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Riassunto esame Storia del diritto medievale e moderno, prof. Errera, libro consigliato Storia del diritto medievale e moderno, Cortese

Riassunto per l'esame di Storia diritto medievale e moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del diritto medievale e moderno, Cortese. con analisi dei seguenti argomenti: Santa Santorum, Editto di Milano in cui venne legalizzato il culto cristiano, Corpus Iuris Civilis, Codex... Vedi di più

Esame di Storia del diritto medievale e moderno docente Prof. G. Errera

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non si sapeva dove trovarle , l’ultima citazione fu di Gregorio Magno nel 604, nell’ XI sec. si torna a

parlare del dir. Romano perché i fattori sono sostanzialmente due:

Questo diritto prima invocato dalla Chiesa e poi dal’ impero ,con Carlo Magno queste due entità entrano

in contatto , in connubio , erano diventate il Sacro Romano impero , sia l’impero e la chiesa avevano la

possibilità di vita comune.

Nell ‘ XI sec. però questo idillio andò in crisi , perché i feudatari cercavano di impadronirsi dei beni della

Chiesa e soprattutto di tutelare i propri beni, poiché questi ultimi inducevano gli ecclesiastici a

commettere crimini a livello religioso , cioè i peccati come la vendita della carica del vescovo che

vincolava un aspetto economico e umano che chi acquista questo bene cerca di conservarlo per se per la

discendenza. I vincoli si perdono in tutta questa serie di malefatte , questa situazione di crisi porta la

chiesa in una situazione insostenibile , abbiamo detto che la fondazione del monastero di Cluny serviva a

superare questo problema è che fosse impossibile progredire con una chiesa così peccaminosa l’unica

possibilità è quella di ritornare alla purezza evangelica perdendo in beni terreni e dovendo rinunciare a

tutta quella seria di comodità che era frutto di quelle violazioni , soprattutto però l’oppositore maggior è

il potere politico ovvero l’impero che ha in qualche modo indotto la chiesa a questa situazione di degrado

di debolezza perché in questo modo può far valere la sua superiorità , perché una chiesa potente

organizzata e forte sarebbe d’incomodo al potere politico , sarò un oppositore dialettico quindi l’impero

farà i conti con una chiesa forte , l’impero ostacola queste riforme.

In tutto questo cosa centra il diritto romano? Tutti e due si fanno forza del diritto romano per affermare

la propria sfera di supremazia tutti e due ritengono di utilizzare il dir. Romano come un mezzo di lotta

politica attraverso il diritto romano pensano di potere sconfiggere l’avversario, quindi il diritto romano

non è ripristinato nella sua forma originaria solo per ragioni storiche ma solo per un potente effetto

politico.

L’impero dell XI sec. ha numerosi problemi, nell 888 la morte di Calo il grosso ,aveva portato alla fine dei

carolingi, ormai indebolita , possiamo dire che tanto fu forte Carlo Magno tanto saranno deboli i suoi

discendenti.

Nel 888 non solo cade l’ultimo imperatore carolingio finisce anche la discendenza degli imperatori, non

c’è più la, carica dell’ imperatore.

Il primo a pensare di risolvere questa crisi fu Ottone I di Sassonia , egli era tedesco, ed avvenne la traslatio

imperium passo dalla dinastia francese a quella tedesca ( traslatio significa in questo caso spostare)

La persona fisica dell’imperatore non appartiene più all’ara francese ma a quella tedesca .Ottone I di

Sassonia fonda la dinastia sassone , dopo di lui prenderà la discendenza Ottone II e ottone III.

Questo ultimo a cavallo del millennio è imperatore è un acceso sostenitore degli ideali di Roma.

Fece passare il suo regno in Italia e non più vicino alla sua terra natia terra di molti ignoranti e lui amante

della cultura romana classica , questo movimento fu chinato regolatio imperii dell’area sassone, quindi

dopo che carlo Magno aveva ripristinato la forma dell’impero in forma sacra , erano i sassoni a far tornare

l’impero in auge e di far ritornare l’impero al sigillo di romanità.

Gli ottoni utilizzano il termine di imperatore dei romani ( romanorum) che dopo lunga trattativa Carlo

Magno si era deciso a cedere all’imperatore di Costantinopoli ( imperator romanorum). I sassoni non

sapevano di quest’accordo fra franchi e bizantini , affascinati da questo titolo e decisi ad appropriarsene ,

questa vecchia idea dell’impero d’oriente viene accantonata , l’impero era occidentale ed era nelle mani

degli imperatori sassoni.

A che serviva il diritto romano?

Nello sfacelo dell’impero carolingio quando è stato deposto l’ultimo imperatore carolingio , è caduto

l’assetto giuridico dell’impero, all’imperatore spettavano tutta una serie di diritti, di privilegi, iura legalia ,

diritti che erano stati usurpati in mancanza della figura fisica dell’imperatore , mancanza di una persona

che fosse in grado di far osservare la sua situazione di privilegio , i nobili avevano usurpato questi diritti e

orami l’imperatore non aveva più la capacità di far osservare i suoi diritti.

Tutti pretendevano per ragioni di : usucapione , di possesso ormai plurisecolare di aver incamerato questi

diritti, il diritto romano serviva all’imperatore a dire che tutto quello che affermavano era falso perché ci

sono delle norme chiare che affermano che all’impero spettano questi privilegi. 14

Possiamo dire che all’impero serviva il diritto romano per affermare la sua supremazia , era uno

strumento per rientrare in possesso di tutte le caratteristiche complete che spettavano a Giustiniano

all’imperatore assoluto, totale che era al tempo del dominato.

Due cose possono chiarire questo aspetto : il primo è che quando Federico Barbarossa uno di quei

imperatori di area tedesca , si rende conto che in Italia i comuni stanno ormai esercitando delle

prerogative di indole assolutamente imperiale scende a provocare una viga a Roncaglia nel 1158, per

definire quali siano i diritti spettanti all’imperatore .

Prima ancora di muoversi contro i comuni da udienza a Roncaglia e farsi dire quali fossero le prerogative

imperiali e ad invitare i comuni a rispettare questi diritti , la non osservanza di questi diritti

provocheranno le reazione dell’impero.

Nel 1158 in questa riunione furono fissate tutte queste prerogative ad esempio:_ si pagava un dazio

pedonale sulle vie pubbliche , i tributi sui fiumi navigabili, i porti, le sanzioni , solo all’imperatore toccava

battere moneta.

Abbiamo detto che il diritto romano nell’età alta medioevale era conosciuto poco o male , uno dei libri

giustinianei , il codice soprattutto un insieme di leges , di costituzioni imperiali , non solo viene abbreviato

cioè si fa un a ma per giunta si fa una cioè prima di essere

summa codices , summa troncata

sorteggiato, viene tagliato . I primi nove libri per materia privatistica e quindi strettamente giuridica e gli

ultimi tre che riguardano materie fiscali , tributarie, militari politiche ecc, tutte cose che ad un giurista in

realtà non conosce all’impero non servono , allora era inutile tenere all’interno del codice tre libri che

appesantiscono il tutto e nell’alto medioevo li si taglia via e si tengono solo i primi nove.

L’imperatore nell XI sec. deve fare tutta una serie di affermazioni , deve guardare tutti gli aspetti che prima

gli spettavano , erano quelle elencate nei , ecco perché nell’ XI sec, torna ad avere un interesse

tres libres

per quella parte che fu buttata via, perché l’impero era tornato ad esistere e cercava di affermasi

giuridicamente attraverso le fonti che possono dare sostegno alle pretese politiche dell’imperatore.

In questo senso il diritto romano è lo strumento di lotta politica , è un mezzo m sopraffino, contenuto

nella parte finale del codices, questo portò alla ricerca, studio all’approfondimento proprio di quella parte

giudicata prima inutile e addirittura dimenticata.

Nel 1076 ha luogo ciò che fu chiamato in storiografia il giudizio sentenza di martori ,

placito di martori,

è un paese in toscana che ora si chiama Poggibonsi

In questo paese si tiene una vertenza giudiziaria:

in contendenti erano un monastero di San Michele che affermava che alcuni beni fondiari gli spettavano

perché erano da diversi anni in possesso a titolo di usucapione e dall’altra parte vi erano dei nobili che

ancora una volta per via del conflitto per il possesso dei beni temporali della chiesa e potere politico

invocano la proprietà di quei beni.

Questo avvenimento sarebbe passato in sordina se non fosse avvenuto che il magistrato imperiale , quindi

vertenza portata di fronte ad un rappresentante imperiale , le parti invocano le consuetudini o le scarse

fonti scritte disponibile, come ad es. il capitolarium , una legislazione barbarica , e fin qui andò tutto bene

fino a quando però chi difendeva il monastero fece notare che tutta la vicenda andava risolta in favore del

monastero , il difensore tirò fuori con gesto teatrale un brano di Ulpiano. Di Ulpiano nessuno aveva più

sentito parlare da molti secoli , quindi si può pensare che quando il magistrato si vide citato un vecchio

brano di età romana poté avere delle perplessità, dell’imbarazzo, invece l’avvocato che invoca l’autorità di

Ulpiano vicine la causa.

Il magistrato afferma che se c’è una fonte di diritto romano prevale sulle consuetudini egli non fa altro che

dare applicazione concreta in un giudizio a quello che è un programma politico imperiale.

L’imperatore si accorge che la città , i nobili hanno usurpato i beni, delle prerogative imperiali . Come

poteva in questo clima l’imperatore riottenere i suoi diritti?

Invocando delle fonti romane che hanno distrutto le consuetudini esistenti , ed è proprio quello che

succede quel giorno , il diritto romano torna in vita , ha la meglio sulle consuetudini che vivono da secoli,

le sbaraglia .

Una fonte romana vale molto di più di tanti secoli di consuetudine , ecco la stella del diritto romano, la sua

forza è possedere una norma di diritto romano che da forza politica , consente di riappropriarsi dei

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propri diritti quello che l’imperatore cerca di ottenere inutilmente per via diplomatica , militare , il diritto

romano è uno strumento di lotta.

Altre impressioni di questo suo le hanno ad es. nella cd difesa di Enrico IV che era un imperatore che

aveva avuto l’idea di contrapporsi a Gregorio VII gran papa delle riforma gregoriana .

Il papa lo aveva scomunicato , la scomunica era una sanzione micidiale , perché esentava il popolo dal

vincolo di obbedienza , quindi l’imperatore perdeva il suo ruolo di sovrano , i vincoli di sudditanza

venivano meno, l’imperatore andò in preghiera a Canossa con i piedi nella neve per ottenere il suo

perdono e lo ottenne e quindi la scomunica gli fu revocata , ma prima ancora di arrivare za questa

soluzione diplomatica – politica il legali dell’imperatore si erano interrogati di come privarlo degli effetti

della scomunica e proprio questa defensio di Enrico IV , si cerca attraverso le armi del diritto di dire che

l’imperatore non può essere toccato dal pontefice , che era l’opposto di quello che diceva il papa . cioè che

può deporre gli imperatori , i teorici di parte imperiale cercavano di riesumare quelle fonti romane che

consentivano all’imperatore di avere più forza del papa. Era un tentativo da ambo le parti di utilizzare le

fonti del diritto romano per trarre a se la scena politica , per dire che il dir. Romano sostiene di più

l’impero o la chiesa,

Questo tentativo è ancora più esplicito in un atto successivo che Adriano , ovvero il decreto di Adriano I,

è una falsificazione.

La Francia per cercare di contestare tutto lo strapotere politico inizio a falsificare i testi.

In quest’ epoca in cui l’impero si trova in difficoltà nei confronti della chiesa , questa colta i dotti

dell’impero incominciamo a falsificare i testi.

L’oggetto della falsificazione : sui pensa che ai tempi di Adriano I era quel papa che chiamò per

sconfiggere i longobardi , quando il papato era pressato da loro in modo insostenibile, egli chiese aiuto ai

franchi e Carlo Magno venne i suo aiuto e li sconfisse , si notò che in quella circostanza in cui imperatore

e papa si erano organizzati , per rendere questa realtà politica più bella ed armoniosa , si dovettero

convocare tutti quanti per prendere delle decisioni.

Era complicato ogni volta far venire tutti i vescovi da tutto il mondo cristiano per prendere delle decisioni

e quindi si pensava che l’imperatore ed il papa si misero a riflettere e si accorsero che i romani avevano già

risolto questo problema , l’antica romanità aveva dato un taglio netto a questa difficoltà e aveva dato tutto

i poteri all’imperatore . lex regio dell’imperio .

Quello che non è mai accaduto è che il papa Adriano e Carlo magno si fossero incontrati per discutere di

questo , alla fine il papa abbia acconsentito a ritenere sufficiente questa delega universale di poteri

all’imperatore.

L’imperatore prendeva decisioni temporali e spirituali per tutta la cristianità , era un falsificazione

evidentemente questa lex era un altro strumento di lotta politica , non bastavano più le figure di Adriano

e CM pur grandi della storia, ci si richiama al diritto romano ancora più autorevole di questi personaggi

per dire che i romani avevano già fatto tutto con la lex romana e bisognava solo seguire la loro strada.

Possiamo dire ancora che con le continue falsificazioni si arriva a dire che questa delega universale

riguardava tutto il potere temporale , spirituale tutta la cristianità, era pure irrevocabile ovvero non poteva

più essere ritirata.

Guarda caso l’imperatore non potè essere scomunicato dal pontefice, perché questa delega era

irrevocabile .

Tra l’anno 1000 ed il 1100 si sono susseguiti eventi e vicende .

Il secolo che va dal 1000 a l 1100 che porta al basso medioevo è ricco di avvenimenti.

Le principali caratteristiche furono: un ondata di rinnovamento spirituale , esigenza mistica , ciò che ha

reaso forte la chiesa , sotto il profilo spirituale nell’alto medioevo è stato smarrito e c’è tutto un

movimento per cercare di ripristinare ciò che si era perso.

Uno degli aspetti era dato dalla novità artistica ed architettonica: il periodo alto medioevale è caratterizzati

dall’arte romana , per secoli gli uomini dell’a.m. dovevano cercare di far fronte alle sigenze di

sopravvivenza ed hanno introdotto uno stile architettonico basilare , semplice come quello romanico. 16

Erano utilizzate delle pietre particolarmente massicce , robuste , generalmente di laterizio, in cui i

costruttori cercavano di salvare ciò che di superstite della tradizione romana antica c’era ancora, con la

riutilizzazione delle colonne e dei capitelli per edificare dei monumenti nuovi , tanto è vero che quel che

risalta all’occhio e che si nota , è che le basi delle colonne sono state adattate, questa arte romanica

semplice e basilare ha anche uno sfondo concettuale , non è frutto di una scelta casuale episodica ma

mediata, la chiesa romanica è fatta così perché l’uomo dell’ a. m deve prediligere il concetto della

meditazione , la chiesa deve servire come mezzo di meditazione , per concentrarsi sulla preghiera.

La concentrazione sulla preghiera deve essere fatta attraverso una separazione dell’uomo dal mondo la

vera estasi mistica la si raggiunge solo ce si si separa dall’ambiente circostante , ecco perché nella chiesa

romanica prevalgono i pieni sui vuoti cioè prevalgono le mura sulle finestre che in genere sono piccole

feritoie che servono per dare poca luce necessaria all’ambiente.

È un luogo di pr4eghiera e non occorre spazio , non occorre una complessità architettonica anzi questa

va a scapito della preghiera.

Nell’Xi sec. nasce il gotico

Nel 1100 viene introdotto il Gotico, che è la negazione della concezione alto medievale di preghiera , ciò

che conta è la luce , l’uomo può adorare meglio Dio se ha una concezione della bellezza e complessità del

creato , un rappresentazione di Dio è la luce che deve entrare nella chiesa in abbondanza .

Fare però una chiesa gotica è difficile perché vi sono più finestre che mura , più calcoli per la struttura. lo

stile ha dei limiti, le cattedrali sono altissime perché devono stupire ed affascinare il credente.

Le vetrate sono istoriate hanno dei colori , sono delle vetrate parlanti perché vi sono dei disegni da cui il

fedele trae la una conoscenza , viene istruito mentre prima la concezione di conoscenza del fedele non era

contemplata anche solo guardando anche il più incolto capisce il dettato biblico. .

Il basso medioevo è secolo di fermento e crescita culturale.

Novità nella lingua:

Vi è il latino volgare o direttamente i dialetti barbarici.

Lentamente nei secoli dell’alto medioevo queste due lingue vanno fondendosi , ma la vera fusione si ha

nel basso medioevo , per es. le prime espressioni di lingua volgare italiana le abbiamo nell’ Xi sec. proprio

Placido Cassinese cioè quel giudizio emesso a Cassino che riguardava alcuni bene del convento , è una

delle testimonianza , esso non era in latino, il giudice lo esprime in italiano che si va formando e che solo

due secoli dopo avrà piena forma nella divina commedia .

In questio secoli del b.m. l’abbandono , il degrado culturale del feudo porta a doversi esprimete con i

propri simili , se nel tempo passato non si richiedeva nessun metodo di conversazione a, di chiarezza

linguistica , nel b.m. invece la costruzione , centri di studio e di ricerca , occorre

di scuole università

capirsi e nella riflessione corrente non si usa il latino, lingua dei dotti, ma si usa l’italiano , una lingua che

ha la sua partenza specifica e incomincia ad essere divisa dal francese , tedesco, spagnolo, ha anche una

differenze linguistica , si utilizzerà ancora il latino occorre aspettare fino all’arrivo del cardinale Giovanni

, quindi in piena modernità perché lui affermi in un opera che si chiamava il Dottore

Battista del Luca

Volgare , l’opportunità che i testi scientifici di diritto siano fatti in italiano appunto dottor volgare ,

occorreranno sei secoli perché qualcuno lo dica, nel frattempo si arriva per strano paradosso che nelle

aule si insegna il latino ma quelli stessi insegnanti che nelle aule parlano latino fuori parlino l’italiano ,

incominciano a affermarsi le lingue diverse.

Durante i processi le testimonianze venivano tradotte in latino, mentre nel basso medioevo le

testimonianze venivano lasciate nella lingua in cui erano date.

La scienza continuerà con il latino

Una novità importante fu la novità filosofica concetti epistemologici.

La scienza per un uomo dell’alto medioevo è ragionare con i criteri della logica , i testi che circolavano

erano molto semplici le opere complicate dei greci e dei latini non c’erano.

Il criterio della Distintio:

se si ha un genere ( genus) in questo viene fatto una divisione in due (species) che sono più ristrette e

specializzate Platone unico filosofo conosciuto aveva detto che vi era un'unica categoria cioè quella della

sostanza.

Quindi per vedere che l’uomo faceva parte di una categoria vedevano se egli era sostanza 17

Poi si applicava la Distintio e si poteva sapere di più per esempio una distintio per mortalità.

L’uomo faceva parte della categoria sostanza mortale

Nel basso medioevo Platone è già passato applicando il Sillogismo di Aristotele .

Con Aristotele cambia il concetto di scienza .

Il sillogismo parte da due premesse generali e si arriva ad una conclusione specifica.

Il basso medioevo acquisendo l’opera aristotelica acquisisce un metodo di ragionamento molto più

articolato e complesso della distintio.

SECONDA PARTE

All’inizio del nuovo millenio Pavia si evidenza per la sua scuola di arti liberali. Essa compie studi sugli

Editti longobardi e il Capitulare italicum. Li studi sono compiuti su una raccolta ordianata

cronoloicamene nota come In seguito il complesso normativo e riorganizzato

Liber Papiensis.

sistematicamente a imitazione del codice di Giustiniano, cioè lo si distribuisce per materie in titoli e i titoli

in tre libri, e prese il nome di Il capolavoro della scuola pavese è pero l’ Expositio ad

Lex Lombarda.

librum papiensem: commento analitico del Liber papiensis.

Da quest’epoca emerge un certo interesse per il diritto romano, utilizzato come diritto sussidiario.

A si sviluppa una scuola di diritto romano , Irnerio è il primo a fondare una scuola .

bologna

Quando gli studenti arrivano a Bologna per sentire Irnerio , lo fanno perché c’è libertà, nessuno aveva

detto che quella era l’università , esisteva per conto suo, tutto era nato spontaneamente, e questo dava

grossa forza ai maestri bolognesi perché tutto il castello scientifico nato a Bologna era frutto della libertà

e di volontà di cultura e non frutto di un operazione politica, tutto questo conferisce una caratteristica

importante alla scuola la credibilità. Perché ciò che fanno i docenti bolognesi siccome lo fanno in piena

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libertà perché nessuno glielo impone , ma per puro interesse scientifico, le conclusioni a cui essi arrivano

non sono di parte , per accondiscendere la volontà dell’imperatore, del papa etc ma sono conclusione i

scientifiche , che esulano dall’ interesse materiale.

L’università di Bologna si contrappone a quella di Parigi perché quest’ultima fu di fondazione pontificia,

nata quindi per volontà del papa che vuole che a Parigi sia fondata una scuola per chierici dove si insegni

teologia e filosofia, mentre Bologna svolge il suo lavoro in piena libertà , la scuola di Parigi è condizionata

, non si può insegnare quello che si vuole , ma quello che vuole e come vuole il pontefice , una volta che

i maestri parigini scelgono di insegnare Aristotele il pontefice dice e di no.

Questo lo si ritrova in una vicende che trova coinvolti i primi maestri bolognesi che mostra il

funzionamento della scuola.

La scuola nasce spontaneamente, gli studenti iniziano ad andare a casa di Irnerio, perché non vi è una sede

vera e propria della scuola, i vari studenti che si raccolgono ogni anno nella sua casa formano una societas

studenti, l’insieme di tutti questi studenti si chiama universitas, che vuol dire collettività degli studenti,

solo quando il potere politico nei secoli successivi prende il controllo dell’insegnamento esautorerà il

potere degli studenti, istituzionalizzerà il termine facendolo diventare per come noi oggi lo conosciamo.

L’insegnamento diretto fatto da Irnerio mette gli studenti di fronte ad una difficoltà,

primo : gli studenti non erano tutti bolognesi , perché se l’esperienza si fosse limitata alla sola bolgona

sarebbe stata un esperienza di quartiere , ma vi sono studenti di tutta europa, si trovano di fronte a due

problemi, uno è il viaggio .

Il viaggio è un problema perché è pericoloso, perché spostarsi da una parte all’altra all’epoca significava

poter morire, perché c’erano, guerre, epidemie, carestie, e poi perché si deve passare attraverso vari

territori, che all’epoca erano i feudi, ogni volta che si entrava in un diverso feudo bisognava pagare un

pedaggio per le strade, per le città etc.

Una volta arrivato a Bologna deve vivere, ma anche comprare i testi su cui studiare, siccome non esisteva

la libera circolazione della moneta l’unico modo era partire con beni di grande valore e arrivati sul posto

rivenderli per sopravvivere , i verbali testimoniano di due studenti derubati di due candelabri.

Ma i problemi non finiscono con il viaggio ma ci sono anche arrivati a Bologna, perché all’inizio

l’insegnamento di Irnerio era visto come una cosa anomala, all’inizio i cittadini erano infastiditi ed irritati

da tutto questo , da tutti questi studenti che fanno schiamazzi , che fanno danni non sono facilmente

tollerati, fino a quando non si accorgono che questi portavano ricchezza perché dovevano dormire da

qualche parte , mangiare , hanno bisogno di libri, quindi botteghe di amanuensi che alla fine del loro

soggiorno li forniscano di libri.

Il problema sta che in quella confusione c’era qualche studente che non si comportava bene e capitava

anche che questi studenti se ne andasse senza pagare i conti, o commettesse qualche reato e scappasse per

non essere punito allora si faceva riferimento ad istituto feudale che è la se per esempio

rappresaglia,

uno studente spagnolo non aveva pagato un anno di affitto ed era scappato, ci si rivolgeva al giudice

chiedendo che uno studente qualsiasi spagnolo fosse acciuffato affinché ripagasse quello che l’altro non

aveva pagato.

In questo modo gli studenti erano in difficoltà, perché in questo modo andare a seguire le lezioni di

Irnerio poteva costare caro. La cosa durò fino a quando Federico Barbarossa scese in Italia.

Le città come Bologna mettono in crisi la sua politica, secondo la logica imperiale solo l’imperatore può

fare norme, battere moneta, amministrare la giustizia, ma i comuni si arrogano questi diritti, allora lui

vuole porre un freno a tutto questo , il suo desiderio è quello di procedere in modo militare mettendo

ferro e fuoco i comuni italiani .

Nel 1158 a Roncaglia convoca i rappresentanti di tutti i comuni che non vogliono seguire la volontà

imperiale, l’imperatore sceglie di chiamare i giuristi bolognesi , vuole che l’impostazione per cui tutti i

diritti spettano all’imperatore , non sia riferita dai magistrati dell’imperatore che sostengono la politica

imperiale, ma che glielo dicano i giuristi bolognesi, perché hanno credibilità , perché sono liberi da

qualsiasi imposizione dell’imperatore.

I glossatori dicono che tutti i diritti spettano al’imperatore, a quel punto l’imperatore si sdebita nei loro

confronti, crea costituzione imperiale che dalla prima parola che vi era contenuta si chiama Habbiga, su vi

sono scritte due cose fondamentali: 19

Gli studenti bolognesi hanno un salvacondotto imperiale generale, coloro che si recano a studiare a

Bologna e fanno ritorno godono della protezione imperiale su tutti i territori, quindi non devono pagare

dazi, pedaggi, a nessun feudatario e che sono protetti per volontà dell’imperatore , quindi gli studenti

possono arrivare a bologna sicuri e senza sprecare gran parte delle loro finanze durante il viaggio.

La giurisdizione di questi studenti non deve spettare alle magistrature ordinarie che utilizzano la

rappresaglia mettendo in crisi la scuola bolognese , ma i giudici naturali degli studenti bolognesi sono i

loro maestri., perché chiaramente il maestro giudicando lo studente cercherà di moderare i crimini e non

metterà a repentaglio l’esistenza della scuola stessa.

L’imperatore fa tutto questo perché si accorge che la scuola di Bologna anche se non è stata creata da lui,

l’insegnamento del diritto romano fatto a Bologna è essenziale per l’impero, non proteggere la scuola vuol

dire creare un danno per l’impero, il diritto romano è la base di tutti i diritti imperiali, l’imperatore non

può condizionare le scelte dei maestri bolognesi perché essi rivendicano la loro qualità di scienziati

autonomi, ma può almeno proteggerli.

La scuola fondata da Irnerio prende il nome di La didattica bolognese era

scuola dei glossatori.

disciplinata , secondo alcuni glossatori su tre fasi fondamentali, legere, lecta intelligere, intellecta

leggere, capire le cose lette ed imparare a memoria le cose capite.

memoria comandare:

Legere , la glossa consente la lettura del testo , dalla glossa si arriva ai simili ed i contraria.

Dal legere si passava al lecta intelligere cioè la comprensione del testo.

Tutta l’attenzione dei giuristi del tempo si rivolge al Digesto, l’univca vera fonte romana a cui era stata

attribuita Giustiniano era l’imperatore e come tale scelto da Dio per guidare gli uomini verso

auctoritas.

la salvezza, e vuol dire che quando fa qualcosa non lo fa per interessi personali, ma perché mosso dalla

volontà di Dio , l’insieme delle norme fatte da lui quindi deve essere per forza un insieme armonico .

Qualsiasi testo ha quindi autorità legislativa senza eccezioni, ongi frammento è legge prefetta, questo

condiziona tutto il loro modo di vedere il diritto romano.

Per loro ogni singola norma non è un entità a se ma è un frammento di un corpo più ampio,

perfettamente coerente con tutto il resto.

Del modo in cui è stato fatto il corpus non sanno nulla.

L’alto medioevo aveva conosciusti molto poco del diritto romano, il digesto era assente nella realtà

altomedioevale, sono stati probabilmente dei chierici che riscoprono alcuni frammenti e pi per in tero il

digesto , che arriva sul tavolo di Irnerio.

Il digesto era di 50 libri, un opera molto voluminosa, quindi anche dopo la sua riscoperta ci vuole molto

tempo per cui qualcuno si metta a copiare la fonte da cui i chierici avevano tratto le prime citazioni e le

metta a disposizione della scuola bolognese.

Infatti proprio per questo il digesto non arriva tutto insieme , interamente ad Irnerio ma in mano solo i

primi libri, ed a distanza di tempo arrivano gli ultimi, lui distingue quindi due parti in e

digestum vecius

. gli mancano il libri centrali, quindi il digesto non è ancora completo, la parte centrale

digestum novum

prenderà il nome di che non è una definizione latina, ma gergale di cui non si

digestum infortiatum,

conosce il signficato esatto, sono state avanzate delle teorie nessuna credibile, una dice che quando irnerio

vide i libri centrali del digesto abbia esclamato “ Ecce ius nostrum inforviatum este” ecco che finalmente

il nostro diritto è stato rinforzato, rinsaldata dalla presenza della totalità dei libri.

Qualcuno dice invece che inforviatum significhi carcerato , perché come la parte centrale del digesto

sembra sia messo in carcere tra il vecium ed il novum, confinata in mezzo per questo i libri centrali hanno

preso il nome di inforviatum.

Giustiniano aveva diviso l’opera in 50 libri, Irnerio invece sistema il testo sulla base delle fasi in cui è stato

riscoperto in tre parti, tre libri, vecium, inforviatum, novum, nella sua interezza i libri che Irnerio creò

sulla base della compilazione giustinianea sono 5 ne mancano 2, il quarto contiene il codex.

Il codex seppur con difficoltà era stato conosciuto nell’alto medioevo, anche se non tutto, perché i giuristi

del medioevo molto concreti avevano selezionato ciò che ancora era utile e messo da parte ciò che nella

loro epoca non serviva, avevano tolto gli ultimi tre libri, che trattavano la materia fiscale, militare etc. 20

Quando Irnerio utilizza questa parte della compilazione sa bene che i giuristi dell’alto medioevo avevano

studiato solo una parte cioè solo i primi nove libri, tanto che del codex mette solo i primi nove libri,

rispetta la partizione del medioevo ed entrata nell’uso corrente.

Nel quarto libri quindi Irnerio mette i primi nove libri del codex.

Vi è una novità, se Irnerio fosse stato come un giurista dell’alto medioevo avrebbe messo da parte gli

ultimi tre libri del codex, perché palesemente inutile dato che si riferivano ad un sistema politico , l’impero

che ormai non c’era più.

Per Irnerio ogni singola parola, norma di Giustiniano è perfetta, il glossatore non ha nessuna autorità di

eliminare le norme che erano state create, solo i legislatore ha questa autorità, tutte le norme devono

essere tenute e studiate .

Gli ultimi tre libri si trovano nella quinta parte, nel quinto volumen del corpus chiamato volume parvum

, volume piccolo date le sue dimensioni, in cui vi confluiscono anche le istituzioni.

Mancano le novelle che erano confluite nell’epitome iuliani e nell’autenticum.

I giuristi dell’alto medioevo avevano usato l’epitome iuliani perché molto più breve , molto

comprensibile, Irnerio che parte dal presupposto che ogni parola imperiale sia oro colato non può

ammetere che le ultime costituzioni siano inserite nel corpus in forma epitomata, quindi utilizza

l’autenticum, in cui vi erano le novelle nella loro interezza , all’interno dell’autenticum Irnerio fa una scelta

, ne scelta 97 su 134 ed a loro volta le suddivide in 9 collationes, cioè raccolte.

In una decima collatio c’è del materiale che può dare delle perplessità perché contiene il dicto feudale, i

libri feudorum, cioè libri dei feudi, suscitano delle perplessità perché non è materiale giustinianeo .

Perché viene inserito allora dai glossatori all’interno del corpus?

Il diritto feudale non è il diritto che si usa nel feudo perché regolato dalle consuetudini, ilmdiritto feudale

è il diritto che si applica nei rapporti tra feudatari o tra feudatari e signore feudali, o tra signori feudali e

l’imperatore, è il diritto che disciplina la materia feudale: le investiture, successione del titolo, feudale,

perdita etc.

Il diritto feudale centra con la compilazione perché il feudo è una diramazione periferica dell’impero il

feudatario è un rappresentante locale dell’imperatore, la sua autorità deriva dall’imperatore che la investito

del titolo, il feudo consente la vita dell’impero, si potrebbe dire che il diritto feudale è il diritto

costituzionale dell’impero, è ovvio che i glossatori ritengano scontati che delle norme che riguardano

l’impero siano inserite nel corpus iuris civilis , anche perché alcune di queste norme sono state fatte dagli

imperatori, come ad es. quella sull’ereditarietà dei feudi, che diventa norma per volontà il Carlo il grosso e

di Corrado II , sono due costituzioni imperiali.

nascono in modo anomalo , a Bologna uno studente chiamato Anselmo dall’Orto che

I libri feudorum

ha un cruccio, perchè il padre giudice a Milano quotidianamente risolve vertenze che riguardano il diritto

feudale, di cui lui a Bologna non ha sentito parlare, scrive al padre por parlargli della condizione di disagio

in cui si trova, il padre gli scrive due lettere in cui gli indica i principi fondametali del diritto feudale, è la cd.

redazione obertina, la stesura dei libri feudali fatti fa Oberto dall’Orto. I maestri bolognesi che non hanno

mai insegnato diritto feudale si rendono conto di quanto posa essere utile dare dei rudimenti di diritti

feudali, e vedono anche che qualcuno ha fatto bene la redazione del diritto feudale tanto da inserirlo nella

decima collatio , nella forma epistolare, nati da delle lettere che il padre ha scritto al figli per spiegargli il

diritto feudale.

Come quarta appendice i glossatori inseriscono delle costituzioni imperiali importanti di Federico

Barbarossa ed il trattato della Pace di costanza.

Queste fonti erano così importanti per i giuristi da essere inseriti nel corpus iuris .

Il metodo che utilizzavano i giuristi bolognesi per affronatere il Corpus iuris civilis era la glossa.

E’ da chiarire che la glossa non nasce con Irnerio, infatti le origini risalgono alla tradizione di studio dei

testi biblici altomedievali.

La glossa è una forma letteraria che da un chiarimento di una parola o di un concetto. Essa è

imprescindibile dall’opera che illustra senza la quale non potrebbe essere realizzata.

Il testo dell’opera viene scritto al centro del foglio di pergamena su una o su due colonne, ma sempre in

modo da lasciare spazio alle riflessioni dottrinali e scientifiche del giurista. In un primo momento i

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glossatori si avvalgono del consueto tipo di glossa concepito con fini di chiarimento grammaticale, infatti

si presentano molto concise ed è proprio questa caratteristica che permette di trovarle sistemazione tra le

righe del testo, infatti prende il nome di glossa interlineare.

Ben presto la glossa subi un radicale cambiamento dando vita ad altri tipi di annotazioni, le allegationes

e chiamate anche con il nome di e Le allegationes sono glosse che

di fonti pro contra similia contraria.

consistono nella citazione di passi giustinianei il quale contenuto appare conforme rispetto al testo

glossato (similia) o di fonti che al contrario offrono un testo discordante rispetto al passo a cui e apposta

la glossa (contraria). Per cio che riuada i similia lo scopo era quello di agevolare l’attività dei futuri

glossatori. Invece per i contraria lo scopo era quello di mettere in evidenza tutte le possibili discordanze

con il testo glossato. Queste glosse che sono di tipo intepretativo apportano modifiche anche grafiche,

infatti non sono piu interlineari ma sono in quanto sono molto piu estese e viene

glosse marginali,

posto il testo dell’opera al centro foglio e la glossa ai margini. Per la glossa interlineare era la stessa

annotazione a sengnalare quale sia il lemma glossato; mentre nel caso di quella marginale la relazione tra il

vocabolo glossato e la glossa è fissata da un apposito segnale chiamato reclamatio che si trova si anel testo

che all’inizio della corrispondente nota.

Queste pagine erano costosissime quindi ogni foglio doveva essere sfruttato al massimo; infatti un

manoscritto veniva tramandato da studente in studente. Ed ecco che nel giro di poche generazioni questi

manoscritti si riempivano di strati progressivi di glosse creando così compilazioni di glosse

Il problema è che lo studente deve essere diligente e doveva segnare alla fine della glossa la sigla del

giurista per sapere se quella è da tener conto o meno. Inoltre le glosse senza sigle portano altri due

problemi: uno il rischi di ripetere la stessa glossa, l’altro che ci si possa trovare difronte a due glosse

contrastanti. A qualche glossatore viene in mente di risolvere il problema facendo che

apparati di glosse

è sempre una molteplicità di glosse ma è fatta da un solo maestro in modo da evitare ripetizioni e

contraddizioni. Con il passare del tempo si sviluppa l’apparato conclusivo che è la Magna Glossa di

Accursio

Le liste di similia portano ad un tipo di glossa che si basava sull’enumerazione dei passi simili, il suo nome

è Questa è tratta dal testo ma siccome tocca vari punti della compilazione è una glossa

summola.

autonoma. La somma delle summole portano ad un’opera chiamata che consiste nella

summa

spiegazione degli istituti giustinianei con fedelta alla stessa dottrina ma con parole del glossatore.

Le difficolta poste dalla natura frammentaria del C.I.C. si riverberano anche su altri tipi di glossa:

che sono annotazioni in cui compare una concisa segnalazione del contenut

Glosse di notabilia:

• dei passi piu significativi della compilazione giustinianea. Sono comunque ausili pratici concepiti

per agevolare le consultazioni dei testi legali.a questo fine la glossa riproduce una fase essenziale o

un passaggio chiave del testo;

titolorum che individuano le ragioni che avevano indotto i redattori

Glosse continuationes:

• giustinianei a scegliere la successione di argomenti contenuta nei testi legali; perciò il glossatore

tramite la continuatio si impegna a degnalare gli elementi atti a porre in evidenza la necessaria

continuità nel tempo dei due titoli successivi;

la finalità di queste è quella di compendiare l’intera materia che i bizantini

Summa titulorum:

• hanno tratato in ciascuno dei titoli della compilazione;

Come le liste di similia portano alla summola e alla summa, così quella di contraria porta alle glosse di

e quel genere letterario della Il punto di partenza è

solutiones contrariorum quaestio legittima.

costituito dal tentativo di superare le antinomie contenute nel C.I.C.. l’individuazione delle fonti

discordanti confliggeva con la convinzione della completa armonia e della non contradditorietà delle

norme giustinianee, ed imponeva all’interprete di reperire la soluzione piu idonea al contrasto. Questa

operazione ermeneutica approda ad un nuovo tipo di glossa chiamata solutio contrariorum, nella quale

l’intreprete si propone di individuare e spiegare le ragioni per cui il conflitto debba ritenersi irrilevante. La

veste esteriore della solutio è sempre quella della glossa. 22

La solutio porta alla quaestio, che vuol dirre “domanda”; se ci sono due norme contradditorie il maestro

a ezione domanda ai sui allievi come sia possibile quel contrasto; questa quaestio si chiama quaestio

legittima, che riuarda la lex.

Tra i numerosi strumenti concettuali utilizzati dalla dialettica medioevale uno dei piu significativi era la

divisio

E’ quel meccanismo di matrice platonica da cui a partire da un cioè una categoria ampia si arriva a

genus

delle cioè categorie più piccole separate da una differenzia specifica. Questo meccanismo viene

species

ereditato dai glossatori e nasce un genere letterario quello della .

distintio

Alcune glosse erano concepite per far si che il testo giustinianeo potesse essere sottoposto a distinzione,

es. l’istituto del dominium , i romani conoscevano un solo tipo di dominium ma gli autori medioevali per

far rientrare tutte le categorie di possesso e di proprietà nella categoria del dominium romano applicano

l’espediente di sottoporre tutto alla distintio , il dominio è unico e diretto, attraverso alla distintio

sottopongono il dominium ad una separazione per farvi rientrare delle categorie che non erano

romanistiche.

Ogni conoscenza non era frutto di illuminazione ma di una lenta approssimazione alla verità , non era un

dono personale , ma una graduale conoscenza delle cose sempre più approfondita.

Accadeva che le glosse fossero considerate come un albero a cui il singolo glossatore aggiungeva delle

fronde , contribuendo al suo sviluppo senza rivendicare la proprietà dell’insieme , e la distinctio si basa su

questo principio, solo dopo il lungo processo di separazione , di divisione analitica si arriva alla verità.

Le , dissentire significa non essere d’accordo, erano dei diversi pareri

dinstensiones dominorum

espressi dai maestri del diritto ( domini) , che testimoniano le discordanze di vedute su alcuni istituti

giustinianei, anche qui vi è una distinctio.

Vi è una differenza tra i contraria e le distensiones i contraria sono delle glosse che testimoniano un

contrasto tra passi giustinianei, vi sono due passi della compilazione che sembrano contraddittori, i

distensiones sono dei contrasti dottrinali , le opinioni diverse tra due maestri.

Il passo giustinianeo era considerato perfetto , i glossatori dovevano spiegare il perché vi fosse una

contraddizione, nelle distensiones non vi è una solutio, ma vi sarà il predominio di una delle due teorie,

cioè quella ritenuta più utile.

Nasce il genere letterario della” , vi è una questio che emerge da un fatto,

questio de facto emergeres”

le summe, le glosse sono tutti generi scolastici, pensati per la didattica, le questio ex facto emergentes

non lo erano perché vi è qualcosa che è estraneo al testo giustinianeo cioè il factum , la vita.

Fino alla fine del XII sec.i glossatori erano chiusi in un mondo tutto loro ,poco partecipi alla vita intorno

a loro , alla fine del sec. il mondo fuori dalla scuola bolognese deve essere preso in considerazione, un

mondo che però non si basa sulle regole giustinianee

Il primo impatto anche se teorico è quello con le vicende pratiche che non possono essere risolte con le

regole giustinianee, alcune vicende hanno una corrispondenza precisa a quanto Giustiniano aveva

previsto , quella ipotesi era un casus, cioè l’esemplificazione pratica di ciò che Giustiniano aveva scritto ,

il problema non si pone e si applica il testo di Giustiniano, ma per gli altri eventi il testo giustinianeo non

serve a nulla, questi casi fanno sorgere delle controversie ma hanno soluzione grazie al giudice.

I glossatori prendono questi casi e si fanno una questio “ questa vicenda come va regolata?” se la fonte

manca come si fa?

La questio nasce proprio qui, per sua natura deve esser dialettica deve prevedere un confronto di opinioni

contrastanti, la questio legitima era fittizia, invenzione del maestro che sa quale è il contenuto della

questio, il contenuto dei passi e la soluzione, nella questio de facto la domanda è vera.

Essendo dialettica nascono due posizioni diverse che prendono il nome di actor e reus, o oppones e

respones, le due parti hanno il compito di sapere se una fonte giustinianea può essere applicata a quella

vicenda.

Se il passo giust, non va bene , a furia di estenderlo oltre il suo senso potrebbe però potrebbe essere

applicato, ed il punto sta proprio nel vedere se quel passo può essere esteso o no.

Affinché si potesse dire che la norma poteva essere applicata occorreva allegare altri passi che dimostrino

come e perché quella fonte può essere applicata, cioè che convincano . 23

Es. a volte i testi parlano al singolare , ma in latino ci sono i generi maschile e femminile neutro, di solito

si usa il maschile, qualcuno obbiettò che usando il maschile la norma non potesse essere estesa al genere

femminile , usando altri passi della compilazione occorrerà vedere se giust. usando il maschile intendesse

riferirsi solo agli uomini o anche alle donne , vi sono fonti che parlano specificamente agli uomini come

quelle delle cariche magistraturali ed altre che parlano chiaramente di tutti e due i generi

es. lo statuto comunale , una volta alcuni legislatori per rendere più poetico l’omicidio , disciplinarono

l’omicidio avvenuto nella casa comunale dicendo che “colui che sparga sangue nella casa comunale sarà

sanzionato con la pena di morte”.

Si pose il caso estremo del barbiere che svolgendo la sua opera di chirurgo antelitteram, perché all’epoca

anche loro svolgevano delle semplici operazioni , aveva sparso sangue nella casa comunale, applicando

alla lettera il testo si doveva condannarlo a morte , ma applicando il senso no, questo faceva nascere delle

questiones, le si risolveva con quei passi della complicazione che avvallassero l’una e l’altra tesi.

In questo caso il maestro che sollevava la questio non ne aveva il controllo perché non sapeva quanti testi

potessero essere addotti per sostenere le due posizioni, quindi la questio de facto era vera, era effettiva e

non fittizia.

Egli non sapeva come si sarebbe risolta la questio , questo dipendeva dall’autorevolezza delle fonti citate,

dalla bravura del due opponenti dialettici.

La questio de facto non ha limiti cronologici , non si sapeva quanto sarebbe andata aventi, quindi il

maestro se ne vedeva bene dal sollevare la questio, perché si era impegnato con gli studenti ricevendone

del denaro per spiegare una parte della compilazione, se la questio gli portava via dei giorni, non faceva in

tempo a finire il programma e gli studenti gli avrebbero chiesto una ripetizione di quanto non ancora

soddisfatto nella sua spiegazione, perciò non solleva mai delle questio nelle sue lezioni, queste questiones

prendono il nome di questio vespertines , cioè trattate di notte perché la luce serviva a leggere e scrivere e

la questio non avendo bisogno di essere scritta poteva essere trattata oralmente, oppure questione

sabatine o dominicales perché le questioni venivano riservate al sabato o domenica per non intralciare

l’insegnamento settimanale.

Questioni più difficili chiamate solenni per cui si univano tutti i discepoli ed i maestri, o si opponevano

intere scuole , la scuola di Bulgaro da una parte e di Martino da un'altra e contendevano sulla soluzione,

quando il maestro alla fine del dibattito prendeva un decisione chiudendo la questio, fa una decisio, non

una solutio, perché solutio significa sciogliere ed andava bene per le questiones legitime dove le due

posizioni vanno fuse in una soluzione comune, nella questio de facto non vi può essere conciliazione

perché solo uno ha ragione , vi è una auctoritativa decisio, ciò non toglie che la vicenda possa essere

riproposta , adducendo testi che prima non si erano presi in considerazione, sovvertendo anche il primo

esito.

La questio de facto è il grande elemento di sviluppo della scienza giuridica medioevale, perché ci si deve

confrontare con la realtà che non sta nei testi giustinianei.

Le riflessioni sul factum potevano anche non essere tratte dai testi giustinianei ma anche dal diritto

canonico, facendo sorgere delle questioni di diritto canonico, questiones reportate e questiones redacte, la

glossa reportata , in occasione di una lezione lo studente prende appunti facendo una reportatio, alcune

reportationes celebri riportano il pensiero di alcuni maestri che non avevano messo per iscritto le loro

opere, ci furono anche delle reportatio di questiones, oppure potevano essere redacte, cioè i maestri stessi

redigevano , la glossa, la questio e la trasmettevano agli amanuensi per le copie.

I glossatori sviluppano un genere letterario celebre che si usa ancora oggi , per esempio nella

compilazione vi era un titolo “de diversis regulis iuris antiqui” intorno a diverse regole del diritto antico,

già Giustiniano aveva fissato alcune regole, i glossatori sviluppano ancora di più questo meccanismo

generando i Brocardi, la derivazione del nome è contestata, non certa, il singolare è , la vecchia

brocardo

tradizione lo fa risalire al nome del vescovo Burcardo di Vonis che aveva fatto una raccolta di norme

canoniche, l’origine più verosimile è la deformazione di bro contra, cioè la contrapposizione dialettica di

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due parti nella questio de facto , chi lo ricollega al latino broccus : dai denti sporgenti , perché il primo

maestro che lo canteggiò nella scuola avesse i denti sporgenti, la vera origine non si sa.

Ancora oggi i giuristi vanno avanti per brocardi che sono chiamati regole iuris , regole di diritto, piccole

frasette mnemoniche, ausili didattici, con cui con poche parole si compendia una materia molto vasta.

Recentemente qualcuno a raccolto le citazioni latine, proprio i brocardi utilizzate dagli avvocati , in due

libretti chiamati “ Il latino degli avvocati” , l’altro “Salvis iuribus” usato come forma retorica di chiusura

negli atti ,che vuol dire “ Con questo atto io non mi precludo tutti gli altri mezzi civili , tutti gli altri

strumenti e diritti messimi a disposizione dall’ordinamento” compendiando un concetto molto

complesso ed articolato.

Vi sono un infinità di brocardi, usati ancora oggi nel diritto positivo, “ Semel eres semper eres” usato nella

materia testamentaria vuol dire che l’erede diventato tale lo rimarrà per sempre non può rinunciare alla

sua eredità, “superficies suolo celit” , il diritto del superficiale, cioè le cose costruite in superficie

diventano di chi ha la proprietà del suolo, “priore in tempore potio in iure”, colui che ha un diritto

precedente prevale anche nel diritto, sono degli ausili che non sostituiscono la spiegazione didattica che

consentono la facile memorizzazione del contenuto giuridico.

Questo risponde alla terza fase della didattica , consentiva il commendare memorie.

I glossatori utilizzano tanti generi letterari, danno vita non solo a glosse ma anche a questiones,

distintiones , notabilia, summe, a brocardi, regole iuris, la loro scuola non è chiusa agli altri generi letterari

, anzi da queste opere iniziali prendono spunto le altre trasformazioni letterarie, che ancora oggi si

utilizzano.

Tra tutti i generi letterari, la testimonianza più completa dell’opera dei glossatori è trasmessa da un

apparto di glosse, la glossa ordinaria cioè la Magna Glossa di Accursio.

Le glosse vanno stratificandosi creano degli strati nei testi, complessi ,difficili ,ripetitivi e contraddittori

tanto che fanno si che i maestri siano obbligati a redigere degli apparati , mettendo insieme le glosse

individuando un opera coerente ed omogenea , ogni grande maestro formula il suo apparato e il

successiva soppianta il precedente perché più aggiornato , le botteghe degli stazionari vengono invasi da

nuovi studenti che portano nuovi apparati , fino alla metà del XII sec. quando un glossatore Accursio ,

redige l’ennesimo apparato.

Vi è una storiella su questo;

Si dice che nello stesso periodo due glossatori lavorassero alla stessa impresa Accursio e Odofredo, in

competizione, sapevano che la scuola aveva troppe glosse caotiche , troppo complesse, gli studenti non

riuscivano più a seguire questa produzione di glosse, sapevano anche che il genere letterario era alla fine

della sua esistenza e si doveva redigere l’opera definitiva raccogliendo il maggior numero possibile di

glosse , che raccogliesse la scienza giuridica dei glossatori. I due si mettono al lavoro ad un certo punto

Accursio denunciando una grande malattia si tirò dall’insegnamento nella sua villa la Riccardina vicino a

Bologna per curarsi.

Odofredo appresa la notizia rallentò il suo lavoro perché non vi era più competizione, Accursio invece

nella sua villa lavorava molto alacremente per concludere l’opera , fino a che un giorno si presentò a

Bologna con la sua opera finita spiazzando il rivale.

Accursio fece l’apparato più ricco e complesso che ci fosse , lavorò su tutte o almeno la maggior parte

delle glosse prodotte selezionandole, avendo davanti tutto il lavoro fatto nel secolo precedente potè fare

una scelta meditata scegliendo le glosse migliori ,più utili perché più autorevoli , più affidabili, e

nell’ipotesi di contrasto cioè dissensio dominorum potè dare conto del contrasto , testimoniando

l’esistenza dello scontro dialettico.

Secondo i calcoli di qualcuno egli raccolse almeno 96.000 da quelle più piccole fatte anche di una sola

parola fino a quelle lunghissime di due o tre pagine, questo viene chiamato apparato ordinario, che è un

apparato di glosse , non solo del corpus iuris, che ha la fortuna di essere l’ultimo, però non

necessariamente il migliore ,ciò che contraddistingue la Magna Glossa rispetto agli altri è che dopo di

Accursio nessuno vi aggiunse più glosse , l’opera segna la fine di questo genere letterario, chiude la scuola,

perché era così ricco e completo che nessuno sentì l’esigenza di migliorarlo , a quel punto la glossa di

Accursio diventa la Magna glossa. 25

Cavanna disse che questa opera divenne il vademecum del giurista del corpus iuris, il vademecum è un

taccuino che ognuno per sua praticità porta con se, deriva dal latino : che viene con me, cioè il corpus

iuris non viene più riscritto senza la glossa, i due elementi diventano un complesso inscindibile , non esiste

alcuna edizione fino a quelle moderne in cui il corpus non è più considerato diritto vigente, che non

contenga anche la glossa di accursio il testo in centro e la glossa intorno.

La scuola dei glossatori anche se sviluppò altri generi letterari si chiuse con una riaffermazione del

metodo della glossa .

Metà del XIII sec. qualcuno accusa Accursio di aver dato un corpo mortale alla scienza giuridica

bolognese , perché dopo un opera così completa e ricca non c’è sia più niente da dire , la scuola dei

glossatori deve finire e con Accursio si chiude la scuola dei glossatori.

All’inizio del XII si sviluppa la tra le due scuole c’è un periodo di 50 anni e si

scuola dei commentatori,

sviluppa un genere intermedio, cd. Postaccursiani nella seconda metà del XIII sec.

Uno di essi si chiamava Alberto Gandino e scrisse “Questiones statutorum “e “Tractatus dei Maleficiis”

cioè dei crimini, Rolandino Depasseggeri scrive” La summa artis notarie” cioè la summa dell’arte del

notariato, Gugliemo Durante, scrisse “Lo speculum iudiciale” specchio del giudizio, cioè specchio del

processo.

Fin’ora lo studio del glossatore era uno studio di indole orizzontale , cioè lo studio era a tappeto , la glossa

non può essere fatta per una sola parte ma deve riguardare tutta l’opera, lo studio del glossatore tiene

conto di tutto il corpus iuris perciò era orizzontale, verifica senza distinzioni il contenuto di tutta la

compilazione .

Con i postaccursiani vi è una svolta nella scienza giuridica perché invece di studiare tutto il diritto i giuristi

fanno una scelta di tipo verticale cioè selezionando dei temi , gli argomenti.

Per esempio nel “Tractatus de maleficiis” si trova la materia penale , il Gandino cerca nella compilazione

giustinianea tutti quei passi che trattano la materia penalistica e li raccoglie in un opera, chi legge la sua

opera si trova facilitato perché se ha un esigenza di conoscenza di tipo penale invece di studiare tutto il

corpus iuris, li trova già elencati tutti i passi di materia penale e così faranno anche gli altri.

Con questa scienza giuridica si parla di un nuovo genere letterario il Tractatus che non è più la glossa che

era generica , il tractatus è finalizzato, perché riguarda una sola materia , perché frutto di una selezione

che ha un occhio rivolto alla pratica giuridica ed ha un interesse diretto ed immediato.

Tutto questo si evolverà fino ad arrivare al commento.

La scuola dei commentatori studiano gli stessi testi esaminati dai glossatori e trattatisti, il corpus iuris

arricchito di glosse e selezionato nei tractatus.

Il è una serie di operazioni logiche e concettuali che porta il giurista all’attenzione più selettiva

commento

possibile all’interno della logica verticale. L’obbiettivo del giurista è arrivare alla ratio legis , al criterio che

anima quella fonte giustinianea ; i glossatori avevano letto la lettera cioè ciò che vie era scritto, i trattatisti

l’avevano inglobata nei trattati generali, i commentatori non cercano di capire ciò che vi è scritto perché

era già stato fatto, cercano di capire il perché.

Cercano arrivare alla ratio che ha ispirato la redazione della norma, nell’arrivare alla ratio distinguono due

aspetti che diventeranno fondamentali nella prassi, la causa incursiva e la causa finalis.

E’ una distinzione che arriva dal diritto privato, ogni negozio prevede un movente ma i commentatori per

la prima volta distinguono la causa di tipo impulsivo e la causa finale.

La causa impulsiva può essere qualsiasi, il motivo è personale è irrilevante, ciò che conta è la causa finalis

che nel diritto civile attuale è identificata come la ragione economico sociale del negozio, la causa finalis è

unica e uguale in tutti i negozi mentre quella impulsiva è diversa sempre in tutti i negozi.

Ogni negozio ha la sua finalità e per realizzare quella finalità si deve utilizzare quel tipo di negozio, i

commentatori importano questo discorso nel corpus iuris dicendo che Giustiniano ha creato delle norme

, loro cercano la ratio che ha spinto alla loro creazione , ma con quale criterio cercare la ratio impulsiva o

la ratio finalis?

Loro utilizzano un esempio celebre quello di Calpurnia.

Era stata fatta una legge romana per impedire alle donne di postulare in giudizio ,cioè di far attivare la

macchina processuale, perché esisteva una donna di nome appunto Calpurnia che era nota per mettere nei

guai i senatori essendo una di quelle persona che hanno il solo scopo nella vita di rovinare le persone

26

attraverso l’attività giudiziaria , era talmente nota che il suo nome confluì nella lex Calpurnia appunto, che

è nata dal fatto che i senatori volevano difendersi da lei ma siccome esisteva il principio che quando cessa

la causa cessano anche gli effetti , morta la donna la legge non aveva motivo di esistere ancora ,invece no

perché quella era solo la causa impulsiva cioè che ha dato occasione alla legge la causa finale invece è la

tutela della pudicizia delle donne , si ritiene impudico che la donna partecipi ad giudizio penale, se lo fa lo

deve fare per interposta persona. La causa finale di quella legge non viene meno con la morte di Calpurnia

, un es. se un legislatore da vita ad una norma per sanzionare l’omicidio , non ha in mente uno specifico

omicidio anche se la legge può essere nata dopo un particolare ed efferato omicidio , ma vuole proteggere

la società in generale dall’omicidio.

I commentatori cercano la ratio della legge ma non quella impulsiva perché può essere venuta meno

durante il tempo ma la causa finale, l’obbiettivo.

Conoscere la ratio della legge serviva per utilizzare quella legge al di fuori dello specifico caso usato dalla

norma stessa , se si ha la ratio si può fare in modo molto autorevole ciò che avveniva nella questio de facto

, che era un tentativo faticoso per vedere se una norma poteva essere estesa ad un caso non espressamente

previsto, se invece della norma si distilla la ratio cioè il motivo profondo e non occasionale che ha spinto

il legislatore a farla si possiede già lo strumento per estendere quella norma ad altri casi simili, perché se i

casi rispondono alla ratio si applica quella regola altrimenti non ci sarà l’applicazione estensiva.

Il percorso concettuale della scuola dei commentatori è uno strumento per mettere nelle mani dei giuristi

il meccanismo per estendere le norme del corpus a casi sempre nuovi e non previsti, e consentire la

sopravvivenza di un corpo normativo che diveniva sempre più vecchio .

Nello stesso periodo in cui Irnerio insegna a Bologna accade qualcosa di interessante però estranea alla

compilazione giustinianea, è singolare la contemporaneità dei due eventi e la collocazione geografica ed è

difficile pensare che sia del tutto casuale , forse Irnerio aveva messo in moto un gusto per lo studio

giuridico che prima non c’era , questo influenzò anche il diritto canonico.

Nell’ XI il diritto canonico aveva una serie di raccolte, di sistemazioni, aveva avuto anche una crisi al suo

interno che era un riverbero della crisi delle istituzioni dovuta alla corruzione della Chiesa che era collusa

con il potere politico si era scontrata con l’obbiettivo del papato del secolo di ripristinare le regole

originarie della purezza evangelica, e ciò si era tradotto in uno scontro giuridico, da una parte le

consuetudini e dall’altra le norme canoniche il che fece generare delle raccolte , frutto della volontà di

Gregorio VII di legittimare le sue prese di posizione politiche.

Quando nel 1121 si sigla il concordato di Vonis dove il potere laico e potere spirituale si accordano per

finire la lotta per le investiture dove vinse il pontefice, a Bologna Graziano fa uno studio scientifico del

diritto canonico.

Di Graziano non si sa molto perché come tutti i fondatori di una scuola non ha un biografo che registra

tutti i particolari della vita, fu verosimilmente un monaco Camaldolese, appartenete all’ordine di

Camaldoli , faceva il monaco a Bologna, egli non insegnava diritto canonico perché di diritto canonico

non vi era ancora traccia, era un maestro per novizi insegnava la teologia , “letio divine pagine” , insegnava

a capire i testi dottrinale della chiesa.

Accadde che nella lettura dei testi teologici ci si imbatte di passi giuridici, perché i testi sono pieni di

prescrizioni che a volte assumono il tono di testi di diritto, non vi era un insegnamento specifico di diritto

canonico , vi era un insegnamento teologico in cui si parlava anche del diritto della chiesa.

Così come Irnerio non insegnava diritto romano e faceva il maestro di retorica e di tanto in tanto

incontrava dei testi di diritto, fino a quando smise di fare il maestro di retorica per insegnare solo diritto

romano, anche Graziano fa lo stesso percorso, i suoi allievi in occasioni di queste indagini giuridiche si

accorgono di qualcosa che non funziona , cioè nell’esame dei testi non tutti i passi giuridici sono coerenti

scovano ciò che hanno prodotto le riforme gregoriane che hanno innestato un sistema nuovo, basato

sull’autorità del pontefice, sul celibato ecclesiastico, sulla sottomissione dei vescovi, divieto della simonia,

un complesso normativo antico e ripristinato che hanno innestato nella tradizione che da secoli viveva

secondo regole diverse prodotte nei concili e prodotte dai pontefici per venire incontro alle relazioni tra

potere religioso e temporale. 27

Vi erano dei principi che pur provenendo dalla stessa autorità , o da autorità di pari rilievo dicevano cose

diverse, non era una novità già alla fine XI sec e l’inizio del XII sec. lo stesso problema lo aveva avuto a

Parigi Pietro Abelardo l’iniziatore della logica medioevale che fonda la scolastica, egli si era accorto che

nei testi biblici c’erano delle contraddizioni, ma anche tra i testi biblici e quelli dei padri della chiesa, nelle

fonti che tutto l’alto medioevo aveva considerato intoccabili, impeccabili, se in passato un maestro

medioevale avrebbe avuto paura di toccare un simile argomento e avrebbe chiuso un occhio , Abelardo

con le armi della logica recentemente scoperte , dice che se vi nono contrasti nelle norma bisogna capirli,

studiarli, e superarli, il ruolo della teologia non deve essere sempre ossequiente al testo ma deve essere

criticamente cosciente del contenuto del testo e saperlo padroneggiare .

Egli scrisse l’opera “Sic et non “, ossia vi sono dei testi che dicono si e altri che dicono no, tutta la sua

opera era centrata sul risolvere il problema ed appianare i contrasti.

Graziano era nella stessa situazione di Abelardo ma con un diverso oggetto infatti lui non analizza i passi

biblici di natura teologica , non riguardano la fede, ma indaga sui passi giuridici e gli stessi contrasti che

aveva avuto Abelardo vengono affrontati anche da Graziano .

Graziano ebbe il problema di fare ,come disse uno studioso americano Armony from dissonas, armonia

dal contrasto di suoni, aveva davanti a se tanti frammenti sparsi e confliggenti da questo deve edificare un

complesso giuridico unitario e coerente e la prima cosa che fa è raccogliere le fonti , cioè bisogna trovare

i passi del diritto della chiesa, e fa la raccolta delle auctoritates cioè delle fonti che sono autorevoli, le

norme effettivamente della chiesa.

Ma quali erano queste norme?

Nella sua operazione di ricerca ne trova ovunque perché non vi era un diritto canonico isolato , ancora il

diritto è sperso una tutta la tradizione storica della chiesa, esistono delle prescrizioni giuridiche nella

bibbia , esistono i 10 comandamenti che sono 10 regole, ne è pieno anche il vangelo, anche i testi dei padri

della chiesa come S.Agostino, S, Girolamo, S. Ambrogio, all’interno delle opere teologiche hanno inserito

delle prescrizioni che sono rilevanti nel diritto.

La sua ricerca non si limita a testi biblici o dei padri della chiesa, ma vi sono anche le fonti di diritto

positivo , cioè quelle fatte dagli uomini dai legislatori che come i papi che emanavano le decratali su cui vi

sono molte raccolte , i canoni cioè le norme fatte dai concili che possono essere universali o provinciali,

per cui di diverso valore, anche i legislatori laici hanno prodotto della norme per la chiesa , nel corso

dell’attività della produzione legislativa alcuni imperatori specie quando il confine tra il potere imperiale e

papale non era ben chiaro hanno dettato regole che riguardavano la materia spirituale es. l’eresia che è a

metà strada tra il crimine che riguarda la materia spirituale e il crimen lese maiestati che mette in dubbio

l’autorità imperiale , Graziano non può ignorare le fonti di materia temporale.

Dopo avere accostato le due auctoritates a lezione realizza un dictum cioè un affermazione, trascrive le

due auctoritates e le chiude con una sua dichiarazione dictum, l’opera consiste nell’auctoritates e nei

dictum. E’ talmente chiaro l’intento didattico di Graziano che l’opera è chiamata “Concordia

discordantium canonum” concordia dei canoni discordanti, il fine è chiaro egli non vuole fare una

raccolta completa dei canoni della chiesa ma ha l’esigenza didattica di dare una risposta ai suoi studenti

che sollecitano da lui una risposta per capire come delle fonti autorevoli siano contraddittorie.

Ma come fa a mostrare la concordia? egli non poteva fare una scelta arbitraria , indicando ciò che secondo

lui era giusto o era sbagliato, non sarebbe stato di nessuna utilità, perché la scelta sarebbe stata così

arbitraria che forse non sarebbe stata condivisa da altri, sarebbe stata una presa di posizione,

deve utilizzare dei criteri considerati unanimemente validi e ne utilizza quattro :

Ratio temporis

Ratio significationis

Ratio loci

Ratio dispensationis criterio del significato.

RATIO SIGNIFICATIONIS

Nel suo dictum Graziano esamina le due auctoritates e indica al lettore che il contrasto è solo apparente

frutto di una cattiva lettura un po’ affrettata, superficiale, il vero significato delle due norme indica che i

due testi non sono contraddittori, fa un operazione di distintio dice che i due testi riguardano due cose

28

diverse , i significati dall’apparenza contraddittori indicano due cose diverse, ad una lettura più attenta ciò

che appare contraddittorio non lo è

criterio del tempo

RATIO TEMPORIS

Vi sono due testi contrastanti, ma uno è stato promulgato prima l’altro dopo quindi il testo successivo

abroga il precedente, il contrasto è superato dalla data di promulgazione.

criterio del luogo

RATIO LOCI

Vi è un contrasto nelle due norme , però esse sono state emanate da due autorità che hanno potere

diverso una delle due magari è stata creata da un concilio provinciale , quindi è un canone non universale,

ma ha rilievo in una realtà particolare quella della provincia, la norma emanata da un concilio ecumenico

o dal pontefice è una norma universale quindi il contrasto vi è ,però il contrasto è voluto , un autorità

legislativa che aveva un potere non universale ma particolare ha dettato un eccezione alla regola generale,

tutte due rimangono in piedi solo che una delle due riguarda tutta la cristianità l’altra solo un particolare

territorio, eccezione di indole territoriale.

la ratio della dispensa.

RATIO DISPENSATIONIS

La dispensa è un istituto tipico del diritto canonico , si potrebbe dire che il diritto canonico è fondato sulla

dispensa.

La ragione perché esiste il diritto canonico è la salvezza dell’anima , non regolamenta i rapporti temporali,

disciplina ciò che serve a raggiungere la salvezza dell’anima , la chiesa è più interessata alla salvezza

dell’anima del singolo fedele più che al rispetto categorico della legge , mentre l’ordinamento laico

prevede la legge come norma generale che si deve applicare a tutti indifferentemente , la chiesa non vuole

a tutti i costi vedere osservato il principio di legalità, può darsi che per agevolare la salvezza dell’anima del

singolo fedele sia molto più conveniente fare una deroga alla legge , in questo singolo caso la norma

sarebbe ingiusta porterebbe un danno, in una singola ipotesi è prevista una dispensa.

Quando esistono due fonti contraddittorie Graziano dice che la legge non è stata abrogata ma si è fatta un

eccezione ,perché il criterio superiore della salvezza dell’anima del fedele lo imponeva, non esiste

contrasto perché la ratio dispensationis impone l’eccezione alla legge .

Questi sono i principi con cui Graziano riesce ad edificare un meccanismo complesso ma unitario,

mettendo insieme delle fonti incoerenti, contraddittorie , cronologicamente disparate, provenienti da un

millennio di storia, attraverso il filtro di questi quattro criteri crea l’opera della Concordia con cui

disciplina tutta la materia, per la prima volta crea un opera giuridica, non è più teologia infarcita di diritto

ma è solo diritto.

Per questo si dice che Graziano è il padre fondatore del diritto canonico, esattamente come Irnerio ha

isolato lo studio del diritto dalla retorica , Graziano ha fatto la stessa operazione per il diritto canonico ,

cioè dalle teologia ha estratto il diritto.

Questo insegnamento di Graziano a Bologna si colloca tra il 1140 e 1142 anche se le date sono molto

discusse in dottrina , vi sono varie teorie che grossomodo convergono intorno a queste date.

L’opera di Graziano è un manuale didattico , spiega ai suoi studenti come ricavare da tante fonti diverse

un diritto unitario , non è stata commissionato dal pontefice, ne egli è un pontefice ma solo un monaco,

nessun pontefice riconosce valore ufficiale a questa raccolta che è un opera privata , per la scuola e le

fonti ivi contenute conservano la loro autorità originaria , l’ inserzione nell’opera non da loro autorità .

Nonostante che sia un opera privata diventa fondamentale perché nessuno prima ne aveva fatta una così

completa , ricca, anche senza il riconoscimento del papa l’opera di Graziano diventa il fondamento di

tutta la scienza giuridica successiva , chi vuole studiare diritto canonico ora ha un testo chiaro, completo ,

da Graziano in poi nasce una vera e propria scienza del diritto canonico, alcuni giuristi studiano la sua

opera che per antonomasia prende in nome di Decretum che non fu dato da lui perché in lui era presente

l’idea didattica, ma l’autorità della sua opera diventa cosi’ pregnante che diventa il luogo dove è contenuto

il diritto canonico , i glossatori che si applicano allo studio dell’opera di Graziano si chiamano decretisti.

L’opera è così utile che si arriva a fare un infinità di glosse ma anche una glossa ordinaria , è allo stesso

livello come considerazione nella scuola del corpus iuris. 29

L’insegnamento del diritto romano era sviluppato soprattutto a Bologna, tanto da richiamare studenti da

tutte le parti d’Europa, con il diritto canonico il fenomeno si allarga ancora di più.

Quando gli studenti si recavano a Bologna per sentire Irnerio sapevano che egli diceva cose molto

interessanti , attraverso il loro studio avrebbero avuto un complesso di conoscenze superiori, sapevano

anche che tornati alle loro terre di origine non avrebbero applicato il diritto romano perché nei diversi

territori c’erano diverse consuetudini , il diritto romano sarebbe stato comunque utile , perché attraverso

la ricchezza del diritto romano, la comprensione delle consuetudini non sarebbe stata difficile ,per il

diritto canonico le cose cambiano perché il diritto canonico è applicato da tutta la cristianità , è un diritto

in atto applicato quotidianamente dai vescovi .

Non si tratta di una costruzione di un complesso di esperienza giuridica romanistica , quando Graziano

fece la sua opera non è limitata all’interesse dei suoi studenti ma in breve tempo la sua conoscenza si

diffonde in tutta Europa, perché essa rende più semplice la conoscenza del diritto canonico.

Mentre l’insegnamento del diritto romano rimane fortemente radicato a Bologna , l’insegnamento del

diritto canonico si diffonde velocemente in tutta Europa, e si creano soprattutto in Francia delle scuole

vivacissime , perché si vogliono delle teste capaci di capire il diritto canonico , questo fu voluto

soprattutto dai vescovi, che gareggiano con Bologna nello studio ed elaborazione del diritto canonico .

Lo studio del diritto romano è un monopolio della scuola bolognese, il diritto canonico appartiene a tutta

la cristianità medioevale, l’opera di Graziano apre la strada a tanti studi non solo bolognesi ma di portata

europea , nascono degli insegnamenti in Francia , Germania ,Inghilterra.

L’ambiente dei canonisti è più vitale e mobile dei civilisti.

Graziano mette in moto il meccanismo, perché dopo la sua opera la scienza del diritto inizia a studiare

come una disciplina a se stante il diritto canonico , nasce la scuola dei decretisti , uno dei quali Uguccione

da Pisa associa il diritto canonico al diritto romano, collega concettualmente ciò che prima era solo

potenziale ,cioè il contatto tra diritto romano e canonico, gradualmente il connubio darà vita all’

“Utrunque ius”, cioè l’uno e l’altro diritto, tutti e due , non i diritti singolarmente considerati ma tutti e due

insieme, un'unica disciplina che prevede due facce.

Lentamente si riterrà veramente esperto di diritto solo colui che conoscerà inutroque iure, cioè tutti e due

i diritti, girerà una frasetta latina “civilista sine canonista parum valet , canunista sine civilista nin valet”

cioè colui che è esperto in diritto civile ma non in quello canonico vale poco, colui che crede di conoscere

il diritto canonico senza conoscere il diritto civile non vale niente.

Perché colui che conosce le norme di diritto romano ma ignora come queste norme debbano essere lette

agli occhi del diritto canonico non fa completamente la sua funzione di giurista perché non varca una

frontiere che dovrebbe superare, ma il canonista che crede di conoscere le norme di diritto canonico

senza prima aver studiato quelle di diritto civile , quello veramente non capisce nulla perché tutte le regole

del diritto canonico e che Graziano ha faticosamente raccolto, sono state prodotte dalla chiesa partendo

da modelli mentali, principi giuridici che sono romanisti es. di San Luca che nel vangelo dice “ date a

mutuo senza sperare nulla” fa una prescrizione di indole teologica contenuta in una norma giuridica in cui

non spiega che cosa è il mutuo dando per scontato che chi legge sappia che cosa sia il mutuo , il canonista

che legge questa norma senza conoscere il diritto civile che lo spiega non capisce nulla perché privo delle

basi concettuali per capire la norma canonica, le due realtà diritto canonico e romano tendono sempre di

più a fondersi , nella scuola di Bologna saranno tanti i giuristi che riterranno utile formarsi in tutti e due i

diritti.

Nella storia giuridica della chiesa succede che molti pontefici in questa epoca, (si tratta di pontefici che

prima di avere questo ruolo hanno studiato ed anche insegnato diritto canonico a Bologna), capiscono

l’utilità del diritto, fino a questo momento la chiesa ha svolto una politica di sviluppo delle istituzioni

ecclesiastiche molto intensa ma senza fondarsi sul diritto o almeno usando un diritto antico .

I pontefici dopo Graziano si rendono conto di avere un potere nelle loro mani , il potere legislativo, il loro

compito è quello di dare un assetto alla chiesa universale e lo possono fare attraverso gli strumenti

giuridici le decretali, è la cd. età d’oro della scienza del diritto canonico, età di maggior sviluppo della

legislazione ecclesiastica , inizia una proliferazione di fonti e testi normativi, man mano che vengono

prodotti la scienza giuridica ne prende atto, per conservane memoria si mettono una dopo l’altra e questi

fogli sparsi normativi venivano messi alla fine dell’opera di Graziano ,questi fogli sparsi prendono il nome

30

di “ Decretales que extra decretum graziani vagavantur”, decretali che vagavano , estranee alla

compilazione ,al di fuori del testo di graziano.

La scienza giuridica attenta alle certezza del diritto non può ammettere che questi decretali siano così

caotiche , e quindi alla fine del XII sec. nel 1191 per la prima volta in modo organico Bernardo da Pavia

vescovo di Pavia raccoglie tutto il materiale , mettendo insieme la legislazione dei pontefici insieme ad

altre fonti in una Compilatio, oggi si chiama Compilatio prima perché ce ne sono altre, egli introduce una

suddivisione che nell’opera di Graziano non c’è, perché l’opera di graziano aveva scopo didattico , egli

non aveva inserito le fonti in modo che avessero una certa coerenza , Bernardo da Pavia invece se ne

preoccupa e suddivide la materia canonistica in cinque parti :

Iudex: assetto costituzionale della chiesa, struttura ecclesiastica

Iudicium : materia processuale

Clerus : la materia che riguarda la vita dei clerici

Connubia : materia dei matrimoni

Crimen : magistero punitivo della chiesa, crimini di natura ecclesiastica, eresia , simonia etc

Questa suddivisione diventa quella tradizionale, dopo Bernardo Da Pavia compare una nuova raccolta

che si colloca nel 1210 a differenza della prima è fatta da un pontefice Innocenzo III, ciò che rende

diversa le due compilazioni , mentre l’opera di Bernardo da Pavia è come quella di Graziano cioè un opera

privata, quella di Innocenzo III è ufficiale autorevole perché viene dal pontefice.

Per dare pubblicità alla sua raccolta e quindi ufficialità viene fatta una Bolla di promulgazione cioè una

lettera attraverso la quale il pontefice dichiara che quella raccolta è ufficiale, la raccolta normativa non può

essere mandata a tutti i vescovi per darne conoscenza , perché sarebbe una lavoro enorme e lunghissimo,

l’unico mezzo che in tempi brevi e nel maggior numero di luoghi possibili può dare conoscenza della

raccolta è la scuola , se il papa invia la lettera e la raccolta canonica alle scuole di Bologna e di Parigi ottiene

l’effetto di far conoscere la sua raccolta non solo nelle due scuole ma in breve tempo tutti gli studenti che

arrivano da tutta Europa per studiare vengono a conoscenza dell’esistenza di questa opera e diffondono la

notizia in tutti i territori. Saranno poi gli amanuensi nelle loro botteghe a copiare la raccolta e a diffonderla

.

E’ un periodo di grande produzione di norme tanto che sia arriva ad una terza Compilatio ad opera di

Giovanni di Galles, una quarta ed una quinta compilatio che contengono molte decretali questo ottiene

l’effetto di migliorare un po’ la conoscenza del diritto canonico , ma una volta arrivati a cinque

compilazioni la confusione si ripropone .

Papa Gregorio IX che era un fine giurista, nel 1230 cerca in queste cinque compilazioni una decretale , sa

che c’è però non riesce a trovarla, alla fine si stanca di cercare.

Le compilazioni sono diventate troppe, vuole intervenire a da ordine a Raimondo di Pegnacor giurista

spagnolo di sistemare la confusione , che deve fare una cosa che prima non era mai stata fatta , ha

l’autorità di un pontefice, il papa gli da il compito di selezionare , come dicono le fonti “resecatis

suprefluis “ tagliati via gli elementi superflui, cioè di fare una nuova raccolta in cui per la prima volta chi

interviene sul testo lo può fare liberamente , può modificare la decretale, che era una epistola cioè una

risposta del pontefice ad una sollecitazione che contiene un principio normativo immerso all’interno della

narrazione di un fatto.

Raimondo deve togliere il superfluo lasciando solo la disposizione normativa , egli mette insieme le

norme ancora vigenti contenute nelle compilationes facendo dei tagli indicandolo con una frase et intra, (

ed oltre).

Nasce nel 1234 la compilazione Liber Extravagantium o libro delle estravaganti, cioè

Liber Extra,

decretali estravaganti, cioè che erano fuori dal libro di Graziano, essa è la prima raccolta effettivamente

giuridica che assomiglia molto a ciò che noi oggi chiamiamo codice, non è un codice però .

Anche Gregorio IX fa una bolla di promulgazione la Rea Pacificus, re pacifico, dalle parole che aprono le

bolle, questa bolla è molto singolare è il primo passo mai fatto verso la logica moderna del diritto

codificato, perché Gragorio IX dopo la raccolta di decretali , ordina a tutti quelli che la laggeranno di

assegnarle quattro caratteristiche : Una , universale ,esclusiva ,autentica. 31


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia diritto medievale e moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del diritto medievale e moderno, Cortese. con analisi dei seguenti argomenti: Santa Santorum, Editto di Milano in cui venne legalizzato il culto cristiano, Corpus Iuris Civilis, Codex Repatitae Praelectionis, Pena del Taglione, Capitularia legibus addenda, Giovanni Battista del Luca.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Docente: Errera G.
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guido Carli - Luiss o del prof Errera G..

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