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Storia delle relazioni internazionali

La Prima guerra mondiale fu significativa rispetto a diversi fattori: fu la prima a essere

definita mondiale, in cui fu creato il cosiddetto fronte interno, cambiò il ruolo delle

ruolo della propaganda.

donne e divenne sempre più determinante il Fu

particolarmente rilevante quella della Gran Bretagna, che cercava di convincere gli

stati uniti, ma non solo, a entrare in guerra al loro fianco. Infatti, in Gran Bretagna,

venne creato un ufficio appositamente per questo compito: Wellington House. Questa

propaganda è fatta dal desiderio di suscitare l’umanitarismo americano: attraverso

immagini di brutalità tedesca, disegni e l’istituzione della commissione Bryce, la quale

produsse un resoconto delle brutalità attuate dalle truppe tedesche rispetto alla

popolazione belga, si tratta chiaramente di un rapporto parziale.

Diverse potenze, come gli Stati Uniti e il Giappone, diventeranno dopo la guerra

potenze mondiali. Fondamentale fu, inoltre, il contributo delle colonie, come l’India,

che partecipò con massicci aiuti economici e uomini (un milione e mezzo) alla guerra,

sperando di diventare un paese al pari dei domini d’oltremare nei rapporti con la

madrepatria. Queste aspettative saranno tradite e ciò provocherà grande risentimento

nel popolo indiano.

Dopo anni di propaganda antitedesca, alla fine della guerra, il male va punito come

tale. L’avversario viene quindi criminalizzato e per questo deve rendersi responsabile

del danno e pagare per ciò che ha fatto; si tratta di una novità: prima di questa guerra

indennità di guerra

esistevano solo le c.d. ai vincitori; ciò che accade adesso è molto

riparazioni:

diverso: deve pagare delle paga in quando paese criminale e responsabile

L’articolo 231 del trattato di Versailles

(non come paese sconfitto). è quello che

riassume in modo significativo ciò che è stato detto: la Germania, e i suoi alleati,

accettano la responsabilità di tutti i danni causati e subiti.

La conferenza di pace. Viene scelto il paese che ha subito maggiormente l’aggressività

tedesca. Vengono invitate delegazioni da tutto il mondo, come quella indiana e

indocinese; quella che manca è la presenza dei vinti e della Russia. La conferenza si

“di Parigi”,

chiama in quanto le delegazioni arrivano in questa città, i paesi che vi

partecipano redigono numerosi trattati (uno per ogni paese sconfitto), tra questi, il

primo che viene firmato, è il trattato di Versailles (con la Germania); poi avremo Saint

Germaine (Austria), Trianon (Ungheria), Neuilly (Bulgaria), Sèvres (Turchia).

Revisionismo e antirevisionismo. È revisionista un paese che non accetta quanto non

stabilito nei trattati di pace e cerca la revisione di tali trattati; è antirevisionista un

paese che è soddisfatto e trae beneficio dalle condizioni dei trattati e per questo cerca

di non farli modificare. Un paese revisionista è chiaramente la Germania, al contrario

un paese antirevisionista è la Francia.

La volontà francese è revanscista ma anche la ricerca di un’egemonia in Europa ai

danni della Germania. Questo porta Clemenceau a proporre una richiesta massima: il

distacco della Renania dalla Germania (al confine con la Francia, zona strategica e

abbastanza ricca) e l’unione doganale di tale zona alla Francia e al Belgio;

chiaramente Gran Bretagna e Stati uniti non accettano in modo netto: Wilson si

oppone per via del suo idealismo di indipendenza dei popoli e libertà (una critica posta

a Wilson sarà quella di aver usato due pesi e due misure in diverse situazioni, come

quella del contenzioso tra Cina e Giappone); gli inglesi invece, rappresentati da Lloyd

George si oppongono alla politica di potenza e egemone della Francia, inoltre,

credevano di dover preservare l’indipendenza economica e politica della Germania. Il

compromesso si trova della smilitarizzazione della Renania: la Germania non avrebbe

potuto disporre in questo territorio truppe e fortificazioni, inoltre, una fascia di questa

zona sarebbe stata occupata dalle truppe alleate per 5, 10 e 15 anni.

Il trattato viene siglato nel giugno del 1919, contiene varie tipologie di clausole:

territoriali, militari ed economiche.

1. Clausole territoriali: Alsazia e Lorena tornano alla Francia, la Renania viene

smilitarizzata e occupata nella parte ovest del Reno in modo da poter

presenziare al rispetto delle clausole imposte alla Germania. Al Belgio vengono

assegnati i territori di Eupen e Malmoedy. Lo Schleswig, a nord, verrà

consegnato alla Danimarca. Il distretto di Memel (nord est) verrà ceduto alla

Lituania. L’Alta Slesia e il c.d. corridoio di Danzica a favore della Polonia, che

ottiene lo sbocco sul mare, lasciando la Germania divisa nel suo territorio. La

Saar, a ovest, verrà amministrata da SDN ma sarà stabilità un’unità doganale

con la Francia; nel 1935 vi sarà un referendum popolare con cui gli abitanti

sceglieranno il ritorno alla Germania. La Germania perde un settimo dei territori

e un decimo della popolazione.

a. Altro capitolo di clausole territoriali: divieto di Anschluss (divieto di

prospettiva di annessione dell’Austria, previsto da Versailles ma anche da

Saint Germaine); e perdita di tutte le colonie: vengono poste sotto

mandato, il controllo esercitato su queste colonie è “limitato”, infatti il

mandato è una forma di controllo che vede la Società delle Nazioni come

“garante”.

Caso dello Shantung (colonia tedesca, rivendicata dal Giappone pur essendo in

territorio cinese): vi è un interesse politico di USA, Francia e Gran Bretagna a non

ledere il Giappone in quanto va “tenuto tranquillo” al tavolo dei vincitori e non

renderlo ostile per farlo partecipare alla SdN, ultimo dei 14 punti di Wilson, pubblicati

nel gennaio 1918. Per questo motivo la richiesta giapponese viene accolta, a

differenza della richiesta francese.

2. Clausole militari: smilitarizzazione Renania, divieto di coscrizione obbligatoria,

divieto di fabbricare armamenti (le truppe alleate servono a controllare che la

Germania non le produca)

3. Clausole economiche: riparazioni, che non vengono stabilite nelle quantità e

nei destinatari a Versailles.

La Francia è garantita dalla Società delle Nazioni verso la sua storia nemica Germania,

nations covenant (art. 10,

in particolare dal i paesi membri si impegnano a rispettare

trattati di garanzia

l’indipendenza e l’integrità politica dei paesi membri) e due

angloamericani: Gran Bretagna e USA si impegnano a intervenire qualora la Germania

non rispetti le clausole del trattato firmato, la caratteristica è che questi trattati sono

solidali l’uno con l’altro: l’uno non sussiste senza l’altro. Purtroppo, il castello di

garanzie su cui si basava la Francia si sgretola tra l’estate 1919 e la primavera 1920:

nel giugno ‘19 viene firmato il trattato con tutto il pacchetto di clausole, il covenant e i

trattati di garanzia. Tuttavia, il congresso degli Stati Uniti non ratifica il trattato, per

ben due volte; di conseguenza gli stati uniti non entrano nella SdN e fanno venire

meno il trattato di garanzia britannica.

Mentre Wilson è in Europa, il dibattito negli stati uniti si accende: i repubblicani

prendono posizione contro il trattato per diverse ragioni: denuncia del fatto vi siano

due pesi e due misure per quanto riguardo l’autodeterminazione dei popoli, la

diplomazia sembra poco aperta e limpida e, inoltre, molti sostengono che l’art. 10 del

covenant impone vincoli troppo forti e importanti (non piace che altri possano ingerire

negli affari americani e che quell’articolo possa portare gli USA a combattere, ancora,

per gli interessi europei). Nonostante questi problemi, Wilson va avanti e firma a

giugno il trattato, che contiene il covenant. Tenta quindi un viaggio negli USA per

sensibilizzare la popolazione al suo progetto, purtroppo, in questo viaggio è vittima di

un ictus ed è costretto a ritirarsi a vita privata, allontanandosi dal dibattito pubblico,

che assume toni sempre più aspri (a opera dei repubblicani); coloro che sostengono il

no a tutti i costi sono gli “irriducibili” mentre il ministro degli esteri Lodge

(repubblicano) propone degli emendamenti per garantire la dottrina Monroe e

attenuare l’articolo 10, propone in particolare 14 emendamenti (alter ego di Wilson); in

senato arriveranno infatti, per ben due volte, entrambi i documenti; entrambi i

documenti entrano in approvazione ma nessuno otterrà la maggioranza. Questo

significa che i democratici di Wilson non accettarono il compromesso, considerato

inaccettabile per due ragioni: gli emendamenti di Lodge ne “violano il cuore” e inoltre,

Wilson sa che se il nuovo trattato dovesse essere approvato, questo dovrebbe tornare

a Parigi e ciò comporterebbe molta fatica e nessuno avrebbe la forza di ottenere la

firma di un altro trattato emendato. Questo provocherà conseguenze disastrose per la

Francia, che non è più garantita da USA e di conseguenza dalla Gran Bretagna; la

sicurezza diventerà uno dei pilastri portanti della politica francese di questo periodo.

Politica di sicurezza francese. Due direttrici di politica estera:

Il sistema di alleanze.

1. La Francia inizia a costruire una rete di alleanze per

potersi tutelare. Nel 1920 abbiamo l’alleanza storica, e quasi obbligata, con il

Belgio. Più interessanti sono le altre: la Francia cerca di allearsi con paesi

antirevisionisti (come lei); primo tra tutti è la Polonia, ricostituita dopo la guerra

e molto forte (avendo inglobato anche territori russi, come l’Ucraina e la

Bielorussia), con la quale sigla un patto di mutua assistenza nel 1921. Dopo tre

anni (1924) abbiamo il patto con la Cecoslovacchia, si tratta di uno stato nuovo

nato dall’insieme di diversi territori (Slovacchia, territorio dei Sudeti) quindi

fortemente multietnico e fragile; la Cecoslovacchia, quando viene avvicinata

dalla Francia, si è avvicinata alla Romania, ingrandita dalla sconfitta degli imperi

centrali, e alla Jugoslavia, stato nuovo e multietnico. Infatti, questi tre stati,

fortemente legati e antirevisionisti, hanno stretto la c.d. “Piccola Intesa” tra il

1920 e il 1922 contro ogni tipo di velleità austro ungherese. La Francia si

avvicina con il patto di mutua assistenza alla Cecoslovacchia nel ‘24, con la

Romania nel ‘26 e con la Jugoslavia nel ‘27.

L’esecuzionismo.

2. Si tratta di una politica volta ad impedire che la Germania

possa sottrarsi all’adempimento delle clausole imposte, in particolare le

clausole economiche. La decisione delle riparazioni venne presa in due

conferenze a Spa (in Belgio) e a Londra e viene stabilita la somma (in 132

marchi da versare in oro) e la ripartizione (con il 52% alla Francia). La Francia,

da esecuzionista, esige il pagamento e non accetta compromessi. Al contrario di

Poincaré (primo ministro francese), abbiamo la figura di Lloyd George che conia

ricostruzionismo:

il termine la Gran Bretagna non mira alla distruzione

economica della Germania ma crede viceversa che una ripresa economica

tedesca possa essere funzionale alla stabilità dei rapporti europei, fa eco alle

considerazioni di Keynes. Questa politica mira al compromesso e al dialogo.

Queste due posizioni iniziano a confliggere: la Francia arriva a proporre la c.d.

clausola di salvaguardia: lega in maniera esplicita la prospettiva di ricevere le

riparazioni all’obbligo di pagare i propri debiti agli stati uniti; sostiene di pagare i

debiti solo dopo aver ottenuto le riparazioni dalla Germania.

La Gran Bretagna mira quindi al dialogo, al compromesso e alla pacificazione. Si tratta

di un paese vincitore ma fragile, per via dell’impero molto vasto; Lloyd George infatti

all’indomani della Prima guerra mondiale dice di dover evitare a tutti i costi una

seconda guerra, dalla quale sarebbero usciti “irreparabilmente danneggiati”. Ed è così

appeasement,

che propone una politica di intesa appunto come “pacificazione”: alcuni

storici sostengono che si possa parlare di questa politica da subito mentre altri la

citano solo a partire dagli anni ‘30, nel dialogo (o cedimento) rispetto alla Germania

nazista hitleriana, periodo nel quale i due grandi interlocutori sono Chamberlain e

Ennio di Nolfo.

Hitler. Tra gli autori che sostengono questa tesi vi è, per esempio, Al

contrario tra coloro che sostengono la tesi opposta (continuità tra gli anni ’20 e ’30)

troviamo Paola Olla Brundu; secondo questi autori ciò che cambia tra gli anni ’20 e ’30

rispetto alla politica di appeasement è la posizione della Gran Bretagna: nel primo

periodo è più forte mentre nel secondo è più debole, in quanto l’interlocutore è Adolf

Hitler.

Per quanto riguarda la politica britannica degli anni ’20, va citato il processo di

democratizzazione interno al Commonwealth, il particolar modo i 5 dominions

britannici: Australia, Canada, Sud Africa, Nuova Zelanda e Terranova, che entrano nella

SdN, hanno una semi autonomia e diventeranno membri indipendenti del

Commonwealth. A fronte di questo progresso è difficile per la Gran Bretagna negli anni

’20 pensare di poter contare ancora sui dominions e sull’impero in caso di una

seconda guerra. Una seconda ragione è la situazione economica con cui esce dalla

guerra. Si tratta di un paese vincitore ma la vittoria è fragile: innanzitutto vi è il debito

con gli USA, inoltre, la Gran Bretagna è in deficit commerciale e questo provocherà lo

spostamento della crisi economica sul piano sociale, con scioperi e manifestazioni.

Tutte queste ragioni portano a pensare che una seconda guerra avrebbe conseguenze

catastrofiche per la Gran Bretagna. A tutto ciò va sommata la situazione militare,

tipica di un paese fragile, seppur vincitore; per questo bisogna ridurre le spese militari,

in continuo aumento per via del potente drenaggio di risorse primarie rispetto al

vastissimo impero che l’Inghilterra vantava.

Per questo motivo nell’agosto 1919 il gabinetto inglese arriva al varo della “legge dei

dieci anni” secondo la quale i piani militari vengono creati sull’assunto che la guerra

non si sarebbe manifestata prima di 10 anni, ciò significa evitare di rimanere coinvolti

in una seconda guerra. Anche sotto l’aspetto delle alleanze la Gran Bretagna è

piuttosto disastrata: primo problema fra tutti fu il peso della ritirata politica americana,

grande alleato su coi contava enormemente il Regno Unito; inoltre, nemmeno la

Francia è attualmente un alleato affidabile, le due politiche diventano fortemente

dissonanti su moltissime questione. Un ulteriore motivo è quello della possibile

minaccia rappresentata dalla Russia bolscevica: la Gran Bretagna è attenta a questo

aspetto sin da subito, e sarà anche questo pericolo bolscevico a portarla a cercare un

accordo anglo-tedesco per la pacificazione.

La nuova Russia compare sullo scenario internazionale alla fine della grande guerra.

Con la Rivoluzione di ottobre crolla il regime zarista e compare la Russia bolscevica,

che firmerà una pace separata con la Germania nel marzo del 1918, la pace di Brest-

Litovsk, estremamente penalizzante per l’ex impero. In questa prima fase, Francia e

Gran Bretagna appoggiano, anche militarmente, i c.d. russi bianchi nell’opposizione al

bolscevismo, in modo da far tornare la Russia a combattere. Tuttavia, dopo l’armistizio

con la Germania, questa speranza franco-inglese viene meno. Da questo momento

l’incognita preoccupante per i due paesi non è più il ritorno in guerra ma l’ideologia

che si è instaurata in Russia; continuano gli aiuti ai russi bianchi, con risorse e non più

uomini, e si inizia a pensare a un modo per arginare il problema del bolscevismo con

un “cordone sanitario”. Questo cordone va concretizzando innanzitutto con l’appoggio

all’indipendenza degli stati baltici, Estonia, Lituania e Lettonia; appoggiando la

cessazione di un territorio appartenente alla Russia alla vincente Romania, la

Bessarabia; e con l’ingrandimento della Polonia ai danni della Russia con il pieno

favore francese, è infatti con la pace di Riga del 1921 che la Polonia ottiene l’Ucraina e

la Bielorussia. Questo favore francese è dato dal patto di mutua assistenza siglato tra

Francia e Polonia nel 1921.

Il 1921 è un anno fondamentale per capire la proiezione della Russia sul piano

internazionale anche per la svolta che rappresenta nella percezione britannica della

Russia per via della NEP (1921); nella quale veniva stabilita la rinuncia alle requisizioni

forzate e un sistema di tassazione che lascia un surplus al mondo contadino, si tratta

di un’apertura che crea terreno perché da parte britannica si proponga un accordo

commerciale. Con questo accordo di fatto si ripristinano le relazioni economico-

commerciali, che si erano interrotte con la rivoluzione, e la Russia si impegna a non

esportare l’ideologia bolscevica nelle colonie britanniche; nonostante ciò le relazioni

politiche non vengono ripristinate e non vi è un riconoscimento diplomatico, che

arriverà solo nel 1924; il primo paese a riconoscere diplomaticamente la Russia post-

rivoluzione sarà la Germania nel 1922, dopo la conferenza di Genova.

La conferenza di Genova si svolge nell’aprile del 1922; parteciperanno 29 paesi, 34

contando i 5 dominions, ma 4 saranno quelli principali: Francia, Gran Bretagna, Russia

e Germania. Si tratta di una conferenza di natura politico-economica, i cui grandi

protagonisti sono Lloyd George, Poincaré (primo ministro e ministro degli esteri),

Rathenau (ministro degli esteri tedesco) e Cicerin, commissario del popolo agli esteri

russo e abilissimo diplomatico sovietico. I rappresentanti della Russia bolscevica

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher costanza.ferrone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Merlati Mariele.
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