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La politica comune dei trasporti era stata ideata per evitare che diverse condizioni di

trasporto potessero incidere sui prezzi delle merci, creando le compartimentazioni

che si stavano cercando di eliminare con l’unione doganale; nella fase iniziale si

focalizza sui trasporti ferroviari, su strada e per vie navigabili, perché il trasporto

marittimo e aereo non incidevano in modo rilevante sui trasporti, e sottostavano a una

regolamentazione internazionale che si riteneva sufficiente.

La politica comune sulla concorrenza era stata pensata per evitare squilibri all’interno

del mercato; vengono vietate tutte le intese tra imprese che producono effetti

anticoncorrenziali, oltre agli abusi di posizioni dominanti.

Inizialmente le risorse finanziarie erano affidate al contributo degli stati, ma in

seguito si pensò di passare a un sistema di autofinanziamento: si trovò un accordo nel

1969 e nel 1970 il Consiglio decise il passaggio al finanziamento con risorse proprie,

oltre a dare poteri all’Assemblea sul bilancio; nel 1985, nel 1988 e nel 2000 (decisione

597/2000) si ampliò ulteriormente il potere dell’assemblea sul bilancio, composto da:

a-prelievi agricoli;

b-dazi della tariffa doganale esterna comune;

c-una percentuale sull’IVA riscossa dagli stati membri, che non poteva essere

superiore al 50% del prodotto nazionale lordo (PNL) dello stato;

d-un’aliquota sul PNL degli stati membri;

Il trattato prevedeva anche:

-il ravvicinamento delle disposizioni legislative degli stati membri nella misura

necessaria per la realizzazione del mercato comune;

-la creazione di un fondo sociale europeo (FSE), che aveva come obbiettivo quello di

migliorare le possibilità di occupazione e il tenore di vita dei lavoratori;

-la creazione di una banca europea per gli investimenti (Bei), che avrebbe dovuto

mettere a disposizione risorse per facilitare l’espansione economica della comunità;

-un regime di associazione alla comunità dei paesi e dei territori d’oltremare (i paesi

che avevano rapporti privilegiati;

Nell’EURATOM e nella CEE il Consiglio dei Ministri aveva il potere decisionale sulle

proposte della commissione; in alcuni casi la commissione aveva potere decisionale, in

altri il consiglio delega la commissione a prendere decisioni basandosi su una linea

generale decisa dal consiglio; esistono cinque categorie di atti:

-regolamenti: atti obbligatori in tutti i loro elementi aventi portata generale ed

astratta;

-decisioni: atti obbligatori in tutti i loro elementi aventi portata individuale;

-direttive: atti obbligatori in quanto al fine e al tempo per raggiungerlo;

-raccomandazioni: atti non obbligatori;

-pareri: atti non obbligatori;

I trattati istitutivi delle comunità europee hanno creato un nuovo ordinamento, che

contiene norme primarie (contenute nei trattati e indirizzate agli stati e alle

istituzioni) e secondarie (prodotte dalle istituzioni e indirizzate agli stati, alle

istituzioni e alle persone fisiche e giuridiche).

L’EFTA e l’allargamento delle comunità

Nel 1959 la Gran Bretagna conclude un trattato per istituire una zona di libero

scambio (EFTA) con la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, l’Austria, la Svizzera e il

Portogallo; ma nel 1961, accortasi del buon funzionamento delle comunità, avanza

formale richiesta di adesione: questa viene respinta dalla presidente francese De

Gaulle, che riteneva che l’ingresso del Regno Unito avrebbe legato troppo l’Europa agli

USA, oltre ha mettere in discussione il primato francese nella CEE.

Nel 1966 i laburisti vanno al governo e l’anno dopo la Gran Bretagna fa nuovamente

richiesta di adesione, insieme alla Danimarca, alla Norvegia e all’Irlanda; nel 1972

vengono firmati i trattati di adesione, ma in Norvegia il referendum popolare respinge

la ratifica, e dopo alcune modifiche entra in vigore solo per gli altri tre stati.

Questo porta ad un indebolimento per l’EFTA, e quindi le comunità stipulano con gli

stati rimanenti un accordo che istituisce una zona di libero scambio.

Nel 1990 si decide di aprire un negoziato diretto a trasformare la zona di libero

scambio in uno spazio economico europeo (SEE), dove avrebbero potuto circolare

liberamente merci, persone, servizi e capitali, oltre alla creazione di istituzioni

comuni, tra i paesi CEE, i paesi EFTA, l’Islanda e la Finlandia. Il trattato SEE viene

firmato nel 1992,non viene ratificato dalla Svizzera ed entra in vigore per tutti gli

altri paesi nel 1994. Nel frattempo altri stati avevano aderito alle comunità: la Grecia

già del 1961 era associata alla CEE, status che prevedeva una zona di libero scambio,

che si interrompe con il colpo di stato dei colonnelli; nel 1975 la Grecia presenta

domanda di adesione, firma nel 1979 ed entra nelle comunità nel 1981. Nel 1977 fanno

domanda di adesione Spagna e Portogallo, firmano i trattati nel 1985 che entrano in

vigore nel 1986. L’Austria, la Svezia, la Finlandia e la Norvegia presentano domanda di

adesione, firmano il trattato nel 1994, ma in Norvegia il referendum popolare respinge

la ratifica, e dopo alcune modifiche entra in vigore solo per gli altri tre stati nel 1995.

In seguito sono state presentate 13 domande di adesione: tutte, tranne quella della

Turchia, sono state prese in considerazione; nel 2002 si è deciso di avviare i negoziati

con 10 stati (Malta, Cipro, Slovenia, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia, Ungheria,

Lettonia, Lituania ed Estonia), rinviando quelli con la Romania e al Bulgaria. Nel 2004

verranno avviate le negoziazioni per l’adesione della Turchia, se ci saranno dei

presupposti di democratizzazione e di rispetto dei diritti umani.

Verso l’Atto Unico

Aldilà della struttura istituzionale delle comunità, i capi di stato si riunivano nel

Consiglio Europeo ogni sei mesi per valutare i progressi dell’integrazione.

Nel vertice di Parigi del 1974, si ricerca la possibilità di sviluppare un unione politica e

un unione monetaria, e si incarica il primo ministro belga Tinderman di studiare queste

proposte; nel 1976, il “rapporto Tinderman” prefigura un’Europa “a due velocità”, in cui

gli stati più evoluti possono accelerare l’integrazione, e gli altri si uniranno in seguito.

Successivamente vengono incaricati tre esperti, denominati “tre saggi” per studiare

una cooperazione politica, ma il loro rapporto non ottiene consensi; nel 1981, mediante

un’iniziativa dei ministri degli esteri italiano (Colombo) e tedesco (Gersher), viene

presentato un progetto che proponeva di affiancare alla cooperazione economica una

cooperazione politica. Un gruppo di parlamentari europei, denominato “club del

coccodrillo”, capeggiato da Altiero Spinelli, elabora un progetto che prevedeva la

creazione di una nuova unione europea: sottoposto al parlamento europeo il rapporto

viene approvato. Al vertice europeo di Fountainbleu, nel 1984, viene fondato un

comitato di esperti (capeggiato dall’irlandese Dunge) per studiare le problematiche

connesse alla creazione di una nuova comunità; nel 1985 viene presentato il rapporto,

ma non tutti i paesi europei si dimostrano favorevoli ad un’unione più stretta,

soprattutto il Regno Unito di Margaret Tatcher; su iniziativa di Andreotti, che

presiedeva il Consiglio, viene effettuata una votazione a maggioranza che prevede una

futura conferenza intergovernativa per la creazione della nuova comunità. Nel 1985

vengono individuate le modifiche da apportare ai trattati.

L’Atto Unico

Il nuovo trattato prende il nome di Atto Unico, perché riunisce i due testi riguardanti

la cooperazione in politica estera e le modifiche ai trattati; non tutti gli stati sono

favorevoli, infatti il 17 febbraio 1986 non aderiscono Italia, Grecia e Danimarca; viene

firmato il 28 febbraio 1986 con l’approvazione del parlamento europeo, ed entra in

vigore il 1 luglio 1987.

Le novità introdotte dall’Atto Unico furono:

-modifiche istituzionali;

-realizzazione del mercato unico per il 1992;

-ampliamento dei poteri del parlamento;

-creazione di un organo giurisdizionale europeo affiancato alla Corte di Giustizia;

-la creazione del sistema monetario europeo (SME)

-l’ampliamento delle competenze comunitarie;

Sino al 1971 gli accordi di Bertton Woods erigevano un sistema di cambi basato sulla

parità fissa tra oro e dollaro e tra le altre monete e il dollaro; in seguito all’annuncio di

Nixon della fine di questi accordi, l’Europa crea un sistema monetario europeo basato

su una sistema di fluttuazioni rispetto ad un punto di riferimento (ECU), chiamato

serpente monetario europeo.

L’Atto Unico fissa il termine per la creazione del mercato unico, ad occuparsene fu

Jack Delors che presentò un libro bianco che esponeva dettagliatamente il progetto

per il MEC. Nel 1989 viene convocata una conferenza per la realizzazione di un’unione

economica e monetaria.

Il trattato di Maastricht e l’unione monetaria

Nel vertice di Strasburgo del dicembre 1989 si discute di unione monetaria, e in

quello di Dublino del giugno 1990 di unione politica; nel 1990 iniziano, a Roma, i

negoziati per questi due progetti, e il 7 febbraio 1992, a Maastricht, viene firmato il

nuovo trattato, che entra in vigore il 1 novembre 1993.

Erano previste tre tappe per la realizzazione dell’unione economica-monetaria:

prima fase (1 luglio 1990 – 31 dicembre 1993)

Mirava a liberalizzare la circolazione di capitali mediante la coordinazione delle

politiche monetarie.

seconda fase (1 gennaio 1994 – 31 dicembre 1998)

Regolata dal trattato di Maastricht, prevedeva una convergenza delle politiche

mediante il rispetto di alcuni parametri riguardanti l’inflazione, i tassi di interesse, le

finanze pubbliche e la moneta nazionale.

terza fase (1 gennaio 1999 – 31 dicembre 2002)

Prevedeva la fissazione dei tassi di cambio tra l’euro e le varie monete nazionali; a

questa fase non parteciparono la Gran Bretagna e la Svezia e la Danimarca.

Il meccanismo dell’unione monetaria portò alla creazione dell’istituto monetario

europeo (IME); successivamente all’IME subentrò la banca centrale europea (BCE), e

fu introdotto un sistema di banche centrali europee (SEBC).

La nuova comunità (Unione Europea) era composta da tre pilastri:

1-le comunità preesistenti (CE, EURATOM, CECA)

2-politca estera di sicurezza comune (PESC)

3-cooperazione giuridica degli affari interni (CGAI)

Inoltre viene istituzionalizzato il Consiglio d’Europa e viene introdotto il comitato

delle regioni.

Il trattato di Amsterdam

Il trattato di Maastricht prevedeva la convocazione di una conferenza

intergovernativa (CIG), dalla quale nasce il trattato di Amsterdam, firmato nel 1997 e

entrato in vigore nel 1999; questo trattato prevede due novità: rafforzamento della

cooperazione e una serie di principi; la cooperazione rafforzata è una cooperazione

tra stati della comunità, ma non è obbligatorio prenderne parte; viene introdotta una

nuova numerazione degli articoli, e viene prevista una serie di modifiche riguardanti

l’allargamento; inoltre vengono inserite nel primo pilastro le politiche comunitarie

sociali e la cooperazione giudiziaria in materia civile.

Il trattato di Nizza

Firmato nel 2001, entrerà in vigore il 1 febbraio 2003; la tematica principale è

l’allargamento, e prevede sulle modificazioni delle istituzioni in base al numero di

membri che entreranno; parallelamente viene firmata una carta dei diritti

fondamentali dell’unione, priva però di efficacia giuridica.

L’allargamento

Anche dopo il trattato di Nizza rimane ancora aperto il problema della modifica dei

sistemi decisionali, provocato anche all’allargamento. Si può aderire all’UE, non hai

trattati CEE o CECA, perché essi fanno ormai parte del sistema UE.

Uno stato che vuole aderire deve fare domanda al Consiglio, che si pronuncia

all’unanimità, previa consultazione della Commissione e parere conforme del

Parlamento, che si pronuncia a maggioranza assoluta dei presenti.

La convenzione europea

Nel 2004 ci sarà una nuova CIG; si pensa di approfittare dell’allargamento per

rivisitare i trattati, e per redigere una carta costituzionale europea; si demanda lo

studio di questa a una Convenzione (un’assemblea costituente), convocata dal consiglio

di Leichen, che opera dal maggio 2002 al maggio 2003; questa Convenzione è composta

da rappresentanti degli stati membri, delle istituzioni comunitarie e degli stati che

hanno fatto domanda di adesione, esamina le possibilità di sviluppo dell’unione europea,

oltre a studiare l’opportunità di una carta costituzionale europea, che contenga i

principi della carta dei diritti fondamentali, ma che abbia effetti giuridici.

Il sistema dell’Unione Europea

UNIONE EUROPEA

E

U

C R P C

E A E G

E T S A

O C I

M

Siccome il primo pilastro costituisce una cooperazione giuridica istituzionalizzata,

mentre il secondo e il terzo sono cooperazioni giuridiche semplici, l’Unione Europea nel

suo complesso non è una cooperazione giuridica istituzionalizzata, e quindi non ha

personalità giuridica né nell’ordinamento internazionale, né in quello comunitario, né in

quelli nazionali, come invece l’hanno la CE (art. 281) e l’EURATOM; questo perché

alcuni stati non volevano dare troppo potere all’UE; per la PESC e la CGAI quindi non

agisce un’istituzione, ma uno stato (solitamente quello che è a capo del Consiglio) che

agisce in nome e per conto dell’UE.

Il trattato UE

I titoli 1°, 7° e 8° contengono i principi e le disposizioni comuni, il 2° sulla CE, il 3° sulla

CECA, il 4° sull’EURATOM, il 5° sulla PESC, il 6° CGAI.

titolo 1°

-art. 1: il trattato UE segna una nuova tappa per un unione sempre più stretta tra i

popoli europei;

-art. 2: (obbiettivi) richiamo al principio di sussidiarietà dell’art. 5 CE: la comunità

agisce negli ambiti che non sono di sua esclusiva competenza solo se gli obbiettivi

dell’azione prevista non possono essere raggiunti dagli stati (norma voluta dagli stati

“frenatori” per limitare i poteri che la comunità potrebbe assumersi ex art. 308 CE);

l’art. 5 enuncia anche il principio di proporzionalità (l’azione della Comunità non va al di

là di quanto necessario per li raggiungimento degli obbiettivi del presente trattato) e

il principio di attribuzione (la Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono

conferite e degli obbiettivi che le sono assegnate dal presente trattato);

-art. 3: viene rispettato e sviluppato l’acquis comunitario;

-art. 4: il Consiglio europeo da gli impulsi all’Unione e ne individua le finalità;

-art. 6: l’unione si fonda su principi di libertà, di democrazia, di rispetto dei diritti

dell’uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di diritto;

-art. 7: (sanzioni per chi viola i principi)

titolo 5° (PESC)

-art. 11: (obbiettivi)

-art. 12: (metodi di adempimento degli obbiettivi)

-art. 17: l’UEO è parte integrante dello sviluppo dell’Unione;

-art. 18: la Presidenza di turno del consiglio europeo rappresenta l’Unione per le

materie che rientrano nella politica estera di sicurezza comune, ed è assistita dal

segretario generale del Consiglio (monsieur PESC);

titolo 6° (CGAI)

-art. 29: l’Unione si prefigge di fornire ai cittadini un livello elevato di sicurezza

sviluppando una cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale e prevenendo e

reprimendo il razzismo e la xenofobia:

titolo 7° (cooperazione rafforzata)

-art. 43: alcuni stati possono instaurare tra loro una cooperazione rafforzata;

Il trattato CE

La parte 1° tratta i principi e le disposizioni comuni, la 2° la cittadinanza, la 3° le

politiche comunitarie, la 4° l’associazione, la 5° le istituzioni, la 6° le disposizioni

generali e finali;

parte 1°

-art. 2: (fini della comunità)

-art. 3: (azioni della comunità per raggiungere i fini dell’art. 2)

-art. 4 (azioni della comunità e degli stati membri per raggiungere i fini dell’art. 2)

-art. 8: sono istituti un Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e una Banca

centrale europea (BCE);

-art. 9: è istituita una Banca europea per gli investimenti (BEI)

parte 2° (cittadinanza)

-art. 17: è cittadino dell’unione chiunque abbia la cittadinanza di uno degli stati

membri;

-art. 18: ogni cittadino europeo ha il diritto di circolare e di soggiornare liberamente

nel territorio degli stati membri, fatte salve alcune limitazioni;

-art. 19: ogni cittadino europeo che risiede in uno stato membro di cui non è cittadino

ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni comunali di quello stato e alle elezioni

del parlamento europeo in quello stato;

-art. 20: ogni cittadino, nel territorio di un paese terzo nel quale lo stato membro di

cui ha la cittadinanza non è rappresentato, gode della tutela da parte delle autorità

diplomatiche di qualsiasi stato membro;

parte 3° (politiche comunitarie)

titolo 7°

capo 2° (politica monetaria)

-art. 107: 1-il SEBC è composto dalla BCE e dalle banche centrali nazionali;

2-la BCE ha personalità giuridica;

3-il SEBC è retto dagli organi decisionali della BCE che sono il consiglio

direttivo e il comitato consultivo;

-art. 110: 1-per l'assolvimento dei compiti attribuiti al SEBC, la BCE, in conformità

delle disposizioni del presente trattato e alle condizioni stabilite nello

statuto del SEBC:

-stabilisce regolamenti nella misura necessaria per assolvere i compiti

definiti nell'articolo 3, paragrafo 1, primo trattino, negli articoli 19,

paragrafo 1, 22 o 25, paragrafo 2 dello statuto del SEBC e nei casi che sono

previsti negli atti del Consiglio di cui all'articolo 107, paragrafo 6;

-prende le decisioni necessarie per assolvere compiti attribuiti al SEBC in

virtù del presente trattato e dallo statuto del SEBC;

-formula raccomandazioni o pareri;

2-il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi

elementi e direttamenteapplicabile in ciascuno degli Stati membri. Le

raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti. La decisione è obbligatoria in

tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati. Gli articoli 253, 254

e 256 si applicano ai regolamenti ed alle decisioni adottati dalla BCE.

-art. 111: 1- in deroga all'articolo 300, il Consiglio, deliberando all'unanimità

su raccomandazione della BCE o della Commissione e previa consultazione

della BCE, nell'intento di pervenire ad un consenso coerente con l'obiettivo

della stabilità dei prezzi può, previa consultazione del Parlamento europeo e

conformemente alla procedura prevista al paragrafo 3 per la fissazione delle

modalità da questo menzionate, concludere accordi formali su un sistema di

tassi di cambio dell'ecu nei confronti delle valute non comunitarie, può

adottare, adeguare o abbandonare i tassi centrali dell'ecu all'interno del

sistema dei tassi di cambio.

-art. 112: 1-il consiglio direttivo della BCE comprende i membri del comitato esecutivo

della BCE nonché i governatori delle banche centrali nazionali.

2- a) il comitato esecutivo comprende il presidente, il vicepresidente e

quattro altri membri;

b) il presidente, il vicepresidente e gli altri membri del comitato

esecutivo sono nominati, tra persone di riconosciuta levatura ed

esperienza professionale nel settore monetario o bancario, di comune

accordo dai governi degli Stati membri a livello di capi di Stato o di

governo, su raccomandazione del Consiglio e previa consultazione del

Parlamento europeo e del consiglio direttivo della BCE. Il loro mandato ha

una durata di otto anni e non è rinnovabile. Soltanto cittadini degli Stati

membri possono essere membri del comitato esecutivo.

titolo 17° (coesione economica e sociale)

-art. 158: per promuovere uno sviluppo armonioso dell'insieme della Comunità, questa

sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento

della sua coesione economica e sociale. In particolare la Comunità mira a

ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle

regioni meno favorite o insulari, comprese le zone rurali.

-art. 159: Gli Stati membri conducono la loro politica economica e la coordinano anche

al fine di raggiungere gli obiettivi dell'articolo 158. L'elaborazione e

l'attuazione delle politiche e azioni comunitarie, nonché l'attuazione del

mercato interno tengono conto degli obiettivi dell'articolo 158 e concorrono

alla loro realizzazione. La Comunità appoggia questa realizzazione anche con

l'azione che essa svolge attraverso fondi a finalità strutturale (Fondo

europeo agricolo di orientamento e di garanzia, sezione “orientamento”,

Fondo sociale europeo, Fondo europeo di sviluppo regionale), la Banca

europea per gli investimenti e gli altri strumenti finanziari esistenti (Fondo

europeo per gli investimenti, entità autonoma che concede garanzie o

partecipa al capitale delle imprese).

La Commissione presenta ogni tre anni al Parlamento europeo, al Consiglio, al

Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni una relazione sui

progressi compiuti nella realizzazione della coesione economica e sociale e

sul modo in cui i vari strumenti previsti dal presente articolo vi hanno

contribuito. Tale relazione è corredata, se del caso, di appropriate proposte.

Le azioni specifiche che si rivelassero necessarie al di fuori dei Fondi, fatte

salve le misure decise nell'ambito delle altre politiche della Comunità,

possono essere adottate dal Consiglio, che delibera secondo la procedura di

cui all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale e

del Comitato delle regioni.

-art. 161: fatto salvo l'articolo 162, il Consiglio, deliberando all'unanimità su proposta

della Commissione, previo parere conforme del Parlamento europeo e previa

consultazione del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni,

definisce i compiti, gli obiettivi prioritari e l'organizzazione dei fondi a

finalità strutturale, elemento quest'ultimo che può comportare il

raggruppamento dei fondi. Il Consiglio definisce inoltre, secondo la stessa

procedura, le norme generali applicabili ai fondi, nonché le disposizioni

necessarie per garantire l'efficacia e il coordinamento dei fondi tra loro e

con gli altri strumenti finanziari esistenti. Un Fondo di coesione è istituito

dal Consiglio secondo la stessa procedura per l'erogazione di contributi

finanziari a progetti in materia di ambiente e di reti transeuropee nel

settore delle infrastrutture dei trasporti. A decorrere dal 1° gennaio 2007,

il Consiglio delibera a maggioranza qualificata su proposta della Commissione,

previo parere conforme del arlamento europeo e previa consultazione del

Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni, nel caso in cui le

prospettive finanziarie pluriennali applicabili a decorrere dal 1° gennaio

2007 e il pertinente accordo interistituzionale siano stati adottati a tale

data. In caso contrario la procedura prevista nel presente comma è

applicabile a decorrere dalla data della loro adozione.

-art. 162: le decisioni d'applicazione relative al Fondo europeo di sviluppo regionale

sono adottate dal Consiglio, che delibera secondo la procedura di cui

all'articolo 251 e previa consultazione del Comitato economico e sociale e del

Comitato delle regioni. Per quanto riguarda il Fondo europeo agricolo di

orientamento e di garanzia, sezione “orientamento”, ed il Fondo sociale

europeo restano applicabili rispettivamente gli articoli 37 e 148.

parte 5° (istituzioni)

capo 1 (le istituzioni)

Parlamento europeo

poteri normativi:

-procedura di parere conforme (art. 300-3 CE): il Consiglio deve tenere conto del

parere del Parlamento per prendere una decisione; è utilizzata per gli accordi

internazionali, e per alcune materie PESC (art. 21 UE) e CGAI (art. 39 CE e 42 UE)

-procedura di codecisione (art. 251 CE): utilizzato in molte materie;

-procedura di cooperazione (art. 252 CE): sempre meno utilizzato;

-a maggioranza, può chiedere alla Commissione (che però non ha nessun obbligo) di

presentare proposte su alcune questioni;

poteri di controllo:

-sugli atti della Commissione: art. 200, esame della relazione generale annuale;

-sugli atti del Consiglio (sul bilancio): art. 272, può emendare le spese non obbligatorie

e può proporre modifiche sulle spese obbligatorie, oltre a poter rigettare l’intero

progetto di bilancio; se all’inizio dell’esercizio finanziario il bilancio non viene

approvato, le spese possono essere effettuate mensilmente nel limite di un

dodicesimo dei crediti aperti nel bilancio precedente (art. 273);

-giuridico sulla Commissione: art. 201, mozione di censura collettiva;

-politico: art. 197 3° e 4° comma, interrogazioni alla Commissione e al Consiglio;

art. 193, commissione temporanea di inchiesta sulle denuncie di infrazione o

di cattiva amministrazione del diritto comunitario;

art. 194, qualsiasi cittadino può presentare una petizione al Parlamento;

art. 195, il Parlamento nomina un Mediatore che riceve le denunce di

qualsiasi cittadino, e indaga in base a queste o di sua iniziativa;

Il Consiglio

-art. 202 (poteri): -provvede al coordinamento delle politiche economiche generali

degli stati membri;

-dispone di un potere di decisione;

-conferisce alla Commissione le competenze di esecuzione delle

norme che stabilisce, o le esercita direttamente;

-art. 203: è composto da un rappresentante di ciascuno stato a livello ministeriale;

-art. 204: di riunisce su proposta di uno dei suoi membri o della Commissione;

-art. 205 (deliberazioni): 1-a maggioranza dei membri che lo compongono (8 su 15);

2-a maggioranza qualificata (voti ponderati): 169 se la

proposta è della commissione, 169 che esprimano il voto

favorevole di 10 stati negli altri casi;

3-all’unanimità (anche con astensioni);

4-un membro del Consiglio può chiedere che, in caso di

adozione da parte del Consiglio di una decisione a maggioranza

qualificata, si verifichi che gli Stati membri che compongono

tale maggioranza qualificata rappresentino almeno il 62%

della popolazione totale dell'Unione; qualora tale condizione

non sia soddisfatta, la decisione non è adottata;

-art. 206: un membro può avere una sola delega di un altro stato;

-art. 207: 1-la preparazione del lavoro del Consiglio viene fatta da un comitato

costituito dai rappresentanti permanenti degli stati (COREPER);

2-il Consiglio è assistito dal Segretariato generale, sotto la responsabilità

di un Segretario generale, Alto Rappresentante per la politica estera e di

sicurezza comune, coadiuvato da un Segretario generale aggiunto che è

responsabile del funzionamento del Segretariato generale; il Segretario

generale ed il Segretario generale aggiunto sono nominati dal Consiglio, che

delibera a maggioranza qualificata;

-art. 208: il Consiglio può chiedere alla Commissione di presentargli delle proposte su

alcuni argomenti;

La Commissione

-art. 211: poteri esecutivi –vigila sull’applicazione delle disposizioni dei trattati e delle

disposizioni adottate dalle istituzioni, con interventi

diretti (decidendo sanzioni) o indiretti (Corte di Giustizia);

-emana atti di esecuzione in forza alle competenze che le

sono conferite dal Consiglio;

normativi –dispone di un proprio potere decisionale e partecipa alla

formazione degli atti del Consiglio e del Parlamento;

di rappresentanza -internazionale (art. 300-302) e interna (art. 282);

-art. 213: è composta da venti membri, minimo uno e massimo due cittadini per ogni

stato; dopo il 2005 i membri saranno un cittadino per ogni stato; da quando

l’Unione annovererà 27 stati i membri saranno inferiori al numero degli stati,

saranno scelti in base a una rotazione paritaria stabilita dal Consiglio, che

delibera all'unanimità; il numero dei membri della Commissione sarà fissato

dal Consiglio, che delibera all'unanimità;

-art. 214: 1-i membri della Commissione sono nominati per cinque anni (rinnovabili);

2-il Consiglio, riunito a livello di capi di Stato o di governo e deliberando a

maggioranza qualificata, designa la persona che intende nominare

presidente della Commissione; tale designazione è approvata dal

Parlamento europeo; il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata e di

comune accordo con il presidente designato, adotta l'elenco delle altre

persone che intende nominare membri della Commissione, redatto

conformemente alle proposte presentate da ciascuno Stato membro; il

presidente e gli altri membri della Commissione cosi designati sono

soggetti, collettivamente, ad un voto di approvazione da parte del

Parlamento europeo; dopo l'approvazione del Parlamento europeo, il

presidente e gli altri membri della Commissione sono nominati dal Consiglio,

che delibera a maggioranza qualificata.

ORGANI GIURISDIZIONALI

-art. 220: la Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado assicurano, nell'ambito

delle rispettive competenze, il rispetto del diritto (comunitario) nell'interpretazione e

nell'applicazione del presente trattato. Al Tribunale di primo grado possono inoltre

essere affiancate, alle condizioni di cui all'articolo 225 A, camere giurisdizionali

incaricate di esercitare, in taluni settori specifici, competenze giurisdizionali previste

dal presente trattato.

Corte di Giustizia

Composizione


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto dell'Unione Europea. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: storia del diritto dell’Unione Europea, le prime forme di cooperazione, la CECA, verso i Trattati di Roma, l’EFTA e l’allargamento delle Comunità, verso l’Atto Unico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'unione europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Nascimbene Bruno.

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