Che materia stai cercando?

Storia delle Istituzioni politiche e sociali - Re di Francia Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia delle Istituzioni politiche e sociali per l'esame della professoressa Bazzano. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: i poteri del re di Francia Francesco I e l'importante Dichiarazione dei diritti dell'uomo.

Esame di Storia delle Istituzioni politiche e sociali docente Prof. N. Bazzano

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Art. 4. Lamenteranno che tra le imposte indirette in vigore ve ne sono molte che nuocciono al

commercio interno del Regno, altre che si percepiscono in maniera incerta e ingiusta, dando luogo a

inquisizioni vessatorie odiose; che l’appaltatore delle imposte, interprete di regolamenti sempre

nuovi e mutevoli, esercita, col favore di sottili interpretazioni, un potere arbitrario sulle ricchezze

private; che le carte più segrete delle famiglie, i testamenti al cui beneficio si era rinunziato, una

differenza nella qualifica di operaio giornaliero o lavorante (che dovrebbe essere la stessa per la

gente di campagna) sono divenuti altrettanti motivi di persecuzioni.

Chiederanno la sospensione dei diritti dannosi e proibitivi, come il diritto di tratta che ostacola il

commercio all’interno del Regno [...].

Art. 9. Chiederanno inoltre la riforma delle leggi civili e criminali e di tutte le altre e la

compilazione di un codice penale.

Art. 10. Lamenteranno che le varietà delle leggi e delle consuetudini danno luogo a grandi difficoltà

e provocano una specie di disunione tra popoli vicinissimi.

Chiederanno che quelle differenti leggi siano gradualmente ravvicinate le une alle altre, soprattutto

quelle che riguardano l’autorità del padre e del marito, le tutele, le doti, l’uso comune dei beni, le

successioni, le donazioni, i testamenti e i fedecommessi, che è conveniente restringere il più

possibile. 1

Art. 11. Chiederanno la soppressione delle bannalità , delle corvées e do altri diritti che si rifanno

alla servitù personale e al regime feudale [...].

Art. 16. Osserveranno che è giusto accordare la nobiltà a persone di merito conosciuto e distinto,

ma che non la sia deve concedere per il prezzo di un ufficio che sarà rivenduto dal proprietario

nobilitato o dai suoi figli ad altri ai quali darà, con lo stesso prezzo, un primo grado di nobiltà;

questo attributo glorioso dovendo essere una ricompensa gratuita e il premio del talento e di grandi

virtù, non è giusto che si possa acquistarlo a prezzo di danaro.

Art. 17. Lamenteranno i detti deputati che il reclutamento della milizia è molto dannoso, che la

migliore gioventù lascia le campagne e il lavoro per entrare a servizio di persone privilegiate, che

inoltre è molto gravoso al popolo per le contribuzioni alle quali dà luogo.

Chiederanno che il reclutamento non sia più fatto per sorteggio e che con incentivi onesti e

volontari si invitino i giovani di tutte le classi a entrare nella milizia; ma è desiderabile che il terzo

stato non sia escluso, come sembra esserlo, dagli impieghi militari, e che il merito dia possibilità di

far carriera.

Art. 18. Lamenteranno che si invia dalla Francia molto denaro a Roma per bolle, provisioni,

dispense [...].

1 Si tratta delle arbitrarie contribuzioni imposte dai signori feudali agli abitanti di un villaggio ricadente sotto la loro

giurisdizione. Dal francese ban, bando, ordine del signore.

Art. 19. Chiederanno che si provveda alla sussistenza dei parroci soltanto con i beni ecclesiastici, e

che si affranchino da questa contribuzione le decime feudali e laiche, o almeno che queste non siano

gravate se non fino alla concorrenza dell’antica porzione di congrua di trecento lire, o ancor meglio

che si aumentino le entrate con la soppressione di qualche ordine regolare, le cui rendite potrebbero

essere destinate a questo fine.

(da F. Gaeta-G. Villani, Documenti e testimonianze, Principato, Milano, 1971)

La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789)

I Rappresentati del Popolo francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che

l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche

e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti

naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti

i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri [...]. In

conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere

Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.

Art. 1. Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono

essere fondate che sull’utilità comune.

Art. 2. Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imperscrittibili

dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

Art. 3. Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo

può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa.

Art. 4. La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti

naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il

godimento di questi stessi diritti. Questi limiti possono essere determinati solo dalla Legge.

[...]

Art. 6. La Legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere,

personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere uguale per

tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini essendo uguali ai suoi occhi sono

ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e

senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.

Art. 7. Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla

Legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che procurano, spediscono, eseguono o fanno

eseguire degli ordini arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in arresto, in

virtù della Legge, deve obbedire immediatamente; opponendo resistenza si rende colpevole.

[...]

Art. 9. Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato dichiarato colpevole, se si

ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona deve

essere severamente represso dalla Legge.

Art. 10. Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la

manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.

Art. 11. La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi

dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere

dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

Art. 12. La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa

forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è

affidata.

Art. 13. Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d’amministrazione, è indispensabile

un contributo comune; esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini, in ragione delle loro

sostanze.

Art. 14. Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro rappresentanti,

la necessità del contributo pubblico, di approvarlo liberamente, di controllarne l’impiego e di

determinarne la quantità, la ripartizione e la durata.

Art. 15. La società ha il diritto di chieder conto a ogni agente pubblico della sua amministrazione.

[...]

Art. 17. La proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo

quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previa una

giusta indennità.

(da A. Saitta, Costituenti e costituzioni della Francia moderna, Einaudi, Torino, 1952)

La Costituzione francese del 1791.

La Costituzione francese abolisce irrevocabilmente le istituzioni che ferivano la libertà e

l’uguaglianza dei diritti. – Non vi è più nobiltà, né distinzioni ereditarie, né distinzioni d’ordini, né

regime feudale, né alcuno dei titoli, denominazioni e prerogative che ne derivavano né alcun ordine

cavalleresco, né alcuna delle corporazioni o decorazioni, per le quali si esigevano delle prove di

nobiltà, o che supponevano delle distinzioni di nascita, né alcun’altra superiorità, all’infuori di

quella dei funzionari pubblici nell’esercizio delle loro funzioni. – Non vi è più né venalità, né

eredità d’alcun ufficio pubblico. – Non vi è più, per nessuna parte della Nazione, né per alcun

individuo, alcun privilegio o eccezione al diritto comune di tutti i Francesi. […] La legge non

riconosce più né voti religiosi, né alcun altro legame che sia contrario ai diritti naturali, o alla

Costituzione.

Titolo 1.

Disposizioni fondamentali garantite dalla Costituzione.

La Costituzione garantisce, come diritti naturali e civili: 1) Che tutti i cittadini sono ammissibili ai

posti e agli impieghi, senza altra distinzione che quelle delle virtù e delle capacità; 2) Che tutti i

contributi saranno ugualmente ripartiti fra tutti i cittadini in proporzione delle loro sostanze; 3) Che

gli stessi delitti saranno puniti con le stesse pene, senza alcuna distinzione delle persone.

La Costituzione garantisce parimenti, come diritti naturali e civili: - La libertà a ogni uomo

d’andare, di restare, di partire, senza poter essere arrestato, né detenuto, se non secondo le forme

determinare dalla Costituzione; - La libertà ad ogni uomo di parlare, di scrivere, di stampare e di

pubblicare i propri pensieri, senza che gli scritti possano essere sottomessi ad alcuna censura o

ispezione prima della pubblicazione, e di esercitare il culto religioso al quale aderisce; - La libertà ai

cittadini di riunirsi pacificamente e senza armi sottoponendosi alle leggi di polizia; - La libertà di

indirizzare alle autorità costituite delle petizioni firmate individualmente. Il Potere legislativo non

potrà fare leggi che menomino ed ostacolino l’esercizio dei diritti naturali e civili esposti nel

presente titolo, e garantiti dalla Costituzione; ma poiché la libertà consiste solo nel poter fare tutto

ciò che non nuoce né ai diritti altrui, né alla sicurezza pubblica, la legge può stabilire delle pene

contro gli atti che, attaccando o la sicurezza pubblica o i diritti altrui, sarebbero nocivi alla società.

La Costituzione garantisce l’inviolabilità delle proprietà, o la giusta e previa indennità di quelle

delle quali la necessità pubblica, legalmente constatata, esiga il sacrificio. – I beni destinati alle

spese del culto e a tutti i servizi d’utilità pubblica appartengono alla Nazione, e sono sempre a sua

disposizione. […]

I cittadini hanno il diritto di eleggere o scegliere i ministri dei loro culti.

Sarà creato e organizzato un Istituto generale di Soccorsi pubblici, per allevare i bambini

abbandonati, sollevare i poveri infermi, e fornire lavoro ai poveri validi che non abbiano potuto

procurarsene. Sarà creata e organizzata una Istruzione pubblica, comune a tutti i cittadini, gratuita

nelle parti d’insegnamento indispensabili a tutti gli uomini, e i cui istituti saranno distribuiti

gradualmente, in una proporzione combinata con la divisione del Regno.

Saranno stabilite delle feste nazionali per conservare il ricordo della Rivoluzione francese,

mantenere la fraternità fra i cittadini, e legarli alla Costituzione, alla Patria e alle Leggi. – Sarà fatto

un codice di leggi civili comuni a tutto il Regno.

[…]

Titolo III. Dei poteri pubblici.

Art. 1. La sovranità è una, indivisibile, inalienabile e imprescrittibile. Essa appartiene alla Nazione;

nessuna sezione del popolo, né alcun individuo può attribuirsene l’esercizio.

Art. 2. […] La Costituzione francese è rappresentativa: i rappresentanti sono il Corpo legislativo e il

Re.

Art. 3. Il Potere legislativo è delegato ad un’Assemblea nazionale composta di rappresentanti a

tempo determinato, liberamente eletti dal popolo. […]

Art. 4. Il Governo è monarchico. Il Potere esecutivo è delegato al Re, per essere esercitato, sotto la

sua autorità, da ministri e altri agenti responsabili. […]

Art. 5. Il Potere giudiziario è delegato a giudici eletti a tempo dal popolo.

Capitolo I. Dell’Assemblea nazionale legislativa.

Art. 1. L’Assemblea nazionale, che forma il Corpo legislativo, è permanente, ed è composta solo da

una Camera.

Art. 2. Essa sarà formata ogni due anni con nuove elezioni. – Ogni periodo di due anni costituirà

una legislatura.

[…]

Art. 5. Il Corpo legislativo non potrà essere sciolto dal Re.

[…]

Sezione quinta. Riunione dei rappresentanti in Assemblea nazionale legislativa.

[…]

Art. 6. I rappresentanti pronunzieranno tutti insieme, a nome del Popolo francese, il giuramento di

vivere liberi o morire. – Presteranno poi individualmente il giuramento di mantenere con tutte le

loro forze la Costituzione del Regno, decretata dall’Assemblea Nazionale Costituente, di niente

proporre né approvare, durante il corso della legislatura, che possa recarle pregiudizio, e d’essere

in tutto fedeli alla Nazione, alla Legge e al Re.

Art. 7. I rappresentanti della Nazione sono inviolabili: essi non potranno essere mai ricercati,

accusati né giudicati, per quello che avranno detto, scritto o fatto nell’esercizio delle funzioni di

rappresentanti.

Art. 8. Essi potranno, per fatti criminali, essere arrestati in flagrante delitto, o in virtù di un mandato

di cattura; ma ne sarà dato avviso senza indugio al Corpo legislativo; e l’azione potrà essere

continuata solo dopo che il Corpo legislativo avrà deciso che vi è luogo all’accusa.

Capitolo II. Della Corona, della Reggenza e dei Ministri.

Sezione prima. Della Corona e del Re.

Art. 1. La Corona è indivisibile, e delegata per eredità alla stirpe regnante di maschio in maschio,

per ordine di primogenitura, con l’esclusione perpetua delle donne, e della loro discendenza. […]

Art. 2. La persona del Re è inviolabile e sacra; il suo solo titolo è Re dei Francesi.

Art. 3. Non vi è in Francia autorità superiore a quella della Legge. Il Re non regna che in funzione

di essa, ed è solo in nome della Legge che egli può esigere l’ubbidienza.

Art. 4. Il Re, al suo avvento al trono, o non appena avrà raggiunto la maggiorità, presterà alla

Nazione, in presenza del Corpo legislativo, il giuramento di essere fedele alla Nazione ed alla

Legge, d’impiegare tutto il potere che gli è delegato a mantenere la Costituzione, decretata

dall’Assemblea Nazionale Costituente e a fare eseguire le Leggi. - Se il corpo legislativo non è

riunito, il Re farà pubblicare un proclama, nel quale saranno espressi questo giuramento e la

promessa di ripeterlo appena il Corpo legislativo sarà riunito.

Art. 5. Se, un mese dopo l’invito del Corpo legislativo, il Re non ha prestato questo giuramento, o

se, dopo averlo prestato, egli lo ritratta, sarà ritenuto abdicatario del trono.

Art. 6. Se il Re si mette a capo di un’armata e ne dirige le forze contro la Nazione, o se non si

oppone con un atto formale a una tale impresa, che si attuasse in suo nome, egli sarà ritenuto

abdicatario del trono.

Art. 7. Se il Re, essendo uscito dal Regno, non vi rientra dopo l’invito che gli sarà fatto del Corpo

legislativo, ed entro il termine fissato dal proclama, che non potrà essere minore di due mesi, sarà

ritenuto abdicatario del trono. […]

Art. 8. Dopo l’abdicazione espressa o decretata dalla Legge, il Re apparterrà alla classe dei cittadini,

e potrà essere accusato e giudicato come essi per gli atti posteriori alla sua abdicazione.

Art. 9. I beni particolari che il Re possiede al momento dell’avvento al trono sono riuniti

irrevocabilmente al patrimonio della Nazione. […]

Art. 10. La Nazione provvede allo splendore del trono con una lista civile, il cui ammontare è

determinato dal Corpo legislativo ad ogni cambiamento di regno, per tutta la durata del regno. […]

Sezione quarta. Dei ministri.

Art. 1. Solo al re spetta la scelta e la revoca dei ministri.

Art. 2. I membri dell’Assemblea nazionale attuale e delle legislature seguenti, i membri del

Tribunale di cassazione e quelli che presteranno servizio nell’Alto giurì non potranno essere

promossi al ministero, né ricevere posti, doni, pensioni, stipendi, o commissioni dal Potere

esecutivo o dai suoi agenti, per tutta la durata delle loro funzioni, né per i due anni successivi.

[…]

Art. 4. Non potrà essere eseguito alcun ordine del Re se non è firmato da lui e controfirmato dal

ministro o dall’ordinatore del dipartimento.


PAGINE

14

PESO

62.44 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Bazzano Nicoletta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Storia delle istituzioni politiche e sociali

Storia delle Istituzioni politiche e sociali - il cammino della democrazia
Appunto
Storia delle Istituzioni politiche  e sociali - il trono di Napoli
Appunto
Storia delle Istituzioni politiche e sociali - la petizione della Virginia
Appunto
Storia delle Istituzioni politiche e sociali - la concessione dello statuto
Appunto