Storia delle dottrine politiche
Storia delle dottrine politiche nasce e si afferma accademicamente negli anni '30, durante il fascismo, riprendendo il termine tedesco Lehrer che significa dottrina. Le dottrine non passano solo attraverso i grandi autori, ma è una storia che varia nel tempo. Ci sono autori che ora noi consideriamo grandi ma durante la loro vita non erano considerati tali. Cambiano anche le fonti perché uno storico del futuro studierà il pensiero politico durante la pandemia attraverso anche i media, i social media e tutto il materiale reperibile su internet.
Storia del pensiero politico
La storia del pensiero politico riguarda la ricostruzione storica e l’analisi critica delle elaborazioni che sono state rilevate sui problemi che via via sono stati sollevati dai vari aggregati sociali sui temi di potere, governo, organizzazione consenso, rapporti di obbedienza, distribuzione di compiti e delle risorse. Ovvero, tutti quei problemi che interessano l’uomo inteso come animale politico (Aristotele) in quanto l’uomo non è in grado di sopravvivere o progredire se non si trova all’interno di una società civile.
La storia del pensiero politico differisce da quella che studia i comportamenti concreti in atto nelle società umane (come scienza politica). La differenza è che questa materia studia le istituzioni attraverso cui passano anche le idee. È evidente che c’è una forte differenza tra idee e istituzioni. Le idee politiche possono essere condizionate dalle istituzioni (es. noi siamo ancora all’interno di un mondo di democrazia rappresentativa e il nostro modo di pensare è influenzato da questa concezione di democrazia, mentre durante i primi anni del Novecento ci si muoveva in regimi totalitari) e allo stesso tempo le istituzioni influenzano le idee ma non è possibile stabilire dove inizia una e dove finisce l’altra.
La storia del pensiero politico è una disciplina storica, stiamo comunque parlando di storia e quindi dobbiamo sapere la contestualizzazione storica; e dal momento che si tratta di una storia può essere considerata scienza? La scientificità storica significa ricostruire con oggettiva fedeltà il passato. Certo la storia si differenzia dalle favole, dai romanzi, però la storia che è sempre analizzata si sforza di aderire al passato attraverso l’indagine critica delle fonti e delle testimonianze; ogni ricostruzione storica è sicuramente non perfetta ma sicuramente non sarà deformata. Comunque nessuno è in grado di fare una ricostruzione storica precisa.
Fonti del pensiero politico
Per capire la storia del pensiero politico si utilizzano i fogli volanti e le lettere (fogli epistolari); spesso gli autori si autocensurano, mentre nelle lettere esce tutto (esempio una lettera di Macchiavelli del 1513 dove spiega perché ha scritto il Principe). Da queste fonti bisogna capire il valore intrinseco del testo.
Politica e polis greca
Il termine politica nasce dalla Grecia antica, da polis, termine greco che vuol dire città. Con politica intendiamo l’arte del governo, o scienza. La politica come arte del governo rimanda al promuovere la vita collettiva e il bene del gruppo, la socialità del gruppo attraverso l’opera di diversi individui che sono particolarmente dotati dal punto di vista politico. La politica come scienza consiste nel teorizzare l’oggetto della politica intenderlo sotto forma di leggi in senso di regole della politica e quindi di classificare. La politica come problema da studiare e teorizzare nasce in Grecia antica (Platone e Aristotele) e l’idea dei greci è che la politica è qualcosa di naturale per l’uomo che è un uomo politico. La polis greca era una società che si proponeva di attuare per i loro cittadini la felicità, ossia il soddisfacimento dei bisogni comuni. Lo stesso vale anche per i romani: l’uomo non può non vivere in comunità, uomo politico.
L'era cristiana e la politica
Lo scenario cambia con il cristianesimo dove la politica è vista come negativa. Secondo Agostino c’è la città di Dio che vive secondo le leggi di Dio e la città degli uomini che è la città terrena abitata da chi vive nel peccato. La città di Dio rimanda alla vita religiosa, la città degli uomini riguarda la politica e questa distinzione è alla base del pensiero medioevale. La politica nasce perché l’uomo è peccatore mentre se l’uomo non fosse peccatore non ci sarebbe bisogno di politica. Verso la fine del Medioevo questa concezione si affievolisce, la politica diventa un’istituzione vera e propria e quindi si ha lo scontro tra l’istituzione chiesa e l’istituzione politica per eccellenza di quel tempo che è l’impero. Quindi il contrasto tra città divina e città terrena. La chiesa è semplicemente la religione intesa come istituzione, lo stato ossia l’impero è l’istituzione politica del vivere civile. In tutto il Medioevo si ha una concezione della politica di una cosa umana e terrena in contrapposizione alla religione, e la religione si accorge che la politica è il male ma si può moralizzare sottomettendosi alla religione. Tutto questo scontro viene vinto dal potere politico ma nel mentre nascono gli stati nazionali.
Cenni storici
Chiesa e impero rappresentano il sistema di istituzioni all’interno di cui si svolgono le dinamiche del Medioevo. La società medioevale è una società molto frammentata dove esistono diverse istituzioni, dovuto allo spiccato istituzionalismo. Nel Medioevo si ha ancora un’assenza di stato, per cui diventa preponderante il valore delle comunità cittadine come quella scolastica (corrente filosofica che riprende Aristotele) e si ritorna ad una concezione di uomo debole e impotente e allo stesso tempo si ha la concezione tra comunità forte. In questo periodo spiccano le città medioevali e soprattutto nel Basso Medioevo assumono un’importanza notevole. Il sorgere dei comuni poi è una cosa tipicamente italiana che poi si sviluppa anche nel resto d’Europa e avviene a causa di una necessità di vivere in comunità. Si arriva sempre di più verso il potere del popolo. Il governo del comune ha lo scopo di difendere le necessità e la libertà dei cittadini. La parola libertà in questa fase si intendono i privilegi che spettano ad alcuni e non spettano ad altri. Durante il Medioevo si trovano questi tre ceti differenti: oratores (coloro che pregano), bellatores (colui che combatte) e laboratores (coloro che lavorano). Il vassallaggio, ossia quando un uomo libero si sottomette ad un altro uomo libero più forte o più potente di lui per ricavarne terre e privilegi in cambio di protezione bellica, nasce più nell’epoca carolingia (Carlo Magno). È in più è così che nasce la nobiltà. In epoca medioevale il meccanismo è quello dell’onore e combattere porta onore.
Questa concezione di società rimane fino alle rivoluzioni del '700; nell’Ancien Régime, il terzo stato erano i laboratores, la nobiltà i bellatores, e il clero gli oratores. Gli intellettuali erano gli oratores ed erano anche i depositari della cultura. Questa suddivisione è piramidale e ci rimanda ad un tipo di società fortemente gerarchica. L’uomo medioevale sente le gerarchie e sa che non possono essere smontate. La società medioevale propone comunque un pluralismo ma c’è una differenza notevole tra il Trecento e il Quattrocento perché il Trecento è un’epoca di crisi e il comune stesso entra in crisi mentre il Quattrocento si ha una sorta di rinascita grazie alla nascita dell’umanesimo che introduce una fiducia e la possibilità dell’uomo di autodeterminarsi. Quindi finora l’uomo che era considerato peccatore, ora viene rivalutato subentra la concezione di artefice della propria sorte in grado di modificare il mondo che lo circonda per perseguire i propri fini (uomo razionale). L’umanesimo pone all’interno della società l’importanza della conoscenza e non può più rimanere in mano solo a chi prega e nascono gli umanisti, che fanno parte di una corrente che contribuisce alla rivalutazione dei classici greci ma vengono analizzati con spirito critico e utilizzati per cambiare il mondo attuale. La scolastica è una corrente del pensiero filosofico medioevale che riprende Aristotele il cui esponente più importante è Tommaso D’Aquino.
1466/1467 battaglia e guerre borgognone, Borgogna contro gli svizzeri. Carlo il Temerario vuole creare lo stato di Borgogna indipendente dalla Francia. Le sue mire espansionistiche lo portano ad entrare in conflitto con i cantoni svizzeri che sono andati considerandosi come una federazione. Gli svizzeri avevano messo a punto una tattica militare, tattica svizzera, frutto di considerazioni economiche e dalla loro realtà socio-istituzionale. Avevano messo in piedi piccole realtà cittadini di natura repubblicane, prime forme di democrazia.
Nel tardo Medioevo i bellatores avevano ancora un ruolo importante e combattevano a cavallo e il loro ruolo derivava da fatto che combattevano in battaglia. Durante la Guerra dei Cent’anni entrano nuove forme come gli arcieri inglesi che non facevano parte della nobiltà, e cambia il concetto di guerra. La guerra tra nobili era limitata con poco spargimento di sangue, e si prediligevano ostaggi e prigionieri. Le armate di Carlo il Temerario erano l’emblema della dimensione nobiliare della guerra, frutto di generazioni di predominio nobiliare e cavalli fortissimi incrociati con l’obiettivo di ottenere questi cavalli molto forti in grado di trasportare il cavaliere con un’armatura di circa 80/90 kg; tatticamente si disponevano in fila allineati che all’epoca sembravano invincibili.
Innovazioni militari svizzere
Nel frattempo, gli svizzeri avevano sviluppato la tattica svizzera basata sulla fanteria proprio perché a livello istituzionale i cantoni erano una sorta di repubblica e quindi non c’era più questa concezione di nobiltà. L’innovazione degli svizzeri sta nel creare dei quadrati di fanti 100 uomini per 100 file e durante la battaglia si avevano almeno tre quadrati. I fanti erano armati con picche, e per le condizioni economiche non avevano quindi i cavalli. Gli uomini erano addestrati. Con questa modalità la guerra non è più fatta di pochi ed è diventata una cosa con molti uomini con molto spargimento di sangue e senza prigionieri, e questa tattica svizzera sbaraglia la tecnica dei cavalieri borgognici. Durante l’ultima fase di questa guerra quindi si nota l’efficacia di questa tecnica svizzera (riuscirono pure ad uccidere Carlo il Temerario).
La fanteria svizzera segna il declino della cavalleria pesante e il declino anche economico della piccola nobiltà, e nasce l’esercito popolare con la fanteria che diviene il simbolo e l’emblema. Non significa che i nobili non ci sono più, ma subisce un declino e si rinnova sotto altre vesti e ad un ruolo più istituzionale. Questo tipo di guerra era dispendiosa perché bisognava pagare molti uomini e gli svizzeri si arricchiscono in questo modo, in quanto venivano assoldati. Ma solamente grandi realtà possono assoldare gli svizzeri. Nascono eserciti mercenari, e quindi possono permetterseli solo le grandi case e quindi solo gli stati. Qui si cambia prospettiva anche dello stato regione.
Una delle poche monarchie che possono permettersi un esercito mercenario è il re di Francia, che adesso vuole dire la sua in questo ambito. La Francia inizia anche a sperimentare nuove tecniche belliche per acquistare sempre più potere. Creano questo nuovo tipo di cannone con una fusione particolare di bronzo che diventa molto potente e molto leggero e quindi facilmente trasportabile. Questi nuovi cannoni riescono a sparare a tiro peso e non a tiro curvo.
La rivoluzione bellica e politica del '500
1494 (due anni dopo l’inizio dell’epoca moderna che coincide con la scoperta dell’America, e data della morte di Carlo il Magnifico) Carlo VIII oltrepassa le Alpi e vuole impossessarsi il regno di Napoli e vorrebbe poi fare una nuova crociata per recuperare Gerusalemme, si presenta con i cannoni in Italia per abbattere i muri delle città medioevali italiane, queste mura sbriciolandosi riempivano i fossati che li circondavano permettendo così che i nemici potessero entrare facilmente. Cambia anche la durata della guerra perché non ci sono più gli assedi che duravano giorni interi mentre ora con poche ore le mura crollano. Cambia anche il modo in cui si pensa la politica perché non si ha il tempo di prendere decisioni politiche in modo tranquillo. In questo momento cambia tutto: cambiano i tempi della guerra e quindi cambiano anche i tempi della politica, e con il fatto che le città possono essere buttate giù in poche ore o in pochi giorni si ha la fine delle città medioevali. La cerchia muraria aveva un costo enorme ma erano molto utili, ma con questa rivoluzione bellica perdono la loro utilità. Nascono le città rinascimentali, le mura vengono sostituite dai bastioni che sono mura più basse, meno costose e più spesse. I bastioni possono fermare i proiettili a tiro peso. Questa rivoluzione francese si dimostra efficace anche contro i quadrati svizzeri.
1515 battaglia di Mariniano, è l’emblema della supremazia francese. Svizzeri contro francesi. Pur sconfitti e battuti in ritirata gli svizzeri riescono ad annettersi il Canton Ticino. Questa tecnica francese comunque è dispendiosa e nasce anche l’importanza dello stato nazione. Cambia quindi la politica. Come dice Macchiavelli i politici non possono più prendersi il beneficio del tempo. Non si parla più di politica secondo processi religiosi. Nasce il realismo politico di cui Macchiavelli è l’emblema, andare dietro alla realtà fattuale e non all’immaginazione di essi. Durante l’umanesimo la forma letteraria più diffusa erano i trattati che davano un’immagine reale del principe, inteso come colui che è a capo del territorio come individuo singolo. Il principe non poteva non dare seguito a giuramenti, venir meno ai fatti perché è immorale.
Macchiavelli
Macchiavelli nasce nel 1469 a Firenze e muore nel 1527. Nel 1469 Lorenzo il Magnifico diventa signore di Firenze. Assume un ruolo preminente rispetto agli altri, ed è l’artefice di un sistema di equilibrio all’interno degli stati italiani e nel momento in cui muore questo equilibrio viene meno e Carlo VIII arriva in Italia. Il 1527 è l’anno del sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi e dà inizio al dominio spagnolo in Italia.
Macchiavelli vive le prime guerre d’Italia (le prime cinque) e quindi un contesto in cui Firenze è il centro di queste politiche. In questi anni si ha l’esperimento di Savonarola a Firenze, il tentativo fallito del duca Valentino di unificare l’Italia centrale, la sconfitta di Venezia della battaglia di Agnadello. Macchiavelli partecipa attivamente alla vita politica di Firenze ed è il segretario della seconda cancelleria (era un diplomatico, e veniva mandato a parlare con altre realtà) e quindi influenza molto le sue opere che scriverà dopo il 1512.
Macchiavelli vive Firenze senza Medici che tornano nel 1512, e lì Macchiavelli perde il suo posto ed è accusato di essere un traditore e accusato di aver cospirato contro i Medici (viene pure torturato). Quando riesce a difendersi dalle accuse inizia a scrivere le sue opere principali: i discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, il Principe, l’arte della guerra e le istorie fiorentine. L’unico pubblicato mentre è ancora vivo è l’arte della guerra. Il pensiero politico di Macchiavelli trova tutte le sue basi e i suoi principi nell’esperienza che assume durante il suo ruolo politico.
I tre potentissimi stati erano Milano, Venezia e Napoli. La fase più acuta della crisi in cui visse Macchiavelli, è quella iniziale dalla calata di Lorenzo il Magnifico fino alla battaglia di Ravenna. Macchiavelli vive da protagonista tutta l’esperienza repubblicana di Firenze. Nel 1512 poi tornano i Medici come signori di Firenze e qui Macchiavelli perderà il suo ruolo e verrà mandato in esilio. I primi scritti di Macchiavelli, infatti, sono legati al suo ruolo come cancelliere, e prima d’ora noi non sappiamo nulla sulla sua vita, sui suoi studi, sulla sua crescita. Ci sono diverse teorie ma fino ai suoi 29 anni non si hanno documenti. Macchiavelli è così importante perché con lui nasce la politica moderna, così come la intendiamo noi oggi, in quanto lui la scinde dalla religione e si distacca dalla concezione presente finora. Dovuto anche dal periodo storico in cui visse.
Dal 1498 anno in cui prende la carica di seconda cancelleria fiorentina fino al ritorno dei Medici del 1512 viene definito il periodo giovanile anche se non aveva comunque 29 anni e quindi nel pieno della sua età adulta.
1498 Savonarola venne messo al rogo dopo esser stato impiccato con l’accusa di eresia (viene prima impiccato perché in quanto religioso non poteva essere direttamente messo al rogo). Savonarola veniva da una famiglia nobile, lasciò gli studi e divenne frate domenicano; con le sue prediche inizia ad essere conosciuto tra il popolo e conquista la loro fiducia. Si forma addirittura una vera e propria setta tra i suoi sostenitori detti i piagnoni perché piangevano sempre durante le sue prediche. Lui criticava pesantemente la chiesa. Quando Lorenzo il Magnifico muore e sale come capo della signoria Piero dei Medici si nota che non è al livello del padre predecessore e nel momento in cui arriva Carlo VIII, Piero dei Medici concede tutto quello che Carlo chiede per passare ed arrivare a Napoli e concede addirittura Livorno e Sarzana.
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