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Storia dell'Arte Contemporanea

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Astrattismo

L’“astrattismo” non è uno degli “ismi” che si collocano nel solco delle avanguardie

storiche, ma una concezione che scorre tra loro, talvolta accolta, spesso respinta,

estendendosi ben presto dalla pittura e scultura alla scenografia, alla danza, alla

fotografia e al cinema. In questo tipo di creazione artistica il termine “astrazione” può

essere usato come sinonimo di eliminazione dell’oggetto, della sua stilizzazione, del

suo isolamento concettuale dal contesto naturale.

La smaterializzazione dell’oggetto di cui parla Kandinsky, e che risuona in tutta l’area

dell’astrattismo, va inquadrata in rapporto alle scoperte e alle teorie scientifiche sulla

materia come condensazione dell’energia, sullo spazio-tempo, sulla geometria non-

euclidea, sulla propagazione della luce, sull’origine del mondo e sull’ordine cosmico.

È intorno al 1912 che nascono contemporaneamente in Europa i primi dipinti

consapevolmente astratti. È l'anno delle Finestre di Delaunay. Le Composizioni di

Kandinsky sono per anni elaborate attraverso una riflessione su temi escatologici (il

Giudizio universale, il Diluvio seguito da un nuovo patto con Dio, la missione salvifica

del Cavaliere) e su temi desunti dal paganesimo.

Non è escluso che i primi dipinti totalmente astratti in Europa siano quelli esposti nel

1912 da Kupka, un cèco apparentemente isolato a Parigi, e tuttavia amico di Marcel

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Duchamp e della sua famiglia.

La presenza di elementi non oggettivi nella produzione del cubismo e del futurismo

non dovrebbe indurre a parlare propriamente di astrattismo. Permane nel quadro

l’indagine sulla realtà, ricostruita secondo una struttura concettuale. Indubbiamente

Braque e Picasso giungono, nell’estrema fase del “cubismo analitico”, a dipinti di tale

ermetismo da non consentire il riconoscimento del soggetto; altrettanto si può dire di

Boccioni e di Balla. A stento collocabile nella storia dell’astrattismo è anche il

raggismo russo.

Secondo Mondrian l’arte nella civiltà attuale deve necessariamente essere astratta,

escludendo tanto l’imitazione quanto ogni canone di bellezza organica.

Der blaue Reiter

Il movimento Der blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), fondato da Wassily Kandinsky

nel 1911, non è la seconda ondata dell'Espressionismo della Brücke: nel quadro

della cultura europea del tempo va considerato in rapporto ed in contrasto al

Cubismo, di cui riconosce l'azione rinnovatrice ma di cui contesta, come un limite a

quell'azione stessa, il fondamento razionalistico e, implicitamente, realistico.

Der blaue Reiter è un raggruppamento ristretto, senza un programma preciso, ma

con un orientamento decisamente spiritualistico. Lo scopo è di coordinare e

sostenere, mediante mostre internazionali accuratamente scelte e con scritti teorici e

polemici, tutte le tendenze per le quali la sfera è nettamente distinta da quella della

natura e dipende esclusivamente dagli impulsi interiori dell'artista.

Il movimento a cui dà vita Kandinsky è anticlassico perché prospetta il necessario

rinnovamento dell'arte come la vittoria dell'irrazionalismo orientale sul razionalismo

occidentale: quindi anche sul Cubismo, che si presenta bensì come una rivoluzione,

ma come una rivoluzione all'interno del sistema e mirante, in definitiva, a consolidarlo

e generalizzarlo.

Nello scritto Sullo spirituale nell'arte (1910) Kandinsky spiega che ogni forma ha un

proprio, intrinseco contenuto: non un contenuto oggettivo o di conoscenza, ma un

contenuto-forza, una capacità di agire come stimolo psicologico. Un triangolo suscita

moti spirituali diversi da un cerchio: il primo dà il senso di qualcosa che tende all'alto,

il secondo di qualcosa di concluso. Ovviamente i colori sono forme come il triangolo

o il cerchio: il giallo ha un contenuto semantico diverso dall'azzurro. Lo "spirituale", a

differenza dell' "ideale" dei simbolisti, è il non-razionale, la totalità dell'esistenza, in

cui la realtà psichica non è distinta dalla realtà fisica.

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Il Cavaliere azzurro, insieme al Neoplasticismo di Mondrian, significa soprattutto la

fondazione dell'astrattismo, la negazione di ogni residuo di funzione mimetica

dell'arte, l'azzeramento della sua storia.

Wassily Kandinsky (1866-1944)

Il percorso di Kandinsky si snoda tra un’esigenza espressiva di impronta nettamente

spiritualistica e la ricerca di una forma liberata dal mondo esteriore e in grado, di per

se stessa, di trasmettere direttamente l’impulso interiore.

Questo vale non solo per il periodo che inesattamente definiremmo di formazione,

segnato, almeno fino al 1910 (ma Kandinsky ha ben 44 anni), da chiari riferimenti al

simbolismo russo e alla pittura fauve, ma anche per l’attività svolta al Bauhaus, la

scuola di arti e mestieri fondata da Gropius, dove insegna dal 1922, e per i dipinti in

cui si insinuano elementi surrealisti, a iniziare dai tardi anni Venti.

Abbandonata la carriera di giurista dopo essere stato "folgorato" da I Covoni di

Monet e dal Lohengrin di Wagner, si stabilisce a Monaco dove studia presso

l'accademia di Von Stuck e poi, nel 1901, fonda la scuola Phalanx, che però, poiché

troppo innovativa, chiude nel 1904.

Preferisce guardare a Parigi piuttosto che ai pittori tedeschi: ignora gli espressionisti

della Brücke, non sopporta il fosco simbolismo del maestro Von Stuck, mentre di

Matisse e dei suoi compagni lo affascina la composizione del quadro per mezzo del

colore puro. Tuttavia la sua versione di Fauvismo è più densa e fantastica.

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Wassily Kandinsky, Paesaggio estivo (Case a Murnau), 1909; olio su tela, 33x45cm; Museo di Stato

Russo, San Pietroburgo

Nel 1910 Kandinsky d'un tratto "dimentica" il mestiere e inizia a scarabocchiare come

un bambino. Questo acquerello, che apre il ciclo storico dell'arte non-figurativa, è

intenzionalmente uno scarabocchio. La fase dello scarabocchio è, notoriamente, la

prima fase del disegno infantile.

Kandinsky si è proposto di riprodurre sperimentalmente il primo contatto dell'essere

umano con un mondo di cui non sa nulla. È soltanto qualcosa d'altro da sé:

un'estensione illimitata, non ancora organizzata in spazio, gremita di cose che non

hanno ancora un posto, una forma, un nome. Indubbiamente il bambino percepisce,

riceve sensazioni dal mondo esterno; ma la percezione non si precisa in nozione, si

traduce in un insieme di moti istintivi, con i quali il bambino prende ciò che lo attrae,

respinge ciò che teme. Kandinsky non si propone di dimostrare che così il bambino

vede il mondo e così lo rappresenta; si propone di analizzare, nel comportamento del

bambino, l'origine, la struttura primaria dell'operazione estetica.

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Wassily Kandinsky, Primo acquerello astratto, 1910; acquerello, matita e inchiosto di china su carta,

49,6x61,8cm; Centro Pompidou, Parigi

È intorno al 1911 che in alcune opere di Kandinsky si sostituisce ai colori e alla

prospettiva piana della pittura fauve un gioco di colori attraversati da strisce scure, a

zig-zag o ad angolo acuto o a spirale. Questo procedimento corrisponde al suo

approfondimento delle teorie dell’“Einfühlung” (empatia), interpretate nel senso più

astratto: non sono le forme degli oggetti della natura, ma le loro sagome astratte a

colpire la sensibilità dell’artista e a essere “ricreate” secondo le stesse leggi

intrinseche.

Importanti sono anche i suoi dipinti su vetro. Questi si collegano innanzitutto al

particolare significato che per Kandinsky, e per i compagni del "Cavaliere azzurro",

presenta l’arte popolare e primitiva; essi consentono, d’altra parte, effetti di

brillantezza e di sperimentazione del colore puro insiti nella tecnica stessa. Da questi

trae i primi spunti per le sue opere più importanti, come Composizione V, VI e VII.

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Wassily Kandinsky, Composizione VIII, 1913; olio su tela, 200x300cm; Galleria Tret'jakov, Mosca

Alcuni dipinti di Kandinsky nascono con un esplicito riferimento musicale. In

generale, derivati dal linguaggio musicale sono i titoli Impressione, Improvvisazione,

Composizione. Ma direttamente riferito a un evento musicale è Impressione III

(Concerto), creato nel 1911 dopo l’impressione destata in lui dal primo concerto di

Schönberg tenuto il 1° gennaio all’Odeon di Monaco. Il giallo e il nero corrispondono,

rispettivamente, alla massima sonorità, associata dall’artista, in Dello spirituale

nell’arte, al colore giallo, e al silenzio del nero.

Tra il 1919 e il 1921 i suoi quadri, pur disciplinati in una struttura geometrica e

semplificata, includono ancora molti elementi organici tipici della sua fase “lirica”.

Il problema dei rapporti con il suprematismo e il costruttivismo è stato affrontato con

soluzioni diverse. Kandinsky procede in un suo percorso, lontano dal tecnicismo e

dalla propaganda dei costruttivisti, come anche dall’atteggiamento meditativo e

filosofico di Malevich. È pur vero che Kandinsky non può non essere stato

suggestionato, negli anni cruciali trascorsi a Mosca, dall’astrattismo geometrico dello

stesso Malevich, o anche Rodcenko, mentre è da escludere, confronti e date alla

mano, uno scambio con gli artisti olandesi di De Stijl.

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La Composizione VIII del 1923, preceduta da numerosi studi anteriori anche di anni,

si pone idealmente sulla linea delle prime Composizioni. La differenza di atmosfera si

coglie soprattutto nelle forme definite “fredde”, lontane dalla drammaticità delle

precedenti opere della serie.

Wassily Kandinsky, Composizione VIII, 1923; olio su tela, 140x201; Guggenheim Musem, New York

È soprattutto il cerchio che inizia a dominare in questo momento, spesso circondato

da un’aureola sfumata di un tono freddo o caldo contrastante.

Nel 1933 l’artista lascia il Bauhaus, chiuso dai nazisti, e l’anno successivo si

stabilisce a Parigi. C’è indubbiamente anche un rapporto con il contesto figurativo

con cui Kandinsky entra in più stretto contatto nel periodo parigino e, in particolare,

con fermenti surrealisti. Già umori surrealisti sono entrati, dall’inizio del decennio,

nella sua pittura,ma l'artista non ama affatto il surrealismo, ma ama la pittura di alcuni

artisti del movimento. Da questo momento il vuoto che ha amato per lunghi anni è

sostituito da una proliferazione di immagini, da molti ricondotte ai pittogrammi

dell’antica arte popolare russa mai dimenticata, e dall’affollarsi di forme organiche di

complessa origine. È questo il caso di La linea bianca, del 1936. È un quadro denso

di piccoli elementi colorati, inscritti in grandi ectoplasmi su cui si staglia la tagliente,

brillante linea bianca.

Le ultime due Composizioni, dipinte, rispettivamente, nel 1936 e nel 1939, sembrano

staccarsi dalle tematiche delle prime sette, come anche dalla freddezza dell’ottava.

Nella Composizione IX, su un fondo diviso con precisione geometrica in bande

diagonali si intrecciano una serpentina bianca e una nera con piccole forme

amebiche, circolari e quadrangolari, in un effetto di caos tra geometria e organicità.

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La Composizione X ha suscitato maggiore attenzione. Quasi nessun elemento

geometrico è regolare e i colori assumono un carattere estremo di brillantezza che

ha spesso richiamato quello del mosaico, mentre gli effetti di trasparenza, come

quello del cerchio opalescente nella parte superiore, sono più ricercati rispetto alla

composizione precedente.

Wassily Kandinsky, Composizione X, 1938-1939; olio su tela, 130x195cm; Kunstsammlung

Nordrhein-Westfalen, Düsseldorf

Affascina l’apparente semplicità con cui, tra le nuove fonti di ispirazione, Kandinsky

crea immagini di straordinaria delicatezza e intensità lirica, come per esempio

avviene, nel 1940, nell’acquerello Senza titolo e nel dipinto Blu cielo del Centre

Pompidou: piccolo o grande formato non influenzano l’intensità di queste creature

fantastiche, e l’artista dipingerà negli ultimi anni numerosi splendidi capolavori di

piccolo formato per esigenze puramente pratiche. Kandinsky ama definire il periodo

parigino «sintetico» in quanto capace di abbracciare tutte le sue esperienze.

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Wassily Kandinsky, Senza titolo, 1940; olio su tela; Centre Pompidou, Parigi

Quello che è ritenuto l’ultimo acquerello di Kandinsky è del 1944 ed è conservato al

Centre Pompidou: è un’incredibile danza di esseri simili a piccoli polpi e meduse,

forse una piccola tartaruga e una farfalla, intorno alle due amatissime spirali, questa

volta intrecciate in un abbraccio.

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Wassily Kandinsky, Ultimo acquerello, 1944; acquerello su carta, 26x35cm; Centre Pompidou, Parigi

Hilma af Klint (1862-1944)

Pioniera nell'ambito dell'astrattismo pittorico. Radicale anticipatrice di un'arte che si

allontana dalla realtà visibile, sviluppò già dal 1906 un linguaggio astratto. Le sue

opere non sono però mere astrazioni di forme e colori, piuttosto la rappresentazione

di ciò che è invisibile.

Proveniente da una ricca famiglia svedese, mostrò anche una precoce attitudine

all'arte visiva. Hilma af Klint ha iniziato a lavorare a Stoccolma, ottenendo

riconoscimenti per i suoi paesaggi, disegni botanici e ritratti. La pittura convenzionale

- ritratti e paesaggi in stile naturalistico – ha rappresentato la sua fonte di reddito

finanziario, ma il suo "life's work" rimase una pratica completamente separata. Dopo

gli studi, fino al 1908, dipinse ed espose ritratti e paesaggi in stile naturalistico.

Nel 1880 morì la sorella minore Hermina e fu in questo periodo che iniziò a

svilupparsi la dimensione spirituale della sua vita. Il suo interesse per l'astrazione e il

simbolismo proveniva dal coinvolgimento di Hilma af Klint nello spiritismo, molto in

voga tra la fine del diciannovesimo e l'inizio del ventesimo secolo. Si interessò alla

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Teosofia di Madame Blavatsky e alla filosofia di Christian Rosenkreutz. Il lavoro di

Hilma Af Klint può essere compreso nel contesto più ampio della ricerca modernista

di nuove forme nei sistemi artistici, spirituali, politici e scientifici all'inizio del

ventesimo secolo. Come molti suoi contemporanei era influenzata da correnti

filosofico-esoteriche, in particolare - come abbiamo visto - dallo spiritismo, dalla

teosofia e più tardi anche dall'antroposofia. C'era un interesse simile per la spiritualità

da parte di altri artisti durante questo stesso periodo, tra cui Wassily Kandinsky, Piet

Mondrian, Kasimir Malevic e il gruppo francese dei Nabis, personalità - come Hilma

af Klint - ispirate dal Movimento Teosofico. La transizione artistica all'arte astratta e

alla pittura non figurativa di Hilma af Klint sarebbe avvenuta senza alcun contatto con

i movimenti moderni contemporanei, ma utilizzando un linguaggio molto simile, volto

a spalancare le porte di una nuova dimensione oltre al visibile, più interiore ma

altrettanto reale. Hilma af Klint credeva nell'esistenza di una dimensione spirituale

del quotidiano e voleva rappresentarne il contesto che si trova al di là di ciò che gli

occhi possono percepire. Durante l'elaborazione di un quadro aveva la percezione di

essere in contatto con una coscienza superiore della quale si consider

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cris1397 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Frosinone - ABA o del prof Tonelli Marco.
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