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Riassunto esame Storia del Diritto Medievale e Moderno, prof. Cassi, libro consigliato Storia del Diritto Medievale e Moderno, Cavanna

Riassunto per l'esame di Storia del Diritto Medievale e Moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del Diritto Medievale e Moderno, Cavanna. Nello specifico gli argomenti presi in esame sono i seguenti: l’Europa come fatto spirituale e fenomeno culturale, il diritto comune e la gerarchia delle fonti,... Vedi di più

Esame di Storia del diritto medievale e moderno docente Prof. A. Cassi

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ESTRATTO DOCUMENTO

monarca tende sempre più ad assumere

una posizione di tipo assoluto,

ossia a non riconoscere nessun

potere al di sopra di sé e a far le

leggi da solo o al più con la

collaborazione dei giuristi di

corte.

La conseguenza è che il diritto

comune, fatto valere dall’impero,

entra sempre più in crisi per

effetto della legislazione autonoma

che ciascun monarca fa valere

all’interno del suo regno. Al

massimo, il diritto comune è

riammesso solo quando la

legislazione nazionale si riveli

lacunosa in qualche punto.

Dunque, man mano che i singoli

regni si vengono sempre più

16

rendendosi autonomi dall’impero, il

diritto di tali regni si autonomizza

a sua volta, assumendo sempre più

spiccate caratteristiche nazionali.

Ma anche all’interno dell’impero

cominciavano a farsi vive alcune

differenze importanti fra paesi

appartenenti all’area germanica e

paesi appartenenti all’area

italiana. L’area germanica rimaneva

tradizionalmente fedele ai dettami

imperiali e al suom diritto comune,

basato sul diritto romano; l’area

italiana si mostrava invece più

irrequieta, dato che qui già nel

medioevo si era assistito alla

fioritura di tante città, comuni,

staterelli, i quali aspiravano a

darsi leggi e ordinamenti propri, e

17

dunque a sottrarsi alla sudditanza

nei confronti dell’impero, che pure

formalmente ancora estendeva su di

loro il suo dominio.

In breve, si assiste così alla

‘statalizzazione’ del diritto comune

e al dissolvimento del suo antico

fondamento imperiale. Il principe

appare ora come la suprema volontà

creatrice di diritto, e questo nuovo

diritto statuale tende spesso a

entrare in frizione e contrasto con

l’antica legislazione imperiale, con

lo ius commune tradizionale.

Infatti, lo ius comune era

troppo spesso lacunoso,

frammentario, e non consentiva di

coprire tutte le zone della vita

civile bisognose di regolazione

18

giuridica, specie in ambito

privatistico. E qui va a inserirsi

la legislazione delle nuove

monarchie e principati assoluti, che

vanno a integrare quelle lacune, a

colmarne i vuoti mediante la

produzione di nuove leggi che

rispecchiano la mutata realtà

sociale e politica dei principati di

recente fondazione.

Si ha così in alcuni casi una

fusione di diritto particolari

(nazionali) e diritto comune

imperiale, soprattutto perché nel

corso dell’età moderna si assiste a

una sorta di superstatalizzazione

del diritto comune di origine

imperiale, nel senso che esso

sopravvive nonostante le diverse

19

legislazioni esistenti nei singoli

stati, in quanto va a integrare

queste ultime. Soprattutto, non si

dimentichi che il diritto comune era

stato affermato in primo luogo

grazie alla produzione di pareri e

consigli dei maggiori giuristi del

tempo, che così finivano per

accreditarne l’autorità pressi i

maggiori tribunali, e contribuire

cosi’ a mantenerlo in vita. E si

tratta di un fenomeno che attraversa

tutta l’età moderna (soprattutto 500

e 600), e che avremo modo di

studiare adeguatamente in seguito.

Cap. IV

20

L’elemento canonico del Diritto

comune. Costruzione e svolginmento

di uno ius commune in spiritualibus

Il volto spirituale di un

diritto universale, ecc. –

Io diritto comune presentava un

doppio volto: spirituale o religioso

e civile. Si parlava infatti dello

ius commune come utrumque ius, ossia

diritto della chiesa e dello stato –

ius civile e ius canonicum. E mentre

il diritto civile era propriamente

il diritto comune dell’impero, il

diritto canonico era il diritto

della chiesa, che esprimeva

l’ordinamento istituzionale di

questa, e che era parte del diritto

21

comune non solo perché era un

diritto accolto e difeso

dall’impero, ma anche perché aveva

le medesime fonti del diritto

imperiale: ossia il diritto romano

classico. Come tale valeva ovunqe la

chiesa avesse influenza, ossia su

tutto il mondo civile europeo

dell’epoca.

Accanto allo ius civile –

fondamento dell’impero -, si aveva

così uno ius canonicum come

fondamento della chiesa. Tanto l’uno

quanto l’altro, congiunti in unità,

formavano il cosiddetto diritto

comune.

La chiesa era una e universale;

pertanto uno e universale doveva

essere il suo diritto, che si

22

sostanziava di tanti elementi

desunti dal diritto romano, e anzi

contribuì alla conservazione presso

i posteri del diritto romano stesso.

In tal modo, diritto civile e

diritto canonico si sorreggevano

l’un l’altro nell’ambito del diritto

comune. Il diritto canonico, organo

della chiesa, apprestava un

fondamento sacrale all’impero, dato

che questo si faceva difensore

dell’ideale della respublica

christiana; mentre il diritto civile

era il fondamento statale e

temporale che proteggeva la chiesa e

metteva a sua disposizione per ogni

evenienza il braccio armato e

l’autorità dello stato.

23

Il maggior testo del diritto

canonico medievale è il cosiddetto

Decretum graziani (Decreto di

Graziano) (sec. XII). Nel corso dei

secoli precedenti la chiesa aveva

prodotto un immensa quantità di

norme giuridiche (dette canoni) per

regolare la sua vita interna. Si

poneva però l’esigenza di trovare un

raccordo e un ordine sistematico tra

di esse, altrimenti il rischio era

quello della confusione e della

contraddizione. A tale lavoro di

ordinamento sistematico provvedè un

monaco giurista di nome Graziano,

setacciando una mole immensa di

materiale, e ritrovandovi un filo

conduttore unitario grazie

all’impiego di un metodo di analisi

24

logica e razionale. Non per nulla il

titolo completo del decretum era :

decretum concordantia discordantium

canonum (decreto per la concordanza

dei canoni discordanti).

Presto il Decretum divenne testo

capitale delle scienze canonistiche.

In epoche successive a esso si

aggiunsero in forma d’integrazione

soprattutto la grande raccolta delle

decretales (decretali) di papa

Gregorio IX (sec. XIII). Decretum

gratiani e decretales furono

insostituibili fonti di diritto per

la chiesa cattolica sino al XX

secolo, precisamente nel 1918,

quando entrambi furono riassorbiti

nella grande compilazione

canonistica detta Codex iuris

25

canonici (codice di diritto

canonico).

Infatti, il Decretum di Graziano

non costituì un testo definitivo. I

monaci giuristi continuarono a

svolgere il diritto canonico, sempre

prendendo per base la gran

trattazione grazianea, ma

integrandola incessantemente,

soprattutto grazie ai commentari e

alle glosse e che i giuristi

canonisti venivano apportando al

testo centrale del decreto, sia

anche grazie a leggi particolari,

dette decretales (decretali), che

erano emanate dall’autorità del

papa, e che erano da considerarsi a

loro volta integrative del decretum

graziani. 26

Rolando Bandinelli, Paleocapa,

Giovanni d’Andrea, Ruffino,

Uguccione da Pisa, ecc., furono

almeno alcuni tra i grandi canonisti

che soprattutto dal XII sec

svilupparono il decretum graziani

con una nmiride di glosse (postille

o note) nelle quali venivano ponendo

al testo una serie di domande in

esso non comprese, e che

consentivano di dilatare e svolgere

la materia originaria del Decretum.

Immense furono le innovazioni

che nella sapienza giuridica

dell’epoca furono apportate dal

diritto canonico, soprattutto a

perire da Graziano. Anzitutto,

grazie al diritto canonico furono

fissati i moduli per un nuovo tipo

27

di processo, certamente innovativo

rispetto a quiello romano dell’epoca

classica e giustinianea, e che si

caratterizzava per il suo logico

rigore e per esser fondato tutto su

atti scritti (e ciò in un epoca, il

medioevo, in cui invece il processo

si svolgeva specialmente sulla base

di fonti orali). Tutte le forme

erano prestabilite rigidamente, e si

procedeva con grande cura, per

piccoli passi, appunto con lo scopo

di accertare con la massima

scrupolosità scientifica l’innocenza

o colpevolezza dell’imputato. E ciò

rappresentava un grado di criticità

e sapienza giuridica certo assai

superiore a quella in voga nel

contemporaneo processo civile. Tutte

28

le sentenze erano emesse con

scrupolo, le prove non erano ammesse

indistintamente ma vagliate con

attenzione, ecc.

Soprattutto, in virtù del suo

alto rigore critico-scientifico e

tecnico, la nuova disciplina

processuale introdotta in ambito

canonistico era destinata a

diffondersi presto dai tribunali

ecclesiastici a quelli secolari;

sicché almeno in questo campo lo

stato appariva discepolo della

chiesa, e il modo di svolgere i

processi in ambito statale risentì

parecchio degli omologhi processi di

natura ecclesiastica. Anche a

livello accademico, una laurea in

utrumque ius, ossia in diritto

29

canonico oltre che civile, era di

grande prestigio, e faceva di un

giurista uno studioso completo e lo

dotava di un prestigio superiore

agli occhi degli stessi tribunali

laici.

Tuttavia, il rapporto di stato e

chiesa, nel passaggio dall’età

medievale a quella moderna, si

faceva assai più complesso e diverso

da quello che era stato in età

medievale. Prima il rapporto

preminente era tra impero e chiesa

come due entità globali

contrapposte; ora invece, proprio

perché era in corso un processo di

formazione e consolidamento di stati

assoluti, si assisteva a un sempre

più marcato processo di

30

territorializzazione delle chiese

medesime, le quali tendevano

inevitabilmente ad assumere esse

stesse coloriture nazionali, pur nel

comune riferimento e obbedienza a

Roma.

Soprattutto, il moderno stato

assoluto, geloso delle proprie

prerogative e per nulla disposto a

tollerare leggi che non abbia

emanato esso stesso, non si faceva

scrupolo di sottomettere a sé la

chiesa locale stessa, imponendo a

essa le regole e leggi che esso

stesso emanava e riservandosi di

ingerirsi nelle faccende

ecclesiastiche interne. Era questo

un fenomeno cui si assiste in tutta

Europa soprattutto dal Cinquecento

31

in poi e che è rimasto celebre sotto

il nome generale di

giurisdidizionalismo, ma che in

Francia è stato chiamato

gallicanesimo, in Spagna regalismo,

ecc. La chiesa dunque doveva chinare

il capo dinanzi allo stato; sebbene

in cambio ne ricevesse onori e

protezione. Questa, in breve, era

l’essenza della politica

giurisdizionalista messa in atto

dagli stati assoluti moderni.

STORIA DEL DIRITTO

MEDIEVALE E MODERNO.

CAVANNA

Cap. V

32

Formazione e apogeo del diritto

comune

L’espressione Diritto comune –

il diritto comune come diritto

giurisprudenziale

Fin qui abbiamo concepito il

diritto comune come quel sistema

giuridico di formazione imperiale e

canonica, civile ed ecclesiastico a

un tempo, che si venne formando nel

corso del medioevo sulla base della

ripresa del diritto romano, e che

aspirava a fornire una base

giuridica di validità universale per

le società del tempo. Tuttavia il

diritto comune fu anche altro. Esso

non fu solo un corpo di norme, ma

33

ebbe anche una natura di tipo

giurisprudenziale, nel senso che in

esso vennero stratificandosi anche i

pareri emessi dai giureconsulti del

tempo e le sentenze emesse dai

tribunali ecclesiastici e laici.

Molte di esse fecero epoca, vennero

accolte entro il corpo normativo del

diritto comune,e in tal modo

contribuirono ad accrescerlo, a

mantenerlo in costante evoluzione di

pari passo con lo svolgimento della

società del temo. Parliamo perciò

del diritto comune anche come un

diritto giurisprudenziale, in quanto

frutto di giurisprudenza (cioè di

attività forense in senso lato e di

scienza giuridica). Infatti, il

punto di partenza era pur sempre la

34

norma romanistica, stabilita dal

testo giustinianeo (Corpus iuris).

Ma il giudice e il giurista

inevitabilmente finivano per

interpretarla in forma personale,

conferendole così un senso nuovo e

particolare, e ciò faceva sì che

quel diritto potesse svolgersi e

svilupparsi di pari passo con

l’emergere di nuovi bisogni della

società civile.

Bisogna perciò considerare il

ruolo dei giuristi, degli avocati,

dei tecnici del diritto in generale,

nella creazione del diritto comune

nel corso dei secoli. Anzitutto, va

detto che il diritto comune era

composto da un sistema di fonti

concorrenti (es. gli iura propria

35

nazionali, il diritto canonico,

ecc,). E su questo sistema di fonti

concorrenti venne ad esercitarsi la

prassi giurisprudenziale dei tecnici

del diritto, che mentre si atteneva

alla norma la innovava sottilmente

grazie al lavorio

dell’interpretazione, e a poco a

poco veniva modificando l’impianto

complessivo del diritto comune in

generale. Sebbene quest’opera di

sviluppo e adattamento del diritto

comune nel corso dei secoli fosse

lentissima e non facilmente

visibile, essa fece sì che il

diritto comune potè sopravvivere

durante tutti i secoli dell’età

medioevale, appunto perché esso non

rimase chiuso in se stesso, in un

36

sistema rigido e immoto, bensì pote

accogliere e soddisfare i bisogni

che mano mano maturavano nella

società, allargando e introducendo

significati nuovi nelle vecchie

norme di origine romana.

L’attività giurisprudenziale dei

singoli tribunali aveva dunque un

carattere creativo e innovativo; e

le sentenze dei tribunali erano

riconosciute e universalmente

accolte a seconda dell’autorevolezza

dei tribunali e dei giudici stessi.

Quando questi erano autorevoli, le

sentenze facevano testo e si

imponevano talvolta persino a

livello europeo.

STORIA DEL DIRITTO

37


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49

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AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del Diritto Medievale e Moderno, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia del Diritto Medievale e Moderno, Cavanna. Nello specifico gli argomenti presi in esame sono i seguenti: l’Europa come fatto spirituale e fenomeno culturale, il diritto comune e la gerarchia delle fonti, la “statalizzazione” del diritto, il ruolo della Chiesa e il processo di territorializzazione, la formazione del diritto comune, il riconoscimento giuridico e la scuola di Bologna.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del diritto medievale e moderno e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Cassi Aldo Andrea.

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