snodi dell’arte medievale
In questi appunti è possibile rintracciare gli dal III/IV secolo al XV
secolo (gotico internazionale), presentati attraverso alcuni degli edifici/dipinti/Affreschi/statue
di maggior pregio e rilievo dell’arte dei suddetti secoli. In generale, gli appunti fanno riferimento
al corso di Storia dell’arte medievale I.
Chiave di lettura di un’opera d’arte madonna
glicofilusa
Prima cosa: materia tecnica→ supporto (tavola centinata sinistra, non centinata destra),
tecnica (tempera), fondo (oro), dimensioni e stato di conservazione.
Seconda cosa: soggetto→ iconografia (e relativi vincoli), iconologia (simbolismi)
porzioni annesse all’opera, come timbri,
Terza cosa: riferimenti→ documenti (sia cartacei sia
cartellini ecc.) di idee e conoscenze che rendono un’opera
Quarta cosa: stile→ materia, qualità (applicazione
sbalorditiva nella relazione con il soggetto e nei significati che volevano essere attribuiti),
impostazione dell’opera…
Importante è anche lo stato di conservazione, che tra le due è differente: in particolare, nel
nell’incarnato del bambino: il verdaccio presente sotto gli
dipinto di sinistra si vede il verde
strati di colore veri e propri (in ordine: chiaroscuro, colori, luci)
Ad esempio, in queste opere la lavorazione è analoga (a gemina, con inserti aurei), pur però
con una differente resa dei panneggi. Tra le differenze, il bambino di sinistra è sproporzionato,
con una metodologia raffigurativa ben più arcigna. Inoltre, si può affermare che è
guardando l’opera è possibile attribuire
sproporzionato, oltre che sgraziato. Indicativamente,
si può stimare appunto che l’opera sia stata
una datazione ipotetica: fatta prima di Giotto,
l’opera di destra si presenta come aggraziata, mentre quella di
attorno al 1280. In particolare,
sinistra risulta essere più scultorea: la madonna di sinistra in particolare sembra un profondo
richiamo all’arte bizantina, mentre il bambino sembra quasi dare un calcio all’arte dell’epoca;
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questo caso l’opera
in è realizzata mediante una collaborazione tra Cimabue (madonna) e
Giotto (bambino). Le due opere sono di media misura.
Il tardoantico
Il contesto
È un momento di passaggio, in cui l’arte da antica (ed ellenistica) diventa medievale: da
mediterranea diviene europea. La nuova arte che nasce, per quanto possa sembrare più
rozza, mira ad altri obiettivi. Questo fenomeno di trasformazione del linguaggio si registra
all’interno dell’impero, e trova le proprie ragioni all’interno dell’impero stesso: il rapporto tra la
religione cristiana e la produzione artistica si scrive nelle questioni di mentalità e di approccio
al mondo dell’arte; sotto il profilo artistico, la dipendenza tra arte paleocristiana e impero è
perciò l’apporto dell’arte cristiana al mondo dell’’arte è solamente iconografico.
inequivocabile,
Il momento in cui si conclama la mutazione del linguaggio artistico si ha sotto Costantino il
grande, ma i primi accenni si hanno già durante la dinastia dei severi (Settimio, Caracalla,
dall’ultimo decennio del secondo secolo agli anni
Eliogabalo, Alessandro), Trenta del terzo
dopo Cristo. Grazie alle riforme portate avanti dalla dinastia (già a partire da Settimio), una su
all’Europa,
tutte la constitutio antoniniana, si apre il mondo romano in particolare nel mondo
dell’arte.
Con un mondo dominato da una famiglia di origine africana, gli influssi orientali entrano a
Roma, minando il razionalismo naturalistico alla base della civiltà romana e del mondo
dell’arte. Importante è l’intervento del cristianesimo, che nel terzo secolo è così diffuso da
inutili le persecuzioni di Giuliano l’apostata. L’editto di
rendere Milano è quindi solamente una
conferma di una situazione già in essere.
L’arte “ufficiale” a Roma all’immagine
La filosofia orientale a corte imprime anche una forte trasformazione del
princeps: se prima era una sorta di primus inter pares, dai severi in poi diviene un Dominus,
una sorta di divinità con potere ampissimo. In questo contesto sono importanti le differenze
anche stilistiche; nelle monete di Costantino infatti:
l’imperatore
A sinistra, è rappresentato come un cesare, un uomo di potere (ma
sempre un uomo)
A destra, è presentato come una divinità, secondo la posa alessandrina (con lo
sguardo verso Dio, fonte di ispirazione), presentato come condottiero illuminato.
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Questa nuova forma trasforma anche il ritratto imperiale: il
frammento della “testa di posta ora nel palazzo
Costantino”, l’imperatore
dei conservatori ci dà una nuova forma idea:
come incarnazione di Dio. Costantino doveva esser alto più di
10 metri, con una testa marmorea, corpo in muratura e forse
un panneggio di metallo, le mani posate su una lancia. Il volto
è definito per grandi piani, non per resa epidermica:
bisognava rendere l’importanza statuaria del sovrano, non
una resa realistica. Emblematici sono anche gli occhi, la cui
espressività non è più centrale come nell’arte classica.
I fatti stilistici
Arco di Settimio severo e arco di Costantino il grande In questi due esempi emergono linee
più astrattive e più semplificate della
scultura, che costituiranno la base di
un nuovo linguaggio. Questa linea
astrattiva non è però nuova: in
particolare, nelle province a nord di
Roma nasce una forma di arte
provinciale/plebea che si svincola dal
naturalismo e genera nuovi canoni:
la distribuzione paratattica delle
figure, la semplificazione formale, la
bidimensionalità. Certamente deriva
da una differente percezione dell’arte
in queste zone, e convive a lungo
con l’arte romana: nella colonna
Traiana, ad esempio, pur in un rilievo molto basso, abbiamo un evidente attenzione ai dettagli.
Nell’opera di destra, la stele del carpentiere, non si ha la medesima cura dei dettagli e la
medesima resa prospettica. Questa forma di arte, e qui la novità, diverrà poi la prima scelta.
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Arco di Settimio Severo
Eretto dal senato tra il 202 e il 203 in commemorazione
delle imprese di Settimio e di Caracalla. Al di sopra
dell’arco era posto un carro centrale, con due statue
ai lati. L’arco presenta
equestri e due fanti
un’architettura estremamente sapiente, con un fornice
centrale e due laterali di minor ampiezza. Presenta
colonne a capitello composito su alti plinti, staccati, che
forniscono un notevole effetto chiaroscurale e di forza
volumetrica. Accanto a questo rigore e geometrismo si
ha però un forte caos nei rilievi presenti nei decori posti
sopra i fornici laterali, dove generalmente erano poste le
della committenza dell’arco. Anche in
motivazioni
questo caso si rappresenta la sconfitta dei parti ad opera
di Settimio Severo, anche se le lastre costituiscono una
novità rispetto ai tondi del passato. È possibile che questi quattro fregi alludano ai 4 grandi
dipinti che Settimio prelevò dall’ultima città conquistata e che il senato fece appendere
pubblicamente per ricordare le vittorie. In questo arco convivono ancora le due linee artistiche:
quella di stampo ellenistico (i fiumi personificati) e la linea plebea, evidente nella scena della
presa di Ctesifonte. Qui possiamo notare che le forme plebee, connotate da figure tozze e
L’effetto
cariche di bidimensionalità, sono ispirate al modello delle colonne istoriate di Traiano.
la possibilità all’osservatore di “svolgere” la colonna e di
è, in questo caso, quello di dare
osservarla come un libro: l’intento aulico e quindi ellenistico si va qui ad unire ad una tecnica
il modello classico costituisce l’imposta e lo spunto, ma non
espressiva plebea: corrisponde
più al risultato finale.
Arco di Costantino Separato da quello di Settimio da un
centinaio di anni, rimarca le evoluzioni
del tempo. Viene eretto nel 315, per
festeggiare il decennale del suo
potere e la sconfitta di Massenzio nel
312. Di fatto, Costantino non
considerava più Roma il centro del
potere, considerando infatti ben più
importanti altre città, tra cui
Costantinopoli. Il motivo scatenante
dell’arco è la vittoria di Costantino
contro Massenzio, tanto che questa è
l’oggetto della narrazione dei fregi
posti sopra i fornici.
l’Italia
La campagna militare condotta attraverso viene qui narrata, oltre che spiegata
nell’intestazione sul fronte dell’arco. come ricorda l’iscrizione, è
La vittoria contro Massenzio,
attribuita alla grandezza del sovrano e al signu divinitatis (leggenda della croce). È un arco
dalla grandissima potenza architettonica, con tre fornici e colonne sostenute da plinti. Rispetto
all’arco di Settimio severo, che poteva sembrare più caotico, di primo acchito quello di
Costantino si presenta come ben bilanciato. In realtà si tratta perlopiù di materiale di spoglio:
contiene infatti moltissime porzioni prelevate da monumenti di marco Aurelio e Traiano. Oltre
ad opere di età Adrianea. Gli spolia, da qui fino al medioevo, saranno una forma concessa e
largamente utilizzata senza alcun problema. Accanto a questo fenomeno dello spolium, ciò
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che è completamente nuovo sono invece i rilievi che corrono sopra i fornici laterali: narrano la
allocuzione dell’imperatore. Nel
vittoria su Massenzio attraverso le varie tappe, fino alla fregio
dell’allocutio la era frontale e di dimensione
scultura dell’imperatore maggiore, anche se ora
la statua è acefala. Gli altri personaggi sono raffigurati girati, in quanto non ne erano degni.
Lo stile è paratattico e bidimensionale, anche se qui non si ha più la volontà di rifarsi alla
tradizione ellenistica: lo stile non è più narrativo, ma in qualche modo si è passati alla
rappresentazione. Tutto su un piano, i secondi piani sono resi con figure sovrapposte, che
annullano la profondità. Anche all’interno di queste scene narrative si ha un’ulteriore novità: è
plebea. L’ideologia di corte da qui
il primo esempio di allocutio resa in una forma espressiva
anche l’iconografia e la tradizione alle proprie forme e idee.
in poi piega Questo stile,
apparentemente rozzo, viene scelto in quanto il committente lo percepisce come più adatto a
manifestare i contenuti imperiali. Chi commissiona lo sceglie in quanto didattico, oltre che più
vicino alla figura dell’imperatore e alla committenza stessa.
Costantinopoli Questa forma di arte si sposta, con
Costantino, a Costantinopoli,
mutando ulteriormente e
avvicinandosi quindi a quella che
sarà poi l’arte bizantina.
Costantinopoli, che diventerà la
capitale d’oriente, viene fondata nel
324 d. C.
Posta in una posizione privilegiata
lungo le vie di comunicazione,
sorge in una zona strategica ed
estremamente bella.
Precedentemente Bisanzio, era
stata distrutta nel 196 dopo la
conquista. Nel 324 Bisanzio si
schiera con Licinio, così
l’imperatore la distrugge e la fa
riedificare. Popolandola di uomini
nuovi provenienti dalla zona,
stimola la costruzione di nuovi
edificando l’intera città tra il 324 e il 330.
palazzi e induce nuove e imponenti opere pubbliche,
Vennero edificate nuove impotenti mura, nuove porte, ponti, strade lastricate e porticate,
acquedotti e grandi quantità di opere d’arte vennero portate nella città, anche da Roma.
Vennero fondate nuove chiese, come Santa Sofia, i Santi Apostoli, Santa Irene.
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Costantinopoli fu creata secondo il modello romano: era divisa in 14 regioni, presentava un
foro, il campidoglio e una sede per il Senato. Il Foro, edificato oltre le mura, venne collegato
al palazzo tramite una via porticata. Al centro del foro fu collocata una colonna in porfido rosso,
l’imperatore
con sulla sommità Costantino con una croce aurea in mano. Emblematico doveva
essere il monumento funebre dell’imperatore: un mausoleo con al centro il sarcofago con sei
stele per parte, ciascuna dedicata ad uno degli apostoli. Così avrebbe partecipato alle
preghiere degli apostoli e sarebbe stato considerato pari a loro. Di tutto quello che venne
edificato da Costantino e dai suoi primi successori non
resta quasi nulla: è necessario per noi quindi fare appello
alle fonti per risalire all’evoluzione dell’arte durante il suo
regno.
Le prime opere che giungono a noi sono quelle del regno
di Teodosio I, tra il 379 e il 395. Quello che il linguaggio
di queste opere rivela è uno stile pre-bizantino:
evidentemente vennero arruolate manifatture orientali e
quindi lontane dall’ellenismo, affini ad uno stile molto più
astrattivo: si dovette quindi procedere quindi alla
distruzione dello stile ellenistico, con una serie di
peculiarità, visibili nell’obelisco di Teodosio. Posto
nell’ippodromo, fu eretto con grandissima difficoltà su un
basamento nel 390 d.C., e decorato secondo lo stile
dell’epoca. In un dettaglio della base, emerge
chiaramente il collegamento tra l’opera dell’arco di
Costantino, anche se è stato fatto un passaggio ulteriore.
Entrambe le maestranze che lavorarono alla base, succedutesi nel corso di un lustro (5 anni),
ripropongono lo stile didattico, statico, con una ulteriore evoluzione: i punti di espressività si
perdono quasi completamente; il rilievo diviene distillato, rarefatto, quassi atemporale e privo
ogni accenno all’individualità: tutto è calibrato sul rituale, con
di spazialità. Viene eliminato
l’obiettivo di porre in risalto la figura dell’imperatore. Davanti a questi rilievi possiamo quindi
si apre all’arte
intuire un prodotto che bizantina: si hanno già tutte quelle caratteristiche di arte
che saranno proprie poi della corte orientale, basata su precisi concetti filosofici e organizzativi
volti ad esaltare il rito.
l’individualità a vantaggio del numero,
Si perde così con anche una grande perdita di
spazialità. Il processo di rarefazione tra Costantino e Teodosio ha portato alla trasformazione
dei valori orientali e provinciali in valori aulici e di eleganza, poi diventati quindi di corte.
Accanto alla linea bizantina continuerà ad esistere però, in secondo piano, una linea più
ellenistica e classica, che non verrà eliminata a oriente, bensì ne costituirà una parte
integrante. 6
Missorium di Teodosio I
È un piatto di largizione con al centro Teodosio,
affiancato da Arcadio/Valentiniano e Onorio,
presentati al di sotto di un’architettura
nell’insieme spunti
elegantemente definita, con
ellenistici sia nel modo sia nel cosa (come la
figura sdraiata ai piedi del trono, i putti, alcuni
elementi architettonici…), accompagnata però
da una forte ieraticità e rarefazione tipici della
cultura bizantina.
Questo missorium è emblematico, in quanto
testimone di una peculiarità dell’oriente: a
Bisanzio rimarrà aperto un canale privilegiato di
comunicazione con la cultura ellenistica,
nell’occidente. I
assente completamente
fenomeni di recupero dell’antico, quindi, avvengono con grande evidenza e con un rapporto
di serenità a oriente, a occidente invece ciò sarà sostanzialmente impossibile da qui al
rinascimento.
L’arte paleocristiana e tardo-imperiale
È possibile identificare una netta divisone nell’arte paleocristiana: il 313 che, con l’editto di
Milano, permette la libertà di culto. Da questo editto in poi e dalla successiva trasformazione
del cristianesimo in religione di stato (385), il cristianesimo diventa una religione che si può
liberamente professare. Dal 313 in poi si moltiplicano quindi le opere monumentali di arte
paleocristiana. Costantino e Teodosio, dopo il 313 daranno origine ad un fenomeno di
creazione di nuovi luoghi religiosi, finanziati anche dagli stessi vescovi e imperatori. Prima di
quella data, le manifestazioni cristiane erano rare e clandestine; proprio da queste nasce però
un’arte L’avvento del cristianesimo non incide
nuova. sullo stile, modificando però la mentalità.
I soggetti antichi e pagani diventano cristiani, attraverso un procedimento allegorico. Ne sono
un esempio i primi luoghi di culto della cristianità, le domus ecclesiae. Sono estremamente
rare: spesso, sopra queste case vennero edificate poi delle chiese. Si trattava di case,
all’interno delle quali una stanza era dedicata all’esercizio del culto.
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Domus di Dura Europos (Medioriente)
Allestita nella prima metà del terzo secolo,
presenta una serie di pitture alle pareti. La forma
della domus, in pianta, è quella tipica di una casa
romana, con piano terra, primo piano e peristilio.
La casa al piano terra presentava, accanto al
peristilio, una serie di ambienti, tra cui uno
dedicato al culto. La sala più importante per noi è
quella in alto a destra, dove è possibile trovare i
di una pedana e di sedute. L’ambiente, dipinto
resti
con motivi sacri, era collegato ad un’altra sala,
dedicata ai catecumeni (che non potevano
partecipare alle funzioni religiose), la quale
comunicava a sua volta con un terzo ambiente, nel
quale gli autori hanno trovato tracce di una vasca
battesimale.
Le pareti di questo ambiente erano affrescate con
un esplicito riferimento alla morte e risurrezione
dell’uomo nuovo nel battesimo. Negli affreschi
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