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DAL CARAVAGGIO A SERODINE

Bibliografia:

• Longhi, Caravaggio, a cura di G. Previtali, Editori Riuniti, 2009

• Serodine nel Ticino, a cura di Agosti e Stoppa, Officina Libraria, 2015

Serodine nel Ticino è una mostra tenuta alla Pinacoteca Zust di Rancate,

alla periferia di Mendrisio. Si tratta di una mostra molto piccola sia dal punto

di vista della quantità di opere (una decina sono le opere esposte ma

dell’artista, però non si arriva a conoscerne venti),

sia dal punto di vista della dimensione (il luogo era

in fatti la casa parrocchiale del paese). Il catalogo

volge al tentativo di mettere in luce un’immagine

l’opera dell’artista caravaggesco: in copertina si

ritrova un paesaggio del Canton Ticino, cosa che

contrasta fortemente con l’arte caravaggesca

tutt’altro che paesaggista.

• dalla prima a recenti mostre sull’artista.

MOSTRE:

1951: prima mostra a Palazzo Reale.

Nella storia che va da Caravaggio a Serodine ricopre una scena

madre la mostra che si tenne a Milano a Palazzo Reale tra aprile e

giugno del 1951, nel momento in cui lo Stato cede al comune Palazzo

Reale (viceversa, il comune cede allo stato l’ospedale – la Ca Granda,

odierna sede dell’università). Le decorazioni del palazzo vanno in gran

parte distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale (vedi i fregi di

Andrea Appiani nella sala delle Cariatidi) pertanto fino al 1951 Palazzo

Reale rimane un involucro vuoto. È a questo punto della storia che si

decide si disporre a spazio espositivo la Sala delle Cariatidi con una

mostra mitica, anche per l’enorme successo popolare che ebbe: circa

un milione di visitatori, tanto ricchi quanto poveri (per questo motivo

fu importantissima). Questa è la prima delle motivazioni (1) che

portano a definire questa mostra come importantissima.

(2) Grazie alla mostra si riacquista la milanesità della città nonostante artista e movimento

fossero prettamente romani: il merito del curatore (Roberto Longhi) fa in modo di rivendicare

l’origine e formazione dell’artista fortemente settentrionale (Caravaggio si trova in fatti vicino a

Bergamo).

(3) Essa si pone inoltre come un grande fattore di contemporaneità dal momento che si

colloca perfettamente in linea con il dibattito che ferveva in quel periodo: la divergenza tra

Astrattisti e Realisti. In questo senso, la mostra nonostante fosse altamente antica, si collocava

perfettamente in linea con il Realismo, un termine molto discusso in quel periodo anche con il

cinema.

Patrizio Aiello è stato in grado di ritrovare le fotografie della mostra. Come si può notare

dall’immagine, dal punto di vista espositivo la mostra risulta tuttavia esser molto carente. La prima

immagine ci riporta alla hall del Palazzo, dove oggigiorno si fanno i biglietti. Qui si ritrovano: 1

- Tele provenienti dalla Sala del

Grechetto. Si tratta di tele con animali che

costituiscono uno straordinario episodio di

pittura animalistica della seconda metà del

Seicento milanese realizzati per Palazzo

Sormani, per poi diventare parte

dell’arredamento della dimora di Donati

Verri, arredamento.

- Statue linee di Sabbioneta.

In questo modo si può dedurre un

allestimento che volge verso una

composizione antica, rinascimentale, nel

tentativo di suggerire un senso di ricchezza e

fasto. In generale l’allestimento è

sorprendente: è davvero strano che Longhi tollerasse all’interno della propria mostra un tavolo

rinascimentale con un seggiolone.

(4) Per la prima volta l’intero corpus di Caravaggio si ritrova in una medesima stanza,

coinvolgendo opere provenienti da tutta Italia (ad esempio è stata smontata per l’unica volta la

Cappella Contarelli in S. Luigi dei Francesi a Roma) e non solo (vedi ad esempio il S. Giovanni Di

Cansas City). Inoltre nel corso di tre mesi si registrano spostamenti degli stessi quadri: durante la

mostra viene scoperta la Giuditta, oggi a Palazzo Barberini (prima in casa Coppi a Roma), pertanto

alcuni quadri videro una ricollocazione.

La mostra non si limita agli originali di Caravaggio: si spazia anche verso le copie di quadri

perduti, un tema assai caro a Longhi. Caravaggio visse tra il 1571 e il 1600 e produsse moltissimo:

nel corso nel Novecento ci saranno stati almeno duemila quadri che si credevano dell’artista

pertanto ci fu un lunghissimo lavoro di scrematura delle opere citate dalle fonti o plausibili

stilisticamente. Per citare un esempio, qui si ritrova la copia della Cattura di Cristo che venne

scoperta dal restauratore Sergio Benedetti a Dublino in un convento una trentina di anni fa.

L’operazione fu particolarmente importante dal momento che la fama dell’artista incominciò ad

eclissarsi sin dal momento della sua morte per cui le opere incominciano una diaspora e il suo

nome divenne generico.

Oltre ai quadri autentici e alle copie, all’interno della mostra Longhi colloca anche i

Caravaggeschi nella convinzione che Caravaggio sia uno di quei pittori da cui dipende la genesi di

stili diversi in punti diversi geografici. In questo modo la costruzione museale risulta molto curiosa:

l’idea di Longhi è quella di ragionare su come artisti di generazioni diverse si rapportino alla

lezione del maestro, raggruppandoli per generazioni (si arriva fino a Velasquez e Vermeer). Tra i

seguaci di Caravaggio presenti nella mostra ritroviamo: Tanzio da Varallo, Louis Frainson, il

Maestro del Giudizio di Salomone (in anni recenti identificato con Ribera), Bartolomeo Cavarozzi,

Antiveduto Gramatica, Orazio Gentileschi e figlia Artemisia, Giovanni Serodine, Michael Swerts.

Nell’ultima sala ritroviamo due quadri di Artemisia Gentileschi sulla quale furono spese

pagine e pagine da parte di femministe e psicanaliste circa l’interpretazione che Artemisia fa della

decapitazione di Oleoferne, accanto a due opere di Serodine.

È interessante notare come la mostra non proponesse alcuna concessione ad un gusto

banalmente spettacolare: la vita del Caravaggio non viene romanzata nonostante la sua disgraziata

vita. Viene privilegia la sua arte e non la sua vita. È un po’ come avvenne nella critica che Proust

(autore della ‘Ricerca del tempo perduto’) rivolse a Saint Bove il quale sosteneva che per

2

conoscere l’arte di un artista fosse necessario conoscerne la biografia. Ciò non significa che i dati

biografici non debbano essere ignorati: è necessario conoscerli ma tale conoscenza non deve

influenzarne l’analisi della vita artistica.

Il catalogo della mostra inizia infatti così:

“Immaginiamo che a una mostra del Caravaggio si fosse atteso un secolo fa (metà

Ottocento, in pieno Neoclassicismo). È certo che l’interesse più forte si sarebbe

appuntato sul carattere impetuoso dell’uomo, sui suoi misfatti e, quanto alle opere, per

induzione, sui loro aspetti più torvi. Gli atti processuali li sarebbero squadernati in

vetrina ai passi più terrificanti, magari a quello di Mariano Pasqualone mentre dichiara

la Notaio dei Malefizi: <<sono stato assassinato da Michelangelo da Caravaggio>>.

[..] Ma non è neppur da indugiarsi su questo punto delicato e insolubile del Caravaggio

discolo, scavezzacollo; un temperamento ad ictus irrefrenabili, cui collabora l’epoca del

punto d’onore, involcato per due nonnnulla; chi non sa che il misfatto più grave,

l’uccisione del Ranuccio Tomassoni, fu originato da un disparere sopra un fallo in una

partita di tennis? [..] Però, quando si avverta la disperata serietà morale della

mediazione caravaggesca su temi di ben più grave momento, come la religione e la

storia, chi non sarà tratto a pensare che quella sua carica di rivoluzione permanente

non venisse di più alto e di più lontano?”

L’eco della mostra del 1951

Un po’ come gli Impressionisti, Caravaggio e caravaggisti sono diventati un nome usato nei

titoli per attirare il pubblico. I quadri sono dell’artista sono pochi, taluni inamovibili ma comunque

costosissimi per qualsiasi spostamento. Per citare degli esempi:

- Caravaggio: l’immagine e il Divino, Trapani.

- Caravaggio, e altri pittori del Seicento. Rimini, Castel Sismondo

- La notte di Caravaggio, Galleria Borghese. Una mostra che ha girato anche altrove, vedi

Varese: ci propone i S. Francesco uno di fronte all’altro.

Gli occhi di Caravaggio, Museo Diocesano di Milano (Sgarbi, 2011). Nella copertina del

- 1

catalogo ritroviamo una copia della Testa di Medusa :

- Il Caravaggio e i Caravaggeschi, Sardegna, 2015 (mostra che ospita ora la Medusa).

- Caravaggio e Francesco, davanti al dipinto. Villa Reale di Monza.

- Caravaggio, l’urlo e la luca. Rho, 2009. Forse espone una copia dell’Incredulità di S.

Tommaso di Postdam.

- Caravaggio a Roma, una vita dal vero. Il catalogo riporta in copertina gli occhi di Paolo V

Borghese, anche questo un ritratto che sta rischiando di diventare un originale dell’artista.

- Caravaggio in cucina, 2009 Catania. (il dettaglio non è nemmeno riconoscibile/riconducibile

all’artista).

- Il giuoco al tempo di Caravaggio. In questo caso gira una seconda versione del ‘Il Baro’. La

collocazione originale dell’opera è al museo Kimbell (opera dell’architetto Khan), a Fort worth in

2

Texas.

1 L’originale è agli Uffizi, realizzato per il Cardinal Delmonte che a sua volta lo regalò al Granduca di Firenze: la copia a

furia di esser esposta in luoghi pubblici rischia di esser considerata un originale. Categorico nel lavoro di Caravaggio

non esistono seconde copie di un medesimo soggetto. Caravaggio non è Guido Reni o Tiziano, non ha una bottega per

cui c’è il problema di sfornare dei multipli: è l’urgenza della sua vita che gli impedisce una allestimento della sua vita in

questo senso. L’artista fu precocemente copiato sin dall’inizio della sua carriera, la copertina fa pertanto riferimento

alle numerosissime copie di questo artista: non è interesse di nessuno affrontare il confronto copia-originale, né dei

proprietari anche perché in un ipotetico confronto risulterebbe immediatamente all’occhio la non veridicità di una

delle due. Ci fu un unico caso di una mostra voluta dalla Lega. 3

3

- Legoli, frazione di Peccioli (Pisa): qui si crede di aver un originale del Sacrificio di Isacco.

- Sulla via di Damasco, l’inizio di una vita nuova. In copertina ‘La conversione di Saulo’.

- Caravaggio, Resurrezione di Lazzaro. Roma, Palazzo Braschi. Tanta è l’attrazione dell’artista

che esistono anche esposizioni singole.

- Estasi e passione, le orme di Caravaggio nella Napoli del Seicento, Sapri. L’artista viene

chiamato in causa anche laddove non centra nulla. 4

- Da Guercino a Caravaggio, Sir Denis Mahon e l’arte italiana del XVII secolo.

L’eredità di Caravaggio in Europa: uno sguardo privato. Mostra sull’esposizione delle opere

-

della Collezione Treggiari di Lecce. (in copertina un opera di Stoner, un artista che ebbe anche una

qualche tangenza con Serodine)

- Tanzio da Varallo incontra Caravaggio: pittura a Napoli nel primo Seicento. Gallerie di Italia

a Napoli.

- Oltre Caravaggio: pittura dal Seicento in Abruzzo tra Roma e Napoli. Lanciano e Sulmona.

- Roma al tempo di Caravaggio, Palazzo Venezia a Roma.

Caravaggio e la bottega del genio, Palazzo Venezia a Roma.

-

- Caravaggio, 2010, Scuderie del Quirinale.

- Caravaggio – Bacon, 2010 Galleria Borghese Roma.

Tutta l’opera del Caravaggio: una mostra impossibile. Si tratta di una mostra di

-

riproduzioni: meglio in questo senso che spacciandole per vere.

- Caravaggio: la luce dell’ombra.

- Un viaggio multisensoriale nel Seppellimento di S. Lucia: le voci e i suoi e le atmosfere

nell’opera di Caravaggio.

- Milo Manara, Le Caravage.

Nemmeno Caravaggio sfugge alle ricerche morbose dei resti di grandi uomini del passato,

-

in questo caso Port’Ercole, luogo in cui è morto nel 1610. Pertanto in occasione dell’evento si

assiste allo spostamento del S. Giovannino della Galleria Borghese, una delle ultime opere

eseguite dall’artista, accompagnato dalla costruzione di un monumento in onore dell’artista.

In ogni caso, tutte le mostre successive a quella del 1951 sono da considerare come un eco

molto lontano. Il nome dell’artista è ormai un brand: attira e fa commercio, un concetto

totalmente sbagliato perché quanti più artisti si conosce meno ci si concentra sui feticci e più si

conosce il reale che ci circonda. Fa rabbia perché nella maggior parte dei casi dietro a queste

esposizioni non c’è il desiderio della conoscenza, ma della ricchezza, basti pensa al caso più caso

più macroscopico risulta la mostra ‘Tutankhamon Caravaggio Van Gogh: la sera e i notturni dagli

5

Egizi al Novecento’ tenutasi a Vicenza nella Basilica Palladiana.

2 Tra le copie di quest’opera è bene citare quella in possesso di Dennis Mahon, un grande studioso. Negli ultimi anni

della sua vita a causa dei problemi di vista non era più in grado di distinguere copie da originali. Lo studioso negli anni

Trenta del Novecento si era impegnato a riscoprire la pittura classicista del Seicento italiano, in particolare di quella

Bolognese, in particolare Guercino. Dona la sua collezione in parte alla National Gallery di Londra, in parte alla

National Gallery di Dublino e alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. [Attenzione: nel libro di Longhi non si trova questo

quadro dal momento che ai tempi non si conosceva l’opera originale e pertanto odierna ubicazione]

3 Una copia molto bella appartiene alla polacca Barbara Piasecka Jhonson.

4 Titolo insensato dal momento che Caravaggio viene prima di Guercino. Inoltre in copertina si ritrovano un Guido

Reni, e non un Caravaggio o Guercino.

5 Goldin detiene in mano una società, La linea d’ombra, che è diventata una vera e propria macchina di commercio

partendo da Conegliano per arrivare in tutta Italia. Le mostre di Goldin contengono autentici capolavori: sono

esposizioni nelle quali le persone escono felici perché riesce a provocare un senso di soddisfazione. Le cose ci sono: è

l’insieme che è improntato alla banalità, vedi ad esempio la riconduzione delle opere a valori universali che ci rendono

tutti uguali (vedi dolore e morte). Il prodotto Goldin da un punto di vista di storia della museografia non è locale: è

locale nel palcoscenico, ma non nelle opere perché sono tutte opere di prima scelta provenienti dall’estero. Poesia a

4

• False pubblicazioni

Nel 2012 l’ANSA pubblica una notizia in cui due persone asseriscono di aver ritrovato 100

disegni dell’artista al Castello Sforzesco. Un successo mediatico pazzesco, con pubblicazione di un

catalogo multimediale, con parecchio guadagno economico. In realtà questo nucleo di disegni

provengono dal complesso di S. Maria presso S. Celso, chiesa ubicata in Corso Italia a Milano,

assolutamente noti agli esperti come opere di Simone Peterzano, il maestro del Caravaggio:

costoro iniziarono a pensare che in mezzo essi non ce ne fosse non solo uno ma bensì cento del

Caravaggio. A tal proposito fingono che la ragazza sia disabile con conseguente impossibilità di

raggiungere l’ubicazione dei disegni dal momento che allo Sforzesco non esiste l’ascensore: per

questo motivo venne creato il catalogo multimediale. Il successo economico fu immediato.

Dopo lo smascheramento i due si disperdono e di essi non si sa più nulla. Nulla prova che

quei presunti disegni fossero del Caravaggio anche perché le fonti antiche riportano che l’artista

non disegnasse e che piuttosto realizzasse sulla tela tramite il retro del pennello dei segni, sorta di

incisioni preparatorie, per definire l’impianto della composizione. Tutto questo serve a dire che la

scoperta caravaggesca, vera o finta che sia, è sempre in agguato.

Caravaggio assassino di Riccardo Bassini e Fiora Bellini, ed. Donzelli. Un libro dal notevole

successo perché Fiora Bellini ha la capacità di farsi leggere molto bene. Accadde che Riccardo

Bassini si innamorò della donna e le procurò documenti contraffatti in cui era inserito il nome di

Michelangelo Merisi (fu il Mons. Corradini a svergognare questa storia).

• Il Cinema

Pier Paolo Pasolini

2 novembre 2015: trentennale della morte di Pasolini, un grande poeta del Novecento che si

confrontò spesso con la tradizione figurativa nei suoi film. Lui fu l’unico che venne riconosciuto da

Longhi come artista. Esiste, per quanto poco noto quasi inedito, un testo che Pasolini scrisse su

Caravaggio nel 1974: non si sa bene a cosa fosse destinato.

“Tutto ciò che io posso sapere intorno al Caravaggio è ciò che ne ha detto Longhi. È

vero che il Caravaggio è stato un grande inventore, e quindi un grande realista. Ma che

cosa ha inventato il Caravaggio? Nel rispondere a questa domanda che non mi pongo

per pura retorica, non posso che attenermi a Roberto Longhi. Il Caravaggio ha

inventato: 1) Un nuovo mondo che secondo la terminologia cinematografica si dice

profilmico, intendo con questo tutto ciò che sta davanti ala macchina da presa: il

Caravaggio cioè ha inventato tutto un mondo da mettere davanti al cavalletto nel suo

studio: tipi di persone, nel senso sociale e caratteriologico, tipi nuovi di oggetti, tipi

nuovi di paesaggi. 2) Ha inventato una nuova luce: al lume universale del Rinascimento

platonico ha sostituito una luce quotidiana e drammatica. Sia i nuovi tipi di persone e di

cose che il nuovo tipo di luce, il Caravaggio li ha inventati perché li ha visti nella realtà.

Si è accorto che intorno a lui – esclusi dall’ideologia culturale vigente da circa due secoli

– c’erano uomini che non erano mai apparti nelle grandi pale o negli affreschi, e

c’erano ore del giorno, forme di illuminazione labili ma assolute, che non erano mai

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.brunella.5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Agosti Giovanni.
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