Il gotico internazionale
Già a partire dal 1370 circa, l'Europa è teatro della diffusione di un unico stile nel quale la comunanza d'intenti dei pittori e l'amore collettivo per un certo linguaggio figurativo deve la sua denominazione. Allo stesso tempo, la ricchezza espressiva di quest'ultimo fa sì che varie espressioni vengano utilizzate per richiamare quest'etichetta:
- Tardogotico: assai diffuso, implica un’interpretazione "autunnale", sottolineandone i caratteri di continuità ma anche di esasperazione del Gotico.
- Gotico cortese: fa riferimento all’ambiente sociale. Alla paura della morte, scatenata dalla recente peste nera, si oppose un amore sfrenato per la bella vita, per il lusso e per lo sfarzo che si tradusse in un edonismo esteriore che trovò espressione nel mito della vita di corte che attirò con la stessa intensità aristocratici e borghesi.
- Gotico internazionale: pur riduttivo, come tutte le etichette, sembra essere preferibile. Ci si trova davanti a un dialogo tra i vari centri (Pacht, Scuola di Vienna) attraverso la circolazione di opere di piccolo formato come codici miniati e lavori legati agli spostamenti degli artisti.
Caratteristiche formali
Dal punto di vista formale, dominano:
- Raffinatezza calligrafica del disegno
- Stilizzazione delle forme con grande importanza della linea
- Preziosità del colore
Infatti, si comincia a vagheggiare realtà fiabesche, abiti eleganti, preziosismi e giochi di dame e cavalieri trovano posto nell’arte del periodo. La vita rappresentata nei dipinti tardogotici non conosce paura, dolore o fatica, solo amore, gioia e gentilezza. Anche questo stile si rivelerà in fin dei conti contraddittorio in quanto tutto è giocato sul fragile rapporto tra tendenza all’astrazione/idealizzazione lirica e attenzione al dettaglio, che viene riprodotto con cura maniacale. Così l’osservazione non si tradusse mai in un’indagine sulla vita umana ma più sull’epidermide della realtà.
Francia
Centri artistici come Bourges si affermarono nel periodo. Ad una nuova corrente, nota come "franco-fiamminga", appartiene il libro miniato Les Très Riches Heures (1413-15) dove miniature dei mesi dei fratelli Limbourg rappresentano scene cortesi e paesaggi magnifici dove si muovono personaggi elegantemente vestiti e dalle movenze aristocratiche. Il Dittico di Wilton House di un anonimo pittore francese è un altro esempio esemplare dove personaggi sacri, come la Vergine in questo caso, sono raffigurati come nobili riccamente abbigliati e ricondotti ad un ambito profano.
Italia
Il gotico internazionale rappresentò una novità e un motivo di svecchiamento per la penisola. Nella Lombardia dei Visconti, gli atelier di miniatori al servizio di Gian Galeazzo (1351-1401) si interessarono ad una rilettura lussuosa del quotidiano con un grande amore per il decorativismo. Il successo fu in tutta Europa tanto da parlare di "Ouvraige de Lombardie".
Uno dei protagonisti indiscussi di questa area fu senz’altro il pittore Michelino da Besozzo (1388-1455) che lavorò prevalentemente tra Milano e Pavia. Tra le opere: Ascensione, miniatura dell’Offiziolo Bodmer (libro d’Ore di gran lusso), 1400, New York The Piermont Library, presenta i suoi tratti tipici: una linea cedevole e fluida, colori tenui e l’indifferenza alle problematiche spaziali. L’analisi naturalistica dei fiori fa del codice uno dei vertici degli "studi di natura" lombardi.
La Madonna del Roseto, 1420 ca., Verona Museo di Castelvecchio, testimonia la stessa attenzione al naturale. La Vergine, accompagnata da Santa Caterina, siede in un Hortus conclosus. Accanto a lei si trova un’elaborata fontana gotica, ispirata alla raffinata oreficeria del tempo.
Lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, 1420 ca., 75x58, Siena Pinacoteca Nazionale, è la sua unica opera su tavola firmata. Il Bambino porge l’anello a Caterina affiancati da San Giovanni Battista e Sant’Antonio abate. La rappresentazione è quasi fiabesca, fuori dal tempo e dallo spazio. Le eleganti figure, in un luminoso fondo oro, quasi si dissolvono nella trasparenza del colore.
Se la capitale del "Veneto internazionale" è Verona, a partire dal secondo decennio del '400 Venezia favorì i più stimolanti incontri dove, per il rinnovo della decorazione del Palazzo Ducale, artisti come Pisanello, Michelino e Gentile da Fabriano rappresentano un passaggio cruciale per la città che iniziava a distaccarsi dalla cultura bizantina anche per i nuovi interessi politici verso la terraferma. Anche se gli affreschi sono oggi andati perduti, la morbidezza luminosa con cui Gentile intenerisce il colore nella Sala del Maggior consiglio (1409 ca.) stimolò incredibilmente preparando il gusto veneziano ad accogliere il futuro Antonello.
Proprio Gentile da Fabriano (1370-1427) incarna la figura dell’artista internazionale nel suo operare dalle natie Marche ad Orvieto, Siena, Lombardia e Venezia appunto, preferendo le svariate occasioni di lavoro alla bottega.
Influenza lombarda di Michelino è sicuramente manifesta nella tavola della Madonna con Bambino, Santi Niccolò e Caterina e Donatore, 1395-1400, 131x113, Berlino, dipinta per la Chiesa di San Nicolò a Fabriano. L’attenzione alla natura, i tipi di visi e panni, la disposizione simmetrica degli alberi e l’uso di un lume morbido e diffuso trova esempi tratti dai Tacuinum Sanitatis (manuali miniati che descrivevano eventi naturali, proprietà mediche di ortaggi…). Ogni dettaglio è rappresentato con cura minuziosa, come i piccoli cherubini rossi sugli alberi.
Il Polittico di Valle Romita, 1400-10, 280x250, Milano Pinacoteca di Brera, forse eseguita proprio a Venezia, presenta ancor di più le influenze micheliniane anche nel gioco capriccioso degli orli che scoprono fodere di colori diversi e nel fluire della linea unite però a componenti personali come la forte solidità formale. Maddalena, San Domenico, San Francesco e San Girolamo con un modellino della chiesa tra le mani.
Madonna dell’Umiltà, 1420-23, Pisa. Soggetto ancora in uso, sostituisce il prato con un tappeto orientale.
La tavola dell’Adorazione dei Magi, 1423, 173x228, Firenze Uffizi, fu commissionata da Palla Strozzi, ricco mercante fiorentino stimato per la sua profonda cultura classica, per la sua cappella di famiglia in Santa Trìnita. Riassume tutti i caratteri della pittura internazionale quali la concezione favolistica, la descrizione minuziosa, la profusione di materiali preziosi, iniziandosi ad avvicinare allo stesso tempo ad una maggiore consistenza plastica. La tavola tricuspide permette nelle tre lunette di raccontare il viaggio dei re dallo sbarco in Palestina all’arrivo in Betlemme. L’accostamento di episodi fitti è sicuramente da ricongiungere al modello letterario greco-bizantino dell’ecfrasis che si adatta benissimo al naturalismo analitico di Gentile. Gli abiti in broccato, l’eleganza squisita delle pose, l’oro delle aureole porta la scena da sacra a profana. L’incisione ed il puntinato sulle lamine dorate testimoniano la difficoltà d’esecuzione che sconfina con le abilità dell’orafo.
Madonna con Bambino e Angeli, 1425, Londra The Royal Collection, Scomparto centrale del polittico Quaratesi realizzato a Firenze. Confronto con la coeva di Masaccio.
Verona, per quanto sottomessa politicamente a Venezia dal 1406, mantiene una propria fisionomia artistica vicina a quella lombarda (ospitò Michelino). Pisanello (1390-1449) da Pisa trasferitosi giovane a Verona. Del tutto personale la precisione della linea energica e le numerose notazioni naturalistiche. Inizia a lavorare per diverse corti: Mantova, Padova e Ferrara (ritratto di Lionello d’Este 1441) dove nasceva una cultura orientata a coniugare ideali cavallereschi con i primi fermenti umanistici e antiquari. San Giorgio e la Principessa, 1433-35, Verona Sant’Anastasia.
Le origini del rinascimento
Firenze
Dopo i turbamenti e le difficoltà economiche di fine secolo, la città si avviava a divenire uno tra i centri economici e politici più importanti d’Europa grazie anche all’espansione territoriale successiva alla fermata dell’avanzata viscontea. Il potere era in mano ad un gruppo di grandi famiglie di estrazione alto borghese dal quale prevalse quella dei Medici nel 1434 (contro quella degli Albizi in particolare).
Durante gli ultimi anni del '300 due sono le possibilità della committenza pubblica di superare i vecchi modi: accogliere il gotico internazionale o recuperare il rigore delle radici classiche (già tra il 1391-97 con la Porta della Mandorla a cui collaborarono anche Donatello e Nanni di Banco - particolare di Ercole).
La competizione tra mestieri uniti in associazioni (arti) era il sistema per l’attribuzione di cantieri pubblici. Nel periodo infatti ingenti investimenti venivano fatti nel bene pubblico tra cui l’abbellimento della città. Il concorso per la Porta Nord (seconda porta doveva riprendere l’impianto generale della prima di Pisano) del battistero di Firenze venne bandito dall’Arte di Calimala (fabbricanti e venditori di tessuti) per scegliere l’artista a cui assegnare l’esecuzione. Il saggio richiesto era di portare all’interno di un "compasso" quadrilobo il sacrificio di Isacco.
Ghiberti elabora una sintesi critica di componenti classiche e internazionali, unendo morbidi linearissimi a bellezze ellenistiche. I tenui trapassi di piani generano un lieve chiaroscuro mentre lo sperone diagonale di roccia armonizza il tutto. Brunelleschi elabora invece un’immagine, in apparenza, più arcaica. I due gruppi di personaggi sono nettamente separati su due piani distinti ed emergono violentemente da uno sfondo privo di morbidezze atmosferiche. È un incontro di linee/forza che esprimono le tre diverse volontà di Abramo, Isacco e l’Angelo che crea una tensione drammatica e agitata della storia che rivela una prova più aperta al futuro.
La vittoria di Ghiberti dimostra come Firenze ancora non avesse maturato un orientamento verso un classicismo innovativo, rinascimentale. Infatti nella statua bronzea di San Giovanni Battista dello stesso artista si assiste al culmine di una progressione di accenti internazionali. Tra gli altri scultori in competizione spiccava anche Jacopo della Quercia.
Una via analoga è quella rappresentata da Lorenzo Monaco (1370-1424) che a partire dal 1404 produsse figure sempre più allungate racchiuse da contorni taglienti con luci che creano magici effetti su colori aciduli. Tuttavia Lorenzo, da monaco camaldolese (parte di ordine benedettino), è estraneo al gusto profano cortese. Anzi destina i suoi colori innaturali e proporzioni allungate ad una spiritualizzazione delle immagini, accentuandone il distacco mistico.
Predella con banchetto di Erode, 1388, Parigi Louvre, con le tre scene della morte di San Giovanni Battista, il banchetto di Erode e Erodiade con la figlia Salomè separate dalle architetture del carcere, palazzo e stanza. Non c’è nessun dramma, la corte non lo richiede, come non c’è alcuna unità di tempo e azione aristotelica.
Graduale (codice miniato), inizio XV, Biblioteca medicea laurenziana, dimostra la sua figura di decoratore accanto agli amanuensi (così come Beato Angelico).
Trittico dell’Annunciazione, 1410-15, Firenze Gallerie dell’Accademia, che denota la forte componente internazionale con una linea che diventa decorativa: il corpo dell’angelo quasi impalpabile. Il fondo oro impreziosisce le pitture squillanti (ali variopinte dell’angelo).
Incoronazione della Vergine, 1414, Firenze Uffizi.
Adorazione dei Magi, 1420-22, Firenze Uffizi (riadattata successivamente con aggiunte di Rosselli) mostra giochi prospettici nella roccia e nella casa dove la fantasia ancora prevale. L’opera ripropone lo schema dell’omonima pala di Gentile, respingendone però il fasto e l’eleganza cortese.
Masolino da Panicale
In questo clima matura anche Masolino da Panicale (1383-1440) che avrà un percorso enorme negli anni successivi. La sua indipendenza si dichiara già nelle prime opere come La Madonna con Bambino (Madonna dell’Umiltà), ante 1423, Firenze Palazzo Vecchio, in cui la fluidità dei contorni, le proporzioni allungate, le armonie cromatiche (verde salvia, salmone, avorio) si sposano a decisi accenti plastici che si connettono in qualche modo alle proposte brunelleschiane. La dolcezza dell’opera è dovuta alle mani esili e aristocratiche e agli incarnati diafani torniti dalla luce, conferendo alle figure una morbida corposità.
Su questi artisti eserciterà una forte influenza Gentile con l’Adorazione dei Magi che a sua volta subirà l’influenza di artisti come Ghiberti e Masolino per il Polittico Quaratesi popolato di figure costruite solidamente in cui il colore è più compatto e il disegno più sobrio.
In questi anni a Firenze prese avvio un’alternativa radicalmente diversa al gotico internazionale che traeva alimento dallo stringersi del legame con le origine romane di Firenze, oltre che alla fioritura politico-economica della città. Questa rivoluzione messa in atto da artisti del calibro di Brunelleschi, Donatello e Masolino rimarrà almeno per un ventennio isolata rispetto all’incredibile successo del gotico internazionale anche nella stessa Firenze. Tale linguaggio, nascente in quegli anni, non può per altro essere separato dal particolare clima che caratterizzò la città di ripresa delle commissioni, soprattutto pubbliche, e l’interesse crescente intorno all’opera d’arte.
Rinascimento
Il termine e l’immagine ideale sono un portato ottocentesco anche se la parola "rinascita" fu già utilizzata dagli umanisti e da Vasari (perciò una delle poche etichette inventate nella stessa epoca che designano). L’età nuova, così percepita dai contemporanei, è collegata in numerosi aspetti alla cultura umanistica trecentesca (Petrarca) e si configura come un nuovo modo di pensare il mondo e sé stessi, già nato in ambito letterario e ora pronto ad investire le arti figurative.
Nei confronti delle precedenti "rinascenze" il periodo riprende il legame con il mondo antico con continuità di svolgimento e grande spontaneità (contrariamente alle precedenti promosse da effimeri programmi politici). Inoltre la consapevolezza di una frattura tra mondo antico e moderno rende sicuramente il Rinascimento unico nel suo genere e lo fa diventare nei confronti della tradizione classica una fonte di creazione originale.
Ad una conoscenza speculativa se ne sostituisce una funzionale, che trova garanzia nei numerosi sbocchi pratici. Gli "studia humanitatis" hanno valore in quanto mezzi per formare uomini completi in grado di essere utili alla comunità. Il sapere scientifico gode quindi di una diffusione sempre più capillare per le sue applicazioni pratiche basilari per la borghesia.
Tutto questo concorre a delineare una figura di uomo che si rapporta in modo assai diverso con la natura, l’altro e Dio. L’uomo è in grado di autodeterminarsi, di coltivare in sé le doti che gli permetteranno di vincere la Fortuna, essendo consapevole di poter dominare la natura e modificarla (Pico della Mirandola: l’uomo può assumere qualsiasi sembianza, affermando comunque il suo potere sulle cose). La dignità risiede in questa valorizzazione delle potenzialità umane. La spontanea ricerca di piacere e di una felicità mondana divengono legittime e oneste (Lorenzo Valla, De Voluptate). L’elogio della vita attiva e del successo personale nascono dall’idea di armonia e unità tra anima e corpo e portano alla consapevolezza della necessità della vita associata e del valore positivo della competizione e del confronto dialettico. La responsabilità di autodeterminazione comportò allo stesso tempo però un’angoscia dell’ignoto.
La piena consapevolezza di questi temi è patrimonio di un’élite ristretta in funzione del cittadino agiato che deve ricoprire cariche pubbliche. L’etica civile, la moralità pragmatica, individualista e competitiva ed una esaltazione della vita attiva non potevano non essere condivise dalla società artigiana e mercantile (spesso l’ambiente di nascita di molti intellettuali). Però, a differenza della letteratura, la rappresentazione nelle opere figurative di significati civili suscitano grande interesse annullando il distacco elitario.
Per quanto riguarda le arti figurative, il mutamento si articola in una prima fase (fino alla prima metà del secolo) di grande sperimentalismo ed una seconda (i cui inizi si intrecciano con la prima nei decenni centrali) segnata da una sistemazione più intellettualistica delle precedenti conquiste. Lo "stile rinascimentale", per comodità didattica, si può evidenziare in tre tratti:
- Sintesi ed essenzialità, con repudio di decorativismi
- Attenzione all’uomo nella componente fisica ed emotiva
- Prospettiva lineare centrica
In modo generale si può definire prospettiva ogni sistema atto a rappresentare su di un piano la tridimensionalità dello spazio e la posizione reciproca degli oggetti in esso contenuti. Ai primi del Quattrocento Brunelleschi mette a punto un metodo che consentiva di restituire in modo misurabile la profondità partendo dalle nozioni dell’ottica medievale ("perspectiva") e da un concetto di spazio continuo e preesistente agli oggetti che lo occupano.
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