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Storia delle Istituzioni politiche e sociali - la petizione della Virginia Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia delle Istituzioni politiche e sociali per l'esame della professoressa Bazzano. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la petizione della Virginia al Parlamento inglese (anno 1764) e la Camera dei comuni.

Esame di Storia delle Istituzioni politiche e sociali docente Prof. N. Bazzano

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ESTRATTO DOCUMENTO

La petizione della Virginia al Parlamento inglese (1764)

Poiché risulta dalla riproduzione stampata della votazione della Camera dei Comuni della Gran

Bretagna riunita in Parlamento, che in una seduta plenaria della Camera il 17 marzo scorso, fu

stabilito che per la difesa, protezione e sicurezza delle colonie e piantagioni britanniche in America,

è lecito imporre certi diritti di bollo nelle dette colonie e piantagioni, e tenendosi che tale

argomento, allora respinto, possa venir ripreso e trattato in una seduta successiva, il Consiglio ed i

Borghesi della Virginia, riuniti in Assemblea Generale, ritengono loro inderogabile dovere di

protestare in modo rispettoso ma decorosamente fermo, contro tale misura, affinché dal loro

silenzio in una crisi così grave non si possa desumere perlomeno una rinuncia a quei diritti che a

loro giudizio sarebbero violati da tale procedura.

Essi considerano essenziale per la libertà britannica che le leggi che impongono tasse al popolo non

siano fatte senza il consenso di rappresentanti scelti del popolo stesso; i quali, mentre sono a

conoscenza delle condizioni dei loto elettori, sostengono al tempo stesso una parte proporzionale

dell’onere imposto. Questo privilegio inerente alle persone che scoprirono e colonizzarono queste

regioni, non può essere stato perduto per rinuncia o per revoca in seguito al loro trasferimento in

questi luoghi non come vagabondi o fuggiaschi, ma autorizzati e incoraggiati dal principe e animati

dal lodevole desiderio di ingrandire i domini britannici e di espanderne il commercio. Al contrario,

esso fu garantito a loro ed ai loro discendenti, insieme con tutti gli altri diritti ed immunità dei

sudditi britannici, da uno statuto reale che è stato invariabilmente riconosciuto e confermato da sua

Maestà e dai suoi predecessori.

(da A. Aquarone, G. Negri e T. Scelba, La formazione degli Stati Uniti d’America. Documenti,

Nistri-Lischi, Pisa, 1961)

La Dichiarazione d’indipendenza (4 luglio 1776)

Quando, nel corso delle vicende umane, diventa per un popolo una necessità lo spezzare i vincoli

politici che l’uniscono con un altro ed il pretendere tra le potenze della terra quel posto separato ed

equo a cui gli danno diritto le leggi di natura ed il Dio della natura, un conveniente rispetto alle

opinioni dell’umanità gli impone di dichiarare quali sono le cause che lo costringono alla

separazione.

Riputiamo di per sé evidentissime le seguenti verità: che tutti gli uomini sono stati creati uguali; che

il Creatore li ha investiti di certi diritti inalienabili; che tra questi sono la vita, la libertà e la ricerca

della felicità; che per garantire tali diritti furono istituiti fra gli uomini i governi, i quali ritraggono i

loro poteri dal consenso dei governanti; che quando una forma qualsiasi di governo è dannosa a

quei giusti, il popolo ha il diritto di abolirla o di mutarla, istituendo un nuovo governo e dando a

questo per fondamento quei principi e quell’ordinamento di poteri che al popolo stesso sembrino

più adatti a provvedere alla propria sicurezza e felicità. La prudenza, è vero, consiglia che non si

mutino per cause leggere e transitorie i governi da lungo tempo stabiliti [...]. Ma quando una lunga

serie di abusi e di usurpazioni, invariabilmente diretti a conseguire lo stesso fine, mette in piena

evidenza il disegno di ridurre un popolo alla soggezione di un dispotismo assoluto, esso ha il diritto

e il dovere di abbattere un simile governo e di provvedere con nuove garanzie alla propria sicurezza

futura. Tale è adesso la necessità che costringe queste colonie ad alterare gli antichi sistemi di

governo. La storia del presente re della Gran Bretagna è una sequela di ripetute offese ed

usurpazioni, dirette tutte al fine di stabilire su questi stati una tirannide assoluta. Per dimostrarlo

esporremo in modo imparziale i fatti seguenti: ha saccheggiato le nostre navi, devastate le nostre

coste, incendiate le nostre città, massacrati i nostri cittadini. Anche adesso sta trasportando grossi

eserciti di mercenari forestieri per compiere l’opera di morte, di desolazione e di tirannide che è già

incominciata con atti di crudeltà e perfidia, di cui si troverebbero appena esempi nei secoli più

barbari e sono assolutamente indegni del capo di una nazione civile. Ha eccitato tra noi la ribellione

interna ed ha cercato di spingere addosso agli abitanti della frontiera gli spietati Indiani, i quali,

come ognun sa, non fanno distinzione di sesso, d’età o di condizione e uccidono tutti [...].

Ad ogni successivo stadio di questa oppressione abbiamo chiesto giustizia in termini umilissimi;

alle nostre rinnovate petizioni, è stato sempre risposto con rinnovati insulti. Un principe, il cui

carattere tirannico si manifesta con simili atti, non è degno di reggere un popolo libero. Né

mancammo di riguardo ai nostri fratelli britannici: di tempo in tempo li abbiamo avvertiti dei

tentativi del Governo di sottoporci ad una giurisdizione ingiusta ed abbiamo loro rammentato le

circostanze della nostra emigrazione e del nostro stabilimento in questi paesi.

Invocando i sentimenti di giustizia e di magnanimità innati nella nazione inglese, li abbiamo

scongiurati in nome dei legami di sangue che ci uniscono, a sconfessare quelle usurpazioni, che

avrebbero inevitabilmente rotto tra noi ogni comunione e rapporto. Essi sono rimasti sordi alla voce

della giustizia e del sangue. Ci troviamo dunque costretti a cedere alla necessità, dichiarando il

nostro distacco e considerandoli, come consideriamo il restante dell’umanità, nemici in guerra, in

pace amici.

Per conseguenza, noi, rappresentanti degli Stati Uniti d’America, adunati in congresso generale,

invocando il Supremo Giudice dell’Universo e chiamandolo a testimone della rettitudine delle

nostre intenzioni, pubblichiamo e dichiariamo solennemente a nome e per autorità del buon popolo

di queste colonie, che queste Colonie Unite sono e per diritto devono essere stati liberi ed

indipendenti; che esse sono svincolate da qualsiasi soggezione verso la corona britannica e che

qualsiasi legame politico tra esse e lo stato di Gran Bretagna è e deve essere assolutamente sciolto;

e che nella loro qualità di stati liberi ed indipendenti hanno piena facoltà di muovere guerre,

concludere paci, contrarre alleanze, stabilire commerci e compiere tutti gli altri atti e cose che

hanno diritto di compiere tutti gli stati indipendenti. Ed in sostegno di tale dichiarazione, e fidando

fermamente nella protezione della Divina Provvidenza, impegniamo reciprocamente l’uno all’altro

le nostre esistenze, i nostri beni, e il nostro sacro onore.

(da A. Saitta, Il cammino umano, II, La Nuova Italia, Firenze, 1961)

I primi dieci emendamenti della Costituzione americana

Emendamento I.

Il Congresso non potrà fare alcuna legge per il riconoscimento di qualsiasi religione, o per proibirne

il libero culto; o per limitare la libertà di parola o di stampa, o il diritto che hanno i cittadini di

riunirsi in forma pacifica e di inoltrare petizioni al Governo per la riparazione dei torti subiti.

Emendamento II.

Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben ordinata milizia, il diritto dei cittadini

di tenere e portare armi non potrà essere violato.

Emendamento III.

Nessun soldato, in tempo di pace, potrà essere alloggiato in una casa provata senza il consenso del

proprietario; né potrà esserlo in tempo di guerra, se non nei modi che verranno prescritti per legge.

Emendamento IV.

Il diritto dei cittadini a godere della sicurezza per quanto riguarda la loro persona, la loro casa, le

loro carte e le loro cose, contro perquisizioni e sequestri ingiustificati, non potrà essere violato; e

nessun mandato giudiziario potrà essere emesso, se non in base a fondate supposizioni, appoggiate

da un giuramento o da una dichiarazione sull’onore e con descrizione specifica del luogo da

perquisire, e delle persone da arrestare o delle cose da sequestrare.

Emendamento V.

Nessuno sarà tenuto a rispondere di reato che comporti la pena capitale o comunque infamante, se

non per denuncia o accusa fatta da una Grande Giuria, a meno che il reato non sia compiuto da

individui appartenenti alle forze di terra o di mare, o alla milizia, quando questa si trovi in servizio

attivo, in tempo di guerra o di pericolo pubblico; né alcuno potrà essere sottoposto due volte, per un

medesimo delitto, a un procedimento che comprometta la sua vita o la sua integrità fisica; né potrà

essere obbligato, in qualsiasi causa penale, a deporre contro sé medesimo, né potrà essere privato

della vita, della libertà o dei beni, se non in seguito a regolare procedimento legale; e nessuna

proprietà potrà essere destinata a un uso pubblico senza un giusto indennizzo.

Emendamento VI.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Bazzano Nicoletta.

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