Introduzione al corso
Il cammino della democrazia
Ettore Rotelli, La forma di Stato democratica. Alcuni stati, poco più di una ventina, con la minor parte degli abitanti del pianeta, insediati sulla minor parte delle terre emerse, comprendenti però le più forti economie, sono stati accreditati, verso la fine del XX secolo, quali ‘democrazie’ per essersi conservati tali ininterrottamente dal secondo dopoguerra.
Il 1949, anno che appena segue quelli recanti costituzioni nuove in Francia, Giappone e Italia (1946-1948), registra la Grundgesetz della Germania occidentale e il 1989, terzo centenario del Bill of rights della ‘gloriosa’ Rivoluzione, secondo della Déclaration des droits de l'homme et du citoyen della Rivoluzione francese e secondo pure della applicazione della Costituzione degli Stati Uniti d’America, segna il crollo dei regimi comunisti negli Stati dell’Europa orientale.
Oltre a Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia e Svizzera, alle monarchie nord-europee risalenti (Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia e Norvegia), agli stati indipendenti già colonie britanniche, Canada, Australia, Nuova Zelanda, nonché a Finlandia, Lussemburgo e Irlanda (Eire), si tratta di Germania, Giappone e Italia; altresì Austria, Israele e, col più esiguo numero di abitanti (225 mila nel 1980), Islanda. Muovendo dal 1949 si dovrebbe includere il Costarica, che ha conosciuto la guerra civile nel 1948; non l’India, resa indipendente dal 1947 come Ceylon (Indian Indipendence Act e Ceylon Indipendence Act), quanto meno per l’interruzione fra 1975 e 1977.
Confronto tra democrazie
Anche prescindendo dalla grande repubblica asiatica, 610 milioni di abitanti (1976), ed assumendo all’estremo opposto la Norvegia, con popolazione di 4 milioni, quale minore collettività comparabile con la maggiore, gli Stati Uniti d’America, si riscontra un rapporto di 1 a 53 (1 a 28 per superficie, 12 a 22 per densità demografica). Il dato quantitativo non può essere irrilevante per la qualità di ogni democrazia moderna, che consiste essenzialmente di relazioni fra governo e governati.
Mille cittadini, che governassero tutti nella stessa unità di tempo, sarebbero il ‘massimo’ teorico della democrazia e uno solo, che governasse per loro, sarebbe quello della non-democrazia. In concreto, altro è il governo di 220 milioni di uomini e altro il governo di 4. Eppure, né i giuristi dediti alle forme di Stato e relative forme di governo, né i politologi interessati all’argomento tengono conto delle dimensioni. Anche nelle scienze sociali l’infinitamente grande parrebbe nell’infinitamente piccolo e viceversa.
Transizione alla democrazia
Soltanto all’inizio dell’ultimo quarto del XX secolo hanno compiuto la transizione costituzionale verso la democrazia la Spagna (1976-1978), Portogallo (1976) e Grecia (1975), poi tre grandi Stati americani del Cono Sur: Argentina (1982-1983), Brasile (1985-1988), Cile (1988-1990). Dunque, fra le democrazie ininterrotte dal secondo dopoguerra vengono annoverati appena ventuno stati con almeno cinque zeri di consistenza demografica (ventidue col Costarica, dal 1949): due in Nord-America (Stati Uniti e Canada), due in Australia e Oceania (Australia stessa e Nuova Zelanda), due in Asia, estremo e medio Oriente (Giappone e Israele), i restanti in Europa.
La natura della democrazia
Sennonché le ‘democrazie’ non esistono come tali. Una specifica organizzazione dello Stato che, per applicazione di Costituzione scritta quale documento unico oppure essendone privo (Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Israele), possa additarsi, una volta per tutte, a differenza di altre coeve e di se stessa al passato o al futuro, come democrazia tout court, non è dato riconoscere. Ne offre testimonianza la serie degli aggettivi, lanciati a getto continuo per qualificare il sostantivo, ancorché inteso nella sola accezione politico-costituzionale (non economica, sociale e così via).
Serve ancora, piuttosto, distinguere e contrapporre due modi antitetici di costruzione dello Stato come ordinamento giuridico, l’autocrazia e la democrazia: dall’alto, quando i destinatari delle norme sono esclusi dalla produzione delle medesime, e dal basso, quando sono chiamati a parteciparvi. È stato quest’ultimo il percorso ideale dello sviluppo politico-costituzionale democratico, pur non sempre lineare, non sempre ascendente, non sempre progressivo.
Diritti e democrazia
In ogni fase del lungo cammino costituiscono presupposto e contesto del grado di democrazia acquisito o perduto i diritti individuali e collettivi pertinenti all’azione politica. La libertà di manifestazione del pensiero con qualsiasi mezzo, nonché di riunione, di associazione e così via, dovrebbe essere misurata caso per caso, anche se apparentemente senza influenza immediata sulla forma di governo e difficilmente in controtendenza (la totale libertà di stampa in regime elettorale a suffragio censitario). Non contano tanto i principi affermati nella Costituzione o nelle leggi, quanto l’estensione e attuazione effettiva nei diversi luoghi e momenti.
Se la democrazia degli ‘antichi’ era ‘diretta’, ancorché circoscritta, la democrazia dei ‘moderni’ è stata, in generale, ‘rappresentativa’.
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