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scambio. Analoga contraddizione riscontriamo nell’applicazione del principio della divisione del

lavoro: grazie a tale principio gli uomini perfezionano e rendono di gran lunga più produttivo il loro

lavoro, ma, quanto più l’attività dei produttori è ridotta a poche semplici operazioni, tanto più

l’operaio vede ridotte le sue capacità intellettuali.

Queste stesse considerazioni possono svolgersi per quanto riguarda l’introduzione delle macchine

nel processo lavorativo: le macchine hanno certamente aumentato in maniera considerevole le

capacità produttive del sistema economico, abbassando nel contempo i costi di produzione. La

macchina libera l’uomo dal pesante condizionamento della fatica, ma, accanto a questo effetto

positivo ne sussistono altri negativi: la disoccupazione provocata dalle continue innovazioni

tecniche, che riducono la mano d’opera, e le conseguenti riduzioni dei salari.

Secondo Proudhon l’organizzazione politica ha il compito di intervenire nelle attività che non

possono essere assunte dal singolo ed assolve alle esigenze di carattere pubblico. Lo Stato ha come

fine istituzionale il riequilibrio delle condizioni sociali, la garanzia della sicurezza e della difesa dei

deboli nei confronti dei potenti, mediante leggi e provvedimenti che aiutino e sostengano le classi

lavoratrici.

Proudhon ritiene che le riforme politiche hanno una scarsissima incidenza sui problemi sociali che

sono connessi alle contraddizioni del sistema economico. Occorre, invece, una riforma sostanziale

del modo di produzione, che sia promossa dalla classe lavoratrice, dal proletariato.

Sulla base di questi principi l’organizzazione politica è dissolta in quella economica, nel senso che

le istituzioni fondamentali del tradizionale ordine politico sono sostituite da quelle proprie

dell’attività economica, nel cui ambito si esprimono le forze economiche finalmente libere da ogni

forma di controllo e di condizionamento di parte di poteri ad esse estranei. Punto fondamentale del

nuovo ordine è, per Proudhon, l’autogestione delle forze produttive, che si realizza mediante una

serie di compagnie o associazioni operaie, ognuna delle quali si forma in vista di una determinata

attività che richiede la cooperazione di più persone.

L’autogestione dell’attività economica da parte delle forze produttive potrà essere realizzata

solamente se si provvede alla liberalizzazione del credito, mettendo a disposizione delle

associazioni e compagnie operaie i mezzi finanziari necessari alle loro intraprese, mediante

l’istituzione di una Banca del popolo per la concessione del credito <<gratuito>>, cioè ad interessi

molto bassi.

I rapporti che intercorrono fra i singoli, le associazioni, le compagnie, le società agricole e

industriali sono fondati su una serie di contratti, mediante i quali ciascun contraente regola, di volta

in volta, le norme che debbono disciplinare l’attività e gli interessi comuni. Il contratto diventa così

l’atto fondamentale sul quale si fonda la nuova organizzazione delle forze produttive.

Mediante la serie dei contratti, che finiscono per disciplinare tutti i rapporti della vita sociale, gli

individui realizzano pienamente, in modo diretto e concreto, quella sovranità di cui vengono

riconosciuti titolari.

Lo Stato deve scomparire e deve essere sostituito dalla corrispondente organizzazione delle forze

produttive.

Innanzitutto l’organizzazione amministrativa dello Stato deve essere radicalmente riformata, nel

senso delle più ampie autonomie locali e regionali, consentendo ai comuni, ai cantoni, ai

dipartimenti di regolare le questioni afferenti ai loro interessi territoriali, in modo da eliminare

qualsiasi forma di centralizzazione, che è il più efficace strumento di dominio in mano al potere

politico. Non deve essere riconosciuta ai pubblici poteri alcuna ingerenza negli affari della

religione. L’amministrazione della giustizia non è più una funzione dello Stato e la corrispondente

organizzazione delle giurisdizioni, dei tribunali e delle corti è sostituita da commissioni di arbitri e

di esperti, che vengono nominate a richiesta delle parti, sulla base delle loro indicazioni.

Anche la scuola viene radicalmente riformata corrispondentemente alle esigenze del nuovo regime

industriale. L’istruzione primaria non può essere scissa dall’apprendistato, da un insegnamento che


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AUTORE

Moses

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia delle dottrine politiche su Pierre-Joseph Proudhon che elaborò una forma di socialismo antiborghese e anarchico; lo stesso autore tuttavia, solo sei anni più tardi, non ha esitato a scrivere che «la proprietà è la libertà». Le due asserzioni, apparentemente divergenti, vanno relazionate con il complesso della produzione proudhoniana per comprendere come il loro contrasto non sia poi così insolubile.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vasale Claudio.

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