Platone
Platone nasce ad Atene e vive tra il IV e il V secolo a.C. All'epoca in cui visse Platone, Atene attraversava una grande crisi, l'autorità tradizionale (l'aristocrazia) era infatti entrata in crisi. Platone nasce in un clima relativista, era un discepolo di Socrate. Quest'ultimo viene processato per empietà (non credere negli dei) e per corruzione dei giovani. Viene condannato democraticamente a morte. Platone assiste a ciò, Atene aveva messo a morte colui che insegna a cercare la verità e non aveva condannato i sofisti, che attraverso il dialogo cercavano di persuadere gli altri della propria opinione.
Questo avvenimento è fondamentale per la concezione antidemocratica di Platone, che vuole reinstaurare un governo aristocratico. Questa aristocrazia è fondata sul sapere, sulla conoscenza oggettiva della verità. Fonda ad Atene l'Accademia, non partecipa alla vita politica, a Siracusa cerca di mettere in pratica il suo ideale utopico ma non ci riesce. Le opere di Platone sono tutte composte sotto forma di Dialoghi (tranne l'Apologia di Socrate). Tutti i suoi dialoghi hanno come protagonista il suo Maestro. Ma se i primi dialoghi riflettono il pensiero socratico, gli ultimi se ne discostano.
Opere
- La Repubblica
- Il politico
- Le leggi
Realtà
Per Socrate è un fondamento di tipo logico. Platone sostiene che oltre ad un fondamento di tipo logico, la Realtà ha un fondamento anche di tipo ontologico (che riguarda l'essenza). Questo fondamento è l'idea, ciò su cui si fonda la realtà. Le idee stanno nell'Iperuranio, al di là del cielo, e ciò che si trova nel mondo sensibile (la terra) non è che una brutta copia di ciò che c'è nel mondo delle idee, che sono perfette e incorruttibili. Le idee sono percepite solo dai filosofi, quindi sono loro che devono governare, si sono autoinvestiti di questo potere.
Mito dell'auriga
Fondamentale per comprendere la concezione platonica di anima, è il mito dell'auriga. Il mito dell'auriga racconta di un'ipotetica biga su cui si trova un auriga, personificazione della parte razionale dell'anima. La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco raffigura la parte dell'anima dotata di sentimenti di carattere spirituale, e si dirige verso l'Iperuranio; quello nero raffigura la parte dell'anima concupiscibile e si dirige verso il mondo sensibile. I due cavalli sono tenuti per le briglie dall'auriga che, come detto, rappresenta la ragione: questa non si muove in modo autonomo ma ha solo il compito di guidare.
La biga deve essere diretta verso l'Iperuranio, un luogo metafisico dove risiedono le "Idee". Lo scopo dell'anima, infatti, è contemplare il più possibile l'Iperuranio e assorbirne la sapienza delle idee. L'auriga quindi deve riuscire a guidare i cavalli nella stessa direzione, verso l'alto, tenendo a bada quello nero e spronando quello bianco, in modo da evitare o ritardare il più possibile il "precipitare" nella reincarnazione. Chi è precipitato subito rinascerà come una persona ignorante o comunque lontana dalla saggezza filosofica, mentre coloro che sono riusciti a contemplare l'Iperuranio per un tempo più lungo rinasceranno come saggi e come filosofi. Questo mito spiega la reminiscenza ed è riconducibile all'immortalità dell'anima.
L'anima è composta da tre elementi:
- Componente razionale (rappresentata metaforicamente dall'auriga)
- Componente irascibile (cavallo bianco)
- Componente concupiscibile (cavallo nero)
Ciascuno degli elementi del mito trova una corrispondenza nell'anima umana. La biga, diretta nel mondo delle idee, può non raggiungerlo: il cavallo nero (anima concupiscibile) trascina la biga verso il mondo dei sensi, la terra. Il cavallo bianco invece, è spinto verso il mondo delle idee. Dice Platone, per raggiungere il mondo delle idee l'auriga dovrà guidare i due cavalli e fare in modo che il cavallo nero non trascini la biga verso il mondo dei sensi.
Questo mito ha una corrispondenza anche nello stato. L'anima razionale (auriga) nello stato è rappresentata dai filosofi.
La Repubblica
Opera politica più importante (divisa in 10 libri). Quest'opera è un libro che ha come oggetto la Giustizia. Platone, in questo testo, si chiede cosa sia la giustizia e come, come filosofo, possa costruire uno stato giusto fondato sulla giustizia. Questo dialogo vede come protagonista Socrate. In una riunione, nel primo libro, si discute su cosa sia la giustizia. Il sofista Trasimaco dice di sapere cosa sia la giustizia: l'utile del più forte. È una posizione relativista, che Socrate non accetta e dice infatti che esiste una giustizia, una giustizia oggettiva e la possono conoscere solo i filosofi. Socrate dice a Trasimaco che si sta sbagliando, perché la politica non è un qualcosa che deve andare a vantaggio di coloro che governano, ma la politica è come l'arte medica, deve fare l'interesse di coloro ai quali è diretta. Secondo Socrate, una volta che i filosofi hanno appreso cos'è la giustizia, non faranno che applicarla.
Posizione chiamata: intellettualismo etico, chi conosce il bene non può non farlo.
Terzo libro: Platone dice che lo Stato deve essere composto da tre classi:
- I Filosofi (a capo dello Stato)
- I guerrieri (addetti alla difesa interna ed esterna)
- Demirgoi (lavoratori), coloro che esercitano un lavoro manuale
Perché tre classi? Rispecchiano le tre anime dell'uomo. Questa prospettiva è chiamata organicismo, è la prospettiva filosofica più importante, quasi tutti i pensatori politici fanno ricorso a questa prospettiva: lo Stato come un organismo umano, se conosco l'uomo so dire com'è lo Stato, e viceversa.
L'uomo si compone di tre anime, e lo stato di conseguenza deve essere composto da tre classi sociali. Le classi governanti: filosofi e guerrieri. Devono vivere in un regime di comunismo dei beni e degli affetti (queste due classi non possono avere né famiglia né proprietà privata). Perché? Il comunismo nasce, soprattutto nell'Ottocento, per risolvere la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Tutte le correnti del socialismo moderno sono nate per questo motivo, per dare una risposta al problema sociale. Platone non si interessa di questo problema, non è per quello che immagina una soluzione comunista per le prime due classi (al massimo l'avrebbe pensata per l'ultima classe). Col comunismo Platone risponde ad un problema filosofico: questo problema riguarda il fatto che i politici devono avere cura solamente dello stato, non devono pensare ai loro interessi privati. Se un politico ha famiglia o proprietà da amministrare, il suo interesse è rivolto verso questi due fattori. Queste due classi governanti sono rappresentate da Platone come classi alle quali possono accedere sia uomini che donne.
È una posizione molto innovatrice, Platone dice che le donne possono fare tutto ciò che fanno gli uomini. La classe dominata è quella dei prestatori d'opera, questa classe può e deve avere proprietà privata e famiglia. Il fatto che Platone abolisca la famiglia per le classi dominanti, significa che donne e uomini siano in comune tra di loro, non esistono vincoli di tipo affettivo, lo Stato attraverso una politica eugenetica deve programmare le unioni tra i sessi, in maniera occulta. Eugenetica: fa parte della visione platonica (paideia: educazione dei cittadini). Platone aveva come riferimento Sparta, che aveva una politica eugenetica molto scarsa. È modello di Platone, che aveva una visione antidemocratica. L'unica pecca è che a Sparta comandano i guerrieri. Eugenetica: modo in cui lo Stato seleziona le persone e le mette dove devono stare, attraverso un piano di educazione pubblica. Lo Stato, in maniera occulta, programma gli accoppiamenti, sottrae i bambini ai genitori, li alleva in comune e osserva nel corso degli anni quale sia l'anima prevalente di ciascun individuo.
Ogni classe ha una propria virtù:
- Filosofi: sapienza (anima razionale)
- Guerrieri: coraggio (anima irascibile)
- Lavoratori: temperanza (anima concupiscibile)
Anima concupiscibile: propria di chi è succube dei propri sensi ed emozioni, per questo motivo devono temperare le loro pulsioni.
Mito della caverna
Si trova nel 7 libro della Repubblica. Platone dice: immaginiamo che ci siano una serie di schiavi in fondo ad una caverna, con la faccia rivolta verso la parete delle caverna. Sono incatenati. Dietro di loro c'è un muro, sopra questo muro vengono fatte passare delle statuine, dietro alle quali c'è un fuoco che proietta le ombre delle statuine sulla parete della caverna. Gli schiavi vedono le ombre. Sono incatenati sin dalla nascita, credono quindi che quelle delle ombre sia la vera e unica realtà. Uno schiavo si libera, si volta e vede le statue. Pensa quindi che le statue siano la realtà. Esce dalla caverna e viene abbagliato dal sole, si imbatte in uno specchio d'acqua e vede la propria immagine e quella di quelle che stanno intorno. Alza gli occhi e vede la vera realtà, alza gli occhi verso il sole e vede idealmente il mondo delle idee.
Questo mito spiega come il filosofo si avvicina al mondo delle idee e i vari gradi della conoscenza umana. Il grado più basso, quello da cui la maggior parte degli uomini non riesce a liberarsi, è la conoscenza dei sensi. Un secondo grado di conoscenza corrisponde a quello che Platone chiama opinione (doxa), una prima riflessione che una persona fa su dei dati sensibili. Il terzo livello è la conoscenza scientifica. L'ultimo grado di conoscenza è quella accessibile solo da parte di alcuni, dopo i 30 anni, la conoscenza di tipo filosofico. Il mito dice che, lo schiavo liberato deve tornare dentro la caverna e cercare di liberare gli altri schiavi. "Il filosofo deve liberare il popolo", Platone dice che sarà molto difficile che lo schiavo venga creduto.
Fine della Repubblica
Platone parla delle forme di governo, e afferma che le forme di governo migliori sono la monarchia e l'aristocrazia, qualora al governo ci fossero dei veri filosofi. La forma peggiore di governo è la tirannide, preceduta solo dalla democrazia (forma degenerata delle forme di governo). Quando lo scrive, Platone pensava ad uno Stato perfetto? No, perché solo l'idea di Stato può essere perfetta. Noi, vivendo nel mondo dei sensi, realizzeremo solo una copia imperfetta dell'idea di Stato.
Il Politico
Costituzione, nasce con la Rivoluzione Americana. È un documento scritto in cui ci sono due parti, diritti e doveri dei cittadini, seconda parte definisce le competenze e i limiti del potere dello Stato (costituzione in senso moderno). Per il mondo antico ha senso parlare di costituzione, basta specificare quando si parla della costituzione di Atene. Si intendono le leggi fondamentali che regolano lo Stato e quindi la convivenza dei cittadini.
Dialogo importante, Platone da una definizione di Politica: "arte regia, è come una scienza architettonica, perché il politico deve soprassedere a tutti i lavori, deve essere presente nel cantiere". Seguono tutto il lavoro dalla progettazione all'esecuzione. Il politico può anche essere paragonato ad un marinaio o ad un medico. Platone: pensatore anticostituzionale, dice che il filosofo non deve essere sottoposto alla legge, i filosofi hanno solo limiti di tipo etico, fanno riferimento solo al mondo delle idee. Se c'è un errore nella programmazione eugenetica, si può mandare al potere un non-filosofo. Sono possibili degli errori. Si chiede ad un certo punto se non sia meglio che i politici vengano sottoposti alle leggi (lo stato è una brutta copia di quello a cui si ispira).
Forme di governo
Che idea di storia hanno gli antichi, i cristiani, i moderni?
- Moderni: Storia come progresso, si va sempre migliorando (idea illuminista). Idea che ha regnato nel mondo occidentale per circa 3 secoli, poi è decaduta.
- Cristiani: Non vede la storia in senso progressista, il ruolo principale è nelle mani della provvidenza.
- Greci e Romani: avevano un'idea degenerativa e ciclica della storia, che vedevano come ruota.
Forme di governo, 3 buone e 3 corrotte
Forme migliori
- Monarchia, governo di uno
- Aristocrazia, governo di pochi
- Democrazia, governo di molti
Forme peggiori
- Tirannide (governo degenerato di uno)
- Oligarchia (governo degenerato di pochi)
- Democrazia (governo degenerato di molti)
C'è una forma buona e una cattiva di democrazia, ma le due forme si assomigliano molto. La forma migliore è la monarchia del re filosofo, la forma peggiore è la democrazia degenerata. In base a cosa le forme sono buone o cattive? In base al fatto che nelle forme buone i governanti governano secondo le leggi, nelle forme cattive i governanti fanno i loro interessi.
Le leggi
Unico dei dialoghi che non ha come protagonista Socrate, ma ha tre protagonisti: un cretese, uno spartano e un ateniese. Spartano perché Sparta è un riferimento importante per Platone, la legislazione di Sparta era una legislazione di nicchia nel mondo antico. Alla stessa maniera, la legislazione di Creta era un modello nel mondo antico, una legislazione che si diceva fosse data dal re Minosse. Questi personaggi rappresentano dei mondi costituzionali, politici alternativi tra di loro.
Rapporto tra libertà politica ed economica.
Libertà economica: il mercato, il commercio. In termini moderni il capitalismo. C'è un rapporto tra le due libertà? Una nazione che ha conquistato la libertà politica che non avesse prima la libertà economica? Storicamente c'è un rapporto stretto tra le due. La libertà economica è la condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo della libertà politica. Non necessariamente dove c'è il mercato c'è la libertà politica (Cile, Pinochet).
Condanna della democrazia, degenera in anarchia. Attacca anche il dispotismo, dice che la libertà estrema ateniese non va bene, ma non va bene neanche l'eccesso di autorità tipico di altri popoli (i persiani). Bisogna cercare una via di mezzo, Costituzione ideale che si deve fare è uno Stato retto dalle leggi. In questo stato ci deve essere sia la famiglia che la proprietà privata. Perché? Ci possono essere degli errori nell'eugenetica, quindi si potrebbe mettere al governo un individuo con prevalente anima concupiscibile, e ciò produrrebbe disordini.
Aristotele
Molti greci, come Aristotele, pensavano che l'uomo fosse un animale politico. La polis per il mondo greco era tutto, tutto ciò che si trovava al di fuori era potenzialmente ostile (i greci, trovano unità solo per combattere nemici esterni). La politica era tutto soprattutto nelle città (come Atene), dove i cittadini potevano partecipare direttamente alla vita politica. Si trattava di una democrazia diretta (vi partecipavano solo greci).
Biografia
Nasce nel 384 a Stagira (Macedonia), è figlio di un medico di corte del re di Macedonia, impartisce al figlio una educazione di tipo scientifico (atteggiamento più realista rispetto a quello idealista di Platone). Aristotele viene mandato ad Atene dove entra nell'accademia di Platone, ne diventa il più importante allievo. Vi rimane diversi anni, fa un lavoro di raccolta di costituzioni del mondo greco, è rimasta solo quella di Atene. Aristotele viene richiamato in Macedonia perché gli viene affidata l'educazione di Alessandro Magno, il figlio del re Filippo, ne diventa quindi precettore. Tornerà una seconda volta ad Atene e fonda una sua scuola, chiamata "il Liceo". Scuola peripatetica, Aristotele faceva lezione nei giardini, passeggiando. Anni decisivi per la libertà greca, l'autarkeia (autosufficienza). Le città greche sono libere in quanti autosufficienti (non dipendono da altri). Tutto ciò al costo di una guerra civile permanente. Nel 338 Filippo di Macedonia sconfigge la lega delle città greche e pone fine alla libertà greca. Le poleis diventano dei centri dell'impero, perdono completamente la loro importanza politica. I greci non tollerano il dominio macedone, quando muore Alessandro Magno le città greche insorgono contro i macedoni, Aristotele, macedone, era stato il precettore del dominatore dei greci. Scappa, torna nella penisola di Cacide dove muore l'anno dopo.
Filosofia della natura
Nelle sue opere di filosofia della natura, egli cerca le origini dei fenomeni, come avvengono i mutamenti all'interno della natura, come cambia la natura. Egli vuole dar conto del processo vitale, ossia di come un organismo nasca, si sviluppi e muoia. Egli vuole capire quale sia il principio che soprassiede al divenire della natura. Egli pensa di trovarlo dicendo che la natura è il divenire in vista di un fine. La natura è in continuo mutamento, ma non è un mutamento casuale, ma ha uno scopo ben preciso, questo scopo è la Forma o "entelekeia". La natura è un continuo divenire dalla materia alla forma, dalla potenza all'atto. Materia e potenza sono due nomi che designano la stessa cosa: il momento iniziale di questo processo. L'atto è ciò che si sviluppa a partire dalla materia, dalla potenza.
Ogni organismo vivente della natura passa da un punto iniziale (materia), attraverso un impulso esterno che chiama causa efficente si evolve verso la sua forma/atto, che Aristotele chiama causa finale. Perché questo ci interessa per la politica? Quando Aristotele dice che l'uomo è un animale politico, presuppone proprio questo concetto. La politicità è qualcosa inscritto nella natura umana.
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Storia delle dottrine politiche
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