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CIVILTÀ GRECA E POLITICA

Alla civiltà greca ha il merito di aver espresso a dimensione del politico, cioè esempi concreti

di un certo modo di convivenza tra gli uomini. Per politica si intende le cose che riguardano

la cioè la comunità umana autosufficiente nella quale l'uomo esprime la sua personalità.

polis,

Dalla parola polis deriva un altro termine, che è la costituzione. Più propriamente

politeia,

è il modo d'essere della polis: ecco perché la politica per i Greci è intesa come una

politeia

pedagogia.

La politica implica il primato del cioè della parola in connessione con la ragione che

logos

costituisce l'archè cioè l'origine della polis e quindi della politica. La parola è anche linguaggio,

cioè pluralità di parole, di termini diversi fra loro che indicano cose diverse, ma che sono in

sostanziale rapporto fra di loro. La parola fonda il rapporto essenziale fra l'io e il noi, cioè fra

l'uomo e il gruppo. Il pensiero politico greco ha avvertito l'essenziale rapporto che sussiste fra

la lingua e le prime forme di aggregazione umana. Il nesso fra la politica e il logos serve per

comprendere in modo razionale la polis e quindi giungere ad una disciplina razionale di tutti i

comportamenti che sono indirizzati all'esistenza della polis.

La caratteristica della polis consiste nell'essere una comunità che si estende su un territorio

ristretto, i cui confini possono essere riconosciuti dall'alto. L'uomo greco concentra le sue

energie e riesce a moltiplicarle in modo da esprimere una varietà di aggregazioni politiche.

Nell'età omerica la polis è costituita da una pluralità di villaggi che gravitano intorno alla

grande casa; ha un'organizzazione politica basata sul gruppo di famiglie e il capo gentilizio è

riconosciuto come re. L'alleanza e l'unione di gruppi gentilizi costituisce la polis omerica. La

religione è il vincolo originario sul quale si fonda la polis: le leggi sono tutte di origine divina e

pertanto eterne e immutabili. Il re è assistito dal Consiglio con i quali concorda i

provvedimenti che vengono comunicati al popolo. Altro elemento è l'assemblea, dove però

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solo i nobili hanno diritto di manifestare il consenso mentre il popolo può solo ascoltare. In

sintesi la polis omerica ha una struttura aristocratico-gentilizia basata su un rigido

patriarcalismo, che esclude la massa del popolo da tutto tranne che dal diritto di partecipare

all'assemblea. L'evoluzione della polis si determina in seguito ai conflitti fra aristocrazia e

popolo. Con la prima riforma la garanzia delle leggi fu estesa anche a coloro che non

appartenevano al gruppo gentilizio, con la redazione di leggi scritte che diviene un atto

pubblico della polis. Il passaggio allo stato oplitico si ha con la formazione di un esercito: i

diritti politici vengono riconosciuti a coloro che fanno parte dell'esercito.

Al termine del processo storico si delineano due modelli: Sparta e Atene. La prima è fedele

agli ideali dell'antica costituzione aristocratico-gentilizia, fondata sul rispetto della tradizione

che prevedeva una vita dedicata in tutto per tutto alla polis. Comprende due gruppi etnici: gli

spartiati, educati a vivere per la polis e all'arte della guerra; e gli iloti, ridotti ad una stato di

schiavitù. Il potere sovrano spetta all'assemblea, formata da coloro che fanno parte

dell'esercito; il comando dell'esercito è affidato ai Re, mentre il governo è tenuto dal Consiglio

degli Anziani. La normale azione di governo è affidata a 5 efori che hanno potere di

sorveglianza sui magistrati.

La seconda, Atene, vuole dare possibilità di espressione alle nuove forze sociali, politiche,

culturali. Ben presto si delinea uno stato di concentrazione della ricchezza nella classe

aristocratica, con il conseguente indebitamento - per ragioni di spese belliche - dei contadini e

degli artigiani. La prima riforma della costituzione aristocratica di Atene fu promossa da

Solone alla metà del V secolo. L'ordinamento politico si fonda su quattro classi distinte per

censo: i pentacosiomedimmi, cavalieri, zeugiti e i teti. Le prime due classi avevano cariche

pubbliche, mentre i teti avevano solo il diritto di partecipazione all'assemblea. La prosperità

della polis dipendeva dal rispetto della giustizia. Nella polis esiste una legge per la quale i beni

materiali e morali che essa procura devono essere distribuiti fra i ricchi e i poveri, in modo che

le diverse parti sociali si equilibrino tra di loro. Il problema della giustizia viene risolto da

Solone con i concetti di misura e limite: principi essenziali a cui si deve ispirare

l'organizzazione politica della comunità.

Le soluzioni di Solo non avevano limitato il potere dei gruppi gentilizi: le tensioni e i conflitti

sociali di Atene confluirono nella tirannia. Il tiranno, capo di un partito, conquista il potere a

seguito di una rivolta sostenuta dalle classi meno abbienti. La politica dei tiranni è volta a

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migliorare le condizioni delle classi più umili e quindi ad attuare una trasformazione sociale

della polis. Le riforme di Solone furono il presupposto per l'istituzione di una nuova forma di

governo: la democrazia: venne riorganizzato l'ordinamento politico e suddivisa la popolazione

in dieci tribù. Il Consiglio fu costituito da 500 membri, 50 per tribù e anche l'esercito venne

diviso in dieci reggimenti. Con la riforma di Efialte venne istituita un'assemblea generale,

chiamata Ecclesia, con il compito delle relazioni estere, il potere legislativo, il potere

giudiziario e il potere esecutivo.

Il valore più importante della polis di Atene è la libertà, cioè la partecipazione alla vita della

polis: è la possibilità che ha l'individuo di realizzare la sua vita secondo ciò che ritiene più

giusto ed opportuno.

SOCRATE

L'indagine socratica è volta a risolvere le false conoscenze: questa ricerca non è fine a se stesa,

ma rivolta ad una conoscenza consapevole che corrisponde alle nuove idee di razionalità.

Socrate si domanda "Che cosa è la virtù" e, dato il rapporto strettissimo che c'è tra questa e la

politica, anche "Che cosa è la politica?" Il problema della definizione di virtù ci rinvia al

problema della conoscenza: l'educazione non può essere percepita con la cultura

enciclopedica, ma deve essere una continua ricerca del sapere. Il fine dell'educazione è,

dunque, la virtù.

Socrate insiste sul fatto che la polis debba essere governata da competenti e organizzata su un

sapere competente. La politica deve essere una forma di conoscenza che si fonda sul metodo

d'indagine e di ricerca critico-razionale: occorre dare alla politica un fondamento intellettuale.

La retorica è la tecnica dell'incantamento: tante parole, ma scarsità delle tesi. La politica deve

essere una forma di conoscenza.

Nel il problema dell'essenza della politica è il tema centrale del dialogo. Gorgia esalta la

Gorgia

potenza della parola, sostenendo che il potere è il potere della parola. Sollecitato dalle

domande di Socrate, però specifica che a retorica ha un valore strumentale e che può essere

usata secondo giustizia o ingiustizia. In questa affermazione, per Socrate, c'è una grande

contraddizione: se può essere usata nel giusto e nell'ingiusto è allora l'arte dell'adulazione;

mentre la politica è l'arte rivolta allo spirito. Per Socrate la singola azione è compiuta in vista

dello scopo: quindi in politica il provvedimento deve arrecare un risultato utile alla società e

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questo può essere fatto solo dalla giustizia. La riduzione della politica a potere non è esatta

per Socrate: la volontà di potenza e l'etica del superuomo identificano il bene con il piacere e

quindi con il male. Il bene oggettivo, invece consente all'uomo di diventare consapevole di

quello che fa e quindi amico del suo simili e di Dio. Il è una critica radicale alla politica

Gorgia

ateniese, dopo la morte di Pericle, dove - secondo Socrate - la maggiorparte dei governanti è

composta da uomini malvagi.

La missione di Socrate è rendere i concittadini consapevoli della crisi e sollecitarli ad un

rinnovamento morale. Egli vuole affermare il primato della sovranità delle leggi, come

espressioni della giustizia. La democrazia deve essere concepita come governo della ragione:

per risolvere la crisi occorre fondare l'ordine politico sul sapere. L'individuo deve tutto alle

leggi.

PLATONE

L'insegnamento di Socrate è il presupposto politico di Platone. Centrale diventa il problema

del fondamento oggettivo della conoscenza, cioè dei rapporti che sussistono fra le verità. La

ricerca della verità diventa filosofia come conoscenza dell'universale.

Platone vuole che la filosofia governi gli Stati, per salvarli dal processo di corruzione e

decadenza. La politica è una scienza, intesa come conoscenza sistematica riconduce i dati ad

un principio unitario, che è l'archè, l'origine di tutte le conoscenze dell'esperienza. Platone

intende cogliere ciò che permane, l'idea: principio che ci permette di vedere intellettualmente

di far riconoscere le figure perché+ corrispondenti ad un'immagine ideale. Al livello dell'idea,

la politica può essere pedagogia e nella viene dimostrata l'essenza ideale della

Repubblica

politica.

La di Platone è un testo che si apre sulla discussione del concetto di giustizia: le tesi

Repubblica

dei sofisti vengono confutate da Socrate per giungere alla conclusione che la giustizia è l'utile

di chi governa. In conclusione non esiste la giustizia, ma tante giustizie per quante sono le

forme di governo, ognuna interessa a giudicare tutto e tutti in funzione della propria

conservazione. La giustizia si identifica con la politica e si esprime in una dimensione positiva-

empirica. Il governo deve perseguire l'utile dei suoi governati e quindi fare il bene. Il male in

politica è il risultato dell'ignoranza: si pensa di conoscerla nei dettaglio, ma in realtà ci si rifà

alle opinioni o a conoscenze non criticate che non hanno fondamento.

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La società, per Platone, si costituisce perché l'uomo non basta a se stesso; si fonda sulla

divisione del lavoro, con lo scopo di produrre bene necessari alla collettività. Il principio della

specializzazione esige che accanto alla classe che produce beni ci sia anche quella che li

difenda: la seconda classe è la classe dei custodi, che si suddivide tra custodi guerrieri, per la

difesa della comunità, e custodi reggitori per il governo dello Stato. Il problema della polis,

cioè la decisione dell'appartenenza alle classi, è risolvibile con l'eliminazione dell'istituzione

della famiglia e della proprietà. La famiglia costringe l'individuo a svolgere un'attività

contrastante con le sue attitudini; mentre la proprietà rende immodificabili le posizioni di

potere che la famiglia ha conquistato, creando la distinzione fra ricchi e poveri. Eliminando

queste due istituzioni sarà possibile attuare un ordinamento comunistico, che consenta di

riconoscere la natura degli individui e di collocarli nella classe a cui sono predisposti

naturalmente. La politica è quindi pedagogia: insegnamento, che non si svolge sul piano

privato, ma sullo Stato e per lo Stato; quindi educazione alla vita politica.

L'individuo può svolgere bene un solo compito, pertanto è necessario bandire dallo Stato

l'abitudine a svolgere due o più attività. La giustizia è il principio fondante dell'organizzazione

dello Stato.

Le tre funzioni dello Stato, hanno una corrispondenza nella struttura interna dell'uomo e

nelle classi sociali:

Funzione Stato Anima Umana Classi Società Disciplina

Governo Razionale Reggenti/Filosofi Saggezza

Produzione Concupiscibile Contadini/Operai Temperanza

Difesa Irascibile Esercito Fortezza

La giustizia è il principio ideale, l'anima dello Stato.

La conoscenza filosofica attiene all'intelligenza e l'idea di bene è la fonte di tutte le

conoscenze. Fra politica e filosofia c'è un nesso indissolubile: l'unità reale della polis dipende

dal problema della conoscenza. Lo Stato platonico è uno Stato di ragione e la politica è volta

a garantire il comando del razionale. Il bene supremo dello Stato è la sua unità. Importante il

controllo delle nascite, per determinate equità tra le classi, e la parità di diritti tra l'uomo e la

donna. Fondamentale è la classe dei custodi, che deve garantire l'ordine e la loro felicità

consiste nel sapere che la salvezza della polis dipende dal loro lavoro.

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Per Platone anche la polis può essere toccata dal processo di corruzione: ciò avverrà quando i

custodi sbaglieranno i calcoli e verrà intaccata l'armonia fondamentale. La polis, dunque,

passerà attraverso le forme di governo che la porteranno alla degenerazione: aristocrazia,

timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannide. La crisi dell'ordine politico è provocata dalla

crisi della razionalità e dalla volontà di scambiare la scienza con l'opinione.

L'analisi delle forme di governo si concentra sulle ultime due: democrazie e tirannide.

Democrazie Tirannide

Libertà assoluta che provoca l'anarchia Libertà mero arbitrio degli individui

La si conclude con un richiamo al problema religioso: la libertà dell'individuo è

Repubblica

affermata sul piano religioso, in quanto la vita che viviamo è il risultato di una libera scelta

della nostra anima.

La politica come scienza si compone di una parte teorica, che riguarda la conoscenza

dell'organizzazione della polis; e una parte pratica, che si riferisce al governo. Nel Politico,

Platone fa riferimento al re filosofo, che deve governare avvalendosi dell'intelligenza. L'arte

regia deve porsi il problema della giusta misura, che si esprime nel conveniente e

nell'opportuno. L'arte regia può sostituirsi alle leggi e il re può assumere provvedimenti che

violino le leggi stesse, in quanto le leggi non possono prevenire tutti gli avvenimenti. La

politica del re filosofo è al di sopra delle leggi e della tradizione: l'arte regia è l'idea dell'arte di

governo, la costituzione perfetta, il governo ideale e quindi il modello è la monarchia.

ARISTOTELE

Per Aristotele la politica è una delle quattro discipline su cui si articola la scienza dell'uomo; le

altre sono la psicologia, l'etica e la retorica. Il libro di riferimento è la La polis, nota

Politica.

Aristotele, è connaturata all'uomo: l'uomo per realizzare se stesso deve vivere nella polis.

Importante è la koinonia, cioè il processo secondo il quale si costruisce la polis; la prima

forma di koinonia è la famiglia, seguita dal gruppo parentale, dalla tribù, dal villaggio e infine

dalla polis. La polis è per natura e non è fondata sulle convenzioni degli uomini. Nella

famiglia sussistono tre tipi di comando: quello del padre sul figlio, che equivale a quello del re

sui sudditi; quello del marito sulla moglie, che equivale a quello del magistrato sui cittadini; e

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quello del padrone sullo schiavo, che equivale a quello del despota. Il governo della famiglia è

definito da Aristotele con il termine economia ed è riferito agli ambiti con i criteri da seguire

per procacciarsi il cibo; il termine crematistica invece determina i modi di produzione della

ricchezza. Quando l'attività economica non è finalizzata alla comunità essa pone in crisi

l'ordine naturale. La comunità politica si caratterizza per l'affermazione relativa alla pluralità

delle forme secondarie, che sono tutte poste dalla natura. Il principio di unità non può essere

preso nel suo significato letterale, perché annulla la società politica che è costituita da una

molteplicità di elementi. Il collettivismo di Platone non può essere realizzato perchè contrasta

con la naturale struttura della società. La famiglia e la proprietà sono i due istituti

fondamentali dello Stato, come presupposto del processo di articolazione della società

politica: abolire la proprietà significa privarsi dell'unico criterio per privare la giusta

ricompensa per il lavoro dei singoli; in un regime collettivo tutti avrebbero la stessa

ricompensa anche se non lavorano. La società collettivista non realizza nemmeno l'unità,

perchè si scinde in due classi fra loro contrapposte: i guerrieri e i lavoratori; inoltre l'amicizia

che, secondo Platone, lega tutti i membri della comunità è astratta e non tiene conto delle

reali situazioni. Per Aristotele la forma migliore della proprietà è quella privata, integrata

dalla comunanza dell'uso: un proprietà in cui il fine sociale sia anche alle esigenze della

comunità.

La politica considera anche l'organizzazione politica della città nei suoi elementi; lo studio

della politica è diviso in quattro parti:

- Costituzione migliore, cioè quella in cui ogni cittadino possa provvedere al meglio alla sua

prosperità materiale. La polis deve essere una comunità di simili che ha come scopo il

raggiungimento della felicità.

- Come realizzare la Costituzi

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Truffelli Matteo.
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