono de-militarizzati, viene eliminata la costrizione obbligatoria

donando maggior libertà sul mercato del lavoro russo. Venne riconosciuta

anche una certa economia ai sindacati russi dell’epoca rispetto alla direzione

delle imprese statli stesse. Le industrie possono fare contratti autonomamente e

fare esperienza economica. 45

Privatizzazione della piccola industria

- (imprese con meno di 21 addetti).

La piccola industria venne privatizzata in alcuni casi venendo restituite dallo

stato ai proprietari precedenti alla rivoluzione d’ottobre con in cambio una

consegna allo stato di una quota della produzione. In altri casi queste piccole

industrie furono vendute dallo stato a nuovi acquirenti. Nel complesso però le

piccole industrie privatizzate occupavano solo il 12% degli adetti all’industria

russa e fornivano appena il 5% dell produzione indistriale dell’epoca (problema

poco sviluppata e poco presente rispetto alla grande industria, problema che

persiste anche oggi).

- Privatizzazione del commercio interno. Qui il peso della piccola impresa

era molto maggiore che nell’industria. Nel commercio interno privatizzare tutte

le imprese con meno di 21 addetti significava privatizzare la quasi totalità del

commercio russo (90%). Inoltre venne approvata una legge poi rivelatasi

fallimentare sulle concessioni. Nell’anno della nep venne approvata questa

legge che consentiva alle imprese straniere di ottenere specuali richieste per lo

sfuttamento delle risorse naturali del paese. L’obbiettivo era di attirare caapitali

e tecnologia dall’estero (soprattutto si puntava all’occidente). Nonostante la

presenza di questa legge quasi nessun investitore occidentale investì in russia

perché il governo sovietico dopo la rivoluzione d’ottobre aveva ripudiato il debito

estero del precedente regime zarista. Lo stato zarista si era finanziato

collocando i propri titoli di stato sotto investitori stranieri e durante gli untimi

15/20 anni del regime il debito pubblico della russia era cresciuto ed essendo

questi titoli posseduti da investitori occidentali al momento della ripudiazione del

debito estero maturato da parte del governo sovietico si trovarono con titoli

russi senza valore; pe questo gli investitori occidentali non si fidarono.

La nep rapprentò un sistema originale di economia mista nel quale accanto a

mantenimento di un grande settore di proprietà statale dell’economia (grande

idustria, banche e commercio estero) accanto a cui fù creato un

importantissimo settore privato dell’economia (agricoltura, piccola industria,

gran parte del commercio interno).

Risultati della NEP

La nep aveva consentito da un lato una rapida ripresa dell’economia sovietica

che aveva raggiunto e in alcuni settori superato l’economia dell’ante-guerra.

Nonostante questa buona ripresa però il ritardo tecnologico dell’Urss era 46

aumentato negli anni 20 il divario tra l’economia sovietica e gli altri paesi

occidentali soprattutto nello sviluppo dei settori trainanti della seconda

rivoluzione industriali che erano quelli dell’industria pesante.

Da una parte il governo sovietico avrebbe voluto accelerare il tasso di sviluppo

di questi settori tecnologicamente più avanzati; tuttavia questo richiedeva

ingenti investimenti che potevano essere realizzati soltanto a spese del tenore

di vita dei contadini, dirottando un ammontare ingente di risorse dalle

campagne e dai consumi dei contadini alll’accumulazione di capitale

all’investimetno in questi nuovi settori con tutti i rischi che questo comportava. Il

trasferimento di risorse poteva avere luogo solo attraverso il meccanismo dei

prezzi, ovvero fissando dei prodotti molto bassi per i prodotti agricoli e prezzi

molto alti per i prodotti industriali. Una politica di questo ripo poteva però

incontrare l’opposizione dei contadini. Qui va osservato che la redistribuzione

delle terre attuata subito dopo la rivoluzione d’ottobre aveva portato ad un

radicale cambiamento nella struttura della proprietà terriera a conseguenza di

cui era scoparsa la grande proprietà fondare; ora la proprietà della terra era

divisa in circa 25 milioni di piccoli poderi ciascuno dei quali era condotto da una

famiglia coltivatrice. Una quota rilevante della produzione di cereali prima della

Prima Guerra mondiale era uno dei maggiori esporrtatori di cereali da cui

ricavava delle entrate in valuta occidentale (principalmente £) che utilizzava per

importare prodotti di ogni tipo. Una delle conseguenze della rivoluzione

d’ottobre fù il precipitare della russia in un isolamento dall’economia mondiale, i

rapporti tra russia e resto del mondo si contrassero notevolmente. Uno cei

motivi per cui le relazioni dell’unione sovietica con l’estero si ridussero così

tabto fù il diverso coportamento di queste milioni di piccole aziende contadine

che era molto diverso da quello delle aziende nobiliari precedenti. Queste

piccole ziende contadine post-rivoluzione erano aziende olto arretrate dal punto

di vista tecnico e avevano una modestissima dotazione di capitali e tendevano

all’autosufficenza portando sul mercato una quota della loro produzione che era

molto più bassa (la quantità di cereali portati sul mercato era due volte inferiore

rispetto al 1913, non usavano concimi chimici,a evevano pochi capi di bestiame

per superficie coltivata, non avevano fornza meccanica, gli attrezzi erano molto

arretrati nel 1927 il 40% degli aratri era in legno). La tendenza

all’autosufficienza dei contadini costituivaun duplice problema per il governo

sovietico, i contadini non erano spinti a vendere i loro prodotti,

l’approvigionamento di città ed esercito era sempre a rischio ed era

particolarmente problematico estrarre dalle campagne quelle risorse che il

governo avrebbe voluto indirizzare agli investimenti industriali. Il governo 47

lanciava una sua campagna per gli ammassi statali ossia c’erano una serie di

magazzini di proprietà statale o gestiti da coperatuve che lavoravano per lo

stato che lanciava un offerta ai contadini per acquistare il grano raccolto (nep

no comunismo di guerra, ammassi non obbligatori ma volontari che deve

pagare un imposta fissa che nel 1924 passa da imposta in natura a in denaro) .

Se l’offerta era ritenuta dal contadino troppo bassa questo vendeva sul mercato

gli altri prodotti della produzione diversi dai cereali (allevamento e colture

industriali) che avevano un prezzo più alto in quanto i prodotti industriali erano

cari e rari, mentre aspettava che i prezzi pagati dallo stato per i cereali si

alzassero; I contadini non vendevano il grano in autunno allo stato, ma

aspettavano che lo stato aumentasse l’offerta per assicurare

approvigionamento a città ed esercito. Passato l’inverno dove il contadino

teneva il grano nel granaio la primavera successiva lo vendeva a prezzi molto

più alti sul libero mercato.

Questo problema è divenuto noto come “Crisi delle Forbice”per significare

che gli ammassi statali rischiavano di fallire perché si era creata una “forbice”

tra gli alti prezzi dei beni industriali e quelli bassi dei prodotti dell’agricoltura. In

presenza di questa crisi delle forbice che rischiava di mettere alla fame le città

durante la dura stagione invernale russa poteva essere risolta abbassando i

prezzi dei prodotti industriali

o aumentando i prezzi dei

prodotti agricoli; a volte

usato uno e a volte l’altro, in

ogni caso il risultato di

questa vicenda anche se la

forbice veniva risolta

risultava evidente che la nep

poteva funzionare soltanto al

prezzo di costringere lo stato

ad abbandonare il suo

disegno di accelerare la

crescita dei settori

tecnologicamente più

avanzati. Per funzionare la nep inoltre necessitava di un espansione dei bisogni

dei contadini; che i contadini vendessero i propri prodotti per avere redditi

elevati ed esprimere una domanda di beni di consumo elevata perciò la nep

avrebbe dovuto concentrare le proprie risorse soprattutto nello sviluppo di quei

settori industriali che producevano quei beni di consiìumo maggiormente 48

richiesti dai contadini. Il modello prefigurato dalla nep avrebbe avuto come

risultato un industrializzazione trainata dall’industria leggera che produceva i

beni di consumo richiesti dai contadini con la conseguenza che questo avrebbe

allargato ancora di più il divario tra l’unione sovietica e i maggiori paesi

occidentali che avevano già sviuppato una prorpia industria pesante. 49

Lenin muore nel gennaio del 1924 e dopo la sua morte inizia una lotta per il

potere, alla fine degli anni 20 si impone Stalin, stalin decide di abbamdonare la

nep e di installare un sistema economico differente,

sostituendola con un sistema di economia pianificata

di comando divisa in piani quinquiennali. Un sistema

in cui le relazioni tra le imprese erano organizzate su

scambi di mercato, tutti i mezzi di produzione furono

resi di proprietà statale e in cui il mercato stesso

venne abolito e la distribuzione delle risorse era

distribuita interamente dallo

stato sulla base di piani di

sviluppo di durata

quinquiennale. La prima decisone presa da stalin fu la

colletivizzazione dell’agricoltura. La collettivizzazione

dell’agricoltura era che i contadini furono espropriati dalle loro terre che vennero

assegnate dallo stato a grandi fattorie collettive di due tipi i Kolchoz e i

Sovchoz. I sovchoz erano grandi aziende agricole direttamente di proprietà

statale e i contadini erano dei dipendenti pubblici. I kolchoz erano formalmente

l’aggregazione fatta di alcuni contadini in piccole cooperative, erano più piccoli

dei sovchoz ma più grandi degli appezzamenti posseduti dai singoli contadini,

l’idea era che queste cooperative potessero aumentare la produzione di

agricoltura attraverso la modernizzazione dei processi. Lo stato dovette però

debellare una strema resistenza dei contadini che non volevano essere

espropriatai dai loro terreni e divetare o dipendenti pubblici o degli operai. Di

fronte alla decisione dello stato molti contadini macellarono il bestiame e molti

preferiroono bruciare il grano e gli attrezzi agricoli. Il governo scatenò una dura

repressione contro questi contadini che furono in molti casi arrestati, mandati in

siberia e/o nei campi di concentramento. Questo potò una grande caduta della

produzione agricola in unione sovietica. Il settore agricolo che prima era privato

diventa pubblico e lo stato riesce ad eassicurarsi i controllo degli scambi tra

campagna e città, può costringere i sovchoz e i kolhcoz a vendere allo stato il

grano a un prezzo stabilito. I contadini che rifiutavano di entrare nei solchoz e

kolchov non potevano neanche migrare verso nuovi luoghi a causa di un

sistema di passaporti interni (es ucraina 1933). L’unione sovietica in questi anni

esportava cereali in occidente.

Insieme alla collettivizzazione dell’agricoltura stalin cecide di rinazionalizzazione

della piccola industria e del commercio interno eliminando il settore privato

anche qui. Al tempo stesso stalin impose una ruguda pianificazione 50

centralizzata della produzione industriale. Nel 1929 l’unione sovietica lanciò il

suo primo piano quinquiennale, il primo dei tre redatti tra il 1929 e il 1939. Due

di questi furono completati mentre il terzo iniziato nel 1939 fù interrotto nel 1941

a causa dell’attacco della germania. I piani quinquennali davano priorità a un

rapido sviluppo dell’industria pesante (siderurgia, produzione beni strumentali).

L’unione sovietica si sentiva accerchiata e miancciata dai paesi capitalistici

(paura che si accrebbe dopo che hitler al potere nel 1933) percui l’unione

sovietica sentiva di dover lottare contro il tempo per produrre nel giro di 10 anni

un adeguato sistema insustriale che fosse in grado di assicurare la difesa del

paese nel caso in cui fosse stato attaccato dai paesi capitalisti. La stessa

gestione dell’agricoltura puntava allo sviluppo dell’industrializzazione, essa fù

fealizzata in gran parte importando i macchiari e le tecnologie più moderne

dall’occidente, in particolare dagli stati uniti.

Questi macchinari sarebbero stati poi utilizzati dall’unionione sovietica per

attuare il proprio sviluppo industriale. I piani quinquiennali stabilivano per

l’economia nazionale nel suo complesso per ciascun settore produttivo e per

ciascuna fabbrica gli obbiettivi di produzione di quantità di materie prime e di

semilavorati occorrenti al processo produttivo nonché i prezzi di tutti questi

prodotti, i prezzi di mercato furono aboliti e furono sostitutiti da prezzi stabiliti in

via amministrativa dallo stato stesso (prezzi politici). Da quel momento i prezzi

persero ogni legame con i costi di produzione e con la scarsità o la abbondanza

relativa dei prodotti. Questo consenti negli anni 30 all’unione sovieica di

aumentare la propria produzione industriale di due volte/ e mezzo; a

quell’epoca grazie al sistema dell’economia

pianificata l’unione sovietica fù l’unico paese al

mondo a non essere colpita dalla grande

depressione. Ciò rese il sistema dell’economia

pianificata molto popolare anche in occidente, a

molti osservatori sembrò che a differenza del

capitalismo l’eco pianificata fosse in grado di

sottrarsi al rischio delle crisi economiche e di

assicurare una crescita uno sviluppo ininterrotto.

Premia i settori che producono beni e non beni di

consumo, a lungo andare questa scelta di concentrare le risorse in beni

intermedi ha finito di legittimare il sistema stesso rispetto ai cittadini.

DIFFERENZA TRA UNIONE SOVIETICA E RUSSIA 51

Al momento dello scoppio della Prima Guera Mondiale quindi nel momento

Russia

dello scoppio della rivoluzione d’ottobre si parla di ossia lo Zar della

russia era a capo di un impero che si chiamava impero russo che gli zar

avevano progressivamente allargato neltempo. Il punto è che le popolazioni che

vivevano all’interno dell’impero russo non erano tutte russe, molte di queste

neanche cristiane (anche minoranze musulmane). Dopo la fine della Guerra

Civile quando i comunisti riconquistarono i teritori dell’ex impero russo decisero

nel 1922 una riorganizzazione dello stato che desse un riconoscimento

maggiore alle nazionalità non russe. La Russia viene trasformata in uno stato

federale di 15 repubbliche delle qualli soltanto una quella più grande era la

Unione delle

Repubblica Russa più altre 14 repubbliche non russe, ovvero

Repubbliche Socialiste Sovietiche . L’autonomia delle repubbliche non

russe era solo formale, in pratica l’unione aveva una gestione centralizzata nell

mani del partito comunista dell’unione sovietica. Alla fine degli anni 80 la

leadership di Gorbaciov ha fatto un

processo di liberalizazione dell’unione

sovieica che porta al governo di alcune

repubbliche alcuni governi non comunisti.

Nel 1991 le repubbliche dell’Unione

Sovietica raggiungono una accordo per lo

scogiemento della federazione in base al

quale le 15 repubbliche sarebbero

diventate 15 stati autonomi e indipendenti il

principale dei quali è la Russia di oggi. E’ quindi corretto parlare di Russia sino

al dicembre del 1922 e a partire dal dicembre del 1991 mentre nel periodo dal

dicembre del 1922 al dicembre del 1991 è corretto parlare di Unione Sovietica

(Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) come unione federale di 15

repubbliche.

Il Sistema Monetario Internazionale

Intorno alla metà del diciassettesimo secolo le monete in circolazione erano

quasi 52

esclusivamente o esclusivamente metalliche, soprattutto oro, argento e rame ed

erano utilizzate per i pagamenti dai più ingenti ((oro) ai più minuti (rame). Il

valore della moneta era definito dal valore della quantità di metallo prezioso in

essa incorporato. Nel XVIII secolo i sistemi monetari erano tre:

Monometallismo argenteo (silver standard);

– Monometallismo aureo (gold standard);

– Bimetallismo.

Dire che un paese adotta il Monometallismo argenteo significa che in quel

paese alla base dell’economia c’era l’argento, mentre dire che adottava il

Monometallismo aureo significava che in quel paese alla base dell’economia

c’era l’oro. Ciò non significava che nel paese circolassero solo monete d’oro o

solo monete d’argento, ma che in quel paese soltanto l’argento godeva di libero

conio e aveva potere liberatorio illimitato. Dire che un paese adottava il

Bimetallismo (portogallo) di conseguenza significava che l’economia di quel

paese era basata sia sull’oro che sull’argento e che entrambi godevano del

libero conio e del potere liberatorio illimitato.

Il libero conio significa che anche i privati che possiedono dell’argento/oro non

monetato possono recarsi alla zecca dello stato, consegnare l’argento/oro e

farlo coniare, ottenendo l’equivalente in moneta (escluse spese di fabbricazione

ed eventuali tasse). Il potere liberatorio illimitato invece significa che la

moneta di argento/oro può essere utilizzata per effettuare qualsiasi pagamento

senza poter essere rifiutata. Accadde poi nella seconda metà del 600 le monete

metalliche iniziarono a rivelarsi insufficienti per il commercio globale per cui

alcune banche chiamate poi banche di emissione o istituti di emissione

creassero un nuovo tipo di moneta, la banconota o moneta cartacea. Queste

banche di emissione non disponendo di una quantità sufficiente di monete

metalliche incominciarono a consegnare a chi chiedeva delle somme in prestito

dei propri biglietti di carta con la promessa di cambiare questi biglietti di carta in

monete metalliche ad ogni richiesta dei loro possessori. Le banche poterono

emettere un ammontare di monete cartacee di importo superiore all’ammontare

del valore delle monete metalliche che queste banche tenevano nei propri

forzieri come riserva a garanzia della conversione delle banconote emesse. In

questo modo, potendo emettere banconote per un valore superiore a quello

delle monete metalliche di riserva queste banche di emissione riuscirono ad

aumentare il volume della moneta in circolazione in misura maggiore di quanto

la mera disponibilità di metalli preziosi avrebbe consentito di fare. L’esperienza

53

mostrò che una riserva di monete metalliche pari all’incirca al 40% del valoro

dei biglietti emessi era sufficiente a garantire la conversione dei biglietti per i

quali normalmente veniva richiesto il cambio. All’inizio le banconote circolavano

a corso fiduciario, ovvero sotto la promessa della banca di convertire le

banconote in monete. Prima in Inghilterra poi in altri paesi queste banconote

ottennero anche il corso legale ovvero il potere riconosciuto dalla legge come

mezzo di pagamento senza che nessuno potesse rifiutarle. All’inizio nel corso

del 700 la maggioranza dei paesi europei adottava il bimetallismo e il primo a

passare al mono metallismo aureo fu l’Inghilterra. Ciò che portò l’Inghilterra ad

adottare il gold standard inizia quando nel 600 in Brasile colonia portoghese

viene trovato l’oro. L’oro estratto in Brasile veniva in gran parte trasferito in

portogallo. Nel 1703 venne firmato un trattato commerciale tra l’Inghilterra e il

Portogallo che diminuì le sulle esportazioni dei vini portoghesi in Inghilterra e le

tariffe doganali per le esportazioni dei manufatti inglesi in Portogallo. Con lo

sviluppo della rivoluzione industriale in Inghilterra accadde che il valore delle

importazioni manifatturiere in portogallo superasse di moto il valore delle

esportazioni Portoghesi in Inghilterra e saldava la differenza in Oro. Questa

situazione portò un costante flusso di oro in Inghilterra che al tempo stesso

aveva un disavanzo nel proprio bilancio commerciale importava dalla Cina più

di quanto non riuscisse ad esportare in Cina che a quell’epoca adottava il

monometallismo argenteo. L’Inghilterra pertanto saldava il disavanzo

trasferendo l’argento in Cina. Pertanto in Inghilterra si diffuse la coniazione delle

monete d’roro e diminuì quella delle monete d’argento; una legge del 1774

limitava l’uso delle monete d’argento in Inghilterra ai pagamenti di importo

inferiore a 25 stelline. Alla fine del 700 l’Inghilterra fu coinvolta nelle guerre

napoleoniche e per finanziarle l’Inghilterra adotta il corso forzoso ovvero

sospende la convertibilità delle banconote emesse dalla banca d’Inghilterra in

moneta metallica. Terminate le guerre contro napoleone venne abolito anche il

corso forzoso. Nel 1821 quando viene ripristinata la convertibilità della

banconota in moneta metallica l’Inghilterra decide di adottare il monometallismo

aureo. Si pensava che il Gold standard avesse aiutato a stabilire il primato

dell’Inghilterra nell’economia mondiale. Il bimetallismo dopo il 1870 venne

abbandonato da tutti i principali paesi europei e alcuni paesi extra-europei che

passarono uno dopo l’altro. Successivamente il Gold standard è adottato dalla

Germania nel 1873, nel momento della nascita del 2° Reich nato

dall’allargamento della Prussia che abbandona il bimetallismo a favore del Gold

Standard anche per un atto di sfida. Non è un caso che nel trattato di pace tra

Francia e Germania dopo le Guerre Franco-Prussiane la Germania richiede

come pagamento dell’oro per garantire la convertibilità in oro della nuova 54

moneta che il neonato Impero tedesco adottava. Il Tallero Prussiano viene

abbandonato a favore del Marco. A loro volta adottano il Gold Standard la

Francia e il Belgio nel 1878, l’Italia nel 1883, Austria-Ungheria nel 1892, Russia

e Giappone nel 1897 e gli USA nel 1900.

Il gold standard è un sistema monetario caratterizzato

da cambi fissi tra le monete che vi aderivano poiché il

valore di tutte le divise che vi aderiscono è legato

all’oro ossia il tasso di cambio tra le varie monete

dipendeva dal contenuto di oro di ciascuna di esse e

questo valeva anche quando si utilizzavano le banconote. Le banconote erano

convertibili in oro sulla base di un rapporto di conversione stabilito dalla legge.

Questo dava un importante beneficio agli occhi degli operatori economici

dell’epoca poiché un sistema di cambi fissi agevolava il commercio a livello

internazionale tra i vari paesi e lo spostamento di capitali poiché eliminava il

rischio di cambio, gli operatori potevano valutare i rischi secondo cambi stabili

tra le monete.

Esempio: si supponga che un francese investa 1,9 milioni di franchi in Germania, questo 1,9

milioni di franchi equivale a un milione di marchi (tasso di cambio attuale). Supponiamo che il

francese guadagni 100.000 marchi e il suo capitale aumenta a 1,1 milioni di marchi.

Supponiamo che egli voglia riportare i soldi in Francia ma che ci sia un sistema di cambio

flessibile, è possibile che il valore del marco sia diminuito rispetto al valore che aveva quando

questo francese aveva trasferito i suoi soldi dalla Francia alla Germania e che l’equivalente in

franchi sarebbe 1,8 milioni di franchi ovvero meno della somma iniziale.

Il gold standard classic o classico che si forma dopo guerra franco prussiana

dura fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Con lo scoppio della prima

guerra mondiale tutti i paesi belligeranti e anche quelli neutrali dichiarano

l’inconvertibilità dei biglietti di banca per evitare la corsa del pubblico agli

sportelli per cambiare le banconote in monete metalliche. Questo comporta la

fine del gold standard. La Prima Guerra Mondiale termina al 1918 e dopo si ci

pone il problema di ricostituire il sistema monetario internazionale di cambi fissi,

a cui sono favorevoli quasi tutti i paesi a causa dei vantaggi che portava. E’

però impossibile al gold standard che vigeva prima della prima guerra mondiale

perché la quantità di banconote in circolazione in tutti i principali paesi era

cresciuta enormemente durante gli anni della guerra e quindi molti paesi non

disponevano di riserve auree sufficienti per garantire la convertibilità delle

banconote. La soluzione al problema di ricostituire il sistema internazionale dei

cambi fissi che fosse legato all’oro ma che non fosse il gold standard venne

trovata alla Conferenza monetaria internazionale di Genova svolta nel 1922 che

55

decise l’introduzione di un nuovo

sistema monetario internazionale

gold

che prese il nome dei

exchange standard. Il Gold

exchange standard di differenzia

dal gold standard poiché nel

secondo tutte le divise sono

convertibili in oro nel primo non

sono più tutte le divise ma solo le

divise chiave, ovvero quelle dei

paesi principali. Alla conferenza di

Genova si incardina su due divise

chiave: il Dollaro $ e la Sterlina £.

Tutte le altre divise sono convertibili in divise chiave attraverso un tasso di

cambio ma non direttamente in oro. In questo modo le riserve dei paesi diversi

dai paesi le cui divise sono divise chiave possono consistere anche e

soprattutto di riserve in divise chiave. L’Inghilterra abolisce 1919 il corso forzoso

nel 1925 e ripristina la convertibilità aurea della sterlina in oro con lo stesso

cambio che vigeva prima della seconda guerra mondiale (ora sterlina

sopravvalutata secondo Keynes) per cui presto questo viene abbandonato solo

dopo 6 anni nel 1931 anche a seguito della grande depressione (sospensione

della convertibilità della sterlina in oro) e infine la sospensione della

convertibilità interna del dollaro in oro anche negli USA per gli stessi motivi nel

1933. L’ultimo stato a svalutare è la Francia che è anche l’ultima a ripartire. Gli

anni 30 vedono il collasso del Golden Exchange Standard che vedono la

sospensione della convertibilità aurea di tutte le divise, un ritorno a un sistema

di cambi flessibili e una crisi economica e del commercio mondiale. Tra la Prima

Guerra Mondiale e la fine degli anni 40’ furono create alcune istituzioni

economiche che svolsero un ruolo molto importante nelle vicende dell’economia

internazionale dal 1945 fino ai giorni nostri.

La conferenza monetaria internazionale di Bretton Woods

Il problema di ricostituire un sistema monetario internazionale si pone alla fine

1944

della Seconda Guerra Mondiale. Nell’estate del si svolge una nuova

Bretton Woods

conferenza internazionale negli Stati Uniti presso a cui

parteciparono 45 paesi (44 più Unione Sovietica come semplice osservatore,

poi si rifiuta di entrare nel nuovo sistema monetario internazionale qui creato).

Siamo nel Luglio del 1944 quindi era già accaduto lo sbarco in Normandia e si

56

sapevano già le sorti della guerra per cui i paesi vincitori organizzarono la

conferenza per creare il nuovo sistema monetario internazionale che sarebbe

entrato in vigore dopo la Seconda Guerra Mondiale. La delegazione

dell’Inghilterra era guidata da Keynes ma la conferenza seguì più le proposte

degli Stati Uniti che i le sue mettendolo in minoranza. Qui viene ideato il

sistema monetario di Bretton Woods.

sistema monetario di Bretton Woods

Il entrato in vigore nel 1944 fino al

1971 è basato su 5 principi:

Convertibilità a due stadi ; Bisogna ricostituire su basi più solide il Gold

1. Exchange Standard. Questo si attua decidendo che le divise chiave

(dollaro e sterlina) sono convertibili in oro. Le altre divise sono convertibili

nelle divise chiave, ma non direttamente in oro. Tuttavia il tentativo di

ripristinare la convertibilità aurea fallisce nel 1947 quando il governo

inglese dichiara la non convertibilità della sterlina e si trasforma in Gold

Dollar Standard nel 1947.

Dal 1947 Gold Dollar Standard ; Vi è ora una sola divisa ovvero il

2 dollar. Il dollaro è la

moneta che viene usata

per finanziare gli scambi

internazionali. Tutte le

altre divise sono

convertibili in Dollari

secondo i tassi di cambio

Cambi fissi ma

3 aggiustabili; Le valute non chiave erano convertibili nelle divise chiave in

base ad un rapporto fisso (1$ = 625 lire) – il rapporto di cambio non

poteva fluttuare a seconda della domanda e dell’offerta perchè era un

sistema di cambi fissi. Una banda compresa tra l’1%

Se il valore scendeva al di sotto della banda concordata, la banca

centrale del paese in oggetto doveva intervenire per importare il corso

della moneta all’interno della banda di oscillazione prevista dall’accordo.

Deve vendere una parte dei dollari che teneva nelle proprie riserve per

comprare la propria valuta sostenendo quindi il corso della lira rispetto al

57

dollaro (rivedi). Tuttavia può

anche capitare che nonostante

l’intervento della banca del

paese non si riesca a riportare il

costo della valuta all’interno

della fascia di oscillazione

concordata. LE riserve di dollari

però non sono illimitate quindi a

questo punto il sistema di

Bretton Woods prevedeva

l’intervento di un’organizzazione che non esisteva durante la conferenza

di Genova, la cui creazione viene decisa proprio dalla stessa conferenza

di Bretton Woods ovvero:

Costituzione di un fondo di aiuto reciproco: il Fondo Monetario

4 Internazionale (FMI); Un fondo di aiuto reciproco per i paesi aderenti.

Per diventare parte del Fondo Monetario Internazionale un paese doveva

dichiarare una parità centrale della sua valuta rispetto al dollaro e

impegnarsi a difenderla (oscillazione dell’1% rispetto al dollaro, pagare

una quota di ammissione che doveva essere pagata per ¼ in oro e per ¾

in valuta nazionale. Come si determinava l’ammontare della quota? Le

quote venivano calcolate in baso al peso economico del paese in oggetto,

considerando 2 variabili: La prima era il valore del cosiddetto prodotto

interno lordo del paese in oggetto (valore complessivo di tutti i beni e

servizi che il paese produceva al suo interno); La seconda era il peso del

paese in oggetto sull’economia mondiale, più specificatamente sulle

esportazioni mondiali. La quota era importante al fine di decidere il valore

dei diritti di voto, il sistema infatti non era democratico (una persona = un

voto) ma i voti sono proporzionali alla quota di adesione pagata. Gli stati

uniti da soli esprimevano il 35% di voti. Oggi un gruppo ristretto di paesi

ricchi detiene la maggioranza dei diritti di voto che in questo modo

riescono a controllare il fondo stesso.

All’inizio venne fondato per fornire prestiti a breve termine ai paesi che si

trovavano ad affrontare delle difficoltà considerate passeggere sul

mercato dei cambi. Può essere che il paese dopo breve tempo riesca a

riportare il corso della valuta all0interno della banda di oscillazione del + o

– 1% e che riuscirà a restituire il prestito. Nel caso invece della situazione

58

estrema che si verificava molto raramente per la quale anche in presenza

del prestito del fondo monetario inter nazionale il pese non riesce a di

difendere la parità centrale e riportare il corso della propria moneta

all’interno della banda concordata, in questo caso il paese si trova in

grande difficoltà e il pese può aprire

un ulteriore negoziato con il fondo

monetario internazionale e chiedere

un riallineamento della propria

parità, una svalutazione della parità

centrale. Il paese non poteva

decidere la svalutazione in maniera

unilaterale (si ricordavano i danni

che svalutazioni competitive

avevano portato negli anni trenta).

La Banca Mondiale

5 l Dollar Standard (1971-)

Il 15 agosto 1971 il presidente

americano Richard M. Nixon

dichiara la sospensione della

convertibilità del dollaro in oro; da

quel momento il dollaro fu lasciato

svalutare liberamente sul mercato

dei cambi. Da questo momento

accadono due cose:

Da quel momento la

moneta perde ogni legame con l’oro; o con qualsiasi merce o metallo

prezioso. Fino ad ora il valore della moneta stava progressivamente

slegandosi al valore della merce utilizzata per fabbricare la moneta e il 15

agosto del 1971 si spezza definitivamente; da ora la moneta è

esclusivamente una moneta simbolo il cui valore deriva esclusivamente

dall’atto legale dello stato che ne stabilisce il potere liberatorio illimitato

all’interno del paese in oggetto. 59

Si passa ad un sistema di cambi flessibili (fluttuanti) che dura tutt’ora;

• da ora i tassi di cambio fluttuano in base all’andamento della domanda e

dell’offerta della moneta in oggetto.

Il mondo passa quindi al Dollar Standard: il dollaro (non più legato e convertibile

in oro) ha continuato ad essere la valuta utilizzata per il pagamento delle

transazioni internazionali e la moneta di riserva delle banche centrali di tutti i

paesi.

Il secondo accordo internazionale fu il GATT (General Agreement on Tariffs

and Trade) – un accordo generale stipulato nel 1947 per promuovere gli il

commercio internazionale, fondato inizialmente da 23 paesi e per promuovere il

commercio internazionale si basa sul principio di non discriminazione che

trovava la propria espressione dell’adozione di quella che viene chiamata

Clausola della nazione più favorita. Abbassamento dei dazi doganali dai paesi

partecipanti su una gamma sempre più vasta di beni e successivamente di

servizi. Per assicurare il carattere multilaterale di queste riduzioni i paesi che

partecipavano si impegnavano ad adottare la clausola in base al quale se un

paese A riduce le sue tariffe di importazione sui prodotti del paese B tutti gli altri

paesi che esportano verso il paese a possono chiedere lo stesso trattamento

favorevole che A ha concesso a B. Naturalmente

In particolare una di queste eccezioni era prevista quando alcuni stati si

mettevano insieme per dare vita a delle unioni doganali o a delle aree di libero

scambio aventi un carattere regionale (esempio 1957 sei paesi europei hanno

creato un unione doganale il mercato comune europeo che prevedeva

l’abolizione in futuro dell’eliminazione dei dazi doganali nel mercato comune e

questi non erano obbligati a dare lo stesso trattamento a gli altri paesi aderenti

al GATT. Nel 1995 alla fine dell’Uruguay Round il Gatt viene sostituito dal Wto

(World Trade Organization) L’organizzazione mondiale del commercio.

Il Wto si è visto riconoscere una funzione aggiuntiva che il GATT non aveva

ovvero: Funge da tribunale arbitrale internazionale per dirimere le

– controversie commerciali tra i paesi aderenti. A cui anche gli Stati

Uniti si sono impegnati a rispettare le condizioni di questo.

Sovrintende agli accordi commerciali internazionali, sottoscritti dai

– paesi aderenti; 60

Il soggetto che negozia all’interno del WTO per l’unione europea e così

l’influenza è notevolmente maggiore rispetto ai singoli stati separati.

per poi trasformarsi nel 1995 nel WTO (world trade organization).

I VENTICINQUE ANNI D’ORO (Golden Age)

Detta anche età dell’oro fu il periodo che andò dal 1949 al 1973. Questo

periodo fu caratterizzato principalmente dal verificarsi di una crescita

economica senza precedenti. Mai fino ad allora l’economia (soprattutto

europea) era cresciuta a tassi e ritmi così elevati per un periodo altrettanto

elevato. Per esempio il PIL pro-capite (valore pro-capite della produzione totale

di beni e servizi) nei paesi sviluppati crebbe di 2,5 volte. Questi 25 anni di

crescita economica senza precedenti furono anche 25 anni di crescita

ininterrotta. Dopo il 1973 il mondo non ha più conosciuto tassi di crescita così

elevati. Questa crescita economica non fu uniforme tra le varie aree

dell’economia mondiale e tutti crebbero ma alcuni maggiormente e altri in modo

più contenuto. Il paese con il PIL più alto all’inizio dell’età dell’oro furono USA

che crebbero con un tasso medio pari al 2,1%; alla fine dell’età dell’oro gli Usa

erano ancora il paese con il più elevato PIL ma il loro vantaggio rispetto agli

altri si era ridotto. Il paese che durante questi anni crebbe maggiormente fu il

Giappone con un tasso medio annuo del 7,7%, partendo esso da PIL molto

basso.

Nel mezzo l’economia dell’Europa occidentale crebbe con un tasso medio

annuo del 3,6% con differenza tra un paese e l’altro, in particolare il tasso di

crescita + basso fu quello dell’Inghilterra (circa 2%) mentre il paese con i tassi +

alti fu la Germania (circa 7%). Alla fine dell’età dell’oro la Germania era ritornata

la maggiore e più importante economia europea. Anche l’Italia registrò una

performance senza precedenti con tassi medi annui di crescita del 5%. Gli Stati

uniti 2.2% all’anno e L’Inghilterra del 3% all’anno.

Quali furono le cause principali?

Trasferimento del modello Taylor-fordista di organizzazione del

o lavoro dagli Usa all’Europa occidentale; sino alla Seconda Guerra

Mondiale questo si era sviluppato soprattutto negli Stati Uniti. In Europa

questi meccanismi si conoscevano ma i mercati interni dei paesi europei

avevano una dimensione troppo limitata per assorbire gli enormi volumi di

61

produzione che il sistema Taylor-Fordista della produzione di massa.

Dopo la seconda guerra mondiale i vari paesi europei terminata la

ricostruzione incominciano a crescere e a stipulare degli accordi che

portano in alcuni anni alla formazione di un mercato comune Europeo. Il

mercato rilevante incomincia a diventare il mercato europeo e non più

solamente quello nazionale, le aziende iniziano ad attrezzarsi per poterlo

fornire e trovano conveniente adottare anche loro il sistema di

organizzazione del lavoro (produzione di massa). Questa situazione funge

da una parte come generatore di una crescita europea e innesca un

profondo e rapido cambiamento nei metodi di consumo portando anche in

Europa La società dei consumi di massa; Una nuova serie di beni di

consumo durevole che cambia lo stile di vita della società l’automobile

(diventa un bene accessibile ad un numero sempre più vasto di famiglie,

alla fine della Golden Age tutte le famiglie hanno almeno un automobile),

la televisione, gli elettrodomestici (Gianni Morandi andavo ai 100 all’ora a

metà della Golden Age).

Economia mista; Si afferma un sistema dove la politica degli stati si

o ispira alla teoria Keynesiana che predica un intervento dello stato molto

più attivo nell’economia. Di quello antecedente agli anni 30. Le classi

dirigenti dell’età dell’oro erano consapevoli che la crisi degli anni trenta

era stata causata dal fallimento di un libero mercato senza freni, pertanto

per evitare il ripetersi di un’altra crisi le classi dirigenti occidentali

ritenevano che il funzionamento del mercato andasse controllato dallo

stato attraverso la spesa pubblica in disavanzo per perseguire la piena

occupazione. Il governo aumenta la spesa pubblica finanziata in

disavanzo per immettere nell’economia un quantitativo di domanda

aggiuntiva che consente all’economia di avvicinarsi alla piena

occupazione in funzione anticiclica, quando l’economia tende

naturalmente alla piena occupazione lo stato utilizza la spesa pubblica in

disavanzo in funzione anticiclica. Questa azione di stabilizzazione spiega

perché per un periodo così lungo non vi siano state recessioni.

La politica dei redditi; La politica dei redditi indica quello che era una

o sorta di patto sociale contratto dai 3 principali attori dell’economia ovvero

lo stato, i sindacati dei lavoratori e le imprese. tutta una serie di

concessioni reciproche. Nell’ambito della politica dei redditi sindacati

accettavano la moderazione salariale ovvero di non avanzare delle

rivendicazioni salariali demagogiche ma cercavano di legare gli aumenti

salariali agli aumenti della produttività delle imprese. Questa circostanza

62

consentiva alle imprese di ottenere dei buoni profitti. Le imprese si

impegnavano ad investire i propri profitti nell’azienda, per allargare la

base produttiva creando in tal modo nuovi posti di lavoro. Il governo

intanto è contento che l’economia cresca molto, più l’economia cresce più

sale la base imponibile delle imposte. I politici però devono dare in cambio

agli altri attori ovvero il Walfare o Stato Sociale, un sistema di assistenza

sociale per i cittadini “dalla culla alla tomba” (ospedali, scuole, pensioni).

L’economia internazionale

1973-2008

Dopo il 1973 si ha un rallentamento della crescita economia;

o Aumento della disoccupazione;

o Dal keynesismo al neo-liberismo;

o La globalizzazione

o

Vengono a meno anche una serie di condizioni come il baso prezzo delle

materie prime. L’età dell’oro ebbe seguito in una situazione in cui le materie

prime costavano poco, soprattutto il petrolio, principale fonte di energia

consumata dalle economie industrializzate. Questa situazione permissiva viene

meno nei primi anni 70 quando si hanno i due shock petroliferi, due bruschi e

repentini aumenti del prezzo del petrolio. Il Primo Shock Petrolifero si

presenta nel 1973 quando in pochissimo tempo il prezzo del petrolio aumenta di

quattro volte a seguito della quarta guerra Arabo Israeliana che si svolge

nell’autunno del 1973 che vide Israele da una parte e Egitto e Siria dall’altra. I

maggiori esportatori di petrolio nel mondo solo l’Arabia saudita e , i paesi arabi

sostenevano l’Egitto e la Siria mentre i maggiori esportatori di petrolio ovvero gli

occidentali Israele. I maggiori esportatori di petrolio decisero l’aumento da 3 a

12 dollari al barile, ciò provocò un aumento dei prezzi di produzione per gli

occidentali che si tradusse in un prezzo maggiorato e di conseguenza ad una

diminuzione delle vendite. Sei anni dopo nel 1979 si verifica un nuovo brusco

aumento del prezzo del petrolio che aumenta di tre volte chiamato Secondo

Shock Petrolifero quando si verifica una rivoluzione in Iran dove l’Iran perse lo

Scià (Shah), l’imperatore dell’Iran a capo di una dittatura filo-americana

appoggiata dagli Stati Uniti. Il regime venne rovesciato da una rivoluzione

islamica che porta all’abbattimento dell’impero e all’instaurazione di un a

repubblica islamica all’epoca un regime anti-americano. Viene quindi

63

proclamato un embargo contro le esportazioni di petrolio del paese e di

conseguenza dell’embargo diminuì la quantità di petrolio offerta sul mercato

internazionale. A questi si aggiunge anche una crisi della politica dei redditi,

quel patto sociale tra governo, imprenditori e sindacati che era stata una delle

condizioni che aveva reso possibile alla lunga fase di crescita dell’età dell’oro di

avvenire in un clima di bassa inflazione (economia cresce ma prezzi rimangono

stabili a causa esistenza della politica dei redditi). Uno dei motivi per cui questa

viene a meno in molti paesi è l’inizio di un’ondata di contestazioni giovanili,

studentesche e a cui in alcuni paesi si legano anche ondate di scioperi conflitti

sindacali rendendo più difficile il perseguimento dell’accordo sociale.

Tra il 1973 il 2008 ci sono state altre quattro recessioni, più brevi e meno gravi

di quella attuale. La prima ha avuto luogo tra il 1974 e il 1975 dopo il primo

Shock Petrolifero, La seconda dopo il Secondo Shock Petrolifero ovvero tra il

1981 e il 1982, Una terza recessione si ha tra il 1992 e il 1993 e infine una

quarta recessione si ha dopo lo scoppio della bolla speculativa sui titoli

tecnologici tra il 2001 e il 2002.

Una novità che avviene dopo l’età dell’oro e che interessa tutti i paesi tra gli

anni 70 e 80 è la cosiddetta Iper Inflazione, una fase in cui quasi tutte le

economie capitaliste sono caratterizzate da un tasso di inflazione molto alto,

mai così alto in tempo di pace. Questi tassi di inflazione si erano già verificati

prima ma sempre connessi a gravi eventi bellici. Questa inflazione così elevata

negli anni 70 si accompagnò ad un fenomeno inedito che spiazzò gli economisti

del tempo. In passato si era verificata una

relazione inversa tra il tasso di inflazione e

il tasso di disoccupazione e vice versa. Si

è osservato che quando il tasso di

inflazione cresceva la disoccupazione

diminuiva e viceversa quando il taso di

inflazione diminuiva aumentava il tasso di

disoccupazione.

Questa relazione inversa era chiamata a quell’epoca la curva di Phillips. I

governi potevano disporre di uno strumento aggiuntivo di politica economica,

visto che era verificata questa relazione inversa i governi della Golden Age

potevano decidere attraverso la propria spesa pubblica in disavanzo la

combinazione considerata ottimale di disoccupazione e inflazione in base

all’obbiettivo di uno stato dovesse aumentare il bilancio statale in base alla

combinazione di tasso di inflazione e disoccupazione che volevano ottenere.

64

la curva

Dopo la Golden Age

di Phillips salta, questa

impennata del tasso di

disoccupazione negli anni

70/80 si accompagna non ad

una diminuzione ma a un

aumento del tasso di

disoccupazione che gli

economisti dell’epoca

chiamarono Stagflazione per

sottolineare la presenza di

elevata disoccupazione ed

elevata inflazione. Le teorie

Keynesiane furono sottoposte

a pesanti attacchi in quanto

inefficaci nel combattere la

Stagflazione; lo strumento

Keynesiano della manovra

della spesa pubblica in

disavanzo non funzionava per

affrontare questa crisi. Questo

fenomeno della Stagflazione

se prima quando l’economia entrava in crisi la disoccupazione aumentava e

quando tronava a crescere era accompagnata da una veloce ricomparsa

dell’occupazione.

In occidente ricompare la Disoccupazione Strutturale. A partire dagli anni 70

questi dati salgono più o meno ovunque. Una delle cause può essere trovata

nell’aumento delle donne che si presentano alla ricerca di un lavoro grazie alle

proteste femministe e all’inizio dell’emancipazione quindi diventa più difficile per

l’economia dare un impiego a tutti coloro che lo cercano. Un’altra causa è la

cosiddetta Disoccupazione Tecnologica, a partire dagli anni 70 si avviano nei

maggiori paesi occidentali dei processi di tecnologizzazione, le imprese

occidentali introducono nuove tecnologie che necessitano di molta meno

manodopera non specializzata provocando una forte diminuzione della richiesta

di manodopera non o poco qualificata. Questi che perdono il posto di lavoro

sono in gran parte maschi adulti in possesso di un basso livello d’Istruzione pe

cui è difficile per l’economia ricollocare questi lavoratori. 65

Crisi dei Bilanci Statali

Un’altra novità del dopo Golden Age è la . Dal 1975

aumentano i disavanzi dei bilanci statali a causa del rallentamento della crescita

economica e dell’aumento delle spese per i programmi sociali. Vi è una forte

diminuzione dei tassi di crescita del prodotto interno lordo che è ciò su cui si

basa la base imponibile delle imposte quindi più il PIL cresce più lo stato può

imporre tributi. Gli stati avevano comunque dei programmi che andavano

finanziati, soprattutto quelli dello stato sociale che continuava a crescere

trainata soprattutto dall’aumento della vecchiaia nella popolazione.

Allo stesso modo vi erano dei programmi sociali che finanziavano gli assegni

per i disoccupati o per quei lavoratori che perdevano il posto di lavoro. Tutti

questi fecero aumentare il disavanzo era più difficile per lo stato perché stante

la diminuzione del PIL era più difficile per gli stati avere delle entrate fiscali che

consentissero di finanziare questi programmi. Aumentarono i disavanzi e i

bilanci dello stato che vennero finanziati da un lato aumentando l’imposizione

fiscale con ad esempio il drenaggio fiscale (previste aliquote basato su reddito

nominale e non su quello reale, il reddito nominale aumenta molto come i prezzi

dei prodotti, il potere di acquisto è pari a prima ma agli occhi delle aliquote di

imposta era aumentato per cui era possibile che ad un certo punto tale reddito

nominale raggiungesse un importo in cui era disposta un aliquota superiore. E

con l’aumento del debito pubblico presentandosi sul mercato proponendo ai

risparmiatori titoli di debito pubblico che sarebbero usati per finanziare questi

programmi. L’aumento del disavanzo del bilancio statale portò con sé l’aumento

del debito pubblico con la conseguenza che in quasi tutti i paesi aumentarono le

richieste di incisive misure che diminuissero i disavanzi dei bilanci statali e

l’importo del debito pubblico degli stati. Si palesò una pressione crescente per

l’adesione di misure correttive per i problemi emersi.

Privatizzazione delle imprese pubbliche.

Iniziarono quindi ad essere avviati dei processi di privatizzazione di imprese

di proprietà dello stato, negli anni 80 il più massiccio programma di

privatizzazione delle imprese pubbliche è stato attuato dall’Inghilterra e il

ricavato fu utilizzato per abbattere il debito pubblico. Negli anni 90 il più

massiccio programma di privatizzazione delle imprese pubbliche fu attuato

dall’Italia ma intrapreso in maniera minore da quasi tutti i paesi. In molti paesi si

aggiungono i tagli alle spese sociali del welfare (sanità, istruzione, pensioni

etc..).

Questo problema della stagflazione e l’annesso problema del disavanzo e

dell’aumento del debito pubblico dà luogo ad un cambiamento di quello che

66

viene chiamato paradigma dominante di teoria economica. Ossia si verificò

l’opposto di ciò che avvenne dopo gli anni trenta, che videro l’abbandono delle

teorie neo liberiste a favore delle idee Keynesiane. Gli anni 70 videro una crisi

del pensiero economico keynesiano che venne progressivamente abbandonato

a favore di un ritorno al pensiero economico neoliberista (più diffuso anche

oggi) accompagnata sul piano delle politiche economiche dall’abbandono delle

politiche economiche Keynesiane e dall’adozione di politiche economiche

Neoliberiste. I neoliberisti imputarono i problemi prima elencati a un fallimento

delle politiche Keynesiane. Per i Keynesiani il mercato lasciato libero di

funzionare senza alcun controllo porta a dei disastri chiamati da Keynes

equilibri di sottoccupazione e quando accade si ha un fallimento del mercato

che può essere corretto solo con un intervento dello stato. I Neoliberisti invece

sottolineano i pericoli del fallimento dello stato e in particolare che negli anni 70

erano state proprio le teorie Keynesiane a portare la Stagflazione. Dietro a

questi due pensieri vi sono delle differenze ideologiche di fondo sull’economia.

I keynesiani : alti salari, pieno impiego e lo stato assistenziale

• sostengono la domanda aggregata che alimenta la crescita economica.

Fallimento del mercato: è la domanda complessiva che determina

l’offerta pertanto se l’economia si trova in una situazione di non piena

occupazione questo è dovuto ad un livello insufficiente della domanda. Se

l’economia vuole raggiungere la piena occupazione la politica economica

deve intervenire sulla domanda (economia della domanda).

I neoliberisti : le politiche keynesiane portano la spesa pubblica fuori

• controllo e sono la causa della stagflazione degli anni ‘70. Fallimento dello

stato: sostengono invece che l’offerta nel lungo periodo genera sempre

una domanda in grado di assorbirla. Le politiche economica in questo

caso devono essere delle politiche fatte dallo stato che agiscono sui fattori

e sugli elementi che influenzano il sistema economico dal lato dell’offerta.

Assicurare il buon funzionamento dei mercati (dei prodotti e del lavoro)

 eliminando gli ostacoli alla concorrenza;

Un po' in tutti gli stati si passa, a partire dall’avvento della Thatcher in

Inghilterra nel 79 e di Reagan negli Stati Uniti nell’80, all’abbandono le

politiche della domanda a favore delle politiche dell’offerta (supply side

67

economics), eliminando gli ostacoli che impediscono il buon funzionamento

dell’economia. Più concorrenza c’è sui mercati meglio è.

Liberalizzazione dei mercati (deregulation)

Da ora si riduce l’intervento dello stato verso gli operatori economici che così

sono più indotti ad affermarsi nel mercato. L’intervento dello stato

nell’economia è considerato dai neoliberisti come lesivo della libertà

dell’individuo.

Riduzione della pressione fiscale, soprattutto sui ricchi;

La politica economica deve ridurre quindi l’imposizione fiscale soprattutto sui

ricchi.

Riduzione della spesa pubblica, soprattutto per il welfare

Per rendere ciò possibile bisogna quindi diminuire le spese dello stato, in

particolare le spese per il Welfare. Sino al 2008 vi è stato questo

spostamento dalle politiche Keynesiane a quelle neoliberiste.

Un’ultima novità che si affaccia negli anni 70 è il fenomeno della

GLOBALIZZAZIONE

L’economia globale attuale è qualcosa di diverso dall’economia globale

esistente anche prima. Un’economia mondiale su base planetaria del

commercio esisteva già dalla scoperta dell’America. L’economia mondiale è

però molto diversa dall’economia globale. La differenza è che con l’economia

globale è possibile ora organizzare in maniera transnazionale non solo il

commercio ma anche la produzione organizzando su base transnazionale la

produzione e la vendita. Dagli anni 70 è possibile organizzare su base globale

la propria catena del lavoro. Un’impresa multinazionale è un’impresa che ha

proprie fabbriche in almeno 2 paesi diversi. Un’impresa che avrebbe voluto

ampliare la propria produzione in paesi diversi da quello d’origine fino a 30 anni

prima doveva impiantare nel paese l’intero ciclo produttivo del prodotto che

voleva fabbricare (esempio Ford che diventò un’impresa multinazionale

impiantando una propria fabbrica in Inghilterra negli anni 20. Quando decise di

fare questo dovette organizzare in Inghilterra l’intero ciclo produttivo delle

68


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minniea

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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher minniea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Rinaldi Alberto.

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