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La dimensione etica della politica: Platone lo stato classico

Per parlare di Platone bisogna parlare dello stato antico o "Stato Classico" e quando si parla di pensiero Classico ci si riferisce al pensiero Platonico ed Aristotelico. Nello Stato Classico fondamentale è il concetto della "POLIS" dove l’uomo al contrario di quello che accade per l’uomo moderno non poteva pensare ad una separazione tra lui e lo stato. Infatti l’uomo antico o classico era perfettamente integrato nello stato dove si realizzavano perfettamente le sue esigenze morali, etiche, ed economiche.

Gli studiosi di Platone sostengono che lo stato Platonico è uno Stato "TOTALE" non totalitario perché è un’altra cosa.. quindi è Totale perché assorbe pienamente l’uomo ma l’uomo è felice di essere assorbito da questa realtà perché realizza pienamente sé stesso.

Caratteristiche importanti della polis

Le caratteristiche più importanti della Polis sono sostanzialmente 3 e sono:

  • Unità inscindibile: Cioè l’uomo e lo Stato sono una unità inscindibile, al contrario invece del Cristianesimo dove l’uomo non si sente realizzato nello stato terreno che è di passaggio ma si sente realizzato solo in quello celeste.
  • Sovranità della legge: La legge per i classici è considerata quasi come una divinità, tipici esempi sono Socrate che pur di non andare contro quelle leggi che lui definisce madri perché lo hanno allevato e permesso di vivere nella città di Atene e che gli hanno consentito la realizzazione piena della sua vita ha preferito la morte alla fuga, perché la fuga sarebbe un atto contro la legge.
  • Naturalità dello Stato: Lo Stato classico si forma non per volontà dell’uomo ma naturalmente quindi Realtà necessaria. Tipici esempi sono quelli fatti da Aristotele che dice: L’uomo è un animale sociale che vivendo insieme agli altri forma naturalmente la prima forma di Stato che è la "FAMIGLIA" infatti la famiglia è una unità tra uomo e donna che si forma naturalmente è nella famiglia l’uomo comincia a soddisfare i propri bisogni. Però le necessità dell’uomo aumentano, e la famiglia non le può più realizzare e di conseguenza c’è bisogno dice Aristotele dell’unione di più famiglie che formano le "TRIBU" ma l’aumento dei bisogni dell’uomo fa sì che i bisogni non vengano soddisfatti dalle tribù e allora si ha l’unione di Tribù che formano il "VILLAGGIO" ma la crescita dei bisogni dell’uomo farà sì che ci sarà l’unione dei villaggi che farà sorgere naturalmente la "POLIS". Quindi lo Stato si forma gradualmente seguendo le necessità dell’individuo.

Oggettivismo e politica

Un’altra caratteristica molto interessante dello Stato Classico come diceva un pensatore contemporaneo Gioele Solari è l’oggettivismo dove il soggetto, ossia l’individuo scompare e ciò che compare è lo Stato, infatti l’individuo si oggettivizza all’interno dello Stato, (unione tra individuo e Stato) quindi non esiste il soggetto ma esiste l’oggetto che è lo Stato. Il Soggetto e quindi l’individuo nasce invece con il Cristianesimo dove avrà una sua individualità.

Un’altra caratteristica dello Stato Classico e che non c’è separazione tra politica e morale infatti la politica è l’essenza principale attraverso il quale gli individui raggiungono il BENE quindi il politico è colui che guida gli individui al bene.

I sofisti

La POLIS è la dimensione Greca è in questa dimensione si inserisce un’altra corrente di pensiero che è la SOFISTICA, i Sofisti sono coloro che posseggono la "SAGGEZZA" questi saggi o maestri che possedevano la saggezza andavano in varie parti della Grecia è insegnavano dietro pagamento. Ma il pensiero dei Sofisti era un pensiero relativistico quindi mai uguale a sé stesso, dove qualsiasi realtà, qualsiasi concetto come quello di buono, cattivo, giustizia ecc aveva tantissime sfaccettature.

Ma questo relativismo urta con il pensiero Classico di Socrate e Platone dove non esiste relativismo ma ogni concetto è sempre uguale a se stesso quindi è un pensiero universale.

Platone

Platone fu allievo di Socrate e nelle sue opere che sono sotto forma di Dialogo (tanti personaggi che parlano tra di loro) spicca tra i personaggi la figura di Socrate. Le opere di Platone maggiormente caratterizzate dalla dimensione politica sono tre:

  • La Repubblica
  • Il Politico
  • Le Leggi

La repubblica (giustizia sociale)

Nella REPUBBLICA (sottotitolo "intorno alla giustizia") il tema fondamentale è la Giustizia, in questo dialogo vi è la diatriba tra Socrate e Trasimaco, quest’ultimo è un sofista. Nella Repubblica Platone immagina uno Stato ideale, uno stato non fatto per l’uomo ma uno Stato perfetto fatto per gli Dei. Platone immagina questo Stato ideale diviso in tre classi:

  • Filosofi
  • Guerrieri
  • Popolo

Ognuna di queste classi dice Platone ha una virtù particolare.

  • I Filosofi hanno la Saggezza
  • I Guerrieri hanno il coraggio
  • Il Popolo ha la moderazione (Platone dice che questa virtù dovrebbe appartenere anche alla classe dei guerrieri perché la moderazione è sempre qualcosa di positivo)

Nel 1° libro della REPUBBLICA attraverso il dialogo tra Socrate e Trasimaco si va alla ricerca di cosa sia la Giustizia e si danno tante definizioni di Giustizia. Trasimaco dà la definizione di giustizia dicendo che è “L’utile del più forte”, Socrate invece dice che la Giustizia deve appartenere a tutte e tre le classi dello Stato ecc.

La GIUSTIZIA per Platone sta nell’uomo giusto, e allora per lui l’uomo giusto è colui che compie il proprio dovere secondo la propria inclinazione naturale nel miglior modo possibile. Secondo Platone ogni individuo secondo la propria dote naturale può svolgere una sola attività (se uno fa il ciabattino non può fare il fabbro) infatti la natura porta gli individui a compiere una sola attività.

Nella Repubblica Platone elimina la famiglia e la proprietà privata: la Famiglia perché, prendendo in esame all’interno della famiglia la madre, la madre curerebbe solo i suoi figli e lascerebbe gli altri, lo stesso farebbe il padre. Mentre nella dimensione Platonica della Repubblica ogni donna deve curare tutti i fanciulli e la stessa cosa ogni uomo. Dice Platone se una madre sapesse quale è suo figlio e quale non, di certo curerebbe quello suo e trascurerebbe l’altro. Quindi la famiglia viene negata da Platone all’interno della POLIS perché gli affetti creerebbero separazione. Ma Platone nega la famiglia ma sostiene che il matrimonio è qualcosa di sacro perché ha come fine la procreazione di nuovi cittadini e siccome il cittadino è qualcosa di sacro ecco il perché della sacralità del matrimonio. Ogni donna poteva avere più accoppiamenti ed ogni volta che nasceva un nuovo bambino veniva tolto alla madre e dato allo Stato, per cui la donna si poteva di nuovo accoppiare per avere altri bambini. Questi bambini poi venivano allevati da altre donne che non sapendo quale era il proprio nutrivano lo stesso identico affetto per tutti indistintamente.

La proprietà privata viene negata da Platone perché colui che è possessore di una proprietà si occuperebbe solo della sua proprietà e non del resto, di conseguenza non opererebbe per la collettività e provocherebbe delle scissioni all’interno della POLIS.

Concetto di predestinazione nella repubblica

All’interno della Repubblica ci sono diversi miti e c’è ne sta uno che parla della predestinazione, infatti questo mito parla di una Divinità che plasma l’uomo prima che nasca e decide già lei quali saranno le sorti di quest’uomo, e in che modo? Mettendo oro, argento, e bronzo in maniera minore o maggiore in questi individui, quindi dove vi sarà più oro avremo il Filosofo, dove ci sarà l’argento avremo il Guerriero, e dove ci sarà più bronzo avremo il popolo (Mito della favola Fenice).

Lo Stato pensa alla crescita e all’istruzione dei suoi cittadini attraverso il Filosofo, il FILOSOFO è un saggio che si occupa in prima persona dell’andamento della Polis e dell’istruzione dei fanciulli che poi verranno inseriti in una delle tre classi, in questo modo viene meno il discorso della predestinazione perché i fanciulli educati ed istruiti dietro il controllo dei saggi che vedendo quale è la loro inclinazione naturale sapranno inserirli meglio nelle tre classi. Le tre classi sono rigide e non permettono il passaggio da una classe all’altra, infatti una volta inserito nella classe il fanciullo vi rimane fino alla morte. Ma il fanciullo che viene indirizzato nella classe dei filosofi potrebbe essere nato dall’accoppiamento tra uomo e donna della terza classe (gli accoppiamenti avvenivano tra uomini e donne della stessa classe) sono quindi i saggi a determinare l’inserimento in una classe del fanciullo senza tener conto della classe di provenienza, ma tenendo conto solo dell’inclinazione che ogni fanciullo ha.

Per Platone la donna non è diversa dall’uomo, e può raggiungere determinate cariche come l’uomo, quindi sono messi sullo stesso piano.

Per Platone ogni singolo UOMO è un microcosmo perché contiene in sé quei tre elementi caratterizzanti delle tre classi.

  • I Filosofi possiedono la saggezza che come dice Platone si può chiamare razionalità
  • I Guerrieri possiedono il coraggio, che è sintomo di irrazionalità perché se il guerriero non ha una parte irrazionale non si andrebbe a buttare in mezzo a una lotta dove probabilmente morirà irrazionalità
  • Il Popolo possiede la temperanza e la moderazione quindi ricca di passionalità

Quindi la Razionalità, l’irrazionalità e la passionalità sono virtù che uniscono le tre classi e fanno parte di quella che Platone chiama "TEORIA ORGANICISTICA" che non è altro che il rapporto strettissimo tra individuo e Stato.

Forme di governo

Platone parla nella Repubblica dei Filosofi che sono saggi, e che conducono gli altri al bene quindi abbiamo l’aristocrazia (Aristos= il Migliore il virtuoso). Ma vedeva positiva anche un’altra forma di governo al pari della Aristocrazia e cioè il governo di uno la monarchia.

Dice Platone anche forme di governo perfette sono soggette a decadere, perché anche la forma perfetta nel tempo è destinata a corrompersi, e ciò avviene quando il filosofo si sbaglia, e cioè quando vi è una degenerazione dell’individuo all’interno della classe. Per Platone quindi le forme di governo perfette sono L’Aristocrazia e la Monarchia, ma queste forme gradualmente decadano e dall’Aristocrazia si passa alla timocrazia che è una forma di governo di pochi che non sono i migliori per virtù come i filosofi ma sono i migliori in guerra (usata molto in Sparta dove il guerriero era una figura importante) quindi secondo Platone nella Timocrazia viene meno la virtù del migliore per lasciare posto alla virtù bellica. Poi vi è la forma di governo oligarchica criticata da Platone perché pur essendo un governo di pochi questi basavano il loro governo sulla ricchezza, quindi governavano i più ricchi. Poi vi è la democrazia fortemente criticata da Platone perché si basa sul governo del popolo (MASSA) che essendo ignorante e che non sa quello che deve fare presto verrà manipolata da qualcuno. (Tanto è vero che durante la democrazia in Atene fu condannato a morte Socrate suo maestro). Poi vi è la tirannide che per Platone e per tutti gli altri filosofi è la peggiore forma di governo perché governa uno e cioè il tiranno che non solo fa star male gli altri ma sta male pure lui perché è circondato da persone che gli stanno vicino non per affetto ma per trarne profitto e quando vedranno che non possono più avere saranno pronti ad abbandonarlo. In questa fase della Repubblica non vi è libertà e l’uomo non sentiva la voglia di libertà, però Platone si accorse che la dimensione del LIBERO ci voleva, e allora ER si narra il mito di (ER è un guerriero che muore e va nell’oltretomba e vede ciò che accade nell’oltretomba, ma mentre lo stavano per bruciare si risveglia e dice ciò che ha visto nell’aldilà, dice di aver visto le anime che sceglievano la loro vita futura e poi dimenticavano di essere state loro le artefici della scelta. Questi miti servono per comprendere che quella libertà che non vi è nella Repubblica Stato si recupera nell’oltretomba, nel momento in cui l’anima sceglie la propria vita futura).

Politico

(Dialogo molto piccolo che parla dell’arte regia) Platone ci dice che il politico possiede l’arte regia che è la massima arte che possa esistere in quanto è l’arte del governare. (Platone ci porta l’esempio del Sarto, che per tessere la tela deve unire i vari fili, ma per tessere la stoffa migliore deve unire i fili con un filo d’oro). Platone questo raffronto con il sarto lo trasferisce sul politico: Il Politico=sarto; i Fili= il Popolo; il Filo d’oro= la giustizia (ovvero l’unione del popolo).

Anche nel politico la giustizia come nella Repubblica è la virtù fondamentale, perché senza la giustizia gli uomini non possono essere governati, infatti è l’elemento che unisce tutti gli uomini. Platone sostiene che chi possiede L’Arte Regia si potrebbe porre anche al di sopra della Legge (Una affermazione molto forte detta in un momento in cui vigeva la sovranità della Legge).

Le leggi

(Ultimo dialogo di Platone ormai vecchio) Platone nelle Leggi vuole parlarci non di uno stato ideale come nella Repubblica e nel Politico ma di uno stato fatto per l’UOMO, quindi reale. (Platone ci parla di tre viandanti che strada facendo parlano di come questo stato dovrebbe essere, abbiamo un Ateniese (Platone) uno Spartano e poi un Cretese, tutti appartenenti al mondo greco ma a realtà diverse. In questo stato fatto per gli uomini vengono inseriti la proprietà privata e la famiglia, viene inserito anche un apparato giuridico che garantisce uno stato guidato da norme ben precise, all’interno vi sono i Custodi delle leggi che sono coloro che fanno sì che le leggi vengano rispettate. Nel dialogo vi è la riunione dei sette custodi delle leggi, che si riuniscono verso l’alba per giudicare nel miglior modo possibile.

In questo Stato le tre classi della Repubblica non ci sono, ma ci sono delle classi legate all’elemento economico e Platone in questo stato vuole la forma di governo mista Democrazia insieme all’Aristocrazia, quindi una forma di partecipazione popolare).

La dimensione etica della politica: Aristotele

Aristotele fu discepolo di Platone, ma a differenza del suo maestro che era troppo distaccato dalla realtà ed immaginava sempre uno stato ideale, lui era strettamente legato alla realtà (realismo) e quando scrive il suo pensiero non pensa a ciò che dovrebbe essere ma pensa a ciò che realmente è, tanto da essere definito il "Naturalista della Politica".

Aristotele vive intorno al 300 A.C, nasce a Sagira città della Macedonia, quindi non è un ateniese come il suo maestro ma vive per molti anni ad Atene, poi ad un certo punto si distacca dalla dimensione della polis ateniese per ritornare nella realtà della Macedonia diventando così precettore di Alessandro Magno. Aristotele a differenza di Platone che scrive in dialoghi, lui scrive veri e propri Trattati di politica e di Etica. La sua prima opera fu il trattato; la Politica, successivamente scrive due trattati Etici che sono La grande ETICA e la piccola Etica; la differenza tra le due etiche è che la grande Etica chiamata anche ICOMATEA Aristotele la dedicò ad un suo amico Icomaco, invece la piccola etica chiamata anche EDUMEDEA Aristotele la dedicò ad Eudemo.

“Quindi la cosa importante da ricordare che Etica è Politica nel mondo classico sono unite tra loro”

Aristotele ci parla come in queste tre opere (La politica, la grande etica e la piccola etica) nasce lo stato: e ci dice che l’uomo essendo un animale sociale non può vivere da solo per soddisfare i propri bisogni e così nasce la Famiglia, ma l’aumento dei bisogni dell’uomo fa sì che ci siano le Tribù, e i Villaggi, ma il continuo aumento dei bisogni porta i villaggi ad unirsi ed a formare lo Stato. Ma Aristotele ci fa capire che lo Stato si forma in questo modo per ultimo rispetto al villaggio solo da un punto di vista storico, ma che da un punto di vista concettuale quindi come idea lo Stato preesiste quello della Famiglia della Tribù e del Villaggio. L’idea di Stato è talmente grande che non può dice Aristotele venire dopo quello della Famiglia della tribù e del villaggio perché già esiste invece la sua realizzazione pratica viene dopo. In parole povere Lo Stato l’uomo c’è l’ha in mente ma non può realizzarlo subito.

Le forme di governo per Aristotele

Aristotele ci dice che le forme di Governo si distinguono per quantità e qualità (quindi per quantità quanti governano, per qualità come governano). Aristotele distingue tre forme di governo che lui definisce buone (Positive):

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

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