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Storia delle relazioni internazionali

Introduzione

Al Congresso di Vienna del 1815 le nazioni europee sono alla ricerca di una stabilità e di un ordine incarnati dal Concerto europeo. Con la guerra di Crimea del 1853-1856 il Concerto europeo entra in crisi per l’emergere di fenomeni rivoluzionari come il principio di nazionalità e il liberalismo. Gli europei si ritengono depositari del diritto di guidare il mondo intero: hanno l’illusione di possedere una superiorità culturale e biologica e guardano con sempre maggior interesse alla loro possibilità di espansione, soprattutto in Asia e in Africa.

Alla fine dell’Ottocento emergono dei segnali che avrebbero portato alla fine dell’eurocentrismo: la realtà americana, che cresce ad un grandissimo sviluppo economico, commerciale e finanziario, arrivando ad avere una condizione di parità con l’Europa; la potenza giapponese, inquilino scomodo con cui gli europei fanno i conti a causa della sua forte penetrazione in Asia e che avrà la sua massima ascesa nel periodo tra le due guerre mondiali. Anche l’Impero russo inizia ad apparire in crisi profonda: nella guerra russo-giapponese del 1905 si dimostra l’arretratezza miliare dell’Impero russo. Il sistema internazionale lentamente non sarà più eurocentrico.

Già negli anni ’20 gli Stati Uniti rimangono esterni agli equilibri europei, pur essendo legati economicamente all’Europa. Con la fine della seconda guerra mondiale le potenze europee hanno perduto il loro ruolo e il sistema diventa bipolare, cristallizzandosi intorno agli Stati Uniti e all’Unione Sovietica. Questi due blocchi si scontrano dal ’45 all’89.

Con la guerra fredda gli equilibri del sistema internazionale cambiano: se fino al 1956 la guerra fredda è incentrata in Europa, con la crisi del canale di Suez il teatro della guerra diventa globale, riempiendo i vuoti di potere lasciati dalla decolonizzazione in Asia e Africa. Il Novecento, che inizia con una pluralità di attori europei, passa ad una fase bipolare durante la guerra fredda e si avvia ad una fase unipolare a partire dagli anni ’70. Oggi stanno emergendo delle potenze regionali che sono in competizione con gli Stati Uniti: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (paesi BRICS).

La disciplina di origine della storia delle relazioni internazionali è stata la storia diplomatica, ribattezzata come storia dei trattati e delle relazioni internazionali. Con storia diplomatica si indica una disciplina che intende ricostruire una particolare fase dei rapporti tra gli stati attraverso lo studio dei documenti diplomatici: i trattati, i memorandum, gli accordi tra le potenze, quei documenti che regolano i rapporti tra gli stati e fotografano un particolare momento di un processo dinamico, che riflettono determinate situazioni in perenne movimento.

A partire dagli anni ’50 si è aperto un dibattito: Duroselle ha constatato che il semplice studio dei documenti non è più sufficiente, a seguito della crescente complessità delle relazioni rispetto all’Ottocento e all’aumento del numero degli attori. È necessario prendere in considerazione le forze profonde del sistema internazionale, le forze economiche, l’opinione pubblica, i mass media.

L'Ottocento

Il Congresso di Vienna

Il Congresso di Vienna si tiene dal novembre 1814, quando Napoleone si trovava in esilio all’Isola d’Elba, fino al giugno 1815. L’obiettivo delle potenze europee all’indomani della sconfitta di Napoleone è la ricerca di un ordine e di una stabilità tesi a contenere la Francia. Sembrano trovare quest’ordine e questa stabilità con la costruzione del Concerto europeo, un metodo di regolamentazione dei contrasti, dei conflitti, delle dinamiche continentali, che ha al centro le grandi potenze europee, ovvero la Gran Bretagna, la Russia zarista, l’Austria e la Prussia. Anche la Francia sconfitta viene ammessa a partecipare al Congresso.

Viene ridisegnata la cartina dell’Europa. L’elemento innovativo è il principio per cui le controversie vanno risolte nel quadro di un ordine legittimato e condiviso. Le personalità più famose del Congresso sono Von Metternich, ministro degli Esteri dell’Impero austriaco, che con la sua posizione molto conservatrice rappresenta l’Ancien Regime; per la Gran Bretagna, Lord Castlereagh prima e il duca di Wellington poi; per la Russia, lo zar Alessandro I; per la Francia, Taillerand, il principale artefice della restaurazione borbonica sul trono francese con Luigi XVIII.

Fra i principali risultati e le principali decisioni che vengono prese al Congresso, la Francia mantiene la propria integrità territoriale, ma verrà circondata da una serie di stati cuscinetto (Paesi Bassi, Regno di Sardegna, Svizzera) che costituiranno una barriera alla sua futura espansione; viene deciso di non creare uno stato polacco, mentre la Russia ottiene gran parte del possesso della Polonia e anche la Finlandia; il Belgio viene unito all’Olanda; la Norvegia passa dalla Danimarca alla Svezia; al posto del Sacro Romano Impero viene istituita una Confederazione germanica composta da 39 principati, i cui stati più importati sono la Prussia degli Hannover e la Baviera sud, e il cui presidente è l’imperatore d’Austria; la Prussia ottiene parte della Sassonia e della Renania.

Per quanto riguarda l’Italia, il Regno di Sardegna vede il ritorno dei Savoia e possiede, oltre al Piemonte, la Val D’Aosta e la Liguria; il Regno delle Due Sicilie rimane sotto i Borbone; il Granducato di Toscana viene restituito agli Asburgo-Lorena; il papa torna nello Stato Pontificio; rimangono i Ducati di Parma e di Modena; inoltre viene creato il Regno lombardo-veneto sotto la corona austriaca. La Gran Bretagna non ottiene ingrandimenti territoriali in Europa, ma alcune colonie francesi in Asia (Ceylon).

L’assetto di Vienna non tiene conto delle nazionalità: Metternich riteneva un’eresia parlare di autodeterminazione dei popoli. Nel 1816 viene promossa dalla Russia la creazione della Santa Alleanza, che si estende all’Austria e alla Prussia: l’idea è quella di darsi reciproco sostegno in caso di revanche francese. Molto più pragmatica è la Quadruplice Alleanza tra Gran Bretagna, Prussia, Austria e Russia: queste potenze si promettono aiuto reciproco in caso di minaccia alla stabilità europea da parte della Francia. La Francia rientra nel Concerto europeo nel 1818.

La minaccia allo status quo, all’ordine che esce da Vienna, non viene da una potenza europea o esterna all’Europa, ma da fattori interni all’Europa: il moltiplicarsi di rivoluzioni liberali e l’affermarsi dell’idea di nazione collegata allo stato. Liberalismo e nazionalità diventano due forze parallele che erodono la stabilità del sistema internazionale. Il primo caso è quello dell’indipendenza del Belgio nel 1830.

Il Belgio è caratterizzato da due gruppi etnici, fiammingo e vallone, entrambi cattolici. Nel 1830 un’insurrezione scoppiata a Bruxelles porta la guarnigione olandese a ritirarsi e si trasforma in una lotta per l’indipendenza nazionale, appoggiata dalla Gran Bretagna, che è la potenza trainante di questa parte dell’Ottocento. A partire dal 1850 si assiste ad una crescita esponenziale dell’economia britannica. La Gran Bretagna, chiusa nel suo “splendido isolamento”, è interessata a sviluppare rapporti commerciali e a ingrandire il proprio impero. Il potere globale della Gran Bretagna si basa sul two power standard, per cui la flotta inglese dev’essere uguale al doppio della flotta nemica più vicina.

La questione d'Oriente

Per questione d’Oriente s’intende la vicenda dell’Impero ottomano, che rimane un po’ ai margini degli avvenimenti europei, ma che in realtà è al centro dell’interesse delle nazioni europee, perché aveva dei grandi domini che si estendevano nei Balcani e nel Vicino Oriente (Turchia, Iran, Palestina, Siria, Libano, Libia). “Il grande malato d’Europa”, come le potenze europee chiamavano l’Impero ottomano, controllava gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. I paesi del nord Africa che già godevano di autonomia mantenevano dei rapporti occasionali con la Grande Porta.

Di fatto alle nazioni europee faceva molto gola svolgere un ruolo di guida dell’Impero ottomano. Alla Russia interessava riuscire a controllare gli stretti per potersi affacciare sul Mediterraneo. I Balcani, che ai primi del ‘900 saranno “la polveriera d’Europa”, erano sudditi del sultano di Costantinopoli, ma avevano una religione diversa dalla sua perché erano cristiano-ortodossi e quindi non soggetti alla legge islamica. I popoli balcanici avevano il sultano turco come nemico comune, ma si differenziavano molto tra loro. Nel nome della religione cristiano-ortodossa e del panslavismo, la Russia si erge a potenza che difende i popoli dei Balcani, ma il suo vero obiettivo è riuscire a controllare gli stretti, obiettivo contrastato dalla Gran Bretagna e dalla Francia, che temevano una presenza russa nel Mediterraneo.

La penetrazione europea nell’Impero ottomano è inizialmente di carattere finanziario: a partire dal 1860 la funzione di amministrare il debito pubblico del sultano viene affidata a banche con capitale europeo, mentre nel 1861 la gestione diventa internazionale. L’apertura del canale di Suez avviene nel 1869, ma l’idea di tagliare l’istmo era già un’idea del passato. Il passaggio era così importante perché permette di non dover circumnavigare tutta l’Africa per raggiungere l’Oriente. Il canale di Suez viene progettato e costruito dall’ingegnere francese Ferdinand de Lesseps. La compagnia che gestisce la navigazione è inizialmente in mano alla Francia e all’Impero ottomano, ma successivamente la Gran Bretagna acquista la maggior parte delle azioni del sultano.

Il processo di disgregazione dell’Impero ottomano inizia già a partire dal 1830, con l’indipendenza della Grecia nel 1830. Tra i sudditi balcanici, i greci avevano un posto speciale data la loro tradizione culturale legata al mito dell’antica Grecia. La rivolta greca inizia nel 1822 e già si proclama l’indipendenza, ma il sultano si oppone e chiede aiuto al suo vassallo, il pascià egiziano Mehmet Ali, che porta la propria flotta in supporto di quella turca. La flotta turco-egiziana viene sconfitta nella baia di Navarino dalla flotta anglo-francese. Anche la Russia, che teme di essere estromessa dal gioco anglo-francese, dichiara guerra alla Turchia nel 1828, ma di fatto, in seguito alle pressioni della Francia e della Gran Bretagna, non chiede ingrandimenti territoriali e la questione termina con il riconoscimento dell’indipendenza della Grecia, sul cui trono viene posto Ottone di Baviera. Nel 1820 va ricordato l’inizio dell’insediamento francese in Africa: un corpo di spedizione francese conquista Algeri e l’Algeria viene considerata territorio metropolitano francese.

Le primavere dei popoli

Nel 1848 proteste rivoluzionarie guidate da intellettuali, professionisti e borghesi attraversano l’Europa. Si aprono ad ampi strati della popolazione, mentre si fanno strada le idee socialiste. La prima fase inizia da Parigi nel febbraio 1848: cade la monarchia e viene instaurata la Seconda repubblica, a cui fa seguito il colpo di stato nel 1851 di Napoleone III e la costituzione del Secondo impero.

Gli eventi di Parigi sono una scintilla per il resto d’Europa: a Vienna portano all’uscita di scena di Metternich e si hanno delle rivolte in Ungheria, dove addirittura sotto la guida di Kossuth viene proclamato la repubblica, che ricade presto sotto il controllo dell’imperatore austriaco Francesco Giuseppe. Si fa strada la questione italiana, identificata dalle 5 giornate di Milano, dall’insurrezione di Venezia contro gli Austriaci e dalla dichiarazione di guerra del Regno di Sardegna contro l’Austria nel marzo 1848, che dà il via alla prima guerra d’indipendenza. Le battaglie di Novara e Custoza vengono vinte dal generale Radetzky, e il re piemontese Carlo Alberto abdica in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II. L’assetto italiano rimane quello del 1815. In Germania si pone un’Assemblea nazionale che si riunisce a Francoforte per cercare di cambiare la gestione della Confederazione, ma ancora il problema dell’esistenza di uno stato tedesco è molto embrionale. Nel 1848 si ha una disputa contro la Danimarca per i ducati di Schleswig e Holstein.

La guerra di Crimea

L’erosione più importante dell’ordine europeo si ha con la guerra di Crimea, fra il 1853 e il 1856. Essa vede contrapposte la Russia, da una parte, e la Gran Bretagna e la Francia in sostegno dell’Impero ottomano, dall’altra. La guerra di Crimea è la cartina da tornasole che il Concerto europeo è crollato. La guerra di Crimea riguarda anche l’Italia perché il Regno di Sardegna si allea a Francia e Gran Bretagna al fine di far valere una questione italiana in sede internazionale.

Il pretesto della guerra di Crimea riguarda un contrasto tra Francia e Russia relativamente alla cura dei luoghi santi in Palestina: alcuni monaci francesi cattolici impegnati nella cura dei luoghi santi impegnano un contenzioso con i cristiani ortodossi. Lo zar Nicola I chiede al sultano di Costantinopoli un trattato di alleanza che di fatto configurava un vero e proprio protettorato russo sull’Impero ottomano. Per esercitare ulteriori pressioni, egli muove gli eserciti in Moldavia e Valacchia. Si delinea così un’intesa tra Francia e Gran Bretagna volta a contenere le mire espansionistiche russe sugli stretti.

La Turchia dichiara guerra alla Russia nell’ottobre 1953. Viene allora deciso l’invio di una flotta da parte dell’Inghilterra e della Francia nel Mar Nero e contemporaneamente un corpo di spedizione in Crimea. Nel marzo 1854 Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Russia. La battaglia di Sebastopoli mette a nudo l’arretratezza dell’esercito russo. La Russia deve accettare la sconfitta.

Le condizioni di pace vengono stabilite nel 1856 al Congresso di Parigi: la Russia deve cedere la Bessarabia, annessa ai principati di Moldavia e Valacchia, che rimangono autonomi all’interno dell’Impero ottomano e costituiscono il futuro stato rumeno; la Russia deve accettare la smilitarizzazione del Mar Nero e il ritiro della propria flotta.

L’inserimento del Regno di Sardegna nel conflitto si deve a Camillo Benso di Cavour, che diventa primo ministro nel 1852 e rimarrà al potere fino al 1861. Il Regno di Sardegna invia un corpo di spedizione in Crimea e nel 1955 dichiara guerra alla Russia con l’obiettivo di mettere sotto i riflettori internazionali l’esistenza di un problema italiano, che viene riconosciuto dalle grandi potenze alla Conferenza di Parigi. In seguito alla guerra di Crimea inizia la progressiva infiltrazione delle potenze europee nelle finanze dell’Impero ottomano, con la gestione di fatto del debito del sultano.

Il processo di unificazione italiana

Il Congresso di Parigi è la sede dove la questione italiana sale alla ribalta del palcoscenico internazionale. In realtà, era già da tempo che si avevano insurrezioni in tutta Italia. Nel 1849, in seguito ai moti insurrezionali, Giuseppe Mazzini, insieme ad Aurelio Saffi e a Carlo Armellini, arriva a presiedere una Repubblica romana che ha vita molto breve. Ma il vero artefice dell’unificazione italiana sarebbe stato il Regno di Savoia, soprattutto il primo ministro Camillo Benso di Cavour, liberale, esperto uomo d’affari e imprenditore agricolo. La sua ambizione era rendere l’Italia un anello del circuito economico e politico internazionale. La sua visione era arrivare ad un processo di unificazione graduale.

Di fronte al processo di unificazione, la posizione austriaca era la più chiara: l’Austria era fortemente contraria perché controllava il lombardo-veneto. La Gran Bretagna aveva una posizione favorevole al nazionalismo italiano, ma tutto il periodo che va dal 1860 in poi la vede in una condizione di “splendido isolamento”. La Gran Bretagna si considera il bilanciere d’Europa, guarda al continente dal di fuori e non vuole essere coinvolta nelle vicende europee; vuole che in Europa ci sia una condizione di equilibrio. La Gran Bretagna è soprattutto interessata ad accrescere il suo dominio imperiale, i territori sotto il suo controllo nelle varie parti del mondo, e la sua potenza si basa su una flotta navale molto forte.

La posizione francese è complessa e ambigua: se da una parte Napoleone III guarda con favore al liberalismo e al nazionalismo italiano, perché li vede come i fattori in grado di rompere l’assetto di Vienna che aveva contenuto la Francia, dall’altra parte, tuttavia, guarda ad un’Italia frammentaria piuttosto che unita. Inoltre c’era il problema del rapporto con lo Stato pontificio, a cui la Francia era molto legata. Cavour si rende conto che per arrivare all’unità c’era bisogno di una potenza straniera, e trova questo appoggio in Napoleone III. Nel 1858 tra Napoleone III e Cavour viene concluso l’Accordo di Plombières, in cui di fatto la Francia, in cambio della concessione di Nizza e della Savoia, avrebbe accettato di sostenere una guerra difensiva contro l’Austria assieme all’Italia. Occorreva che fosse l’Austria a scatenare il conflitto. Napoleone III acconsentiva alla formazione di un regno dell’alta Italia formato dal Regno di Sardegna, dalla Lombardia e dal Veneto sotto la guida di Vittorio Emanuele II, e al mantenimento del Granducato di Toscana e dello Stato pontificio nell’Italia centrale e del Regno delle Due Sicilie in Italia meridionale. L’idea era quella di creare una federazione presieduta dal papa, ma effettivamente guidata dal Regno di Sardegna.

La guerra scoppia nel 1859 con la dichiarazione di guer

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matdan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Guasconi Maria Eleonora.
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