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Diritto dell'Unione Europea - la storia del processo d'integrazione

Appunti di Diritto dell'Unione Europea, comprendenti cenni storici, l'organizzazione istituzionale, il Parlamento Europeo, la Commissione, il Consiglio dell'Unione, la Corte di Giustizia e il Tribunale di primo grado, elementi di diritto comunitario.

Esame di Diritto dell'Unione Europea docente Prof. F. Cortese

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Diritto Pubblico Comunitario 5

- nominare un MEDIATORE che è l’organo abilitato a ricevere le denunce di qualsiasi

persona fisica o giuridica

- ricevere PETIZIONI

La Commissione:

La Commissione è l’ORGANO ESECUTIVO dell’Unione, il suo compito principale è quello di

far applicare i trattati e gli atti comunitari (e vigilare sull’osservanza degli stessi) anche se la sua

peculiarità è il POTERE DI PROPOSTA che le spetta in via esclusiva e senza la quale il Consiglio

e il Parlamento non possono emanare atti vincolanti.

La Commissione è un organo INDIPENDENTE in quanto i commissari non rappresentano gli

Stati da cui provengono ma fanno esclusivamente gli interessi della Comunità; è un organo

COLLEGIALE, per cui tutte le delibere vengono riferite sempre alla Commissione nel suo

complesso ed è organo A TEMPO PIENO perché si riunisce almeno una volta a settimana, quindi la

carica di commissario è incompatibile con qualsiasi altra carica.

La Commissione è nominata tramite cooperazione di Consiglio e Parlamento i quali decidono il

Presidente della stessa e i rispettivi membri.

A partire dal 2004 la Commissione è formata da un cittadino di ciascun stato membro (in totale i

membri e anche con l’ingresso di Romania e Bulgaria il numero è rimasto tale, si effettuano

rotazioni).

Le delibere della Commissione sono adottate a maggioranza assoluta .

La Commissione è assistita da un SEGRETARIO GENERALE che coordina le attività

dell’organo.

La Commissione, inoltre, RAPPRESENTA LE COMUNITA’ all’interno degli Stati membri nelle

relazioni esterne.

Il Consiglio dell’Unione:

Il Consiglio dell’Unione è l’ORGANO DECISIONALE della comunità (anche se condivide la

gran parte dei poteri normativi con il Parlamento europeo); è composto da un rappresentante di

ciascun Stato membro, a differenza di quanto accade nella Commissione, i commissari (che sono

presi tra i componenti dei Governi nazionali) rappresentano gli interessi dei singoli Stati membri.

Il Consiglio è presieduto a turno, per sei mesi, da ciascuno paese che durante questo periodo

rappresenta il Consiglio in tutte le sedi in cui è necessario, convoca il Consiglio quando deve,

risponde alle interrogazioni del Parlamento europeo e cura le relazioni internazionali della

Comunità.

Le votazioni in seno al Consiglio si differenziano a seconda della materia di discussione

(unanimità, a maggioranza semplice, a maggioranza qualificata); la maggior parte dei casi prevede

comunque la procedura di maggioranza qualificata in cui i voti di ciascun Stato membro NON

hanno ugual peso perché si attribuisce un valore diverso a ciascuno Stato, a seconda del suo peso

demografico e politico all’interno dell’Unione.

Le competenze di questo organo investono tutti i settori di attività dell’Unione, e le sue funzioni

principali sono quella di adottare gli atti normativi comunitari (competenza oggi condivisa con il

Parlamento), coordinare le politiche economiche generali degli Stati membri, concludere gli accordi

internazionali intrapresi dalla Commissione, approvare il bilancio dell’Unione (insieme al

Parlamento europeo), elaborare la politica estera di sicurezza comune (PESC) e coordinare la

cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (CGAI).

L’accrescersi nel tempo del carico di lavoro, insieme all’esigenza di un contatto sempre costante

tra Consiglio e Commissione, ha portato l’istituzione (con il Trattato sulla fusione degli esecutivi

del 1965) di un COMITATO DEI RAPPRESENTANTI PERMANENTI DEGLI STATI MEMBRI

(COREPER). Diritto Pubblico Comunitario 6

Il COREPER è responsabile della preparazione del lavoro del Consiglio e dell’esecuzione dei

compiti che il Consiglio gli assegna. Compiti che non potrebbero essere svolti dal Consiglio stesso

perché la sua attività è discontinua e nemmeno dalla Commissione che ha carattere di indipendenza.

Infatti, i membri del comitato agiscono su istruzione dei rispettivi Governi operando

collegialmente come membri di un organo previsto dalla normativa comunitaria, restando

comunque portatore degli interessi degli Stati.

All’interno di esso si svolgono i negoziati tra gli Stati membri e vengono raggiunti compromessi

tra i diversi interessi nazionali che facilitano il lavoro del Consiglio.

La Corte di Giustizia e il Tribunale di primo grado:

La Corte di Giustizia è posta al vertice del sistema GIURISDIZIONALE europeo; è l’istituzione

che assicura il rispetto del diritto comunitario sia nell’interpretazione che nell’applicazione dei

trattati e degli atti normativi derivati.

La Corte è composta da un giudice per Stato membro e 8 avvocati generali, sia i giudici che gli

avvocati sono nominati di comune accordo dai Governi degli Stati membri.

Nel corso degli anni l’attività della Corte è aumentata in maniera considerevole tanto da richiedere

la creazione (1989) del Tribunale di primo grado, un organismo giurisdizionale composto di

almeno un giudice per Stato membro, che condivide il compito con la Corte di assicurare il rispetto

del diritto comunitario ma esamina solo alcune categorie di ricorsi, quelli proposti da persone

fisiche e giuridiche mentre la Corte esamina principalmente i ricorsi presentati dalle istituzioni e

dagli Stati membri.

Nell’interpretazione delle norme comunitarie, i giudici potrebbero trovarsi in difficoltà davanti a

norme non troppo chiare, per questo è prevista la PROCEDURA DI RINVIO PREGIUDIZIALE

che prevede la possibilità di rivolgersi alla Corte per un parere; se l’interpretazione della Corte

contrasta con una norma nazionale il giudice deve sempre tener presente il primato del diritto

comunitario.

La Commissione o un qualsiasi stato membro può procedere anche ad un RICORSO PER

VIOLAZIONE nel caso in cui si accorgano che uno Stato non rispetta le disposizioni comunitarie;

se la Corte constata che l’inadempienza sussiste lo Stato deve adottare i provvedimenti che la

sentenza della Corte comporta.

Se uno degli Stati membri o il Consiglio, la Commissione o il Parlamento, invece, ritengono che

una norma europea sia illegittima possono chiedere l’annullamento alla Corte (tramite la procedura

di RICORSO PER ANNULLAMENTO). Anche i privati possono proporre questo tipo di ricorso

ma solo per chiedere l’annullamento di un atto che li riguardi direttamente e che arrechi loro

pregiudizio. Se il ricorso è fondato la Corte dichiara l’atto nullo ed esso scompare dall’ordinamento

comunitario (e l’istituzione che lo ha emanato deve ripristinare la situazione preesistente

all’emanazione dell’atto).

Vi è anche la procedura di RICORSO IN CARENZA quando gli Stati membri o le istituzioni

dell’Unione (in casi particolare anche soggetti singoli) si accorgono che una istituzione europea non

adempia ad i compiti previsti dai trattati.

La Corte dei conti:

La Corte dei conti ha il controllo della gestione finanziaria della Comunità; essa è composta di un

cittadino per ciascun stato membro che durano in carica 6 anni.

A questa istituzione è stata attribuita una competenza di CONTROLLO GENERALE; essa

esamina i conti di tutte le entrate e le spese della Comunità ma anche la regolarità della gestione

finanziaria delle risorse portata avanti dalle varie istituzioni.

Diritto Pubblico Comunitario 7

Questo controllo può essere esercitato sia sui documenti di queste stesse istituzioni che tramite

ispezioni sul posto (sia presso le istituzioni che presso gli Stati membri che sono obbligati a

collaborare).

La Corte è obbligata di presentare al Consiglio e al Parlamento una dichiarazione in cui attesta

l’affidabilità dei conti e la legittimità e la regolarità delle operazioni, che è pubblicata nella Gazzetta

Ufficiale dell’Unione europea.

Il Consiglio europeo:

Il Consiglio europeo era nato inizialmente come un organo informale di cooperazione politica che

doveva servire da stimolo per le iniziative politiche della comunità

Il Consiglio europeo riunisce i capi di Stato e di Governo degli Stati membri, il Presidente della

Commissione, un membro della Commissione e i ministri per gli affari esteri.

Data questa sua composizione, esso può intervenire in tutti i settori.

Nessun riferimento esplicito a questo organo è contenuto nel trattato istitutivo della Comunità

europea, perciò il Consiglio europeo, seppur fa parte del sistema dell’Unione, non può essere

qualificato come una istituzione comunitaria.

All’inizio, i compito del Consiglio europeo concernevano la politica di sicurezza comune, la

cooperazione rafforzata, la politica dell’occupazione e la politica economica.

Al giorno d’oggi, invece, il Consiglio europeo si occupa essenzialmente solo di politica estera, i

suoi compiti nel II e nel III pilastro sono oggi assolti dal Consiglio dell’Unione (=

comunitarizzazione dei compiti).

Al di fuori di pochi casi (ambito economico e tutela dei diritti umani) le decisioni del Consiglio

europeo hanno per di più valenza politica non essendo giuridicamente vincolanti per le altre

istituzioni. Diritto Pubblico Comunitario 8

Elementi di Diritto Comunitario

Il diritto comunitario si distingue in:

Diritto comunitario originario: composto dall’insieme di tutte quelle norme superiori che sono

scaturite dai vari trattati (da quello della CECA ad oggi); in più i principi generali del diritto

enunciati dalla Corte di giustizia (diritto non scritto); è detto anche il diritto costituzionale della

comunità.

Diritto comunitario derivato: composto da tutte le norme giuridiche emanate dalle istituzioni

comunitarie per la realizzazione degli obiettivi dei Trattati istitutivi.(Atti tipici e atti atipici).

L’ordinamento comunitario è completamente autonomo rispetto a quello degli stati membri ma

questa autonomia non implica una netta separazione tra ordinamento interno e ordinamento

comunitario, anzi, tra i due si instaura una stretta INTEGRAZIONE avendo comunque comunità

di soggetti, di poteri e di garanzie.

Proprio questa integrazione potrebbe portare a situazioni di conflitto tra norme comunitarie e

norme interne, la Corte di giustizia a tal riguardo ha delineato i 2 principi cardine che regolano

questa integrazione:

1) il principio della DIRETTA EFFICACIA del diritto comunitario

2) il principio del PRIMATO del diritto comunitario rispetto alle norme statali

La tutela dei diritti fondamentali dell’uomo:

I Trattati istitutivi delle comunità europee non contenevano alcuna norma relativa alla tutela dei

diritti fondamentali dell’uomo; il Trattato CE prevedeva alcuni diritti fondamentali ma erano

finalizzati sostanzialmente alla creazione del mercato unico.

La mancata tutela dei diritti fondamentali oltre a motivi di ordine economico era dovuta anche a

motivi politici, infatti, a quei tempi la Francia non aveva ancora ratificato la Convenzione europea

per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) ed in più c’era il

timore che introducendo una carta comunitaria dei diritti fondamentali non ci sarebbero più stati

limiti al campo d’azione degli organi comunitari.

Fino al Trattato di Maastricht della tutela dei diritti umani non c’è stata traccia nei trattati istitutivi;

soltanto con questo trattato finalmente, nell’articolo F, si affermava che l’Unione rispetta i diritti

fondamentali e le libertà fondamentali dell’uomo come principi generali del diritto comunitario.

Con il Trattato di Amsterdam, poi, ci furono delle modifiche alle disposizioni del Trattato di

Maastricht e alcune vennero inserite per la prima volta; una importante è quella dell’articolo 6 del

Trattato sull’Unione europea che sancisce che l’Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia,

rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, principi che sono comuni agli Stati

membri. Per la prima volta il rispetto di questi principi risulta essere una condizione essenziale per

l’adesione dei nuovi stati all’Unione europea.

Nel 2000 (con una decisione del Consiglio europeo) è stata elaborata la CARTA DEI DIRITTI

FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA; essa però non va ad integrarsi nei trattati istitutivi

ma è un documento separato che, per questo, manca di efficacia vincolante.

Il diritto comunitario derivato:

Il diritto comunitario derivato è costituito dall’insieme delle norme giuridiche che sono emanate

per la realizzazione degli obiettivi dei Trattati istitutivi.

I più importanti di tali atti, perché vincolanti giuridicamente, sono:

A) I REGOLAMENTI

I regolamenti sono atti a portata generale in quanto non si rivolgono a destinatari determinati ma a

categorie considerate nel loro insieme; destinatari dei regolamenti sono tutti i soggetti giuridici

Diritto Pubblico Comunitario 9

comunitari; inoltre i regolamenti sono obbligatori in tutti i loro elementi e sono direttamente

applicabili in ciascun stato membro in quanto non necessitano di un atto di ricezione o di

adattamento negli Stati membri affinché siano efficaci.

Il principale requisito formale previsto per i regolamenti è la MOTIVAZIONE; essa può

comunque limitarsi ad indicare la situazione complessiva che ha condotto alla loro adozione e gli

scopi generali che essi si propongono.

I regolamenti sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrano in vigore

dopo 20 giorni dall’emissione.

B) LE DIRETTIVE

Le direttive non hanno portata generale, ma hanno come destinatari gli Stati membri che sono

vincolati per quanto riguarda il risultato da raggiungere ma non sui mezzi con cui lo si raggiunge,

quindi non sono obbligatorie in tutti i loro elementi.

Si suole distinguere tra direttive generali, indirizzate a tutti gli Stati membri, e direttive

particolari, indirizzate ad uno o ad alcuni di essi.

Per quanto riguarda l’efficacia, esse non sono direttamente applicabili perché necessitano di azioni

di recepimento da parte dei singoli Stati. (Nel caso in cui lo Stato membro non abbia provveduto a

recepire la direttiva entro il termine stabilito la Corte di Giustizia può riconoscere l’efficacia

immediata della direttiva).

C) LE DECISIONI

Le decisioni sono obbligatorie in tutti i loro elementi, la loro caratteristica essenziale è la portata

individuale, destinatari delle decisioni possono essere i singoli individui (la decisione assume

carattere amministrativo) e gli Stati membri.

Poiché si tratta di atti a portata individuale, è rilevante la MOTIVAZIONE.

Le decisioni, come le direttive, vengono notificate ai destinatari ed acquistano efficacia dalla data

della notifica (o da altra data successiva espressamente indicata).

Gli atti non vincolanti: raccomandazioni e pareri

Le raccomandazioni possono essere emanate dal Parlamento europeo, dal Consiglio e dalla

Commissione ed hanno il preciso scopo di sollecitare il destinatario a tenera un determinato

comportamento.

I pareri, invece, tendono a fissare i punti di vista dell’istituzione che li emette in relazione ad una

specifica questione.

Sia le raccomandazioni che i pareri possono avere come destinatari gli Stati membri, le istituzioni

comunitarie o i soggetti giuridici.

La loro efficacia non vincolante non implica che siano totalmente privi di effetto giuridico.

Gli atti atipici

Gli atti atipici sono atti non vincolanti emanati dalle istituzioni comunitarie, come ad esempio i

regolamenti interni delle istituzioni, le proposte, gli atti di autorizzazione e concessione, ecc..

La qualità redazionale della legislazione comunitaria

La vastità e la complessità degli atti comunitari ha sollevato il problema di rendere la legislazione

comunitaria più semplice e chiara, per agevolare la sua integrazione negli ordinamenti interni.

Una delle procedure possibili a tal fine è la codificazione ufficiale che consiste nel riunire un atto e

le sue successive modificazioni in un unico atto che abroga tutti i precedenti senza però apportare a

questi modifiche sostanziali. (questo nuovo atto deve essere poi pubblicato sulla Gazzetta ufficiale

dell’Unione). Diritto Pubblico Comunitario 10

Qualora invece sono necessarie delle modifiche sostanziali agli atti la Commissione può utilizzare

la tecnica della rifusione che consiste nell’adozione di un nuovo atto giuridico che apporta le

modifiche necessarie all’atto di base abrogandolo.

Vi è anche la consolidazione dei testi legislativi (procedimento di natura ufficiosa) attraverso cui

la Commissione semplifica e chiarisce un atto comunitario, senza che il nuovo atto produca effetti

giuridici.

L’adozione degli atti comunitari:

In passato la procedura adottata per l’adozione degli atti comunitari prevedeva la proposta della

Commissione con conseguente legiferazione del Consiglio.

Con il Trattato di Maastricht del 1993 anche il Parlamento è coinvolto nell’adozione degli atti

comunitari.

Sono previste 4 procedure che non possono essere scelte liberamente dalle istituzioni ma il trattato

che di volta in volta indica la procedura da seguire.

Il punto di partenza è sempre e comunque la proposta della Commissione.

Una volta diffusa la proposta, le procedure per arrivare all’adozione dell’atto sono:

1) PROCEDURA DI CONSULTAZIONE: la Commissione trasmette la propria

proposta al Consiglio e al Parlamento, quest’ultimo esprimerà la propria opinione e potrà

respingere, modificare o approvare la proposta; il Consiglio comunque non sarà vincolato al

parere del Parlamento.

2) PROCEDURA DI PARERE CONFORME: è come la procedura di consultazione

ma qui il Parlamento non può chiedere modifiche alla proposta della Commissione ma solo

approvare o negare, e, cosa più importante, il parere del Parlamento è vincolante, quindi, se

non conforme a quella del Consiglio blocca definitivamente la procedura.

3) PROCEDURA DI COOPERAZIONE: è stata adottata fino al Trattato di

Amsterdam che l’ha abolita sottoponendo tutti gli atti alla procedura di codecisione

4) PROCEDURA DI CODECISIONE: (è la più importante, viene utilizzata nel 70%

dei casi). Pone il Parlamento ed il Consiglio sullo stesso piano; infatti, la Commissione

trasmette la proposta ad entrambe le istituzione che la discutono autonomamente. Se queste

non raggiungono un accordo si procede alla creazione di un comitato di conciliazione

formato da membri del Consiglio e del Parlamento. Se nemmeno il comitato raggiunge un

accordo la proposta viene definitivamente abbandonata.


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summerit

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher summerit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Cortese Fulvio.

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