Storia dell'integrazione europea
Origini dell’integrazione europea
La storia dell’integrazione europea parte da lontano, ma si fa comunemente risalire all’indomani del
secondo conflitto mondiale, in particolare, quando il ministro francese degli Affari esteri Robert
Schuman, ispirandosi ad un’idea di Jean Monnet, propose “di porre l’insieme della produzione
franco-tedesca di carbone e di acciaio sotto un’Alta Autorità comune, in una organizzazione aperta
alla partecipazione degli altri paesi europei”.
Obiettivo: porre fine ai contrasti e alle rivalità tra Francia e Germania nei bacini della Ruhr e della
Saar, area strategica di confine, da sempre oggetto di contesa tra i due paesi perché ivi erano
localizzati i siti di produzione del carbone e dell’acciaio.
Più in generale, l’obiettivo era quello di associare i vincitori ed i vinti della seconda guerra
mondiale ed indurli a cooperare in un quadro istituzionale comune, al fine di garantire la pace nel
vecchio continente.
La Ceca
I sei paesi fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) diedero vita alla
Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA).
Il trattato istitutivo fu firmato a Parigi in data 18 aprile 1951 ed entrò in vigore il 25 luglio 1952 (per
una durata limitata a 50 anni, fino quindi al 23 luglio 2002).
In seguito, si registrarono alcuni fallimenti sul piano della cooperazione politica: non entrò mai in
vigore il Trattato sulla Comunità europea di difesa (CED) a causa della forte opposizione
manifestata dal Parlamento francese.
La CEE e l’Euratom
Gli Stati membri decisero di proseguire sul piano dell’integrazione economica, che incontrava
minori resistenze sul piano nazionale, arrivando così alla firma a Roma, il 25 marzo 1957, dei
Trattati istitutivi della Comunità economica europea (CEE) e della Comunità europea
dell’energia atomica (CEEA o Euratom), che entrarono in vigore il 14 gennaio 1958.
Obiettivo: “promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale
ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle
attività economiche nell’insieme della Comunità”, in vista della (futura) realizzazione “di un’unione
sempre più stretta tra i popoli europei”.
La CEE acquisirà nel corso degli anni un rilevo centrale e predominante sulle altre Comunità.
Il trattato di Bruxelles del 1965 e le battute di arresto
Il Trattato di Bruxelles del 1965 fonde gli esecutivi delle tre Comunità in un'unica "Commissione
delle Comunità europee" e instaura un Consiglio unico che sostituisce i Consigli delle tre Comunità.
Il Trattato sulla fusione degli esecutivi delle tre Comunità è finalizzato ad eliminare le differenze tra
le tre Comunità e a farle funzionare in modo semplificato con istituzioni comuni. Unificazione degli
organi e delle competenze, ma non delle competenze e dei poteri, che resteranno distinti in
relazione alle tre Comunità.
Negli anni successivi periodo piuttosto opaco e di impasse politico:
• fallimento della commissione intergovernativa presieduta dal diplomatico francese
Christian Fouchet incaricata di preparare proposte concrete al fine di favorire
l'unione politica;
• a partire dal luglio 1965 la Francia cessò di partecipare alle riunioni del Consiglio
esigendo, per riprendere il posto, un accordo politico sul ruolo della Commissione e
il voto a maggioranza (c.d. crisi della sedia vuota).
La crisi della sedia vuota fu risolta grazie al compromesso del Lussemburgo (gennaio 1966),
secondo il quale "quando sono in gioco interessi molto importanti di uno o più paesi, i membri del
Consiglio si sforzano di giungere a soluzioni che possano essere adottate da tutti nel rispetto dei
reciproci interessi".
Rafforzamento del ruolo del Parlamento Europeo
Si iniziano ad intravedere segnali positivi con un atto allegato alla decisione del Consiglio del 20
settembre 1976, il quale stabilisce che i membri del Parlamento europeo siano eletti a suffragio
universale e diretto. Tale previsione trova attuazione a partire dalle elezioni del 1979.
Vengono approvati ed entrano in vigore i due Trattati di bilancio, l’uno firmato a Lussemburgo il
22 aprile 1970 e l’altro a Bruxelles il 22 luglio 1975, che attribuiscono al Parlamento Europeo ampi
poteri in merito all’approvazione del bilancio.
Più in generale, si decise di proseguire con la politica dei piccoli passi, con un approccio funzionale
e pragmatico, verso la costruzione di un’unione europea.
Atto Unico Europeo
Atto Unico Europeo: trattato firmato a Lussemburgo nel febbraio 1986 ed entrato in vigore il 1°
luglio 1987.
Il termine “unico” stava ad indicare che il trattato riuniva in uno stesso testo le disposizioni
concernenti sia le Comunità europee sia la Cooperazione politica europea (CPE), pur non rientrando
quest’ultima nell’ambito di competenze delle Comunità.
L’Atto Unico prosegue il cammino verso il completamento del mercato unico, estende le
competenze della Comunità in nuovi settori e realizza importanti modifiche istituzionali, senza però
introdurre significativi elementi in comune tra ordinamento comunitario e cooperazione politica
europea, i quali rimangono nettamente separati tra di loro e non confluiscono in un unico sistema.
Il Trattato di Maastricht
firmato il 7 febbraio 1992 ed entrato in vigore il 1º novembre 1993, ha sancito formalmente la
nascita dell’Unione Europea, disciplinandola come sistema organizzato dotato di regole e procedure
ben definite.
Segna il passaggio della costruzione europea a una dimensione politica.
Il Trattato riunisce nell’'Unione europea: le Comunità (il c.d. pilastro comunitario), la politica estera
e di sicurezza comune (PESC) nonché la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni
(GAI) [v. lezione 2].
In tale contesto, assume un rilievo centrale l’istituzione dell’Unione Economica e Monetaria, da
realizzare attraverso tre fasi, che manifesta una forte discontinuità giuridico-istituzionale rispetto a
quella che viene definita l’ortodossia comunitaria, sebbene essa sia collocata nell’ambito del primo
pilastro.
La “Comunità Economica Europea” assume la nuova denominazione di “Comunità Europea”, a
dimostrazione dell’incorporazione nell’ordinamento comunitario di principi, obiettivi e campi
d’azione non soltanto di carattere economico.
Trattato di Amsterdam
firmato il 2 ottobre 1997 ed entrato in vigore il 1° maggio 1999.
Alcune materie disciplinate in precedenza dal Titolo VI del trattato sull'Unione europea (c.d. "terzo
pilastro) vengono trasferite nel pilastro comunitario (Titolo IV del Trattato CE):
• libera circolazione delle persone;
• controllo delle frontiere esterne;
• asilo, immigrazione e tutela dei diritti dei cittadini di paesi terzi;
• cooperazione giudiziaria in materia civile.
Il Trattato di Amsterdam introduce ulteriori novità, tra le quali ricordiamo:
• l’incorporazione del cd. acquis di Schengen nell’ambito del sistema dell'Unione
Europea;
• l’istituzionalizzazione della cooperazione rafforzata che consente l’adozione di
iniziative di intensificazione dell’integrazione europea limitata ad alcuni Stati
soltanto;
• la rinumerazione di tutti gli articoli dei Trattati esistenti.
Trattato di Nizza
firmato il 26 febbraio 2001 ed entrato in vigore il 1° febbraio 2003, introduce alcune novità di
rilievo sul piano istituzionale, ma non modifica in modo significativo la preesistente struttura a
pilastri, preservando, essenzialmente, il quadro disegnato dai Trattati di Maastricht e di Amsterdam.
Il Trattato di Nizza rivede alcuni profili del funzionamento dell’UE in previsione del suo
allargamento a nuovi paesi.
In occasione del vertice europeo di Nizza è stata proclamata la Carta dei diritti fondamentali
dell'Unione europea da parte dei presidenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della
Commissione [vedi lezione 6].
Trattato che istituisce una Costituzione per l’Europa
Il 29 ottobre 2004 i capi di Stato o di governo dei 25 Stati membri e dei paesi candidati hanno
firmato il Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa.
Le coordinate di una sistemazione istituzionale organica e compiutamente definita dei Trattati CE e
UE erano state già tracciate dalla dichiarazione di Laeken e dalla Convenzione Europea.
La Costituzione non è entrata in vigore a causa dell’esito negativo dei referendum olandese e
francese e, pi&ugr
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