Il pensiero politico occidentale
Il pensiero politico occidentale si domanda cos’è la politica, ovvero che cos’è l’ordine politico. Molti autori identificano l’ordine politico nello Stato. Ma non tutti gli Stati sono organizzati alla stessa maniera. La teoria dello Stato nasce in Europa fra ‘500-‘600 a seguito delle guerre civili di religione e rappresenta una vicenda molto particolare, specifica e situata storicamente. Il primo autore ad utilizzare questa parola, molto recente rispetto alla storia della cultura occidentale, è stato Machiavelli, che le ha conferito il significato di “organizzazione politica del territorio”.
Prima di lui si parlava invece di “Res publica” e in Europa vi erano altre forme di ordine politico, riconducibili essenzialmente a due esperienze storiche: il Sacro Romano Impero (molto sgretolato ed inefficiente crollò definitivamente nel 1805, anno della battaglia di Jena, durante la quale Napoleone Bonaparte sconfisse i prussiani e dell’abolizione della servitù della gleba) e l’Impero Ottomano, a cui si contrappone. Gli altri territori che non facevano parte del Sacro Romano Impero erano: i Comuni, che rivendicavano l’autorità e l’autonomia rispetto all’imperatore tedesco; le città o le confederazioni di città.
Le guerre civili di religione
In questa situazione irruppe l’evento tragico-drammatico delle guerre civili di religione, che durarono circa 150 anni, scoppiarono all’indomani della pubblicazione delle tesi di Lutero e si conclusero nel 1648 con la Pace di Westfalia, che pose fine alla guerra dei 30 anni. Il numero dei morti fu enorme e si trattava di guerre combattute fra le diverse sette cristiane. Lo Stato europeo nasce proprio come risposta a tale situazione, affermando che la religione non può più essere una questione politica. L’interesse si rivolge quindi alla sicurezza collettiva ed inizia il processo di secolarizzazione e laicizzazione, anche se per tutto ciò bisognerà aspettare la Rivoluzione francese.
La nascita dello Stato moderno
La rottura di Lutero arriva in un momento di crisi economica europea, caratterizzato dalla formazione di nuovi strati, ceti sociali e dalla necessità di trovare un sistema politico adatto ai tempi. Lo Stato è l’esito di successive teorie ma storicamente è il risultato di processi lunghi, complicati, ambigui di monopolizzazione e istituzionalizzazione del potere, emersi nella storia politica europea. Questi ultimi tendono a concentrare il potere in unico luogo, in una sola persona o in un gruppo di persone che hanno il potere di emanare le leggi, di renderle esecutive e di giudicarle.
Lentamente però il potere non si lega più a persone fisiche ma giuridiche, a delle istituzioni create in modi determinati e che durano indipendentemente dalla vita delle persone che le incarnano. Per esempio Alessandro Magno morendo ha portato alla disgregazione dell’Impero in quanto non ha istituzionalizzato il potere e tutto era legato alla sua figura. Lo Stato rappresenta un sistema meno eroico e più efficiente, stabile.
Caratteristiche fondamentali dello Stato
Per garantire l’ordine, la tranquillità e lo sviluppo del commercio era necessario quindi che il potere fosse concentrato in un unico centro e che avesse il controllo delle risorse fondamentali di un territorio, quali:
- Le armi per la difesa dei confini. Infatti con la nascita dello Stato assistiamo alla formazione dell’esercito dello Stato. Non tutti possono essere in possesso delle armi e ciò garantisce la pace. Per quanto riguarda la difesa interna le armi sono a disposizione delle sole forze di polizia.
- Il consenso, in quanto il potere è visto come un’istituzione umana e non più divina. Infatti il potere per poter essere efficace ha bisogno del consenso, anche quello più tremendo che caratterizza i regimi totalitari.
- Le risorse economiche. Infatti con la nascita della Stato si realizzò anche la fiscalità statale, ossia lo Stato chiede a tutti i cittadini un contributo ed è l’unico titolato a battere moneta.
L’altra grande novità è che lo Stato si inventa una nuova forma di potere, prima sconosciuta. Per alcuni teorici è lo Stato che diventa esso stesso potere. Infatti prima dello Stato si parlava solo di Governo. Tale potere nuovissimo e potentissimo è la sovranità. Il potere sovrano si esplicita attraverso la decisione, l’azione di qualcuno e si esercita emanando leggi. Alla base della capacità di legiferare vi è il fatto che qualcuno ha preso la decisione di affidarlo a qualcun altro. Così prima del diritto e delle leggi vi è una decisione politica. La novità consiste quindi nel primato del potere politico sul diritto. Al di sopra del potere sovrano vi è la Costituzione.
Machiavelli e le sue opere
Notizie biografiche
Niccolò Machiavelli nacque nel 1469 a Firenze e visse nel periodo di terremoto politico dovuto all’arrivo di Carlo VIII, re di Francia. Immerso nelle relazioni diplomatiche scrisse “Legazioni e Commissarie”; i versi del “Decennale” e dei “Capitoli”; due grandi opere politiche, a cui si dedicò allontanato dalla vita politica: -il “Principe”, che si occupa della forma politica del principato/monarchia (la sua datazione si colloca fra il 1513 e il 1517-19 e venne pubblicata postuma nel 1531) -i “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio” (grande storico di Roma), che verte sulla repubblica (fu scritto tra il 1506 e il 1518 e pubblicato nel 1531) e una di strategia militare: -“Dell’arte della guerra” (1521); la “Storia di Firenze” (1521-25), incarico che esaudì il suo desiderio di fare qualcosa per la sua patria.
Le idee contenute in tali opere furono già espresse negli anni precedenti, per esempio, nel ”Discorso fatto al magistero dei Dieci sopra le cose di Pisa” (1499), in cui Machiavelli cerca di prevedere ed indagare gli eventi futuri. Per lui la logica delle cose del mondo è tutta interna alle cose stesse e consiste nella presenza del caso nelle vicende umane. Gli uomini agiscono e cercano di avere successo in un mondo ostile ed indifferente, pieno di individui intrinsecamente malvagi ed egoisti.
Machiavelli parla spesso di fortuna, termine utilizzato nel suo significato latino di “sorte”, con cui manifesta la sua convinzione che la storia non obbedisca ad un disegno provvidenziale cristiano ma sia un ciclo di avvenimenti che l’uomo non può controllare e che non è finalizzato al suo benessere o alla sua salvezza. La storia non è progresso e l’unico modo per dare un senso al trionfo della contingenza è l’agire politico virtuoso. La virtù, per Machiavelli, è quell’energia umana che si oppone alla fortuna e non vi si adegua passivamente ma permette agli uomini di uscire dal loro egoismo e di compiere gesta collettiva grandi e gloriose, per essere ricordati dai posteri.
Nel 1513 Machiavelli venne mandato in esilio per aver partecipato al tentativo di instaurare a Firenze la Repubblica, di cui era stato segretario (equivalente del nostro Ministro degli Esteri). I Medici vennero cacciati ma l’incapacità dei fiorentini di essere liberi fece sì che questi ultimi riuscirono facilmente a rientrare in città e a ripristinare il loro dominio e la loro signoria. L’esperienza della Repubblica fiorentina rimarrà fondamentale per Machiavelli, il quale capirà che l’Italia non è pronta ad una Repubblica e di conseguenza il sistema che risulta più adeguato ad essa è il principato. La sua aspirazione però è la creazione di un territorio unito ed egli pensa che i principi italiani non siano all’altezza di prendere le redini dell’Italia al punto che la sua vocazione è quella che un principe straniero scenda in Italia a guidare il paese.
I “Discorsi sulla prima deca di Tito Livio”
I “Discorsi sulla prima deca di Tito Livio” (iniziati insieme al “Principe” e terminati alcuni anni più tardi) divennero il grande modello di tutto il pensiero repubblicano che ha attraversato la storia moderna e contemporanea. Sono strutturati in 3 libri, come un commento ai primi 10 libri dell’opera di Livio “Ab Urbe condita” e divisi secondo l’intenzione di trattare prime le cose accadute a Roma per consiglio pubblico, poi delle imprese romane compiute all’esterno ed infine delle azioni degli uomini “particulari”, che contribuirono alla grandezza della città. Tali “Discorsi” furono tradotti in inglese e letti a lungo nel ‘600.
Qui Machiavelli tra tutti i principi sceglie Cesare Borgia così come decide di parlare di Roma, esempio per eccellenza della Repubblica in quanto tumultuaria. La grandezza di Roma sta infatti nell’essere una Repubblica che ha fondato la propria gloria nella scelta di utilizzare il conflitto come elemento virtuoso e di non farsi travolgere da esso. L’eroe negativo della storia romana è invece Giulio Cesare in quanto ha spento il conflitto sommando tutte le cariche istituzionali nella sua persona: ha eliminato tutti i consoli, ha attribuito a sé stesso il ruolo del tribunato della plebe ed ha assunto il titolo di pontifex maximus. Con Cesare finì l’epoca della Repubblica di Roma, caratterizzata dalla libertà politica e dalla gloria, e si aprì il periodo del principato, dell’Impero. Se la Repubblica era fatta di cittadini tutti liberi, nell’Impero vi era soltanto un uomo libero, ossia l’imperatore mentre tutti gli altri cittadini erano i suoi servi. Non si trattava perciò né di una comunità di armi né di una politica partecipativa ma di un dominio che non convinse molto Machiavelli.
Machiavelli lesse la storia di Roma antica in controluce rispetto ai problemi di Firenze e alle possibili alternative istituzionali rappresentate da Venezia, al fine di trovare una risposta ai drammatici quesiti che spingevano la repubblica fiorentina alla corruzione. Tale dramma viene trattato nei “Discorsi” attraverso due vie:
- La prima è rappresentata dalla riflessione sulla crisi della repubblica romana e dai capitoli XVI-XVIII del I libro, in cui si parla della crisi del “vivere libero” e della conseguente necessità di adottare strumenti politici per trattenere la civiltà dal baratro.
- La seconda è costituita dalla tensione fra l’esemplarità degli antichi e la tesi della loro inattualità.
In sostanza la mutevolezza e il cambiamento di una forma politica nell’altra, percepita come una drammatica instabilità, costituiscono il problema centrale della riflessione politica di Machiavelli. Egli ha un’idea di politica molto particolare, influenzata dalla politica italiana del periodo e dispendiosa. Per tale motivo egli rappresenta lo sconfitto della nostra storia in quanto la politica europea occidentale troverà un’altra soluzione a quella ipotizzata da Machiavelli, che risulta appunto particolarmente costosa. Machiavelli si è interrogato a lungo sul perché dell’esistenza di una pluralità di forme politiche e ha riconosciuto dietro ciascuna di esse sia una differenza di quelli che l’autore chiama umori, cioè di principi politici primari sia la facilità...
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Storia delle dottrine politiche
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