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Il mercantilismo

Tra il 1500 e il 1750 i mercantilisti elaborano i primi elementi di una teoria quantitativa della moneta. Nel XVI e XVII secolo l'Europa conosce gli effetti economici dell'afflusso di oro proveniente dalle Americhe, un fenomeno che si manifesta in particolare in Spagna e Portogallo. La grande quantità di oro dal Nuovo Continente innesca la rapida inflazione dei prezzi nel Vecchio Continente, poiché la rapida crescita della domanda non riesce ad essere interamente soddisfatta dall'offerta. L'aumento della quantità di oro (moneta) in circolazione genera un aumento dei prezzi delle merci.

Teoria quantitativa della moneta

Per i mercantilisti l'afflusso di oro dall'estero non deve essere tesaurizzato nelle casse statali. Invece, l'aumento di oro dovrebbe essere interamente utilizzato per aumentare la quantità di moneta interna e stimolare la produzione nazionale.

Fasi del mercantilismo

  • 1° fase: Alcuni mercantilisti “cameralisti” invitano il sovrano a ridurre al minimo le importazioni e favorire al massimo le esportazioni.
  • 2° fase: Ci si rese conto che era conveniente favorire le importazioni di materie prime e l’esportazione di prodotti finiti a più alto valore aggiunto.

Equazione degli scambi

Md=Mo PT=MV P=MV/T

La moneta è un “velo” che ricopre il sistema economico e modifica solo le variabili nominali, senza intaccare quelle reali. Quindi non cambia il potere d’acquisto di chi la detiene. Se l’aumento di metalli preziosi si trasforma immediatamente in un aumento generalizzato dei prezzi, non vi sarà alcun beneficio in termini di aumento dell’attività economica e i prezzi di tutte le merci aumenteranno in modo proporzionale.

Critica di Hume

Hume criticò la politica cameralista volta ad accrescere la quantità di metalli preziosi in un regno: l’afflusso di metalli avrebbe provocato l’innalzamento del livello generale dei prezzi. Conseguenze:

  • Non aumentava la ricchezza effettiva del regno
  • Ne avrebbe compromesso la competitività

Infatti, le esportazioni dipendevano dal tasso di cambio “e” (della moneta nazionale contro quella del Paese di destinazione) e dal rapporto tra i prezzi del Paese estero rispetto a quelli interni (Pe/Pi). Exp=f(e, Pe/Pi). Impedire le importazioni e favorire le esportazioni sarebbe stato inutile perché avrebbe portato ad un riequilibrio automatico della bilancia commerciale.

Meccanismo flusso monetario-prezzo di Hume

Paese A esportatore: L’avanzo della bilancia commerciale aumenta la circolazione della moneta e i prezzi delle merci nazionali, rendendole meno competitive nello scambio con l’estero. L’incremento dei prezzi delle merci nazionali riduce la quantità acquistata da parte degli operatori economici stranieri e quindi l’afflusso di oro dall’estero e l’avanzo di bilancio. Questa relazione tra prezzo e flusso monetario riporta automaticamente in equilibrio la bilancia commerciale dell’esportatore.

Paese B importatore: Nei paesi importatori il deflusso di oro riduce la quantità di moneta e, quindi, i prezzi delle merci nazionali rendendole più competitive all’estero. La riduzione dei prezzi nazionali aumenta il volume delle esportazioni: ciò consente al Paese importatore di ridurre il disavanzo con l’estero fino a riportare in equilibrio la bilancia commerciale.

Cantillon

Per Cantillon gli afflussi di metalli preziosi, almeno per un certo periodo, aumentano davvero la ricchezza effettiva di un Paese. Nel XVIII secolo l'economista irlandese Richard Cantillon descrisse un meccanismo flusso monetario-prezzi simile a quello di David Hume, prendendo in considerazione il settore manifatturiero. L’incremento della circolazione monetaria in un Paese, dovuto a un avanzo della bilancia commerciale con l’estero, spinge verso l’alto i redditi nazionali, facendo crescere la moneta dei residenti sia per i beni nazionali sia per quelli esteri (importazioni). La crescita della domanda dei beni nazionali aumenta il prezzo degli stessi, riducendone la loro competitività sui mercati esteri. La crescita della domanda dei beni esteri aumenta il volume delle importazioni. Questi due fenomeni (minore competitività beni di esportazione e aumento delle importazioni) accelerano il processo di riequilibrio della bilancia commerciale.

T=MV/P nel breve periodo oltre alla velocità di circolazione, ciò che rimane stabile è il livello generale dei prezzi. Secondo questa ipotesi l’aumento della moneta porta all’aumento delle transazioni, e quindi del ritmo dell’attività economica: T=f(M).

C’era un altro motivo per cui i mercantilisti ritenevano utile ed efficace una politica di protezione delle proprie manifatture, volta a massimizzare l’afflusso di metalli preziosi. L’aumento della moneta in circolazione e una grande disponibilità di denaro liquido consentono di tenere basso il tasso di interesse, fondamentale per le decisioni di investimento.

Teoria del libero scambio

La prima modellizzazione teorica del libero scambio è, in generale, attribuita ad Adam Smith nella sua opera più nota “La ricchezza delle nazioni” (1776), nella quale cerca di contrastare le politiche mercantilistiche affermando che tutti i Paesi guadagnerebbero se si specializzassero ciascuno nella produzione dei beni in cui è più efficiente, scambiandosi poi i prodotti finiti tramite il commercio internazionale. La ricchezza, infatti, non proviene dall’accumulazione di metalli preziosi, ma dalla capacità di produrre merci (quindi dalla produzione non dallo scambio). La libertà di commercio con l’estero per Smith è fondamentale:

  • Assicura un’ampia divisione internazionale del lavoro, a sua volta necessaria per accrescere al massimo livello possibile l’efficienza produttiva.
  • Consente un’estensione del mercato (secondo la teoria “vent for surplus” per consentire di assorbire la crescente produzione interna attraverso le esportazioni).

Vantaggi assoluti

Per Smith lo scambio internazionale avviene sulla base della valutazione di vantaggi assoluti, derivanti dall’esistenza di divari di costo tra due Paesi nella produzione di merci differenti. Se il Paese A rispetto al Paese B presenta un vantaggio assoluto significa che ha un costo di produzione inferiore per un determinato bene. La maggiore efficienza riduce i costi di produzione (grazie alla specializzazione del lavoro). Il libero scambio internazionale aumenta quindi l’efficienza complessiva.

Vantaggi comparati

Ricardo critica l’idea di Smith che lo scambio internazionale possa avvenire solo sulla base della valutazione dei vantaggi assoluti, suggerendo invece la necessità di considerare i vantaggi comparati. L’assunto su cui si basa è che un Paese tenderà a specializzarsi nella produzione del bene su cui ha un vantaggio comparato (cioè la cui produzione ha un costo opportunità, in termini di altri beni, minore che negli altri Paesi). Costo opportunità=sacrificio che si compie nel fare una scelta rispetto ad un’altra.

Modello IS-LM

Il modello IS-LM è uno strumento della macroeconomia per analizzare il ruolo della politica monetaria e della politica fiscale nella determinazione del reddito di equilibrio in un sistema economico. Curva IS: identifica tutti i punti di equilibrio nel mercato dei beni in relazione alle variazioni del tasso di interesse i e del reddito Y. Curva LM: identifica tutti i punti di equilibrio nel mercato monetario in relazione alle variazione del tasso di interesse i e del reddito. L'intersezione tra la scheda IS e la scheda LM individua il punto di equilibrio IS-LM in cui sia il mercato dei beni che quello monetario sono in equilibrio.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/04 Storia del pensiero economico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BarbaraM92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e teorie delle relazioni economiche internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Masini Fabio.
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