Il Quattrocento
Nel '400, l'invenzione della stampa e la scoperta dell'America segnano l'inizio dell'età moderna. In campo artistico, l'età moderna nasce con lo studio dell'anatomia e con la razionalizzazione dello spazio tramite la prospettiva lineare. Il contesto entro cui queste novità si realizzano è la città. La città non è più concepita come in epoca medievale, quindi circondata da mura ma allo stesso tempo caotica, ma come una città ideale che vuole ricreare la Roma antica.
Prospettiva e innovazioni artistiche
Lo strumento matematico e razionale per la descrizione dello spazio è la prospettiva: Leon Battista Alberti attribuisce l'introduzione della prospettiva a Filippo Brunelleschi, di cui importantissime sono le tavole prospettiche del Battistero di Firenze e di Piazza della Signoria, andate perdute e ricostruite in modo schematico. L'elaborazione teorica della prospettiva è presente nei trattati:
- De Pictura di Leon Battista Alberti, scritto in latino e tradotto poi in volgare e costituito di tre libri privi di illustrazioni.
- De prospectiva pingendi di Piero della Francesca, interamente illustrato.
Alla fine del '400 sarà Leonardo Da Vinci a studiare gli effetti fisici dell'atmosfera nella percezione ottica dello spettatore tramite la prospettiva aerea.
Luca della Robbia
A Luca della Robbia si deve invece l'introduzione della tecnica della terracotta policroma invetriata, che consentì la diffusione del linguaggio rinascimentale anche in una committenza meno raffinata e con minore disponibilità economica.
Il concorso del 1401
La data che per convenzione segna l'inizio del Rinascimento italiano è il 1401, data in cui viene bandito il concorso per le nuove porte del Battistero fiorentino, in bronzo dorato e suddivise internamente in formelle gotiche a compasso e composta da svariati scomparti. A questo concorso partecipano volti noti, tra cui Ghiberti e Brunelleschi, gli unici di cui ci sono pervenute le prove.
Il tema dato è il tema biblico del sacrificio di Isacco, un tema ricco di espressione drammatica e simbolo della fede del popolo ebraico. Il materiale è sempre il bronzo dorato e la forma quella della formella polilobata a compasso.
Ghiberti rappresenta il Sacrificio di Isacco con un'impostazione classicistica in cui Abramo è immortalato nell'atto di sollevare il braccio per uccidere il figlio Isacco. Questo è ritratto invece come un Apollo, completamente nudo, in ginocchio su un'ara classica. Il tutto è ricco di particolari, ma il linguaggio è privo di drammaticità.
Brunelleschi, al contrario, rappresenta Abramo che si avventa sul figlio per ucciderlo mentre il suo braccio viene fermato da un angelo; gli altri personaggi non si accorgono di ciò che sta succedendo. L'irruenza e la drammaticità sono così forti che la scena quasi fuoriesce dalla forma del quadrilobo.
Il concorso viene vinto da Ghiberti, non solo per motivi tecnici, ma anche formali: con una sola fusione Ghiberti riesce ad ottenere quello che Brunelleschi ottiene invece con 7 fusioni diverse.
Donatello
Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello, nasce a Firenze nel 1383, figlio di un modesto operaio. Si forma in una delle botteghe più importanti della città, quella di Lorenzo Ghiberti, che gli insegna soprattutto a modellare il bronzo. Nei primi anni del Quattrocento compie con l'amico Filippo Brunelleschi un viaggio a Roma per studiare l'arte antica, dalla quale verrà profondamente influenzato.
A colpire Donatello è in particolare l'intenso realismo delle statue romane, cioè la capacità di esprimere con grande naturalezza la realtà fisica e psicologica delle figure rappresentate. Tornato a Firenze, Donatello introduce tante innovazioni, tra cui la tecnica dello stiacciato: rilievo bassissimo che intende dare una riduzione in prospettiva del volume reale dei corpi, conseguendo così un valore pittorico.
La prima opera certa autonoma è il David, realizzato tra il 1408 e il 1409 per un contrafforte esterno del Duomo ma conservato al Bargello. Il giovane eroe biblico è rappresentato in una posa elegante, con il corpo arcuato nella tipica posa tardogotica, le maniche della veste coprono quasi le mani. Nella lavorazione a trapano dei riccioli della testa troviamo le prime istanze classicistiche. L'approccio all'antico diventa via via sempre più forte negli anni successivi.
Donatello si trova poi a competere con Brunelleschi nella realizzazione di un crocifisso: il crocifisso di Donatello rappresenta Cristo con un corpo vigoroso, ancora non bacato nella morte, con tratti che rispecchiano con chiarezza la fisionomia del personaggio. Brunelleschi lo accusò di aver messo in croce un contadino e gli fece trovare a casa il crocifisso da lui scolpito.
Per l'arte dei corazzai e degli armaioli, Donatello realizza la statua di San Giorgio, considerata la prima statua rinascimentale. La statua, inserita in una nicchia esterna di Orsanmichele, rappresenta il santo munito di corazza e spada reale che fuoriesce dallo spazio della nicchia. Il santo è una figura eroica che si appoggia fiero al suo scudo, poggiato sulle gambe aperte a compasso. L'assialità della figura indica un clima molto diverso da quello tardogotico, pienamente rinascimentale. Nella base, Donatello mette a punto la tecnica dello stiacciato.
A Donatello e Nanni di Banco vengono poi commissionate le statue dei profeti per la decorazione del campanile del Duomo di Firenze: Donatello realizza la statua del Profeta Abacuc e del Profeta Geremia. Tra il 1428 e il 1429, Donatello collabora alla decorazione della Sacrestia Nuova insieme al Brunelleschi, realizzando le porte bronzee e dei tondi in ceramica posti sui pennacchi della cupola.
Tra il 1433 e il 1438, Donatello gareggia con Luca della Robbia per la realizzazione di una cantoria per il Duomo di Firenze e che doveva rappresentare il salmo 150. La cantoria di Donatello rappresenta una corsa sfrenata di putti scanditi da colonnine poste sul davanti della scena, su uno sfondo mosaicato. Quella di Luca della Robbia rappresenta invece dei putti intenti a cantare in gruppi isolati contenuti entro formelle quadrangolari riccamente incorniciate da cornici classicistiche.
A Padova, tra il 1443 e il 1453, Donatello realizza il monumento a Erasmo da Narni, detto Il Gattamelata: il condottiero è rappresentato dall'artista con l'intento di solennizzarlo ma privo di quella enfasi retorica tipica dei monumenti di questo genere. Viene rappresentato piuttosto come un uomo stanco, ormai anziano, appesantito dagli anni ma con una grandissima dignità. All'interno della Basilica di Sant'Antonio realizza l'Altare del Santo, opera smembrata di cui oggi possiamo vedere solo la ricostruzione operata da Camillo Boito: tempietto architettonico entro cui le figure in bronzo scolpite a tutto tondo da Donatello erano impegnate in una sorta di conversazione sacra.
Nel 1455, Donatello scolpisce la Maddalena, conservata nel Museo del Duomo di Firenze. L'opera, risalente all'età matura dell'artista, è scolpita in legno e rappresenta la santa nel momento di ascesi mistica e della punizione legata alla vita di questo personaggio.
Brunelleschi
Filippo Brunelleschi nasce a Firenze nel 1377. Svolge il suo apprendistato di artista in una bottega di orafo, dove in seguito acquista il titolo di maestro. Il suo maggior interesse è però l'architettura, a cui si dedicherà per tutta la sua carriera artista. Nel 1401 si mise in luce con il concorso per la seconda porta bronzea del battistero di Firenze, competendo con il Ghiberti per la realizzazione di una formella che aveva come tema il sacrificio di Isacco.
Tra le altre opere di scultura eseguite da Brunelleschi abbiamo il Crocifisso ligneo di Santa Maria Novella che egli realizzò tra il 1418 e il 1420, con proporzioni perfettamente armoniche in polemica con il crocifisso che Donatello realizzò per la chiesa di Santa Croce. Nel 1418, l'Opera del Duomo di Firenze bandisce un concorso per la realizzazione della cupola del Duomo, iniziato nel 1296 e rimasto incompiuto. L'incarico viene dato a Brunelleschi, che realizza una cupola di più di 40 m di diametro, quindi di dimensioni enormi, priva di armature e basata su un sistema autoportante e sul sistema della spina di pesce, tipico dei sistemi antichi ma mai applicato a una cupola.
Questa è in realtà una doppia cupola: una interna è più robusta e potente, mentre quella esterna è più alta e protegge l'interno dagli agenti atmosferici. La cupola verrà completata successivamente con una lanterna, per la quale ci sarà un altro concorso. La città ideale diventa una città reale nel progetto brunelleschiano del cosiddetto Ospedale degli Innocenti, struttura pubblica voluta dalla ricchissima arte della seta per ospitare i trovatelli, che qui venivano sfamati e cresciuti.
Brunelleschi progetta una facciata modulare, basata su un vano cubico che viene replicato più volte in modo da ottenere uno spazio modulare e armonico basato su una fuga di archi a tutto sesto. Nella facciata sono caratteristici i tondi in ceramica vetrata e policroma di Andrea della Robbia, rappresentanti dei bambini in fasce e applicati successivamente.
Per la commissione medicea, Brunelleschi realizza la nuova Basilica di San Lorenzo, che lo impegna dal 1420 in poi. In questa basilica, Brunelleschi riprende la tradizione paleocristiana con un'architettura a misura d'uomo, austera, e perfettamente misurabile nella griglia prospettica attraverso la struttura e le membrature dell'edificio, sottolineate dall'uso della pietra serena, tipica della tradizione costruttiva fiorentina. La pianta è a croce latina, costituita da tre navate. Le linee prospettiche sono sottolineate da una cornice marcapiano continua, dalle linee del pavimento e dal cassettonato ligneo del soffitto.
Questo linguaggio architettonico viene elaborato con maggiore chiarezza in altri progetti, tra i quali la Sacrestia Vecchia nello stesso complesso mediceo. Brunelleschi realizza un vano cubico a pianta quadrata sormontato da una cupola e contenente una scarsella, cioè un piccolo vano anch'esso cubico che ospita l'altare. La Sacrestia funge anche da cappella privata, all'interno di cui Brunelleschi inserisce in modo simbolico la tomba degli antenati di Cosimo De' Medici e al di sopra una mensola in porfido con evidente riferimento alla classicità.
L'impianto della Basilica di San Lorenzo viene ripreso nella Cappella Pazzi, cappella privata all'interno del chiostro di Santa Croce: Brunelleschi progetta una pianta rettangolare, sormontata da una cupola emisferica ombrelliforme a cui si affiancano due volte a botte. In questo caso, però, l'edificio rimane incompiuto e verrà completato solo nel 1446, quindi dopo la morte di Brunelleschi, con un progetto non congruo a quello originario. Ritroviamo però la pietra serena e gli intonaci chiari.
Progetto importante è anche quello per la Chiesa di Santo Spirito, che lo impegna dal 1444 al 1465, anch'esso incompiuto a causa della morte dell'artista: edificio basilicale a triplice navata, in cui però vengono introdotte cappelle perimetrali a pianta semicircolare. L'idea di Brunelleschi era quella che queste apparissero di questa forma anche all'esterno, obiettivo che non fu però portato a termine dall'architetto che poi completò l'opera.
Masaccio
Masaccio nasce nel 1401 a San Giovanni di Valdarno e muore nel 1428, quindi giovanissimo. Negli anni '20 del 400 giunge a Firenze, dove nel 1422 firma il Trittico di San Giovenale, in cui mostra di aver pienamente compreso il linguaggio rinascimentale, che emerge nella costruzione spaziale in tema prospettico nel trono della Vergine e nella monumentalità delle espressioni delle figure.
Questo linguaggio si fa sempre più chiaro successivamente, quando nel 1424 collabora con Masolino alla realizzazione del dipinto Sant'Anna Matterza. Masolino era infatti molto attratto dalle luci e dai colori, ma incapace di dare profondità e fisicità ai corpi. È quindi palese la profonda differenza tra la Madonna e il bambino, dipinti da Masaccio, e Sant'Anna, dipinta da Masolino: la Madonna e il bambino rispecchiano il gusto rinascimentale, costruito come un solido geometrico che si delinea nitidamente sullo sfondo del manto rosso di Sant'Anna circondato dagli angeli reggi cortina.
Nel 1426, Masaccio realizza il Polittico di Pisa, opera smembrata le cui parti sono conservate in diversi musei: la prospettiva viene applicata per la prima volta nell'aureola del bambino che con un gesto naturale si porta un grappolo d'uva in bocca. È evidente la naturalezza dei gesti, il rapporto affettivo tra madre e figlio, il trono architettonico e il sarcofago strigilato.
Una delle parti smembrate del polittico rappresenta la Crocifissione, scena drammatica dove le figure sono ammassate su uno sfondo oro ancora legato alla tradizione tardogotica. Ciò tuttavia non impedisce alle figure di emergere con tutta la loro plasticità. Il Cristo appare deformato in quanto era prevista una visione dal basso verso l'alto.
Il capolavoro di Masaccio è tuttavia la Trinità, affresco che egli realizza in Santa Maria Novella tra il 1425 e il 1427. L'immagine è tratta dalla tradizione iconografica sacra, ma presenta alcune novità:
- Impianto architettonico classicista.
- Utilizzo della prospettiva, che quasi ci fa percepire uno sfondamento della parete per una profondità reale di una cappella reale.
- Unitarietà della scala dei personaggi, per cui i committenti, anche se posti al di fuori della cappella, hanno le stesse proporzioni dei personaggi sacri.
- La lettura spirituale viene agevolata dalla presenza di uno scheletro nella parte inferiore del dipinto, dove una scritta chiarisce che si tratta di una meditazione sul paesaggio veloce dalla vita alla morte.
Masaccio collabora negli ultimi anni della sua vita con Masolino per la decorazione della Cappella Brancacci, dove realizzano un ciclo di affreschi dedicati a San Pietro. Le scene sono tratte dal vecchio e dal nuovo testamento: dal vecchio deriva la rappresentazione dei progenitori Adamo ed Eva dipinti da Masolino nel momento della tentazione e da Masaccio nel momento del peccato originale e nel momento in cui vengono cacciati dall'Eden. Masolino appare ancora ancorato al tardogotico nei corpi bellissimi, illuminati dalla luce ma privi di profondità. Masaccio ci mostra invece dei corpi fisicamente appesantiti, dei volti deformati dalla perdita dell'innocenza, dalla scoperta del sentimento della vergogna, quindi la sofferenza.
La scena più importante di questo ciclo di affreschi è la scena del Pagamento del tributo, dipinta da Masaccio e dove a Masolino spetta solo il volto di Cristo. Masaccio costruisce la scena in modo molto semplificato, con un paesaggio lineare, dei monti all'orizzonte, il lago di Tiberiade sulla sinistra, ecc. I personaggi sono disposti ad esedra intorno alla figura centrale di Cristo.
Beato Angelico
Beato Angelico, nasce a Vicchio Mugello tra il 1395-1400. Non si conosce nulla della sua formazione, in quanto le sue prime opere di pittura sono andate perdute, se non il fatto che lavora come miniatore all'interno dell'ordine domenicano. Si sa che da Masaccio apprende la profondità prospettica e la plasticità delle figure, inserite in una luce mattutina di grande aura spirituale. Egli, durante la sua attività artistica, si occupa solo di pittura sacra.
Nella Pala di Annalena, databile 1430 circa, la Madonna con il bambino e i santi sono inseriti in un contesto spaziale ordinato e dialogano tra di loro attraverso gli sguardi. La scena è inserita in un contesto architettonico parzialmente contraddetto dal drappo dorato che si stende alle spalle dei santi. I colori sono colori lievi ma brillanti, memori della sua formazione da minatore nel contesto dell'ordine monastico di cui faceva parte.
Nel convento di San Marco, Beato Angelico realizza una serie di affreschi nelle celle dei frati, nei corridoi e in altri ambienti, dedicate a scene sacre, in particolare quella dell'annunciazione. Le scene sono inserite in porticati divisi da archi a tutto sesto realizzati da Michelozzo e i personaggi sono investiti da una luce chiarissima che permea tutto l'ambiente e mette in evidenza anche le crepe dei muri. Le figure sono allungate secondo la tradizione tardogotica ma comunque coerenti e proporzionalmente inserite nella struttura prospettica.
In queste rappresentazioni sacre, Beato Angelico inserisce spesso un testimone del suo tempo, un frate domenicano che partecipa come testimone oculare pregando o meditando. Ciò significa che egli si rivolge in particolare ai suoi confratelli, invitandoli a tenere il giusto comportamento davanti all'arte sacra.
Tra le sue opere più importanti, la Deposizione, databile 1440: pala d'altare in cui inserisce la drammatica scena della deposizione del Cristo in croce, occupando tutta la campitura del dipinto e contraddicendo l'impostazione tradizionale che era tripartita. Il contesto è un contesto paesaggistico in cui percepiamo tutti i dettagli secondo il gusto fiorentino del paesaggio del primo '400. La disposizione dei personaggi è coerente allo spazio e ci fornisce le coordinate compositive del dipinto, reso meravigliosamente dalla gamma cromatica brillante e luminosa.
Nel 1447, sale al trono pontificio Niccolo V, che dà inizio a una nuova politica culturale che prevedeva il rilancio della cultura umanistica e la continuità fra la Roma imperiale e la Roma cristiana. Egli chiama Beato Angelico alla sua corte e gli commissiona di affrescare la Cappella Niccolina con le vite di San Lorenzo e Sant...
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