Storia delle dottrine morali
Etica e metaetica
La distinzione tra metaetica ed etica normativa è una distinzione di comodo. Nello studio della filosofia morale si è soliti fare questa distinzione. Uno dice cosa fare (etica normativa), uno dice come i criteri possono essere fondati, come possono essere giustificati da un punto di vista non morale (metaetica). La distinzione si può riscontrare anche negli autori del passato in modo implicito. Si può rintracciare una metaetica in questi autori, ma non si ritroverà la loro consapevolezza della distinzione delle due.
L'etica del '900 è divisa in due grandi ambiti, un ambito fondazionale e uno riguardante l'individuazione dei criteri generali per la condotta. C'è un terzo ambito in bioetica che è l'etica applicata.
Metaetica
Fondazione dei principi morali. Nel delineare le linee metaetiche facciamo riferimento a una contrapposizione fondamentale, quella tra teorie di carattere cognitivista e teorie di carattere non cognitivista.
Teorie di carattere cognitivista
Per alcuni i concetti morali fondamentali a cui i termini morali fanno riferimento, oppure i giudizi utilizzati per esprimere concetti morali hanno una funzione di carattere cognitivo perché rimandano a stati mentali di carattere cognitivo. Per un cognitivista un giudizio morale è un giudizio che esprime uno stato mentale di carattere cognitivo, questo vuol dire esprimere una credenza su un qualcosa che avviene nel mondo e la credenza ha la caratteristica di poter essere detta vera o falsa. Per un cognitivista un giudizio morale (l'aborto è giusto) è analogo a un giudizio di fatto perché può essere vero o falso.
Per un cognitivista l'etica ha a che fare con le stesse caratteristiche logiche del giudizio scientifico. Si osserva il mondo esterno e si vede se l'aborto è giusto, così come si osserva la stanza per vedere se è o meno quadrata. La procedura per arrivare a verità o falsità è la stessa. Se è così allora abbiamo uno strumento per dirimere una controversia morale come una controversia empirica: un'analisi più approfondita dei fatti.
Naturalismo metaetico: è una metaetica cognitivista che dice che i principi morali possono derivare da una corretta osservazione della realtà naturale che sta fuori o dentro di noi. Ogni giudizio è l'espressione di una credenza. Il naturalista dice che basta l'osservazione della natura per fondare i principi di carattere morale.
Intuizionismo razionale: è vero che i giudizi morali sono asserzioni con valore di verità o falsità. Ma il valore di verità o falsità non può essere dato con l'osservazione della realtà esterna perché non riusciremo mai con i 5 sensi a definire cos'è una verità morale. L'organo che fa cogliere la verità morale è una forma di intuizione, è un sesto senso. Questa intuizione è una forma di apprensione di carattere razionale, è la ragione l'organo che ci porta a cogliere le verità assolute. Intuizionismo perché non sono i 5 sensi che ci danno l'accesso alla verità, ma la ragione. (Moore e Ross).
Intuizionismo del sentimento: Max Scheler, per lui l'emozione è un atto intenzionale che ha una portata intuitiva del valore. I valori si danno attraverso un'intuizione dell'emozione. Nel 700 di queste forme ce ne sono diverse e uno dei temi sarà capire se Hume lo è o no. Nel 700 questo veniva chiamato "senso morale". Il tema è se Hume sia o meno un teorico del senso morale. Il senso morale è un qualcosa che fonda la morale (Hutcheson e Smith). Un teorico del senso morale dice che ognuno di noi ha un senso morale attraverso cui si colgono le oggettività morali. Sono forme di metaetica non naturalistica.
Teorie di carattere non cognitivista
Un non cognitivista dice che i giudizi morali sono espressione di stati mentali di carattere non cognitivo. Non è espressione di una credenza morale, ma di uno stato mentale di un altro tipo come il sentimento o una scelta. Per un non cognitivista l'etica è composta da enunciati che hanno un valore di verità o falsità soltanto secondario rispetto a quello principale che è l'espressione di stati mentali non cognitivi. Per un non cognitivista un giudizio morale ha a che fare con la scelta del soggetto, non con l'osservazione della natura. Non ha lo stesso valore di verità o falsità di un giudizio di fatto.
Che cos'è lo stato mentale? I giudizi morali sono espressioni di stati mentali di emozioni provate dal soggetto, scelte, decisioni, attitudini. Da una parte l'etica viene riportata a una forma di credenza, dall'altra la fondazione dell'etica viene rimandata in un ambito fuori dalla conoscenza, perché il fondamento dell'etica non è cognitivo.
Implicazioni della divisione
Quali sono le implicazioni di questa divisione? Per una concezione di cognitivismo noi dall'osservazione della realtà naturale, cioè da un dato di fatto, siamo in grado di desumere un giudizio di valore. Una metaetica naturalista dice questo. Qui sta il grande rapporto tra fatti/valori, is/ought. Da un'osservazione di fatto io so desumere un giudizio di valore che usa il verbo "deve". È la questione del rapporto tra essere e dover essere. Il naturalista dice che dall'osservazione dell'essere derivo il dover essere. Hume è preso a riferimento come autore che ha dimostrato la fallacia di questa derivazione. Per lui nessuna osservazione di fatto potrà dirmi cosa devo fare. Una concezione di questo tipo possono dirlo due forme di concezione metaetica: non cognitivisti e intuizionisti. Fallacia naturalistica, difensore della legge di Hume: Moore.
Altri tipi di terminologia oltre a cognitivisti e non: realismo e non realismo. La distinzione tra cognitivismo e non si basava su un dato epistemologico, realismo e non ha a che fare con la questione invece della realtà delle proprietà a cui i giudizi morali e i concetti rimandano. La questione diventa della realtà esterna e se le proprietà morali rimandano alla realtà o no.
Realismo e non realismo
Per un realista le proprietà morali a cui i concetti morali rimandano, hanno un'esistenza nel mondo analoga a quella delle proprietà naturali. Le proprietà morali esistono nel mondo indipendentemente dal soggetto. Per un non realista le proprietà morali non hanno invece una realtà indipendente nel mondo, anzi non esistono proprio. Questa terminologia è analoga a quella cognitivista e non perché un intuizionista è un realista così come il naturalista. Per un non naturalista le proprietà morali non esistono, sarebbero entità troppo strane (Makie), hanno uno statuto ontologico diverso, sono frutto della proiezione di stati mentali del soggetto.
Scoperta e creazione morale
L'etica è questione di scoperta per i cognitivisti, noi riusciamo a capire cosa fare allo stesso modo di come si scopre come è fatto un atomo, cioè scopriamo attraverso dati nel mondo. Ciò che è buono è indipendente dall'uomo, l'uomo deve scoprirlo. Prima della specie umana c'era il bene o il male. Per una concezione non cognitivista l'etica invece è un'altra cosa, i giudizi morali sono questione di creazione umana. Cosa è bene o male è stabilito e scelto dall'uomo. Prima che l'uomo esistesse non c'era il bene o il male. La fonte del valore è l'uomo per una prospettiva antirealista. La questione se l'aborto sia lecito o meno è questione di scoperta.
Oggettivismo e soggettivismo
La terza terminologia che si può utilizzare è: oggettivismo e soggettivismo. Questa distinzione è analoga alle altre due. Un'etica realista è oggettiva, così come un'etica antirealista è soggettiva. Il problema è che questa distinzione è ambigua perché oggettivismo può voler dire cognitivismo o realismo. Così come soggettivismo può voler dire non cognitivismo e non realismo. Soggettivismo etico è per indicare una teoria cognitivista, ed è quella forma di soggettivismo che dice che i giudizi morali sono stati mentali del soggetto, è vero o falso ma soggettivo del soggetto. La distinzione soggettivo e oggettivo non basta da sola.
Uno dei grandi problemi che vedremo è se la metaetica di Hume stia tra le concezioni naturaliste intuizioniste del senso morale. Oppure se è una forma di non realismo analogo all'emotivismo. Per un cognitivista un giudizio morale ha funzione assertiva, per un non cognitivista invece ha valore espressivo. Questa è la distinzione classica data nei libri ripresa da Here. In Hume c'è la questione di cosa sia e come possa essere inteso il senso morale.
Teorie di carattere normativo
Quale teoria normativa sostiene Hume? Le teorie normative contemporanee sono 3:
- Deontologismo: Le azioni sono giuste in se stesse, oppure sono giuste in quanto rispettano un principio morale da considerarsi fondamento della morale. Si distinguono due forme di deontologismo, quello dei doveri e quello dei diritti. Il primo dice che l'azione è giusta se segue un dovere, il secondo dice che un'azione è giusta se rispetta i diritti fondamentali. Per un teorico dei doveri è fondamentale stabilire degli obblighi miei verso gli altri e degli altri verso me, agenti morali e pazienti morali (es. tutelare una persona). In una teoria del diritto il titolare sono io stesso, sono io che agisco in prima persona per far valere il mio diritto. Attribuire un diritto significa attribuire la propria soggettività morale. Chi rivendica il diritto è il soggetto stesso che lo rivendica per sé. Un'azione è giusta se rispetta determinati diritti e se conforme a determinati doveri indipendentemente da qualsiasi altra considerazione e conseguenza. La centralità delle conseguenze è per l'altra famiglia.
- Conseguenzialismo: Fa una caratterizzazione diversa. L'azione non è giusta se rispetta un diritto o dovere, ma se il rispetto ha conseguenze buone o no. L'importante è ciò che l'azione fa nel mondo. Un'azione non è mai giusta o sbagliata indipendentemente dalle conseguenze che ha nel mondo. Caratteristica di questa teoria è la teoria del valore. Una teoria che dice quali sono gli stati del mondo buoni. Di entrambe le teorie si possono dare molte versioni. Una teoria deontologica può essere pluralistica o monistica (es. Kant) a seconda dei doveri. Ross, pluralista, ammette almeno 5 doveri fondamentali. Il problema di queste teorie è che i doveri possono essere in conflitto e non si sa quali seguire. Le teorie pluraliste ammettono un elemento di compensazione in caso di scontro, il meccanismo di considerare i doveri prima face, ma quale fra questi sia quello effettivo è questione di comparazione tra doveri e riflessione. Questo consente di evitare il conflitto, ma la riflessione riesce a risolvere il problema. Questa cosa vale sia per la teoria dei doveri, ma anche per quella dei diritti. Se si ammettono più diritti ci sarà sempre il meccanismo prima face. Deontologismo dell'atto/della norma. Il primo dice che l'azione è giusta in se stessa indipendentemente se c'è o meno un decalogo. Quando si parla di teoria deontologica del diritto si usa il termine right. Hume non è un autore deontologista. Si potrebbe dire che però è un conseguenzialista.
- Distinzione dei conseguenzialisti:
- Edonismo: La forma principale è stata collegata a una teoria del valore collegata al piacere del soggetto; ciò che vale sono le esperienze piacevoli del soggetto, ciò che ha valore intrinseco. Questa concezione si ritrova in Hume. Ci sono autori che ritengono che si debba tener conto della qualità del piacere. Altri hanno detto che il piacere di per sé non basta ma bisogna considerare anche i desideri del soggetto. Altri hanno detto che ci sono cose che hanno valore in sé stesso e che devono essere prese in considerazione come l'amicizia.
- Non edonistiche del desiderio
- Pluraliste
Le teorie conseguenzialiste si distinguono non solo per la teoria del valore, ma anche per il modo in cui il valore va realizzato: teorie utilitariste. Assumono il principio di massimizzazione. Bisogna realizzare il massimo delle conseguenze buono nel mondo. Questo comporta che si possa fare una gerarchia delle azioni. Utilitarista: è un conseguenzialista che massimizza. (Bentam) La massimizzazione del piacere è ciò che rende l'azione giusta. Autori del 700, illuministi, pongono l'attenzione al tema dell'utilità sociale. Hume è l'autore che riprende dagli altri autori illuministi questo tema. Una delle fonti dell'etica non è solo il piacevole, ma anche l'utile. Qualcuno ha visto Hume come precursore dell'utilitarismo. Ogni azione deve mirare all'utile, ma anche al piacere. Bentam dirà che l'azione utile è quella che massimizza il piacere. In Hume piacere e utilità coesistono. È un richiamo all'utilità sociale che prefigura l'utilitarismo. Non sono autori ancora utilitaristi Hume e Beccaria, ma si richiama l'aspetto dell'utilità in quanto riformatori sociali. Volevano che l'agire pratico avesse un'utilità sociale. Hume non è deontologista ma ci sono dubbi che sia un conseguenzialista utilitarista perché assume il principio dell'utilità oltre a quello del piacere.
Teoria della virtù
Elemento centrale è l'opposizione al modo in cui si distinguono le teorie deontologiche da quelle consequenzialiste il cui elemento fondamentale è la considerazione dell'azione. La teoria della virtù ribalta questo, fondamentale non è se l'azione è giusta, ma se il soggetto agente è dotato di virtù che diventa il suo tratto di carattere. Fondamentale non è il principio ma che tipo di persona siamo, se l'agente è virtuoso. È un richiamo alla nascita dell'etica, un richiamo aristotelico. Ciò che è importante è stabilire se chi fa l'azione è virtuoso, l'elemento della virtù torna centrale in etica. Implicito in queste teorie è il fatto che un agente virtuoso può sbagliare, così come il peggior agente morale può fare azioni giuste. La giustezza dell'azione è indipendente dalla bontà o meno del soggetto. Un'etica della virtù non è solo integrazione della virtù nel deontologismo o consequenzialismo. Non può essere messo in dubbio che Hume sia un teorico della virtù. Hume è un sostenitore di questa etica perché dice che ciò che è fondamentale è stabilire quali sono le virtù principali. Distingue le virtù sociali dalle individuali. Hume è un esponente che si rifà ad Aristotele. Ma Hume non è solo un teorico della virtù, ma anche del piacere e dell'utilità. Il problema è come unire tutto. Le fonti della morale sono il piacere e l'utilità e per sé o per gli altri. Questo piacere e utilità per sé e per gli altri sono in grado di fondare le virtù principali.
Teorie miste
Teoria di Ross. Teoria deontologica aperta al conseguenzialismo. Consequenzialismo dell'atto: l'azione giusta non realizza azioni buone nel mondo, ma rispetta una regola ed è quella regola che realizza conseguenze buone nel mondo. L'utilitarismo della regola: un tratto deontologico viene inserito in una teoria consequenzialista. Etica della virtù: il fatto di centrare l'attenzione oltre che sul dovere sulla massima del soggetto (Kant).
Relazione tra metaetica ed etica normativa
Che relazione ha una teoria metaetica con l'etica normativa? Questa domanda ha creato un grande dubbio in filosofia. Uno dei cavalli di battaglia che fu utilizzato al momento della divisione tra metaetica ed etica normativa fu quello della sottolineatura della neutralità della metaetica rispetto all'etica normativa. Tema della neutralità: rispetto all'etica normativa la metaetica è neutrale. Vuol dire che io posso sviluppare qualsiasi prospettiva metaetica, ma tutto ciò che dico è neutrale dal punto di vista normativo. Sono due piani completamente separati: un conto è il piano della riflessione concettuale, un conto è il piano della ideazione tematica. Mill fu un soggettivista naturalista, disse che il piacere è bene perché tutti desiderano il piacere: questa è una metaetica naturalista cognitivista che sviluppa poi in Mill una concezione di utilitarismo edonistico non qualitativo. Per un teorico della neutralità tra i due piani c'è una completa separazione. Mill avrebbe potuto sviluppare un altro tipo di teoria normativa, essere un teorico dei doveri per esempio. La questione se la metaetica possa essere neutrale è oggi avversata da tutti perché si vede come una neutralità piena non è possibile. Nella stessa definizione Miliana, in cui si dice che tutti desiderano il piacere quindi il piacere buono, c'è anche implicita una determinata concezione normativa perché un autore che dice che tutti desiderano il piacere dunque il piacere è buono mi sta dando un'indicazione di carattere edonistico. Quindi come sostenere la piena neutralità della metaetica?
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