Storia delle dottrine politiche
Esempio domanda esame
Di tipo generale; “su Aristotele: forme di potere e forme di governo nel pensiero di A. // lo stato di natura nella dottrina di Rousseau // qual è l'idea di stato o di identità di Platone // stato ideale // idea polis. Non chiede i dati biografici.
Introduzione allo studio del pensiero politico
Storia delle dottrine politiche = studio del pensiero politico (soprattutto occidentale) che ha accompagnato la riflessione politica per molti secoli. C'è anche un pensiero politico importante in Cina a partire da quando questa riflessione è stata posta in essere, cioè dalla Grecia antica. La politica è fondamentalmente un'invenzione dei greci. Iniziando la politica, inizia anche la riflessione del pensiero politico, riflessione che riguarda quello che può essere l'organizzazione della polis, città, cioè può essere sia descrizione della politica, sia proiezione di un desiderio, di un modello, di quello che si vorrebbe che fosse una città.
La storia delle dottrine politiche è la riflessione che una serie di autori, scuole, correnti di pensiero hanno fatto attorno alla politica. C'è uno spazio pubblico in cui vengono prese delle decisioni che riguardano la collettività, attraverso delle regole. Quando nasce questo poi nasce anche la riflessione su questo.
Il corso è incentrato sull'età antica e moderna perché bisogna cercare di capire lo sviluppo storico delle idee.
Grecia classica - Atene
Grecia classica: VI-IV secolo a.C.
- Poleis più importanti: Atene, Sparta, Tebe
- Tra i caratteri costitutivi delle poleis vi sono:
- Partecipazione diretta al potere da parte dei cittadini (libertà politica; libertà “positiva”): autonomia
- Autarcheia: autosufficienza
- Identificazione cittadino-Stato
I Greci hanno inventato la democrazia, la politica e il teatro. La democrazia (cioè il potere del popolo) degli antichi è completamente diversa da quella dei moderni. Quella degli antichi era di tipo diretto, mentre le nostre sono democrazie liberali e di tipo rappresentativo. Gli istituti di democrazia diretta sono previsti dal nostro ordinamento ma sono limitati.
Quando si parla di democrazia ci si riferisce a una quota di cittadini che per esempio ad Atene riguardava una parte minoritaria della popolazione, per questo era possibile la democrazia diretta. Constant dirà che una delle condizioni della democrazia era la schiavitù.
Altra caratteristica del mondo greco antico è il fatto che nel periodo in cui la Grecia è stata indipendente non c'era uno stato greco ma un insieme di città chiamate “città-stato”; in realtà lo Stato non esiste, perché lo stato presuppone una separazione tra potere politico e società civile. C'erano una serie di città indipendenti che erano continuamente e molto spesso in lotta fra di loro e si contendevano il primato della Grecia. Questa belligeranza è uno dei motivi per cui dopo secoli nasce la democrazia (fine 700 in America). I rivoluzionari dapprima americani evitano di definirsi democratici, perché democrazia era una specie di insulto = a favore della guerra civile, del caos, quindi si chiamavano repubblicani.
Le città greche erano indipendenti, avevano l'autarcheia e trovavano la loro unità solo nei confronti dei nemici esterni, in particolare dei persiani. La libertà di cui godevano i cittadini della Grecia antica era una libertà di tipo positivo, si intende una partecipazione diretta al potere. Il mondo antico non conosce la libertà negativa nel senso di diritto, non ci sono i diritti umani, l'individuo non viene considerato come un valore in sé.
- Grecia classica: invenzione della filosofia, della politica come sfera pubblica di esercizio mediato del potere della democrazia diretta.
- Atene: città democratica che coltivava anche la libertà individuale. Ciò avvenne in quanto Atene era città commerciante e dato lo stretto nesso esistente tra libertà individuale ed economica essa sola in età antica conosceva la “libertà dei moderni”.
- Unità dei greci e debolezza delle poleis.
- Il problema della cittadinanza.
- Assenza dell'idea dei diritti soggettivi nel mondo greco-classico: Atene era una sorta di eccezione in questo mondo, aveva sviluppato enormemente il commercio.
Costant è stato uno dei primi teorici del liberalismo. Egli dice che questa libertà economica è la precondizione della libertà politica e individuale. Dove esiste la libertà economica ci sono le premesse, non è una conseguenza necessaria (attualità = la Cina).
Platone
- Contesto storico: sconfitta di Atene nella Guerra del Peloponneso con Sparta; regime dei Trenta Tiranni e ripristino della democrazia.
- Vita: Atene 420-347 a.C. allievo di Socrate (il quale viene condannato a morte); traumatizzato dalla sua morte; non partecipa alla vita politica in Atene.
- Opere considerate: Repubblica, Fedro, Le leggi
Platone nasce ad Atene da una famiglia aristocratica. Egli vive in un periodo complicato per Atene, perché era appena uscita da un periodo di guerra con Sparta → fine della supremazia di Atene sulle polis greche. Questa guerra e la crisi seguente per un periodo fanno venir meno il regime democratico di Atene. Dopo la morte di Socrate proverà avversione verso il regime democratico. Tenta di realizzare il suo sogno di una città ideale fuori dalla Grecia a Siracusa nella magna Grecia. Platone e Aristotele sviluppano l'elemento antidemocratico, più marcato in Platone. Questo elemento si rifà fondamentalmente all'idea che bisogna ripensare al concetto di democrazia, bisogna pensare a una democrazia basata sul sapere, non sul sangue. Questa aristocrazia viene immaginata come una nuova classe dirigente per le città greche destinata a sostituire il governo del popolo considerato inadatto e incapace d'operare scelte razionali. Dopo la morte di Socrate, Platone compie alcuni viaggi e poi ritorna ad Atene dove nel 387 fonda una sua scuola filosofica chiamata Accademia (387) perché dedicata ad accademo. Tre viaggi Siracusa, dove tenta per tre volte di realizzare il suo Stato ideale.
- Concetti: Dottrina delle idee: mondo empirico e iperuranio. Solo il filosofo grazie all’episteme può conoscere il mondo delle idee.
Per Platone le idee sono una realtà oggettiva che ha sede in un altro mondo. La filosofia greca si era interrogata su quale fosse il fondamento della realtà e ciascuno dei filosofi aveva cercato questo archè (principio unificatore della realtà). Ciascun pensatore aveva dato una risposta diversa. Per Talete l'acqua, Anassimene l'aria, Eraclito il fuoco e Democrito l'atomo. Socrate ritiene che sia il concetto l'archè. Vale a dire che la realtà abbia un fondamento di tipo logico. Ciò che unifica la realtà è la sua struttura razionale, Platone muove da questa considerazione per sviluppare un pensiero ulteriore: la realtà ha un fondamento di tipo ontologico, non logico; cioè l’idea.
Per Platone la realtà è divisa in due: il mondo reale (non quello vero) e il mondo delle idee che ha sede nell'iperuranio, dove stanno le idee, archetipi, identità perfette e immutabili. Solo i filosofi sono in grado di vedere questo mondo e sono in grado di trasferire l'insegnamento nel mondo terreno. Questo è il motivo che serve a legittimare il ruolo dei filosofi, i quali dovrebbero dominare. La massa, il volgo è preda delle passioni, non è capace di distinguere la verità dalla menzogna, per questo motivo i filosofi devono governare. Platone nel scrivere le sue opere lo fa in forma di dialogo mentre quelle di Aristotele no. Ciò dipende dal fatto che delle opere di Aristotele noi conosciamo solo quelle che circolavano nella scuola fondata da Aristotele. Anche lui aveva scritto dialoghi come Platone, ma a noi sono giunti solo gli appunti degli studenti. Di Platone conosciamo tutta l'opera. Platone utilizza il dialogo dialettico confutatorio, stessa forma usata dai sofisti, i grandi avversari di Socrate e Platone. I sofisti li conosciamo solo attraverso le parole dei loro avversari, quindi ci appaiono in maniera negativa. Platone sostiene che Socrate (protagonista di tutte le sue opere tranne una) sostiene che i sofisti utilizzavano il dialogo solamente per convincere le persone, infatti si facevano pagare, erano dei maestri di retorica, mentre Socrate e Platone sostengono di utilizzare il dialogo non allo scopo di persuasione, ma con l'obiettivo di raggiungere la realtà. I sofisti e Socrate sono accomunati dal metodo non dai contenuti.
Repubblica: è il dialogo più importante di Platone. Socrate non aveva mai scritto nulla, perché considerava il dialogo uno strumento che non sarebbe mai riuscito a raggiungere la realtà. La repubblica è un testo che si compone di 10 libri. È un dialogo che ha come tema principale la ricerca della giustizia nell'uomo e nella polis (impropriamente detta stato). Il dialogo inizia con il protagonista Socrate che torna da una festa.
Nel mondo antico le concezioni filosofiche dominanti erano di tipo organicista (si può fare un'analogia tra l'uomo e la polis) e questo tipo di prospettiva filosofica differenzia il pensiero antico da quello dell'età moderna. Nell'età moderna si affermano filosofie di tipo individualista. Nell'età antica esistono ma sono minoritarie le filosofie individualiste (si affermano in età ellenistica: es. stoicismo). Platone quando dice che cerca la giustizia nella polis dice che che esiste anche una giustizia nell'uomo e viceversa perché c'è una perfetta analogia tra l'uomo e la polis. L'uomo greco è percepito come una unità organica che fa parte di un insieme, non nella sua singolarità. È un essere che ha una vita propria assorbita nella comunità. Nel primo libro Platone scrive che Socrate torna da una festa nel porto di Atene e viene invitato da un amico nella sua casa e qui ha luogo un dialogo sul tema della giustizia e ciascun invitato dà una sua definizione, tra e quali spicca quella di Trassinaco, il quale dice che la giustizia è l'utile del più forte. Siamo di fronte a una concezione utilitarista, relativista che sostiene che non esiste una giustizia oggettiva ma ci sono tante giustizie quante sono le forme di chi governa e l'utile di chi governa coincide con la giustizia quindi non esiste una giustizia oggettiva. La morale viene ridotta alla politica. Socrate/Platone cerca di ribaltare la tesi di Trassinaco dicendo che la vera scienza (la politica è una scienza) viene esercitata nell'interesse di coloro nei confronti dei quali è esercitata e paragona la scienza politica all'arte medica.
Lo scopo di Platone è quello di dimostrare che esiste una giustizia oggettiva metempirica e questa coincide con il bene della polis. Platone è un pensatore metafisico (idealismo di Platone si contrappone con il realismo di Aristotele). Platone nella sua ricerca della verità della polis più giusta trae maggiormente ispirazione dal mondo metafisico, mentre Aristotele ha un approccio che lo spinge a una ricerca della città ideale tenendo maggiormente conto della concretezza storica.
Nel libro 2 e 3 Platone delinea i tratti distintivi dello stato ideale della polis che esiste solo nell’iperuranio. Platone non è un pensatore utopista, egli non pensa che nel mondo sensibile possa essere realizzato un mondo perfetto, perché il mondo sensibile è un mondo corruttibile e in perpetuo divenire. Tuttavia è possibile al filosofo ispirarsi all’idea di polis perfetta e tradurre questo ideale nella vita terrena.
I tratti distintivi dello stato ideale (3 libro) sono descritti facendo ricordo al mito nel quale spiega la nascita degli uomini dalla terra e la loro distinzione in tre classi: aurea, argentea e bronzea. Queste classi devono costituire le classi fondamentali dello Stato. Divisione dello Stato in tre classi perché l’anima dell’uomo è divisa in tre parti.
Con classe si intende un raggruppamento socio-politico che può avere anche dei tratti che lo caratterizzano in senso economico. Platone non è un pensatore egualitario, anche se in un certo senso teorizza il comunismo o la comunanza dei beni e degli affetti. Le tre classi che individua Platone sono: i filosofi, i guerrieri e gli operatori economici. Tutte sono fondamentali per Platone, anche se sono poste gerarchicamente su livelli diversi. I filosofi devono comandare, i guerrieri devono coadiuvare i filosofi nel comando dello Stato e gli operatori economici devono svolgere le funzioni di tipo economico. Le classi economiche son due: filosofi e guerrieri. Queste ultime devono vivere in assenza di proprietà privata.
Nel V libro della Repubblica Platone va a specificare quelle che sono le caratteristiche specifiche delle classi sociali e specifica che la comunanza di beni deve riguardare anche le donne e i figli. Platone abolisce la proprietà privata e la famiglia perché le classi dominanti devono dedicarsi completamente alla cura della polis → preoccupazione di tipo filosofico-politica. Invece la terza classe viene liberata da questo imperativo del comunismo, questa classe deve possedere beni e fare famiglia perché tutto ciò è funzionale al ruolo che ciascuna classe svolge.
Nel libro IV Platone descrive le virtù delle varie classi. Le tre virtù :
- Sapienza (sophia) → filosofi.
- Coraggio (andréia) → guerrieri. Un guerriero è colui che si occupa della tutela dell’ordine dentro la polis e alla difesa della polis dai nemici esterni. Il guerriero deve essere coraggioso, più che forte.
- Temperanza (sophrosyne) → operatori economici. Questa è la classe del popolo dove la razionalità è meno presente, perché è la classe più attaccata ai sensi, sono preda delle passioni, non riescono a estrarre la loro anima dalla concretezza spazio-temporale in cui si trovano a vivere. Pertanto, gli appartenenti a questa classe devono saper temperare le loro passioni, devono saper dominare i loro istinti.
Platone è un pensatore classificabile come conservatore perché considera il popolo incapace di autogovernarsi, essendo soggetto delle passioni. Notiamo un’analogia organicistica tra la polis e l’uomo perché anche nell’uomo tre sono le facoltà dell’anima. Platone affronta questa tematica in realtà nel dialogo “il Fedro” nel mito della biga alata: in questo dialogo Platone immagina una carrozza con due cavalli uno nero e uno bianco con le ali guidata dall’auriga. Questa biga sta volando nel cielo e cerca di raggiungere il mondo delle idee, l’iperuranio. Platone immagina che questa biga volando ha un problema: il cavallo nero tende verso il basso, verso il mondo sensibile. Quindi l’auriga, il cui scopo è raggiungere il mondo delle idee, deve tenere le redini ben salde e condurre i cavalli verso il mondo delle idee.
Il mito vuole spiegare che ci sono 3 facoltà nell’animo dell’uomo:
- Facoltà razionale (auriga-sophia-filosofi)
- Facoltà concupiscibile (cavallo nero-operatori economici). Se fosse il popolo a governare lo Stato volerebbe molto basso, sarebbe preda delle passioni, dei sensi.
- Facoltà irascibile (cavallo bianco-cavallo bianco).
Ciascuna di queste tre componenti è fondamentale. In ciascun uomo ciascuna facoltà deve fare la sua parte, può essere prevalente una di queste tre. Nella polis deve essere sempre prevalente quella razionale. C’è una gerarchia tra queste tre classi sociali. La giustizia nello stato corrisponde all’armonia tra le classi sociali, quando ciascuna classe svolge le sue funzioni e quando ogni classe rispetta le sue consegne.
Il libro VII è il libro centrale della Repubblica perché tratta del mito della caverna. Nel V libro Platone tratta il tema dell’uguaglianza uomo-donna. Platone non è un pensatore egualitario, bensì gerarchico, ma fa un’eccezione per quanto riguarda l’uguaglianza uomo-donna. Platone afferma che l’uomo e la donna non hanno una differenza di tipo attitudinale, hanno una differenza per quanto riguarda la dimensione fisica, la quale però non pregiudica le donne la possibilità di accedere a tutti i lavori a cui possano avere accesso anche ai maschi. Una volta abolita la famiglia le donne potranno veramente dimostrare il loro valore agli uomini. Platone è favorevole all’uguaglianza tra maschio e femmina, anche se in generale non è favorevole all’uguaglianza tra gli uomini.
Nel V libro affronta anche il tema dell’eugenetica (=disciplina che, basandosi su considerazioni genetiche e applicando i metodi di selezione usati per animali e piante, si poneva l'obiettivo del miglioramento della specie umana). Platone ha un’ispirazione dalla città di Sparta, la ammira per il suo grado di autoritarismo. Platone scrive che la razza va migliorata attraverso accoppiamenti pianificati dalla polis, non è molto chiaro come, dice solo che deve essere così. L'organizzazione politica deve fare in modo che i maschi si incontrino con determinate femmine, poi i neonati vengono tolti dalle madri e allevati in comune. Platone scrive che le classi sociali sono aperte, ma l’aspetto ripugnante di questa pratica rimane. Platone chiarisce solo che questi accoppiamenti devono avvenire nella completa ignoranza degli interessati.
Il V libro termina con un’esaltazione della funzione di governo del re filosofo, della quale Platone esprime la sua propensione per il governo affidato ai filosofi. Nel VI libro Platone scrive che il filosofo deve governare perché è l’unico in grado di conosc
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