Tucidide - Democratico
Libertà
La libertà è il tema dominante della guerra del Peloponneso. Combattono per la libertà dei greci. Per bocca di Pericle ci viene presentato un programma ideologico di difesa della democrazia ateniese, forma di governo che è unica perché non ne imita nessun’altra, ma è imitata dalle altre. La democrazia è quella forma di governo che non conosce la tirannide e ciò consente la massima libertà nella condotta di vita dei cittadini. È la libertà che costituisce l’ordine di Atene. La libertà diviene il valore che riassume l’essere politico degli Ateniesi, una parola per cui si può morire e chiedere ad altri uomini di sacrificare la propria vita. Solo con la libertà si può avere pace e democrazia.
Libertà nella politica interna
- Uguale possibilità per tutti i cittadini di partecipare al governo della città.
Libertà nella politica estera
- Capacità di manifestare la propria potenza, legittima perché effetto della libertà (libertà come potenza).
Platone – Filosofi-re ed eccessi che portano alla tirannide
Potere
Fonda l’indagine filosofica sull’ordine politico ideale. Il governo del bene comune deve essere esercitato da custodi, cittadini la cui natura è complessa, filosofica e politica sganciata dalla cura del particolare. Occorre il thymos, ardore, animo per difendere la città dai nemici e la magnanimità con gli amici (come i cani di razza). I custodi devono essere estranei a tutto ciò che è particolaristico (famiglia o proprietà).
Mito della caverna
La condizione di coloro che non hanno conosciuto la verità è come quella di prigionieri rinchiusi e incatenati fin da piccoli dentro una caverna. Tale condizione è quella di tutti gli uomini immersi nel mondo dell’apparenza che scambiano per reali le loro visioni. Solo con sofferenza e disagio si potrebbe guardare verso la luce e abituarsi pian piano al mondo superiore. Se tornasse poi nella caverna non riuscirebbe ad adattarsi all’oscurità. Così tra i prigionieri si diffonde la convinzione che non vale la pena salire alla luce del sole e sapere.
Perché la vita sia ben amministrata occorre che il potere sia detenuto da coloro che non lo desiderano. Il potere deve essere concepito come obbligo.
Libertà
Ricerca della connessione tra il sapere filosofico e l’ottima costituzione. Nel modello ideale al vertice della città ci sono coloro che sanno cos’è la giustizia e che possono sorvegliare e indirizzare rettamente la vita dei propri cittadini che sono i filosofi-re. È un rapporto tra sapere e potere. Le città storiche appaiono quali forme di decadimento.
- Quando governanti e guerrieri si astengono dal lavoro e apprezzano soltanto gli onori nasce la timocrazia.
- Quando i governanti esercitano il potere solo perché sono ricchi c’è l’oligarchia.
- Quando i poveri si ribellano al potere dei ricchi si forma la democrazia.
- Quando la città cade in preda del conflitto fra fazioni e del disordine a causa dei demagoghi, ecco che il popolo cerca qualcuno che lo protegga e a cui concede un potere illimitato, nasce la tirannide.
Al passaggio da democrazia a tirannide sono dedicate le pagine de La Repubblica in cui vi è una svalutazione del ruolo della libertà politica. La libertà scivola verso il suo eccesso, la licenza, e trasforma la democrazia in tirannide. È un processo naturale perché ogni eccesso porta a una grande trasformazione nel senso opposto e così diventa naturale che la tirannide non si formi da altra costituzione che la democrazia.
Strato democratico diviso in tre parti:
- La classe degli uomini oziosi e spendaccioni: il gruppo più coraggioso comanda, quello più codardo segue.
- Quelli che diventano ricchi che per natura sono i più ordinati.
- È il popolo, tutti coloro che lavorano e si astengono dalla vita politica.
Aristotele
Potere
Il potere è un fatto naturale. La comunità politica è una società naturale posta in linea di continuità con le altre più ristrette. Tutte sono caratterizzate da rapporti di dominio. La polis è la sintesi di tutto ciò perché il tutto è prioritario rispetto alle parti pluralità associativa. L’ordine politico è necessariamente plurale. L’uomo diviene pericoloso se abbandona la virtù orientandosi all’ingiustizia e alla violenza. Il principio ordinatore è il diritto, ciò che è giusto. Il potere politico si esercita sui cittadini.
C’è un rapporto di comando-obbedienza in una comunità di uomini liberi. La costituzione è l’ordinamento del potere supremo il quale si identifica con il governo della città. Può essere esercitato da uno solo, da pochi o da molti. Lo stato viene prima di tutto. Ci sono tre forme di governo con le loro deviazioni: regno-tirannide, aristocrazia-oligarchia, politèia (sovrana assoluta è la classe militare)-democrazia. Se il potere è orientato al bene comune allora tutte le forme di governo che lo fanno sono giuste. Se l’interesse della comunità viene piegato a quello di chi esercita il potere, ogni costituzione degenera. La democrazia è una degenerazione del governo costituzionale.
Ci sono dei criteri di esclusione: cittadino della polis sono solo i maschi liberi, adulti e non stranieri. Distinzione tra governo degli uomini e governo delle leggi. Ogni forma di governo se è rispettosa delle leggi è equilibrata.
Il potere senza leggi è in balia delle passioni. Legge = ordine e misura. Leggi basate sulla consuetudine sono le più importanti.
Cicerone – Roma – Forma di governo mista
Potere
Auctoritas (senato) è la fonte permanente di legittimità. Saggezza, virtù e custodia del passato. Potestas (magistratura popolare) delinea il quadro idealizzato della costituzione mista della res publica romana fondata sul valore morale dell’auctoritas e sul bilanciamento istituzionale tra senato e popolo. L’ordine non viene creato dal potere ma è l’autorità che si inscrive nell’ordine facendosene portatrice. La necessità di obbedire ad un’autorità massima è indiscutibile quando è in gioco la salvezza della cosa pubblica che può prevedere anche un potere dittatoriale commissario. Da Aristotele riprende il pensiero che l’uomo ha una naturale inclinazione a vivere insieme.
Libertà
Riprende alcuni temi da Platone, tra cui quello della giustizia. Per bocca di Scipione l’Africano indica il fondamento dell’ordine politico nell’utile comune e nel consenso. La libertà appare come l’insieme dei diritti e dei privilegi, civili e politici, del cittadino romano. Giunge alla formulazione di quella che è stata definita la visione popolare della libertà. Ha come contraltare la libertà ottimate, tesa a determinare all’interno della repubblica il grado di libertà da concedere al popolo. Afferma che la res publica è res populi. La libertà che risiede nel popolo è uno degli elementi costitutivi del res publica, unitamente alla potestas propria dei consoli e all’auctoritas che risiede nel senato.
La preferenza di Cicerone non va a nessuna delle tre forme di governo perché tutte e tre sono a rischio di degenerare nelle rispettive forme corrotte (tirannide, oligarchia, demagogia). Propone una forma di governo mista come quella di Roma nata dalla fusione e del saggio temperamento delle tre forme semplici. La libertà politica deve essere uguale per tutti. La libertà politica coincide con la summa potestas del popolo che garantisce l’autogoverno della repubblica e che viene liberamente affidata ai migliori (gli ottimi, non ottimati). Afferma inoltre la superiorità storica della costituzione romana.
Paolo di Tarso
Potere
Fonte della teologia politica cristiana: Lettera ai Romani. L’idea che non si dia autorità che non provenga da Dio pone in un rapporto di connessione e di dipendenza autorità e Dio e verità divina. L’autorità è prevista dall’ordine divino e serve al suo disegno. C’è sempre uno spazio di autonomia, di distinzione e di manovra per il cristiano che appartiene di fatto a due regni. L’autorità è garantita da Dio ma lo è anche la libertà interiore del credente. Libertà interiore e obbedienza agli obblighi mondani. Se non perseguita chi ha fede in Dio, se rispetta l’ordine dello spirito, l’autorità non può né deve essere un problema. L’obbedienza agli obblighi mondani è una virtù e un dovere. Ogni autorità politica si trova aperta verso l’alto.
Lettere ai Tessalonicesi
È volta a dare ordine all’attesa apocalittica sottolineando i doveri e la necessità di un impegno concreto dei cristiani nel mondo. Il Male è già attivo nel mondo ma la politica rallenterebbe il compimento dei tempi e l’avvento dell’Anticristo. Potere politico gioca un ruolo ambivalente: ostacola la presenza del regno delle tenebre nel mondo. È certo che la politica non potrà mai essere la salvezza. Il potere ha il compito di frenare il caos.
Agostino d'Ippona - Giustizia
Potere
L’ordine divino è partito in due città: celeste e terrena. La città terrena crede di bastare a se stessa ed è dominata dalla passione del potere. C’è un amore di sé. La città celeste è animata dalla caritas. Non c’è traccia di arbitrio, cupidigia e servilismo. C’è amore di Dio. Queste due città sono intrecciate e questo spiega la presenza del male e del bene. Vi è una problematicità della condizione umana nella quale convivono amore di Dio e amore di sé. All’origine della città terrena c’è il fratricidio che sarà poi ripreso nella fondazione di Roma. La polis mondana è segnata dall’ostilità. Il movente del fratricidio non è la lotta per il potere, ma l'invidia della bontà. Anche i buoni possono combattere tra loro. Il potere non è mai un bene in se stesso ma solo se è giusto. La vera libertà è la bontà. Gli ordini politici se sono separati dalla giustizia non sono più legittimi.
Machiavelli
Potere
Il Principe: Politica = agonismo. Gli stati sono caratterizzati da un fattore fondamentale e discriminante: l’imperio sugli uomini. Le forme di tale imperio sono repubblica e principato. La conquista di un nuovo principato crea al nuovo signore molte ostilità. Chi deve stabilire un ordine nuovo incontra sempre maggiori difficoltà politiche. Tale debolezza nel sostegno al nuovo nasce dalla paura verso i conservatori e dalla difficoltà per gli uomini di aderire a una legittimità nuova di cui non hanno un’esperienza consolidata.
Libertà
Giunge alla definizione di Roma come repubblica tumultuaria e afferma che la potenza della sua milizia è dovuta alla bontà del suo ordinamento politico. Analizza le cause che fecero di Roma oltre che una repubblica potente, anche una repubblica libera, e le trova nel conflitto che opponeva i due umori diversi che costituivano la repubblica; quella del popolo e quello dei grandi. Fu proprio la disunione fra popolo e nobili la causa della grandezza e della libertà di Roma. La capacità del popolo di Roma di costituirsi a repubblica e di conquistare la libertà, dopo la cacciata dei Tarquini, è dovuta alla mancanza di corruzione che connotava quel popolo (critica alla corruzione della sua Firenze) e alla capacità di istituire leggi che assicurassero Roma nel principio dello stato suo, vale a dire nella libertà.
Il vivere libero è possibile solo in una repubblica che si autogoverna, dove i cittadini hanno a cuore il bene comune e non gli interessi di parte, e promuovono la grandezza della comunità politica. Emerge la necessità di una buona legge che a Roma è la legge che impone la pari eguaglianza e preserva il vivere libero, vale a dire il vivere politico e incorrotto.
Lutero – Libera obbedienza e avere fede
Libertà
Una libertà che è liberazione immediata dell’uomo cristiano, del soggetto, dal peccato ma anche piena libertà di agire per il cristiano giustificato. Il cristiano è al tempo stesso libero signore di tutte le cose e non sottoposto ad alcuno e servo sollicito di tutte le cose e sottoposto a ognuno. Vi è una profonda differenza tra uomo e Dio. La libertà del cristiano risiede solo nella fede nella parola di Dio, una parola onnipotente che libera. La libertà abita miracolosamente nel cuore del singolo e non viene più dall’esterno. Dio e l’uomo sono infinitamente separati e resi assolutamente diversi. L’irruzione di Dio nel cuore dell’uomo e la sua liberazione dalla schiavitù del peccato terreno viene teorizzata come un atto di assoluta libertà e al tempo stesso assolutamente necessitato. Il soggetto luterano si configura come un soggetto totalmente disponibile al volere divino. L’uomo giustificato non è più oggetto di fronte a Dio ma è soggetto esso stesso: l’infinito è dentro di lui ed egli compie nel mondo l’opera di Dio. Il giusto è colui che è capace di ordinare il proprio corpo, disciplinare le passioni e obbedire liberamente, volontariamente, all’autorità politica voluta da Dio.
Erasmo da Rotterdam
Libertà
Libero arbitrio – libertà della volontà dell’uomo. È il tentativo di dare risposta alla crisi del mondo medievale. Propone una diversa visione del soggetto. La libertà del volere umano risulta non in contraddizione con la prescienza divina, in quanto piano umano e piano divino risultano sì separati ma mediati dagli universali. Interpreta le Scritture da umanista, fidando cioè nella capacità della ragione umana di comprendere il dettato biblico. Il concetto di libero arbitrio è un concetto razionale e segnala che per Erasmo la crisi che attraversa il mondo cristiano può essere superata se ci si affida alla ragione naturale, se si rivendica l’uso della razionalità per agire nel mondo; se si riconosce cioè la libertà della volontà dell’uomo.
Grazia divina e libertà umana non sono in contraddizione, ma al contrario cooperano. Erasmo continua a sperare nell’urgenza di porre rimedio alla frantumazione religiosa del presente in una politica universalistica rinnovata attraverso un ritorno ai precetti evangelici. Emerge la necessità di una riforma cristiana dominata dal sogno umanista della pace universale che rivendica tolleranza e libertà religiosa. La libertà è la libera scelta verso il bene, ma anche verso il male, di un soggetto capace volontariamente di razionalità.
Hobbes – Stato assoluto
Potere
Leviatano: Costruisce il concetto moderno di potere inteso come sovranità, volontà suprema e indisponibile non naturale ma istituita artificialmente. Gli uomini sono destinati al potere. La condizione naturale dell’umanità assegna a ciascun individuo un potere che consiste in una forza originaria. Da tale diritto-potere senza limite deriva la possibilità del conflitto estremo e un’insicurezza permanente. Da qui deriva un obbligo razionale dell’uomo all’alienazione completa del proprio potere originario a una persona fittizia che incameri concentrandolo unitariamente l’intero potere di tutti i contraenti. Ciascun uomo è l’autore del potere politico. Una volta istituito l’attore sovrano è insindacabile. La sovranità ha solo il dovere di stabilire e conservare la pace. C’è uno scambio tra potere e obbedienza.
Fa le leggi e giudica le controversie rendendo eseguibili tali decisioni grazie alla propria capacità di coazione e sanzioni. Non coinvolge il foro interno però. Il potere costituisce il danno minore rispetto alla guerra. Il potere, il pregio, la dignità, l’onore e la capacità. Il potere di un uomo consiste nei mezzi di cui dispone al presente per ottenere un apparente bene futuro.
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