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componenti avesse una porzione di potere, che ciascuno partecipasse in misura diversa al governo

dello stato. Questo faceva sì che il conflitto di classe si trasformasse in una dinamica positiva. C'era

anche un altro aspetto da considerare, per quanto riguarda la repubblica romana, vale a dire la sua

etica pubblica, perchè i romani avevano 3 cose fondamentali:

organizzazione dello stato

costumi

religione

Quali erano i costumi e quale la religione dei romani? Nell'uno e nell'altro caso, i romani avevano

un'etica pubblica improntata alla virtù militare, l'etica spingeva il cittadino all'ubbidienza verso

l'autorità, i costumi e la religione facevano in modo che il cittadino romano amasse lo stato e la

legge e che non fosse come il cittadino dell'Italia, tutt'altro personaggio. A questo punto anche

Machiavelli fa il paragone con la chiesa di Roma. Per colpa di chi gli italiani sono diventati così?

Erano dei guerrieri, avevano una virtù pubblica.. di chi è la colpa? La Chiesa di Roma, che ha fatto

questo risultato che ci ha resi un popolo senza religione, ha dato un esempio talmente orribile che

gli italiani hanno perso la morale, il primo motivo quindi

gli ha resi senza etica pubblica. La chiesa con la sua esistenza impedisce l'unificazione italiana,

perchè troppo piccola perchè si prenda l'iniziativa di unirla, ma troppo grande quindi impedisce ad

altri di farlo.

3) consideriamo la religione cristiana, su cosa si fonda? Sulla filosofia del perdono. È un bel principio

ma in politica è perdente, non si può perdonare.

Tommaso Moro

Cosa significa Utopia per Tommaso Moro?

U= contrazione di "ou" (non) / contrazione di "eu" (bene) -> l'ottimo luogo non è in nessun luogo.

L'utopia è un genere letterario che asusme tre forme diverse:

-romanzo

-trattato, saggio politico

-codice, quando l'utopista redige un "regolamento" della società perfetta.

Perchè scrivere un'utopia?

Per manifestare un totale disagio nei confronti della società. Ha carattere totalitario, descrive una

società perfetta (sono società chiuse, essendo perfette non cambiano. Non esiste libertà personale,

tutto è sotto controllo dell'autorità pubblica). La si pensa in un'isola, per evitare influenze esterne e

far sì che rimanga incontaminata.

TOMMASO MORO

Vive nel 4-500 in Inghilterra, è uno studioso, uomo politico e diventa Lord Cancelliere (primo

ministro). Il suo problema era il fatto che era cattolico, mentre Enrico VIII era anglicano. Non vede

pertanto il divorzio di Enrico VIII con favore. Per tenerselo buono, lo nomina Primo Ministro. Dopo

lo scisma, Tommaso Moro non accetta e si ritira a vita privata. Enrico, prima lo emargina, poi lo

rinchiude nella torre di Londra e lo fa decapitare. Nel 1516, Moro scrive un romanzo, l'Utopia, e qui

viene coniato quetso termine.

Personaggi:

Raffaele Itlodeo, navigatore, dice di essere stato al servizio di Amerigo Vespucci e di avere visitato

l'isola di Utopia. L'opera è divisa in due parti:

-critica il sistema inglese del suo tempo

-descrizione dell'isola di Utopia.

Il discorso parte dalla pena di morte, Itlodeo dice che in Regno Unito ci sono molte cose che non

funzionano, da qui traspare la critica alla pena di morte per il furto. Gli viene chiesto il perchè, la

pena sembra sproporzionata e inoltre il ladro accusato ucciderebbe il testimone.

Se il cristianesimo dice di non uccidere, perchè lo fanno? Qual è l'origine del furto, si chiede

Itlodeo? Deriva dalla poverta, ma perchè ci sono i poveri? Perchè nelle città ci sono tanti vagabondi

e disoccupati? Perchè i contadini vengono espulsi dalle campagne? Perchè sono state recintate le

terre? (enclosures).

*** h 15.00

Se tutto deriva dalle proprietà private, allora bisognerebbe abolirle. Questa soluzione è stata

sperimentata a Utopia.

II parte di Utopia

Nella II parte si parla dell'isola, una sorta di mondo rovesciato in cui troviamo valori opposti.

Descrive società collettiviste e comuniste. Il navigatore dice che in questa società funziona tutto per

il meglio. Il lavoro viene fatto in comune, i prodotti di conseguenze sono comuni. Questo sistema

funziona perchp i bisogni sono pochi, per cui non si necessita di molto lavoro -> società egualitaria.

Differenza tra il suo comunismo e quello platonico? Quello platonico non è mosso da motivi

economici, quello di Moro sì (infatti le prorpietà private vengono abolite per risolvere il problema

economico).

Comunismo di Utopia,

-tipo produttivo

-tipo distributivo

C'è pianificazione totale della vita oltre che dell'economia.

Tommaso Moro ha la presunzione di sapere quali sono i veri bisogni della persona, lo Stato

pianifica tutto in base a questa presunzione. Per spostarsi in quest'isola bisogna avere un

lasciapassare, tutto infatti deve essere controllato perchè ogni cosa può mandarein crisi il sistema.

Rotazione del lavoro, per far sì che l'uno non sia superiore all'altro.

Come concepisce la famiglia Tommaso Moro? In termini gerarchici. Prima c'è il marito , poi la

moglie e il figlio. La Religione? Che religione c'è in utopia? Gli utopici non sono cristiani, perchè il

cristianesimo non è ancora giunto a Utopia. La loro religione è molto semplice, fondata su pochi

dogmi.

Problema dell'ateismo: in questa società è possibile che uno sviluppi idee atee. Cosa farne? Moro è

contrario alla coercizione, se uno è ateo deve essere curato e rieducato, lo si può recuperare. Il

problema dell'adulterio, in utiopia non è permesso perchè viene punito con la priogione. Se si

ricommette adulterio, si può ricorrere alla pena di morte. Moro critica la pena di morte, non in

quanto tale, ma in relazione al furto.

Struttura politica

Vige la democrazia, ogni carica viene dal basso

FOIGNY

Libertinismo: corrente filosofica del 5-600 che propugnava la libertà di pensiero.

Foigny, Scrive un'utopia nel 1676, chiamata "Terra australe conosciuta". La vicenda si svolge in

Australia (isola reale, ma che in quell'epoca era sconosciuta). F è libertino sia nel senso filosofico

sia nel senso odierno. Ha avuto un comportamento scandaloso. Il protagonista delle sue opere è un

ermafrodita, che viene scelto in quanto simbolo del "diverso". È impersonificato dal marinaio

Jacques Sadeur. Tutti nell'isola erano ermafroditi, perchè rovescia il paradigma normale. Fa vedere

che normale/diverso sono concetti relativi (relativismo).

Nonostante non ci fosse potere politico, questa società funzionava meglio di quelle che ce

l'avevano, in quanto ognuno si autogenerava essendo perfettamente autosufficiente. Questi

ermafroditi sono in comune accordo tra di loro, viene raccontato come vengono trattate le donne in

Europa -> critica al maschilismo.

Ci sono due aspetti da analizzare, la felicità e la religione

Religione: il marinaio dice che in quella società c'è una religione che consiste nel non parlare di

religione, di Dio. Perchè? Perchè parlandone si da luogo a delle dispute, e queste non sono motivate

se non si conosce nulla di questo tema.

Felicità: la società utopica prometteva la felicità, in realtà gli abitanti dell'Australia sono infelici,. Perchè?

Non vedono se stessi e vedono la vita come un declino inarrestabile, hanno una pulsione al suicidio (la

legge non lo permetteva prima di una certa età)

Hobbes

Hobbes appoggia il potere del re, questo potere è direttamente derivante dal popolo e questo

accordo si fonda su di un contratto sociale, che deve basarsi sul consenso dei sudditi.

Lo Stato di natura è la condizione dell'uomo precedente all'esisteza dello stato politico, è una

condizione in cui gli uomini vivevano in libertà e uguaglianza, senza potere politico. Questa è però

una condizione che degenera, perciò bisogna uscire da questo tipo di sistema attraverso un contratto

sociale, tramite il quale gli uomini, costituendo il potere politico, cedono tutti o alcuni dei propri

diritti naturali al sovrao perchè esso tuteli i diritti che a loro restano. Si assiste quindi alla nascita

dello Stato come frutto del contratto sociale.

In questo caso, il potere deriva dal basso, (è frutto di un accordo volontario -> volontarietà del

patto) [Aristotele: non volontarietà nel passaggio di famiglia e polis, ma: potere politico come

prodotto necessario nell'evoluzione storica, si distacca dal giusnaturalismo].

Alla base dello Stato ci sono gli individui soggettivamente considerati, non si parla di comunità. Si

vede che quindi il modello aristotelico è ben diverso da quello giusnaturalista.

Thomas Hobbes, 1588-1679, pubblica "Il Leviatano" nel 1651, si tratta di una riflessione politica

caratterizzata dal timore del disordine sociale. Teorizza un potere politico assoluto.

Nella metà del '600 assiste al crollo della monarchia inglese, durante la guerra civile, Hobbes va in

esilio. Viaggia per l'Europa, conosce Galileo Galilei e si dimostra interessato allo sviluppo della

scienza moderna perchè secondo lui il potere non può essere giustificato col diritto divino, con la

religione. Il nuovo modo per giustificare il potere politico sono le scienze matematiche, la scienza

moderna e l'etica dimostrativa, che sono in grado di arrivare a delle verità dimostrate. Applicando

questo metodo nel campo morale e politico, si può arrivare ad un grado di certezza sicuro e offrire

una giustificazione efficace del potere.

Nella metà del '600 si assiste ad una crisi dell'ordine politico inglese dovuta all'emergere di nuovi

ceti sociali: piccola nobiltà e borghesia mercantile: l'aristocrazia si sente quindi minacciata. Viene

attaccato il principio di autorità.

Stato di natura

Secondo Hobbes, gli uomini nello stato di natura sono liberi ed uguali, sono fondamentalmente dei

corpi che si muovono, vivono senza potere politico. Essi si muovono seguendo un principio di

utilità, sono attratti da ciò che provoca piacere e respingono ciò che provoca dolore. Ogni uomo

nello stato di natura è titolare dello "ius in omnia", del diritto sopra tutte le cose. Non esiste, in

questo tipo di sistema, la proprietà privata. Proprio dallo Ius in omnia nascono i conflitti, la guerra è

inevitabile, s arriva così al "bellum omnia contra omnes". Essendo gli uomini esseri passionali,

empi e malvagi, è necessario un contratto sociale per ristabilire l'ordine. Il bene più minacciato nello

stato di natura è la vita. Bisogna quindi cedere i propri diritti al sovrano (garante della pace sociale),

rinunciare ai propri diritti per salvaguardare la vita. Gli uomini sono essere irrazionali che possono

però avere dei momenti di lucidità e possono razionalmente capire l'esistenza di leggi di natura,

regole secondo le quali gli uomini possono raggiungere il proprio obiettivo (vita).

Ci sono 19 regole che permettono di uscire dallo stato di natura:

-rinunciare allo ius in omnia

-cercare la pace

-rispettare i patti

Lo Stato di Natura non è mai esistito, ma ci sono 3 situazioni storiche che vi assomigliano: le

società primitive, la guerra civile, la società internazionale.

Il sovrano è l'unico titolare dello ius in omnia, -> assolutismo.

Hobbes è il più importante dei giusnaturalisti. Inverte lo schema della sovranità, il potere politico

non deriva più dall'alto (dio) ma dal basso (consenso dei sudditi).

Hobbes afferma il principio di eguaglianza tra gli uomini. Il pensiero di Hobbes, materialista, ha

valore rivoluzionario sebbene egli fosse politicamente un conservatore, ma non era amato perchè

afferma l'uguaglianza naturale degli uomini, nello stato di natura.

Contratto sociale: stipulato per salvaguardare la propria vita, è concepito da Hobbes come

meccanismo dell'autorizzazione, cioè nello Stato di Natura gli uomini rinunciano al diritto su tutte

le cose e autorizzano il sovrano ad esercitarlo per loro. Quindi, dopo il contratto sociale, l'unico

autorizzato ad esercitare il diritto è il sovrano, agli uomini rimane il diritto alla vita. Puo il sovrano

toglierlo? Contrasto: il sovrano è istituito per garantire la vita, ma avendo potere su tutto potrebbe

anche toglierla. Il cittadino però può sottrarsi alla cattura.

Hobbes è teorico dell'assolutismo. Ci sono dei vincoli al potere del sovrano a parte garantire la vita?

No, perchè è un sovrano assoluto. Quali poteri ha il sovrano? Ha potere politico, il monopolio del

diritto e della forza. Ha anche un potere economico, perchè nello stato di natura non esiste proprietà

e dopo il contratto sociale viene istituita la proprietà ed è del sovrano, che la concede ai suoi sudditi.

Egli è titolare anche del potere religioso, (nel frontespizio del Leviatano il sovrano, composto dai

suoi sudditi, ha in mano uno scettro, nell'altra mano una spada. Il probelma sorge quando,

concedendo la libertà religiosa ai sudditi, questi iniziano a rivendicare altre libertà, pertanto il

sovrano deve avere il monopolio anche della sfera religiosa.

Caratteri della sovranità secondo Hobbes:

è irrevocabile: perchè, pensiamo a come potrebbe esser tolta la sovranità, bisognerebbe che tutti i

cittadini acconsentissero a revocarla. Non si può pensare che tutti vogliano far ciò, quindi non

potendosi più dare una situazione di unanimità è inconcepibile pensarla, anche perchè dovrebbe

essere d'accordo il sovrano.

è assoluta: perchè il sovrano è l'unico titolare dello ius in omnia dopo il contratto sociale.

è indivisibile: se la si divide, si ha una sorta di anarchia, sorgono divisioni e contrasti (vd

inghilterra, parlamento vs re).

Quali sono le libertà rimaste ai sudditi dopo il contratto sociale?

Hobbes dice, cos'è la libertà? Assenza di un impedimento fisico all'azione. Quindi nello stato che

Hobbes ha concepito c'è libertà (residuale) perchè il sovrano non potrà impedire tutte le azioni

fisicamente. I cittadini sono liberi nelle azioni che non sono comandate o prescritte dal sovrano. Se

il sovrano prescrive e impedisce tutto, ci sarà scontento, quindi concede libertà ai sudditi, ma quelle

che non gli creano problemi. Negli scritti di Hobbes, traspare la sua libertà di pensiero, che senso ha

volere la libertà di pensiero? Ognuno pensa, senza nessun impedimento, il problema è se lo

comunica con lingua o scritti. Questo non va bene, pertanto nessuna libertà di pensiero, di parla o di

religione, libertà solo nelle cose che il sovrano lascia fare ai cittadini.

Hobbes non poteva piacere ai conservatori tradizionali, preferisce le monarchie assolute, legittima

anche le altre libertà di pensiero purchè la sovranità si aassoluta.

Legittima aristocrazia, democrazia,

Differenze tra teorie liberali e democratiche

Democrazia: a quali domande vuole rispondere? A chi dare il potere? Al popolo, in se stessa questa

teoria non ci dice i limiti del potere. Hobbes intende la democrazia in questo senso, sovranità

assoluta.

Teoria liberale: non si pone il problema di chi ma di quanto potere ha chi comanda. Questa domanda

implica che chi comanda ha potere limitato.

Locke

Locke è un autore inglese di una generazione successiva a quella di Hobbes. Nasce nel 1634 e

muore nel 1704.

Scrive due opere fondamentali

-Due trattati sul governo (pubblicati nel 1690)

-Lettera sulla tolleranza (pubblicata nel 1689).

John Locke, durante il corso della sua vita cambia radicalmente prospettiva: in gioventù assume

posizioni assolutiste ed è seguace di Hobbes, nella vita adulta sposa idee completamente opposte.

Nel 1683, in Inghilterra c'è una congiura del Partito progressista, a cui Locke aderiva. La congiura

fallisce e Locke va in esilio in Olanda, tornerà in Inghilterra qualche anno dopo quando viene

smantellata la Monarchia assoluta e si ha la rivoluzione gloriosa (la seconda rivoluzione nel '600: la

prima, fallita, da luogo a una dittatura 1649-1658, nel 1688 c'è la rivoluzione gloriosa, con la quale

nasce la monarchia liberale. Si chiama gloriosa perchè è una rivoluzione senza sangue).

Due trattati sul governo, sono rivolti alla confutazione di due teorie politiche, quella di Robert

Filmer nel primo trattato, e quella di Hobbes nel secondo trattato.

1° trattato: Locke prende in considerazione Filmer, che è il tipico esponente del pensiero

tradizionalista che rappresentava le tesi conservatrici. Qual era il pensiero tradizionalista? Il potere

deriva da Dio, che lo ha dato ad Adamo, che lo ha dato ai patriarchi, e da loro è arrivato ai monarchi

assoluti. Come Locke confuta queste tesi? Filmer si sbaglia, Locke sostiene che non c'è scritto da

nessuna parte che il potere dato ad Adamo fosse assoluto. Inoltre nella Bibbia non c'è scritto che

questo potere è stato trasmesso ai successori. Locke dice, se anche Dio avesse trasmesso un potere

assoluto, come si fa a sapere a chi è stato ceduto questo potere? Come si fa a costruire la genealogia

del potere? Filmer inoltre aveva detto che gli uomini sono diseguali per natura, perchè l'aveva

voluto Dio, nella visione tradizionalista gerarchica infatto gli uomini sono posti su di una scala.

Locke invece dice che gli uomini sono tutti uguali, inoltre il potere deriva non da Dio, ma da un

Contratto sociale.

2° trattato: Locke vi espone la sua visione del giusnaturalismo. Parla del passaggi dallo stato di

natura allo stato politico, attraverso il contratto sociale.

Locke ha una visione antropologicamente più ottimista rispetto a Hobbes, ritiene infatti che gli

uomini siano prevalentemente razionali, in linea di massima sono in grado di dominare le passioni.

Quindi lo stato di natura è caratterizzato, a differenza da quello hobbesiano, di due momenti:

1) gli uomini vivono liberi e uguali, in pace tra di loro. Hanno una serie di diritti (Hobbes parla

di un solo diritto nello stato di natura, lo Ius in Omnia). Locke distingue: diritti naturali

primari e secondari.

Diritti naturali primari: diritto alla vita / diritto alla libertà / diritto alla proprietà. Questi diritti

possono essere riassunti nel diritto alla proprietà. La proprietà della propria vita, dei propri beni e la

proprietà della libertà individuale.

Diritti naturali secondari: diritti di punire (applicare la punizione) / diritto di farsi giustizia da sé

(decidere che punizione applicare)

Sono i diritti secondari che creano problemi nello Stato di natura. Locke dice che gli uomini sono

tendenzialmente razionali, ma sono anche "passione", e talvolta la passione prevale sulla ragione.

Nessuno è giudice equo della propria causa. Quindi nello stato di antura se uno subisce un torto

possono succedere tre cose:

1) si da un giudizio equo e applica una pena congura al torto

2) si è impossibilitati nel difendersi

3) si eccede nella punizione

Questo è il motivo per il quale gli uomini decidono di uscire dallo stato di natura. Lo stato di natura

è un'ipotesi della ragione che serve pper spiegare la nascita del potere politico.

Locke vuole spiegare il concetto di "proprietà" ma, essendo cattolico, si trova dei problemi di

conciliazione con le Sacre scritture. In un passo dei Salmi legge che la terra è stata data agli uomini

in comune. Quindi come giustificare la proprietà? Dice che ciascuno è proprietario di se stesso. Se

uno è proprietario di se stesso, lo è anche del suo lavoro, delle cose che col proprio lavoro si

contribuisce a formare. Quindi il lavoro permette all'uomo di espandersi e di far proprie le cose.

Quindi la proprietà non entra in contraddizione con la Bibbia perchè Locke giustifica la proprietà

che si fonda sul lavoro, la proprietà è un'estensione della propria persona.

Nella prima lettera di San Paolo a Timoteo c'è scritto che i beni sono stati dati da Dio agli uomini

affinchè questi ne godano. Non si possono lasciar dissipare i beni, si pone un limite

all'accumulazione, ognuno deve essere proprietario di ciò che può consumare. Se una persona non

lo fosse, i suoi beni deperirebbero e si entrerebbe in contrasto con la Bibbia. Locke dice che non

tutte le cose deperiscono, tipo i metalli (come oro e argento, con cui sono fatte le monete). Con

questi metalli si può accumulare moltissima ricchezza. Quindi non c'è limite all'accumulazione della

proprietà.

Nello Stato di Natura c'erano dei problemi nell'esercitare i diritti naturali secondari, quindi si esce a

attraverso il contratto sociale si passa allo stato politico. A questo stato gli uomini danno pochi

diritti naturali, quelli che nello stato di natura creavano problemi: i diritti naturali secondari. Lo

Stato nasce come guardiano che deve tutelare i diritti naturali primari dell'uomo. Il potere dello

Stato è un potere che dev'essere limitato, non lo si può paragonare ad altri tipi di potere

(padre-figlio / marito-moglie / padrone-schiavo), smentendo così Aristotele. Il potere politico è di

tipo contrattuale, fondato sul consenso dei cittadini. Per Hobbes il potere dello Stato si basa sul

consenso, ma poi non si può più dir niente. Locke invece dice che si fonda su un consenso

quotidiano, il mandato può essere revocato, se non tutela i diritti naturali, tramite nuove elezioni o

ribellioni.

Locke anticipa Montesquieu, teorizzando la divisione dei poteri dello Stato (fondamentale nel

pensiero liberale). Qual è la differenza tra Locke e Montesquieu? Che Locke propone un potere

legislativo e uno esecutivo. Chi ha il legislativo? Il Parlamento. Chi ha l'esecutivo? Il Re. Dice

inoltre che l'esecutivo deve essere subordinato al legislativo. Quindi lo chiama il "potere supremo".

E il giudiziario, che creava i problemi nello Stato di Natura? Locke dice che è una sottospecie del

potere legislativo.

Come definire lo Stato teorizzato da Locke?

-liberale

-di diritto (tutti i cittadini e i poteri sono sottoposti alla legge)

-costituzionale

Questione del voto: Locke non teorizza uno stato democratico. C'è un limite classista, possono

votare solo i proprietari.

Appello al cielo: è il 6° diritto naturale. Quest'espressione, tratta dalla Bibbia, indica un "diritto alla

ribellione". Se lo Stato non compie il suo dovere il suddito può appunto "appellarsi al cielo", cioè

ribellarsi. Quando c'è un tiranno non c'è più un giudice imparziale sulla terra. Quindi ci si appella al

giudice dei giudici, Dio. I cittadini quindi di fronte alla tirannide possono armarsi e deporre il

tiranno.

La prima lettera sulla tolleranza (ne ha scritte 4), è quella in cui Locke delinea un programma

sulla separazione netta tra stato e chiesa. Percè si devono separare così radicalmente? Perchè sono

due entità completamente diverse. Lo stato deve garantire la protezione dei diritti dell'uomo

fondamentali, ma non può occuparsi della sfera spirituale, dell'anima. Un'altra differenza sta nella

"costrizione". Lo Stato può costringere, la Chiesa no, può solo convincere. Ogni fede religiosa ha lo

stesso diritto delle altre ad esprimersi, non ci sono quindi limiti alla libertà religiosa. Però questa

libertà non è estesa a tutti, non è estesa infatti ai cattolici e agli atei, non possono essere tollerati. I

cattolici non sono buoni cittadini, sono sudditi oltre che del sovrano anche del Papa, e finchè il papa

detiene anche un potere politico, non sono tollerati. Neppure agli atei è estesa la tolleranza, perchè

non credono nella sacralità dei patti, quindi neppure nella sacralità dei patti politici. Sono quindi

inaffidabili.

Appello al cielo, diritto alla resistenza e ripristino all'ordine violato dal tiranno. "rivoluzione" è

diversa, perchè preclude la costruzione di una nuova base, una tavola rasa.

ROUSSEAU

BIOGRAFIA

Vive tra il 1712 e il 1778, nasce a Ginevra, ed è l'ultimo dei tre autori giusnaturalisti. Aveva molti

interessi e una personalità disturbata che influenza lo sviluppo del pensiero e nell’elaborazione della

dottrina del complotto. Momento centrale della sua vita è quando va a Parigi negli anni ’40 del ‘700

e conosce gli Illuministi che poi maledirà nelle opere autobiografiche. Diventa amico di Diderot,

collabora all’enciclopedia scrivendo numerose voci come “economia politica”, Diderot viene

arrestato per aver scritto un romanzo erotico, R lo va a trovare in prigione a piedi, e riconduce il

cambiamento radicale della sua vita a questi incontri. In questo fatto è compreso il priblema dell

"teodicae" che è il problema del male, reale ed esistente. La ocndizoone dell'uomo che soffre è data

dal fatto che esisteono cose che glielo procurano. R dice che il male non è dentro l'uomo, ma dentro

le istituzioni, perchè l'uomo è buono per natura.

All’epoca era molto famoso per aver risposto al quesito “se le scienze e le arti abbiano contribuito a

migliorare i costumi” con una tesi paradossale e anti illuminista nel 1750. Nel 1754 prende parte ad

una nuova gara con tema la disuguaglianza tra gli uomini. Nel primo caso nasce un’opera detta

“primo discorso” o “discorso sulle scienze e sulle arti”, mentre dal secondo nasce “discorso

sull’origine e fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini”. Altre opere sono: “il contratto

sociale” 1762 opera politica e “l’Emile”, trattato pedagogico. Opere condannate dalle autorità civili

e bruciate, costretto a fuggire, inizia persecuzione reale. Conduce vita da fuggisco fino al 1778

quando nasce a Ermenonville. Le sue ceneri vengono tumulate al patheon durante la rivoluzione

francese dai giacobini che lo riconoscono come padre spirituale. Negli ultimi anni di vità Rousseau

elabora pensieri sempre più paranoici, ritenendo che contro di lui sia stato ordito un complotto da

illuministi, governi e loro agenti.

PENSIERO ROUSSEAUIANO

Nel 1757 Rousseau rompe con gli illuministi, a causa di un discorso ideologico per molti aspetti R

non è un illuminista, perchè egli ha un'altra idea di progresso. R sostiene che ci sia stato un

progresso ai tempi dell'uomo primitivo, ma a che prezzo stiamo pagando questo progresso?

Discorso sulle scienze e le arti – Primo discorso

Viene proposto un concorso dall'Accademia di Dijon: viene chiesto se le Scienze e le arti,

contribuiscono o meno al costume. R risponde di no, la civiltà ha distrutto la morale umana, gli

uomini sono degli animali depravati. Sì, c'è stato un progresso tecnico-scientifico, ma non ha

contribuito a migliorare la morale. Infatti, il progresso è inversamente proporzionale alla morale.

Esse rappresentano ornamenti superflui che spingono gli uomini ad apparire più che a essere, cioè a

seguire schemi di comportamenti uniformi. Il progresso tecnico-scientifico è inversamente

proporzionale a quello morale, classica tesi dei reazionari, che in Rousseau si sposa al pensiero

rivoluzionario, andare avanti, distruggendo tutta la società e ricostruirla su valori perduti. Tutti i

pensieri rivoluzionari sono fondati sul desiderio di tornare alla comunità e superare la società

fondata sull’individualismo, società proittata nel futuro che si basa su valori del passato. Viene

attaccata l’idea di progresso illuminista.

Gli illuministi hanno favorito o no la laicizzazione? Sì,è alla radice del pensiero laico. R dice che il

progresso ha distrutto la religione. Condanna del presente in nome del passato.

Il pensatore reazionario disdegna le civiltà contemproanee, bisogna tornare indietro. R dice le

stesse cose, ma si va avanti. Per questo è un rivoluzionario.

Discorso sull'origine e i fondamenti delle diseguaglianze tra gli uomini

Scritto politico più importante: è il secondo discorso sull'origine e i fondamenti delle diseguaglianze

tra gli uomini. È un'opera dove Rousseau espone la sua visione del giusnaturalismo, la sua

concezione di Stato di natura.

Locke e Hobbes le espongono in un'unica opera, R in 2. Sviluppo di tesi giusnaturaliste con

interpretazione particolare. Il suo punto di vista è che l’uomo nasce buono per natura “tutto è bene

quello che esce dalla natura, tutto degenera nelle mani dell’uomo” le istituzioni provocano il male,

che quindi è puro prodotto della storia e non connaturato a noi come esseri umani, quindi si può

sconfiggere totalmente, fondamento pensiero rivoluzionario moderno. L’uomo è buono per natura e

quindi è buono nello stato di natura, cioè non conosce la distinzione tra bene e male, ciò che non ha

il buon selvaggio è il senso morale quindi non può commettere il male. L’uomo che pensa è un

animale depravato, nello stato di natura gli uomini non pensano, sono esseri isolati, ma pacifici. Gli

uomini hanno amor di sé ma anche la pietas (solidarietà verso i propri simili) nello stato di natura.

Oltre a ciò nello stato di natura gli uomini hanno il desderio di perfezionarsi, origine di tutti i mali e

che li porta ad uscire dallo stato di natura di uguaglianza e libertà, incamminandosi verso la civiltà,

opponendosi alla natura col lavoro e opponendo noi contro noi stessi con la riflessione. L’amor di sé

innocente si trasfoma in amor proprio o egoismo. È questa le genesi della distruzione dello stato di

natura: più la civiltà si sviluppa, più perdono se stessi. Il momento centrale della fine dello stato di

natura è la creazione della proprietà.

La fuoriuscita dell’uomo dallo stato di natura è molto lenta e l’ingresso nella civiltà

pure. Poco alla volta l’uomo perde le caratterisitiche che aveva nello stato di natura.

Rousseau però non era un primitivista, non voleva un ritorno all’uomo primitivo,

perché sviluppando la civiltà l’uomo ha sviluppato anche senso morale. Servendosi del

senso morale l’uomo può uscire dall’inferno in cui si è messo lui stesso. Egli ritiene che

lo stato di natura sia ipotetico. Un posto fondamentale nella corruzione dell’uomo ce

l’ha la proprietà: Rousseau non arriverà mai ad ipotizzare uno stato senza proprietà,

ma nel “contratto sociale” dice che l’istituzione della proprietà segna il passaggio dallo

stato di natura a quello civile. La proprietà non è naturale e la sua istituzione avviene

attraverso una specie di cospirazione perché una volta fondata si doveva dare una

legittimazione giuridica da possesso a proprietà. La proprietà crea differenza tra ricchi

e poveri, poi i ricchi vogliono assicurare la loro proprietà e vanno dai poveri

proponendo un patto dove mettono il riconoscimento della loro proprietà. Essa è

decisiva non solo per l’origine della società, ma anche per quella del dispotismo: il

“patto iniquo” è uno dei due contratti teorizzati da Rousseau, il primo cioè quello che

sancisce la divisione tra ricchi e poveri, è il riconoscimento dell'ineguaglianza,, è il

consenso dei poveri per il riconoscimento della proprietà. Rousseau sostiene che tutte

le società esistenti sono fondate su questo inganno. I giusnaturalisti riferendosi al

patto sociale ritenevano che fosse già avvenuto, Rousseau ritiene che le società non

dovrebbero basarsi su questo patto, ma sul “contratto sociale” che deve ancora

avvenire. Pensatore rivoluzionario perché individua il dispotismo nella società e quindi

dice che bisogna fare un nuovo contratto, il “contratto sociale”. Nel suo pensiero è

assente qualsiasi idea di riforma, al contrario degli illuministi, la società del suo tempo

è incurabile, bisogna cambiarla del tutto.

Il contratto sociale

La società del suo tempo è una prigione, l'uomo è nato libero ma ovunque è in catene,

per spezzarle si dovrà far ricorso al Contratto Sociale, che dovrà essere equo. Nel

Contratto Sociale l'autore espone la sua teoria politica, espone il modello di Stato

ideale al quale tendere, fondato su valori opposti rispetto a quelli della sua società. I

valori cardine della nuova società saranno l'uguaglianza e la libertà.

Il Contratto sociale si riduce all'alienazione di tutti i diritti naturali alla comunità. Cosa

c'è che non torna? Sembra che ciascuno perda tutto per guadagnare tutto. Rousseau

risolve ciò, non è una contraddizione ma è una conseguenza della sua impostazione

razionalista: l'uomo non può volere il suo male, quindi cede i suoi diritti al popolo, di

cui fa parte egli stesso. Non c'è bisogno di alcuna garanzia da parte del popolo, perchè

non può nuocere a se stesso. La cessione che Rousseau concepisce è la più totale

concepita dai giusnaturalisti.

Attraverso il Contratto Sociale il sovrano → POPOLO (R. è teorico della democrazia, non

liberale o rappresentativa, ma di tipo diretto)

Caratteri della sovranità: presenta gli stessi caratteri di quella di Hobbes,

assoluta-inalienabile-indivisibile. (posizione opposta rispetto al pensiero

costituzionale moderno) la democrazia teorizzata da lui: di tipo diretto, su modello

degli antichi, democrazia sbilanciata sul potere legislativo. Tutto il otere dello stato è

concetrato sul legislativo.

A differenza di Hobbes, R. individua il Popolo come sovrano, e non il monarca. Un'altra

caratteristica della sovranità è l'infallibilità. Per capire cosa intende, bisogna capire

come per R funziona o dovrebbe funzionare la democrazia. I principi e le modalità

descritti da R sono opposti a quelli su cui funziona la democrazia liberale. L'autore

sostiene che il popolo si manifesta attraverso la volontà generale. Cos'è? R percepisce

il voto come un referendum. Uno stato anche se permette a tutti i cittadini di decidere,

non è detto che prenda decisioni giuste: infatti dice che bisogna distinguere tra vari

tipi di volontà politica. Solo se i cittadini seguono la volontà generale, seguono la

giustizia. La volontà può essere: individuale, negativa perché sospetta l’individuo che

tende a seguire la componente irrazionale; la volontà di tutti è un aggregato delle

individuali; la volontà della maggioranza, 51%, non va bene perché lascia una

minoranza mentre la verità è unica. La volontà generale persegue la verità, si calcola

sottraendo dalla maggioranza la minoranza: la minoranza quindi sparisce e la verità

rimane unica. Principio dell’autocritica politica: in caso ci si trovi nella minoranza

bisogna riconoscere di aver votato contro la razionalità e l’io autentico che è uguale a

quello di tutti gli altri (mentre l’altro io è quello egoistico che segue le pulsioni

irrazionali e va cancellata). In uno stato liberale vige il principio della maggioranza ma

la minoranza conserva diritti, il voto è strumento tecnico non stabilisce la verità. Per

Rousseau il voto è uno strumento morale e distingue chi sta con la patria e chi no, a

chi non lo sostiene lo stato deve solo la morte. Dicendo questo Rousseau pensa di

salvaguardare la libertà personale, è convinto che se prevale il vero io di ciascuno

prevale la giustizia, l’uguaglianza ecc… Costringere l’individuo a essere libero significa

costringerlo ad essere razionale e abbandonare l’individualismo e pensare allo stato,

mito della città antica dove non c’è distinzione tra pubblico e privato e l’individuo si

identifica con lo stato. Il voto è un plebiscito, un referendum pro o contro qualcosa, la

democrazia diretta sarebbe quindi possibile. Il voto ha il compito di raggiungere la

verità, è una dimostrazione morale. Quando siamo chiamati a votare, non siamo

chiamati a votare su quello che noi pensiamo, ma su quello che noi riteniamo sarà

l'esito del voto, perchè l'esito sarà conforme a quello che noi vogliamo.

Democrazia liberale: 10 vs 6 vince 10

Democrazia di Rousseau: afferma il principio dell'autocritica politica.

Nell’ultimo capitolo si parla della religione. Rousseau è critico nei confronti degli

illuministi (scettici nella religione), dice infatti che è necessaria una religione, ma non

quella cristiana, bensì quella civile (amministrata dallo stato, punto di vista

cesaropapista): egli sostiene che ci siano vari tipi di religione, e la religione civile

fondata su pochissimi dogmi, credenza in un Dio ultraterreno. immortalità dell’anima,

premi e punizioni nell’aldilà, e coincide con la morale dello Stato. Se tutti l’adottassero

non ci sarebbero più conflitti: le altre lo stato deciderà se permettere loro di esistere,

ma tutti devono credere alla religione civile.

Cosa dice Rousseau sull'intolleranza? Lo Stato nel quale si da vita il contratto sociale

sarà privo dell'intolleranza. Ma è proprio così? In uno dei suoi paradossi, R dice che sì è

bandita l'intolleranza, ma chi non crede nella religione civile può essere messo a

morte. Questo è l'ultimo di una serie di paradossi che caratterizzano il pensiero di R, il

fondatore di un pensiero democratico. È dubbio che sia stato un teorico della

democrazia moderna. R è un critico dell'illuminismo.

VOLTAIRE

Ha scritto poemi, romanzi, pamphlet, rinnovato la storiografia, ma fondamentalmente non ha

inventato niente di importante.

Ha scritto Micromega, Candido o l'ottimismo.

Voltaire è vissuto tra la fine del '600, 1694, morto nel 1778, a distanza di un mese dalla morte di

Rousseau, che è morto un mese dopo di lui. Voltaire è una figura per molti aspetti significativa, è

stato un grafomane incredibile. Voltaire è stato un grande divulgatore di cultura, si dice che il suo

pensiero ha danneggiato la chiesa cattolica più della riforma protestante, ha infatti inferto un colpo

micidiale alla credibilità della chiesa del suo tempo.

Ha studiato dai gesuiti, e alla scuola dei gesuiti si sono formati i più grandi illuministi francesi.

Voltaire è stato perseguitato, ha passato 28 anni in esilio dalla Francia, è stato rinchiuso nella

Bastiglia per un periodo di tempo. Nella sua vita ha avuto un rapporto molto particolare con alcune

idee, soprattutto con Federico II di Prussia, è stato stipendiato ma anche licenziato, e dopo

tantissimi anni di esilio ha passato l'ultima parte della sua vita in Francia. Voltaire è autore di un

grande numero di opere, romanzi che attraversano generi diversi. Da un punto di vista filosofico,

egli guardava all'Inghilterra con particolare simpatia. Ha avuto il pregio di capire la superiorità del

pensiero di Newton su quello di Cartesio, e ha guardato alla filosofia inglese come unna filosofia da

adottare in Francia. Da un punto di vista politico, egli non era un estremista, era un liberale,

abbastanza moderato, e a differenza di Rousseau, aveva un concetto del popolo non molto elevato.

Tra i suoi racconti più famosi c'è Micromega, un dialogo tra vari personaggi, due abitanti

dell'universo visitano la terra e si interessano delle "formichine", uno dei due si rivolge ad un

gruppo di filosofi, e cercano di spiegargli cosa succede nella terra.

Voltaire non ha una grossa opinione del genere umano, dice che gli uomini sono prevalentemente in

preda alle passioni, malvagi, pertanto Voltaire è un pensatore politicamente moderato. Si batte però

per una Francia ed un'Europa migliore, partendo dal concetto di laicità.

Il più famoso trattato politico di Voltaire, 1763 pubblicazione, "Trattato sulla Tolleranza". Questo

trattato, come molti altri suoi scritti, è uno scritto d'occasione. Cioè? Non è uno scritto di filosofia

pura, ma è stato dettato da una circostanza storica. Ad un certo punto, una signora si presenta da

Voltaire e gli racconta una storia. È la vedova Calas. Cosa gli racconta? Mio marito, è stato ucciso

dopo essere stato torturato. Perchè, dice Voltaire? Perchè hanno detto che aveva ucciso nostro figlio.

Questa signora si riferisce ad un fatto accaduto nel 1761 a Tolosa, quando muore un ragazzo,

trovato impiccato. Ovviamente la famiglia è sconvolta, ma oltre alla disgrazia c'è anche la beffa di

essere accusati di aver ucciso il proprio figlio. Questa, era una famiglia di ugonotti. Chi erano gli

ugonotti? Erano i calvinisti francesi. A Tolosa in quel periodo abitavano delle persone

particolarmente ottuse, che in quel caso erano rappresentate dalla fazione più estremista dei

cattolici. C'era un gruppo di fanatici che ha sparso la voce che in realtà forse non si era trattato di un

suicidio, Voltaire descrive molto bene che come da una diceria si arriva ad un'accusa.

Dopo poche ore, il padre diventa un assassino, e la gente, una parte, fa pressione sui magistrati

perchè venga arrestato il padre del giovane. I magistrati prendono Calas e lo arrestano, dicendo che

doveva confessare. Il sistema penale dell'epoca era basato sulla confessione, senza confessione non

si poteva essere condannati. Se uno negava, lo torturavano fino ad arrivare alla confessione. Il padre

di Calas non ha confessato, e in questi casi il magistrato, senza confessione, ordinava di ripetere la

tortura. Ma Calas non confessa, e forzando il sistema di prova legale, sono arrivati lo stesso ad

ucciderlo. La vedova, non rassegnata, si rivolge a Voltaire, e quest'ultimo indaga (era anche

giornalista). Capisce che è stata tutta una montatura e che si è trattato di un errore giudiziario.

Scrive quindi questo trattato sulla tolleranza, parte dall'episodio specifico, l'uccisione di un

innocente, per criticare il sistema giudiziario della Francia del tempo. Cosa critica del sistema? Non

solo la tortura, critica in generale il sistema di tipo inquisitorio, un sistema in cui la procedura era

segreta e in cui era molto facile che gli innocenti venissero condannati.

Ambito penale

ILLUMINISMO

è una corrente filosofica che mette al centro di tutto la ragione. La ragione difesa dagli

illuministi è opposta alla “rivelazione”, è quindi una ragione autonoma rispetto alla

religione. San Tommaso ad esempio aveva concepito la ragione come “autonoma”, ma

non come indipendente. Questo movimento intellettuale si sviluppa tra le metà del

XVIII e la fine del XVIII secolo, 1748-1789. Il centro di questa corrente è Parigi, altri

centri importanti sono Milano, Napoli, il Mondo tedesco e la Scozia.

Perchè un sistema politico sta in piedi? Se rispondiamo, capiamo qual è stato il ruolo

dell'illuminismo. Essi non volevano una rivoluzione, ma perchè ci si è arrivati? Rispondi

alla prima domanda.

È difficile che un regime stia in piedi solo attraverso l'apparato repressivo, sta in piedi

per quella che si può definire fedeltà immaginaria ai principi che sostengono il regime.

Quando un grosso numero di persone crede nei valori fondanti del sistema. Quando

smettono di crederci, nascono i problemi. Quello che ha fatto l'illuminismo è stato

questo, come una marea ha eroso i fondamenti su cui si basava l'antico regime, gli ha

tolto legittimità e togliendogliela la gente ha smesso di credere in quel sistema, a

partire dalle classi dirigenti. Almeno inizialmente, la rivoluzione è stata fatta dalle

classi medio alte. Nel 1789 il sistema era già privo delle sue fondamenta ed era

destinato per questo motivo a crollare. Non è un caso se l'occasione è stata di

carattere fiscale.

Ci sono una serie di concetti che tutti gli illuministi usano, libertà. Cosa intendono? Per

Voltaire, diritti civili, per Mercier, significa virtù.

Gli illuministi hanno un problema con la modernità, alcuni erano troppo moderni e altri

troppo modern, pertanto ciò che li accomuna è la critica delle società esistente, ciò

che li differenzia è l'idea della società futura. L'illuminismo ha sistematizzato il

pensiero elaborato nel 6-700, non ci sono state grandi invenzioni.

Illuminismo e Enciclopedia - Diderot

Chi vogliono "illuminare"? In primo luogo i monarchi assoluti. Cosa vuol dire "illuminarli"?

Proporre delle riforme e sperare che questi monarchi dopo essersi avvicinati alla filosofia, sperare

che facessero seguito a queste teorie con delle pratiche riformiste.

In alcuni casi sì, ma spesso erano gli stessi sovrani che facevano cose ignobili: Federico II di

Prussia, referente di Voltaire, ha abolito la tortura nel suo territorio, però nel corso della sua vita ha

portato avanti una serie di guerre per conquistare altri territori.Gli illuministi per molti anni hanno

sperato che i sovrani assoluti facessero determinate riforme, molte le hanno fatto, ad esempio in

ambito penale. C'erano diverse cose che non funzionavano prima della rivoluzione francese: quella

era una società immobile, ferma. La mobilità sociale era bloccata.

L'illuminismo propone una società di tipo meritocratico, tutti potevano ascendere socialmente. Non

a caso Locke teorizza la proprietà che si fonda sul lavoro. Gli illuministi evidenziano questo fatto, è

frutto del lavoro e non del sangue.

Volevano estendere l'istruzione ad un numero sempre più grande di persone, in una società dove la

maggior parte delle persone era analfabeta. Infine, un'altra proposta dell'illuminismo è stata la

riforma in ambito penale, dove l'ingiustizia era più palese. I diritti dell'accusato erano praticamente

nulli, in cui uno doveva dimostrare di essere innocente e non il contrario, in cui il modo di

procedere abituale era questo: c'era un reato, se ne aveva notizia, si andavano a sentire un po' di

testimoni, si incarceravano alcune persone che potevano c'entrare. Queste persone venivano poi

torturate.

Il Trattato sulla Tolleranza critica l'aspetto di questa procedura inquisitoria che si imponeva ai

sospettati. C'era poi l'altro aspetto, quello delle pene spropositate rispetto ai reati. Le pene erano

troppo ampie rispetto ai reati commessi, e Voltaire come altri illuministi propone un sistema penale

in cui le pene siano commisurate ai reati, propone l'abolizione della tortura e propone la drastica

diminuzione della pena di morte. Rispetto alla pena di morte, il primo a chiederne l'abrograzione

totale è stato Beccaria, Voltaire che ha scritto un trattato dove commenta il libro di Beccaria, non

arriva mai a chiedere l'abolizione totale della pena di morte.

Il trattato sulla tolleranza ha come aspetto polemico, oltre la giustizia, anche un certo modo di

intendere la religione, critica verso la religione: egli non era ateo, ma ostile alle religioni rivelate,

porta come esempio l'Inghilterra del suo tempo. Nel Trattato sostiene l'idea che tutte le religioni

devono essere tollerate. La Francia non era l'esempio di tolleranza religiosa. Voltaire rappresenta il

più importante degli illuministi francesi, rappresenta anche un filone dell'illuminismo che crede fino

all'ultimo nelle riforme dei sovrani. Non tutti coltivano queste speranze fino alla fine, per es

Diderot, che è un coetaneo di Rousseau. Diderot nasce nel 1713 e muore nel 1784. Ha scritto molte

opere, ricordiamo che è stato direttore dell'enciclopedia. Il 700 è un'erà in cui le enciclopedie

cominciano ad aver un peso importante, e diventano anche un business editoriale.

Quest'enciclopedia era stata pubblicata, di cui Diderot diventa direttore, era stata pensata come

viene pensata tutt'oggi un'enciclopedia, una grande opera in più volumi, divisa per voci e ogni voce

spiegava una materia. Affidando questo incarico a Diderot e D'Alembert, due persone che oltre a

diffondere la conoscenza volevano diffondere un'ideologia illuminista. È stata pubblicata alla metà

del '700, noi abbiamo questa situazione: c'era Diderot, un letterato, direttore dell'enciclopedia, e che

all'inizio si avvale di molti collaboratori, tra cui Voltaire e Rousseau. Questa enciclopedia esce col

privilegio reale: viene approvata dallo stato.

Con l'obettivo di esprimere l'ideologia illuminista, non è stata un'opera obiettiva, ma al contempo

non si poteva esprimere palesemente l'ideologia illuminista. Quindi cosa si poteva fare? L'ideologia

illuminista è esposta in maniera cifrata, attraverso una serie di tecniche che permettevano agli

autori, se accusati, di difendere la loro ortodossia. Per esempio, intendeva la religione in maniera

così contraddittoria che uno che leggeva non poteva non avere dei dubbi.

Sempre in materia di religione un'altra tecnica poteva essere, invece di parlare della religione

cristiana si parla di quella pagana: facendo pensare al lettore a quella cristiana. Nonostante questo

l'enciclopedia è stata attaccata, perchè anche se con tutte queste tecniche di dissimulazione del

messaggio, il messaggio filtrava comunque. Viene attaccata, revocata dal privilegio reale, e il

direttore si ritrova da solo a gestire una tale impresa editoriale, che aveva tantissimi sottoscrittori e

che alla fine avrà circa prodotto circa 70.000 voci, di cui oltre 5.000 scritte da Diderot.

Abbiamo questo direttore che si trova da solo quando questa opera comincia ad essere perseguitata.

Il direttore è messo sotto pressione, ma egli porta fino in fondo questo lavoro e pubblica

quest'opera. Come fa? Fa un qualcosa tipico dell'antico regime, i responsabili della censura, alcuni

dei quali simpatizzavano per gli illuministi, si dicono che devono censurare, ma allo stesso tempo

deve essere pubblicata perchè ci tengono. Quindi la stampano in Francia dicendo che è stata

stampata fuori. Formalmente veniva pubblicata fuori dalla Francia. Da un lato dovevano reprimere

il pensiero e dall'altro favorivano la repressione delle idee, coloro che censuravano. All'inizio

Diderot, crede molto nell'assolutismo illunminato (simpatizza per Hobbes) pensa che i re assoluti

possono fare delle riforme. A un certo punto cambia idea, e qua c'è un fenomeno strano: invece che

moderarsi si radicalizza, da assolutismo arriva a posizioni apertamente democratiche, antistatali in

cui auspicava l'avvento di una democrazia costituzionale, e in alcuni scritti la fine dello stato

politico. Cosa gli ha fatto cambiare idea? Decide di far visita alla zarina Caterina II, una delle

"sovrane illuminate", almeno così si spacciava. Allora Diderot va a San Pietroburgo, ha colloqui e si

accorge che la regina mascherava la sua volontà di dominio con la filosofia illuminista. Percui si

convince che i re non possono essere riformati, le monarchie non possono essere riformate. Quando

torna scrive un testo in cui dice "con le budella dell'ultimo prete impiccheremo l'ultimo re".

Pertanto, questo viaggio in Russia è un viaggio che gli fa cambiare idea relativamente ai monarchi

assoluti e si avvicina ad una prospettiva democratica.

Voltaire rimane un liberale moderato, Diderot passa dall'assolutismo alla democrazia.

MERCIER

Mercier è uno scrittore francese, nato e morto a Parigi (1740-1814)

Mercier scrive un'ucronia, chiamata "L'anno 2440", opera che parla del protagonista che si sveglia

a Parigi 700 anni dopo essersi addormentato.

È stata un'opera fortemente censurata, considerata sovversiva. L'opera contiene una visione della

società futura incompatibile con la società odierna.

Nella nuova Parigi, non ci sono innovazioni tecnologiche, il protagonista percepisce più equità

economica tra le persone. La guida che accompagna il protagonista lo informa anche del fatto che il

re si veste come tutti gli altri cittadini, e gode dello stesso status sociale, i poveri non ci sono più.

Mercier è seguace di Rousseau, in questa società che immagina prospetta il dominio della volontà

generale. È una repubblica, una società rovesciata rispetto a quella del '700 francese.

Nelle scuole del 2440 si insegna solo la scienza e il manuale adottato è l'Enciclopedia: gli studi

teologici sono aboliti.

Punti deboli dell'opera: l'autore non prospetta in positivo, ma ci dice cosa non ci dovrebbe più

essere. È quindi una società costruita al negativo. Da seguace di Rousseau, tutto ciò che è associato

al vizio, alla corruzione, tutto ciò che intacca la virtù deve essere eliminato. Egli sviluppa il mito

della "purezza", infatti riprendendo Rousseau questo concetto è continuamente evocato.

Che ruolo ha la libertà di stampa in questa società? Gli scrittori eterodossi devono fare pubblica

autocritica. Per evitare che le persone si confondano e che si perdano dietro cose inutili, è stata fatta

una grande purga dei libri precedenti, anche illuministi (collegamento Rousseau). Nel 2440 solo

l'opera di Rousseau è stata propinata -> è una società dove è stata fatta una censura preventiva

Mercier è il primo autore prerivoluzionario a concepire una rivoluzione. Nella sua opera fa

un'apologia della morte, delle violenze rivoluzionarie, ma al momento dello scoppio della

Rivoluzione Francese assume posizioni contrastanti rispetto a quelle dei giacobini.

L'opera è costruita su di un'iperbole politica, è esagerata rispetto alla realtà del tempo, questo messaggio

fondato sull'iperbole, quando si radica nella testa delle persone produce dei cambiamenti radicali. L'autore

interpreta la storia degli uomini come una storia di Tirannia, fa riferimento alla Francia corrotta e misera del

suo tempo. Il protagonista va a vedere che fine ha fatto la reggia di Versailles e trova delle rovine, arriva

davanti a questi resti e vede che c'è un vecchio vecchio quanto lui che piange su queste rovine. Gli chiede chi

è e che fine ha fatto la reggia: gli risponde che questa reggia è crollata su se stessa, e io sono colui (Luigi

XIV) che l'aveva fatta costruire. Quindi l'idea che porta Mercier ai suoi lettori è quella di un sistema che

finirà per cadere sulle sue contraddizioni. Questa è l'idea forte che quali che fossero le intenzioni dell'autore

Mercier ha consegnato ai lettori del suo tempo.

CESARE BECCARIA

Cesare Beccaria è stato un autore milanese (Milano era una delle capitali europee della cultura dei

lumi). Era un marchese, vissuto nel XVIII secolo, ed è l'uomo di un solo libro, "Dei delitti e delle

pene". Era amico dei fratelli Verri, e senza il loro stimolo forse quest'opera non sarebbe mai stata

redatta. L'opera è stata pubblicata nel 1764, e per primo chiede l'abolizione integrale della pena di

morte. I fratelli Verri per invidia lo attaccano, gli Illuministi lo invitano a Parigi.

Egli è contrario all'idea di "retribuzione" (legge del taglione), la considera infatti qualcosa di inutile

e inumano. Secondo Cesare Beccaria, le pene devono avere una funzione di prevenzione speciale e

generale: le pene devono impedire al delinquente di reiterare il reato, di compierlo altre volte

(speciale) e impedire che il suo esempio si diffonda (generale). Se questo è il fine delle pene, allora

il diritto penale deve essere "dolce", le pene non devono eccedere in crudeltà, si deve punire quel

tanto per raggiungere la prevenzione di nuovi reati.

Beccaria è un garantista (che è diverso da Innocentista), cioè è a favore delle garanzie per gli

indagati e i processati: essere difeso da uno sullo stesso piano di chi lo accusa. Assume quindi

posizioni contrarie ai giustizialisti.

Sostiene che la pena debba essere "pronta", veloce, non ci sarebbe altrimenti esemplarità.

L'opera è famosa soprattutto per il capitolo 28esimo, sulla pena di morte.

Nel primo capoverso Beccaria si chiede da dove deriva il "diritto" di impartire la pena di morte. A

tal proposito fa appello a quei principi che filosoficamente lo guidano, l'utilitarismo e il

giusnaturalismo. Si chiede se la pena di morte è utile e giusta, è importante che abbia usato questi

due concetti.

Nella vulgata, nell'opinione si è consolidata la credenza che Beccaria fosse totalmente contrario alla

pena di morte. Dice che in tempi normali è bene che non venga applicata, ma ci sono due

circostanze extragiuridiche che la fanno giusta, in situazioni di particolare crisi dello stato o guerra

civile.

Cesare Beccaria dice che non è tanto l'intensità della pena a distogliere dal reato, la l'estensione. La

morte in questo caso è sì severa, ma dura solo un attimo.

Dopo l'opera doversi sovrani rivedono i codici penali e aboliscono le torture, riducono i casi di pena

di morte. Il primo stato è il Granducato di Toscana.

Il brano letto si conclude con il classico appello rivlto da Beccaria ai sovrani che evidenzia la

fiducia che ancora c'era nelle riforme dall'alto, si appella appunto ai sovrani affinchè promuovano

queste riforme in particolare la riforma dei diritto penale, abolizione pena di morte e tortura. Da

questo punto di vista, diversi sovrani in Europa hanno in quel periodo incominciato a rivedere i

codici penali e ad abolire la tortura, a ridurre quantomeno i casi per i quali era prevista la pena di

morte. L'illuminismo di Beccaria si inserisce in una corrente specifica dell'illuminismo italiano,

quello lombardo, che si trovava di fronte un'amministrazione come quella austriaca, più sensibile

alle istanze di riforma, non è un caso se tutti gli illuministi lombardi sono stati presi e inseriti

nell'amministrazione dello stato.

MARIO PAGANO

A Napoli

All'interno della dottrina di Pagano si pone il problema della rivoluzione, per capire questo autore

bisogna contestualizzarlo storicamente nella società in cui è vissuto, cioè il Regno di Napoli, uno

dei più antichi stati italiani, e che però si portava dietro da secoli una serie di problemi che faticava

a risolvere:

-il feudalesimo, col quale la proprietà della terra era concentrata nelle mani della nobiltà, in

particolare al primogenito. Le proprietà dovevano rimanere all'interno delle famiglie, facendo

sviluppare così un sistema bloccato.

-inefficienza burocratica, perchè soprattutto sotto gli spagnoli era cresciuta una burocrazia notevole,

era cresciuto nel corso dei secoli il ceto forense, un ceto di avvocati, giudic e giuristi che era

numericamente esagerato rispetto alla popolazione, perchè il ceto forense è da un punto di vista

economico un ceto improduttivo. Pertanto c'erano una serie di problemi più accentuati rispetto ad

altri contesti, c'era molta povertà, ignoranza e analfabetismo, una forte disparità tra Napoli e il resto

del Regno. Napoli aveva un grado di civiltà molto elevato rispetto agli altri stati d'Italia, basti

pensare che tra il 6-700 Napoli esprime tra i più importanti filosofi e giuristi (Giambattista Vico).

Mario Pagano nasce nel 1748 a Brienza (Basilicata), da una famiglia di estrazione borghese. Da

giovane studia a Napoli come allievo di Antonio Genovesi, un abate. Non essendo Nobile, Pagano

doveva lavorare e scelse quindi di fare l'avvocato. Diviene uno dei più importanti penalisti del foro

napoletano, è conosciuto dal popolo che lo andava ad ascoltare ai tribunali. Diventerà in seguito

professore all'università e nel 1794 diventa giudice del tribunale di Napoli. È, in questo periodo, al

culmine del successo.

In quegli anni a Napoli si espande il movimento giacobino e quindi il capo della polizia di Napoli

indaga su questo gruppo e vengono arrestati. Viene chiesto a Pagano di difenderli, per dare una

parvenza di legalità, egli accetta e inizia a farsi dei nemici. Verrà arrestato su delazione anonima, ma

una volta liberato scappa e tornerà alla proclamazione della Repubblica.

Perchè viene proclamata una repubblica? Il re di Napoli, Ferdinando IV, semianalfabeta, non ha

saputo svolgere con maestria il suo ruolo, era infatti dominato da Maria Carolina d'Austria, sua

moglie. Era una donna di grande cultura, che prende Pagano sotto la sua protezione e poi lo

considera nemico.

Nel febbraio 1799 viene proclamata la Repubblica di Napoli: i re fuggono in Sicilia a causa

dell'arrivo dei giacobini, l'esercito rivoluzionario francese. Pagano torna quindi a Napoli, viene

nominato presidente del comitato di legislazione. A Napoli la rivoluzione è fatta senza popolo,

perchè il popolo stava dalla parte del re, che era controrivolzuionario. La Repubblica quindi convive

con l'appoggio dell'esercito francese, ma quando i francesi se ne vanno, la Repubblica rimane senza

difensori e il Re organizza la controrivoluzione per ristabilire l'ordine vigente.

Il Cardinale Ruffo guida questa controrivoluzione, la sua armata a giugno è a Napoli, e i giacobini

di Mario Pagano resistono ma alla fine si arrendono tornano in Francia, ma vengono ripresi e

condannati a morte. Gran parte delle grandi menti viene impiccata, e tra questi vi è Mario Pagano.

Mario Pagano è autore di molte opere, tra cui i saggi politici, opere giuridiche e il progetto della

costituzione della Repubblica Napoletana: egli scrive durante la nascita del concetto di

"rivoluzione".

Fino alla rivoluzione francese, il termine veniva adoperato per indicare il movimento degli astri, un

movimento ciclico e necessario degli astri. "Rivoluzione" assume ora un nuovo significato,

"cambiamento radicale nella sfera politica che trasforma la realtà e la rimodella su basi

completamente nuove.

La Rivoluzione si basa su di un concetto negativo del presente storico, che non deve essere

migliorato, ma deve essere completamente abbattuto, si sviluppa così un radicale ottimismo nel

futuro. Mercier dice che la storia umana è di dispotismo, va tutto eliminato, egli confida nel futuro,

l'idea alla quale si rivolge è la rivoluzione. Idea che auspica un cambiamento radicale in poco

tempo. Il pensiero rivoluzionario è quello di sanare la contraddizioni dell'uomo, una volta per tutte,

tantevero che se si prende il pensiero di Marx, vede il comunismo la fine della storia. Dobbiamo

anche dire che l'idea moderna di rivoluzione presenta molte affinità con una prospettiva di titpo

millenarista religioso, perchè ricorda soprattutto lo schema gnostico. La Gnosi è stato un

movimento religioso sviluppatosi nei primi secoli dell'era cristiana, e lo schema gnostico, era lo

schema che vedeva tre componenti agire nella storia. L'umanità come nello schema gnostico è

divisa in tre componenti, secondo il pensiero rivoluzionario lo schema gnostico è composto da 3

componenti e viene ripreso dal pensiero rivoluzionario in questo senso

-gruppo minoritario depositario del pensiero rivoluzionario

-una parte del popolo corrotta ma che può essere redenta

-una parte del popolo che non può essere redenta

Il primo gruppo che pensa in questi temrini è il giacobinismo

Se l'idea di rivoluzione si è sviluppata a partire dalla rivoluzione francese, come è possibile che un

movimento riformista come quello illuminista ha dato vita ad una visione di tipo rivoluzionario?

La maggior parte degli illuministi muore durante la rivoluzione francese, l'illuminismo era in

decadenza prima che scoppiasse la rivoluzione. Tra i pochi scritti che si situano durante il periodo

rivoluzionario si collocano i saggi politici di Mario Pagano. Egli non scrive come Rousseau durante

gli anni '60, ma scrive durante il periodo delle rivoluzioni, i Saggi politici vengono infatto

pubblicati tra l'83 e l'85, e nella seconda edizione tra il '91 e il '92.

Molti studiosi ritengono che l'illuminismo ha trasmesso alla generazione successiva, quella

rivoluzionaria, tre idee che potevano essere sviluppate in un senso rivoluzionario: la natura umana

può essere modellata all'infinito, non è un qualcosa che rimane fisso nel tempo, ma che lo Stato può

modellare / gli uomini possono essere artefici, come collettività, del loro destino (idea derivante dal

Rinascimento che la trasmette all'Illuminismo) / idea di progresso: una delle idee più caratteristiche

della cultura illuminista. L'idea di progresso è un'idea in se stessa riformista, perchè per alcuni

decenni almeno una parte considerevole dell'umanità è stata contagiata da quetsa idea. La storia

procede verso soluzioni sempre migliori, progredisce, e l'umanità passa attraverso varie fasi in una

scala di tipo ascendente. Queste tre idee combinate insieme, se associate alla prospettiva escatolgica

dei rivoluzionari, cioè la venuta di un nuovo millennio, può dar luogo ad una visione rivoluzionaria.

Questi sono i germi di un'ideologia rivoluzionaria estrapolati da un'ideologia illuminista.

Mario Pagano, che diventa leader di un movimento rivoluzionario, che non ha nel suo passato un

background di ideologie rivoluzionarie, che anzi ha sviluppato un'ideologia per molti aspetti

tutt'altro che rivolzuionaria. Queli sono gli aspetti nei saggi politici che sono contrari all'idea di

rivoluzione? Pagano è influenzato da Aristotele e Vico. Questi aspetti sono la natura umana non è

modificabile (a contrario di Rousseau), seconda idea è che la storia è un perfetto cerchio, come

avevano detto Platone e Aristotele. Questo è estraneo a una prospettiva rivoluzionaria, tutto questo

movimento della storia è dettato dalla necessità.

Il precursore dell'idea di rivoluzione Mercier, ma il padre spirituale di Mercier, Rousseau, ha posto

l'idea centrale sulla quale si è sviluppata la rivoluzione, ed è un'idea che ha a che vedere ocn la

religione, ossia col problema della teodicea, secondo cui l'uomo non è cattivo per natura, e sono le

istituzioni a renderlo tale. Perchè questa idea apre la strada alla rivoluzione? Più delle altre? Perchè

apre all'uomo una possibilità di cambiamento infinito, perchè se ha ragione Rousseau, allora basta

cambiare le istituzioni e ci sarà la pace perchè l'uomo è naturalmente buono. Questo è il problema

della teodicea, e Rousseau nega radicalmente che il male stia dentro l'uomo.

Saggi politici di Pagano: egli delinea una filosofia storica ciclica, come altri pensatori di auel

peridoo fa appello a una filosofia della storia, dice che la storia umana si sviluppi attraverso una

serie di passaggi, e questi passaggi sono 5: la società selvaggia, la barbarie, la società civile, la

decadenza, la barbarie ritornata. Dopodichè, la storia inizia da capo In questo movimento della

storia non c'è possibilità di azione per l'uomo, quindi il problema che ci si pone in relazione ai saggi

politici è "c'è un'ideologia della rivoluzione nel pensiero di Pagano prerivoluzinario?" Da un punto

di vista della filosofia della storia non c'è, non c'è possibilità per l'uomo di azione all'interno di

questo ciclo storico, che è dettato dalla necessità. Dove invece si può trovare un possibile sviluppo

in senso rivoluzionaria nel pensiero di Pagano è nel Pagano politico, nella sua teoria politica e non

in quella filosofica, perchè lui nei saggi politici esprime una chiara propensione per il regime di tipo

repubblicano e anche per il regime di tipo costituzionale. Tra l'altro, Pagano è forse l'unico teorico

precedente alla rivoluzione che in un'opera politica prefigura la creazione di un tribunale che

assomiglia ad una corte costituzionale, cosa che riprenderà nel suo progetto di costituzione. Per

concludere il discorso su Pagano,

Quando si parla delle repubb italiane sorte all'arrivo della armata francese, che man mano che

scendeva si instauravano repubbliche.

Questo è contrassegnato come il triennio giacobino, 1796-1799. I nemici di questi rivoluzionari, un

estrema minoranza, gli avevano soprannominati giacobini, che era già un insulto all'epoca. Però il

fatto è che quasi nessuno di questi rivoluzionari italiani era giacobino e nemmeno Mario Pagano,

proprio alla fine della sua vita, gli ultimi giorni della repubblica, e questo è il problema del

arapporto tra illuminismo e rivoluzione, c'è l'esercito borbonico, i controrivoluzionari, che è alle

porte di Napoli, il destino della repubblica è segnato, sta per cadere. Pagano fino a quel momento,

anche da legisltore rivoluzionario, non avevav fatto altro che mettere in pratica, in leggi, ciò che

aveva teorizzato da illuminista. Quando viene a capo della repubblica è semplicemte un illuminista

che fa delle riforme illuministe, quindi ancora non fa i conti col problema della rivoluzione, cosa

che fa durante gli ultimo giorni della repubblica, cioè la sua visione riformista e la sua idea di

rivoluzione, la sua visione di cambiamento radicale. Questa contraddizione del suo pensiero esplode

questi gg, perchè c'è l'amrata controrivolzuionaria alle porte di Napoli, si tratta di capire se è il caso

di prenddere provvedimenti terroristici. Se Pagano ragionava da riformista non avrebbe dovuto

prendere questi provvedimenti, perchè nell'ottica riformista i mezzi contano più dei fini, in un'ottica

rivoluzionaria i fini contano più dei mezzi, percui al limite qualunque mezzo può andar bene per

raggiungere il fine ultimo.

Mario Pagano, che era stato riformista, dice negli stessi giorni in cui fa abolire la tortura a Napoli fa

istituire il tribunale rivoluzionario, che ha il potere di giudicare le persone senza garanzia di difesa,

con la possibilità di condannare a morte,. Questo è il problema che si ritroveranno i rivoluzionari

francesi. Quindi alla fine Pagano, che aveva passato una vita riformista, si comporta da

rivoluzionario.

Rivoluzione Americana

Nasce nel 1776, con due macchie: lo schiavismo e il problema dei nativi amewricani, perchè prima

che arrivassero gli europei l'america non era disabitata, e queste popolazioni quando sono arrivati

gli europei sono state combattute e in parte sterminate. Quindi ci sono questi due punti oscuri in

questa storia. L'america del '700 nella parte nord, quella piccola parte dell'america colonizzata dagli

europei era suddivisa in 13 colonie che dipendevano dalla Gran Bretagna. Queste colonie in parte si

autogovernavano secondo il costume politico inglese. Erano colonie fondate dalle persone più varie,

la maggior parte inglesi e anche molti olandesi. Le colonie del sud avevano una forte presenza di

schiavi e anche di proprietà latifondiste, quelle del nord avevano una diffusione della proprietà

molto accentuata. Infatti c'è una cosa che fin da subito caratterizza le colonie americane, vale a dire

che non esiste la povertà che c'era in Europa. Questo è importante da sottolineare perchè influenza il

pensiero politico, perchè quando fanno la rivoluzione gli americani non devono risolvere il

problema sociale, come dovranno fare i francesi. In America non esiste la nobiltà, la gerarchia è

data solo dal denaro. Da un punto di vista religioso, l'America viene fondata soprattutto da gente

europea perseguitata religiosamente. Questo spiega perchè quando sono nati gli Stati Uniti, sono

stati il primo paese a sancire la divisione tra stato e chiesa. Perchè scoppia questa rivoluzione?

Bisogna tener conto che gli americani si sentivano legati al re inglese, non al parlamento. Il loro

nemico, quando scoppia la rivoluzione è infatti il parlamento inglese. L'America era un paese poco

popolato dagli europei, circa 2 mil di abitanti all'epoca della rivoluzione che non avevano un

esercito, la città più grande era Philadelphia, con meno di 50.000 abitanti. Era quindi una nazione

prevalentemente agricola e disabitata, e militarmente non organizzata. Cosa fanno di male gli

inglesi agli americani? Il problema, come nel caso della riv francese sono le tasse, perchè il governo

inglese aveva bisogno di sempre più soldi, a causa delle guerre. Quindi le tasse sono state alzate, se

ne impongono di nuove, e gli americani che in realtà sono inglesi, si rifanno ai principi che erano

stati stabiliti in Inghilterra. Il principio principale era che per mettere le tasse era necessaria una

rappresentanza politica, no taxation without representation. Gli americani non ce l'avevano nel

parlamento inglese. La situazione degenera e si arriva a una guerra, questa guerra è stata presa sotto

gamba dagli inglesi. Gli inglesi infatti perdono la guerra. Il fatto è che in una guerra c'entra anche la

convinzione con cui si combatte. La perdono perchè non credevano nella causa della guerra che era

scoppiata. Si arriva nel 1783 ad una pace, e gli inglesi riconoscono l'indipendenza americana.

Quando scoppia la guerra nel 1776, il 4 Luglio, si ha la famosa dichiarazione di indipendenza degli

Stati Uniti, scritta da Thomas Jefferson, conosciuta in Europa e gli illuministi europei prendono la

difesa degli americani. Oltre alla dichiarazione di indipendenza le tredici colonie che sono diventate

stati si sono date delle costituzioni scritte, e questa è la prima idea della rivoluzione americana. Gli

inglesi hanno inventato lo stato costituzionale ma gli americani hanno inventato la costituzione

scritta.

Quando si parla di rivoluzione nel senso moderno del termine si parla di un cambiamento repentino

e violento dell'intero assetto socio-politico. Questo si avrà in Francia, ma non in America, gli

americani da un punto di vista politico costituzionale e giuridico sono eredi degli inglesi, non

vogliono stravolgere il sistema, quello che hanno fatto è stato semplicemente di perfezionare e

portare alle estreme conseguenze i principi costituzionali inglesi, non volevano rifare una società

dalle sue fondamenta, in questo senso si parla in maniera impropria di rivoluzione americana,

perchè non c'è stata una rivoluzione, soprattutto lo si vede dal fatto che il potere che è

maggiormente temuto dagli americani è quello legislativo, cioè gli avversari degli americani sono i

parlamentari, fino all'ultimo tentano una conciliazione col re. É significativo perchè quando poi

vanno a redigere le costituzioni, immaginano delle costituzioni in cui i tre poteri dello stato sono

tutti e tre dei poteri limitati, a partire dal legislativo. L'America infatti realizza una repubblica con

un esecutivo molto forte, il presidente è una sorta di re eletto, viene ripreso il modello inglese. Se

invece si osserva la rivoluzione francese, si vede come le varie costituzioni che si sono dati i

francesi nel decennio rivoluzionario, 1789-1799, sono tutte e tre sbilanciate a favore del legislativo.

Questo è molto semplice da spiegare, perchè il nemico dei rivoluzionari francesi era il re, quindi

cercheranno di limitare l'esecutivo, il potere del re, e attribuiscono tanto potere al legislativo perchè

è quello deputato alla trasformazione della società. È quello che smantella il feudalesimo, che

riduce il clero ad uno stato civile, è quello che distrugge l'antico regime. In America invece non

c'era nessun antico regime da abbattere. Non a caso Voltaire, Diderot, già prima della dichiarazione

d'indipendenza avevano visto l'America come la patria dove l'ideale illuminista era stato realizzato.

Le tre invenzioni della rivoluzione americana

-stato federale

-corte costituzionale

-costituzione scritta

-moderna democrazia liberale

I valori costitutivi su cui si identifica la nazione:

-Dichiarazione d'indipendenza

Jefferson è uno dei più radicali rivoluzionari, è ideologicamente di sinistra però è proprietario di

schiavi e anche razzista. Se prendiamo Jhon Adams, amico di Jefferson, era totalmente contrario

alla schiavitù. Iniziamo da questo aspetto, nella dichiarazione del 1776 Jefferson scrive che tutti gli

uomini sono stati creati uguali, quindi lui stesso pone le premesse per il superamento della

schiavitù, questa contraddizione se la porta avanti per tutta la vita (figli con una schiava).

Quindi Jefferson, uno dei rivoluzionari più radicali, illuminista convinto, ateo, a favore della

distribuzione della proprietà, ma è schiavista. Pur in gioventù avendo fatto qualche timida mossa

per l'abolizione della schiavitù, proprio alla fine della sua vita ha avuto corrispondenza con un

medico nero. Alle fine dice che è meglio che finisca la schiavitù. Quando si parla di uguaglianza,

relativamente all'America, si parla di uguaglianza delle opportunità, non uguaglianza di avere tutti

le stesse cose, non c'è idea di uguaglianza sociale, ma uguaglianza di diritti civili e politici ma delle

opportunità. C'è un elemento che ci serve per capire la differenza tra le due rivoluzioni, quando

Jefferson parla del perseguimento della felicità, che è un'idea tipicamente americana, che sta a

asignificare che la felicità è un affare che attiene alla sfera dell'individuo. È il perseguimento

individuale della felicità, lo stato non lo deve ostacolare. Con la rivoluzione francese si afferma un

principio opposto, quello della felicità pubblica, l'idea che lo stato vi debba provvedere. Questi due

concetti, sono alla base della differenza tra lo stato americano e quelli europei, da una parte

abbiamo uno stato minimo e dall'altro abbiamo lo stato sociale. Nella riv americana hanno trovato

spazio molti personaggi, Jefferson è stato il più importante, ma si ricorda anche Thomas Paine.

THOMAS PAINE

Autore famosissimo in America durante gli anni della rivoluzione, autore dell'opera "I diritti

dell'uomo", autore che costituisce tra i primi come contro della schivitù in America, era un

abolizionista radicale, crea le prime società abolizioniste in America. Quando scoppia la riv

francese va in Francia, si fa eleggere alla convenzione, e per questo comincia a essere malvisto

negli Usa. Anche in questo sta la differenza tra le due, perchè i rivoluzionari americani non

volevano questi cambiamenti radicali, e Paine era egualitario, voleva che la proprietà fosse più o

meno in maniera uguale distribuita a tutti. Quando torna in America, nessuno lo considera più e

muore povero e sconosciuto, uno che negli anni della rivoluzione era considerato come l'uomo più

rappresentativo della rivoluzione americana.

Fine '700, due eventi traumatici che aprono un capitolo nuovo nella storia occidentale, che da secoli

aveva visto come forma politica per eccellenza la monarchia. Monarchia che era stata pensata in

diversi modi, assoluta, costituzionale, a partire dalla riv americana i monarchi, agli occhi di una

parte significativa del ceto intellettuale americano ed europeo sono assimilati ai tiranni, fino alla

fine del 700 quasi tutti gli autori facevano questa distinzione: da una parte i buoni monarchi e

dall'altra i cattivi monarchi, chiamati despoti o tiranni. A partire dalla riv americana invece, torna in

auge una forma di governo che in Europa era ormai confinata a piccole entità, ossia la repubblica.

Quindi quando si dice che la rivoluzione americana e francese hanno cose in comune è vero, tipo il

fatto di aver concepito istituzioni opposte a quelle monarchiche. Sono comunque presenti elementi

di divergenza. Fino alla riv americana il modello politico sostenuto dai più progressisti era

l'Inghilterra, la monarchia inglese, che nel momento in cui l'America entra in guerra contro la GB il

modello della monarchia cost inglese perde attrattiva e diventa il potere di riferimento dei

conservatori, dopo essere stato quello dei progressisti. Il modello di riferimento per i francesi è

quello della repubblica americana.

Per capire la rivoluzione americana è importante capire quali sono gli autori di riferimento degli

americani, cioè Locke e Montesquieu dall'altra parte. Questi due sono gli autori di riferimento dei

rivoluzionari americani. Hanno in comune il fatto che autorizzano un potere limitato, quindi uno

stato che ha poteri limitati. Montesquieu lo fa attraverso la divisione dei poteri e Locke lo fa

attraverso la dottrina dei diritti naturali. Gli americani prendono dunque da Montesquieu la teoria

della divisione dei poteri così come prendono da Locke la dottrina dei diritti naturali. Per capire

tutta la storia americana, compreso l'oggi, è importante tener presente il fatto che sia nella riv

americana sia gli esponenti della "sinistra rivoluzionaria", come Jefferson e Paine, sia esponenti

della "destra rivoluzionaria", arrivano alla stessa conclusione per due vie diverse, e la conclusione è

che lo stato deve avere potere limitato e deve esserci uno stato minimo

Perchè si arriva alla stessa conclusione con vie diverse? Perchè un ottimista antropologico crederà o

no che gli uomini sono in grado di autogovernarsi? sì. Invece il pessimista non lo crede, infatti gli

autori per esempio del federalist non credono in questa capacità, ma proprio perchè credono che gli

uomini siano malvagi, ritengono che gli uomini che hanno il potere, in quanto malvagi come gli

altri, devono avere un potere limitato. Quindi gli ottimisti danno poco potere allo stato perchè

credono che gli uomini sono in grado di autogovernarsi, i pessimisti ne vogliono dar poco perchè

ritengono che chi governa può commettere abusi per il troppo potere. Quindi c'è una convergenza di

queste due opposizioni in una unica visione tipicamente americana di diffidenza nei confronti del

potere centrale e dello stato; è difficile altrimenti capire ciò: in america c'è una corrente dei

repubblicani sostenitrice dei diritti civili, contraria alla guerra, limitare il potere centrale, cosiccome

c'è una corrente dei democratici critica dei diritti civili. Questo nn si spiega con le categorie

europee, perchè noi abbiamo tradizione diversa da quella americana.

Paine scrive uno dei primi testi chiamato "diritti dell'uomo", antischiavista, progressista della riv

americana.

Nel brano si sanciscono alcune cose, la prima è una cosa che non esisteva in età antica e medievale,

cioè la differenza tra società e governo, perchè in questi periodi la società e il governo sono

considerati un'unica cosa. In età moderna si distingue nettamente la società dal governo. Paine dice

che il governo e la società sono due cose diverse, non solo, la società è superiore al governo cioè

allo stato. La società potrebbe funzionare anche se non ci fosse il governo, e perchè c'è allora?

Perchè certe cose le fa meglio un'autorità centrale di quanto non le facciano gli uomini

spontaneamente. Ma sono poche le cose che deve fare il governo, il governo non è necessario ad

altro che a supplire i pochi casi in cui la società e la civilità non sono competenti, neglia ltri casi gli

uomini devono fare da soli. Thomas Paine comunque crede nella spontainetà della società, nel

mercato e nell'individuo. Crede nel mercato ma vuole che la proprietà sia equamente distribuita.

Un autore come Jefferson portava a modello della società quella degli indiani, in più lettere scrisse

che gli indiani si regolano molto meglio die bianchi perchè non hanno bisogno di un'autorità per

mandare avanti la società.

Per Paine quindi come per gli altri rivoluzionari bisogna limitare il potere, questa teoria è una teoria

antica, non è un'invenzione dei moderni. La tecnica per limitarlo inventata dagli antichi è l'idea

della supremazia della legge, un concetto che ha origini risalenti all'antichità. Quindi la supremazia

della legge è una tecnica, ma ci sono anche tecniche moderne: limitare gli ambiti in cui il potere

politico può esercitare la sua autorità, dividere il potere, (teoria divisione potere Locke,

Montesquieu), la divisione orizzontale del potere in maniera orizzaontale, legislativo, esecutivo e

giudiziario e poi la diviisone verticale dei poteri cioè il federalismo. La rivolzuione americana

scoppia nel 1776, quando scoppia la maggior parte delle ex colonie si da una costituzione, e questa

costituzione è una costituzione che contiene sia una dichiarazione dei diritti che viene ripresa dalla

tradizione inglese sia una serie di norme che riguardano le funzione del governo, quindi anche la

divisione dei poteri. Qual è la differenza tra la dichiarazi dei diritti americani e le dichiarazioni

inglesi? Le dichiarazioni dei diritti erano state inventate dagli inglesi, la differenza è che le

dichiarazioni dei diritti degli inglesi sono solo degli inglesi e non degli uomini, hanno come unico

riferimento il popolo inglese, a partire dalla rivoluzione americana, le dichiarazioni dei diritti

vengono pensate in riferimento a tutti gli uomini, ed è questo che mette Jefferson n contraddizione

con se stesso quando rpoclama luguaglianza di tutti gli uomini quando lui possiede schiavi. Gli

americani vincono la guerra e si ritrovano in questa situazione, ci sono 13 stati che hanno vinto la

guerra che hanno un governo centrale debolissimo, ha una funzione di coordinamento. Gli

americani dopo la vittoria si ritrovano questa situazione che hanno un potere centtrale molto debole,

e si innesca un dibattito, sul mantenerlo debole o farlo più forte, è la lotta tra i confederalisti e i

federalisti, che per noi nel linguaggio comune sono più o meno la stessa cosa, ma confederalismo e

federalismo sono due concetti distinti diversi, due generi della stessa specie perchè i confederalisti

sono coloro che vogliono un potere centrale debole, Jefferson era tra questi. I federalisti invece

erano coloro che volevano un potere centrale più forte, si riunisce un congresso a Philadelphia nel

1787 in cui ci sono i rappresentanti dei vari stati e dunque tutti gli esponenti della rivoluzione e da

questo congresso esce la costituzione federale, la costituzione degli USA. A livello di costituzione

hanno forse ideato la migliore di tutte, è l'unica che dopo più di 200 anni è praticamente uguale. Il

problema che si pone a questi costituenti è quello di creare un potere centrale, ma per crearlo

bisognava fare in modo di creare un potere che avesse sì potere ma che fosse limitato, bisognava

quindi trovare un modo per equilibrare un potere, e la costituzione americana ha questo da un punto

di vista costituzionale di interessante, che riesce a trovare un equilibrio non solo tra i vari poteri

dello stato, ma anche tra il centro e la periferia, perchè il problema che si pone tra questi personaggi

è questo: la repubblica era stata da sempre associata a piccoli territori, ora ci si trovava di fronte a

un territorio molto vasto, allora come pensare di fare una repubblica in un territorio così vasto come

quello americano, con quelle distanze, era quindi difficile pernsare di applcare la democrazia in quel

contesto, ed è in questo contesto che nasce l'idea di una repubblica rappresentativa, l'idea che la

forma repubblicana può esistere in un territorio vasto solo ricorrendo alla rappresentanza politica.

Nel momento in cui si crea il governo centrale, gli stati uniti, si tratta inoltre di garantire i poteri

locali perchè già da allora c'era una disparità tra gli stati, alcuni avevano pochi abitanti e alcuni ne

avevano molti, come riuscire quindi a dare la giusta rappresentanza a questa popolazione, questo è

stato uno dei problemi. Il federalismo è stato un tentativo di rsipsondere a questo problema,

combinare il principio rappresentativo col principio della divisione del ptoere. La costituzione

federsle divide in 3 il potere, e riproduce per certi aspetti il modello inglese, si vede che il potere

esecutivo è monocratico, affidato ad una sola persona, non c'era un gruppo di ministri. Quindi al

presidente viene affidato l'esecutivo. L'esecutivo deve essere bilanciato dal legislativo, e il

legislativo viene pensato in questa maniera: il bicameralismo è pensato in un'altra maniera, c'è la

camera dei rapprssentanti in cui si ritrovano i rappresentanti della popolazione eletti in proporzione

al numero degli abitanti, questo sistema garantiva ai territori di avere tot rappresentanti. E' per

questo che hanno pensato al senato, dove stanno 2 rappresentanti per stato, indipendentemente dal

numero degli abitanti. Il terzo potere è quello giudiziario, che negli usa è la Corte suprema, che ha il

compito di fare da sindacato di costituzionalità delle leggi, pertanto si tratta di un sistema

costituzionale coi poteri bilanciati. In questa costituzione non si attribuisce troppo potere a nessuno

dei tre poteri dello stato. Questa costituzione è stata oggetto di emendamenti, alcuni, tra i 27,

significativi. Il secondo sancisce il diritto dei cittadini di portare le armi, e lo sancisce come un

diritto contro il governo. E' per questo che vi sono molto attaccati, nel corso del tempo si è rivelata

ad avere tutt'altra funzione. Poi c'è nel 1865 un altro emendamento che abolisce la schiavitù.

Madison è pessimista antropologico, dice che il potere deve essere controllato e limitato, scrive che

per difendere l'idea di federalismo, l'idea di potere bilanciato,

Nel passo di Madison c'è il principio di buin senso, il governo va creato e deve avere alcuni poteri epr fare il

suo compito, ma allo stesso tempo non deve averne troppi per nuocere alle persone, quindi la politica deve

trovare questo equilibrio. Dipendenza dal popolo significa che il popoolo deve essere sovrano, un principio

della rivoluzione americana. La sovranità del popolo che è tipica del pensiero democratico, e tipica di

Rousseau, che non avrebbe condiviso il fatto perche avrebbe detto "non basta il controllo del popolo., ma

bisogna premunirsi da altri pericoli". Il principio che in politica bisogna favorire è l'equilibrio dei poteri, che

si ha quando un potere delloo stato ne controlla un altro. Il succo del discorso è che Madison vuole difendere

l'idea di attribuire un potere abbastanza forte all'esecutivo e allo stesso tempo sostiene che il legislativo non

deve essere troppo esteso, questa considerazione è importante per comprendere il passaggio dalla rivolzione

americana alla francese, i diversi problemi che si ritrovano i francesi e il diverso peso atrribuito al legislativo.

Il passo di Madison evidenzia come gli americani volessero che tutti i poteri fossero controllati, limitati

compreso il legislativo. Questo è il problema che si ritrovano i francesi.

RIVOLUZIONE FRANCESE

Società completamente diversa da quella americana, Francia del '700, che aveva più problemi di

quella americana, i francesi avevano dei problemi che mettevano in crisi l'esistenza della struttura di

antico regime. Siamo alla vigilia della rivoluzione, e c'è un problema di tipo fiscale: il problema

però è che in Francia a differenza dell'America si pagavano troppo poche tasse, più si aveva

proporzionalemnte meno pagavano. Al vertice della piramide stanno i nobili e il clero, e loro

pagano proporzionalmente meno tasse, perchè il clero fa un donativo ogni anno allo stato, i nobili

erano tassati pochissimo. Quindi lo stato francese, uno stato che aveva sostenuto anche nel corso dei

2 secoli diverse guerre, non riusciva a far quadrare il bilancio e a fine '700 tenta attraverso un paio

di ministri riformatori di far pagare più tasse alla nobiltà e al clero; succede che la nobiltà si oppone

attraverso i parlamenti, che in Francia non erano i parlamenti nel senso di camere con rappresentanti

politici ma erano corti di giustizia. La borghesia e il popolo che partito prendono? L'illuminismo era

riuscito nel suo intento di gettare un grosso discredito sulla monarchia francese, quindi qualunque

atto politico fatto dai rappresentanti della monarchia veniva preso come un sopruso. Quando questi

ministri cercano di fare queste riforme, i nobili si contrariano, il popolo si mette dalla parte dei

nobili e quindi la rivoluzione francese paradossalmente nasce da un movimento reazionario. Il re si

vede costretto a convocare gli stati generali, che si riuniscono a Versailles nella primavera del 1789.

Cos'erano gli stati generali? Una specie di parlamento consultivo, in cui vi erano i rappresentanti dei

3 stati, nobili, clero e borghesia. Si riuniscono e sono la stragrande maggioranza fedeli al re. Così

come gli americani sono stati fedeli al re inglese, così i francesi sono rimasti fondamentalmente

perlopiù legati alla monarchia fino a quando il re ha tentato di fuggire, anche se non confidavano

nelle altre istituzioni dell'antico regime. Viene fatto il giuramento della pallacorda ecc ecc. Inizia nel

1789 una rivoluzione che dura 10 anni. Questo lungo periodo rivoluzionario per certi aspetti ha

avuto successo, ha cambiato radicalmente l'assetto europeo, ma per altri è una rivoluzione fallita,

perchè come effetto ultimo ha un'instuarazione di una dittatura, un po' alla volta fa crollare le

istituzioni dell'antico regime, l'unica che rimane in piedi è l'esercito rivoluzionario. Bonaparte ne è

l'espressione. Questa rivoluzione che dura 10 anni ha una serie di vicende molto complesse però c'è

una tendenza a deviare dai suoi intenti originari e anche per certi aspetti a degenerare. Perchè questa

rivoluzione ha questo processo? È una rivoluzione che produrrà 3 costituzioni, un tribunale

rivoluzionario che in un anno fa un sacco di morti, ma è una rivoluzione che nello stesso tempo

afferma principi fondamentali della nostra società, come l'uguaglianza dei diritti, il fatto che il

potere deve essere di tipo costituzionale. Ha quindi diverse facce. Perchè tuttavia c'è questa

tendenza alla deviazione dei propositi originari? Quando si forma l'assemblea nazionale costituente,

quando gli stati generali si trasformano, l'obbiettivo è duplice: da un lato si vuole dare una

costituzione alle Francia, si vuole trasformare la monarchia assoluta in una monarchia

costituzionale, dall'altro lato si vuole però anche trasformare la società francese, distruggere l'antico

regime, e questi due obbiettivi sono solo in parte compatibili, perchè volere la monarchia

costituzionale significa volere un potere limitato, volere invece trasformare completamente la

società francese significa attribuire al potere costituente un potere senza limiti, ed è questa la

contraddizione dalla quale derivano tutte le contraddizioni della rivoluzione. Se prendiamo il testo

più famoso, Cos'è il terzo stato, scritto dall'abate Seyés, uno dei maggiori costituzionalisti francesi,

è un testo significativo perchè è sintomatico della mentalità di tutti i rivoluzionari francesi, anche di

chi come l'abate non era tra gli estremisti. Cosa scrive questo abate nell'opera? Scrive che il terzo

stato (la borghesia) è tutto, al terzo stato deve essere attribuito il potere e la Francia deve diventare

un regime costituzionale. Però dice che la costituzione deve limitare il governo, cioè il potere

esecutivo. Non deve invece limitare altri poteri dello stato, come il legislativo. Questo esponente

della rivoluzione, che è rappresentativo di tutto il pensiero rivoluzionario, ritiene che l'esecutivo

deve essere limitato, ma il potere popolare non lo deve essere. Il legislativo quindi espressione del

potere popolare non deve essere limitato. Tutte e tre le costituzioni, del 91 del 93 e del 95 sono tutte

e tre squilibrate nei confronti del legislativo. L'esecutivo e il giudiziario sono posti in una funzione

subordinata. Perchè tutto questo potere al legislativo? Perchè è il potere che deve e può cambiare la

società, che attraverso le leggi può cambiare la società. I rivoluzionari vogliono cambiare la società

e vogliono una costituzione, che tipo? Se vogliono darne una equilibrata devono pensare al

legislativo come uno limitato. Ma per trasformare la società il legislativo deve averne uno vasto. È

questa la contraddizione, e spiega perchè da una prima fase più moderata la rivoluzione si è

radicalizzata e si è passati ad una fase più estremista. All'inizio infatti il dibattito durante la

rivoluzione è un dibattito che rimane entro un binario consueto, è un dibattito tra esponenti più

radicali ed esponenti più moderati. Mentre invece nella seconda fase quando vanno al potere i

giacobini si ha un qualcosa di nuovo, l'irruzione di un gruppo di rivoluzionari di professione che ha

come tratto caratteristico quello del fanatismo. Questo non era mai successo nella storia del

pensiero politico, che un gruppo dirigente, seppur responsabile, sia intriso di una mentalità

fortemente ideologizzata e contrassegnata dal fanatismo.

Lezione successiva

Evento che ha portato indubbiamente delle grandi conquiste. Tra gli aspetti positivi: uguaglianza dei

diritti, l'idea di una costituzione scritta (per quanto importata dall'America), la rivoluzione francese

ha anche abolito il feudalesimo e pure le corporazioni. C'è stata anche l'abolizione delle

corporazioni, il modo di intendere il lavoro chiuso e autoreferenziale. Inoltre, la rivoluzione

francese ha portato alla attenzione dell'Europa il tema della libertà politica, agitato da qualche

pensatore nel '700 ma che fino alla rivoluzione francese nessuno pensava cheil popolo potesse in

qualche modo essere il sovrano. Le fasi della rivoluzione (il pensiero politico della rivoluzione si

comprende analizzando le tre diverse fasi della rivoluzione)

1° fase: vede come animatori le fazioni più moderata 89-91

2° fase: più radicale, che sfocia tra il 92 e il 94 in una dittatura rivoluzionaria

3°fase: restaurazione di una prospettiva più moderata, 95-99

Queste tre fasi hanno avuto come filo rosso, dal punto di vista costituzionale, lo sbilanciamento nei

confronti del legislativo, perchè il legislativo è il potere deputato alla trasformazione dell'antico

regime, era quindi facile attribuire troppo potere al legislativo. Questo lo vediamo nel brano

dell'abate Syeyés

In ogni sua parte la costituzione non è opera del potere costituito ma del potere costituente. Nessun potere

delegato può in alcun modo cambiare le condizioni della propria delega […La Costituzione] riguarda soltanto il

governo. Sarebbe ridicolo supporre la nazione anch’essa vincolata dalle modalità o dalla costituzione alle quali

ha assoggettato i propri mandatari. Se per diventare una nazione avesse dovuto attendere una forma positiva, non

lo sarebbe mai diventata. La nazione si forma in forza del solo diritto naturale. Il governo, invece, può

appartenere soltanto al diritto positivo […]. Il governo esercita un potere reale solo in quanto è costituzionale;

esso è legittimo solo in quanto è fedele alle leggi che gli sono state imposte. La volontà nazionale invece ha

bisogno soltanto della propria realtà per essere sempre legittima, è l’origine di ogni legalità. La nazione non solo

non è sottoposta ad una Costituzione, ma non può nemmeno esserlo né deve esserlo, il che equivale ancora a dire

che non lo è (p. 181).

Qui l'abate ci dice che tutti i poteri dello stato, in particilare l'esecutivo devono essere sottoposti alla

costituzione. Il potere costituente, cioè il popolo, non deve esservi sottoposto, in quanto fonte di

ogni potere. Lascia spazio ad ogni tipo di azione popolare, tipo come i giacobini che prenderanno il

potere nel nome del popolo, che si considereranno depositari della volontà. Il popolo trova espressione

del suo potere nel potere legislativo. È qui una delle fonti della degenerazione della rivoluzione francese,

cioè della seconda fase e dittatoriale. Questa fase, tra il 93 e il 94 avviene in seguito ad alcuni fatti che la

condizionano:

-il fatto che all'interno della Francia ci fossero delle insorgenze, intere popolazioni che si ribellavano contro i

rivoluzionari (quindi controrivoluzione interna)

-la controrivoluzione esterna, i monarchi dell'epoca hanno tramato per far fallire la rivoluzione, per timore di

ripercussioni. Tipo Prussia e Austria.

Ci sono quindi circostanze oggettive, interne ed esterne, che influiscono sullo sviluppo della rivoluzione,

quando viene accantonata la parte modernata, dopo il tentativo di fuga del re, nella rivoluzione francese

hanno sempre più spazio i gruppi radicali fino a che finiscono per fronteggiarsi due gruppi, i girondini e i

giacobini, due tra i gruppi rivoluzionari più radicali.

Nel 1791 il re tenta la fuga, dopo la fuga del re la rivoluzione ha una radicalizzazione, le componenti

moderate perdono potere, mentre i radicali acquistrano più rilevanza nel Parlamento sino a che c'è questa

lotta tra questi due gruppi. Quando pensiamo a questi gruppi si può già parlare di partito. In realtà il partito

moderno nasce in questo periodo e i giacobini ne sono in un certo senso i fondatori. Nella seconda fase della

rivoluzione, quella più radicale, i gruppi che si fronteggiano sono entrambi, (giac e girond) gruppi

democratici, ma sono portatori di due visioni diverse e per molti aspetti opposte di democrazia.

Da una parte abbiamo i girondini, che sono un gruppo abbastanza ristretto e che in realtà sono dei giacobini

espulsi, questo gruppo ha come referente intellettuale più importante è uno dei maggiori costituzionalisti

europei di fine '700, Condorcet, che era l'ultimo enciclopedista ancora in vita. Cosa vogliono i girondini? Sia

i girondini che i giacobini sono portatori di una visione democratica, i girondini di Condorcet hanno una

concezione moderna della democrazia, guardano a una democrazia di tipo liberale, rappresentativa, volta a

valorizzare i diritti individuali nello stesso tempo è però anche aperta a istanze di eguaglianza. I girondini

guardano con un certo favore all'esperimento americano e non sono ostili all'economia di mercato. Volendo

schematizzare, si può dire che i girondini sono gli eredi di Voltaire.

I giacobini sono un gruppo più radicale, dcemocratici radicali, il loro riferimento esplicito è Rousseau, anche

se Rousseau non avrebbe avuto simpatia per un regime dittatoriale, ne sono quindi seguaci e sono seguaci

della democrazia degli antichi, il loro modello di democrazia è una democrazia di tipo diretto. È importante

conoscerne il punto di vista perchè i giacobini hanno avuto grande seguito, fino ai bolscevichi. Hanno come

punto di riferimento l'idea di purezza, vogliono una repubblica fondata sulla virtù. Sono egualitari, sono per

la distribuzione della proprietà e contro ogni forma di schiavitù.

Dopo averne delineato i punti principali e le differenze, ribadiamo che si instaura una dittatura e viene

imposto il comitato di salute pubblica, questo organo da vigore al tribunale rivoluzionario, che a sua volta è

un'istituzione che inizialmente viene pensata per colpire i nemici della rivoluzione. Il problema è che una

volta istituita questa macchina del terrore i rivoluzionari non sono più riusciti a fermarla, nel periodo

giacobino essi hanno tentato di applicare i principi di Rousseau, dando vita ok a legislazione sociale, ma

hanno anche tentato di scristianizzare la Francia, istituendo il culto della dea ragione e arrivando a vietare il

rito cattolico. Anche i giacobini di fatto erano figli dell'illuminismo, ma figli di Rousseau e non di Voltaire.

Brano di Condorcet, tratto da "i progressi dello spirito umano" che egli scrive in carcere in attesa di essere

giustiziato. In questo brano si può evincere:

Giungerà dunque il momento in cui il sole non illuminerà più sulla terra che uomini liberi che non riconoscono altra

guida che la ragione; in cui i tiranni e gli schiavi, i preti ed i loro schiocchi o ipocriti strumenti non esisteranno più che

nella storia e nei teatri, in cui non ci si occuperà più di essi che per aver pietà delle loro vittime e di coloro che ne sono

stati ingannati; per mantenersi, per l’orrore dei loro eccessi, in un’inutile vigilanza; per riconoscere e soffocare sotto il

peso della ragione i primi germi della superstizione e della tirannia, se mai osassero riapparire! (p. 192).

Cosa si ricava da questo brano? Quali concetti sono espressi? In questo brano c'è un'associazione tra

l'ideale illuministico del progresso e quello della rivoluzione, perchè la prima frase è di tipo

millenarista, cioè c'è la prefigurazione di una società perfetta in cui non ci sarà più ingiustizia. Al

contempo questa prefigurazione di questa società utopica che è tipicamente rivoluzionaria si

inserisce in una visione delle storia per fasi (titolo è i progressi dello spirito umano) la società

perfetta arriverà alla fine di una storia di progresso. La società utopica, la visione utopica che

Condorcet ha della società, dove non c'è più ingiustizia e oppressione, questo tipo di società sarà il

frutto di un'evoluzione storica, e quindi questa visione rivoluzionaria si lega ad una prospettiva di

tipo illuminista, per cui la storia procede sempre verso il meglio.

Robespierre è un personaggio di secondo piano dal punto di vista intellettuale, ma aveva delle doti

che la rivoluzione ha portato alla ribalta, tipo la "volontà rivoluzionaria" tant'è vero che si identifica

completamente nella rivoluzione. È riuscito a tenere unito un gruppo molto variegato, come quello

giacobino. Per Robespierre la repubblica doveva fondarsi sulla virtù. Robespierre non era un

amatore delle uccisioni, lo considerava una necessità storica, altri leader giacobini come Marat

fanno capire che lo sterminio è imposto da una necessità storica. Robespierre dice che sia la

necessità storica a imporre la dittatura e l'epurazione. Marat nell'amico del popolo, una sua oepra,

scrive chiaramente che c'è una parte della società malata, e questa parte malata, rappresentata da

certe classi sociali, deve essere "fisicamente sterminata". Robespierre che non era un grande teorico

politico, inventa il principio del terrore rivoluzionario, è il contributo che lui da alla teoria politica.

Lo fa in una serie di articoli tra i quali

Noi vogliamo sostituire, nel nostro paese, la morale all’egoismo, l’onestà all’onore, i principi alle usanze, i doveri alle

convenienze, il dominio della ragione alla tirannia della moda, il disprezzo per il vizio al disprezzo per la sfortuna, la

fierezza all’insolenza, la grandezza d’animo alla vanità, l’amore della gloria all’amore del denaro, le persone buone

alle buone compagnie, il merito all’intrigo, l’ingegno al bel esprit, la verità all’esteriorità, il fascino della felicità al

tedio del piacere voluttuoso, la grandezza dell’uomo alla piccolezze dei “grandi”; e un popolo magnanimo, potente,

felice a un popolo “amabile”, frivolo e miserabile; cioè tutte le virtù e tutti i miracoli della repubblica a tutti i vizi e a

tutte le ridicolaggini della monarchia […].

si evince che il cardine dell'idea repubblicana di Robesperre non è un principio di tipo costituzionale, ma di

tipo morale, cioè la virtù.

Ora, qual è il principio fondamentale del governo democratico o popolare, cioè la forza essenziale che lo sostiene e lo

fa muovere? È la virtù. Parlo della virtù pubblica che operò tanti prodigi nella Grecia e in Roma, e che ne dovrà

produrre altri, molto più sbalorditivi, nella Francia repubblicana. Di quella virtù che è in sostanza l’amore della patria

e delle leggi. Ma, dato che l’essenza della repubblica, ossia della democrazia, è l’uguaglianza, ne consegue che

l’amore della patria comprende necessariamente l’amore dell’uguaglianza […]. Così, tutte le cose che tendono a

eccitare l’amor di patria, a purificare i costumi, a elevare gli spiriti, a indirizzare le passioni del cuore umano verso

l’interesse pubblico, devono essere da voi adottate e instaurate. Mentre tutte le cose che tendono a concentrare le

passioni verso l’abiezione dell’io individuale, a risvegliare l’interesse per le piccole cause e il disprezzo per quelle

grandi, devono essere da voi respinte o represse. Nel sistema instaurato con la rivoluzione francese tutto ciò che è

immorale è impolitico, tutto ciò che è atto a corrompere è controrivoluzionari

Possiamo ricavarne l'idea intanto di un utilizzo positivo della parola democrazia, i giacobini e pochi altri

cominicano a usare questa parola in senso positivo: quando scoppiano le rivoluzioni tutti i gruppi

rivoluzionari tendono a specificare di essere repubblicani e non democratici, perchè la democrazia era

ricollegata alle città antiche degli antichi. Robespierre e gli altri rivendicano il fatto di essre democratici,

recuperano il significato positivo della parola democrazia ma non lo innervano con un contenuto di tipo

moderno, ma antico. Rivendicano il terrorismo come principio di governo, e non solo della necessità storica

del terrorismo ma anche della istituzionalizzazione del terrorismo rivoluzionario (tribunale rivoluzionario,

ndr). È rivendicato come una cosa positiva ma necessaria. È una necessità storica.

I giacobini ritengono che per instaurare una repubblica come quella da loro prefigurata, sia necessaria una

fase di dittatura. Questa dittatura, fondata sulla necessità storica, sarà la giustificazione delle altre dittature, di

destra e di sinistra nel corso del '900. Tutti hanno fondato la loro legittimità sulla necessità storica.

Questa necessità storica, però, che cos'è? In realtà non è un qualcosa che i rivoluzionari si trovano solamente

a fronteggiare, ma è un qualcosa che i rivoluzionari creano. La necessità non preesiste alla rivoluzione, ma è

creato dalla rivoluzione, almeno in parte. Quindi è un fondamento molto discutibile, questo della necessità

storica. Chi stabilisce dove inizia e dove finisce? Chi stabilisce cosa significa essere controrivoluzionari?

Questi sono i paradossi. Controrivoluzionari è una categoria di tipo morale, non c'è una definizione

oggettiva. Questo non viene fatto dai giacobini con l'intenzione di essere cattivi, questo è importante perchè

nella storia umana ciò che accade è in buona parte frutto di azioni che erano state poste in essere per

realizzare degli obbiettivi. Quindi i giacobini erano perfettamente in buona fede quando teorizzavano la

categoria del controrivoluzionario e quando prefiguravano la dittatura rivoluzionaria.

Quindi questa lunga stagione rivoluzionaria si chiude esattamente 10 anni dopo con la presa del potere e

l'insaurazione di una dittatura personale da parte di Napoleone Bonaparte. Egli instaura un regime di tipo

dittatoriale che è importante considerare perchè Constant è un nemico proprio di Napoleone.

CONSTANT

Storicamente passaggio tra la rivoluzione e il tentativo di controrivoluzione, che da luogo alla

restaurazione. Da un punto di vista culturale e filosofico si apre il passaggio tra illuminismo e

romanticismo, Constant lega questi due momenti della cultura europea.

Constant nasce a Losanna nel 1767, si trasferisce in Francia dove è avversario di Napoleone

Bonaparte, tant'è che alla sua caduta torna in Francia dove diventa deputato, leader del gruppo

parlamentare liberale. Muore nel 1830.

Le sue opere principali sono "Della libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni" e

"Principi di politica".

L'importanza di Constant nel pensiero politico deriva dal fatto che lui fa i conti con la tradizione

illuminista, la passa in rassegna e cerca di capire ciò che di quella tradizione va conservato o meno.

Da un punto di vista della speculazione politica, C. ha pochi equivalenti tra 7-800. E' legato

all'illuminismo, e vi rimarrà per tutta la sua vita, infatti non rinnegherà mai la sua formazione

illuminista. È quindi legato all'idea di libertà, progresso, uguaglianza ecc.

Al contempo ritiene che il pensiero politico del '700 abbia avuto un difetto: non ha ben definito i

confini del potere dello stato. Constant dice che l'illuminismo ha avuto molti meriti, difende la

Rivoluzione francese, ritiene che sia complessivamente un'esperienza positiva (criticandone le

dittature), ma dice che il pensiero 700esco, anche negli esponenti che più avevano a cuore la libertà

individuale, non è riuscito a definire questi confini.

Quali sono questi confini? Constant critica non solo Rousseau, ma anche altri autori che

sostenevano che la "libertà consiste nel fare ciò che le leggi non vietano" (Montesquieu e altri

autori). Di fronte a questo tipo di principio Constant dice che le leggi possono vietare quasi tutto,

allora dove sta la libertà? Non è questo un vero principio di libertà, quindi l'affermazione sarebbe

scorretta. Questi autori quindi, come Montesquieu e Beccaria, vengono criticati.

Una delle conquiste della rivoluzione francese è quella della sovranità del popolo:

C'è poi il principio di sovranità popolare, dice che "la sovranità del popolo è un principio da

difendere, ma è un principio di garanzia, non di libertà". Cosa vuol dire che il popolo è sovrano? La

sovranità deriva dal popolo ma non la esercita direttamente, la esercita per mezzo dei suoi

rappresentanti. La titolarità della sovranità è diversa infatti dal suo effettivo esercizio. Autori come

Rousseau, sostiene Constant, non l'hanno capito. Se non si ha garanzia su coloro che realmente

esercitano il potere, è inutile. Occorre premunirsi anche davanti al potere del popolo: la libertà

individuale esiste solo se si prendono precauzioni contro tutti i poteri, non solo contro il potere

dell'esecutivo o del giudiziario. C. dice che la teoria della divisione dei poteri così come è stata

proposta da autori come Locke o Montesquieu, è un qualcosa che ha contribuito a far capire che la

divisione del potere è un mezzo per limitarlo. Questo però non è un principio sufficiente, perchè se

non si stabilisce su cosa il potere politico possa effettivamente legiferare, non ci può essere libertà.

Il punto centrale nel quale si riassume quindi il pensiero di Constant è il tentativo di trovare una

garanzia per le persone dagli abusi di potere. Pertanto, il suo obiettivo è quello di favorire lo

sviluppo e salvaguardare la libertà individuale. Uno dei più importanti apporti di Constant alle

teorie politico-costituzionali è l'idea che per tutelare i diritti delle persone, non sia sufficiente

dividere il potere, o porre limiti costituzionali ai poteri dello stato, ma è necessario anche stabilire

che il potere politico in ogni sua forma non possa invadere certi campi. Questo tema si scontra col

problema dei diritti che Constant vuole difendere. Perchè ci si scontra? i diritti che lo stato deve

garantire sono limitati, per Constant,. La proliferazione dei diritti è un qualcosa che entra in

contrasto con l'idea che il potere politico non può entrare in certe sfere.

Nella nostra prospettiva, la cultura dei diritti ha dato luogo a questo paradosso, che i diritti si sono

moltiplicati all'infinito. Essi sono tali se qualcuno li garantisce. Se i diritti ci sono in ogni sfera, lo

Stato per forza di cose entra in ogni sfera. E questo è il paradosso. Per Constant la libertà

individuale esiste solo se ci sono ambiti della sfera umana sui quali la società non ha diritto ad avere

un volontà.

Per Constant i limiti che il potere deve avere stanno in una serie di diritti determinati, stabiliti dalle

Carte di fine '700 e nel diritto la minoranza ha di dire la sua. Questi limiti non possono essere

valicati dal potere politico.

Quindi i due diritti invalicabili sono il diritto di libertà del singolo e il diritto della minoranza.

Constant viene ricordato soprattutto per l'opera intitolata "sulle libertà degli antichi e dei moderni",

un discroso del 1819. Dice che durante la storia si sono date due libertà, quelle degli antichi e quelle

dei moderni. La libertà degli antichi consiste nell'esercizio della sovranità, che coincide con la

democrazia diretta. Questo tipo di libertà è diversa da quella dei moderni, non può più riproporsi nel

mondo moderno., ci sono una serie di fattori che lo impediscono. Questi fattori sono:

-la schiavitù

-la dimensione territoriale, le città antiche erano piccole, erano città-stato, e qui la democrazia

diretta poteva essere applicata.

-il commercio: la società antica era guerriera, ma perchè ciò ha a che fare con la libertà degli

antichi? perchè la guerra agisce sul sentimento patriottico, e il cittadino si identifica con lo Stato.

Diversamente, le società moderne si fondano sul commercio, e questo fattore porta il cittadino ad

allontanarsi dalla patria.

La libertà dei moderni è per certi versi opposta, è individuata e consiste nell'esercizio dei diritti.

Quindi la libertà dei moderni è intesa come "non interferenza del potere politico nella sfera d'azione

del singolo". Questa è la posizione del liberalismo classico. Quanto più lo stato non interferisce,

tanto più c'è libertà. Senza la libertà politica si perderebbero i diritti, quindi non ci si deve

disinteressare della politica.

La libertà dei moderni si compone quindi di due aspetti:

-diritti individuali

-libertà politica intesa in senso rappresentativo o in funzione di garanzia dei diritti.

Di conseguenza, se le libertà degli antichi assumevano delle forme monolitiche, quelle dei moderni

assumono una doppia veste.

Constant ha dei limiti, è contrario a estendere il suffragio universale, è contrario ad una prospettiva

democratica, il vot infatti è riservato ai proprietari. Pertanto i popolani non possono esercitare

libertà politiche.

La distinzione tra Libertà Antica e Moderna è significativa per diversi aspetti. In primo luogo, la

Francia aveva cercato di riprodurre durante la Rivoluzione Francese la Libertà Antica, basando le

sue istituzioni (come il Consolato e il Tribunato) sul modello della Roma Repubblicana. Ciò aveva

avuto come esito contrario il dominio personale di Napoleone. Constant era convinto che se la

libertà fosse stata salvata dalle conseguenze della Rivoluzione Francese, allora la chimerica

Libertà Antica sarebbe stata abbandonata in favore della Libertà Moderna

ALEXIS DE TOCQUEVILLE

Autore francese, nasce a Parigi nel 1806 da una famiglia aristocratica, perseguitata durante la


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Appunti di Storia delle dottrine politiche su tutte le lezioni del professor Berti, mi sono valsi un 30/30L. Autori trattati: Platone, Aristotele, ellenismo, Sant'Agostino, San Tommaso, Marsilio da Padova, Machiavelli, Tommaso Moro, Foigny, Hobbes, Locke, Rousseau, Voltaire, Mercier, Beccaria, Pagano, Rivoluzione Francese e Americana, Constant, Tocqueville, Kant, Hegel, Fichte, Mazzini, Cattaneo, Proudhon e Marx


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enn00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Berti Francesco.

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