Nicoletta Bazzano, La costruzione della polisinodia fra Carlo V e Filippo II d’Asburgo
L’ascesa al trono di Napoli nel 1554, dopo l’investitura al ducato di Milano, segna
l’inizio della cessione di gran parte dell’eredità di Carlo V a Filippo II, che nel volgere di
pochi anni succederà al padre in Sicilia, nelle provincie fiamminghe e borgognone e, infine,
in Castiglia e in Aragona, trovandosi a capo di quell’insieme composito che ritrova nel
sovrano e nella fede religiosa la sua unità e che si suole definire Monarchia cattolica.
La figura di Filippo II si distingue decisamente sia da quella del padre, l’imperatore Carlo V,
1
sia da quella dei suoi successori sul trono della Monarchia . Diversamente dall’apolide Carlo di Gand,
capace di esprimersi nelle molte lingue parlate nelle regioni del suo impero, attorniato da consiglieri
provenienti da ogni dove, sempre itinerante, insieme alla sua corte, da una provincia all’altra, Filippo
è profondamente legato alla natale Castiglia e ai suoi abitanti, come ben nota l’ambasciatore
veneziano Michele Suriano:
[Filippo II] né stima altra nazione più che la Spagnuola: con questi si trattiene, con questi si consiglia e
con questi si governa, e contro il costume dell’Imperatore, fa poco conto degl’Italiani e delli Fiamminghi, e
manco di tutti de’ Tedeschi. E sebbene intrattiene uomini principalissimi di ogni nazione nelli suoi regni, però
non si vede che ne voglia ammettere alcuno nei consigli segreti, ma li trattiene solamente per le cose della
.
2
guerra, e forse non tanto perché faccia stima di loro, quanto per levare l’occasione a’ nemici di valersene
In Castiglia, dunque, Filippo, divenuto re, stabilirà la sua corte e dalla Castiglia non si
muoverà se non raramente fino alla morte, nel 1598, se si esclude il soggiorno lusitano dei
primi anni ottanta in occasione della conquista del Portogallo, preferendo al contatto diretto
con i sudditi delle tante province sulle quali regna, l’accurato e solitario esame dei documenti
che da essi provengono. Un preciso accordo politico stretto fra l’imperatore e i maggiori
esponenti dell’aristocrazia castigliana influenza in maniera determinante la vicenda umana di
Filippo II. Il futuro re di Castiglia e d’Aragona, di Sicilia e di Napoli, duca di Milano e di
Barcellona, nasce a Valladolid, il 21 di maggio del 1527, pochi anni dopo la rivolta dei
comuneros. La rivolta aveva visto tra i suoi principali protagonisti alcune delle famiglie più
importanti dell’aristocrazia castigliana, ribelli all’autorità di un sovrano fiammingo e
sconosciuto, ed era stata sedata non solo con la repressione armata ma anche con la promessa
1
Un quadro sintetico delle variazioni intercorse nel governo della Monarchia dopo l’insediamento al trono di
Filippo II è offerto da E. B C , La problemática del cambio político en la España de Felipe II.
ELENGUER EBRIÁ
Puntualizaciones sobre su cronologia, in “Hispania”, vol. XL, 1980, pp. 529-576.
2
M. S , Relazione di Filippo II Re di Spagna letta in Senato da Michele Suriano nel 1559, in Le relazioni
URIANO
degli ambasciatori veneti al senato durante il secolo decimosesto, a cura di E. Alberi, Firenze 1839-1863, s. I,
vol. III, p. 380. 1
da parte dell’imperatore che l’erede al trono avrebbe risieduto nella regione: Filippo II,
quindi, trascorre l’infanzia e gran parte della prima giovinezza in Castiglia . Affidato sin dai
3
primi anni di vita alle cure di precettori castigliani, quali Juan Martínez Siliceo, Cristobál
Calvete de Estrella, Honorato Juan e Juan Ginés de Sepúlveda, sotto la direzione di Juan de
Zúñiga Avellaneda, circondato dai rampolli delle famiglie dei grandes, incapace di parlare
altra lingua se non il castigliano , Filippo lascia la Castiglia per la prima volta da adulto, nel
4
1548. Il viaggio che il giovane principe intraprende con la sua corte lo porta a visitare
l’alleata repubblica di Genova e il ducato di Milano prima di giungere a Bruxelles, dalla quale
fa ritorno in Castiglia nel 1551 . Incoronato re di Napoli e di Sicilia nel 1554, Filippo
5
abbandona la meseta castigliana per approdare sulle rive del Tamigi in occasione del
matrimonio con Maria Tudor. Nominato governatore delle Fiandre nel 1555 e assurto ai troni
di Castiglia e di Aragona l’anno successivo, alla morte della consorte inglese, nel 1559, dopo
un ulteriore breve soggiorno nelle Fiandre, decide di stabilirsi in maniera definitiva in
Castiglia. A motivare la sua scelta non sarebbero esclusivamente ragioni affettive, ma anche
considerazioni economiche, inevitabili nella riflessione di un sovrano la cui eredità ricevuta
dal padre è fortemente gravata dai dissesti finanziari provocati dalla continua lotta con la
Francia. “Los reinos de Castilla - con la cooperación de los de Aragón, Cataluña y Valencia”
costituiscono per Filippo II, la cui ascesa al trono di Castiglia e di Aragona è funestata da una
bancarotta, “el sostén dinerario de la entidad en los trances de peligro” . La residenza stabile
6
del sovrano conferisce alla Castiglia un prestigio cui le altre provincie dell’impero non
possono aspirare e all’aristocrazia castigliana una concreta possibilità di approfittare della
prossimità del re .
7
La ricca Castiglia cinquecentesca offre al sovrano un numero ragguardevole di centri
urbani dove stabilire la propria residenza. Fra tutti, Valladolid e Toledo spiccano per avere in
precedenza ospitato le teste coronate castigliane o i maggiori rappresentanti religiosi della
penisola. Tuttavia, alle blasonate città, ricche di monumenti e vestigia che testimoniano un
passato regale, Filippo II preferisce il piccolo pueblo di Madrid, poco più di un borgo prima
3
G. P , Un solo re, un solo impero. Filippo II di Spagna, Bologna 1985, p. 19.
ARKER
4
J. M. M , Niñez y juventud de Felipe II, Madrid 1941.
ARCH
5
Il viaggio del principe è raccontato da J. C. C E , El Felicissimo Viaje del muy alto y muy
ALVETE DE STRELLA
Poderoso Principe Don Phelippe, Hijo del Emperador Don Carlos Quinto Maximo, desde España a sus tierras
de la baxa Alemana: con la descripcion de todos los Estados de Brabante y Flandes (1552), a cura di M. Artigas
y Ferrando, Madrid 1930.
6
F. R M , Prólogo a G. P , Felipe II, Madrid 1991, p. 13.
UIZ ARTÍN ARKER
7
M. J. R S , The Court of Philip II of Spain, in Princes, Patronage and Nobility. The Court at
ODRÍGUEZ ALGADO
the Beginning of the Moder Age c. 1450-1650, a cura di R. G. Asch, A. M. Birke, Oxford 1991, p. 208.
2
del suo arrivo. A motivare la scelta concorrono tanto ragioni segnatamente geografiche, dato
che la cittadina si trova al centro geometrico della penisola iberica, quanto ragioni di natura
cerimoniale e urbanistica.
L’adozione del cerimoniale "all’uso della casa di Borgogna" all’interno della casa del
principe Filippo era stata promossa nel 1548 per volere espresso di Carlo V, quale modo fra i
tanti di rinsaldare i legami fra il figlio visceralmente castigliano e i possedimenti fiamminghi .
8
L’etichetta borgognona, assai più articolata del semplice e severo stile domestico castigliano
precedentemente in uso nella casa del principe, aveva comportato infatti, rispetto alle
consuetudini precedenti, una moltiplicazione del numero delle persone addette al servizio
personale del sovrano, che arrivano ad essere anche più di un migliaio. Toledo, la cui
fisionomia sia cerimoniale che urbanistica appare fortemente segnata da rituali religiosi che
ne scandiscono la vita, non sembra in grado di reggere l’impatto con lo spettacolare aumento
della popolazione cortigiana. Madrid, di contro, consente al giovane Filippo II la
manipolazione dello spazio urbano secondo i suoi desideri e le necessità imposte dall’uso
dell’etichetta borgognona .
9
Il cerimoniale borgognone consiste in una complessa normativa esemplata sulla prassi
di vita e di governo messa in atto dal duca Carlo di Borgogna, secondo la narrazione di Oliver
de la March . Esso comporta la magnificazione e la spettacolarizzazione di ogni singolo gesto
10
del sovrano, in modo da sacralizzarne la figura: “Este ceremonial de corte no es al cabo otra
cosa que un culto profano y secularizado, de proporciones colosales, una ilusoria divinización
del soberano terreno, una equiparación impropria de conceptos divinos y humanos” . La sua
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concezione, infatti, poggia sulla convinzione che il sovrano debba vivere nell’isolamento, da
una parte in quanto essere consacrato che bisogna preservare da ogni danno, dall’altra perché
figura tanto carica di forze soprannaturali da poter nuocere con la sua vicinanza ai semplici
8
J. H. E , The court of the Spanish Habsburgs: a peculiar institution?, in Politics and culture in Early
LLIOTT
Modern History. Essays in Honor of H. G. Koenigsberger, a cura di P. Mack, M. C. Jacob, Cambridge 1987, pp.
5-24. Carlo V che impone il rigido cerimoniale al figlio non lo rispetterà vedendo in esso uno strumento di
limitazione delle sue libertà personali.
9
A. Á E , Felipe II, la Corte y Madrid en 1561, Madrid 1985, pp. 3-4. Si veda inoltre J. I.
LVAR ZQUERRA
G N , En torno al problema del establecimiento de la capitalidad de la monarquía hispánica en
UTIÉRREZ IETO
Madrid, in “Revista de occidente”, n. 27-28, vol. VIII, 1983, pp. 52-65. Per l’approfondimento generale sul
ruolo delle capitali nella prima età moderna A. M. H , Cities and Capitals in the formation of the
ESPANHA
modern States, in “History and Theory”, n. 18, 1990, pp. 702-720.
10
BNM, Ms. 9089. Manuscrito del Mayordomo Mayor Oliver de la March. Sulla corte di Borgogna si leggano
A. J. A , The golden age of Burgundy, in The courts of Europe. Politics, Patronage and Royalty, 1400-
MSTRONG
1800, a cura di A. G. Dickens, London 1979, pp. 55-76 e W. P , The Court of the Dukes of Burgundy, a
ARAVICINI
model for Europe?, in Princes, cit. pp. 69-101.
11
L. P , Felipe II, bosquejo de una vida y de una época, Madrid 1942, p. 141.
FANDL 3
mortali. Ogni atto quotidiano del re è codificato e regolamentato dal cerimoniale, che
prescrive anche quali persone e a che titolo debbano assisterlo durante la giornata: il
mayordomo mayor sovrintende all’apparato dell’intera residenza del re; il camarero mayor
gli è vicino nell’intimità; il cavallerizo mayor lo accompagna durante le cavalcate o le battute
di caccia; il maresciallo d’alloggio o aposentador de palacio si preoccupa di trovare una
sistemazione a coloro che giungono a corte chiamati dal sovrano e che vi risiedono dietro suo
ordine. Mansioni specifiche hanno inoltre il confessore del re, i capitani delle guardie
spagnola e tedesca e i medici di corte. Ulteriore personale della casa è costituito dai
gentiluomini de camara, casa y boca, dagli aiuti di camera, dai diversi ufficiali legati alla
camera e alla cucina, dalle guardie di palazzo (più di duecento, tra spagnoli, tedeschi e arcieri
fiamminghi), dai monteros de camara (una sorta di guardia notturna), dai marescialli
d’alloggio di rango minore, dal custode dei gioielli della corona, dall’orologiaio e così via, la
maggior parte dei quali possono contare su sottoposti. A completare il complesso e
piramidale sistema cerimoniale di origine borgognona stanno i diversi portieri, gli uscieri e,
infine, i mozzi di cucina e di scuderia . I compiti precipui del numeroso personale che
12
circonda il re consistono nel proteggerlo e nell’isolarlo, mansione facilitata da alcune
caratteristiche che assume l’architettura del palazzo regio. Nel complesso monumentale
dell’Escorial, ad esempio, le stanze private del sovrano, lo studio e il dormitorio-oratorio che
si affaccia sull’altare maggiore della basilica, sono separate dagli ambienti circostanti da
un’anticamera e da un corridoio, mentre la stessa sala del trono, dove il re concede udienza,
presenta un’ampia anticamera, al tempo stesso sala d’attesa per coloro che devono essere
ricevuti e cesura spaziale, linea di confine, fra l’ambiente in cui si entra a diretto contatto con
la consacrata figura del sovrano e il resto del palazzo . Nelle stanze private, precluse ai più,
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hanno entrada, ossia libero accesso, solo coloro che, in virtù dell’incarico che ricoprono,
sono chiamati ad assistere il sovrano nelle attività quotidiane. Costoro, in rispetto a quanto
descritto da Oliver de la March e ispirato dai precetti cavallereschi, appartengono
12
M. F Á , Sociedad, in Historia de España Menéndez Pidal, a cura di J. M. Jover Zamora, vol.
ERNANDEZ LVAREZ
XIX, El siglo XVI. Economia, sociedad, instituciones, Madrid 1989, pp. 317-324. Sulle caratteristiche
dell’impianto del cerimoniale borgognone nella corte degli Austrias si vedano anche C. G -C
ÓMEZ ENTURIÓN
J , La herencia de Borgoña: el ceremonial real y las casas reales en la España de los Austrias (1548-
IMÉNEZ
1700), in Las sociedades ibéricas y el mar a finales del siglo XVI, tomo I, La corte. Centro e imagen del poder,
Lisboa 1999, pp. 11-31 e M. J. D R B , Felipe II y la configuración del sistema ceremonial de la
EL IO ARREDO
Monarquía católica, in Felipe II (1527-1598). Europa y la Monarquía católica, a cura di J. M M ,
ARTÍNEZ ILLÁN
Madrid 1998, 4 voll., tomo I, pp. 677-703.
13
Sul complesso dell’Escorial si veda P. L. F F R , El Escorial y las bellas artes y
ERNÁNDEZ Y ERNÁNDEZ DE ETANA
ciencias (1561-1596), in Historia de España Menéndez Pidal, a cura di R. Menéndez Pidal, vol. XXII, España
en tiempo de Felipe II, t. II, Madrid 1981, pp. 607-668. 4
generalmente alle famiglie dei grandes e dei títulos, in quanto pares del primus, il sovrano, e
quindi degni di stargli a fianco e di prestargli servitium. Questi pochi privilegiati possono
quindi beneficiare delle barriere che l’etichetta borgognona alza fra il re e l’intera corte:
l’obbligo al contatto frequente offre loro inoltre l’ambita possibilità di intrattenere un dialogo
riservato con il re e favorisce l’occasione di orientarne la volontà politica .
14
Come nota un attento ambasciatore veneziano, Federico Badoero, presente alla corte
di Filippo II alla fine degli anni cinquanta e minuzioso osservatore, a Madrid, tuttavia, non ci
si attiene rigidamente alla regola dettata dal cerimoniale:
Troppo spesso avviene che quelli dei carichi maggiori non si ritrovano nella corte o perché procurin
fuori ancora altri gradi, o perché Sua Maestà non abbia necessità di adoperarli, ond’ella non appare sì grande e
ordinata come è .
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Infatti, coloro che, in virtù del grado nobiliare che detengono, sono favoriti nella
nomina agli incarichi che consentono un più stretto contatto con il re, sono anche gli stessi
che per la medesima ragione possono ragionevolmente aspirare alle più alte cariche civili e
militari nell’ambito della Monarchia. La nomina ad un incarico prestigioso quale quello di
mayordomo mayor o di camarero mayor all’interno della casa reale, quindi, non assicura di
per se stessa la possibilità di consigliare il re e di indirizzare le sue decisioni, in quanto
mansioni politico-militari in una provincia distante dalla corte possono allontanare, talvolta
per lungo tempo, dalla vicinanza e dalla confidenza del sovrano . Chi su espresso volere del
16
re risiede stabilmente alla corte è, al contrario, in grado di monopolizzarne l’attenzione, di
porsi come medium privilegiato fra i postulanti che chiedono udienza o i consigli che
producono le deliberazioni di governo e il sovrano stesso e di influenzare, anche
pesantemente, le risoluzioni politiche.
Il privilegio di un’assidua conversazione intima con Filippo II nel segreto delle stanze
regali non è, tuttavia, appannaggio esclusivo dei pochi grandes che assurgono agli incarichi
domestici presso la persona del re e che non vengono allontanati dalla corte con
14
F. B Á , La majestad de Felipe II. Construcción del mito real, in La corte de Felipe II, a cura di J.
OUZA LVAREZ
Martínez Millán, Madrid 1994, pp. 37-72.
15
F. B , Delle Spagne e di Filippo II (1557), in Le relazioni, cit., vol. III, p. 238.
ADOERO
16
A questo riguardo esemplare può essere considerata la parabola umana e politica di Fernando Álvarez de
Toledo, duca d’Alba, mayordomo mayor, ma spesso lontano dalla corte o per incarichi militari o perché
allontanato dal sovrano, irritato dall’aggressività del suo carattere. Sul personaggio si veda W. S. M , El
ALTBY
Gran Duque de Alba, Madrid 1985. 5
l’assegnazione di un comando militare o civile in una delle province della Monarchia. Le
porte, serrate ai più, si aprono anche per lasciar passare coloro che coadiuvano il re nelle
fatiche burocratiche, i segretari. Il rey oculto, protetto e isolato dalla rigida etichetta
cortigiana, pur disdegnando, sempre con maggior forza col passare degli anni, di presenziare
alle riunioni dei consejos che presiede, e segnatamente del Consejo de Estado, non tralascia,
infatti, di seguire con dedizione, maniacale a detta di alcuni contemporanei, l’opera di
governo. L’ausencia del re è colmata dalla presenza costante all’interno del consejo di un
secretario.
La figura del secretario appare in Castiglia durante la tarda età medievale; tuttavia il
titolo di concessione della carica non presenta una esatta specificazione dei compiti
assegnatigli, che possono andare dall’asesoramiento del sovrano in concorrenza con
l’organismo collettivo, il consejo, concepito e formato a questo fine, alla redazione e
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Storia delle Istituzioni Politiche
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Storia delle Istituzioni politiche e sociali - la riforma elettorale del 1882