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Gesù” come colui che è totalmente uomo e Dio, dualismo che era stato escluso dal
razionalismo. Nel mistero teologico si dice che attraverso la morte Cristo ottiene la vera vita ma
per credere a ciò risulta necessario un atto di fede. Qui il processo dialettico prevede: una
tesivita umana; un’antitesimorte; e una sintesivera vita. La sintesi tiene insieme ciò che
apparentemente l’intelletto dividerebbe e supera le apparenze per arrivare alla vera
comprensione. Ciò ci mostra che il ragionamento di Hegel è sempre diviso in tre parti: egli pone
prima la tesi, poi la nega con il suo opposto ed infine le supera entrambe, comprendendole e
portandole ad un livello superiore di verità. Tale sistema filosofico prende il nome di
“Aufhebung”, che viene tradotto malamente in “alienazione”. La riflessione hegeliana sulla
politica nasce invece dalla critica della teoria del diritto naturale e dalla critica del Terrore, esito
della rivoluzione francese, accomunati dal fatto di essere prodotti dall’astrattezza. Ciò che
determina il fallimento sia del diritto naturale(inteso dal giusnaturalismo moderno come una
macchina, una costruzione artificiale, che attraverso il patto realizzava la conversione del
soggetto in cittadino) sia del Terrore(che invece della libertà di tutti ha realizzato la morte) è la
loro incapacità di passare attraverso l’alienazione e di uscirne con un “superamento” della
contraddizione. Fin dai suoi primi scritti ideologici Hegel produce un discorso dialettico ed
emerge l’esigenza di concretezza contro la rigidezza, “positività”, di cui è simbolo la religione
ebraica, fondata sulla positività della legge che annulla il singolo di fronte all’Assoluto. A ciò si
contrappone lo spirito del cristianesimo e l’amore per l’umanità. Hegel da un lato si pone la
questione di dimostrare filosoficamente come si costituisce l’io; dall’altro cerca di rendere noto
l’origine degli stati e il protagonista della politica, che per lui sono i popoli. Facendo ciò egli
tenta di conciliare il grande problema della filosofia occidentale: ossia capire come si
rapportano l’unità e le parti, l’essere e il non essere. Il mondo greco morì su questa questione
in quanto non riuscì a risolverla e l’alto e il basso non furono mai messi in relazione, con
l’eccezione di Platone che si inventò la figura del demiurgo. La rivoluzione che portò a superare
questo modo di ragionare avvenne con la nascita della filosofia cristiana, che suscitò uno
scandalo della ragione, incentrato sulla domanda: come fa un Dio a morire? La potenza del
cristianesimo risiede proprio nel simbolo della morte sulla croce. Il tentativo hegeliano in
questo caso è quello di cercare di dimostrare tutto ciò con la ragione senza ricorrere ad un atto
di fede come avveniva in passato. Ora la croce quotidiana dell’uomo è il lavoro, ma solo
portando la croce si arriverà alla vera vita. Il lavoro è un’agonia, una costrizione,
apparentemente è una negazione della libertà ma in realtà nel lavoro risiede la libertà. Infatti
nel mondo moderno i lavoratori sono coloro che sono liberi, di conseguenza l’uomo deve
continuare disperatamente a lavorare. L’esigenza di concretezza torna a manifestarsi
nell’opera “Costituzione della Germania”, scritta fra il 1799 e il 1802, in cui Hegel di fronte
agli sviluppi degli eventi rivoluzionari francesi, afferma la necessità di un risveglio del
sentimento nazionale tedesco e di rivendicare la propria originalità nazionale. È proprio nella
mancanza di concretezza che per Hegel risiede l’incapacità dei tedeschi di resistere
all’avanzata delle truppe napoleoniche. La Germania deve dunque trovare la sua via alla
rivoluzione e alla costituzione statuale, abbandonando i particolarismi ed i feudalismi. Egli qui
intende lo Stato come “universalità fornita di potenza”. La conflittualità tra soggetto e
universale torna nell’opera “Sistema dell’eticità” in cui viene risolta attraverso il concetto di
eticità. Qui emerge un’idea di totalità “compatta”, una visione organica del rapporto Stato ed
individuo e il mondo che Hegel descrive è quello della polis greca, in cui ogni cittadino si
riconosceva immediatamente nella città. Invece critica fortemente l’astrattezza della libertà
borghese, fondata sull’uguaglianza esteriore e sulla soggettività. Con il “Saggio sulle
maniere di trattare il diritto naturale” Hegel ritiene che vi siano delle logiche fallaci in
Kant e Fichte come per esempio il problema della dottrina del diritto secondo cui il diritto dello
stato è il diritto pubblico. Come fa però un istituto di diritto pubblico ad essere fondato dal
diritto privato? Da dove arriva l’uomo e chi gli ha dato i diritti? E come è possibile che gente
che conosceva soltanto la particolarità è riuscita a costituire un’unità? L’idea di stato non è
l’esito della storia ma è una lunga storia di sviluppo. Hegel nega la validità dello strumento del
contratto, che dovrebbe portare la moltitudine dei singoli a trasformarsi nell’unità del corpo
politico in quanto il Tutto non può essere costruito dalle parti, che si collocano già all’interno
dell’Idea del Tutto.
L’opera “Fenomenologia dello spirito” o “Scienza dell’esperienza della coscienza” è
costruita seguendo il modello di uno dei generi letterari più in voga all’epoca=(pieno
romanticismo): il romanzo di formazione di una coscienza. È divisa in 4 sezioni:
1.“Coscienza”; 2.“Autocoscienza”; 3.“Ragione” e 4. “Spirito”, attraverso cui Hegel
descrive il percorso di formazione che deve portare la coscienza a riconoscersi come razionale,
come spirito vale a dire come principio universale di libertà. Il termine fenomenologia indica le
diverse manifestazioni, che raffigurano il procedere nella consapevolezza. Hegel inizia
raccontando di qualcosa che sente battere, di una pulsione e della scoperta, fatta ad un certo
punto del suo vagare, che tale pulsione è egli stesso, non qualcosa che viene dall’esterno. Egli
è consapevole quindi del suo esistere, secondo la formula di Cartesio “cogito ergo sum”: sento
che penso e quindi esisto. L’uomo ha una prima percezione di sé quando entra in relazione con
le cose vivendo una prima esperienza sensoriale; in un secondo momento il problema consiste
nel capire che quell’io sono io, nell’ apprendere con l’esperienza che si tratta di me stesso la
coscienza diventa così autocoscienza. Un ulteriore processo nell’apprendimento del mondo
arriva quando una coscienza incontra un’altra coscienza: qui il problema è il seguenteio dico
“io sono io” così come l’altra coscienza. Questo incontro diventa quindi uno scontro per il
riconoscimento: entrambi vogliono essere confermati come coscienza e ciò deriva dal fatto che
l’uomo pretende che anche gli altri riconoscano la sua identità. Se tale lotta durasse fino alla
fine, fino alla sopraffazione e all’uccisione di una delle due coscienze, essa produrrebbe poco.
Infatti Hegel afferma che la lotta non può finire con la morte in quanto la coscienza si
troverebbe senza il suo riconoscimento. Quindi essa cessa quando una delle due coscienze ha
paura della morte e si sottomette all’altra, preferendo dare il proprio riconoscimento piuttosto
che morireuna si fa serva e l’altra signore. Emergono così le due figure del signore(immagine
dei grandi cavalieri feudali), colui che lotta e non ha paura della morte e del servo, colui che
davanti al rischio della vita che la lotta comportava ha tremato e ha riconosciuto il signore
come vincitore sottomettendosi e lavorando per lui. La contraddizione che è nel mondo si
evidenzia quando Hegel dimostra che in realtà il vero vincitore della lotta è il servo: il signore
che pensa di essere quello che ha vinto in realtà non ottiene nulla dal riconoscimento del servo
dal momento che egli desidera il riconoscimento da parte di un altro signore. Inoltre egli
dipende ora dal lavoro del servo, che riesce a vivere del lavoro delle proprie mani. Infatti senza
il servo il signore muore, senza il signore il servo vive benissimo. Il servo invece attraverso il
lavoro capisce che è libero perché è in grado di formare e disciplinare se stesso ma anche di
aprirsi all’universale, forgiando il mondo a sua forma e somiglianza. Col lavoro l’uomo si fa
mondo e il mondo uomo: Hegel afferma che la formazione dell’individuo libero che lavora è una
storia di proprietà, è una relazione e non una nascita individuale ma sociale(il soggetto non
viene al mondo da solo ma in relazione). La storia è la storia del servo che lavorando si aliena e
in ciò trova sé stesso, uomo libero. La differenza col razionalismo politico è che fino ad esso gli
individui erano tutti isolati senza potere, libertà e difesa comune, inesistenti in natura e che si
raggiungevano attraverso un contratto, in cui tutte le parti decidevano di vivere in società.
Hegel invece ritiene che sia necessario soltanto dedicarsi al lavoro, che non serve al personale
tornaconto ma alla costruzione della società, dello stato(analogia con Lutero=il giusto una volta
che è stato salvato compie un’opera di Dio, che è una discreta fatica). La manifestazione
storica concreta più alta dello Spirito è lo Stato: sistema di soggetti che esistono negandosi
come singoli ed entrando in relazione fra di loro, ossia lavorando(il cittadino è un lavoratore).
Hegel, diversamente dalla macchina del Leviatano di Hobbes, richiede all’uomo una fatica di
tutti i giorni in quanto solo attraverso il lavoro quotidiano si serve la società e si costituisce lo
Stato. Nella sezione “Spirito” le tappe di esso coincidono con il pensiero e la storia
dell’Occidente, a partire dalla polis greca attraverso la codificazione romana e il mondo dei
rapporti sociali del feudalesimo per giungere alla rivoluzione francese e alla filosofia tedesca,
che ha posto le condizioni della vera libertà.
I “Lineamenti di filosofia del diritto” (1821) sono un vero e proprio trattato giuridico,
scritto in paragrafi, privo di una narrazione estesa tipica del romanzo. In 10 righe è enunciato il
concetto, seguito dalla sua spiegazione in annotazioni e una prefazione. Nella Prefazione Hegel
afferma il principio della libera personalità infinita, prodot