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Storia delle istituzioni politiche e sociali - la Magna Charta Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia delle Istituzioni politiche e sociali per l'esame della professoressa Bazzano. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la Magna Charta libertatum ed in particolare la "petition of rights", Thomas Smith, Il Parlamento inglese.

Esame di Diritto della comunicazione e dell'informazione docente Prof. N. Bazzano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Thomas Smith, Il Parlamento inglese

Il potere supremo e assoluto, nel regno d’Inghilterra, risiede nel Parlamento [...]. Il Parlamento

abroga le leggi antiche, ne emana delle nuove, stabilisce ciò che va salvaguardato del passato, e ciò

che va osservato nel tempo a venire, modifica i diritti e la proprietà individuale, legittima i bastardi,

stabilisce le forme della religione, altera pesi e misure, si pronuncia in merito alla successione alla

corona, concede sussidi, taglie, imposte e tasse, concede grazie e assoluzioni [...] condanna o

assolve quanti sono stati posti dal principe in stato d’accusa; in breve tutto ciò che il popolo romano

aveva il potere di decidere nei comizi centuriati e tribunizi, il Parlamento lo può fare, poiché

rappresenta e detiene il potere di tutto il regno, in testa e in corpo [...].

Nella camera alta, accanto al cancelliere, siede un funzionario chiamato ufficiale del Parlamento,

incaricato di dar lettura delle leggi. Questo perché tutto ciò che viene discusso in ciascuna delle due

camere deve venir registrato, e dopo esser stato letto ad alta voce, può iniziare la discussione, in

favore o contro [...]. Dopo la lettura si può anche dare il caso che alcuni termini, e qualche volta

alcune frasi debbano venir modificate. [...] Ciascuna delle due camere è dotata della medesima

autorità di proporre quanto si ritiene necessario sia per abrogare qualche legge precedente, sia per

elaborarne una nuova. Tutte le leggi vengono lette così in tre giorni diversi e in seguito discusse, e

solo alla fine possono essere votate. Le modalità della discussione consentono di mantenere un

sorprendente ordine nella camera bassa [...].

Nella camera bassa nessun membro, cavaliere come borghese, può votare al posto di un altro o per

procura. La maggior parte dei presenti in genere esprime semplicemente il proprio consenso o

dissenso. Dopo esser stato letto due volte, e quindi modificato e di nuovo letto e discusso quanto si

ritiene necessario, lo speaker chiede alla camera se si vuol far passare la legge. E se i membri sono

d’accordo, allora egli prende in mano la legge e dice che tutti coloro che voglio approvarla devono

dire di sì. A quel punto quanti sono d’accordo urlano sì, e quanti dissentono urlano no: e quale delle

due urla è più forte decide l’approvazione o il rinvio della legge. Nei casi in cui non è chiaro quale

sia la volontà prevalente, si procede a dividere la camera mediante l’ordine dato dallo speaker di

radunare intorno alla legge tutti quanti la vogliono approvare, mentre gli altri restano al loro posto.

A quel punto si procede alla conta, e vince la volontà del gruppo più numeroso. Si dà qualche volta

il caso che venga approvata qualche parte di una legge, mentre le altre suscitano opposizione [...],

allora si scelgono alcuni commissioni formate da quanti si sono espressi a favore e contro, e la legge

viene in quelle sedi modificata secondo l’opinione dei membri delle commissioni. [...] Ma tale

accordo non sostituisce affatto l’approvazione perché l’ultima parola spetta alla camera interna, ed è

quest’ultima che deve decidere e approvare o bocciare, qualunque sia l’opinione delle commissioni.

In tal modo non v’è atto dal Parlamento, ordinanza o editto prima dell’approvazione di entrambe le

camere, nell’ordine sopra descritto.

(da Stato e società nell’ancien régime, a cura di A. Torre, Torino, Loescher, 1983)

La «Petition of Right» (1628).

Alla Eccellentissima Maestà del Re.

I-. I Lords spirituali e temporali e i Comuni, riuniti in Parlamento, fanno osservare molto umilmente

al nostro Sovrano Signore il Re che è dichiarato e fissato da uno statuto fatto sotto il regno di

Edoardo I [...] che il Re o i suoi eredi non impongano né levino imposte o aiuti in questo regno,

senza il buon volere ed assenso degli arcivescovi, vescovi, conti, baroni, cavalieri, borghesi ed altri

uomini liberi dei comuni di questo regno; che, dall’autorità del Parlamento, convocato nel 25° anno

del regno del Re Edoardo III, è dichiarato e stabilito che nessuno potrà essere, in avvenire, costretto

a prestare del denaro al Re contro la sua volontà, perché ciò sarebbe contrario alla ragione e alle

libertà del paese [...]; che, per i detti statuti od altre buone leggi di questo regno, i vostri sudditi

hanno ereditato questa sicurezza di non potere essere costretti a contribuire a nessuna tassa,

imposta, contributo od altro onere simile, senza il comune consenso, dato in Parlamento.

II-. Considerando tuttavia che sono state stabilite, dopo poco, diverse commissioni indirizzate ai

commissari in parecchie contee, con istruzioni per le quali il vostro popolo è stato riunito in diversi

luoghi e richiesto di prestare certe somme di denaro a V.M.; e che rifiutandosi qualcuno, è stato a

questi fatto prestare giuramento, e sono stati obbligati a comparire e a presentarsi, contro le leggi e

gli statuti di questo reame, davanti al vostro Consiglio privato o in altri luoghi; che altri sono stati

arrestati o imprigionati, turbati e molestati in diverse maniere; che diverse altre tasse sono state

imposte ed esatte sui vostri sudditi [...] per ordine di V.M. o del vostro consiglio privato, contro le

leggi e i liberi costumi di questo reame.

III-. Considerando che è anche fissato e stabilito, dallo statuto chiamato la «Grande Carta delle

libertà d’Inghilterra», che nessun uomo libero potrà essere arrestato o messo in prigione, né

spossessato del suo libero allodio, né delle sue libertà, né messo fuori dalla legge o esiliato, né

molestato in nessun’altra maniera, se non in virtù di una sentenza legale dei suoi pari o delle leggi

del paese.

IV-. Considerando che è stato anche dichiarato e stabilito, dall’autorità del Parlamento del 28° anno

del regno del Re Edoardo III, che nessuno, di qualsiasi rango o condizione sia, potrà essere

spogliato della sua terra o delle sue tenute, né arrestato, né imprigionato, né privato del diritto di

trasmettere i suoi beni per successione, o messo a morte senza essere stato ammesso a difendersi in

un processo legale.

V-. Considerando tuttavia che, nonostante questi statuti ed altri statuti e buone leggi del vostro

reame aventi il medesimo oggetto, parecchi dei vostri soggetti sono stati recentemente imprigionati

senza che ne sia stata indicata la causa; e che [...] quando fu ingiunto ai loro carcerieri di far

conoscere le cause della loro detenzione, questi non hanno dato altre ragioni se non che l’arresto

aveva avuto luogo per un ordine speciale di V.M., notificato dai Lords del vostro Consiglio privato;

che essi furono in seguito restituiti nelle loro differenti prigioni, senza che fosse portato contro essi

un capo d’accusa dal quale essi potessero discolparsi conformemente alla legge,

VI-. Considerando che considerevoli distaccamenti di soldati e marinai sono stati recentemente

dispersi in parecchie contee del reame, e che gli abitanti sono stati costretti a riceverli ed albergarli

loro malgrado, contro le leggi e costumi di questo reame, con grande gravame ed oppressione del

popolo.

VII-. Considerando che è stato anche dichiarato e fissato dall’autorità del Parlamento nel 25° anno

del regno del Re Edoardo III, che nessuno potrà essere condannato a morte o alla mutilazione, se

non nelle forme indicate dalla Grande Carta e dalle leggi del paese e che, per la detta Grande Carta

e le altre leggi e statuti del vostro reame, nessun uomo deve essere condannato a morte, se non per

mezzo delle leggi stabilite nel reame e delle consuetudini che vi sono in vigore, o di un atto del

Parlamento [...].

VIII-. Che, sotto il pretesto di questo potere, i commissari hanno mandato a morte parecchi dei

sudditi di V.M., allorquando, se avessero meritato l’ultimo supplizio secondo le leggi e statuti del

paese, essi non avrebbero potuto né dovuto essere condannati e giustiziati che per mezzo di queste

stesse leggi e statuti e non altrimenti [...].

X-. Per queste ragioni, supplicano umilmente la Vostra Eccellentissima Maestà che nessuno, in

avvenire, sia costretto a fare alcun dono gratuito, alcun prestito di danaro, alcun particolare

presente, né a pagare alcuna tassa o imposta senza il consenso comune dato per atto del Parlamento;

che nessuno sia chiamato in giustizia, né obbligato a prestare giuramento, né obbligato a un

servizio, né arrestato, inquietato o molestato in occasione di queste tasse, o del rifiuto di pagarle;

che nessun uomo libero sia arrestato o detenuto nella maniera indicata sopra; che piaccia a V.M. di

far ritirare i soldati e i marinai dei quali si è sopra parlato, ed impedire che in avvenire il popolo sia

oppresso in tal modo; che le commissioni incaricate di applicare la legge marziale siano revocate e

annullate e che non ne siano più deliberate di simili a nessuno per paura che, sotto questo pretesto,

qualcuno dei vostri soggetti sia molestato o mandato a morte contro le leggi e libertà del paese.

XI-. Tutte queste cose essi domandano umilmente a V.M. come loro diritti e loro libertà, secondo le

leggi e gli statuti di questo reame; supplicano anche V.M. di dichiarare che tutto ciò che si è fatto a

questo riguardo, procedure, sentenze ed esecuzioni in danno del vostro popolo non produrrà


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Teramo - Unite
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e dell'informazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Teramo - Unite o del prof Bazzano Nicoletta.

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