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Rivoluzioni

Esiste una divaricazione tra ciò che dice la teoria politica e la pratica politica. Gli Stati non funzionano come è descritto nelle opere di Locke, Hobbes o Rousseau: si esce dallo stato di natura attraverso un contratto che porta ad un unico potere e soggetto di diritto. Tali Stati ritengono di fondarsi sulla tradizione o sulla volontà di Dio. Per passare quindi dalla teoria alla prassi, bisogna cambiare l'ordine delle cose.

Teoria e pratica politica

Alle domande: come si esce dallo stato di natura? Come si fa il contratto? Dalle sponde dell'Atlantico la risposta è stata: attraverso la "rivoluzione". La rivoluzione, intesa non come guerra civile o ribellione, ha sempre come risultato una costituzione. La rivoluzione americana e quella francese, pur partendo da presupposti diversi, hanno portato entrambe ad una costituzione. La costituzione è un insieme di tradizioni, usi e consuetudini che hanno determinato le funzioni di uno Stato, il suo stesso sviluppo e hanno limitato le prerogative del re.

L'Europa e gli USA prendono direzione diversa dalla Gran Bretagna: infatti essi credono che uno Stato per esistere necessiti di un testo scritto con valore giuridico, di legge, che istituisca un nuovo potere pubblico legittimo. Tale documento giuridico è diverso dagli altri perché è un atto normativisticamente indirizzato in senso universale (gli articoli cominciano con "TUTTI") ed è il limite posto a tutela dei diritti naturali. La maggior parte delle costituzioni inoltre inizia con una dichiarazione dei diritti (ad eccezione di quella americana).

Rivoluzione americana e francese

La differenza principale fra la rivoluzione americana e quella francese è che gli americani pensavano di vivere in uno spazio geografico senza ordine politico in quanto i nativi non avevano strutture politiche mentre i rivoluzionari francesi volevano abbattere il vecchio regime, per costruirne uno nuovo (simbolico fu il gesto del taglio della testa al re).

Situazione in Francia prima della rivoluzione

In Francia, prima della rivoluzione, regnava un re, dotato di potere assoluto, che legittimava la propria presenza per diritto divino. Le parti componenti si riunivano negli Stati generali → I stato: nobili; II stato: clero; III stato: gli altri, quelli che lavoravano. Essi erano rappresentati proporzionalmente, quindi il III stato aveva la maggioranza. Il Re Sole decise di non convocare più gli Stati Generali, lo stesso fece Luigi XV, re molto debole che sbagliò le guerre, spese inutilmente soldi e non fece abbastanza riforme. Il re Luigi XVI fu invece costretto a riunire gli Stati Generali, da qui seguì l’uscita del 3° stato, che fu la mossa definitiva per arrivare alla rivoluzione.

La rivoluzione francese

La rivoluzione francese, che scoppiò il 14 luglio del 1789 con la presa della Bastiglia e l’uscita del Terzo Stato dagli Stati generali, è la prima rivoluzione che rivendica il diritto di sovranità nelle mani della nazione. I rivoluzionari si definivano come moderni (dal latino modus=nuovo) e la storia da quel momento in poi cessò di essere maestra di vita: infatti il passato non aveva più alcuna influenza ed era il presente a decidere per sé.

Alla vigilia della rivoluzione, la monarchia francese poggiava ancora su strutture politiche ed amministrative arcaiche ed era condizionata da un’aristocrazia che pensava soltanto ai propri privilegi sociali e fiscali. La rivoluzione, che ebbe come principale obiettivo proprio l’eliminazione dell’Ancien régime, fu soprattutto un evento epocale, che ruppe col passato e aprì un nuovo orizzonte politico. Pur con tutte le sue importanti caratteristiche che la identificano come un unicum, la rivoluzione francese è stata anche un insieme storico, politico, intellettuale profondamente contradditorio: per prima cosa è stata sia costruttiva che distruttiva → oltre che abbattimento dell’Ancien régime ne è stata anche la prosecuzione e il compimento. Non a caso è definita da molti come la rivoluzione della sovranità, che si rivolse contro la sovranità del re per affermare quella del popolo, conservando le caratteristiche di comando unitario e di monopolizzazione dell’agire politico.

In secondo luogo la rivoluzione francese è stata il tentativo di realizzare i presupposti del razionalismo politico moderno, di fare cioè della politica una costruzione razionale; allo stesso tempo però ha prodotto anche la sua rottura e il suo superamento, poiché l’azione rivoluzionaria si svolse non attraverso il singolo ma attraverso il popolo. La rivoluzione francese poi apparve come una “macchina”, ossia come un sistema in cui i movimenti erano determinati più da logiche interne obbligate che da libere scelte dei protagonisti politici, che finivano per esserne travolti. Infatti essa conobbe fasi sia monarchiche, costituzionali e liberali, sia repubblicane, democratiche, radicali, terroristiche, neoaristocratiche e imperiali.

Esistono diverse interpretazioni della rivoluzione francese:

  • Alcuni hanno visto in essa un’anticipazione della rivoluzione bolscevica del 1917 in quanto aprì un’età di rivoluzioni destinate a culminare o a precipitare, secondo i diversi punti di vista, nell’Ottobre rosso.
  • Altri si sono interrogati sulla necessità o meno del Terrore nel processo rivoluzionario: voluto fortemente dai rivoluzionari e controrivoluzionari più accesi e contrastato dai moderati.

La rivoluzione ha anche lasciato ai posteri il compito di realizzarne gli ideali, determinando nell’800 la distinzione fra destra liberale moderata e sinistra democratica. La prima ha ereditato dalla rivoluzione francese la spinta a formare ordini politici moderni per razionalizzare lo stato, conferire alla rappresentanza popolare tutto o in parte il potere legislativo e porre sotto controllo istituzionale le immense e paurose energie che si sono liberate dalla rivoluzione.

Il versante democratico-radicale e poi socialista, ha tentato invece di far rivivere il mito e le dinamiche della rivoluzione. La rivoluzione quindi oltre ad essere lo spartiacque fra Antico regime e modernità, fu anche lo spartiacque fra le diverse ideologie che hanno dominato buona parte del ‘900.

Sieyes

Nel maggio del 1789 uscì in Francia un documento fondamentale: l’opuscolo "Che cos'è il Terzo Stato?" dell’abate Sieyes, che per primo propose la concezione di potere costituente. La sua prospettiva si fonda sulla distinzione tra l’insieme di tutti i francesi, chiamato “società civile” o “nazione”, a cui viene attribuito il potere costituente e l’organizzazione politica francese, chiamata “Stato”, titolare dei poteri costituiti. La volontà comune o generale della nazione non si riduce alla somma delle singole volontà individuali ma assume il profilo di una “persona” morale. Alla definizione di società come realtà produttiva in grado di soddisfare i bisogni e gli interessi collettivi...

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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