Storia dell'arte moderna
Avanguardie e dadaismo
Le avanguardie storiche
Le premesse della Prima guerra mondiale, il crollo degli imperi di Prussia e Austria e la nascente forza degli Stati Uniti, è in questo contesto di contraddizioni e incertezze nei primi anni del Novecento, che maturano le esperienze artistiche delle Avanguardie storiche.
Gli studi di Freud sulla psicanalisi che aprono il mondo dell'inconscio e nuovi orizzonti di ricerca anche per l'arte, che ormai non è più solamente legata alla realtà fenomenica ma a quella interiore del sogno. Einstein dimostra che spazio e tempo non sono dimensioni assolute.
Le riflessioni filosofiche di Bergson, colui che dirà che ciò che muove l'universo è lo "slancio vitale", un impulso che crea nuove forme e situazioni spontaneamente. In questa visione non esiste più il tempo come scandito da attimi singoli ma esiste in una visione d'insieme.
I nuovi orizzonti della scienza lasciano intravedere infinite realtà che non si erano ancora prese in considerazione, ed è così che maturano le Avanguardie storiche. Il termine viene preso dal linguaggio militare (il reparto che precede le altre truppe per aprirgli il varco), i cui artisti intuiscono nuove vie di sviluppo artistico e le percorrono con determinazione, precorrendo le scelte stilistiche correnti di svariati decenni. L'aggettivo "storiche" serve per differenziarle dai movimenti di avanguardia degli anni seguenti.
Il cubismo
Il cubismo, di cui i fondatori Pablo Picasso e Georges Braque, porta la pittura e la natura sul medesimo piano conferendo alla prima un'autorità e un'indipendenza mai avuta prima nella storia dell'arte. Difatti nel mondo classico, l'arte era per definizione un'imitazione della natura stessa. I pittori cubisti, al contrario, non cercano di compiacere lo sguardo dei fruitori creando qualcosa che imiti la realtà, né trasponendo su tela le loro emozioni. Vogliono bensì costruire una realtà nuova e diversa, non necessariamente simile a quella che conosciamo anche se spesso ad essa parallela.
La realtà che percepiamo con il senso della vista è spesso diversa da quella reale, i cubisti usano una sorta di percezione istintiva per mostrarci la realtà senza per forza attenersi a quella che vediamo con gli occhi.
La realtà cubista cerca anche di tenere conto del fattore tempo, che è assai difficile da rappresentare graficamente, che non volendo cogliere più soltanto un aspetto ne percepisce diversi in successione e quindi consente di rappresentare più momenti diversi nella stessa opera.
Il nome deriva dall'uso di scomporre la realtà in piani e volumi elementari, come cubi per l'appunto, riprendendo da alcuni commenti negativi di Vauxcelles, che definì ironicamente alcuni paesaggi di Braque come composti da banali cubi.
La data dell'inizio del cubismo corrisponde al 1907, quando Picasso dipinge Les Demoiselles d'Avignon.
Il periodo massimo di splendore del cubismo inizia nel 1909, così detto cubismo analitico, consiste nello scomporre i semplici oggetti dell'esperienza quotidiana (bottiglie, bicchieri, strumenti musicali, carte da gioco...) secondo i principali piani che lo scompongono. Tali piani, ruotati, incastrati e sovrapposti tra loro, vengono poi distesi e ricomposti sulla tela in modo analogo alla loro "prospettiva istintiva". I colori sono terrosi o di tonalità neutra per non interferire con la comprensione delle forme.
Tra il 1912 e il 1913, indirizzano le loro ricerche verso una nuova ricomposizione degli oggetti precedentemente scomposti, siamo nella fase del cubismo sintetico, nella quale si attua quell'equivalenza tra natura e arte, arrivavano a creare delle situazioni quasi del tutto irriconoscibili se non per qualche dettaglio che le riaccompagnava immediatamente alla realtà.
Ancora più tardi Braque inventerà la tecnica dei papiers collés e Picasso quella dei collage, nella prima si usava incollare su tela ritagli di giornale e carta da parati di varie qualità, mentre nella seconda anche materiali eterogenei, come stoffa o paglia.
Picasso e il periodo rosa
A partire dal 1905, la tavolozza di Picasso cambierà i suoi colori, subentrano dagli occhi delle tonalità di rosa, degli ocra e degli arancio, ha così inizio il secondo periodo più importante della sua arte, intensa ma breve produzione, finirà nel 1906. Al mondo degli emarginati si sostituiscono soggetti circensi e saltimbanchi.
Famiglia di saltimbanchi
La sua ricerca progressiva lo ha portato a riscaldare la sua tavolozza, l'abbandono dei toni freddi a favore di quelli più caldi coincide probabilmente con avvenimenti della vita dell'autore, che comincia a riscuotere successo a Parigi e conosce la prima donna veramente importante della sua vita.
L'opera ripropone ancora una volta una famiglia, tema assai caro al Picasso precubista. I sei personaggi (tre adulti e tre bambini) sono colti in un momento di silenzio e attesa, con una serietà che contrasta con i costumi circensi ancora indosso dai personaggi. Picasso fu sempre particolarmente ispirato e attratto dalla vita circense, che conosceva bene anche per via della frequentazione del Circo Medrano che c'era vicino a casa sua a Montmartre.
Egli interpreta la dura vita dei circensi con grande sensibilità e discrezione mettendone in evidenza la misera e povera vita. L'arlecchino di spalle, in cui lui stesso si ritrae, tiene per mano la bambina col tutù (richiamo alle ballerine di Degas) e guarda lontano verso il paesaggio deserto che contribuisce a marcare la solitudine dei personaggi, ognuno dei quali, nonostante sia insieme agli altri, è comunque solo con i suoi pensieri in attesa che si manifesti un evento.
Dadaismo
Movimento artistico che nasce in Svizzera nel 1916, da una situazione storica di profonda tensione che è quella della Prima Guerra Mondiale. Il gruppo principale è formato da Hans Arp, Tristan Tzara, Marcel Janco, Richard Huelsenbeck, Hans Richter, che segnano l'esordio ufficiale del dadaismo il 5 febbraio del 1916, giorno in cui fu inaugurato il Cabaret Voltaire.
Le serate organizzate nel suddetto locale somigliavano per certi versi a quelle futuriste dato che in entrambe vi era l'intento di proporre e provocare l'arte con qualcosa di nuovo: entrambi volevano dissacrare l'antichità e volevano cercare di proporre un nuovo modo di fare arte. Il punto cruciale di differenza è la diversa concezione della guerra, se i futuristi la inneggiavano, i dadaisti erano contrari e per questo, molti, si trasferirono negli stati neutrali per sfuggire alla sua furia.
La parola "dada" non significava assolutamente nulla, erano lettere prese a caso da un dizionario che significavano cose diverse in diverse lingue, ma di fatto non aveva un senso. Infatti è questa la prima peculiarità del movimento: il rifiuto della razionalità, il rifiutare di dare un senso alle loro opere, il loro obiettivo finale era la dissacrazione dell'arte e infatti le loro opere non erano considerate, da loro stessi, "opere d'arte".
Un notevole contribuito lo danno anche i ready-made di Duchamp: opere realizzate con oggetti reali e spesso di uso quotidiano, a cui veniva tolto il loro reale senso di utilizzo e presentati come altro. Infatti l'opera d'arte poteva essere qualsiasi cosa e poteva venir creata da chiunque, non era più per pochi eletti – l'artista non è più colui che sa creare qualcosa con le proprie mani, ma colui che riesce a dare nuovi significati a oggetti già esistenti – ciò portava alla conclusione che nulla è arte.
Spesso si affidavano alla casualità per costruire le loro opere, "il caso" verrà utilizzato anche nel surrealismo per far emergere l'inconscio e nell'astrattismo con Pollock e il suo dripping.
Ebbe vita breve e si esaurisce dopo aver eseguito il suo compito, ovvero mettere un punto all'arte antica per ri-iniziare con qualcosa di nuovo.
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