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Storia e critica del cinema

Nel 1895 ci fu la prima proiezione cinematografica pubblica a pagamento, fu in questo momento che il cinema come lo vediamo noi oggi incominciò ad esistere, anche se proiezioni erano già state fatte in passato.

Il linguaggio cinematografico

Il cinema è un'arte meccanica perché creata da una macchina, il cinematographe Lumiere, strumento che consente sia la registrazione che la proiezione. È costituito da una camera oscura, un obbiettivo e una pellicola in grado di impressionare la luce. La pellicola è una lunga fila flessibile di triacetato di cellulosa, materiale non infiammabile. In passato invece la pellicola era fatta di nitrato di cellulosa, un materiale altamente infiammabile. Anche per questo motivo moltissimi film muti sono andati persi.

La pellicola viene poi coperta di uno strato adesivo in gelatina e sotto di esso è presente un'emulsione sensibile alla luce. La pellicola flessibile transita dunque dietro l'obbiettivo e la sostanza fotosensibile impressiona l'immagine. Le istantanee vengono proiettate ad una velocità tale per cui le foto si fondono e danno l'impressione di essere in movimento. Nel cinema muto venivano proiettati circa 16/18 fotogrammi al secondo mentre con l'avvento del cinema classico si passò a 24 fotogrammi al secondo. Nel caso venga proiettata una pellicola creata per essere proiettata a 16, a 24, il film diventa più veloce. Mentre se una pellicola da 24 viene proiettata a 16 il film rallenta.

Il fotogramma rappresenta l'unità minima dal punto di vista tecnico rappresentativo. È invece l'inquadratura l'unità minima dal punto di vista espressivo, e finisce quando è presente uno stacco di montaggio. Più fotogrammi costituiscono un'inquadratura, e più inquadrature costituiscono una sequenza. Ogni sequenza ha una sua relativa autonomia, tuttavia due sequenze possono avere la stessa marca linguistica anche se nel cinema moderno questo non accade più così spesso.

La messa in quadro consiste nello scegliere ciò che sta in campo e ciò che sta fuori dal campo, dove per quadro si intendono i bordi dell'immagine e quindi il fuori campo corrisponde a ciò che sta fuori il riquadro. Tuttavia tutto ciò che è fuori campo comunque continua ad esistere, viene in ogni caso percepito in quanto fra ciò che è in campo e ciò che è fuori campo c'è una relazione.

La messa in scena invece, consiste nel sistemare gli elementi del profilmico in vista del filmaggio. Elementi che diventano poi parte della diegesi. La messa in successione è invece il montaggio che si effettua a fine riprese. La Diegesi, termine introdotto dalla narratologia, indica il mondo della finzione. Musica che proviene da una radio all'interno del film fa parte della Diegesi. L'Extradiegesi invece è ciò che di un film fa parte del mondo reale, come ad esempio la colonna sonora e la musica di accompagnamento. Il Profilmico è tutto ciò che si trova davanti alla macchina da presa ed è quindi parte della Diegesi. Il Filmico sono le scelte ottiche, come ad esempio l'illuminazione e sono elementi che fanno parte dell'extradiegesi.

La dialettica fra campo e fuori campo si articola su diverse modalità:

  • Entrata e uscita fra campo e fuori campo presuppone un luogo da dove il personaggio arriva o va una volta uscito dal campo.
  • Lo sguardo verso il fuori campo presuppone un qualcosa da guardare.
  • Se solo parte di qualcosa si trova in campo, si presuppone che ci sia un qualcos'altro a sostenerlo.
  • Un suono proveniente dal fuori campo.

Tuttavia, il fuori campo non esiste ma è solo uno spazio scenico. Il linguaggio cinematografico non nasce con il cinema, ma successivamente. I film si distinguono per tipologia e durata:

  • Il lungometraggio è il più famoso e comune e dura circa 70/80 minuti.
  • Il mediometraggio ha una durata che varia dai 30 ai 70 minuti.
  • Il cortometraggio dura meno di 30 minuti all'incirca.
  • Cinema animato
  • Cinema di finzione con storia, personaggi e luoghi creati dalla fantasia dell'autore e dalla recitazione di attori.
  • Cinema documentaristico che è creato da immagini raffigurante la nostra realtà.

Spesso cinema di finzione e documentari si incontrano e influenzano. Un esempio lo troviamo nel film di Pier Paolo Pasolini degli anni '60 intitolato "Il vangelo secondo Matteo", film di finzione girato da Pasolini parallelamente a "Comizi d'amore" documentario. Le modalità di ripresa a mano utilizzata durante il documentario, lo appassionò ed influenzò a tal punto che decise di utilizzare questa modalità anche in Il vangelo secondo Matteo. Utilizzò la ripresa a mano durante la sequenza del processo di Gesù. Le immagini di questa sequenza sembrano immagini rubate, che risultano sporche e che sono anche di difficile lettura, sono queste le caratteristiche che accrescono la realisticità del film.

Nel tempo la tecnologia è avanzata e la prima novità che il cinema inizia ad accogliere è il sonoro. Convenzionalmente si indica la data di inizio del cinema muto con il 1895, ossia la data di creazione del Cinematographe Lumiere, e quella finale con il 1927, data di uscita del film The Jazz Singer di Alan Crosland, primo film con sequenze cantate e parlate. Tuttavia il passaggio da muto a sonoro non avviene in un giorno e dipese molto dalla nazione, in Italia, infatti, il primo film sonoro si presentò nel 1930 e in Unione Sovietica nel 1935. Infatti queste date si riferiscono principalmente al contesto Statunitense.

I film da sempre considerati muti e in bianco e nero, in realtà non erano totalmente in queste condizioni. Ad esempio un film muto può comunque possedere una colonna sonora, come ad esempio The Wind del 1928, considerato uno dei capolavori del cinema muto. Spesso il cinema muto era integrato da suoni esterni alla pellicola, come musica suonata dal vero durante la proiezione. Esisteva anche la figura dell'imbollitore, ossia qualcuno che fisicamente commentava o recitava il film.

Tuttavia all'inizio del '900 l'industria cinematografica riconosceva nell'assenza di suono la sua peculiarità, emancipandosi in questo modo dalle altre arti, dalla letteratura e dal teatro. Consideravano la sua silenziosità più come il loro dato costitutivo che come un limite.

Diversi film venivano anche colorati a mano fotogramma per fotogramma con dei piccoli pennelli, colorandone solo specifiche zone o particolari che si volevano evidenziare. Successivamente, venne brevettato un sistema per colorare uniformemente ciascuna sequenza così da darle un preciso significato o impatto. La tecnica della tintura e raggio prevedeva poi il montaggio e quindi nel cinema delle origini non esisteva questa tecnica. Naturalmente il colore fu la prima cosa a rovinarsi con il tempo e questo in alcuni casi ha anche compromesso la solidità della trama di un film, ad esempio in The Londale Operator il colore azzurro indicava la sera.

Inizialmente i film venivano girati a luce naturale e quindi il risultato dipendeva fortemente dalle condizioni meteorologiche. Dal 1900 al 1915 si incominciarono ad utilizzare sia luci artificiali che naturali e con il passare degli anni esclusivamente artificiali. L'utilizzo esclusivo di luci artificiali faceva si che non si dipendesse più dalle condizioni meteorologiche e le luci erano anche manipolabili a piacimento così da rendere effetti diversi e espressivi. Esistono quindi diversi tipi di illuminazione:

  • Luce di riempimento
  • Luce in controluce che riduce l'appiattimento e dà profondità
  • Luce del profilmico

Un esempio di controluce lo troviamo nel film del 1997 intitolato "Napoleon" che utilizza questo effetto per accrescere l'importanza del personaggio. Al contrario Hitchcock utilizza il controluce per nascondere i volti dei personaggi aumentando la sensazione di ansia nello spettatore. Anche nell'Esorcista è stata utilizzata questa tecnica per nascondere i visi e aumentare la suggestione e l'inquietudine. Mentre nel film del 1933 "42esima strada", parte del cinema classico, la luce evidenzia i personaggi senza voler dare particolari effetti espressivi e quindi ha come primo scopo la chiarezza narrativa. La luce può anche essere filtrata dando diverse colorazioni e donando diversi effetti espressivi.

Esistono anche diversi obiettivi. L'obiettivo è una lente montata al corpo della macchina e che orienta i raggi luminosi. Diversi obiettivi danno diversi risultati. L'afocale di un obiettivo si misura dalla distanza fra il centro dell'obiettivo e il piano dove si imprime l'immagine. Esistono tre tipologie di afocale:

  • Afocale normale che è quella che si avvicina maggiormente alla visione naturale umana
  • Afocale lunga che dà una visione che consente di arrivare a spazi più lontani rispetto agli altri obiettivi
  • Afocale corta che dà un effetto grandangolo con maggiore profondità del campo

Nel 1971 viene girato Arancia meccanica dove viene utilizzato principalmente l'obiettivo a grandangolo con l'afocale corta. È di 200m lo spazio focale variabile senza interrompere la ripresa da un profilmico ad un teleobiettivo.

Storia del cinema

Anche Andrè Boisenne negli anni '50 smonta la periodizzazione del cinema muto differendo il cinema delle origini, il cinema classico e il cinema moderno. Il cinema nell'università statale di Milano come disciplina è arrivata nel 1999 ed è stata l'ultima università ad aprirsi a questo insegnamento.

I primi discorsi sul cinema risalgono ai primi anni dello sviluppo di questa arte affrontati dal punto di vista pragmatico. Ad esempio Thomas Edison nel 1902 denuncia e vince una causa dove accusava un uomo di aver violato una legge di copyright che Edison aveva assegnato ad un solo fotogramma. Dal momento in cui il lungometraggio di finzione inizia ad essere la tipologia più utilizzata, il cinema inizia ad essere considerata un'arte e parte della cultura anche sociale.

Ci furono tre ondate di teorici e sostenitori del cinema:

  • I primi, che si presentarono tra la fine degli anni '10 e i primi anni '20, sono chiamati esternalisti e rivelazionisti. Loro hanno scopo quello di difendere la natura artistica del cinema, sostenendo che questa sia una forma d'arte, mirano alla legittimazione estetica del cinema che per noi oggi è scontato. Ricciotto Canudo sostiene che il cinema è un'arte concreta che concilia tutte le altre arti.
  • Teorici che lottano perché il cinema venga riconosciuto anche come linguaggio. Sklovskij usò il termine straniamento, proveniente dal linguaggio letterario, facendo riferimento a quei modi di procedere che hanno come scopo quello di rendere l'abituale visione delle cose deformata, portandole in contesti diversi da suoi contesti naturali.
  • La terza ondata è quella dei massmediologi che si rendono conto del grande potere di influenza della massa il cinema può avere. Walter Benjamin sostiene la capacità che ha il cinema di amplificare la sfera della sensibilità umana.

Tutte e tre queste ondate di teorici si sviluppano nella prima metà del 1900. Tuttavia nel procedimento che il cinema affrontò prima di essere definitivamente considerato arte, diversi ostacoli si presentarono:

  • Le immagine erano create e riprodotte da una macchina e quindi le persone facevano fatica ad accettare che una macchina potesse creare arte.
  • Il cinema era un'impresa commerciale e nella classica concezione romantica che avevano di arte in quel periodo questo era incomprensibile.
  • Gli spettatori cinematografici erano popolari, era un'arte di massa.

Dopo la seconda guerra mondiale il cinema era già molto affermato, non c'era più necessità di legittimarlo ma soltanto di spiegare la sua importanza. In questo periodo si avvia una riflessione sul cinema stesso e sulle emozioni che suscita. Il giornale fondato da Andrea Bazin di nome Cahiers du cinéma esplicava la Politica degli autori: corrente di pensiero di critica cinematografica sorta in Francia negli anni cinquanta convinti che un film che viene analizzato deve essere visto come il frutto di un progetto più ampio, che è il progetto dell'autore. Un autore, per essere tale, deve possedere particolari capacità di gestire la messa in scena. Anche un regista pertanto può essere un autore, ma deve possedere determinate caratteristiche anche a livello caratteriale, a livello di personalità.

Negli anni '40 nasce la filmologia come prima disciplina che si occupa di cinema e in Francia nei primi anni '60 compaiono nuovi paradigmi della linguistica. Christian Metz fonda la semiotica del cinema definendo le otto tipologie di sequenza del mondo cinematografico, di cui noi ci occuperemo solamente delle prime quattro:

  • Sequenza ad episodi presenta tipologie discorsive del linguaggio cinematografico
  • Sequenza ordinaria, la più comune, presenta piccole ellissi (ossia salti temporali) in cui l'inquadratura procede in ordine cronologico
  • Piano sequenza, ossia dove l'inquadratura coincide con la sequenza. Un'intera sequenza è realizzata con una sola inquadratura, non sono quindi presenti stacchi di montaggio
  • Inquadratura a scena che a differenza della sequenza ordinaria non presenta ellissi.

Teoria femminista nel cinema

Le teorie femministe nel cinema, nascono con la seconda ondata del femminismo, quindi negli anni '60. Nello stesso periodo, i media incominciarono a diffondersi portando con loro stereotipi errati della donna, delle diverse nazionalità e delle persone con diverso orientamento sessuale. John Berger esprime le sue teorie sotto il concetto del "Lo sguardo maschile" evidenziando diversi modi di vedere la donna nelle diverse tipologie di arte. Egli inoltre sostiene che quasi sempre, un personaggio femminile all'interno di un film è creato da un uomo.

Nel 1972 John Berger credeva nel Ways of seeing (modi di vedere) dicendo che gli uomini agiscono e le donne appaiono. Gli uomini guardano le donne. Le donne guardano loro stesse mentre vengono guardate. Laura Mulvey nel 1975 individuava la donna come piacere visivo o come ostacolo alle azioni dell'uomo all'interno di un cinema narrativo. La donna era quindi vista come oggetto dello sguardo maschile. Tuttavia la Mulvey non comprendeva altri generi di persona, ma trattava della donna bianca nei film di americani bianchi. Bell Hooks invece rappresentava la problematica delle donne di colore nel cinema americano, che interpretavano personaggi di basso livello come ad esempio la balia di Via col vento. Le donne afroamericane non si sentivano rappresentate in quei personaggi, in loro non vedevano loro stesse. Nasce quindi lo sguardo opposizionale che vedeva emergere la critica nera femminile fino a creare una resistenza.

Il cinema sia negli anni '70 che ancora oggi, è fortemente definito dal contesto sociale e dall'ideologia della nazione che lo crea. Si sviluppa poi la QUEER THEORY dove il termine Queer, secondo Teresa De Lauretis, indica gender come costruzione sociale. Questo dà il via ad azioni da parte della comunità LGBT del mondo cinematografico di riappropriazione della loro rappresentazione.

Cinema delle origini

La prima recensione apparsa sul "Le Radical" sottolineava il potere che il cinema possiede di far rivivere coloro che non ci sono più, di mandare indietro il tempo. In questo saggio Bazin sottolinea lo stesso potere del cinema di fermare il tempo, come un' "impronta digitale", un "calco". Un esempio di nota bibliografica completa: A. Bazin, "Ontologie de l'image photographique", in D. Gaston (a cura di), Les problèmes de la peinture, Confluences, Paris 1945; poi in Qu'est-ce que le cinema? I. Ontologie et Langage, Cerf, Paris 1958; tr. Che cos'è il cinema?, it., Garzanti, Milano 1973, 1999. Le immagini cinematografiche assumono credibilità in accordo con le immagini che impressionano dal mondo reale, ad esempio la sacra sindone e la sua radiografia.

Le immagini dipendono da qualcosa di reale che è transitato davanti all'obbiettivo a dopo anni nell'immagine è ancora come quando è stato immortalato. Con la tecnologia moderna le immagini sono create da un algoritmo non più da un calco. Il cinema aiuta l'uomo a non morire, ma esso stesso morirà, ha una vita breve, ogni volta che un film viene proiettato, la pellicola perde di qualità. Ad esempio è ciò che è accaduto alla pellicola del film Metropolis. Il cinema si decompone con il tempo.

Il cinema della fine del 1800 incomincia ad analizzare il movimento al fine di spiegarlo scientificamente. Per fare ciò utilizzano come fonte principale le fotografie di Muybridge con il suo studio del movimento effettuato sui cavalli. Fino a quel momento il meccanismo dei movimenti degli animali, o comunque i movimenti veloci, erano immaginati in quanto erano impossibili da vedere ad occhio nudo. Jour Maré studia il movimento degli uccelli e per farlo mette a punto un fucile fotografico capace di bloccare dodici fotogrammi al secondo da un unico punto di vista.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elenascianna1999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Subini Tomaso.
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