Storia delle istituzioni politiche e sociali
Cosa si intende per storia?
Un nostro contemporaneo, M. Bloch, nel libro Apologia della storia (1941-42) ha dato una definizione di storia. Secondo lui la storia è: << scienza degli uomini nel tempo>>. La scienza ci fa capire che non stiamo parlando di erudizione. Uomo è al centro della storia. Tempo fa riferimento a due questioni: mutamento e continuità.
La storia in genere ha un duplice significato:
- Res gestae: indica i fatti così come sono accaduti.
- Historia rerum gestarum: indica la storia dei fatti che sono accaduti.
La storia è la successione degli eventi, mentre lo studio di questi eventi è definita "conoscenza storica", ovvero, la storiografia. Il primo significato che attribuiamo alla storia, racconta in maniera oggettiva ciò che è accaduto. Se noi dicessimo che la storia sarebbero i fatti accaduti, diciamo che la storia è in grado di produrre fedelmente dei fatti. Il mito della possibilità di raccontare i fatti così come si sono verificati è legato all’età del Positivismo.
==> metodo storico dell’800 [storico Ramke]
Noi però intendiamo la storia come historia rerum gestarum, ovvero come storiografia, ovvero tutta la storia è interpretazione di fatti.
Il cambiamento di percezione nel tempo
Nel periodo pre-Illuminismo vi è una stabilità istituzionale, i cambiamenti venivano giustificati come causa della natura. Questi cambiamenti mutavano sempre nello stesso andamento con un ordine ciclico e secondo un ordine peggiorativo. Solo a partire dall’Illuminismo, nel ’700, si è ritenuto utile e sensato studiare la storia, perché in quel tempo cambiò il modo di percepire il tempo e la storia. Si iniziò così a parlare di progresso e di civilizzazione che posero lo studio della storia come funzionale alla politica e alla collocazione della storia come scienza sociale.
Nell’antica Roma e antica Grecia si pensava alla storia se avesse un andamento ciclico.
Antica Grecia
Aristotele
Aristotele utilizzò due parametri per analizzare le istituzioni o forme di governo:
- Quantitativo: quanti erano a governare?
- Qualitativo: quali erano le forme di governo migliori o peggiori?
Il governo di uno: regno degenera in ==> tirannide
Il governo di pochi: aristocrazia degenera in ==> oligarchia
Il governo di molti: politeia degenera in ==> democrazia
Ciò che distingueva le forme corrette da quelle corrotte era l’interesse dei governanti. Quando si governa per il bene comune si ha una costituzione corretta, mentre quelle forme nelle quali chi governa guarda all’interesse di uno solo, di pochi o di molti, si hanno delle costituzioni deviate.
Antica Roma
La storiografia classica è caratterizzata da una visione ciclica del tempo (no progresso), analisi razionale della realtà, dimensione politico-militare [dimensione dell’élite].
Polibio [205 a.C]
È uno storico e politico greco che, nel libro Historie, parla di fattori dell’ascesa della potenza romana. Nell’antica Roma, Polibio conferma la visione ciclica peggiorativa, ma aggiunge una riflessione offrendo una visione costituzionale. Polibio dice: << come la ruggine è il male del ferro e i tarli per il legno, allo stesso modo con ogni costituzione nasce un male naturale inseparabile>>.
Polibio descrive questa architettura istituzionale spiegando guardando alla Roma repubblicana e alle sue istituzioni interne. Se si guarda al potere del console (potere di uno), lo Stato appare monarchico e regio; se si guarda al potere del senato (potere dei pochi), lo Stato appare aristocratico; se si guarda al potere dei comizi (potere di molti), lo Stato appare democratico. Tali istituzioni hanno fatto il successo dello Stato romano, poiché in tal modo ciascun organo può ostacolare gli altri o collaborare con essi. Polibio quindi, considerando le istituzioni della Roma repubblicana, nota come la coesistenza di questi organi fa sì che la corruzione venga rallentata. Questa coesistenza di istituzioni viene chiamata da Polibio con il nome di “governo misto”.
Il concetto di progresso nella storia
Dal ’700 invece cambiò il modo di concepire la progressione nel tempo della storia e cambiò la prospettiva in quanto si passò da una dimensione ciclica ad una dimensione progressiva e ottimistica della storia, secondo la quale la storia prosegue verso un lungo e continuo miglioramento. Lo storico in questo modo nell’illuminismo divenne in un certo senso in grado di “predire il futuro” e non a caso con Hegel si iniziò a parlare di storia intesa come “scienza predittiva” in quanto conoscendo la storia del passato si poteva predire e migliorare il futuro.
Dall’800 ad oggi però il modo di concepire la storia è cambiato, basta pensare al processo storico che non è andato sempre verso un miglioramento e verso una maggiore civilizzazione. Benedetto Croce definì il ’900 come il << secolo a tutta democrazia>> facendo pensare ad un secolo caratterizzato da un progressivo miglioramento, eppure non fu così.
Arnold J. Toynbee [1889-1975]
È uno storico sociale economista della London School of Economics il quale riflettendo sull’attività dello storico, arrivò a criticare la visione storicistica hegeliana secondo cui la storia andava sempre verso il progresso ed elaborò una propria visione. Secondo lui la storia non ha un andamento progressivo, ciclico e non è predittiva, ma si riproduce secondo un andamento tendenzialmente migliorativo, ma con balzi in avanti e battute d’arresto.
Spirale conica ==> riproduce gli eventi del passato; altre volte migliora, altre volte peggiora.
Henry Marron [1904-1977]
Storico francese del cristianesimo che si è cimentato nella riflessione della storia e sulla figura dello storico. Conoscenza storica (1954) ==> parla della conoscenza relazionale ossia una conoscenza consapevole che consente allo storico di mettere in relazione presente e passato. Questo modo di interpretare la storia viene sintetizzato in tre variabili:
- Conoscenza storica [H]
- Passato [P]
- Presente [P]
H = P/P ==> studiando la storia con questa prospettiva viene posto al centro delle vicende studiate il ruolo dell’uomo.
Altri tipi di conoscenza storica sono il negazionismo [negare l’esistenza di qualcosa nel passato che caratterizza un uso strumentale della storia] e il revisionismo [studiare il passato tenendo conto del presente in un’accezione negativa]. L’anacronismo invece consiste nel ricercare nel passato elementi di modernità non ancora esistiti.
Il rapporto tra passato e presente
Il rapporto tra passato e presente non è univoco. Definiamo il concetto di presente. Definizione di presente data dal professore: Se è vero che non c’è un nesso univoco tra passato e presente e se è vero che la nostra scienza debba avere come fine l’interrogarci sulla complessità del presente e se è vero che il rapporto tra passato e presente ci debba essere per capire il presente, allora il presente può essere letto come il risultato dei tentativi che, in passato sono stati tentati da una collettività per dare concretezza a sistemi di regole che la comunità considerava fondamentali per la coesistenza tra gli individui e i componenti della stessa comunità. Il presente sarebbe una stratificazione di regole o modi di essere, giunta fino a noi, che la storia ci racconta.
Le istituzioni politiche
Istituzione: parola polisemica adattabile in molti ambiti. Viene applicata in due campi semantici principali: l’atto di istituire qualcosa oppure il prodotto dell’attività istitutiva. Le istituzioni politiche vengono associate al campo dell’organizzazione del potere della società. Possiamo definire l’istituzione come un insieme di regole avente certi denominatori comuni che la coscienza sociale avverte come particolarmente rilevanti.
Il lemma “istituzioni politiche” contrariamente a quanto ci si aspetti per moltissimi secoli non compare nel lessico delle scienze sociali. La prima acquisizione appartiene a un periodo recente, il ’700. Istituzione ==> (istituire) e politica ==> (partecipazione alla società) non erano mai collegate. In precedenza non sono mai state studiate le istituzioni politiche in quanto si pensava che si sviluppassero per ordine naturale.
Uno dei primi a ragionare in termini di istituzione politica è l’illuminista scozzese, Adam Ferguson. Quando si parla di istituzioni è necessario prendere in considerazione anche lo Stato.
Che cos'è lo Stato?
C’è sempre lo Stato? Ci sono realtà senza Stato? Si può pensare ad una comunità senza Stato? Lo Stato non è un dato ontologico, non è un dato meta-storico, morfologico. Lo Stato non c’è sempre stato nel corso del tempo infatti laddove andassimo a cercare lo Stato in regioni in cui lo Stato non c’è mai stato si fa un’operazione di anacronismo.
I sostenitori della visione stato-centrica affermano che non è possibile che una comunità politica sia senza Stato perché tutti sono partecipi di un’istituzione statale.
Si può parlare di Stato nel Medioevo? Nel Medioevo si possono trovare strutture politiche molto complesse che però non possono essere definite come Stato. Nella ricerca scientifica e storiografica, la distinzione tra cosa è lo Stato e che cosa non è Stato, è stata risolta solo nel 1918.
Solo dalla fine dell’800 alcuni studiosi iniziarono a mettere in discussione la visione stato-centrica per dare una risposta alla domanda che cos’è lo Stato? Molti storici iniziarono a considerare lo Stato come un sistema di dominio retto da regole condivise dalla collettività e prodotte dalla storia. Al vertice di questa istituzione vi era un soggetto, il sovrano, il cui potere doveva essere definito “sovranità non derivata”.
Santi Romano (1845-1947) e l'ordinamento giuridico
Santi Romano si inserì nel dibattito culturale riguardante lo studio delle scienze sociali, interrogandosi sulla storia dello Stato. Nel 1918 Santi Romano (giurista) scrisse L’Ordinamento giuridico, dove tende a modificare la dimensione storica, sociale e economica. Guardando indietro nel tempo osserva che lo stato non c’e sempre stato, a patto che si dia di stato una definizione precisa: ovvero, quel sistema di dominio su un dato territorio, con a capo un soggetto portatore di un potere non derivato (“sovranità assoluta”) ==> Jean Bodin 1576 I Sei libri della Repubblica. Egli cristallizzò per la prima volta l’idea che lo Stato fosse prodotto dell’uomo. Fino ad allora invece coloro che pensavano che lo stato ci fosse sempre stato sostenevano che le forme della politica non fossero influenzabili e modificabili dall’uomo.
Le differenze tra ordinamento giuridico e Stato
Nell’ordinamento giuridico, a differenza dello stato, non c’è un nesso tra territorio, potere e comunità e inoltre non si teneva in considerazione la dimensione territoriale in quanto fino alla Pace di Vestfalia del 1648 la struttura territoriale intesa come “accessorio” fondamentale dello Stato non era presente.
Inoltre, a differenza dello Stato in cui il sovrano governava sulla base di una sovranità non derivata, il soggetto che comandava in un ordinamento giuridico lo faceva sulla base di una “sovranità relativa”, ovvero sulla base di un’investitura che proveniva dal basso e non dall’alto, sulla base di una negoziazione degli altri soggetti sul proprio territorio.
[Per sovranità non derivata si intende quella sovranità in cui il potere non deriva dal popolo o da una negoziazione, ma deriva da un’entità divina” ed è perciò l’opposto della sovranità relativa, ovvero quella sovranità in cui potere deriva dal basso.]
In termini cronologici, la sovranità relativa va dalla caduta dell’impero Romano nel 1576, mentre si inizia a parlare di sovranità assoluta/derivata solo con Jean Bodin nel 1576 con l’opera I sei libri della Repubblica.
Quando si iniziò a parlare di Stato?
Il concetto di Stato arrivò solo a partire dal 1513, con la pubblicazione de Il Principe di Machiavelli. Per la prima volta si iniziò a parlare del nesso tra Stato ed istituzione, ovvero lo Stato inteso come un’organizzazione complessa caratterizzata da chi governa, ovvero il sovrano, e da chi era governato, ovvero i propri sudditi.
Nella sovranità non derivata/assoluta dello Stato chi comanda è posto in una condizione di comandare sulla base di una scelta consapevole e di convenienza da parte dei soggetti che fanno parte di una comunità. Si dice che sia portatore di una dote che non è terrena e che lo pone nella condizione di essere scelto come l’unico in grado di comandare.
Nella sovranità derivata/relativa dell’ordinamento giuridico il sovrano comandava attraverso una negoziazione con il popolo, quindi una negoziazione terrena e non ultra-terrena. In questa sovranità governava di solito chi era ricco, non in termini di soldi, ma in termini di possesso di terre. Il possesso della terra si traduceva in potere politico e chi aveva più terre aveva anche più potere politico.
Il sovrano
Chi è il sovrano? Come si percepiva il sovrano? Come esercitava il potere il sovrano? Il sovrano corrisponde al soggetto di vertice e solo a partire dal 1513 iniziò ad essere chiamato “sovrano” o “re”, ovvero solo a partire dal momento in cui si iniziò a parlare di Stato. Il sovrano quindi per lungo tempo fu considerato come un vero e proprio giudice e non come un dittatore. La sovranità in questo senso è da considerarsi come un insieme di poteri, ovvero come un insieme di regole presenti nel territorio.
Costituzione premoderna
Dal 1476 fino all’800, a causa della caduta dell’impero Romano d’occidente che teneva tutti i soggetti uniti e coordinati sotto un’unica entità statale, sia i soggetti di vertice sia i soggetti non di vertice si trovarono ad operare e a rapportarsi in un contesto plurale. Di conseguenza si creò una situazione di realtà senza Stato. Presero vita forme di organizzazione del potere sempre più complesse ma che per lungo tempo (fino al XII-XIII secolo) saranno caratterizzate da un soggetto di vertice scelto dal basso verso l’alto.
Il crollo dello Stato crea dal punto di vista sociale una situazione duale tra nobili e non nobili. Otto Brunner nel Terra e potere precisa che i nobili erano caratterizzati dal possesso della terra e dal fatto che vivessero senza lavorare.
Queste forme di organizzazione del potere godevano di una propria costituzione intesa con l’accezione tedesca “Verfassung” (assenza di costituzione scritte), ma sistema di regole e di norme proprie.
Per descrivere il sistema di regole scritto o non scritto si usa il termine “Konstitution”, non ancora presente nell’età prestatale.
Mentre invece se si vogliono analizzare le diverse modalità con cui si rapportano tra di loro i singoli organi politici all’interno dello Stato, i tedeschi utilizzavano il termine Verfassung ossia il modo di essere di un ordinamento, di uno Stato, di una comunità politica.
Concetto di casta, classe, ceto
Il ceto (si parla di privilegi) è quella categoria che si presta allo studio delle istituzioni. Tipico delle società ottocentesca, è uno strato cui si appartiene sulla base del possesso di un certo numero di diritti, in base allo status giuridico. L’ascensore sociale è possibile ma imprevedibile nel suo funzionamento. La stratificazione in ceti fu significativa perché la condivisione di uno stesso pacchetto di diritti e di doveri politici tra gli appartenenti ad uno stesso ceto fece sì che da una parte si sviluppasse un sentimento di appartenenza collettivo e dall’altra fece sì che si sviluppassero le istituzioni rappresentative cetuali, come le corporazioni, che soddisfacevano gli interessi e le esigenze di tutti gli appartenenti ad un ceto, inoltre permettevano ad un ceto di dialogare con altri ceti.
La casta è quella categoria della società in cui i gruppi sociali sono determinati dalla nascita. Caratteristica che costituzionalmente identifica la casta è l’impossibilità di passare da una casta all’altra in quanto si tratta di un gruppo chiuso e impermeabile a qualsiasi forma di ascesa sociale. Weber sosteneva che si riscontrasse nel mondo orientale.
Si appartiene ad una classe invece sulla base della funzione economica. Weber sosteneva che le società maggiormente divisa in classi sono le società moderne dove al variare della funzione economica varia anche la posizione nelle classi.
La nascita dello Stato
La nascita dello Stato avvenne tramite l’articolazione di varie forme di potere:
- La casa: comprendeva la comunità dei consanguinei e dei servi. All’interno di questo ordinamento il “pater familias” esercitava un vero e proprio potere domestico.
- La signoria fondiaria: dal punto di vista costituzionale è un ordinamento molto resistente e vincolante. Racchiude una cerchia più grande in quanto è costituita dall’insieme dei pater familias facenti parte di un ceto inferiore (contadini) che si subordinavano ai signori fondiari (nobili, quindi di un ceto superiore) in cambio di protezione.
- Il sistema feudale di dominio: era un ordinamento verticale gerarchico che legava due soggetti appartenenti allo stesso ceto, ma con poteri diversi.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Storia delle istituzioni politiche
-
Storia delle Istituzioni politiche
-
Storia delle Istituzioni politiche
-
Storia delle istituzioni politiche - appunti