STORIA DELLE RELAZIONI TRANSATLANTICHE
L’APOGEO DELL’EUROPA E L’EMERGERE DELLA POTENZA AMERICANA: 1890-1917
Alla fine dell’800 il confronto tra Europa e USA è a favore della prima per popolazione, produzione
industriale e peso politico sul piano internazionale. Tuttavia, il divario tra gli USA e ogni singola
potenza europea è già incolmabile. Gli USA si stanno affermando come una grande potenza: nel settore
agricolo e in quello della produzione d’acciaio si avvia un processo di meccanizzazione molto
accelerato; la siderurgia americana produce due volte tanto quella tedesca, quattro volte quella
inglese, otto volte quella francese; emerge l’industria automobilistica. A causa del rafforzamento della
propria capacità industriale, e per via di una serie di tensioni sociali legate ad una forte immigrazione
dai paesi dell’Europa meridionale, gli USA tentano di portare avanti una politica estera imperiale, più
aggressiva. Il documento che identifica i rapporti USA-Europa è la “dottrina Monroe” del 1823.
La svolta imperialista si sviluppa con la c.d. “splendida piccola guerra” contro la Spagna a Cuba (1898).
Cuba era una colonia spagnola. Dapprima, gli USA mantengono un atteggiamento distaccato (waiting
see) nei confronti della guerra tra la Spagna e il fronte indipendentista cubano. L’autore della svolta è il
presidente repubblicano William McKinley, eletto nel 1896. Egli adotta da subito una politica più
interventista: invia a L'Avana la corazzata USS Maine, che viene affondata. Questa è la scintilla che fa
scoppiare la guerra ispano-americana. Dura solo pochi mesi, ma non è una “splendida piccola guerra”
perché causa la morte di 300 soldati americani. Grazie alla loro superiorità navale, gli USA hanno la
meglio sulla Spagna. Contemporaneamente occupano le Filippine, che resteranno una colona
americana fino alla IIGM, Porto Rico e l’isola di Guam, importanti basi strategiche ed economiche-
commerciali. In seguito alla guerra, Cuba diventa formalmente indipendente, ma l’Emendamento Platt
del 1901 costituisce lo strumento legislativo che consente agli USA di esercitare pieno controllo sulla
politica estera dell’isola: Cuba non avrebbe potuto stipulare alleanze con paesi terzi senza l’assenso
degli USA. Con l’Emendamento Platt, Cuba accetta il diritto americano di intervenire sul piano militare
e gli USA fondano la base navale di Guantánamo.
Un’altra area di intervento ed espansione della politica americana è la Cina. Nell’800 la Cina diventa
terra di conquista delle nazioni europee perché dispone di un grandissimo impero e di moltissime
risorse, ha una popolazione numerosa, ma un governo centrale molto debole che non riesce a
controllare il proprio territorio. La Cina si apre alle potenze straniere solo nel corso dell’800. La
chiusura verso l’esterno era stato un modo per nascondere l’estrema debolezza dell’impero. Il governo
americano elabora la “diplomazia della porta aperta”, con cui si richiede espressamente che la
competizione tra le potenze europee, gli USA e il Giappone in Cina non provochi discriminazioni
commerciali. Il principio della porta aperta è considerato un esempio dell’imperialismo americano, che
di fatto è rivolto alla ricerca di nuovi mercati e all’espansione sul piano economico e commerciale.
Dopo la sua rielezione nel 1900, McKinley viene assassinato e arriva alla Casa Bianca il suo vice
Theodore Roosevelt, che rimane in carica per due mandati, fino al 1909. Repubblicano e acceso
nazionalista, enfatizzava la potenza americana e vedeva nel melting razziale una forma di superiorità
degli USA rispetto alle nazioni europee. Si fa promotore dell’eccezionalissimo americano: gli USA erano
i portatori di una missione civilizzatrice, soprattutto in America latina e centrale. Theodore Roosevelt
è l’autore della costruzione del canale di Panama. Il governo americano tenta di stipulare un accordo
con la Colombia in base al quale, in cambio del pagamento di 10 milioni di dollari e di un affitto
annuale di 250 mila dollari per novant’anni, gli USA avrebbero controllato la fascia intorno all’istmo,
ma il senato colombiano boccia la proposta perché la ritiene dannosa per la Colombia e troppo
favorevole agli interessi americani. Allora Roosevelt decide di appoggiare gli indipendentisti
panamensi che rivendicavano l’autonomia dalla Colombia, aiutandoli a conquistare l’indipendenza nel
1903. Nasce il nuovo stato di Panama, che accetta le condizioni presentate precedentemente alla
Colombia. Con il canale di Panama, inaugurato nel 1914, gli USA consolidavano l’egemonia
sull’America centrale e meridionale. 1
Nel 1904 Roosevelt elabora una dottrina che prende il nome di “corollario di Roosevelt alla dottrina
Monroe”, il quale sanciva il diritto degli USA a rendersi garanti dell’ordine in America latina e centrale,
svolgendo di fatto il ruolo di polizia internazionale e rivendicando la proprio supremazia in quest’area.
L’ultimo esempio della politica estera americana verso i paesi dell’America latina è la “diplomazia del
dollaro”, che diventa uno strumento di controllo ed imperialismo. Elaborata nei confronti della
Repubblica Dominicana, verrà poi estesa ad altri paesi dell’America centrale come Nicaragua,
Guatemala, Costa Rica e Honduras. Gli USA aiutavano i paesi che si trovavano in difficoltà economica,
ma in cambio chiedevano che essi mettessero le proprie finanze in mano al governo americano e che
agganciassero la loro valuta ufficiale al dollaro. La diplomazia del dollaro verrà portata avanti anche
dal successore di Roosevelt, William Howard Taft.
Dopo il 1890, l’Europa vive una fase in cui sono cambiati gli equilibri creati da Bismarck. Con la sua
uscita di scena, assistiamo ad un progressivo sgretolamento del sistema di alleanze e alla creazione di
due blocchi di coalizioni contrapposte: la Triplice alleanza tra Germania, Impero austro-ungarico e
Italia; la Triplice intesa tra Francia, GB e Russia. Gli USA iniziano a vedere criticamente la politica
estera di Guglielmo II, autore della Weltpolitik, una politica di grande rafforzamento sul piano militare
della Germania, tesa alla creazione di un impero tedesco. Gli USA giudicano la Germania arrogante,
nonostante i molti rapporti che hanno allacciato per via degli immigrati tedeschi.
Allo scoppio della IGM la stampa americana si schiera dalla parte di inglesi e francesi contro la
Germania, ma gli USA si dichiarano inizialmente neutrali: non vogliono essere coinvolti in un conflitto
che vedono come causato dalla diplomazia europea, la diplomazia degli accordi segreti. La
dichiarazione di neutralità è legata ad una forte corrente isolazionista dell’opinione pubblica e alla
volontà di dimostrare la diversità americana e l’eccezionalit{ etica della politica degli USA, nonché
approfittare delle opportunità economiche offerte dal conflitto.
La guerra sottomarina della Germania, che porta all’affondamento, nel 1915, del Lusitania, su cui erano
presenti cittadini americani, scatena un’ondata di proteste all’interno degli USA. Parallelamente alla
guerra sottomarina tedesca aumentano esponenzialmente le esportazioni americane, in particolar
modo verso la GB e la Francia: nel 1917 l’11% del PIL americano è costituito dalle esportazioni verso
questi paesi. Il supporto che gli USA danno alla GB e alla Francia ben presto diventa fondamentale
perché queste nazioni riescano a sconfiggere il nemico tedesco. Si assiste anche all’intervento
finanziario da parte di una serie di banche americane, come la JP Morgan, che finanzia lo sforzo bellico
dell’Intesa finendo per collegare in maniera interdipendente l’andamento del conflitto all’economia
americana, la vittoria della GB all’economia e alla finanza americana.
Progressivamente matura in Wilson la visione del sistema internazionale del dopoguerra. Elabora i
famosi “quattordici punti”, che di fatto avevano l’obiettivo di rivoluzionare radicalmente il sistema
internazionale: Wilson partiva dal presupposto che il vecchio modo di fare politica estera non
funzionava più, anzi il conflitto era scoppiato a causa delle politiche imperialiste delle potenze
europee. L’idea di Wilson è quella di presentare un progetto rivoluzionario basato sul modello di una
comunità collettiva che avrebbe dovuto gestire e regolamentare i rapporti tra le varie potenze.
GLI STATI UNITI E IL RIASSETTO EUROPEO: 1917-1920
L’entrata in guerra degli USA nel 1917 avviene a seguito della decisione tedesca di iniziare una guerra
sottomarina indiscriminata contro tutte navi dell’Atlantico. La Germania sperava di riuscire a vincere il
conflitto prima dell’ingresso in guerra degli USA. Inoltre, per gli USA diventa importante che GB e
Francia vincano la guerra per poter riprendere gli ingenti crediti erogati durante il conflitto. C’è anche
l’opposizione all’idea che una sola potenza come la Germania possa dominare l’Europa. Oltre a ciò, si
verifica un episodio che provoca un’ondata di proteste da parte americana: la GB intercetta un
telegramma inviato dal ministro degli Esteri tedesco all’ambasciatore in Messico, in cui chiede allo
stato messicano di entrare in guerra contro gli USA promettendogli aiuti economici e la cessione di una
serie di stati americani: Arizona, New Mexico. 2
Alla fine del 1917 gli USA entrano in guerra non come alleati dell’Intesa, ma come associati, perché
vogliono distinguere la propria posizione nei confronti della diplomazia che loro criticano, e,
soprattutto, perché non vogliono sentirsi vincolati da alleanze di lungo periodo. Sul fronte interno
l’ingresso in guerra degli USA provoca una mobilitazione senza precedenti della societ{ e
dell’economia americana. Vengono create delle nuove agenzie federali, come il War Industries Board
per coordinare la produzione industriale a scopo bellico. Aumenta il bilancio della spesa militare: per
farvi fronte vengono aumentate le imposte e vengono emessi i liberty bonds, titoli di stato per la
libertà.
Questo grande sforzo propagandistico a sostegno della guerra ha dei risvolti negativi nei confronti
della comunit{ tedesca, che costituiva il 27% della popolazione totale. L’azione di censura da parte del
governo è identificata da due leggi: l’Espionage Act (1917), che infliggeva pene molto severe a
chiunque ostacolasse il reclutamento dell’esercito o avesse incitato la diserzione, e il Sedition Act
(1918), che vietava la libert{ di espressione rivolgendosi a coloro che criticavano l’azione del governo.
L’apice è raggiunto con la condanna a 10 anni di carcere di un politico socialista, Eugene Debs,
colpevole di aver svolto una campagna pacifista. L’azione di censura viene svolta nei confronti di tutto
ciò che è tedesco: viene sospeso l’insegnamento tedesco nelle scuole, viene eleminata la musica dei
compositori tedeschi, vengono cambiate le parole che hanno delle radici tedesche (in questo periodo il
termine hamburger viene sostituito da liberty stake).
La coscrizione militare porta alla creazione, nel giugno del 1917, di un corpo di spedizione americano
composto da 2 milioni di uomini tra coscritti e volontari. Sebbene ci vogliono alcuni mesi per inserire
l’esercito americano nel conflitto, l’apporto americano è fondamentale per arrivare alla fine della
guerra, soprattutto nella battaglia delle Argonne per riprendere il controllo del territorio francese. Non
è irrealistico pensare che senza l’ingresso degli USA la guerra avrebbe potuto terminare col
compromesso con la Germania. Nei mesi finali della guerra Wilson partecipa con i giapponesi ad uno
scontro militare nel nord della Russia, che stava vivendo la guerra civile tra bolscevichi e russi bianchi.
I QUATTORDICI PUNTI DI WILSON
La componente ideologica della partecipazione degli USA alla IGM è rappresentata dai “quattordici
punti” di Wilson. Essi sono il frutto di una lenta evoluzione e dei lavori del Peace Inquiry Bureau, la
commissione che avrebbe aiutato il presidente nella sistemazione dell’Europa nel dopoguerra. Wilson
presenta i suoi quattordici punti in un discorso pronunciato davanti al Senato l’8 gennaio 1918, prima
della fine della guerra.
La visione elaborata da Wilson è rivoluzionaria per le potenze europee: è l’esempio più importante del
c.d. internazionalismo wilsoniano. I quattordici punti sono suddivisi in due parti. I primi cinque sono a
carattere generale:
1. fine della diplomazia segreta, responsabile dello scoppio della guerra → trattati di pace
stabiliti pubblicamente, in cui non vi siano intese segrete fra gli stati (per gli USA è anche un
modo per non legarsi a o non riconoscere gli accordi presi durante la guerra, in particolare il
Patto di Londra del 1815 che stabiliva le condizioni dell’ingresso dell’Italia in guerra e che
Wilson non riconoscerà mai);
2. assoluta libertà di navigazione nei mari, in pace e in guerra;
3. soppressione di tutte le barriere commerciali e apertura del commercio internazionale;
4. disarmo generale da estendere a tutta l’Europa;
5. principio di autodeterminazione dei popoli → Wilson propone un principio rivoluzionario alle
nazioni europee che basano la propria forza sul possedimento di grandi imperi (GB e Francia).
I punti dal 6 al 13 sono più specifici e riguardano la sistemazione territoriale dell’Europa: il recupero
della sovranità da parte del Belgio, la nascita dello stato polacco, la cessione dell’Alsazia e della Lorena
da parte della Germania alla Francia, che aveva perso in seguito alla guerra franco-prussiana del 1870.
Per quanto riguarda l’Italia (punto 9), Wilson non prende una posizione netta. Tuttavia, l’Italia non si
vede riconosciute le pretese sulla Dalmazia e su Fiume, tanto che i delegati italiani, Sonnino e Vittorio
Emanuele Orlando, abbandonano la conferenza di pace in segno di protesta. 3
Il punto 14 è il più importante e per la sua attuazione Wilson dovrà cedere a dei compromessi. Esso
riguarda la creazione di un organismo internazionale nuovo, la Società delle nazioni, una gabbia
giuridica tra i paesi membri che avrebbe avuto lo scopo di dirimere le controversie per impedire
future situazioni di conflitto.
Quando Wilson presenta questi punti viene fortemente contestato dal partito repubblicano e da Henry
Cabot Lodge.
IL FALLIMENTO DEL PROGETTO DI WILSON
La guerra finisce con la capitolazione tedesca e la destituzione del kaiser nel novembre 1918. Nello
stesso anno, negli USA, si tengono le elezioni di metà mandato e Wilson perde il controllo del Senato,
che va in mano ai repubblicani, e Lodge diventa presidente della commissione Esteri. Il Senato
americano ha il compito di ratificare i trattati di pace. Questa circostanza mette un’ipoteca
sull’approvazione dei 14 punti wilsoniani.
Nel gennaio 1919 iniziano i lavori della conferenza di pace, che si tengono a Versailles. Il presidente
americano Wilson svolge un ruolo centrale nei lavori della conferenza di pace. Il compito della
conferenza era quello elaborare dei trattati per tutte le potenze sconfitte.
Wilson impiega tutto se stesso nella promozione dei suoi 14 punti alla conferenza di pace. È l’unico
presidente nella storia degli USA a passare tutto il tempo dei negoziati di pace a Parigi e verrà molto
criticato per la sua assenza dalla scena politica americana. L’obiettivo di Wilson è la creazione della
Società delle nazioni e per realizzarlo è costretto a pagare notevoli compromessi, che misurano i limiti
del progetto. I lavori della conferenza si svolgono tra USA, Francia (Clemenceau), GB (Lloyd George) e
Italia, paesi che prendono le proprie decisioni in assoluto segreto: la fine della diplomazia segreta
appare un eufemismo. Il paese sconfitto più importante è la Germania, che non è ammessa a negoziare
le proprie condizioni di pace: il trattato di Versailles ha il sapore di un diktat, e sarà alla base del
revisionismo tedesco. Il principio di nazionalità è contraddetto dalla creazione di stati che non
rispettano questo principio: la Cecoslovacchia, che raggruppa boemi, sloveni, tedeschi e ungheresi, e la
Jugoslavia, che riunisce serbi, croati e sloveni.
La Francia temeva la rinascita tedesca e chiede la separazione della Renania dalla Germania; Wilson
ricerca un compromesso e decide di mantenere l’integrità territoriale della Germania, pur stabilendo
la smilitarizzazione della Renania e concedendo alla Francia lo sfruttamento della miniere della Saar
per 15 anni, sottoposte all’amministrazione della Società delle nazioni. Per sedare le paure e i timori
francesi, Wilson promette una garanzia anglo-americana in caso di aggressione tedesca contro la
Francia. La smilitarizzazione della Renania doveva rappresentare l’inizio di un disarmo generale delle
nazioni europee che non avverrà mai.
Poiché lo stato polacco deve avere uno sbocco sul Mar baltico, viene creato il corridoio di Danzica, città
libera sotto la tutela della Società delle nazioni; il corridoio di Danzica separa la Prussia orientale dallo
stato tedesco. Wilson rimane rigido sul rifiuto di accogliere le richieste italiane.
L’esempio più evidente dei limiti del progetto wilsoniano è il progetto dei mandati, rivolto a tutti i
possedimenti coloniali delle potenze sconfitte, e in contrasto con il principio di autodeterminazione;
secondo una formula simbolica, le potenze mandatarie dovevano rendere conto alla Società delle
nazioni, ma in realtà si trattò un sistema coloniale. Alla GB e alla Francia interessa spartirsi i
possedimenti tedeschi: la GB ottiene il mandato sulla Palestina e sull’Iraq, la Francia sulla Siria e sul
Libano. Il Giappone ottiene il mandato sulle isole Caroline, Marshall e Marianne.
Quando Wilson torna negli USA, il trattato di Versailles e, con esso, lo statuto della Società delle nazioni
(il c.d. Covenant) vengono respinti il 1&
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