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Storia dell'arte contemporanea

Arte moderna e contemporanea

Arte moderna: dal 1400 alla Rivoluzione Francese.

Arte contemporanea: dall'illuminismo ai giorni nostri.

Regis Debray, vita e morte dell'immagine

La storia dell'arte o storia dell'immagine (quando si parla dell'aspetto più rituale e magico dell'arte) si divide in 3 grandi macrocategorie:

  • Logosfera: che va dal 4.000 a.C (dall'avvento della scrittura) fino al 1400. È definibile come l'immagine al servizio del rituale e della religione, immagine al servizio del rituale e della trascendenza. Ancora non si può parlare di arte (soprannaturale).

Cultura: testimonianze che l'uomo lascia dietro di sé e che possono essere usate dagli uomini futuri (definizione di Panofsky). Le immagini avevano il compito di mediare tra l'uomo e il sovrannaturale.

Tecnica: strumento con cui l'uomo si definisce, è il prolungamento sensoriale che permette all'uomo prima di adattarsi e poi di.

Antropogenesi: coincide con la "tecnogenesi", ovvero l'origine dell'uomo avviene quando nasce la tecnica.

Mito di Prometeo e Epimeteo: attraverso la tecnica gli uomini si adattano e adattano il mondo a sé.

«Nel dialogo del Protagora, Platone ci racconta il mito della creazione degli esseri umani a opera dei due titani Prometeo ed Epimeteo. Allorché i due fratelli furono incaricati di dare forma agli esseri che avrebbero popolato la terra, Epimeteo si mise all'opera per plasmare in modo armonioso i vari animali, facendo sì che nessuna specie sopraffacesse o annientasse un'altra: diede dunque velocità, zanne e artigli ai predatori (limitandone però il numero), forza, corna e zoccoli per difendersi agli erbivori, e così via. Tuttavia, quando Prometeo venne a controllare l'operato del fratello, vide che tra tutte le creature solo l'uomo era rimasto privo di difese, nudo e inerme di fronte a qualsiasi pericolo. Mosso a compassione, il titano rubò allora il fuoco a Efesto e la sapienza tecnica ad Atena, per donarli all'uomo. Forniti così di mezzi per sopravvivere, gli uomini rischiavano però di estinguersi a causa della diffidenza reciproca, che impediva la formazione di gruppi stabili e relegava gli individui alla solitudine. Questo semplice racconto spiega in modo mirabile una situazione fondamentale per quel che riguarda l'istinto umano: finora abbiamo sempre detto che l'uomo appartiene al regno animale, ma dall'altra parte l'uomo sempre si è creduto una discendenza divina, cioè una creatura di Dio, appunto perché la sua intelligenza lo mette al di sopra degli animali, ma in mezzo alla natura l'uomo, pur dominando la natura, si rivela alla fine disadattato nella natura, un qualcosa di mancante, anzi non in armonia con il Tutto, perché? Perché è venuto a mancare il suo istinto animale, infatti Epimeteo diede tutti gli istinti agli animali, una volta arrivato all'uomo aveva le mani vuote. Gli animali non hanno bisogno di istituzioni, di leggi, di scuole, loro sanno cosa devono fare. Epimeteo significa quello che pensa dopo, un po' è la figura degli sventati e spensierati, mentre suo fratello Prometeo significa quello che pensa prima, cioè prevede, ecco che lui per salvare l'uomo gli diede il fuoco degli dei: l'intelligenza. Ma è questa appunto che ci ha allontanato pian piano dalla natura, anzi siamo arrivati ad essere in conflitto con la natura e questa si ribella poi contro l'uomo, persino gli animali ci temono e fuggono, abbiamo perso il nostro istinto animale, per cui come dice il mito è proprio questo fuoco di Prometeo che ci divora, con il quale rischiamo di estinguerci e rimanere seppelliti nella solitudine. Politica e scienza oggi si servono della natura soltanto per sfruttarla materialmente, mentre le religioni hanno spiritualizzato tanto la natura e la materia da renderla nemica, perdendo quel sano rapporto che avevano le credenze animistiche primitive dove l'uomo è tutt'uno con il regno animale e la sua natura.»

Antropogenesi in Kubrick, 2001 Odissea nello Spazio: sequenza iniziale (antropogenesi che coincide con la tecnogenesi).

«La scelta appunto di Kubrick, di siglare la sua Odissea nello Spazio con la musica di Così parlò Zarathustra di Richard Strauss (1896), allude in realtà alla filosofia di Nietzsche sulla figura dello übermensch: sul trascendimento dell’umano, cioè, in una prospettiva anticristiana e radicalmente materialista. La vicenda narrata nel primo, magnifico episodio del film – ambientato in una Terra primordiale abitata da scimmie antropoidi – è quella appunto dell’acquisizione della tecnica, che segna il balzo evolutivo che i filosofi post-nietzscheani hanno poi definito antropogenesi (la mano della scimmia che impugna un osso e lo usa come un’arma e un martello: quella del «filosofo col martello» era la divisa che amava indossare Nietzsche).»

Nella seconda parte del film, invece, Kubrick pone il problema della singolarità: la macchina supera l'uomo per intelligenza. HAL9000 si ribella agli ordini umani per indagare autonomamente sul mistero alla base del film. La fantascienza ci mette in guardia dai rischi posti da potenti intelligenze artificiali.

Incisioni rupestri: le caverne erano spazi dedicati a rituali magici, recinto sacro in cui si crea l’immagine. Secondo Bataille la dimensione dell’immagine nasce all’interno delle caverne come dimensione della festa; in questo modo l’uomo-animale si sottrae alla dimensione lavorativa e alla quotidianità. Allo stesso modo l’arte si sottrae al lavoro e al quotidiano.

«Tutti conosciamo le straordinarie raffigurazioni rupestri della grotta di Lascaux, nessuno si è mai tirato indietro nel riconoscere il loro ancestrale fascino. Meno che mai Bataille, il pensatore che in questo saggio (la nascita dell’arte), di ispirazione hegeliana, cerca di rilevare come a Lascaux, per la prima volta, l’animale è diventato uomo. La grotta è un "miracolo", è la nascita dell'arte e quindi del superamento dell'animale che riconosce la bellezza, la religione, se stesso come un tutt’uno con la natura. Tutto ebbe inizio a Lascaux. Festa, religione, gioco, trasgressione, nel loro movimento dialettico e nella loro sintesi, secondo il filosofo francese inaugurano un mondo nuovo: il mondo dell'arte. E in questo universo si manifesta l’importanza universale dell'arte per l'uomo. Ecco quindi che nata essa nasce l'uomo e nasce la comunicazione, tutta spirituale, tra gli uomini. Si segue una linea, un confine tra ciò che l'uomo era prima e ciò che è divenuto, tra l'animale e l'uomo che sa cogliere ed esprimere la propria vita interiore. L’arte è gioco; e con la sua origine l'uomo diventa pienamente tale.»

Arte egizia e greca: immagini legate alla trascendenza, ha uno scopo preciso: quello sacro. Arte greca: anche qui lo scopo è la trascendenza, l’arte è legata ai dei e alle divinità. Arte medievale: anch’essa è quasi totalmente fondata sulla religione.

La mediologia e le mediasfere

«La mediologia aspira ad essere lo studio delle mediazioni attraverso le quali un'idea diviene forza materiale. Insomma è un metodo che cerca di cogliere il legame che unisce l'evoluzione delle idee e delle credenze con lo sviluppo di macchine e strumenti, in special modo della comunicazione. Si può parlare allora, di una sorta di materismo, delineando così la possibilità di studiare anche la storia delle istituzioni sulla base dei media che ne hanno modellato la struttura. La mediologia dunque aspira a riconciliare la cultura con le sue basi materiali.

Per far questo però, è necessario sgombrare il campo dai 5 dragoni che si frappongono fra noi e la tecnica, impedendoci di comprenderla correttamente:

  • Il dualismo ontologico: che ci porta a vedere spirito e materia come una coppia di opposti.
  • Lo spiritualismo antitecnico: che ha portato per più di un secolo molti pensatori a scorgere nella tecnologia un'occasione di salvezza o un rischio di dannazione.
  • L'umanismo: che vede un soggetto sovrano che sovranamente si serve dei suoi docili strumenti.
  • L'individualismo: che tende a svalutare l'influenza che i supporti esercitano sulle idee che veicolano.
  • Il modernismo: secondo cui la diffusione delle tecnologie comprime lo spazio del simbolico, rendendo residuali e irrilevanti i fenomeni religiosi.

La mediologia intende inoltre essere una sorta di ecologia dell'ambiente mediologico, che Debray riassume nel concetto di "mediasfera".

Le tre mediasfere:

  • La logosfera: corrisponde al periodo in cui l'oralità è imponente, ma sostanzialmente domina la scrittura a mano.
  • La grafosfera: contrassegnata dalla stampa, vede l'aumento del numero di scritti che incentiva una lettura privata e la definizione di un individuo razionale ed al centro del mondo.
  • La videosfera: Figlia dei media audiovisivi, si instaura invece con la fagocitazione (assorbimento) di ogni realtà nell'ambito del visivo, allorquando l'abbondanza incontrollata di immagini scandisce il vivere sociale.

Inoltre secondo Règis Debray le tre cesure mediologiche dell'umanità, vale a dire la scrittura; la stampa; e l'audiovisivo, corrisponderebbero a tre regni distinti di immagine:

  • L'idolo (associabile alla logosfera): con esso si mette in opera uno sguardo senza oggetto, in quanto esso si pone come semplice traduttore di istanze trascendenti. "teocrazia".
  • L'arte (associabile alla grafosfera): l'arte pone il soggetto dietro lo sguardo: sottolineando la centralità dell'uomo anziché del divino. "ideocrazia".
  • L'audiovisivo (associabile alla videosfera): caratterizzato dalla TV e dal flusso incessante di immagini ed informazioni digitalizzate. Con il visivo si può parlare a pieno titolo di una visione senza sguardo "videocrazia".

Perché si parla di visione senza sguardo?

La risposta a questa domanda è: a differenza del cinema, l'immagine in tv sembra essere originata dallo schermo stesso, cioè è un'emozione diretta della realtà. Grazie al suono e al colore si amplifica a dismisura l'idea di trovarci di fronte all'impronta del reale. Così facendo secondo Debray non solo si annulla il concetto di spettacolo, ma sostiene che questo far vedere tutto vuol dire in sostanza far vedere niente.

TV democratica o antidemocratica

Secondo Debray, si può considerare la TV organo di democrazia per l'accesso generalizzato e diretto all'informazione, e allo stesso tempo una tecnica antidemocratica perché rende passivo il soggetto, gioca sulla credulità che l'immagine indiziale definisce, personalizza il potere, non dà a tutti le stesse possibilità di gestire il flusso di informazione, depotenzia quindi i contenuti a vantaggio dell'apparenza.

Le conseguenze della videosfera

La videosfera appare secondo l'autore, come un habitat di una società cinica, disordinata, priva di solidi legami sociali e di valori stabili, schiava del presente ed incapace di partorire argomentazioni razionali. Secondo Debray con la TV l'individuo va incontro a varie forme di inattitudine:

  • Inattitudine alla negazione: porta alla formazione di spiriti incapaci di cambiare il mondo poiché incapaci di concepire argomentazioni contrapposte.
  • Inattitudine alla generalità: si sarà attenti agli individui, alla singolarità del vivente, ma anche privi di ancoraggi collettivi, di riferimenti simbolici condivisi.
  • Inattitudine all'ordinamento: ossia la capacità di gestire le situazioni con versatilità e scioltezza, ma anche l'assenza di vigoroso spirito critico.
  • Inattitudine alla flessione temporale: saremo esseri senza memoria, esseri che vogliono tutto e subito.

Interazione fra stato e videosfera

Con l'avvento della videosfera e in particolare della TV, grazie alla quale si è passati da una "civiltà simbolica" ad una "civiltà indiziale", non solo è cambiata la percezione della realtà in quanto tale, ma ha cambiato radicalmente la dinamica politica e della vita pubblica. Insomma Debray si trova di fronte uno "stato immagine" debole e falso, che invece di governare si vede costretto a sedurre per rincorrere il consenso popolare. La televisione definisce i canoni figurativi, estetici che "l'uomo di stato" deve possedere, a prescindere dalle qualità governative effettive. Inoltre Debray ad ogni mediasfera associa una tipologia statale:

  • La logosfera: ha portato allo stato fabulatore, aiutato dalle pratiche ecclesiastiche di istruzione e formazione del consenso.
  • La grafosfera: ha portato alla nascita dello stato educatore, in cui la scuola tende a creare le basi simboliche di adesione ai principi condivisi e legittimanti il corpus sociale e la gestione dell'autorità.
  • La videosfera: ha reso possibile lo stato seduttore, cioè una sorta di telestato che cerca il consenso tramite strategie pubblicitarie ed in cui è l'opinione pubblica a legittimare l'autorità. L'uomo di potere oggi si concentra in un isterico tentativo di risultare simpatico, telegenico. Allora la seduzione non avviene sulla base di capacità governative, o sulla forza delle idee ma avviene sulla personalità apparente, o cercando di far leva su un umanitarismo di facciata.

Debray sostiene che ogni mediasfera ha la sua magia politica preferita:

  • La logosfera sfrutta il verbalismo; dove la parola funge da atto.
  • La grafosfera sfrutta il dottrinarismo; quando la tesi giusta basta a far cantare vittoria.
  • La videosfera sfrutta il mediatismo; quando la mediatizzazione sostituisce il messaggio.

Grafosfera

Nel 1400, grazie ad artisti come Leon Battista Alberti e Masaccio, nasce il concetto di arte. Quando a Firenze alcuni artisti decisero non solo che l’artista realizza commissioni, ma le progetta, egli è dotato di creatività. In questo modo nasce il concetto di arte come qualcosa realizzato da un artista e non più da un artigiano, un esecutore (nel mondo medievale le arti visive erano arti meccaniche). Nel 1500 Vasari inizia a scrivere le biografie degli artisti.

La Grafosfera va dal 1400 fino all’avvento della televisione (inizio ‘900), ovvero fino alla creazione dell'immagine elettronica (qui inizierà la videosfera, che corrisponde alla nostra epoca). Con la grafosfera viene meno il concetto che fino ad allora era stato centrale in ambito artistico: la religione, in questo modo nasce il prestigio e la figura dell’artista (Carlo V che si china a raccogliere il cappello a Tiziano).

«Successe un giorno che a Tiziano cadde il pennello mentre in Baviera ritraeva Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Spagna. L’accaduto poteva anche passare inosservato senonché l’Imperatore si chinò a raccogliere il pennello a stupore di tutti. Un’altra volta Carlo V chiese a Tiziano di ritoccare un dipinto posto molto in alto e fu lo stesso imperatore con una serie di cortigiani a spostare una tavola in modo che l’artista vi potesse salire, e mentre i cortigiani si lamentavano, l’imperatore li zittì dicendo “Principi ne abbiano a non finire, ma di Tiziano ne abbiamo uno solo”. L’ammirazione di Carlo V verso Tiziano era infinita a tal punto che gli conferì il titolo di conte e lo nominò Cavaliere dello Speron d’oro, e i suoi figli fatti nobili dell’impero.»

L’artista non è più visto come un artigiano ma come ideatore, e assume valenza nella società.

Logosfera: logos → parola (media di riferimento).

Grafosfera: nel 1450 viene inventata la stampa, nel ‘400 si individua anche l’inizio dell’Arte Moderna.

Videosfera

Informazione (‘900): Debray scrive vita e morte dell’immagine. La videosfera corrisponde anche alla nostra epoca, l’epoca dell’informazione e della tecnologia. Tre termini: informazione, tecnologia, comunicazione. Le immagini, inoltre, si legano inevitabilmente al sistema economico.

Infosfera: parallela alla videosfera, è il termine che affianco a “tecnologia” spiega meglio la contemporaneità. Il 75% del pil è basato sull’informazione (film Cosmopolis e Videodrome).

«Visioni digitali nel quale Arcagni ci spiega cosa vuol dire vivere immersi nella cosiddetta Videosfera. Questo sistema descrive bene anche il percorso fatto dal video digitale, che si propone come il contenuto più usato nel web: secondo la Cisco il traffico dati crescerà di dieci volte in cinque anni. Previsioni confermate anche da Ericsson, secondo la quale i video varranno la metà di quel traffico soprattutto se si parla di smartphone. Netflix già oggi ha raggiunto la quota del 35 per cento di tutto quel che passa sulle reti telematiche degli Stati Uniti. In Australia, dove il servizio di streaming è stato lanciato il 28 aprile, è al 25 per cento del consumo totale di dati. Intanto in Asia la rete mobile di ultima generazione, l’Lte, sta cominciando ad andare stretta. E pensare che è apparsa per la prima volta nel 2009.

Insomma: la società digitale e connessa ha decisamente incoronato l’audiovisivo come la forma di contenuto principale della comunicazione. Un audiovisivo dalle molteplici facce ovviamente, ed alle molteplici funzioni, che occupa spazi diversi, con generi molto differenti.

Si parla di circa tre miliardi di visualizzazioni di video ogni giorno nel mondo. Secondo il Cisco Visual Networking Index Forecast and Methodology, 2014-2»

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher zais di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Napoli - Accademianapoli o del prof Scienze letterarie Prof.
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