Dottrine politiche
Alexis de Tocqueville e il suo pensiero
Alexis de Tocqueville, autore francese, viene studiato dal punto di vista sia sociologico che filosofico. Nasce nel 1805 e, una volta diventato magistrato, parte con un amico per gli USA, poiché era stato affidato loro una ricerca sul sistema penitenziario americano. Indagando nel complesso la società nordamericana, Tocqueville viene condotto a scrivere una delle sue maggiori opere: “La democrazia in America” (1840).
La democrazia in America
In quest’opera, Tocqueville parla degli usi e dei costumi degli americani, più che del sistema penitenziario americano. Egli si rende conto di avere davanti la "democrazia", che egli definisce come qualcosa di "inarrestabile", poiché ritiene che la democrazia sia uno dei fenomeni storici che dall’antichità ha cercato di progredire. La trattazione è da una parte descrittiva, dall’altra prescrittiva, poiché se da una parte descrive ciò che vede, dall’altra tenta di dare una soluzione ai mali della democrazia. Secondo l’autore, infatti, un’eccessiva democrazia è causa di una eccessiva dipendenza dall'opinione. D’altra parte, egli riconosce che si tratta di un fenomeno che non può essere fermato, dunque è impossibile bloccare la democrazia e tornare alla restaurazione.
Democrazia e stato sociale
Nell’opera, Tocqueville parla della democrazia non come una forma di governo, ma più dal punto di vista sociale: egli infatti si concentra più su quello che egli definisce "Stato sociale", ovvero le abitudini che si generano all’interno del regime democratico. Nota innanzitutto che questo regime si caratterizza per "l'uguaglianza delle condizioni", poiché negli USA sono assenti tutti i privilegi legati al ceto sociale, e questa eguaglianza sociale (che non si estende però alla sfera economica, poiché non genera un livellamento della ricchezza ma solo delle opinioni) genera una enorme mobilità sociale. In assenza dei ceti, ognuno è portato a migliorare la propria condizione, a ricercare un migliore status sociale o maggiore ricchezza indipendentemente dal proprio ceto sociale. Si tratta di una vera rivoluzione delle barriere sociali, legata anche a una particolare visione dell’individuo: l’individualismo, che per l’autore si registra in modo particolarmente forte negli USA. Pertanto, i ceti statici, come era abituato a vederli in Francia, anche in Europa, sono destinati a scomparire, e proprio questa mobilità determina il cambiamento sociale.
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