Estratto del documento

Storia delle relazioni economiche internazionali

Introduzione

Mano visibile: intervento pubblico nell’economia, politiche economiche che intervengono, sono intervenute o interverranno in un’economia di mercato. Nel sistema economico c’è sempre stata la presenza di istituzioni e mercato (escluso il caso dell’economia pianificata sovietica in cui il mercato è stato escluso). C’è sempre stata una copresenza di dinamiche di mercato ed istituzioni.

L’esempio dell’aumento corrente del prezzo dell’energia elettrica mostra questa copresenza: da un lato l’aumento del prezzo dovuto all’aumento dei costi delle materie prime, dall’altro il possibile intervento pubblico per fronteggiare questo aumento in modo tale da diminuirne il peso (abbassando la tassazione sull’energia elettrica). Altri esempi possono essere quelli dei finanziamenti/salvataggi di imprese come ad esempio Alitalia, MPS, ex-Ilva, ecc. Ciò evidenzia il ruolo del soggetto pubblico in determinati settori ed apre fronti sul tema della concorrenza, che viene alterata da questo aiuto fornito. Ci sono quindi regole, anche a livello comunitario, sui limiti entro cui poter aiutare le imprese, essendo vista la concorrenza come un valore di fondo da rispettare. Un altro esempio è quello dell’introduzione di golden powers in imprese di settori strategici.

Settori strategici

Ma quali sono i settori strategici? Ci possono essere settori particolarmente importanti, come ad esempio settori energetici, di produzione dell’acciaio, ecc. Una volta individuati questi settori dalle istituzioni o dalla politica, abbiamo una serie di azioni che possono essere compiute a tutela di quel settore. Ci sono poi altri interventi, come ad esempio sulle pensioni, di tipo diverso e che riguardano solamente il soggetto pubblico.

Fasi storiche delle relazioni economiche

Nella storia sono individuabili fasi, ben scandite, in cui prevale una preferenza per uno o l’altro soggetto. La fase della globalizzazione, inseribile dagli anni ’90 ad oggi, è stata caratterizzata da una notevole importanza della mano invisibile, del meccanismo di mercato. Questa fase è così scandibile grazie a determinati eventi storici: caduta dell’URSS e sua disgregazione. Nel ’91 c’è la crisi e la dissoluzione di quella che era stata una delle due superpotenze globali. La Russia e tutti i paesi precedentemente sovietici entrano in un’economia di mercato. Il contesto del dibattito, anche culturale, è favorevole al mercato: apertura di mercato, apertura alla circolazione di capitale e prodotti.

Nello stesso periodo però la Cina si propone come forte attore dell’economia globale, la Cina si apre al mercato e nel 2001 entra a far parte della World Trade Organization. Anche l’India a modo suo comincia ad avere un ruolo importante all’interno dell’economia globale. Questi paesi precedentemente importanti, ma ai margini, si integrano nel sistema economico globale e acquistano importanza.

Questo tipo di visione è stata dominante, ma nel XXI secolo ha subito dei colpi:

  • Crisi 2007/2008. Negli anni successivi si facevano paragoni e confronti con la crisi del ’29. Come nel ’29 è stato dato un peso maggiore all’intervento del soggetto pubblico andando a rivedere quel modello fino ad allora dominante.
  • Pandemia. I diversi Stati sono intervenuti (e questo intervento è stato invocato) a sostegno di lavoratori e in generale della collettività e per la ripresa.

Un altro elemento che introduce alla globalizzazione è la questione dei vantaggi e svantaggi che questa porta. Ad esempio i dazi Cina-USA. Negli anni c’è stato un progressivo allargamento del mercato e una progressiva diminuzione dei dazi doganali con relativi accordi che puntavano a questi obiettivi. Questa tendenza di fondo è stata esaltata nel periodo della globalizzazione e questo tema dell’apertura può essere letto dai vari soggetti in modi diversi. Da un lato il vantaggio della concorrenza (per i consumatori). La concorrenza può danneggiare determinati settori economici nazionali. La questione dazi USA-Cina (e anche USA-Europa) nasce proprio da questo problema relativo alla concorrenza.

Modello asiatico e modello occidentale

C’è poi un tema di modelli di capitalismo. Ci sono, perché varia il mix tra economia di mercato e intervento pubblico, perché variano le componenti culturali, diversi modelli di capitalismo. C’è una fase che precede la Prima guerra mondiale e che arriva fino ad essa in cui gli elementi da considerare, nel quadro di una progressiva trasformazione del sistema economico, di cambiamento degli stili di vita (sempre considerando che questo è sempre diseguale rispetto al gruppo di paesi che si osservano). In questa prima fase vi è un’egemonia politica e in alcuni casi economica dell’Europa. In questa prima fase l’Europa domina il mondo, ci sono grandi imperi dominazione colonica.

Questi grandi imperi non si traducono in forme di sviluppo per i paesi colonizzati, non vengono attuate politiche mirate allo sviluppo di quella zona. C’è una logica di sfruttamento delle risorse di queste zone. In questa situazione dal punto di vista economico (tardo ‘800) sorge una nuova potenza economica: gli USA che diventano in questo periodo la prima potenza economica globale, ma che ancora non ha una proiezione internazionale proporzionale alla potenza economica: comincia ad averla, ma non è paragonabile a quella di paesi europei come Regno Unito, Germania. Dal punto di vista politico quindi il peso è diverso (tra Europa e Usa).

La Prima guerra mondiale porta un grosso cambiamento. Può essere considerata come il “suicidio” dell’Europa, che “crea” questa guerra e ne paga le conseguenze. I paesi europei quindi, sia vinti che vincitori, ne escono molto indeboliti, mentre invece gli Stati Uniti risultano forti. Nonostante ciò, finita la guerra prevale ancora una politica isolazionista degli Stati Uniti. In questo periodo gli USA si rafforzano ancora di più economicamente.

In questo contesto, in cui l’area forte del mondo è quella europea e nordamericana avviene una crisi che ha un impatto che interessa il mondo, in particolare questa area del mondo forte. Nel corso degli anni ’30 si reagisce, ma in una situazione di frammentazione internazionale. Le risposte alla crisi vengono date dai singoli paesi in un quadro di lacerazione politica a livello internazionale che poi sfocia nella Seconda guerra mondiale.

Successivamente alla Seconda guerra mondiale si afferma, emerge, il bipolarismo USA-URSS. La presenza degli USA nella Seconda guerra mondiale è molto più importante rispetto a quella nella Prima e vi è poi la presenza di questo nuovo stato anch’esso con un ruolo tale da farlo emergere. Si tratta anche di uno scontro tra due ideologie opposte.

Questa è una delle motivazioni che porta al cambiamento del posizionamento degli USA. Gli USA erano già leader economici del mondo occidentale, ma decidono anche di voler essere leader politici. Questa volontà segna formalmente la fine di un percorso che è quello della leadership politica dell’Europa occidentale (già compromessa nella Prima guerra mondiale). Collegato a questa perdita di leadership e al cambiamento del mondo, c’è un altro fattore di forte cambiamento che è quello della fine dei grandi imperi con un moltiplicarsi di stati indipendenti nel mondo: in Africa (che fino ad allora era per gran parte colonia europea), in Indocina, in Medio Oriente.

Successivamente alla fine della Seconda guerra mondiale nasce l’ONU a cui partecipano numerosi stati. Questa presenza e questo forte cambiamento culturale alimenta la discussione sull’economia dello sviluppo che guarda ai paesi allora definiti sottosviluppati: l’uscire dal sottosviluppo, individuare politiche economiche per permettere a questi paesi di uscire da questa condizione di arretratezza.

Golden age

Qual è l’idea di sviluppo? Nel 1945 l’idea di sviluppo è quella che i paesi arretrati seguano le tracce, il percorso, dei paesi più forti, non vengono considerati modelli differenti di sviluppo. C’è un periodo definito “golden age” che viene fatto partire dalla fine degli anni 40 e viene fatto terminare allo scoppio della prima crisi petrolifera (1973). Gli anni successivi alla ricostruzione post-bellica sono anni di crescita molto forte nel mondo occidentale, con un’appendice asiatica che è quella del Giappone (che ha forti punti di contatto con il mondo occidentale). È un periodo di forte sviluppo economico in cui le performance migliori non sono quelle degli USA. Le migliori sono di paesi dell’Europa occidentale e Giappone. Le performance migliori sono di Giappone, seguito da Germania (occidentale), Italia (ed Austria).

Questi paesi, sconfitti nella Seconda guerra mondiale, sono i migliori per via del fatto che la leadership politica americana, trasforma in pochissimo tempo quelli che erano stati nemici nella Seconda guerra mondiale in alleati attraverso aiuti importanti. In questo periodo di Golden Age, gli USA perdono quella leadership economica. Negli anni ’70 gli USA patiscono la concorrenza giapponese e di quei paesi politicamente alleati dell’Europa Occidentale.

Fine della golden age e nuovi attori

La fase successiva è quella della fine del bipolarismo (ultimi 30 anni). Emergono altri grandi attori sulla scena economica internazionale. Questo emergere di nuovi attori era un processo cominciato già prima degli anni ’80 del ‘900. Negli anni ’70 oltre al Giappone (già presente da tempo, ma che in questo periodo risulta avere un peso molto forte), emergono le “quattro tigri asiatiche”: Corea del Sud, Vietnam, Hong Kong, Singapore. Il peso di questi paesi a livello macroeconomico non risulta però tale come quello di Cina e India.

In tutto questo processo di cambiamento economico e degli stili di vita c’è un andamento differenziato tra paese e paese. Pil pro-capite a parità di potere di acquisto. Nel periodo 1870-1913, i paesi extraeuropei hanno tassi di crescita molto bassi, mentre i tassi di crescita più forti sono quelli di Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Questo tema dei tassi di crescita porta a considerare dell’ascesa economica relativa o declino economico relativo. In altri termini i temi di divergenza e convergenza.

Nel periodo 1870-1913, sono le aree forti che registrano un’ascesa economica, mentre invece i paesi deboli, oltre che essere arretrati prendono distanza. Il periodo 1913-1950, si dimostra essere un periodo complicato (crisi del ’29 e due guerre mondiali), i tassi di crescita globali, infatti, sono bassi se non negativi (Cina e India). L’URSS in questa fase è performante, conosce un processo di convergenza (la Russia nel 1913 era arretrata, ma comunque si è avvicinata).

Nella golden age i tassi di crescita sono forti, il Giappone risulta il migliore, poi Europa occidentale (anche se i tassi di crescita di Germania e Italia si avvicinano molto a quelli giapponesi). Anche gli USA crescono, ma non come i paesi citati, ragione per cui la sua leadership economica viene messa in dubbio. La fine della golden age è segnata da un forte rallentamento dei tassi di crescita, l’URSS si avvia al suo disfacimento. La Cina comincia ad essere il paese che corre più veloce degli altri in modo significativo, conoscendo quindi un forte processo di convergenza.

Per i paesi dell’Europa occidentale si conosce un periodo di rallentamento della crescita, con un ulteriore declino relativo negli anni 2000, mentre paesi come Cina e India conoscono un forte processo di convergenza e ascesa relativa. Il Pil dà una misura del peso economico di un paese. Il benchmark è il Pil USA. Nel 1870 il Pil statunitense risulta minore a quello di Cina e India (essendo questi paesi molto più popolosi). Fino al 1950 il Pil Cinese e indiano precipitano, per poi cominciare un periodo di convergenza che è proseguito fino ad oggi.

Altra cosa che emerge chiaramente è come rispetto agli USA la Russia-URSS cambi. L’Unione sovietica degli anni ’70 aveva raggiunto il 40% circa del PIL statunitense. In alcune tecnologie i sovietici erano sostanzialmente alla pari con gli USA, in termini di arsenali erano sostanzialmente alla pari. La Russia di Putin degli anni 2000, ha un Pil del 9% circa di quello statunitense, a dimostrazione del forte cambiamento.

Altre osservazioni che si possono fare sono sul Giappone che risulta essere danneggiato in maniera forte dalla Seconda guerra mondiale, ma che segue un forte processo di convergenza. Queste tabelle partono da una considerazione che è quella relativa al fatto che all’aumento del Pil aumenti anche il benessere. Vi è però una questione legata all’effetto sull’ambiente di questo sviluppo, questo è un grande tema del XXI secolo. Un’altra questione è quella delle disuguaglianze. Finora sono state misurate in termini di singoli paesi o blocchi di paesi. C’è poi il tema delle disuguaglianze nei singoli paesi. Anche questo è rilevante, è uno dei temi di cui ci si occupa.

Stati Uniti

L’idea di fondo è quella di vedere come si forma un modello economico-sociale. Negli USA abbiamo da porre l’attenzione ad un processo di “Nation building”, in cui si costruisce il modello, l’identità e il paese. Dall’800 fino alla Prima guerra mondiale abbiamo un processo di Nation building particolare e molto diverso da quello europeo che è un processo sì dinamico, ma in cui vi è un passato, al contrario degli USA. Gli Stati Uniti sono un paese giovane con un processo di emancipazione dal Regno Unito, con la dichiarazione di indipendenza nel 1776 con 13 Stati.

Questi Stati Uniti nel loro Nation building, hanno dato una forte importanza alla “frontiera” che va intesa in modi diversi. Questa frontiera è innanzitutto territoriale. Si parte da 13 ex colonie lungo la costa atlantica e si arriva con un processo agli Stati uniti di oggi. Gli USA dopo aver ottenuto l’indipendenza compra ad esempio la Louisiana, la Florida, l’Alaska. Oltre a comprare, conquistano, ad esempio il Texas che era territorio del Messico. È quindi un processo di Nation building anche spaziale.

Nella metà dell’800 c’è un altro grande processo spaziale che è quello dell’occupazione del West. Alla fine degli anni 40 dell’800, alcuni pionieri scoprono dei giacimenti di Oro in California e scoppia la corsa all’oro con persone che si spostano dalla costa est alla costa ovest alla ricerca dell’oro. Nel West ci sono i nativi americani, e dopo la guerra tra nordisti e sudisti (1861-1865) c’è un grande movimento di colonizzazione delle zone del West che erano abitate dalle popolazioni native che erano molto più arretrate tecnologicamente, numericamente pochi e che vengono “spianate” dagli statunitensi.

C’è quindi questa frontiera e i pionieri che vanno. Si introduce quindi anche una frontiera psicologica, dell’uomo o donna di frontiera, che vanno ad occupare mettendosi in gioco: è una vita di grandi rischi, ma anche di grande opportunità in cui l’individuo si scontra con un contesto ostile che però può fornire tante opportunità. Questo mondo è violento e il rispetto della legge va costruito, fa parte del processo di Nation building. Questa logica per cui c’è bisogno di difendersi e perciò è un diritto avere un’arma fa parte di una parte della popolazione.

Dal punto di vista economico questo Nation building ha un altro aspetto interessante che riguarda il numero della popolazione, che cresce rispetto a quella che abitava gli Stati Uniti precedentemente. Popolazione USA 1850: 23 milioni. Popolazione USA 1910: 100 milioni circa. La popolazione si quintuplica (quasi) in 60 anni. Quando la popolazione era di 23 milioni sono individuabili 2 popolazioni principalmente: bianchi e neri. Nella popolazione bianca sono individuabili principalmente inglesi e cominciano ad arrivare irlandesi (negli anni ’40). La popolazione nera era composta dagli afroamericani, ridotti in condizioni di schiavitù in una parte del paese (Sud).

All’interno della popolazione bianca sono presenti tensioni. Certe dinamiche vanno ad attenuarsi alcune di più, altre meno. Dopo il 1850, le famiglie americane sono molto numerose, ma ci sono anche grandi flussi migratori dall’Europa: Germania, paesi scandinavi, paesi dell’Europa mediterranea in particolare Italia, Ebrei dell’est Europa. Questi soggetti si ritrovano in un paese interamente nuovo in cui non sono neppure presenti quelle gerarchie secolari presenti in Europa. C’è un tema di amalgamare tutte queste persone, andando a dare un’identità americana a questo processo e a questi soggetti (processo non interamente riuscito).

Tutte queste persone arrivano in questo contesto di frontiera. Alcuni soggetti hanno più fortuna di altri e ciò provoca stratificazioni. Nonostante ciò, il modello statunitense permette molto di più ai soggetti un’ascesa sociale che in precedenza. Nonostante questo aumento di popolazione, le risorse a disposizione in termini di terre da coltivare aumentano moltissimo, in termini di risorse naturali, in termini di lavoro. Essendo queste risorse così estese hanno un reddito medio molto più alto rispetto agli europei per quanto la vita possa essere dura. Ciò significa quindi tenore di vita più alto rispetto all’europeo all’inizio del ‘900, reddito più alto, e mercato interno che cresce moltissimo: c’è una forte crescita della domanda e i produttori hanno una forte domanda da soddisfare.

Il concetto di frontiera venne messo in luce da un importante storico americano, Turner, alla fine dell’800.

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 129
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 1 Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 129.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti Storia delle relazioni economiche internazionali Pag. 91
1 su 129
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AleDelu33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni economiche internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Doria Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community