Storia economica LM
Economia e storia economica
Scienza che studia le scelte relative all’impiego di risorse scarse che potrebbero avere usi alternativi, ai fini della produzione e della distribuzione del consumo di beni e servizi.
Storia economica: tipologia di storia che analizza le vicende degli uomini nel passato in quanto producono, distribuiscono e consumano ricchezza. Lo scopo è compiere un’analisi diacronica dei fatti economici realmente accaduti, allo scopo di individuarne le relazioni di causa ed effetto.
Problematiche e categorie analitiche
- Si analizzano problematiche di tipo economico (produzione, distribuzione, consumo)
- Si usano categorie analitiche elaborate dalla teoria economica
Gli obiettivi sono diversi:
- Gli economisti sono orientati al futuro, perché sono interessati alla determinazione di leggi universali che consentano di formulare piani e previsioni. Citando Keynes: “l’economista deve studiare il presente alla luce del passato per fini che hanno a che fare col futuro”.
- Gli storici osservano il passato allo scopo di comprenderlo.
Sono diverse anche le metodologie impiegate:
- Gli economisti considerano un numero limitato di variabili, che sono quantificabili.
- Gli storici considerano il maggior numero possibile di variabili, anche qualitative (sistemi legali, fattori culturali, istituzioni politiche, strutture sociali, condizioni ambientali ecc).
Modi di fare storia economica
- Un modo tradizionale, basato su un approccio narrativo-descrittivo-interpretativo
- Un modo cliometrico, ovvero basato sul ricorso a sofisticate tecniche di analisi econometrica (l'econometria è l'uso di metodi matematici e statistici per produrre modelli atti a verificare la validità di ipotesi di politica economica). Il passato diventa un banco di prova della teoria economica.
Crescita e sviluppo
Crescita: aumento sostenuto del totale di beni e servizi prodotta da una società. Dipende dal PIL.
Sviluppo: dato dalla crescita unita a un cambiamento strutturale ed organizzativo dell’economia.
Concetti di PIL e PNL
Prodotto interno lordo (PIL): diverso dal PNL (prodotto nazionale lordo), perché quest’ultimo si tratta di un aggregato nazionale e non interno.
Il PIL è spesso usato come indicatore della performance di un’economia, ma questo concetto presenta alcune problematiche:
- Aspetti qualitativi, transizioni non di mercato, valutazione dei servizi pubblici
- Capire se il PIL pro capite è una misura adeguata del benessere e se usarlo come media statistica.
Sono state proposte altre misure alternative: l’ISU (Indice Sviluppo Umano, dato dalla somma di PIL pro capite, istruzione e aspettativa di vita) e l’Indice di Sviluppo Inclusivo (“Inclusive Wealth Index”).
La performance dell’economia mondiale (1000-2001)
- La popolazione mondiale cresce da 268 milioni (anno 1000) a 1042 milioni (1820) a 6149 milioni (2001).
- Il PIL mondiale cresce (in miliardi di dollari USA del 1990) da 117 (1000) a 695 (1820) a 37.194 (2001).
- Il PIL pro capite (in dollari del 1990) cresce da 436 (1000) a 667 (1820) a 6049 (2001).
Le zone che decollano di più, in particolare dal 1820, sono gli USA, il Giappone e l’Europa occidentale. Crescono anche l’Europa orientale e la Russia. Ancora basse, nel 2001, sono l’Asia e l’Africa.
Struttura economica e mutamenti strutturali
Una struttura economica dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche dei settori dell’economia (primario, secondario e terziario, ovvero agricoltura, industria e attività residuali).
I mutamenti strutturali sono segnati dal cambiamento del settore prevalente: storicamente, si è avuto un passaggio da quello primario, a quello secondario e, infine, a quello terziario.
Determinanti dello sviluppo economico
Si è avuta in primo luogo una classificazione per fattori di produzione:
- Terra
- Lavoro
- Capitale (fisso e circolante)
- Capacità imprenditoriale
Tuttavia, tale classificazione non tiene conto del ruolo della tecnologia (intesa come “applicazione di conoscenza”) e delle istituzioni e fattori socio-culturali. Questi ultimi sono fattori “non rivali”, che aumentano l’efficienza nell’utilizzo dei fattori di produzione, ovvero la produttività.
Produttività e produzione
Produttività: rapporto tra il risultato del processo di produzione e i fattori impiegati.
Produzione: processo di combinazione dei fattori produttivi finalizzato alla realizzazione di beni e servizi. Essa è destinata al soddisfacimento della domanda:
- La domanda privata è espressa dalla popolazione e dipende quindi dai bisogni (desideri). È questa la legge di Engel, secondo cui i desideri divengono domanda effettiva, ovvero vengono registrati dal mercato, quando sono sorretti da potere d’acquisto; quest’ultimo è fornito dal reddito.
Il reddito si procura partecipando all’attività produttiva (rendite, salari, interessi, profitti).
Il reddito della popolazione attiva serve a tradurre in domanda effettiva i desideri della popolazione totale. Una volta formato, può essere trasferito mediante forme di trasferimento volontario o coatto.
Il reddito speso può essere speso o risparmiato:
- Il reddito speso per beni e servizi (consumi) entra in circolo fornendo nuovo reddito sotto forma di salari, profitti, interessi a chi partecipa alla produzione di beni e servizi.
- Il reddito risparmiato può trasformarsi in investimento: in tal caso si traduce in domanda di beni capitali da parte delle imprese.
La domanda pubblica è espressa dal soggetto pubblico (Stato e pubbliche amministrazioni).
Bilancio pubblico
Il bilancio pubblico è la differenza fra entrate pubbliche (imposizione fiscale, gestione del patrimonio dello Stato ecc) e spesa pubblica.
- Se il risultato è positivo, si dice che il bilancio è in avanzo.
- Se il risultato è negativo, si dice che il bilancio è in disavanzo/deficit. Il deficit è un flusso che va ad incrementare il debito pubblico.
Le transazioni tra soggetti residenti e non residenti (pagamenti internazionali) sono registrate dalla bilancia dei pagamenti. Essa è formata da:
- Partite correnti, formate da bilancia commerciale (importazioni e esportazioni) e partite invisibili (entrate turistiche, rimesse, noli marittimi, servizi bancari e assicurativi internazionali, investimenti ecc)
- Movimenti di capitale, dati da IDE (investimenti diretti esteri) e di portafogli
Ogni sistema economico è un sistema aperto: intrattiene scambi di merci, persone e capitali con l’esterno.
Civiltà agricolo-mercantili avanzate tra medioevo e età moderna
L’umanità visse per decine di migliaia di anni in un regime economico basato sulla caccia, la pesca e la raccolta di frutti selvatici. Era una vita nomade, che non permetteva insediamenti stabili, dato che ciò che la natura spontaneamente offriva era destinato a esaurirsi. Le caverne erano il rifugio più sicuro, seguite poi da tende o capanne. La speranza di vita alla nascita era tra i 20 e 25 anni, mentre il tasso di fecondità era basso a causa delle condizioni di vita.
L’organizzazione sociale era basata su piccoli gruppi sparsi ed era molto semplice. Era una civiltà itinerante, che non poteva accumulare né piantare radici e priva di tradizione scritta.
A partire dal 9000 a.C, in alcune zone dell’Asia, Europa, America e Africa del nord (zone dove il clima era più temperato), si ebbe l’evoluzione della società in una di tipo agricolo-pastorale: ciò permise le prime forme di stanzialità.
- I primi villaggi si svilupparono in Palestina (a Gerico), in Centro America, in Cina e in Asia Meridionale. Da questi luoghi, si diffonde la rivoluzione agricola.
- Una civiltà di tipo agricolo-pastorale possiede una notevole capacità accumulativa e permette la costruzione di città e imperi, l’aumento della popolazione e la diffusione della cultura, sia materiale (es. metodi di coltivazione) che spirituale. Importantissima in questo ultimo senso è l’introduzione della scrittura, che permette di tramandare la conoscenza: nasceranno in seguito le prime biblioteche.
La vita media rimane a un livello piuttosto basso, a causa della bassa capacità di controllo dell’ambiente (eventi naturali, malattie ecc) e a causa della conflittualità.
Passaggio a una civiltà industriale
Il passaggio a una civiltà industriale si ha in Europa, tra XVI e XVIII sec. Nella nuova civiltà industriale, la speranza di vita si è triplicata, con una popolazione mondiale che supera i 7 miliardi e un forte cambiamento nei modi di lavoro e di vita. La civiltà industriale è stata capace di una trasformazione radicale in un tempo molto più breve di quelle precedenti, ed è proprio per questo che si parla di “rivoluzione”: rispetto a quelle di tipo politico, le rivoluzioni economiche si giocano su tempi più lunghi.
Perché la rivoluzione industriale avvenne in Europa? Gli studiosi hanno individuato alcuni fattori indicativi: il clima, la localizzazione geografica, le risorse naturali, la visione filosofica-religiosa del mondo e l’organizzazione della società, con la creazione di istituzioni apposite.
- I primi tre elementi hanno svolto un ruolo “facilitante”, infatti le società più dinamiche si sono localizzate in aree dal clima mite e con acque che facilitavano il trasporto, l’irrigazione e la vita in comune. Non sempre tuttavia sono elementi che avviano una crescita industriale, perché per esempio le risorse devono saper essere sfruttate (basti pensare che un’area ricchissima come il Nord America ha dovuto attendere l’immigrazione dall’Europa nel XVII sec per avviare la propria crescita).
Il vero ruolo strategico nel determinare il grado di progressività delle varie società è stato giocato dalle visioni filosofiche del mondo e dall’organizzazione sociale che ne è derivata, con le varie istituzioni politico-economiche.
L’analisi del premio Nobel per l’economia del 1993, Douglass North, si basava proprio su un’analisi storica delle istituzioni economiche. La struttura istituzionale quindi è una delle componenti più importanti all’interno di uno sviluppo industriale. Secondo North, le istituzioni sono le “regole del gioco” e si basano su regole formali e vincoli informali con rispettivi meccanismi sanzionatori. Esse:
- Regolano l’interazione tra gli attori economici, definendo le modalità con cui essi competono tra loro.
- Definiscono anche i diritti di proprietà e gli incentivi a investire e innovare.
- Riducono l’incertezza e i costi di transazione.
- Sono caratterizzate da “path dependence” (dipendenza dal sentiero percorso).
- Si può distinguere tra istituzioni politiche ed economiche inclusive ed estrattive (distinzione fatta da Acemoglu-Robinson).
Confronto istituzionale fra economie agricole avanzate
La recente ascesa economica di Cina e India ha dato origine a una lettura istituzionale in senso “mondiale” (mentre prima ci si focalizzava sul mondo europeo, in particolare sul perché sia stata l’Inghilterra a industrializzarsi prima).
Per comprendere le ragioni della “grande divergenza” (definizione di Pomeranz) fra Europa e altre aree del mondo (es. Cina, paesi islamici), ci sono alcuni fattori:
- La forma di governo. In Cina vigeva un assolutismo che proteggeva i sudditi ma non dava loro voce, mentre nei paesi islamici esso era anche legato ai precetti religiosi, con legislazioni concesse dall’alto. Molti governi assoluti tuttavia cercano di promuovere lo sviluppo, soprattutto per arricchire le élites al potere, ma le legislazioni emanate dall’alto non sono mai molto favorevoli alle attività economiche individuali, inoltre la libertà di cui godono gli individui in sistemi rappresentativi è molto più ampia rispetto a quelli assolutistici. I governi assoluti inoltre creano istituzioni “estrattive”, a danno di quelle “inclusive”: le prime mettono al servizio dell’arricchimento di pochi il surplus economico prodotto (e lo fanno tramite l’estrazione di rendite, specie con tassazione e finanza); le seconde sono quelle che permettono a un gran numero di persone di partecipare all’attività economica con pari opportunità. Lo sviluppo delle istituzioni estrattive è inevitabilmente limitato nel tempo, mentre quello delle inclusive è sostenibile e cumulativo.
- L’ordine. Grandi nazioni come la Cina hanno molte risorse interne e tutto l’interesse si concentra sulla conservazione dello status quo, atteggiamento che favorisce per esempio politiche isolazioniste e difensive; nazioni piccole tendono invece a ingrandirsi e fare campagne di conquista. Gli innumerabili anni in cui l’Europa è stata in guerra, al contrario della Cina, hanno in ultima istanza incentivato la crescita economica e tecnologica, soprattutto con le esplorazioni geografiche, che hanno frammentato politicamente ancora maggiormente il continente. Riguardo ai paesi islamici, essi all’interno dell’impero ottomano sono stati spesso occupati in conflitti, tuttavia la posizione geografica non gli ha giovato: da un lato l’impero ottomano è stato in guerra con gli europei, mentre dall’altro combatté con India e popolazioni asiatiche a est. Le finanze si esaurirono spesso e, inoltre, l’assolutismo e la sostituzione delle rotte mediterranee con quelle atlantiche ha contribuito alla sua arretratezza.
- Istituzioni. L’Europa ha una tassazione più efficiente (necessaria per scopi militari ma anche per una maggiore produzione di quei beni che non era conveniente produrre da parte dei privati (= beni pubblici). A causa della tassazione elevata, in Europa si sviluppa anche un maggiore controllo su di essa da parte della popolazione (secondo il principio del “no taxation without representation”): anche per questo motivo si avviano forme via via più estese di partecipazione popolare agli affari dello stato.
Si può quindi dire che l’Europa seppe sviluppare un ambiente favorevole all’innovazione (sia tecnologica che istituzionale) perché c’era maggiore libertà e una maggiore certezza del diritto, che dava basi più sicure al calcolo economico connesso con l’investimento. Essa inoltre forniva più sostegno all’iniziativa individuale da parte dei poteri pubblici. Infine, i fondamenti filosofico-religiosi europei sono stati molto importanti nel sostenere questa possibilità di innovazione:
- Il primo importante fondamento è la definizione di persona umana come “unico valore assoluto”: col tempo in Europa si è sviluppata una concezione che poneva al centro la persona, fino a proclamare l’uguaglianza fra tutti gli uomini, con implicazioni fondamentali in campo politico (= governo rappresentativo e poi democratico) ed economico (libertà di iniziativa individuale). Si aggiunge a questo una nuova concezione del lavoro, già a partire da san Benedetto: esso non è proprio degli schiavi ma degli uomini liberi.
- Il secondo fondamento è la relazione orizzontale fra le persone: le relazioni non si fermano al clan ma si estendono in modo universalistico. Da questo, la nascita di istituzioni elettive (= non legate a famiglie e clan) e impersonali (= riguardano persone sconosciute), con la necessità di mettere in atto meccanismi formali di sanzione (tribunali) e di garanzia della pubblica fede (notai).
- Il terzo fondamento è l’esaltazione dello spirito come razionalità: nasce la scienza e si diffonde l’istruzione, così come la concezione di uomo superiore alla natura.
- Cruciale infine è la separazione dei poteri, per permettere il cosiddetto principio dei “checks and balances” (= controllo reciproco). Questa separazione innanzitutto significa separazione tra potere civile e religioso (una distinzione che il mondo islamico rifiuta e in Cina non fu rilevante); si giunse poi alla separazione tra potere legislativo, giudiziario ed esecutivo.
Dalle città-stato italiane alle esplorazioni geografiche
Il nuovo sistema cittadino europeo
Le città che si formarono a partire dal XI sec in Europa erano diverse da quelle islamiche, indiane e cinesi. Esse erano comunità che godevano di totale indipendenza politica (es. in Italia, Olanda, Svizzera o della Lega Anseatica) oppure di vaste autonomie: gli uomini d’affari quindi detenevano un ruolo politico di autogoverno ignoto all’esterno del continente.
Il sistema economico delle città si basava su due fondamenti:
- Le corporazioni degli artigiani. Gli artigiani normalmente non producevano per il magazzino, ma su mandato dei mercanti, che a volte fornivano anche le materie prime. Si venne quindi a formare uno stretto rapporto tra i mercanti che fornivano le materie prime e gli artigiani che fornivano la loro capacità e gli strumenti per produrre.
- Le camere dei mercanti
Dobbiamo ricordare poi le varie innovazioni tecnologiche, soprattutto nella navigazione e nell’orologeria (bussola magnetica e carte nautiche; orologi meccanici, che si diffondono con grande rapidità nel XIV sec (prima si usavano clessidre e meridiane)).
Le aree leader nello sviluppo manifatturiero europeo furono l’Italia centro-settentrionale e i Paesi Bassi meridionali: la prima trasse vantaggio dalla sua posizione geografica, a metà tra Europa, Africa e Medio Oriente; i secondi erano il centro di rotte tra mare del Nord e Francia e Spagna. La grande libertà di cui godevano i mercanti generò innovazioni significative.
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