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Dottrine politiche

Stato

Secondo la definizione di Weber, lo Stato è una forma storicamente determinata di organizzazione del potere o delle strutture dell'autorità, contrassegnata dal fatto che una sola istanza detiene il monopolio legittimo della costrizione fisica. Lo Stato moderno si caratterizza per il monopolio del politico, che viene esercitato attraverso mezzi e procedure razionali: il diritto, con norme astratte e impersonali, e l'amministrazione burocratica. Tutto questo garantisce la legalità. Lo stato è quindi un'organizzazione che tiene unito un gruppo sociale, in un determinato territorio. Lo Stato è caratterizzato da tre elementi: il popolo, il territorio e il potere sovrano.

Confronto con altre forme di potere

  • Polis greca: Non ha un proprio territorio di estensione. Conosce solo strutture verticali, mentre lo Stato moderno si configura come una persona giuridica, superiore ai suoi componenti.
  • Res Publica Romana: Governo costituito da magistrature collegiali. L'ordinamento romano era basato nel Populus (assemblee popolari e comizi) e nel Senatus (componenti nominati dai censori). Nonostante tutto, il diritto privato dello Stato moderno fa riferimento al diritto romano.
  • Sistema feudale: Intreccio di sovranità diverse. Manca l'unità territoriale. Rapporti di potere personali e privati, che consentivano la guerra privata e la faida.
  • Regime totalitario: Baricentro nel partito e nella sua ideologia. Scopo di mobilitare politicamente le masse, con una burocrazia carismatica e una forza di polizia segreta. Si perde il momento della legalità.

Lo Stato è il risultato di un'accelerazione di processi socioculturali, di cui fanno parte anche le rotture. Ne vanno ricordate tre:

  • Affermarsi moderna sovranità.
  • Dislocazione del potere politico dal Re al popolo.
  • Eclissi dello Stato nella perdita di autonomia.

L'Assolutismo è una variabile che accelera i processi istituzionali: con l'assolutismo l'effettivo esercizio del potere viene concentrato nelle mani del monarca e può essere limitato solo dal diritto naturale, cioè dalle leggi fondamentali, ma non può essere controllato dai sudditi. La caratteristica dello Stato moderno è la differenziazione dei compiti negli uffici burocratici e amministrativi: è gestito come un'impresa, alla quale si contrappone la società tradizionalista.

Nasce il dualismo Stato/Società: il primo è artificiale perché formato da apparati burocratici; la seconda naturale. L'integrazione sociale è opera dello Stato e avviene tramite continui compromessi con la società. Lo Stato è quindi esterno al tessuto sociale.

Lo Stato moderno è una creazione tipica dell'Europa: viene costruito per motivi politici, di potere e le sue successive trasformazioni sono sempre di potere. Fino alla Guerra dei Sette Anni (1756) è lo Stato il motore trainante della storia, non l'economia. L'eclissi dello Stato è da collocarsi nel Novecento, in particolare nelle grandi crisi del 1929; il suo inizio invece risale alla metà del Cinquecento.

Lo Stato nasce per dare risposte a problemi politici che vengono sia dalla scena internazionale, sia dal territorio nazionale. Per soddisfare i suoi bisogni, lo Stato deve diventare sempre più fiscale: in primo luogo è stata l'Inghilterra a monopolizzare le fiscalità e nazionalizzare le finanze, ma nonostante ciò lo Stato era quasi sempre in deficit. Con le guerre, ad eccezione di quelle di religione, lo Stato delimita i propri confini e stabilisce un equilibrio politico europeo, con il riconoscimento degli altri Stati e il rispetto della loro esistenza.

Tra i maggior problemi interni c'è quello dell'ordine, alla cui base ci sono le grandi guerre civili: per stabilire l'ordine è far trionfare il primato della politica e agire in nome di principi politici, che releghino quelli religiosi alla sfera privata. Il termine Stato si afferma a partire dal Cinquecento, ma con estrema lentezza. Per Machiavelli il termine ha significati più antichi, come l'estensione territoriale o la popolazione; per Rousseau indica il popolo.

Fino a Kant viene utilizzato il termine Res Publica, per cogliere la dimensione orizzontale e indicare la comunità indipendentemente dalla forma di governo. Sino alla fine del Settecento il termine Stato non viene usato, ad eccezione di Botero, secondo cui "Lo Stato è un dominio fermo sopra i popoli". Con l'Ottocento lo Stato acquista la sua centralità, grazie anche all'intervento di Hegel che sottolinea la razionalità alla base dello Stato e evidenzia l'esistenza di un nesso fra ricerca storica e Stato. Con il Novecento il termine Stato perde il suo valore per diventare un concetto metafisico.

Mentre il termine tarda ad affermarsi, il concetto di Stato è delineato da Bodin già nel Cinquecento: si indica il potere di comando che spetta ad una sola istanza, il cui compito principale, in luogo di Dio, è quello di dare giustizia in accordo con le leggi del Paese. Bodin distingue tra legge e consuetudine: la legge esce d'un colpo e riceve la validità dal sovrano, inoltre dà coesione al corpo politico e impone ai sudditi determinati comportamenti.

In seguito vengono poste le basi per una distinzione fra diritto pubblico e diritto privato: il primo ha interesse pubblico e afferma che sovrano è lo Stato e non il Re; il secondo è basato sulla proprietà privata che non può essere eliminata.

Soluzioni a seconda dei bisogni

  • Governare la società dall'esterno: Pubblica Amministrazione. Il burocrate è un professionista che occupa l'ufficio per le proprie capacità professionali e ottiene uno stipendio.
  • Pressione ambiente internazionale: Uffici diplomatici.
  • Tecnica militare: Formazione di eserciti permanenti.
  • Razionalizzare l'amministrazione attraverso tecnici: Lo Stato diventa un'impresa.

Nell'assolutismo l'esercizio della sovranità veniva limitato dal diritto naturale e dalle leggi fondamentali, oltre che dalla rete di uffici e controlli di corte. La ragione sostituisce la tradizione e la religione; il diritto naturale appare sempre più come un diritto razionale. Il contrattualismo serve per dare legittimità al potere e un fondamento razionale che può limitarsi alla pace sociale e all'espressione di una rappresentanza sulle leggi.

Questo processo di razionalizzazione ha il suo sbocco nell'Ottocento, quando inizia la codificazione del diritto pubblico e del diritto privato: il processo di codificazione è stimolato dai sovrani assoluti, per i quali l'unità dello Stato doveva compiersi nella sua unità giuridica. Per codificazione si intende una razionalizzazione del diritto che mira ad ottenere un sistema di norme fra loro coerenti, ancorate a principi generali. In questo modo l'amministratore può operare solo attraverso la logica, che è razionale e neutrale.

Costituzionalismo

Il fine del costituzionalismo è garantire i diritti dell'uomo e del cittadino e eliminare ogni possibilità di imparzialità da parte del governo: lo Stato è in funzione del cittadino. Le forme di costituzionalismo principale sono due:

  • Divisione del potere tra legislativo, giudiziario ed esecutivo in modo da assicurare la neutralità del giudice.
  • Scrivere una Costituzione che ponga dei limiti allo Stato.

Il processo di codificazione porta a rafforzare l'individualismo, cioè a vedere lo Stato in funzione dell'individuo: lo Stato è legittimo perché si fonda sul consenso dei cittadini ed è legale perché segue determinate procedure e leggi stabilite.

Nell'Ottocento la sovranità popolare appartiene allo Stato che sintetizza e supera sia il re che il popolo: tutti sono servitori dello Stato. Lo Stato è sempre più uno Stato di Diritto perché persegue i suoi fini nelle forme e nei limiti del diritto; sembra aver eclissato il momento politico del dichiarare lo stato d'eccezione, che sospende l'ordinamento giuridico e che può essere chiamata anche rivoluzione.

Alle origini il potere era sovrano; con la razionalizzazione ci si trova di fronte a tanti poteri costituiti, ma la sovranità riappare con forza nei momenti eccezionali. Nel Novecento lo Stato di Diritto entra in crisi e lascia lo spazio allo Stato Sociale o Welfare State:

Stato di Diritto Welfare State
Limitato e garantista. Basato sulla separazione dei poteri o sulla coscienza che solo il diritto può dare stabilità e ordine. Attuare principi etici, indeterminati e spesso oltre i limiti della legalità e della costituzione. Valorizzata la giustizia, non la norma.
Diritto per lunga durata. Diritto come strumento con cui esercitare meglio il potere.

Lo Stato Sociale provoca una crisi dell'ordinamento giuridico, in quanto tende ad affermare il primato politico e produce un'inflazione legislativa. Viene meno la separazione dei poteri e prevale il valore della giustizia su quello della certezza: è sempre più amministrativo e deve agire con opportune tecniche lavorative. Anche la legge perde la sua sovranità: lo Stato accetta forze interne, come i sindacati, che hanno il diritto di violare la legge comune. Il rischio è che tutto venga politicizzato.

Nei trattati sul diritto pubblico di inizio Seicento la famiglia aveva un'importanza fondamentale: il potere del capofamiglia è un potere privato ed è opportuna l'esistenza di un diritto di famiglia al di fuori del potere sovrano. Questa importanza della famiglia è da ricercare nella costituzione dell'Europa (1600/1700), che è incentrata sul modello familiare: anche l'economia è ancora domestica e il commercio è marginale. Il potere assoluto si ferma sulla soglia di casa.

Successivamente la famiglia tende a privatizzarsi: la struttura rimane inalterata, ma la famiglia scompare dal diritto pubblico ed entra in quello privato. Con questo passaggio inizia l'emancipazione degli individui, ad opera dello Stato, con la quale l'individuo diventa un autonomo soggetto di diritto. Con Hegel la famiglia torna ad assumere il valore antico e viene spiritualizzata: l'eticità della famiglia, basata sull'amore, prepara all'eticità dello Stato; ma fra famiglia e Stato c'è un momento intermedio che è la società civile e che Hegel identifica come un momento di caduta, perché consiste nel sistema di bisogni. Gli individui si trattano come mezzi e sono uniti solo dai bisogni e dalla divisione del lavoro.

Individualismo

Per determinare la sfera sociale occorre ripercorrere l'affermazione dell'individualismo, che ha il culmine nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino. L'individualismo è un prodotto dell'assolutismo.

Affermazione dell'Individualismo

  • Mointagne: Straniamento dalla politica. L'etica viene ricercata nella soggettività e non vuole contatti né con il politico, né con la società. L'uomo ricerca in se le sue certezze, auspicando dallo Stato un atteggiamento di neutralità. Accetta l'ordine dello Stato, ma ritiene che i veri valori (cultura e religione) siano da ricercare nel privato.
  • Pascal: Solo la forza può garantire l'ordine e la pace. Occorre prestare un'obbedienza esteriore ai superiori e sapersi elevare a ordini superiori come quello della scienza e quello della saggezza, che è solo in Dio.
  • Hobbes: Sono gli individui a creare lo Stato, che ha il solo fine di garantire la pace. Questo è possibile tramite il lavoro e il risparmio che permettono l'arricchimento individuale. L'individuo deve obbedire esteriormente, può avere opinioni personali, ma non devono diventare politiche. Tra lo Stato e l'individuo c'è il vuoto. La proprietà non è un diritto naturale, pertanto può essere revocata dallo Stato in qualsiasi momento.
  • Locke: I pilastri portanti della società civile sono due: il mercato e l'opinione pubblica, che sono distinti dal potere politico. La legge dell'opinione è una norma riferita alle azioni, per giudicare se siano virtuose o viziose: gli uomini hanno rinunciato ad usare la forza, ma hanno conservato il potere di giudicare moralmente. Il giudizio espresso è una censura privata. L'opinione pubblica è tale quando i privati parlano in pubblico di temi pubblici. Non è la gente comune, ma sono gli intellettuali che la formano e che sono un ceto separato tra il potere e il popolo.

Locke studia anche una nuova struttura del mercato, secondo cui la ricchezza di una nazione va ricercata nel commercio che è la via per produrre ricchezza. Condanna Aristotele che diceva che il guadagno di uno è la perdita di un altro. Il commercio non va a detrimento dei suoi vicini, e il valore di una cosa dipende dalla legge della domanda e dell'offerta.

In questo contesto delineato da Locke entra in crisi il modello familiare e gli orizzonti economici si spostano sul mercato: luogo in cui si scambiano le merci, ma anche le idee. Lo Stato reagisce con politiche mercantilistiche che hanno come fine il benessere dello Stato e non quello dei singoli. In particolare la ricchezza di uno Stato viene fatta dipendere dal possesso di metalli preziosi, dato che è importante mantenere forti i propri eserciti e soddisfare le spese delle corti. Il reddito nazionale è alla base della potenza dello Stato: lo Stato è attento a favorire lo sviluppo economico.

La società, attraverso la tolleranza religiosa, aveva imparato ad accettarsi come diversa, ma sotto una stessa legge. Il pluralismo è l'accettazione del nuovo e del diverso in un pacifico confronto. In questa situazione l'individuo e la società sono spinti a riappropriarsi del potere politico e quindi dello Stato. L'unico strumento che hanno a disposizione è la rappresentanza, le assemblee di stato.

Nonostante le tendenze assolutistiche si può cogliere una continuità tra rappresentanza antica e moderna, seppur con qualche periodi di interruzione. L'assolutismo è ostile alla rappresentanza. La prima forma di rappresentanza moderna si ha in seguito alla Costituzione americana del 1788 che prevede una rappresentanza eletta a suffragio quasi universale.

L'antica rappresentanza si basava sui ceti e privilegiava alcuni gruppi i quali in cambio di concessioni ricevevano immunità e benefici; è costituita su tre ordini fondamentali: clero, nobiltà, terzo stato. La contrapposizione fra sovrano e ceti è alla base della monarchia dualista dove il potere è diviso fra il re e la rappresentanza. La formula politica con cui razionalizzare questa realtà fu quella greca rinascimentale del governo misto: il miglior governo vede partecipare l'uno, i pochi e i molti. Fu Locke a darne una sistemazione teorica, che stabilisce un equilibrio dei poteri, legato al principio di separazione secondo il quale il titolare del potere esecutivo è il re, mentre il potere giudiziario acquista la sua autonomia.

In questo processo l'Inghilterra è avvantaggiata per la divisione bicamerale del Parlamento: la Camera Alta con i Lords spirituali e temporali e la Camera bassa con i comuni. Il Parlamento inglese ha il duplice scopo di concedere le imposte e consentire alle leggi. In Francia vi erano i Parlamenti per registrare gli editti del re e gli Stati Generali per le imposte; alla vigilia ella Rivoluzione gli Stati Generali si tramutarono in Assemblea Nazionale e poi Assemblea Nazionale Costituente.

Il modello ottocentesco era ancora quello del governo misto e della monarchia dualista, ma si andava affermando la borghesia. Con il governo parlamentare la monarchia dualista venne svuotata: in Inghilterra il governo dipende sono dalla maggioranza nell'Assemblea elettiva, mentre la Camera Alta perde il suo potere. Nel frattempo il suffragio maschile diventa universale. In seguito alla formazione delle repubbliche in Germania e in Austria e alla rivoluzione industriale i nuovi protagonisti diventano la borghesia e il proletariato.

Il concetto moderno di rappresentanza è stato chiaramente espresso da Locke: esprime la volontà dello Stato e la maggioranza dell'assemblea rappresentativa consente alla società di deliberare. Burke e Hume evidenziano già l'organizzazione tramite i partiti politici. Sono già poste le condizioni per lo spostamento dell'attenzione dallo Stato alla società: il primo a sollevare il problema è Madison che vede nei partiti un elemento di crisi della solidità dello Stato, perché essi sono spinti più dalla passione che dall'interesse dello Stato.

Sono le basi della teoria pluralista moderna, teorizzata da Toqueville, secondo la quale più centri di potere in conflitto tra loro impediscono che un centro possa diventare dominante. Tutte le teorie pluralistiche entrano in conflitto con lo Stato moderno; nel Novecento sono due le teorie che dominano la scena politica:

  • Monistica: lo Stato ha la volontà sovrana. Stato come portatore di universalità. Assolutismo o dispotismo.
  • Pluralistica: Privilegia i gruppi e le società. Società come portatrice di libertà. Paralisi o anarchia.

La costruzione dello Stato avviene nell'epoca della rivoluzione scientifica, dove si è dominati dalla razionalità. Lo Stato è interessato a trasformare le scoperte scientifiche in tecnologie operative nel campo bellico.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Truffelli Matteo.
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