Storia delle relazioni internazionali, prof. Vignati
La Prima guerra mondiale ed il primo dopoguerra
La storia delle relazioni internazionali nell’ordinamento italiano parte dal 1919, anno che segna la fine della Prima guerra mondiale e la Conferenza di Pace, e la volontà di ricostruire un mondo nuovo. Questo periodo ridisegna il mondo di allora: la guerra aveva portato alla sconfitta dell’Impero germanico, alla distruzione dell’Impero zarista per via della Rivoluzione di ottobre, al crollo dell’Impero austro-ungarico ed infine alla grande crisi dell’Impero ottomano, circondato da nemici.
La Prima guerra mondiale è stata di per sé un evento che ha segnato uno spartiacque per molte ragioni: si è trattato di un conflitto nuovo, per via delle nuove armi e della sua estensione geografica; fu il primo conflitto nella storia che avvenne nella società industrializzata, e quindi il primo a poter provocare distruzioni di massa; fu il primo conflitto lungo dopo le guerre napoleoniche, dopo le quali l’Europa aveva conosciuto solo conflitti brevi (come le guerre di indipendenza), il che aveva fatto sì che i governi debbano prendere scelte inedite, con condizioni mai verificate prima.
Il fatto che milioni di giovani uomini si fossero dovuti assentare dal lavoro per andare al fronte aveva portato al verificarsi di un cambiamento epocale del ruolo delle donne, che entrarono nelle fabbriche per la prima volta (non a caso poi guadagnarono diritti, come il diritto al voto); con la fine della guerra nascerà il problema del reinserimento dei reduci nella società, così come i costosissimi problemi assistenziali collettivi che dovevano dare un concreto aiuto a coloro i quali dalla guerra erano usciti mutilati.
Le conseguenze economiche della guerra furono devastanti per tutti i paesi coinvolti: la sua durata aveva imposto duri sacrifici alla popolazione, il sistema produttivo aveva dovuto essere completamente riconvertito alle esigenze dell’economia di guerra, e quindi vi era stata un’inedita interferenza dello stato nell’economia. Il conflitto aveva poi comportato delle strette in senso autoritario in molti paesi, in quanto lo stato di emergenza aveva permesso il venir meno della democrazia e il rafforzamento dell’esecutivo. Le spese di guerra avevano costretto i governi ad un aumento delle tasse, ma soprattutto a far ricorso al mercato finanziario internazionale: fu così che accanto ad un indebitamento interno parallelo all’Alleanza (l’Inghilterra, il paese meno colpito, era il primo mercato finanziario degli Alleati) si accompagnò un indebitamento nei confronti degli Stati Uniti.
C’era poi la paura che la Rivoluzione russa potesse nascere anche nei paesi europei dove i partiti socialisti erano tutto fuorché non attratti dall’appello lanciato da Lenin; i tentativi rivoluzionari del dopoguerra e la necessità della ricostruzione contribuirono a rendere più difficile il riassestarsi dell’economia.
La guerra oltre le linee nemiche
Altro aspetto di novità era il fatto che durante la guerra si era cercato inoltre di provocare fratture nei paesi nemici, la cosiddetta “guerra oltre le linee nemiche”. La Germania, per mettere in difficoltà la Russia, aveva promosso il ritorno di Lenin, mentre la Gran Bretagna aveva fomentato la rivolta in Irlanda e il nazionalismo arabo per mettere in difficoltà l’Impero Ottomano, che aveva dichiarato la guerra santa. Questo aspetto, la guerra oltre le linee nemiche, è un aspetto nuovo: una guerra portata avanti sistematicamente e che ha effetti di medio-lungo periodo, come il fatto che la Gran Bretagna promettendo la nascita dello stato arabo per fomentare i nazionalismi arabi diede poi origine a quella situazione che portò poi alla nascita di tutti i nuovi stati arabi.
Mobilitazione dell'opinione pubblica e propaganda
In generale, oltre ad avere la necessità di indebolire il nemico c’era quella di mobilitare l’opinione pubblica, maggiormente sentita nei governi democratici, ma che diventò di primaria importanza proprio in ragione della durata del conflitto: nacque così un massiccio ricorso alla propaganda, come risposta proprio alla durata del conflitto, che si articolava intorno a due temi: 1) la volontà di dipingere il nemico come il male assoluto, che poggia anche sull’attività dei parlamenti; 2) gli obiettivi di guerra, i motivi per i quali si sta combattendo.
I 14 punti di Wilson
La necessità di mobilitare l’opinione pubblica diventò tema preponderante nelle ultime fasi del conflitto; Wilson colse da subito questa necessità di comunicare all’opinione pubblica, chiedendo la dichiarazione di guerra al Congresso facendo appello alla necessità di difendere la democrazia. La necessità di avere e mantenere il consenso sta alla base di un altro discorso che Wilson pronunciò davanti al Congresso qualche mese dopo: i 14 punti sono un manifesto programmatico di quello che dovrà essere il mondo post-guerra. Serviva indicare quale fosse il progetto dei governi per trovare il consenso e per evitare che i rapporti interni si lacerassero. Questo manifesto programmatico conteneva degli elementi di novità, come il concetto di autodeterminazione dei popoli nella sua accezione innovativa (non era di per sé un principio nuovo), ovvero nel suo far riferimento ai criteri che avrebbero dovuto formare la gestione delle colonie, si dovevano individuare dei criteri che tenessero conto degli interessi delle popolazioni delle colonie coinvolte.
Altri punti fondamentali sono la libertà del commercio, libertà dei mari, la necessità dell’obiettivo del disarmo, il ripudio della diplomazia segreta. La diplomazia lavorava segretamente e produceva patti che erano destinati a rimanere segreti, come gli accordi tra la Gran Bretagna e la Francia per la spartizione della mezzaluna fertile e lo stesso patto di Londra, che sarebbe dovuto restare segreto: era una prassi consolidata, che ora per la prima volta veniva ripudiata.
Anche i bolscevichi erano stati molto attenti nella necessità di propagandare la propria visione ideale, promulgando all’indomani della Rivoluzione di ottobre il decreto sulla pace, che conteneva appunto anche il ripudio della diplomazia segreta: quando nel gennaio del ‘18 Wilson enunciò i 14 punti, egli non aveva la sola esigenza di compattare l’opinione pubblica, ma stava anche tentando di rilanciare rispetto ai bolscevichi.
Le conferenze di Parigi: 1919
Questi nuovi principi fomentarono le aspettative che la conferenza di pace si sarebbe svolta con nuovi metodi, con una diplomazia aperta; queste aspettative di molti (per esempio dei tedeschi) erano però in parte destinate ad essere disattese. Le conferenze che si aprirono a Parigi furono conferenze chiuse, che si svolsero secondo i metodi tradizionali, e soprattutto senza la partecipazione degli stati perdenti, ai quali fu concessa la sola possibilità di illustrare il proprio punto di vista, ma non di negoziare. Si svolsero con alcuni intervalli tra il gennaio ’19 ed il gennaio ’20. Il cosiddetto consiglio dei cinque era composto da Giappone, Italia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Trattato di Versailles
Fra tutti i trattati negoziati a Parigi, il più importante è il Trattato di Versailles del 28 giugno 1919, imposto alla Germania dalle 27 potenze alleate ed associate, che più di ogni altro viene vissuto come un diktat: l’onta subita dai tedeschi fu superiore rispetto a quella percepita dagli altri paesi, in quanto negava ai tedeschi di far valere i loro interessi o le loro istanze. Il trattato di Versailles fu però di fatto negoziato a tre: Francia (Clemenceau), Inghilterra (George Lloyd) e Stati Uniti (Wilson). Esso gettò le fondamenta per la crisi irreversibile della Repubblica di Weimar e per l’avvento del nazismo, avendo di conseguenza un ruolo importantissimo nella Seconda guerra mondiale. Il limite maggiore di questo trattato è il fatto di essere un trattato di compromesso, la sintesi di concessioni e risultati ottenuti da prospettive diverse e per molti versi inconciliabili.
- La volontà francese era ben incarnata nella figura di Clemenceau, nato negli anni ’40 dell’ottocento e statista molto preparato, che aveva vissuto due occupazioni della Germania e che aveva quindi come obiettivo fermo e inderogabile di creare le condizioni affinché quest’ultima fosse resa inoffensiva, attraverso la sottrazione di alcune regioni al territorio tedesco (Alsazia e Lorena, che la Germania aveva tolto alla Francia; Saar, ricca regione mineraria; Renania, la regione di confine tra i due paesi, dove voleva creare una sorta di stato cuscinetto); Clemenceau riprese così il progetto di Richelieu, primo ministro francese a cavallo tra Seicento e Settecento, che aveva pensato la politica francese sulla base del presupposto che la Francia dovesse agire per scongiurare il rischio di avere stati forti ai suoi confini.
- La posizione di George Lloyd e del governo britannico era opposta a quella di quello francese, in quanto non ne condivideva le ragioni per motivi geografici ma anche geopolitici: Gran Bretagna e Germania si erano scontrate in quanto quest’ultima nell’ultimo decennio si stava dotando di una flotta in grado di competere con quella britannica, ma anche per conquistare colonie. La Gran Bretagna si limitò ad assicurarsi che ci fosse consenso rispetto alla diminuzione della flotta tedesca ed alla sua possibilità di ottenere nuove colonie; la Germania poteva essere infatti funzionale agli inglesi perché poteva garantire il cosiddetto balance of power, per mantenere un equilibrio tra le diverse potenze e scongiurare così il rischio di un nuovo conflitto, motivo per il quale la Gran Bretagna era così contraria ad una esagerata punizione. Tuttavia, il governo britannico nei mesi della guerra aveva promesso ai propri cittadini che al termine della guerra la Germania avrebbe pagato le riparazioni di guerra, chiaramente una promessa strumentale alla mobilitazione pubblica ma che ora, in fase di assemblea, non poteva ignorare.
- Il governo americano, il cui capo (Wilson) per la prima volta si spostò in Europa per trattare, al di là dei principi cardini della sua politica non aveva un disegno ben definito nei confronti della Germania, collocandosi in una posizione mediana tra le altre due potenze: il suo obiettivo principale era infatti quello di dare vita alla Società delle Nazioni.
Il Trattato di Versailles venne accompagnato da un ultimatum alla Germania: se non avesse firmato il trattato entro una settimana, senza chiedere altri emendamenti (il trattato era stato inizialmente presentato alla Germania con la concessione di poter presentare delle controdeduzioni scritte, quasi tutte respinte), la guerra sarebbe ricominciata.
Il trattato era composto da tre categorie di clausole:
Clausole territoriali
- Alla Francia vennero concessi: l’Alsazia e la Lorena tornarono alla Francia (poco contestata), la città di Memel in amministrazione provvisoria, la zona della Saar (voluta fortemente dalla Francia, venne internazionalizzata e posta sotto mandato della Società delle Nazioni; la sua amministrazione spettava comunque alla Francia, che otteneva anche la proprietà delle sue miniere, salvo plebiscito con il quale nel ’35 i suoi cittadini avrebbero deciso se passare alla Francia o restare in territorio tedesco), alcune colonie africane;
- Al Belgio vennero annessi i distretti tedeschi di Eupen e Malmedy come risarcimento (poco contestata) e le restanti colonie africane;
- Alla Danimarca spettò la regione dello Schleswig, che negli anni ’60 dell’800 era andato alla Prussia (poco contestata);
- Si ricostituì la Polonia, con il problema dei confini: la Francia avrebbe voluto che tutta l’Alta Slesia passasse alla Polonia, richiesta opposta dalla Gran Bretagna (perché avrebbe attirato gli appetiti di Russia e perché non le voleva attribuire troppo potere ed una centralità che avrebbe fomentato i suoi nazionalismi);
- Al Giappone venne concesso il mandato degli arcipelaghi a nord dell’equatore (aveva un ruolo importante di contenimento della Russia bolscevica, ragion per cui le potenze europee hanno interesse a concedergli qualche richiesta) e il controllo dello Shantung;
- All’Australia e alla Nuova Zelanda vennero concessi sotto forma di mandato gli arcipelaghi a sud dell’equatore (in quanto dominion inglesi, per contenere l’espansionismo giapponese nel Pacifico);
- La Renania (che Clemenceau voleva si staccasse dalla Germania per creare uno stato cuscinetto, legato alla Francia da accordi commerciali ma indipendente), rimase sotto sovranità tedesca ma venne smilitarizzata: nella fascia di confine la Germania non poteva costruire fortificazioni o mantenere truppe. La zona venne occupata militarmente dalle truppe alleate, che dopo 5, 10 e 15 anni avrebbero evacuato la regione a patto che la Germania avesse rispettato ed attuato il trattato di Versailles;
- Venne inserita una norma sia nel trattato di Versailles che in quello di Saint Germain che faceva espresso divieto dell’Anschluss: Germania ed Austria non potevano unirsi (si trattava però di una violazione del principio di autodeterminazione dei popoli, contenuto nei 14 punti di Wilson);
Clausole militari
Alla Germania venne imposto un limite per quanto riguardava la grandezza dell’esercito (non più di cento mila uomini), e la flotta tedesca venne spartita, salvo poche unità, tra gli stati vincitori (si auto affondò per non sottostare a questa decisione).
Clausole economiche
Vincoli alla possibilità di commerciare della Germania, impossibilità di mantenere alcuni brevetti (come quello sull’aspirina, che passò agli americani) ma soprattutto la clausola sulle riparazioni di guerra (non indicando, però, alcuna cifra).
L’articolo 231 asseriva che la Germania fosse responsabile di aver provocato la guerra ed i danni che quest’ultima aveva portato: i tedeschi si sentirono additati come colpevoli. L’interesse degli accademici era quello di mettere in guardia i governi del fatto che un trattamento troppo punitivo nei confronti della Germania avrebbe potuto favorire quei movimenti che si volevano fermare.
Il concetto di responsabilità venne travisato dai tedeschi, alcuni storici ritengono non solo per errore: c’è chi sostiene che quell’errata valutazione del contenuto di Versailles sia stato frutto di una precisa decisione politica del governo tedesco. Concetto di colpa, diktat, ultimatum ed il fatto che i tedeschi non si ritenessero sconfitti sono tutti fattori che stanno alle origini del cosiddetto revisionismo della Germania: i tedeschi coltiveranno sempre obiettivi revisionistici del trattato di Versailles, a prescindere dalla modalità della politica (se più tesa alla democrazia e al dialogo o all’offesa militare ecc.).
La Francia non riteneva che Versailles la tutelasse dal rischio che la Germania la potesse invadere nuovamente: la smilitarizzazione della Renania era rilevante dal punto di vista strategico ma non sufficiente a garantirle sicurezza. Per questo motivo la Francia ottenne l’annessione al trattato di Versailles di un trattato di garanzia, prestata dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti a sua tutela, con il quale le due potenze si impegnavano di certo ad intervenire a tutela della Francia qualora venisse offesa dalla Germania; aggiunto alla smilitarizzazione della Renania portava ad una protezione maggiore del territorio francese.
Trattato di Sèvres e l'Impero Ottomano
Oltre al Trattato di Versailles spicca il Trattato di Sèvres sulla questione dell’Impero Ottomano, firmato il 10 agosto ’20, esso stabiliva che il territorio dell’Impero ottomano fosse ridotto alla penisola anatolica e a quanto di esso, sulla carta, restava in Europa, ovvero una fascia di territorio prossima agli stretti in Europa (smilitarizzata e posta sotto il controllo internazionale). Inoltre, l’ex Impero ottomano doveva rinunciare ad ogni diritto in Egitto, Libano, Sudan e Dodecaneso e riconoscere i protettorati francesi in Tunisia e Marocco.
La Società delle Nazioni
Il Covenant, ovvero il documento costitutivo della Società delle Nazioni, venne inserito nel Trattato di Versailles come prima parte del testo. In 26 articoli esso dettava la nuova disciplina della vita internazionale. I suoi organi erano:
- L’Assemblea, formata dai rappresentanti di tutti i paesi membri, i suoi poteri non erano chiaramente delimitati. Le sue deliberazioni venivano adottate con voto unanime, escluse le parti in causa nella controversia;
- Il Consiglio, l’organo di governo nella Società, si occupava di qualsiasi materia rientrasse nelle competenze della Società. Le sue deliberazioni venivano adottate con voto unanime, escluse le parti in causa nella controversia;
- Il Segretario permanente.
La Società delle Nazioni fu un progetto che Wilson coltivò e realizzò negoziando con i suoi interlocutori a Parigi ma avendo la necessità di farlo accettare non tanto ai suoi interlocutori quando al Congresso (un trattato deve essere primo redatto, parafato, sottoscritto dai governi e poi ratificato dai parlamenti): egli agì, negoziò, adottando un approccio che contemperava la necessità di dare vita ad un sistema frutto di una visione idealistica che però aveva una valenza pragmatica ed una prospettiva realistica, era il frutto del compromesso tra idealismo e pragmatismo. Wilson sperava che la Società delle nazioni fosse l’organo che per primo si occupasse delle questioni internazionali.
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