PRESENTAZIONE DEL CORSO
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Il Medioevo è un periodo considerato molto oscuro, ma si fa interprete di moltissimi libri, fumetti e film
soprattutto di tipologia fantasy. In essi si presentano però spesso diversi errori, ad esempio i costumi non
corrispondono all’età in cui è ambientato il racconto, cosi come l’architettura. Questo è evidente soprattutto
nei lungometraggi della Disney: essi sono caratterizzati in genere con una ripetizione di elementi e di
espedienti narrativi tale da formulare un medioevo alla Walt Disney. Anche il logo stesso si ispira al castello
di Neuschwanstein del fine XIX secolo. Essi sono “giustificati” dal fatto che gli americani non conoscono bene
la storia dell’arte quanto gli europei e per questo motivo la recuperano dalle iconografie con diversi errori
cronologici storici.
Il Medioevo è un periodo in cui sono stati inventati molti oggetti che noi ancora utilizziamo come gli occhiali
e i bottoni, ha prodotto arte per molti aspetti moderna a cui molti artisti contemporanei hanno attinto.
Esistono diversi approcci per affrontare lo studio dell’arte medievale:
• interrogarsi sul perché delle scelte formali;
• fare un’analisi del colore (valenza culturale e sociale);
• fare un’analisi iconografico-iconologico, è fondamentale la conoscenza del contesto e del sapere
contemporaneo all’opera per interpretare correttamente i gesti;
L’opera d’arte è vista come un importante documento storico.
La lettura dell’arte medievale assume, rispetto a quella di altri periodi, alcune particolari connotazioni e
richiede approcci metodologici specifici consolidati dalla critica più recente. Nel Medioevo le immagini sono
inseparabili dalla materialità del supporto, sono spesso poste in luoghi e situazioni specifiche, implicati nella
dinamica dei rapporti sociali e delle relazioni col mondo soprannaturale.
L’immagine non è mai autoreferenziale: ha sempre una funzione ed un uso, vi era inoltre una capacità di
lettura che abbiamo ormai parzialmente perduto.
L’autore delle opere non sempre è ricordato o identificabile; è invece spesso citato il committente che può
essere privato o pubblico. Anche i titoli spesso sono attribuiti a posteriori o a volte è convenzionale ed errato;
il luogo è sempre in relazione con il contesto, la collocazione inoltre influenza la forma, ma anche il contenuto
stesso dell’opera.
1. L’ARTE MEDIEVALE
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Gli anni successivi alla morte dell’imperatore Marco Aurelio, che vanno dalla fine del II secolo d.C. fino al 476,
anno della caduta dell’impero romano d’Occidente, furono piuttosto ingloriosi per Roma, che si trovò a dovere
difendere un territorio ormai troppo vasto ed esposto continuamente alle incursioni dei barbari. Gli imperatori
che si susseguirono non erano più in grado di garantire pace e benessere ai cittadini.
Il Medioevo ha inizio, quindi, nel 476 d.C., l’anno di deposizione dell’ultimo imperatore romano Romolo
Augusto.
L’Epoca Medievale viene suddivisa in Alto e Basso Medioevo ed è preceduta dalla Tardo
Antichità e gli segue l’Epoca Moderna.
Il termine Medioevo è stato utilizzato a partire dal XIV secolo per designare il periodo
intermedio tra un’epoca antica e un presente percepito come rinascita. Il primo ad
utilizzare il termine fu forse Petrarca.
È un periodo storico piuttosto lungo all’interno del quale si trovano diverse arti che
coesistono e si sovrappongono; l’arte del Medioevo è un’arte estremamente articolata
e dalla somma di queste ne nasce una nuova arte che ne fa ricchezza. È spesso
considerata un decadimento artistico, in quanto l’arte classica sotto il nostro punto di
vista era più raffinata, questo perché noi abbiamo un concetto evoluzionistico in cui
l’arte deve sempre essere migliorata.
L’editto di Costantino nel 313 e lo spostamento della capitale a Costantinopoli nel 330 sono
dei fattori che hanno favorito l’abbandono di un linguaggio classico (realistico) e
dunque sembrano avviare un’arte nuova.
2. L’ARTE PALEOCRISTIANA
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«Noi, dunque Costantino Augusto e Licinio Augusto, essendoci incontrati proficuamente a Milano e avendo discusso
tutti gli argomenti relativi alla pubblica utilità e sicurezza, fra le disposizioni che vedevamo utili a molte persone o da
mettere in atto fra le prime, abbiamo posto queste relative al culto della divinità affinché sia consentito ai Cristiani e a
tutti gli altri la libertà di seguire la religione che ciascuno crede, affinché la divinità che sta in cielo, qualunque essa sia,
a noi e a tutti i nostri sudditi dia pace e prosperità.» Lattanzio
Grazie all’Editto di Milano del 313 d.C. il cristianesimo non solo è definitivamente ammesso, ma anche lo
stesso imperatore vi aderisce; la costruzione di edifici cristiani e la raffigurazione cristiana conoscono grande
impulso anche per le significative commissioni imperiali.
In seguito, grazie all’Editto di Tessalonica del 380, il cristianesimo diventa religione ufficiale dello Stato e
vengono considerate illegali tutte le altre forme religiose.
«GLI IMPERATORI GRAZIANO, VALENTINIANO E TEODOSIO AUGUSTI. EDITTO AL POPOLO
DELLA CITTÀ DI COSTANTINOPOLI.
Vogliamo che tutti i popoli che ci degniamo di tenere sotto il nostro dominio seguano la religione che san Pietro apostolo ha
insegnato ai Romani, oggi professata dal Pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di santità
apostolica; cioè che, conformemente all'insegnamento apostolico e alla dottrina evangelica, si creda nell’unica divinità del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in tre persone uguali. Chi segue questa norma sarà chiamato cristiano cattolico, gli
altri invece saranno considerati stolti eretici; alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa. Costoro saranno
condannati anzitutto dal castigo divino, poi dalla nostra autorità, che ci viene dal Giudice Celeste.»
Mettendo a confronto un'opera d'arte di età classica e un'opera di tipologia paleocristiana sembra che l'arte
decada, in quanto non vengono più rispettate le proporzioni del corpo umano e non si ricerca più la perfezione.
Questo decadimento è già riconoscibile in età romana con i rilievi storici. Un chiaro esempio è l'Arco di
Costantino realizzato a Roma fra il 312 e il 315, dopo la vittoria contro Massenzio e per celebrare il decennale
del regno di Costantino. Con l'erezione di questo arco si denota il consistente passaggio dell'arte plebea da un
ruolo isolato ad un ruolo di primo piano.
L’iconografia cristiana va a formarsi molto lentamente, viene introdotta una fase
sperimentale in cui vengono introdotte le prime rappresentazione simboliche. Dio non è
mai rappresentato in forma umana, ma semplicemente con una mano che scende
dall’alto, essa è del tutto originale e sperimentale come si può notare soprattutto nelle
catacombe. Le pareti sono solcate da nastri che le ripartiscono in quadri geometrici, che
accolgono semplici vignette.
Da questi ritrovamenti si è potuto notare che non c'è discontinuità tra arte romana e arte cristiana. Durante i
primi due secoli dalla nascita di Cristo l'unica differenza sta nel diverso valore simbolico che i cristiani
attribuivano a certe raffigurazioni pagane.
Nelle raffigurazioni si evitano i racconti evangelici e si privilegiano gli episodi nei quali Dio interviene
salvando dal pericolo i fedeli, come ad esempio l’episodio di Davide nella fossa dei leoni.
Non vengono rispettate le proporzioni e si dà maggiore importanza al soggetto principale. La difficoltà di
lettura è accentuata dall’assenza di intento narrativo. Vengono utilizzati accostamenti ricorrenti di scene della
Bibbia come i Re Magi e Adamo ed Eva (peccato originale).
Per arte paleocristiana si intende quindi quella dei primi secoli dell'era cristiana, dal greco palaiòs, vecchio.
Tale arte, comunque, può essere ancora definita correttamente come tardoantica.
L’arte bizantina
L’arte cristiana, diviene arte ufficiale di Stato e di corte; man mano che passano gli anni si inizia a produrre
una tipologia di arte sempre più ricca, essa viene definita bizantina dal nome della nuova capitale dell’Impero
che è Bisanzio.
L’arte non ha lo scopo di riprodurre la realtà, ma vuole raggiungere una realtà più alta, un mondo che sempre
più si avvicina al divino.
La corte sperimentava una produzione artistica solenne inaccessibile e preziosa
conforme ai cerimoniali di corte. Le proporzioni, il senso del volume e della profondità
vengono progressivamente tralasciati, fino a raggiungere un alto grado di astrazione.
Essa rappresenta le figure in modo impassibile e solenne, con tratti molto stilizzati;
privilegia l’impiego dell’avorio, dell’oro e del mosaico.
In alcune iconografie la Madonna assume le sembianze di una regina seduta su un
trono, vestita di porpora e d’oro.
Le figure sono piatte, non hanno alcuna tridimensionalità, con scenografie astratte; il
cielo è prevalentemente dorato segno di un’altra dimensione .
(vedi Sant’Agnese fuori le mura p.466-467)
Viene utilizzata la prospettiva ribaltata, con una pluralità e successione dei punti di vista
ad evidenziare gli oggetti.
Il mosaico È soprattutto tra il IV e V secolo che la tecnica del mosaico diventa la più diffusa, a Roma
e nei territori del suo vasto Impero, per decorare pareti e pavimenti.
I mosaicisti romani impiegavano soprattutto pietre dure, terracotta e ciottoli e
parallelepipedi detti téssere. A cominciare dalla seconda metà del I secolo a.C., iniziò a
diffondersi anche l’uso di tessere in pasta di vetro.
I colori a disposizione aumentarono enormemente con l’uso del mosaico a pasta vitrea, in
quanto era sufficiente aggiungere al vetro un pigmento colorante, in quantità variabili,
per ottenere intensità diverse di una stessa tinta. Soprattutto l’impiego di tessere a fondo
dorato e argentato, ottenute con la frapposizione di una sottilissima lamina d’oro fra due
colate di vetro, dette luogo a profonde innovazioni nell’effetto complessivo della
decorazione musiva.
Le tessere si immergevano nell’intonaco fresco che veniva via via applicato al di sopra di
un sottofondo sul quale il soggetto da rappresentare era stato precedentemente disegnato
o inciso.
Spesso il mosaico si sovrapponeva a un dipinto vero e proprio. In quel caso le tessere
d’oro erano collocate su un fondo rosso, colore che diveniva visibile negli interstizi fra
una tessera e l’altra rafforzando ed esaltando l’effetto della doratura stessa.
Realizzare un mosaico era attività alquanto complessa. Ad essa, come per la pittura,
provvedevano botteghe artigiane nelle quali tutte le operazioni, dall’ideazione
all’esecuzione, erano affidate a ben distinte figure professionali.
3. ARCHITETTURA PALEOCRISTIANA
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La chiesa, è il luogo di culto dei cristiani.
A differenza dei riti pagani il rito cristiano si svolgeva sempre al chiuso al cospetto dell’intera comunità dei
fedeli. I primi cristiani usano come modello per la realizzazione di un loro “tempio” la basilica.
Le basiliche erano dei grandi edifici coperti utilizzati dai romani come aula di tribunale e luogo d’affari.
Dall’adattamento della basilica romana nacque lo schema di base della chiesa moderna.
La basilica paleocristiana ha un andamento longitudinale e l’ingresso è collocato su uno dei lati minori.
L’unidirezionalità è suggerita dalla presenza dell’altare sul lato opposto all’ingresso. Essa è preceduta dal
quadriportico, uno spazio di forma rettangolare, con un porticato posto su tutti e quattro i lati. La porzione di
porticato che corrisponde alla facciata della basilica è detta nartèce. L’interno della basilica è diviso in navate
da due o più serie di colonne. La navata centrale è più ampia e più alta delle laterali, per permettere
l’inserimento delle finestre, e termina con un’abside, solitamente orientato ad est, verso il sole che sorge.
L’abside si compone di un semi cilindro innestato sulla parete di fondo e sormontato da un quarto di sfera a
cui si dà il nome di catino absidale.
Talvolta il corpo longitudinale è tagliato trasversalmente da un’ulteriore navata che prende il nome di
transetto. La basilica, assume la forma della croce di cristo, simbolo di vittoria che si fa materia.
Se i due bracci del transetto sono più corti delle navate, la basilica si dice a croce latina; se sono uguali e si
innestano al centro delle navate, si parla di edificio a croce greca. Se nella croce latina, il transetto è posto a circa
2/3 del corpo longitudinale, si parla di croce immissa; se è in fondo, di croce commissa o di pianta a T.
Chiamiamo presbiterio il luogo della basilica riservato al clero, posto in fondo alla navata principale di fronte
all’abside. È solitamente rialzato da tre o più scalini e separato dalla navata da un recinto in marmo, intagliato
o traforato, che viene più propriamente detto transenna o pluteo.
Arco trionfale è detto quello che congiunge la navata centrale al transetto; in mancanza di quest’ultimo, per
arco trionfale si intende la porzione di parete che rimane attorno all’innesto dell’abside.
La basilica ha una copertura a capriate lignee che sorreggono un soffitto piano composto da cassettoni in legno.
Fra le prime basiliche cristiane ricordiamo quella di San Pietro, di Santa Maria Maggiore e di Santa Sabina a
Roma.
Altri edifici di culto sono:
• Battisteri: accoglievano una grande vasca battesimale (battesimo per immersione) era un edificio
apposito a questo sacramento costruito accanto alla chiesa;
• Mausolei: edifici destinati ad accogliere la sepoltura di un personaggio importante. Un celebre
mausoleo è quello di Santa Costanza, figlia dell’imperatore Costantino, costituito da un vano centrale
rotondo coperto da una cupola e da un ambiente di passaggio circolare detto deambulatorio;
• Martyrion: costruzione che sorgeva sul luogo del martirio di un santo o sulla sua tomba.
4. ARCHITETTURA E MOSAICI A RAVENNA
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Dopo la morte di Teodosio il Grande l’immenso Impero Romano fu definitivamente diviso in due parti
l’Oriente e l’Occidente, che vennero assegnate ai suoi successori. Onorio ebbe come eredità l’impero d’Occidente
e spostò la capitale a Ravenna, l’impero durò fino al 476, anno in cui Romolo Augusto venne deposto dal
barbaro Odoacre.
La città di Ravenna, in quanto porto strategico e sede del potere politico, fu oggetto di interventi artistici.
Allora facciata sull'Adriatico, essa fu il centro in cui si incontrarono arte romana paleocristiana e bizantina.
Negli anni in cui divenne capitale dell’impero vengono realizzati degli edifici maestosi di committenza
imperiale spesso decorati con mosaici.
Nei mosaici predomina la tessera d’oro (composta da una sottile foglia d’oro immersa nel vetro) che dà l’idea
di un costo elevatissimo.
Il mausoleo di Galla Placidia
Il mausoleo di Galla Placidia risale alla metà del V secolo. Nipote dell’imperatore
Valentiniano II, Galla Placidia era figlia di Teodosio il Grande, sorella degli imperatori
Arcadio e Onorio e reggente il trono in nome del figlioletto Valentiniano III.
La costruzione presenta una pianta irregolare e quasi a croce greca, con volte a botte sui
quattro bracci e una cupola all’incrocio di questi.
All’esterno l’edificio è molto semplice e spoglio. Al contrario, l’interno è di una stupefacente ricchezza
ornamentale, quasi a sottolineare il contrasto simbolico fra il corpo e lo spirito. Non v’è un solo centimetro
quadrato che non sia rivestito di marmi preziosi o di mosaici splendenti, fra le cui
tessere variopinte spiccano in particolar modo quelle blu e verde smeraldo. Ogni
spigolo viene arrotondato per necessità tecniche, mentre i motivi decorativi e le tessere
policrome fanno dimenticare l’esistenza stessa delle pareti che si trasformano in puri
e semplici supporti della decorazione. La cupola copre il vano centrale, all’intersezione
con il transetto, con un mantello blu-notte seminato di stelle dorate. Queste sembrano
essere generate direttamente dalla splendente croce gemmat
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