Introduzione della materia
Il corso di storia delle relazioni internazionali esamina gli eventi e problematiche dei rapporti internazionali tra il 1919 e gli anni '80. Raggiunge la sua maturità di materia universitaria nel XX secolo. Tale disciplina si afferma quando nasce l’insegnamento di Storia dei Trattati e Politica Internazionale, sviluppato dall’italiano Mario Toscano che si basava sull’analisi della documentazione diplomatica. La storia delle relazioni internazionali è anche chiamata Storia Diplomatica perché si basa principalmente sull’analisi della documentazione diplomatica d’archivio. È considerata fonte primaria nella ricostruzione e interpretazione degli avvenimenti di politica internazionale e in politica estera degli stati.
La materia ha avuto un forte sviluppo dopo la Seconda Guerra Mondiale: una disciplina storica che vede l’interazione di fattori storico-diplomatici con altri fenomeni, di natura economica, finanziaria, commerciale, sociale, culturale, ecc.
Il documento diplomatico
Il documento diplomatico ha un ruolo fondamentale nella storia delle relazioni internazionali, anche se va interpretato e valutato attentamente, soprattutto esaminando la personalità di chi lo produce, integrato con altre fonti documentarie (es: di organizzazioni internazionali, di imprese, di banche, etc.). Ancora oggi il documento diplomatico conserva una sua rilevanza, perché spesso è il risultato di un’analisi non solo politico-diplomatica, ma anche economica, sociale, culturale, etc.
Centro e periferia
Centro riferisce al ministero degli esteri, mentre periferia riguarda le rappresentanze diplomatiche. Un evento internazionale rappresenta sempre più l’insieme, la sovrapposizione, di molteplici fattori: decisioni politiche, gestione risorse economiche, rapporti economici e commerciali, dinamiche finanziarie e monetarie, problemi demografici e peso delle opinioni pubbliche.
È bene sottolineare come la sfera d’azione della diplomazia, e di conseguenza anche l’analisi delle fonti da parte dello storico delle relazioni internazionali, sia caratterizzata da molti fattori. Infatti, accanto ai diplomatici di carriera, si sono affiancati negli ultimi decenni esperti e tecnici di varia competenza: politica, economico-finanziaria, militare, culturale, in grado di affrontare gli aspetti specifici degli accordi internazionali.
Disponibilità della documentazione
La disponibilità della documentazione d’archivio è un fattore determinante nella ricerca. La storia delle relazioni internazionali potrà essere tanto più valida e completa quanto più si potrà ricorrere alla consultazione dei documenti relativi ai fatti accaduti. In quest’ottica assumono molta importanza gli archivi delle organizzazioni internazionali, delle imprese, delle banche e dei sindacati.
La diplomazia mantiene intatta la sua capacità di comprendere i mutamenti internazionali. Il diplomatico è un canale di collegamento e di informazione tuttora insostituibile.
Punto di partenza per lo studio della storia delle relazioni internazionali
È generalmente collocato nella Pace di Westfalia 1648 al termine della Guerra dei Trent’anni perché negli accordi tra gli Stati europei – con la fine delle guerre di religione e la fine della supremazia dell’Imperatore tedesco – vennero poste le basi del sistema politico moderno assieme alla nascita dello “jus naturale”, il diritto delle genti come criterio per regolare i rapporti tra gli Stati.
Altre scuole di pensiero fanno partire la disciplina con date a noi più vicine:
- Dal 1815 con la nascita del nuovo sistema di equilibrio basato sul “concerto delle potenze” nato dopo le guerre napoleoniche.
- Dal 1870 dopo la guerra franco-prussiana e dall’avvio del sistema bismarckiano nei rapporti tra le potenze europee (alleanze patto 3 imperatori, triplice alleanza, patto contro assicurazione con Russia).
- Dal 1919 dopo la Prima Guerra Mondiale con la nascita del nuovo sistema europeo e internazionale.
Tipi di diplomazie
Diplomazia liberal-democratica
Tra il 19 e 20 secolo, con il trionfo delle nazionalità e il rafforzamento dello stato nazione, si sviluppa l’opinione pubblica che cambia i modi di gestire i rapporti internazionali. La gestione della politica estera diventa funzionale agli interessi nazionali dello Stato di appartenenza. Vengono a svolgersi diversi incontri tra capi di Stato e capi di governo per stringere alleanze e risolvere contrasti internazionali. Crescono le competenze e la professionalità dei diplomatici ed esperti in materia e aumentano le convocazioni di conferenze internazionali.
Diplomazia segreta
Conclusione di accordi che non sono stati discussi dai parlamenti nazionali. La diplomazia segreta viene generalmente attuata tramite le cancellerie e tramite incontri tra diversi attori internazionali. La democratizzazione delle diplomazie fa nascere l’esigenza di maggiore partecipazione da parte delle popolazioni.
Open diplomacy
Nasce dopo la Prima Guerra Mondiale sia con l’impulso dato dal presidente americano Wilson che unisce diplomazia e democrazia (programma dei 14 punti del 1918 per mettere fine alla Prima Guerra Mondiale), sia con la nascita della Russia bolscevica che contesta con Lenin le procedure seguite dalle cancellerie europee a danno dei reali interessi dei popoli, soprattutto all’ombra della diplomazia segreta. La diplomazia sviluppata a seguito della Prima Guerra Mondiale, specialmente nell’ambito dei trattati di pace, non troverà risultati soddisfacenti.
Dopo il Trattato di Versailles, le difficoltà del nuovo assetto politico dell’Europa basato sulla sicurezza collettiva si affiancheranno all’incapacità di trovare un sistema economico-finanziario internazionale in grado di superare le crisi su questo settore.
Diplomazia dei vertici
Fase diplomatica che viene a svilupparsi nel corso della Seconda Guerra Mondiale, scontro che vedrà la sconfitta dei sistemi totalitari tedesco, italiano e giapponese ad opere delle tre grandi potenze alleate: USA, Unione Sovietica e Gran Bretagna. La diplomazia dei vertici sarà un incontro periodico tra i leader dei Paesi alleati durante la Seconda Guerra Mondiale (USA-Roosevelt, URSS-Stalin, GB-Churchill) e continuerà a segnare i rapporti internazionali anche nei successivi decenni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in un clima di notevole tensione tra le due super potenze mondiali nel periodo della Guerra Fredda.
Diplomazia delle organizzazioni internazionali
Nasce dopo la Seconda Guerra Mondiale con la formazione dell’ONU nel 1945 e con la realizzazione di grandi organizzazioni di natura economica e finanziaria. Il negoziato internazionale e le conferenze internazionali sono il motore delle relazioni internazionali con la volontà di cercare convergenze e compromessi per il raggiungimento di sempre più ampi e comuni obiettivi di diversa natura come politica, economica, commerciale, finanziaria, sociale, culturale, ambientale, scientifica, etc.
Dopo la Prima Guerra Mondiale: open diplomacy. Durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale: diplomazia dei vertici + diplomazia delle organizzazioni internazionali.
Trattati di pace del 1919-1920 ed il sistema di Versailles
Si svolgono a seguito della Prima Guerra Mondiale in un clima caratterizzato da numerosi sconvolgimenti nel sistema delle relazioni internazionali e grandi mutamenti territoriali nell’Europa orientale derivanti dallo scioglimento di quattro grandi imperi (tedesco, austro-ungarico, russo, turco). Subentrano nuovi attori nella ricerca di sicurezza e stabilità internazionali.
La politica dell’equilibrio si fondò sulla sconfitta e la punizione dei vinti e sulla ricerca della sicurezza collettiva al fine di evitare nuovi conflitti. Lo strumento principale di questa politica era la Società delle Nazioni, prevista nei 14 punti di Wilson, che avrebbe dovuto portare alla soluzione pacifica di eventuali controversie tra gli Stati. Tale organizzazione internazionale si rivelò un fallimento in quanto non riuscì a:
- Neutralizzare la politica di potenza degli Stati vincitori (non disponeva di potere politico e militare).
- Varare un nuovo ordine economico internazionale a seguito della crisi finanziaria lasciata dal conflitto.
- Evitare lo scoppio di nuovi conflitti.
- Inoltre, a causa delle vicende politiche interne, gli USA non ratificarono il Trattato di Versailles e non aderirono alla Società delle Nazioni, nonostante fosse stato proprio il presidente Wilson il suo promotore.
La Conferenza di Pace, apertasi il 18 gennaio 1919 a Versailles, ebbe come organi decisori prima il Consiglio dei Dieci, capi di Stato e di governo di USA, Francia, Gran Bretagna, Italia e Giappone, e poi da marzo il Consiglio dei Quattro formato dal presidente americano Wilson, il Ministro britannico George, il francese Clemenceau e l’italiano Orlando. La Conferenza della Pace tra il 1919 e il 1920 vide la conclusione di numerosi trattati di pace redatti dalle potenze vincitrici:
- Trattato di Versailles con la Germania.
- Trattato di Saint Germain-en-Laye con l’Austria.
- Trattato di pace di Sèvres con la Turchia.
- Trattato di pace con Bulgaria e l’Ungheria.
- Ad essi si aggiunsero nel 1920 il trattato delle frontiere e la convenzione antiasburgica, contro il possibile ritorno degli Asburgici in Ungheria.
I Trattati di Pace vennero impostati sul Sistema di Versailles che avrebbe dovuto garantire nuovi equilibri sia politici che militari e al tempo stesso regolare le relazioni internazionali. Il primo difetto, però, consisteva nel fatto che le decisioni vennero adottate solo dagli Stati vincitori che attuarono una pace punitiva e non democratica. Gli Stati vinti erano invece esclusi dalle decisioni a differenza di quanto era accaduto nel Congresso di Vienna del 1814-1815.
Duro diktat imposto alla Germania dal Trattato di Versailles
- La Germania fu considerata responsabile morale dello scoppio della Prima Guerra Mondiale nell’articolo 23 del Trattato di Versailles.
- Fu costretta a pagare le riparazioni economiche per i danni della guerra stabilite in 132 milioni di marchi-oro. Un’enorme somma di denaro che mise in crisi la Germania, diventata la Repubblica di Weimar e provata da una profonda crisi politica ed economica.
- Dopo aver ceduto l’Alsazia e la Lorena alla Francia, la Germania dovette cedere la regione del Saar (carbone) per 15 anni all’amministrazione della Società delle Nazioni e fu costretta a smilitarizzare la riva sinistra del Reno.
- Perse diversi territori ad oriente a favore della Polonia e venne divisa territorialmente in due parti dal corridoio polacco che arrivava fino al Baltico presso la città di Danzica, proclamata città libera.
- Ridimensionamento del proprio esercito, riduzione degli armamenti pesanti e rinuncia della flotta.
Dalla disgregazione dei grandi imperi nascono nuovi conflitti
- Stati baltici – Russia
- Polonia – Russia
- Grecia – Turchia
- Romania – Ungheria: Romania invade Ungheria ma riesce ad ottenere solo la Transilvania.
Russia
Dal sistema di Versailles non venne riconosciuta la nuova Russia bolscevica (nata dalla Rivoluzione d’Ottobre 1917). Venne sancito un “cordone sanitario” politico ed economico nel tentativo di isolare la Russia, che in questo periodo cercava di introdurre nuovi elementi rivoluzionari anche all’interno delle potenze occidentali. Successivamente iniziarono delle trattative con il governo di Lenin al fine di trovare una cooperazione economica e commerciale. Rimanevano numerosi i problemi nei confini dell’ex impero russo dove vennero a generarsi diversi conflitti da parte di quegli Stati che volevano rendersi indipendenti dopo la caduta dell’impero zarista. Particolarmente cruenta fu la guerra nel 1919-1920 tra la Russia e la Polonia che portò alla pace di Riga nel 1921, con la quale la Polonia acquisì territori della Bielorussia e dell’Ucraina.
Questione impero turco
Con il trattato di Sèvres del 1920 l'impero turco venne fortemente ridimensionato ed estromesso dall'Europa. Si ritrovò ad occupare la sola penisola anatolica privato di tutti i territori arabi e della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. La Grecia riuscì ad espandersi annettendo Adrianopoli e la Tracia, mentre le potenze dell'intesa, in primo luogo Francia e Gran Bretagna, si spartirono diverse zone ricche di materie prime e risorse energetiche appartenenti all'ormai ex Impero Turco. In Anatolia prese forza il movimento nazionalista guidato da Kemal detto Ataturk, che ribellandosi al governo di Istanbul, fece della Turchia uno stato moderno e laico con capitale Ankara, dopo aver battuto la Grecia e firmata la pace di Losanna nel 1923. Infatti in un clima in cui la Turchia era controllata e sfruttata dalle potenze dell’Intesa, la Grecia (stato vincitore) con l’intenzione di espandersi nell’Anatolia attaccò la Turchia. Lo scontro terminò con la Pace di Losanna nel 1923 che sancì:
- Dura sconfitta della Grecia e fine delle pretese delle potenze vincitrici sui territori e risorse turche.
- La Turchia recupera la sovranità su diversi territori persi dalla Pace di Sèvres, come sull'Armenia, che era stata dichiarata indipendente, e sul Curdistan che si era reso autonomo.
Con il Trattato di Sèvres, inoltre, prenderà concretezza l'idea britannica di creare uno Stato ebraico all'interno della Palestina, territorio controllato appunto dagli inglesi dopo la pace con l'impero turco. La Società delle Nazioni istituì i mandati con lo scopo di guidare i popoli dei nuovi Stati emergenti ad una loro autonomia ed indipendenza. I mandati furono di tre tipi (A, B, C) in base al livello d’arretratezza in cui versavano le popolazioni che avrebbero dovuto ottenere un loro autogoverno. Quelli di tipo A servivano per portare all’autonomia i paesi arabi liberati dal dominio turco, mentre quelli di tipo B e C si riferivano alle ex colonie africane tedesche e ai possedimenti nel Pacifico.
Nuovi stati nell’area danubiano-balcanica
La Francia divenne la potenza in difesa del nuovo assetto dell’Europa dell’est (area danubiano-balcanica). La Cecoslovacchia, creata da un'intesa tra i rappresentanti nazionali cechi e slovacchi, presenta buoni livelli di democrazia e comprende nella Boemia la regione tedesca dei Sudeti (sarà poi rivendicata da Hitler). Il Regno Jugoslavo riuniva i serbi, i croati e gli sloveni. Era una nuova realtà nei Balcani che dava notevoli criticità dovute a diversi fattori interni ed esterni:
- Accentata multietnicità che possedeva.
- Aspirazione di indipendenze degli stati che inglobava.
- Contrasti con l'Italia per il possesso della città di Fiume e della costa della Dalmazia.
L’Italia dai Trattati di pace della Prima Guerra Mondiale uscì rafforzata in quanto potenza vincitrice. Ottenne come stabilito con il Patto segreto di Londra 1915 il Trentino e Venezia Giulia, ma non la città di Fiume (forte presenza di popolazione italiana) che rivendicava secondo il principio della nazionalità introdotto precedentemente da Wilson. Dopo la spedizione nazionalista di D’Annunzio venne stabilito nel trattato di Rapallo 1920 come Fiume dovesse diventare una città libera e la spartizione tra Italia e Jugoslavia della costa dalmata.
La Romania, a seguito della Prima Guerra Mondiale, aumenta notevolmente le proprie dimensioni annettendo diversi territori. (conflitto romeno-ungherese) Invade l’Ungheria con lo scopo di conquistare nuove aree, ma dopo essere giunta fino a Budapest è costretta ad indietreggiare mantenendo tuttavia il possesso della Transilvania. La Romania sarà caratterizzata da una situazione difficile a causa della multietnicità e del revisionismo della Ungheria e della Bulgaria (stati sconfitti e ridimensionati).
Ungheria e Bulgaria essendo state sconfitte subirono forti ridimensionamenti territoriali. I tre nuovi stati creati con la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico – Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania – si uniranno nella Piccola Intesa con l’intenzione di difendersi dall’irredentismo ungherese. La Piccola Intesa era sostenuta dalla Francia che in questo modo rafforzava il suo ruolo nel mantenere intatti la nuova realtà dell’Europa dell’est. L’Albania, dopo essere stata occupata nella guerra dei Balcani, venne ristabilita la sua territorialità.
Al di fuori dell’Europa
Problemi irrisolti dai negoziati dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Rapporti tra Cina e Giappone, intento ad espandere la propria area di influenza economica. Tale contrasto riguardava in particolare l’attribuzione degli ex possedimenti tedeschi, la Manciuria, gestione di vie di comunicazione e influenza sulla Mongolia.
Problema irrisolto sulla ricostruzione economica internazionale dopo la Prima Guerra Mondiale
A seguito della Prima Guerra Mondiale non si riuscì a risolvere le problematiche inerenti alla ricostruzione economica internazionale. La politica economico-finanziaria si rivelò incapace di arrivare a delle riforme basate sulla cooperazione in grado di risollevare le economie e le società dei vari stati, soprattutto di quelli sconfitti. I limiti di questa cooperazione economica erano rappresentati da:
- Concorrenza tra le potenze vincitrici (Gran Bretagna e USA) nello sfruttare le risorse delle zone arabe.
- Dure riparazioni inflitte alla Germania.
- Conflitti nazionali soprattutto nell’Europa orientale (conflitto romeno-ungherese).
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