Storia delle migrazioni internazionali
Età pre-industriale
Mobilità giovanile: Life-Cycle-Servants. Ragazzi agricoli, ragazze. Migrazioni più diffuse a carattere circolatorio legate a lavori stagionali.
Tre bacini:
- Mare del Nord
- Inghilterra orientale
- Parigi e campagne
Costa Cattiva Rovescio, Castiglia-Madrid, Padania e Torino-Milano, Roma e campagne. Catene migratorie provenienti soprattutto dalle montagne. Commercio ambulante e artigiani. Le città avevano bisogno di popolazione a causa di più alta mortalità, specialmente la capitale. Guerre, come quelle dei 30 anni, e motivi religiosi (moriscos, ugonotti francesi, protestanti inglesi) furono cause di migrazioni. La riforma e le idee mercantiliste incoraggiavano l'immigrazione.
Migrazioni extra-europee
Inizialmente pochi europei: popolamento attraverso indigeni, galeotti, neri, indentured servants. Gli schiavi neri furono i primi in America del Sud nel XVII secolo e anche in America Settentrionale, raggiungendo l'apice tra il XVIII secolo. Nel Sud, forte presenza militare e intervento diretto degli stati; al nord, frutto di scelte individuali. Dalla seconda metà del '700: colonizzazione dell'Australia con detenuti inglesi.
Esodi di massa
Transizione demografica alla fine del '700, rivoluzione industriale e scoperte scientifiche che riducono la durata della navigazione portarono agli esodi. Flussi consistenti iniziarono nel 1830 dall'Europa nord-occidentale (Old Migration), Gran Bretagna, Irlanda, Svezia, Norvegia, Germania. Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo iniziò la New Migration, con italiani, spagnoli, Europa meridionale e orientale.
Tra il 1843 e il 1915, il 40% degli emigranti proveniva dalla Gran Bretagna. La maggior parte dei flussi, ovvero il 70%, era diretta verso gli Stati Uniti.
Due fasi
- 1820-89: Circa 400.000/anno diretti alle colonie, cioè terre del nord Europa.
- 1890-1914: Circa 1 milione/anno diretti verso esilio, industrie, miniere.
In Sud America le monoculture richiedevano manodopera italiana e spagnola da 1880 alle quali si aggiunsero colonie tedesche già presenti. Negli Stati Uniti e in Canada, già nella seconda metà del 1800, si osservavano restrizioni verso i cinesi. Cinesi si spostarono verso il sud-est asiatico; tra il 1876 e il 1901 circa 4.8 milioni di cinesi si spostarono come COOLIES verso Singapore, Malesia, Indonesia. Gli indiani si spostarono verso est e centro, circa 6 milioni. Questi flussi indo-cinesi erano intercoloniali. I giapponesi si diressero verso gli USA e le Hawaii, nonché il Perù.
Correnti migratorie
I flussi erano orientati da scambi di informazioni: relazioni personali e professionali. Gli uomini erano impiegati in edilizia, commercio, meccanica, mentre le donne nel tessile, come domestiche e balie. L'inserimento del nucleo familiare aiutava l'integrazione e il ruolo della seconda generazione.
Tra le due guerre
Il nazionalismo e le xenofobie portarono alle prime chiusure già dalla fine del '800. Guerre e ridefinizione delle frontiere costrinsero migliaia di persone a spostarsi, come nella guerra civile russa. I flussi principali furono ridotti. Furono stipulati accordi tra Stati per controllare e ridimensionare le migrazioni. Un accordo nel 1907 con il Gentlemen's Agreement limitò l'emigrazione giapponese. Negli anni '20 furono introdotte le "quote" e con la crisi ci fu un saldo negativo. La rivoluzione sovietica e la diaspora degli "exenzri" diminuirono la xenofobia in USA e Sud America.
La xenofobia nei sindacati accusava gli stranieri di concorrenza e crumiraggio. Furono dispersi politici: dalla Germania nazista fuggirono i quadri socialisti e comunisti, quindi anche gli ebrei. Dall'Italia circa 60.000 furono esiliati tra il 1932-1937, soprattutto verso la Francia. Dopo l'occupazione nazista molti di loro partirono per gli USA. Dalla Spagna franchista 500.000 persone fuggirono nel 1938 verso la Francia.
Migrazioni forzate
Nell'URSS, furono dislocati verso la Siberia; giapponesi e coreani verso la Manciuria; nazisti portarono lavoratori verso la Germania e molti furono trasferiti nei territori occupati. Dopo la guerra, circa 45 milioni di persone furono spostate per impatri, deportazioni, ecc.
In Israele, nel 1878, gli ebrei in Palestina erano 50.000 e nel 1948 erano 650.000. La guerra arabo-israeliana provocò spostamenti, circa 1,3 milioni nel 1960.
Seconda metà del '900
La dissoluzione degli imperi coloniali ebbe tre effetti:
- Rientro dei coloni bianchi - fine 1940-73.
- Motivi collaborazionisti verso ex madri patrizie.
- Esodi causati dalla divisione delle ex colonie (17 milioni di profughi a seguito dell'indipendenza del Pakistan).
Cause dei movimenti:
- Crollo del colonialismo
- Conflitti etnici
- Boom demografico nel terzo mondo
La ripresa economica e le politiche liberiste ripristinarono i flussi trans-oceanici, ma ora sono più diversificati (Australia, Canada, Venezuela). 2 milioni di europei tra il 1947-1951, Sud America ottenne crescita bellica ma già dal 1860 con fine ciclo stop emigrazione. Negli USA gli arrivi europei erano 60% fino al 1860 poi 35% e proseguono la ripresa.
In Europa, prima la ricostruzione, poi il boom economico richiesero molta manodopera, sia da ex colonie che da altri paesi europei. Fu l’Italia nei primi anni a esportare più lavoratori verso Francia, Belgio, Svizzera, Olanda, ecc. Richiesero manodopera nelle prime fasi e accanto ad essa svolgendo disoccupazione. In Germania, 2 milioni di lavoratori stranieri. Dagli anni '70 gli italiani vennero sostituiti da turchi, greci, spagnoli, portoghesi. Questo movimento fu caratterizzato da un forte turnover. L'89% degli italiani rientrava, ma le rimesse non diedero vita ad un ciclo di sviluppo ed iniziò una generazione di urbanizzazione.
Dagli anni '70 iniziarono misure restrittive a causa del timore di oneri sociali crescenti: pressione musulmana. Con le crisi petrolifere, le domande di manodopera calarono e si giunse al blocco. I paesi del Golfo accolsero l'immigrazione grazie al settore petrolifero e con i soldi furono costruite infrastrutture e nel 1980 erano presenti 3 milioni di stranieri, gran parte dall'Asia (Pakistan). Durante gli anni '70 terminò il ciclo e l'immigrazione venne selezionata.
In Africa, paesi come Senegal, Nigeria, Ghana, Sierra Leone, Zambia, Zimbabwe, Sud Africa furono poli di attrazione. Crescita delle città, soprattutto nel terzo mondo, come segno di sottosviluppo; in occidente si formarono megalopoli.
1980 - 2000
Mutamento del fenomeno a causa di politiche restrittive dei paesi con tradizione di accoglienza; terziarizzazione dell'economia, crollo dell'Unione Sovietica, sovrappopolazione e guerre. La terziarizzazione richiede manodopera più qualificata, portando a una polarizzazione fra autoctoni e immigrati.
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