Obiettivo della disciplina
L'obiettivo della disciplina è avere una consapevolezza storica del presente, quindi ragionare sui problemi del presente interrogando il passato. La storia deve aiutarci a guarire dal giudicare senza sapere/comprendere, essa ci fornisce inoltre una vasta esperienza della verità umana, come espresso dal pensiero di Bloch.
La distinzione tra storia e conoscenza storica non è sempre esistita; essa nasce durante la metà del 1700 con le conquiste del pensiero illuminista. Questa corrente porta all’idea che la scienza sia fondata sulla consapevolezza critica e pone l’uomo al centro della società (non più natura).
Concezioni della storia
Classici
Fino al 1500, tra i molti pensatori di quest’epoca si distingue Aristotele, che aveva una visione ciclica della storia. La storia era vista come l’ordine naturale delle cose, e pessimistica, legata al criterio della degenerazione. Essendo ciclica, studiare storia era sostanzialmente inutile, visto che il susseguirsi degli eventi era deciso da Dio o dalla natura. Inoltre, essi ritenevano che i cambiamenti che avvenivano erano effimeri ed avvenivano secondo il volere di un ente supremo.
Aristotele studiava le forme organizzative attraverso due criteri: uno quantitativo (in quanti governano) ed uno qualitativo (interessi rappresentati), formando così una griglia nella quale si distinguono 6 modelli:
- Monarchia, uno al governo
- Tirannide, uno che governa secondo i suoi interessi
- Aristocrazia, pochi
- Oligarchia, pochi per i loro interessi
- Politeia, molti
- Democrazia, degenerazione della politica dove i tanti che governano lo fanno per loro stessi
Per Aristotele queste fasi sono consecutive e si ripetono ciclicamente.
Illuminismo
Durante l'Illuminismo, l'uomo viene posto al centro e non si parla più di ciclo, ma di progresso. La storia viene vista come una scienza. Oggi si assiste a una crisi dello storicismo (nozione di progresso, crollo del mito dell’oggettività della storia, concorrenza di altre scienze dal carattere sincronico). All'inizio si credeva che la storia fosse una scienza predittiva, ma nel 1900 ciò venne smentito da due scuole storiografiche che ridimensionano il suo ruolo:
- Quella anglosassone, che ragiona sull’utilità della storia e sul fatto che ci siano diverse società, non solo quelle occidentali, e che quindi la storia non deve avere la pretesa di raccontare una verità valida per tutti.
- Transnational History, parte dal presupposto che non vi sia una possibile verità per tutti, e quindi non sia possibile la condivisione di uguali valori. Si origina la teoria della spirale conica tendenzialmente migliorativa (TOYNBEE). Si divide in due correnti:
- La scuola di “les annales”, durante gli anni '20 del 1900, che vede come rilevanti la storia delle piccole realtà, delle cose banali, piuttosto che quella degli organi centrali.
- La scuola di Marrow, uno storico del cristianesimo, che paragona la conoscenza storica a una formula matematica, tipica delle tendenze positivistiche del tempo. H= P/p (storia = passato, conoscenza storia/presente storico) pone quindi in relazione passato e presente. Lo storico infatti trasmette nelle sue ricerche i dubbi del presente, per capire il passato.
La storia diventa quindi relativa e non univoca per tutti, poiché dipende dal presente in cui si studia. Di conseguenza, il senso della storia è il capire come mai il presente è così come lo vediamo. La nuova utilità della storia risiede nella scoperta del sé e delle esperienze collettive, intesa come strumento che aiuta a comprendere le complessità del presente.
Costituzione e istituzioni
Per gli antichi, il termine "costituzione" si riferiva a un modo d’essere della società, un modo di fare politica. Polibio modernizza le forme di costituzione (degenerazione delle forme inevitabile) ed è uno studioso importante delle istituzioni. Egli osserva la fortuna secolare della repubblica romana, trovando le risposte di questa prosperità nel governo misto. Forma che secondo la logica dalla paura, che condurrà a quella “potere arresta potere” (base del costituzionalismo moderno), porta ad una degenerazione molto più lenta.
Le istituzioni politiche riguardano l’organizzazione del potere che può essere inteso come luogo fisico o come un sistema di regole. Oggi il termine descrive principalmente le diverse forme di organizzazione della società. Ma, per lungo tempo manca questo concetto. Questa espressione manca durante il corso dell’età moderna, il concetto nasce con l’illuminismo (1700), poiché esso porta alla concezione secondo la quale le regole della vita associata siano il prodotto delle scelte umane, quindi modificabili. Qui i due termini si trovano congiunti per indicare gli attori di queste scelte.
Adam Ferguson (illuminista 1769) sostiene che sono le istituzioni politiche a confermare, rovesciare o proteggere l’assesto da esse generato, ed attraverso esse i diritti sono preservati o distrutti e gli uomini sono posti nella condizione di essere uguali/schiavi/liberi e i loro crimini autorizzati o repressi... sono quindi l’insieme delle regole che la società si dà per funzionare. Questa terminologia entra nel lessico della disciplina con un’accezione moderna, legata all’idea di politica capace di plasmare la società, attraverso le istituzioni.
Definizione di istituzione fa riferimento alle regole del vivere associato, la vincolanza di tali regole è spesso un elemento determinante per definire la coesione della società. Per Durkheim, si può chiamare istituzione ogni credenza e ogni forma di condotta istituita dalla società. Secondo l’italiano Santi Romano (1875-1947) e il francese Maurice Hauriou (1856-1929) il diritto e le regole di convivenza erano un prodotto non individuale ma sociale che trovavano stabilità e valore per l’intera collettività proprio attraverso la mediazione delle istituzioni. Inoltre, si possono definire istituzioni tutte quelle organizzazioni come i partiti, i sindacati e lo Stato stesso che servono a dare continuità e durata alle regole di convivenza.
Una (nostra) definizione in conclusione: “istituzione” ogni sistema di regole (generale o parziale) che la collettività si dà e che tutti i suoi componenti percepiscono come vincolanti.
Lo stato
Lo stato è un importante prodotto dell’uomo. Lo stato territoriale si definisce come il dominio di un unico centro su uno spazio definito; esso trae origine dal tentativo di rimediare alla conflittualità/frammentarietà medievale. Nasce durante il 1100-1400 in Europa, dove si innesca un processo che permette la diffusione di questo modello a zone geopolitiche, che secondo il modello di Rokkan, sarebbero state mono portate a sviluppare dinamiche statuali. Questo stato prevede al vertice un soggetto che detiene una sovranità non derivata (diversa da relativa, che deriva dalla contrattazione con i contropoteri). Lo stato infine, non annulla cosa c’è stato prima di sé, anzi tutela i corpi preesistenti.
Costituzione
Il termine "costituzione" è una parola polisemantica. I principali significati a cui riconduce sono:
- Atto scritto fondatore di una comunità politica (stato territoriale, natura pattizia, funzione mantenere l’equilibrio tra le parti).
- Modo di essere di un’organizzazione/ordinamento giuridico.
Potere inteso come lurisdictio, concezione formata grazie a una realtà istituzionale pluralista (potere medievale) e alla credenza della preesistenza del diritto rispetto al potere. Esso conduce alla credenza che il potere sia fare osservare i diritti naturali e quindi alla riduzione del potere ad un'unica funzione dichiarativo-sanzionatoria, che deve essere fondamentalmente sempre uguale, ma graduabile in base alla gravità delle sanzioni.
Le conseguenze di questa concezione nel piano costituzionale sono: l’idea che il potere sia intrinsecamente limitato e la concezione secondo la quale per rendere un atto valido sia indispensabile il consenso preventivo dei destinatari (rispetto del principio “contraddittorio necessario”, cioè ciò che riguarda tutti deve essere approvato da tutti).
Costituzione premoderna
Contestualizzata nel medioevo, periodo dimostrato denso di proposte istituzionali/costituzionali. In questo periodo l’ordine giuridico era costituito dal basso e i protagonisti sono i ceti; la società è infatti cetuale e basata sui privilegi. Qui la possibilità di ottenere cariche pubbliche dipende dal ceto di appartenenza, questa caratteristica influisce sulla forma di organizzazione del potere.
(In questo periodo importanza fondamentale della “terra”; tutto ruotava attorno ad essa, ed era anche ciò che definiva la ricchezza) solo il clero e i nobili potevano permettersi di dedicare il loro tempo alla politica. Si sviluppano diversi ordinamenti che continueranno a vivere nello stato territoriale:
- Casa: orientamento giuridico composto dall’unione dei consanguinei e dei servi (diverso da concezione moderna, di affetti), dove al vertice vi è il capofamiglia (solidarietà verticale). Il legame costituzionale è stabile (non vi sono altre alternative), coinvolge gli ultimi ceti e unisce un numero ristretto di persone, secondo una logica sinallagmatica (protezione in cambio di lavoro).
- Signoria fondiaria: va incontro al bisogno di protezione dei capifamiglia, che si rivolgono ai nobili. Questo ordinamento lega ceti diversi, è sempre presente la logica sinallagmatica. Il nobile deve proteggere sia dall’interno che dall'esterno, diventa quindi un giudice, per garantire i diritti. Il legame è stabile, caratterizzato da una solidarietà verticale.
- Rapporti dei nobili derivanti da una solidarietà:
- Verticale (clienti, dominio feudale…)
- Orizzontale, quando i nobili richiedono protezione per evitare l’invasione di altri, più potenti, ma che appartengono allo stesso ceto. Es. come avviene nelle città, che legano soggetti con poteri diversi, ma appartenenti allo stesso ceto. Sempre logica sinallagmatica.
- Repubblica cristiana e impero universale (potere non derivato), nulla la loro capacità di interagire sul territorio.
Il periodo dell'anno 1000
L’anno 1000 non deve essere visto come un periodo di totale rottura, ma di grande cambiamento che riguardano diversi ambiti:
- Clima, riscontrato un aumento dei territori coltivabili.
- Aumento delle nascite.
- Alcune zone introducono la moneta e nascono le prime banche.
- Riscoperta di alcune vie commerciali.
- Cambiamento della mentalità collettiva (uomo portato ad investire nel campo politico, economico e istituzionale e nascono le università).
- Mondo diventa dinamico.
In questo contesto di grande cambiamento nascono le città tramite patto giurato di fedeltà tra soggetti omologhi (fattore principale è la logica mercantilistica, volta all’arricchimento dei fondatori). Le regole di convivenza all’interno di esse sono dettate dai soggetti posti al vertice, l’ordine gerarchico che si distingue è basato sulle corporazioni (ciascun ceto ha il proprio tribunale).
Weber e le città
Weber individua due tipi di città:
- Quelle dell'Europa settentrionale, fondate dagli uomini nuovi, cioè individui non al vertice del sistema feudale, ma mercanti arricchiti, queste dispongono di una quota di capitale considerevole, ma spesso hanno a disposizione poco terreno, sono infatti frutto di deroghe concesse dai nobili.
- Europa meridionale, comprende anche l’Italia centro settentrionale, qui le città sono fondate dai grandi proprietari terrieri, ampi spazi, in genere qui scompare per primo il sistema feudale e gli abitanti vengono considerati cittadini.
Le città possono essere anche rurali. Esse sono il luogo dove viene esercitata la logica del potere collettivo, esse infatti sono un conglomerato di corpi, dove chi vi partecipa è riconosciuto in base al ceto d’appartenenza. Tante regole quanti sono i ceti e logica della gerarchia corporativa, secondo la quale la città riproduce un ordine considerato naturale.
Chittolini definisce la città come un’isola di libertà in un mare di sopraffazione, essa inoltre esalta la visione dinamica. Per Weber, la città è un modello di democrazia autoritaria, infatti chi poteva governare era una cerchia molto ristretta di famiglie, esse erano segnate in appositi registri (“libri d’oro”) che venivano aggiornati periodicamente; ciò è un elemento di continuità che persiste fino al 1800. Infine, sono ricche di conflitto, sia interno che esterno, alla base di esse vi sono gli statuti, che contengono quelli corporativi.
Le città vere e proprie nascono prima, ma è durante la caduta dell’impero romano d’occidente e con l’anno 1000, che subiscono un popolamento.
Elementi del contratto feudale
- Commendatio: promessa formale di fedeltà/assistenza, per lo più militare, che il vassallo presta al signore in cambio di protezione. Essa segna l’origine del rapporto vassallatico, deriva dalla clientela romana.
- Beneficium: concessione di un fondo al vassallo, prima di carattere temporaneo, poi va ad aumentare il patrimonio del vassallo (ereditabile/alienabile), ha l’obbiettivo di legare il vassallo in modo più stabile al signore.
- Immunitas: potere concesso al vassallo di esercitare in luogo del signore i poteri di supremazia su un determinato territorio, su cui egli ha rinunciato.
Formazione di ordinamenti diversi
Con il tempo, incominciano a formarsi ordinamenti diversi da quelli precedenti (impero universale/repubblica romana), che avevano a capo una persona che legava a sé soggetti sottoposti sul territorio. Questa condizione dà origine ad una stabilità più efficace, che copre porzioni più ampie di territorio. È lo stato territoriale nasce tra 1000/1100, forma diversa da tutte le precedenti.
Le origini dello stato erano spesso la guerra, anche se è un fenomeno più utile a capire il suo progredire in età moderna che la sua nascita, ma anche l’accentramento (per i marxisti il suo successo è dovuto al suo ruolo di mediatore nei conflitti).
Rokkan e la dimensione del territorio
Rokkan osserva che in base alla dimensione del territorio vi siano un diverso assortimento ordinamentale.
- Eu mediterranea, dove è diffusa la città con la compresenza di ordinamenti feudali, qui nasce lo stato, poiché prima che altrove i soggetti che lo compongono...
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