Kant: Metafisica, empirismo, criticismo
Kant critica sia la conoscenza metafisica tradizionale, sia la filosofia cartesiana, basata sull’autoevidenza degli assiomi razionali. Nel primo caso, la vecchia metafisica è fortemente deficitaria perché basata su costruzioni che, pur dedotte da postulati razionali, sono prive di un riscontro pratico. Non è dato avere conoscenza di un oggetto come cosa in se stessa e quindi l’essenzialismo è largamente abusivo. Nel secondo caso, la superficiale vistosità materiale dei fenomeni non esaurisce l’evidenza del sapere, anche perché senza superamento dell’immediatezza sensitiva non si può cogliere niente di umanamente significativo.
Sintesi a priori
Da questa duplice critica (della metafisica pura e dell’esperienza pura) Kant struttura il concetto di sintesi a priori: la sintesi si ha certo dalla connessione di dati da stabilire su realtà visibili, ma, poiché non può essere tutta ricavata dal contenuto dei fenomeni in se stessi, ha pure un carattere aprioristico, il quale però non è l’onniscienza, bensì un principio regolativo che l’uomo ha in sé (e che lo differenzia dal pazzo) e che si basa su principi intrinsechi dell’uomo stesso (l’io criticamente dotato). Questo criticismo si applica alla conoscenza, ma anche alla morale e alla politica.
Da qui si evince come per Kant i principi empirici non siano mai idonei a fondare le leggi morali, le quali si formano invece dalla autonomia della volontà intenzionalmente rivolta al bene. La legge morale è data come un fatto della ragione pura.
Teoria della libertà
Oltre al cielo stellato sopra di lui e la legge morale dentro di lui, Kant venerava anche il mondo del diritto fuori di lui. Il concetto di libertà per Kant è fondamentale: illuminismo vuol dire non essere guidati da altri. No dunque a poteri privilegiati che inventano la vita a noi e libertà di giudizio in tutti i campi. Vale di più quindi l’errore libero che la verità obbligata, perché la valutazione personale, per il fatto stesso di essere liberamente formulata, è condizione di autenticità morale e produttività sociale.
È il c.d. “pubblico uso della propria ragione” che dai cittadini deve riflettersi anche sui governi, anche per affrontare il fatto che i valori ed i precetti mutano nel tempo e l’ossequio a tradizione e paternalismo non emancipano la vita umana, perché non sono cose razionali in sé.
NB ciò non significa però che Kant sia per l’anarchia del pensiero: distingue l’uso pubblico dall’uso privato della ragione e sancisce che...
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Storia delle dottrine politiche
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Storia delle dottrine politiche - individuo, società e Stato: Kant