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Storia e teorie delle relazioni economiche internazionali

Si parla di economia classica, a partire dalla metà del '700, con David Hume e Adam Smith, in pieno periodo illuminista. Secondo Adam Smith, è il comportamento egoistico dell'individuo a salvarlo dagli effetti negativi dello Stato. Nasce così il concetto di mano invisibile: in questo caso i vizi privati diventano virtù, come realizzazione di un ordine sociale soddisfacente per la collettività. I compiti dello Stato riguardano la sicurezza, la giustizia, i lavori pubblici: tutte mansioni di cui non può certo occuparsi il singolo cittadino. Inoltre è compito sempre dello Stato occuparsi del benessere collettivo, e calmierare i prezzi di beni di prima necessità, come il grano, il sale, ecc.; deve tutelare il libero mercato ed è chiamato a garantire la prosperità e la pace dei propri cittadini.

Visione internazionale e istituzioni economiche

Sul piano internazionale, invece, non esiste una visione concreta, quanto qualcosa di più vago e anarchico: una situazione internazionale dove vige la legge del più forte, dove le varie Nazioni vivono in un continuo stato di potenziale conflitto. Non esiste inoltre una istituzione sovrannazionale che garantisca la pace tra le varie comunità. Le istituzioni economiche, secondo gli autori classici, garantiscono che lo stato di guerra potenziale rimanga tale, non sfociando in quello di guerra concreta. Tali istituzioni possono agire garantendo il libero commercio, utilizzando quindi la moneta.

Sistema monetario e inflazione

Per molti secoli, le monete di scambio tra diversi regni sono stati l'oro e l'argento. Il sistema internazionale è stato quindi per lungo tempo ancorato all'oro. Tra il 1500 e il 1750 vennero accumulate ingenti quantità di oro nei forzieri dei vari regni europei: si cercava di favorire le esportazioni e di limitare al minimo indispensabile le importazioni. Poi si capì che era più fruttuoso importare materie prime ed esportare prodotti finiti. Il denaro incassato veniva quindi reinvestito in opere d'arte, pubbliche, guerre.

Ben presto però, il grande quantitativo di oro circolante, dovuto anche alle nuove scoperte geografiche, incrementò l'inflazione. Nel 1500-1600 Spagna e Portogallo subirono una forte impennata dei prezzi e andarono incontro ad un progressivo declino economico, in favore di aree dove il costo del lavoro e dei prodotti era inferiore: Fiandre e Italia.

Domanda di Moneta = Offerta di Moneta

Questa è la classica situazione di equilibrio. La domanda di moneta dipende dal volume delle transazioni che vengono effettuate in un sistema economico (T) moltiplicato per il prezzo medio (P) = PT. L'offerta è il prodotto della quantità di moneta (M) per la velocità della sua transazione (V) = MV. Per cui se D = O, allora PT = MV e quindi P = M·(V/T), dove V/T è una costante. Quindi il prezzo dipende dalla quantità di moneta circolante.

Per questo, secondo Hume, l'afflusso di metalli avrebbe provocato semplicemente l'aumento del prezzo, senza aumentare la ricchezza effettiva (e quindi la capacità di acquisto). L'aumento dei prezzi, inoltre, avrebbe compromesso la competitività del Regno nei confronti del mercato internazionale.

Soltanto nel breve periodo, un aumento della moneta circolante avrebbe portato un aumento della ricchezza, per poi innescare invece una spirale inflattiva pericolosa. Per far fronte alle continue carestie dovute al perdurare dei conflitti tra Francia ed Inghilterra, quest'ultima decise di stampare moneta. Tuttavia si era verificata una differenza tra il valore nominale delle banconote e il prezzo del suo corrispettivo in oro; inoltre Londra aveva legato la Sterlina al valore dell'oro, per cui chiunque poteva andare in banca e convertire l'oro con sterline e viceversa. Tale sistema assicurava credibilità internazionale alla sterlina stessa, poiché voleva dire che il contenuto di metallo prezioso in essa era stabile. Ora il dilemma dovuto alla nuova necessità di avere a disposizione maggiore liquidità era quello di mantenere comunque il gold standard (a spese delle riserve auree) o di decidere di svincolare la sterlina e farla fluttuare liberamente nei mercati valutari. Nel 1797, la sterlina sospese la convertibilità in oro, per poi riprenderla nel 1821.

Teorie di Henry Thornton e scuole economiche

Secondo Henry Thornton un eccesso di emissioni di sterline, dovuto alla vendita di oro, ne avrebbe determinato il deprezzamento, aumentando così l'inflazione e diminuendo – di conseguenza – le esportazioni e aumentando i costi delle importazioni. La sua tesi aggiunge che il deprezzamento non è sempre dovuto ad un eccesso di moneta circolante, esso dipende anche da diverse contingenze economiche, che richiedevano l'abbandono del gold standard per permettere alla banca centrale di stampare più moneta da mettere in circolazione, così da evitare la deflazione, disoccupazione e prevedere quindi un piano di rientro economico.

Currency school: la moneta deve essere usata solo come scambio tra intermediari, non deve quindi alterare il valore sia delle merci, del reddito e dei fattori produttivi. Andava per questo mantenuta la convertibilità con l'oro per salvaguardare il valore della sterlina.

Banking school: la moneta viene emessa dal sistema bancario a seguito di reale bisogno delle attività commerciali. Per questo le banche non possono rischiare di mettere a repentaglio la propria credibilità stampando più moneta rispetto alla quantità di oro presente nelle riserve auree. Per questo nel 1844 si decise di dividere la parte creditizia da quella di emissione di moneta. Separando le due funzioni si poteva far in modo che le fluttuazioni di riserve auree erano sempre bilanciate, senza così intaccare i depositi.

Tutto ciò per dire che se a livello internazionale si decide di utilizzare un mezzo di pagamento riconosciuto ed esso non è stabile nel tempo e nello spazio, il sistema di commercio internazionale rischia di essere danneggiato.

Scambio internazionale e vantaggi comparati

Gli autori classici distinguono il mercato interno da quello internazionale, studiando la mobilità di diversi fattori (forza lavoro, capitale, terra, ecc) che, se a livello nazionale è sempre assicurata, fuori dai confini invece può essere ostacolata da diversi fattori. Secondo Smith, la ricchezza non dipende dalla capacità di accumulare metalli preziosi, ma da quella di produrre merci. La libertà di commercio con l'estero è fondamentale per un paese la cui produzione diventa su scala industriale, poiché satura ben presto il mercato interno, bisogna garantire quindi bacini di vendita sempre più grandi. Lo scambio internazionale avviene secondo una valutazione di vantaggi assoluti, ossia dal divario del costo della produzione di un determinato prodotto tra due paesi.

Paese Paese A Paese B
Bene X 100 120
Bene Y 130 110

Produrre X nel paese A costa 100, mentre nel paese B 120. A presenta un vantaggio assoluto nella produzione del bene X mentre B presenta un vantaggio per la produzione di Y. In una situazione di autarchia, se A e B volessero produrre X e Y, spenderebbero entrambe 230. Se invece ciascuno si specializza nella produzione del bene, vi sarebbe un risparmio per entrambi. Il costo complessivo scenderà così da 460 a 420. Con il libero scambio internazionale delle merci tra A e B, si aumenta quindi l'efficienza.

Paese Paese A Paese B
Bene X 100/150 180/200
Bene Y 150/100 200/180

In questo secondo caso, invece, A presenta il vantaggio assoluto per la produzione di entrambi i beni. A prima vista, sarebbe più conveniente che A rimanga in una situazione di autarchia. In questa situazione si inserisce la teoria dei vantaggi comparati di Ricardo. Tale vantaggio nasce dall'esistenza di divari nel costo opportunità nella produzione dei beni. Esso è il sacrificio che si compie nel produrre un bene X piuttosto che Y, avendo a disposizione lo stesso budget. Il bene X presenta un costo opportunità minore in A mentre Y in B. Per cui A ha un vantaggio comparato nella produzione di X e B nella produzione di Y. Il vantaggio derivante è così ripristinato grazie allo scambio delle merci tra i due paesi, e si dimostra che l'autarchia è comunque poco conveniente per entrambi i paesi.

Critiche alla teoria del libero scambio

In quel periodo, la produzione industriale andava di pari passo con un aumento della popolazione che, a sua volta, chiedeva una maggior quantità di cibo: gli alti dazi sulle importazioni obbligavano ad utilizzare anche i terreni meno produttivi e quindi i vari proprietari terrieri vedevano aumentare le rendite delle terre migliori a scapito di quelle meno redditizie, abbattendo i profitti. Era quindi conveniente diminuire i dazi ed importare grano dall'estero piuttosto che coltivare terre meno produttive.

Il tedesco List, pur riconoscendo la superiorità della teoria dei vantaggi comparati e quindi del libero scambio, mostra alcuni suoi limiti: egli asserisce che esistono diversi stadi di sviluppo per ciascun paese, ossia delle tappe da seguire. Se lo scambio commerciale avviene tra paesi paritetici, questi possono trarre solo che vantaggi, ma se avvengono tra paesi ricchi e paesi poveri, il paese povero si specializza solo nell'estrazione della materia prima, senza avere una vera e proprio rivoluzione industriale, e spende tutte le sue entrate per comprare beni prodotti all'estero (appunto nei paesi industrializzati, che necessitano delle stesse materie prime che essi vendono). List afferma quindi che in una prima fase, l'industria interna va protetta, almeno fin quando non raggiunge i livelli di efficienza degli altri paesi.

Il ruolo dell'Inghilterra e il gold standard

A metà ottocento, la GB è già una potenza industriale consolidata e nemmeno l'emergere di Germania, Francia e Italia intaccano il suo primato economico. La sterlina, grazie anche alla convertibilità aurea, diventa un punto di riferimento per le transazioni internazionali, ma tale convertibilità ha comunque un costo alto per essere mantenuta.

Le regole del gioco del gold standard prevedevano che, nel caso un paese avesse subito un improvviso peggioramento della bilancia dei pagamenti, dovuti per es. ad un aumento dell'import, le autorità economiche di quel paese avrebbero dovuto “aggiustare” la situazione, aumentando il tasso di interesse per coprire il deficit creato. In tal modo veniva rispettata la parità aurea. Al contrario, un attivo dei conti, doveva essere accompagnato da una diminuzione del tasso di interesse. È chiaro che questo sistema aveva dei costi non indifferenti, soprattutto nel secondo caso, quando – in caso di avanzo – un paese sia disposto ad abbassare i tassi di interesse e vedere i propri capitali defluire verso l'estero. In questo caso, ha molto più senso sterilizzare l'afflusso di oro tesaurizzandoli, ossia creando una scorta che, per il momento, non entra in circolazione e che crei quindi inflazione e che renda meno competitive le merci di un paese. E ciò accadde tra la grande crisi del '29 e l'inizio della seconda guerra mondiale: tutte le banche centrali piuttosto che abbassare i tassi, preferivano sterilizzare i flussi di capitale proveniente dall'estero.

Ma anche nel periodo antecedente la prima guerra mondiale, quello della c.d. pax monetaria, le banche centrali operavano in modo autonomo, per agevolare la propria stabilità interna. I paesi con deflussi di oro consistenti mettevano in atto manovre di riequilibrio aumentando i tassi, quelli che invece avevano un alto afflusso di oro, operavano la sterilizzazione, con conseguente aumento dei tassi. Una corsa al rialzo quindi, sfavoriva ulteriormente l'economia: si preferisce aumentare i tassi e quindi le entrate, piuttosto che incentivare gli investimenti diminuendoli. Alla fine dell'800, quando alcuni paesi entrarono in un periodo di crisi, ormai i tassi erano troppo elevati per permettere di investire capitali e di certo non era favorevole anche la politica dei sindacati, poco incline a vedere decurtati i salari dei lavoratori.

Declino del gold standard

La tesaurizzazione crescente fu un fenomeno diffuso in tutta Europa, non solo a Londra, non attenendosi quindi alle regole del gioco del gold standard. Negli anni tra le due guerre mondiali, il gold standard inizia ad entrare in crisi in seguito ad un declino dell'egemonia mondiale della GB e ad un periodo di incertezza dovuto ad una non così rapida risposta degli Stati Uniti a prendere il posto nelle scelte monetarie internazionali.

Non sempre una crescita della quantità di moneta circolante equivale ad un abuso da parte di chi detiene il monopolio del conio: spesso, a fronte di un periodo di crescita economica, è normale che le transazioni aumentino e che servirà aggiungere liquidità per evitare che la domanda potenziale sia strozzata per mancanza di mezzi di pagamento. Il problema si pone quando, in un momento di crescita economica, l'oro a disposizione non riesce a coprire la quantità di moneta richiesta. È in questo frangente che inizia ad essere contestato il gold standard, anche se per molti decenni esso rimane il punto di riferimento per tutte le teorie economiche dell'epoca, spesso senza venire messo nemmeno in discussione e accettato a priori come un ipse dixit.

La scarsità di riserve auree costrinse ad utilizzare anche l'argento per il conio di monete (bimetallismo). Questo sistema consentiva una gestione meno rigida dell'offerta monetaria che, tuttavia, innescava delle conseguenze non di poco conto: l'oro finiva per essere tesaurizzato mentre si tendeva ad utilizzare quasi esclusivamente l'argento per gli scambi interni, inoltre la coesistenza tra oro e argento rendeva ulteriormente instabile il valore della moneta.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

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