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Storia delle Istituzioni politiche e sociali - il cammino della democrazia Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia delle Istituzioni politiche e sociali per l'esame della professoressa Bazzano sul cammino della democrazia. Gli argomenti trattati sono i seguenti: il cammino della democrazia, la forma di governo democratica e la transizione costituzionale.

Esame di Storia delle Istituzioni politiche e sociali docente Prof. N. Bazzano

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L’approdo del percorso secolare, che, muovendo dalla monarchia assoluta, un organo monocratico

impersonato in via dinastico-ereditaria titolare di ogni potere, e dalle repubbliche aristocratiche

coeve, è pervenuto alla forma di Stato democratica, può essere descritto sotto un duplice profilo: da

un lato, la facoltà di modificazione unilaterale dei rapporti giuridici dei privati a prescindere dalla

loro volontà (diritto privato) spetta esclusivamente a più organi, semplici o complessi, anzitutto

parlamento e governo, istituzioni impersonate in via elettiva o da questa derivate; dall’altro lato,

tutti i cittadini, uomini e donne, giunti alla maggiore età, sono elettori di tali organi ed eleggibili.

Nella eventuale democrazia diretta il diritto di voto coincide, in genere, con l’elettorato. Ciascuna

delle fasi di ‘democratizzazione’ dello Stato è qualificata, politicamente o costituzionalmente, dalle

diverse possibili combinazioni dei due aspetti, oggettivo e soggettivo, in evoluzione entrambi.

Nelle monarchi d’Europa, dove, per definizione, l’organo-istituzionale monocratico apicale, che in

vario modo si avvale di ministri, da lui nominati e revocabili, è impersonato in via dinastico-

ereditaria, ogni riduzione effettiva del potere pubblico del medesimo costituisce progresso verso la

forma di Stato fondata sull’uguaglianza politica. Si ha una svolta quando, con o senza Costituzione

interamente scritta, un organo-istituzione assembleare, impersonato in via elettiva (il parlamento, in

almeno una camera), diventa titolare imprescindibile, ancorché non esclusivo, del potere legislativo

e, in particolare, dell’imposizione fiscale e della spesa pubblica. Avviene una seconda decisiva

trasformazione a mano a mano che, per prassi, coi convenzione costituzionale (XIX secolo) o diritto

vigente (XX secolo), il parlamento acquisisce il potere di estromissione e quindi designazione del

governo in carica, organo collegiale diretto da un primo ministro e ormai a sé stante, pur ancora

nominato con atto del re non più discrezionale. Adottando all’epoca e in seguito pure definizioni

diverse, si passa così dalla monarchia assoluta alla costituzionale e dalla costituzionale alla

parlamentare. Nel frattempo il re (o equivalente) perde i poteri residui, in campo non solo esecutivo,

ma anche legislativo e giudiziario. Tuttavia sussiste. Non sarebbe, altrimenti, monarchia.

La progressiva emarginazione o eliminazione di organi monocratici apicali di estrazione dinastico-

ereditaria da qualsiasi ruolo sostanziale nelle politiche pubbliche non è, ovviamente, percorso e

traguardo della repubblica, che, forma di Stato originaria (Stati ex colonie 1776, Stati Uniti 1789,

Confederazione elvetica) o sostitutiva della monarchia (Francia 1792, 1848, 1870; Germania 1919;

Italia 1946), comunque viene ordinata con organi costituzionali di estrazione elettiva, diretta o

indiretta. Anzi, talora sono trasferite al capo dello Stato funzioni corrispondenti a quelle precedenti

del re persino là dove, nei limiti costituzionali posti da quelle del parlamento, si fa del governo, cui

invero egli sarebbe estraneo, il fulcro dell’esecutivo di un regime parlamentare. […]

Per la repubblica, ma nondimeno per la monarchia, le fasi regressive, anche in combinazione fra

loro, si caratterizzano per la sottrazione al parlamento della determinazione, con legge, delle

politiche pubbliche: il potere legislativo, già spettante all’assemblea elettiva, viene esercitato da un

organo monocratico di estrazione dinastico-ereditaria o elettiva (popolare o meno, diretta o meno)

oppure da un organo collegiale (governo) costituito e diretto dall’organo monocratico suddetto,

impersonato in origine per successione o in via elettiva. Ancora si ha regressione allorché il governo

monocratico o collegiale a nomina e direzione monocratica non è soggetto ulteriormente alla

estromissione o sostituzione precedentemente prevista oppure non deriva più, alla scadenza, da

nuova elezione. Si retrocede, inoltre, dallo Stato democratico o non vi si perviene ove il parlamento

non sia rinnovato alla scadenza fissata con elezione popolare oppure questa non sia libera oppure,

eletto, non possa funzionare se non assecondando il governo. Così anche nel caso in cui il

parlamento stesso, costituzionalmente privo del potere di revocare anzitempo il governo,

monocratico o collegiale, sia suscettibile di discrezionale scioglimento anticipato da parte del

medesimo, magari elettivo e rieleggibile. In mancanza di un potere esecutivo subordinato al potere

legislativo del parlamento, la sola regolare periodica elezione di un presidente della repubblica

titolare del governo non qualifica quell’ordinamento come democratico.

Il processo di ‘democratizzazione’ di ciascuno Stato non appare, nel profilo soggettivo, più lineare.

Sono variabili in gioco i requisiti per il diritto di voto e l’eleggibilità; i voti a disposizione di ogni

elettore e il loro peso, non necessariamente uniformi; le procedure a garanzia della libertà di scelta e

della uguaglianza di costo delle alternative; la ripartizione del territorio a fini elettorali e il numero

dei relativi livelli di aggregazione; i tempi e i modi di presentazione delle candidature; la formula e

il calcolo della trasformazione dei voti in seggi.

Sulla scia delle rivoluzioni americana e francese si ha dapprima una tendenziale uniformità: al

regime rigidamente censitario succede una formale uguaglianza di incidenza tra i cittadini ammessi

al voto in ragione di proprietà e reddito. Nelle fasi successive si attuano nell’ordine: l’allargamento

del suffragio, pur nella sussistenza di voti multipli e di quote diverse di quelli occorrenti per

eleggere un rappresentante; il suffragio universale, anche se ancora con differenza di peso dei voti

tra le circoscrizioni; l’estensione del suffragio, infine così universale paritario, alle donne e quindi

all’età fino a 21 anni, poi 18; l’uguaglianza territoriale generalizzata del rapporto elettori-

rappresentati.

[…]

Presumibilmente già nel corso del XXI secolo, per la natura stessa dell’attività storiografica, si

faranno valere e si applicheranno criteri ulteriori di verifica a posteriori del rado di democrazia

politica via via raggiunto o perduto nel passato, anche se non potranno essere abbandonati quelli del

suffragio universale paritario e della elezione a regolare scadenza (elettorato ed eleggibilità), non

più successione ereditaria o dinastica, nell’accesso agli organi istituzionali dello Stato che

determinano le politiche pubbliche. Alcuni sono in rebus da tempo.

Se nel 1945 lo statuto della Organizzazione delle nazioni unite (Onu) fu elaborato a San Francisco a

California da 50 paesi, in mezzo secolo in numero degli Stati giuridicamente sovrani, comprese le

mancate adesioni dell’epoca (Svizzera), è aumentato di trentaquattro volte. Ma pure laddove

l’istanza di autonomia non si è tradotta in uno Stato indipendente ha subito modificazioni in tal

senso l’organizzazione costituzionale e amministrativa interna che non fosse sorta come federazione

fin dall’origine. Istituzioni infrastatali, sovrastanti il governo locale tradizionale, ovunque presente,

sono state rafforzate in quanto preesistenti o, in mancanza, create o ricreate con denominazioni

diverse (Länder, Regioni, Province, Comunidades, ecc.). In uno Stato, piccolo o grande, con forma

democratica al vertice, contrasterebbe il principio l’ordinamento che non contemplasse e favorisse

autonome politiche pubbliche delle collettività locali e regionali attraverso le rispettive istituzioni di

autogoverno. Andrebbe, peraltro, in opposta direzione un uso dell’autonomia territoriale che

ostacolasse l’uguaglianza degli uomini o discriminasse fra loro.

La democrazia diretta nella forma referendaria ha cessato di essere una pratica eccezionale. La

giustificazione classica della democrazia rappresentativa, indispensabile nella dimensione vasta,

non più cittadina, dello Stato moderno, è caduta di fatto. Però le nuove tecnologie, impiegate, dive

sono state impiegate, per rendere più efficiente l’esercizio delle funzioni tradizionali, elettorali

comprese, non hanno comportato la introduzione di nuove, come la decisione politica presa su larga

scale. Specialmente in Europa ha opposto resistenza il ceto politico attestato nei partiti. Anche il

ricorso sistematico alla democrazia diretta, sempre regolata dalle istituzioni della rappresentativa,

richiede un professionismo crescente.

Dalle tecnologie della comunicazione di massa dipende altresì la libertà di manifestazione del

pensiero politico. A mezzo stampa non sono raggiungibili tutti i cittadini che virtualmente ne siano

destinatari ed autori. Sarà forma democratica incompiuta finché mancherà uguaglianza individuale

soggettiva nella facoltà di far uso di tali strumenti. Una strada, dunque, ancora lunghissima.

Elena Fasano Guarini, Stato dei ceti, Stato assoluto, Stato rappresentativo: definizioni.

La storia degli Stati è stata affrontata in primo luogo da un punto di vista giuridico-istituzionale.

Degli Stati, cioè, si sono analizzati gli ordinamenti giuridici, «costituzionali», e le istituzioni che ad

essi hanno dato corpo. Così si sono definiti i poteri riservati ai sovrani e studiati gli organi

attraverso i quali questi poteri diventavano effettivi. Si sono esaminate le prerogative politiche dei

diversi ceti sociali, e le forme in cui si attuava la loro compartecipazione al governo.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle Istituzioni politiche e sociali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Bazzano Nicoletta.

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