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Dottrine politiche

Gli stati, la guerra e la pace tra le forme della politica e dell'economia

Le relazioni fra gli stati: modelli e problemi del pensiero politico moderno

L'analisi delle relazioni internazionali fa riferimento ai grandi nomi del pensiero politico moderno e occidentale, in particolare Hobbes, Grozio e Kant. La prospettiva hobbesiana è in riferimento alla scuola realista e alla sua concezione conflittuale della politica internazionale. Soggetti esclusivi della politica internazionale sono gli stati, che devono difendere i loro interessi. La guerra è il mezzo risolutivo dei conflitti d'interesse; mentre l'equilibrio si configura come condizione sempre precaria.

La scuola liberale, di matrice kantiana, è orientata alla cooperazione tra gli stati, in vista di un progetto di cooperazione internazionale che faccia perno sullo sviluppo dell'economia e del commercio e su istituzioni politiche adeguate. Inoltre, la scuola liberale prende le distanze dal governo assolutista, per dotarsi di governi e istituzioni garanti della legge. Il primo esempio storico di questo progetto kantiano è la Società delle Nazioni.

In posizione mediana tra Hobbes e Kant si trova Grozio, con la dottrina della guerra giusta, cioè il tentativo di disciplinare l'uso della forza tra l'idea di società anarchica e l'esistenza di vincoli derivanti dal diritto naturale. Nelle tre differenti prospettive viene ancorata la realtà effettiva dello stato e del sistema internazionale in base agli equilibri dettati dalla Pace di Westfalia, che pone fine alla Guerra dei Trent'Anni (1648) e segna il tramonto definitivo del vecchio ordine universalistico e religioso. Soggetto primo della politica è lo stato a cui spetta garantire la neutralizzazione del conflitto interno. Sul piano internazionale il problema dei rapporti tra gli stati fa riferimento alle tre correnti sopracitate.

Pace e guerra tra una forma di governo e sistema economico

Nell'età dei Lumi e nell'epoca delle rivoluzioni la riflessione politica si orienta ad approfondire i legami tra politica interna e politica estera fino ad indagare da vicino se e in che misura modelli politici diversi abbiano a che vedere con i lineamenti fondamentali della politica in piano internazionale. Il tema della forma di governo si snoda lungo la direttrice Montesquieu-Rosseau-Kant. Kant sosterrà la politica estera al livello più alto quando parlerà di legame esistente tra dispotismo interno degli stati e livello di bellicosità sul piano internazionale, come condizione indispensabile per una federazione di liberi stati in grado di porre fine a tutte le guerre. Uno stato di matrice repubblicana è per Kant punto di partenza per una politica di pacificazione sul piano internazionale.

Rousseau nel contratto sociale accenna alle confederazioni come strumento di difesa dei piccoli stati a costituzione repubblicana, in grado di conciliare quest'ultimi con la potenza esterna di un grande popolo. Montesquieu chiama in causa la repubblica federativa sia come mezzo per affrontare attacchi di grandi potenze, che come garanzia di stabilità interna. Le tematiche della costituzione repubblicana e quelle delle forme di governo vengono in gran parte a unirsi andando a formare il dibattito settecentesco su una politica i cui assetti istituzionali interni e le relazioni fra gli stati appaiono come un binomio inscindibile.

Le grandi rivoluzioni sono, inoltre, un potente acceleratore per l'emergere del concetto di federalismo in senso moderno. Su questa scia un ruolo importante viene assunto dal sistema economico. Per Rousseau questo si configura come forza motrice della pace se si fonda su un'economia di sussistenza, o come volano di guerra, se incrementa industria e commercio. In conclusione Rousseau arriva a sostenere che il moderno sistema economico e finanziario è elemento costitutivo dei sistemi politici bellicosi e della schiavitù dei popoli. Sulla direttrice Montesquieu-Kant si viene affermando la tematica del doux commerce: un commercio dolce e mite che deve avere possibilità di crescere senza impedimenti a garanzia di pace e progresso.

Il pensiero politico settecentesco si dimostra interessato a cogliere la complessa rete di relazione che la politica moderna sta intessendo, sotto il profilo istituzionale.

Scienza, libertà di commercio, istituzioni rappresentative: la pace del liberismo

A metà degli anni Trenta dell'Ottocento, Comte vuole dissipare ogni dubbio circa una nuova fonte di guerre sostenendo che è giunta l'epoca in cui la guerra effettiva e permanente deve totalmente sparire a favore di un incremento della scienza come processo pacifico di civilizzazione. L'opera di Constant diviene punto di riferimento per coloro che vogliono tessere le lodi del sistema rappresentativo, come necessità dell'Europa contemporanea.

Negli anni Settanta Spencer traccia con sicurezza le coordinate delle società militari e industriali, evidenziando le garanzie che queste ultime danno ai cittadini. Inoltre, egli si chiede che tipo di società riserverà il futuro e accenna ad una federazione di governi, come risultante all'industrialismo. Secondo Saint-Simon l'ordine dopo la pace di Westfalia mostra le insufficienze dell'Europa contemporanea di fronte ad una civiltà che segna il progresso. Pilastro dell'intero sistema è la forma di governo parlamentare.

Lo stato-gli stati, la politica, la guerra tra marxismo e revisionismo

Marx ed Engels affidano alla rivoluzione proletaria il compito di spazzare via ogni forma di dominio di classe e di mettere fine al potere politico, come oppressione delle classi. L'abolizione del dominio di classe pone anche le condizioni per il venir meno del conflitto su scala internazionale. Nel primo libro del Capitale Marx parla di un mondo dominato dalla violenza e dalle guerre dei più forti su un terreno che è sia politico che economico. Il potere politico esprime comunque il potere di una classe che ne opprime un'altra.

Contro a alle tesi marxiane, Bernstein dichiara che la prognosi della rivoluzione proletaria è errata e definisce la democrazia come garanzia di uguaglianza e di libertà. Per Bernstein è il socialismo che deve integrare l'eredità del liberalismo, eliminando ogni connotato borghese.

Verso il sistema-mondo del XX secolo: democrazia e imperialismo

Nella prima metà del 1800 De Tocqueville sottolinea che l'uguaglianza e le condizioni dei popoli civili sono elementi che indirizzano le società democratiche verso un futuro di pace; ma mette anche in rilievo il ruolo pericoloso che può giocare l'esercito attratto dalla guerra e dalle rivoluzioni. Il rimedio va cercato in un'opinione pubblica ben fornita e nello spirito di libertà civile. Dagli ultimi decenni dell'Ottocento il dibattito sulla relazioni fra gli stati viene proiettato in una dimensione mondiale.

All'inizio del XX secolo Hobson individua nell'imperialismo l'elemento distintivo della politica occidentale contemporanea. Coloro che puntano all'imperialismo come elemento centrale della politica contemporanea, sono concordi nel rilevare una correlazione tra dimensione esterna ed interna del politico. Hobson invita più volte a istituire una vera democrazia contro i mali dell'imperialismo e dei suoi alleati. Al contrario in ottica marxista il tramonto della libera concorrenza viene descritto come definitivo. Lenin sostiene che una politica internazionale condotta dal capitale finanziario si riduce alla lotta fra le potenze per la ripartizione economica e politica del mondo.

La politica sembra affacciarsi su una prospettiva nuova, che ha nell'economia il motore principale. Le conferenze di Aia (1899 - 1907) rappresentano una regolamentazione pacifica dei conflitti internazionali. Nel corso del XX secolo l'ONU e la Società delle Nazioni segneranno una politica che aspira a vestire i panni del diritto.

Cesure, innovazioni e ricomposizioni. Rivoluzione e costituzioni negli Stati Uniti e in Francia

Rivoluzione e modernità

Nell'Inghilterra del Seicento la formazione dello stato inglese è accompagnata da una serie di rivolte. Le richieste di democratizzazione rompono con la concezione circolare del tempo e il termine rivoluzione viene impiegato per indicare le trasformazioni continue della storia. La fiducia illuministica del progresso si arresta di fronte ai cambiamenti delle strutture politiche. Il potere sovrano moderno è una costruzione artificiale che dipende dalla volontà di coloro che sono considerati individui politici legittimi. Non si tratta solo di governo politico ma di una forma complessiva che esercita il dominio sugli uomini e sulle donne, nel momento in cui viene costituito il patto formativo, cioè l'adesione attiva che mette fine alla condizione di lotta e di guerra.

Potere costituente e Repubblica

A partire dalla secessione americana, rivoluzione significa ridefinizione della soggettività politica legittima e si sostanzia in un movimento che prende avvio dallo scontro per la possibilità di presa di parola politica. Nella rivoluzione l'azione politica finisce per dipendere dal soggetto che ne è portatore. La rivoluzione americana vuole affermare la libertà negata e riconoscere al cittadino una virtù immanente che può essere registrata solamente dall'impianto costituzionale. È uno scontro tra la richiesta di obbedienza del governo britannico e la pretesa di libertà delle colonie.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bischerella di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Antonetti Nicola.
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